Québec, Italia… una faccia e una razza

feminazi

Recentemente ho letto un post molto interessante dal titolo Il movimento mascolinista del Québec – I suoi miti e i suoi obiettivi.

Il Québec è una provincia del Canada. Lontana, lontanissima… Roma -Montreal, in linea d’aria, sono 6590 Km… circa.

cartina geografica del canada_0Leggo nel post che il movimento mascolinista lo possiamo trovare non solo in Canada, ma anche in Danimarca, in Australia, in Nuova Zelanda, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Argentina, in Africa, in Isreaele…

E in Italia?

Andiamo a vedere. Seguendo il post ho enucleato alcuni topos del movimento mascolinista del Québec e quindi ho fatto delle ricerche per vedere se in Italia c’è qualcosa di analogo.

Il fenomeno mascolinista non è una particolarità del Québec. «E’ comparso in Danimarca, in Australia, in Nuova Zelanda e in Gran Bretagna verso la fine degli anni Ottanta, poi negli Stati Uniti e in Canada e, ultimamente, in Francia, in Svizzera e in Germania. La presenza di associazioni di uomini può essere rintracciata dappertutto nel mondo occidentalizzato, ivi inclusa l’Argentina, l’Africa del Sud ed Israele. Ma è in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna che esse risultano più solide e più virulente  nei confronti delle femministe. In seguito alla globalizzazione culturale, soprattutto grazie ad Internet, i mascolinisti condividono le loro analisi, intrecciano legami e formano reti» – See more at: http://www.massimolizzi.it/2013/06/movimento-mascolinista-quebec.html#sthash.hrJeksAs.dpuf
Il fenomeno mascolinista non è una particolarità del Québec. «E’ comparso in Danimarca, in Australia, in Nuova Zelanda e in Gran Bretagna verso la fine degli anni Ottanta, poi negli Stati Uniti e in Canada e, ultimamente, in Francia, in Svizzera e in Germania. La presenza di associazioni di uomini può essere rintracciata dappertutto nel mondo occidentalizzato, ivi inclusa l’Argentina, l’Africa del Sud ed Israele. Ma è in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna che esse risultano più solide e più virulente  nei confronti delle femministe. In seguito alla globalizzazione culturale, soprattutto grazie ad Internet, i mascolinisti condividono le loro analisi, intrecciano legami e formano reti» – See more at: http://www.massimolizzi.it/2013/06/movimento-mascolinista-quebec.html#sthash.hrJeksAs.dpuf
Un movimento contro le donne
Identificare e combattere il mascolinismo
II parte – 2010

Il movimento mascolinista del Quebec
I suoi miti e i suoi obiettivi

– See more at: http://www.massimolizzi.it/#sthash.pQJEamQH.dpufVi confesso di essere profondamente ignorante in merito al Canada e al Québec. Non mi resta che consultare Wikipedia

1) Padre assente figlio fallito, ovvero come soffrono quei bambini che non possono stare con il papà.

In Québec ha spopolato tale Guy Corneau, paladino della paternità. In Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma io citerei Maurizio Quilici, che alla paternità ha dedicato la sua carriera letteraria, tanto che è Presidente dell’ISP, l’Istituto Studi sulla Paternità.

Ve lo cito: “ Ogni anno circa 170mila persone vivono la separazione e circa centomila bambini e ragazzi vedono uno dei genitori quasi sempre il padre allontanarsi. Un evento che inevitabilmente si accompagna a una dolorosa sensazione di vuoto, di perdita, di fallimento; una tempesta che si abbatte sui figli ma colpisce anche gli adulti, alterando profondamente il loro senso di identità. L’uomo, che in questa particolare circostanza rappresenta la parte debole, è investito da problemi legali, psicologici, affettivi, relazionali, economici e rischia di trovarsi in condizioni disperate. Emozioni fortissime, dubbi, perplessità. E tante domande: come dirò a mio figlio che presto lascerò questa casa? Come scegliere l’avvocato? Potrebbe fare al mio caso la Mediazione familiare? E’ vero che i figli saranno affidati a lei? E l’affido condiviso? Che fare se mia moglie non mi farà vedere i bambini? Che cos’è la PAS? ” –da ilManuale del papà separato – Come affrontare (e far superare ai figli ) il trauma della separazione”.

Ovviamente il signor Quilici è un sostenitore della Sindrome da Alienazione genitoriale, del “vero” condiviso e dell’idea che le mogli (solo le mogli, chissà perché!) siano ossessionate dall’idea di vendicarsi degli ex-partner impedendo a poveri bambini innocenti di vedere i loro amorevoli papà (sono sempre amorevoli, i papà…), procurando loro terribili problemi psicologici, relazionali, affettivi e chi più ne ha più ne metta.

Una doverosa citazione la merita anche un classico del genere, Nel nome dei figli, del pediatra Vittorio Vezzetti, che i lettori più affezionati del mio blog conoscono come l’autore dell’articolo Lo stato dell’arte in tema di domiciliazione dei figli di coppie separate, oggetto di tante mie ricerche:

Il vero interesse del minore

Lo studio 2

Approfondimenti

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio

Ecco la drammatica presentazione del libro: “Un ritratto delle ingiustizie giudiziarie e delle angosce di genitori e figli, bambini che, troppo spesso, finiscono per rappresentare il bersaglio dei ricatti e degli egoismi genitoriali, con la complicità della legge, incapace di fare da sparti acqua nella guerra degli affetti traditi; e se essere genitori non è facile, figuriamoci essere figli, in un mondo di adulti bambini e di leggi inefficaci e inefficienti.”

Ma chi è che tradisce gli affetti, chi è che fa soffrire questi poveri bambini? (oltre ai Giudici, ovviamente).

Questa frase secondo me ci dà un suggerimento: “Un figlio è un individuo non un mezzo di baratto per assegni di mantenimento e/o altre rivendicazioni,  è un minore al quale andrebbe garantita l’infanzia, proteggendolo dalle nevrosi degli adulti e dalle incapacità legislative, che ritengono normale trascinarli in tribunale, dopo i novi anni, per stabilire quale genitore sia più idoneo per loro. Una follia, un orrore, a nessun figlio andrebbe mai chiesto di scegliere tra due figure genitoriali che, per lui rappresentano tutto il suo mondo affettivo.”

Per comprendere meglio il senso dell’accenno ad assegni di mantenimento e rivendicazioni vi rimando al post:

Italia. Regno delle vacche. Da mantenere.

Vorrei concludere questo primo capitoletto citando l’Emile, di Rousseau:

“Colui che non può compiere i suoi doveri di padre non ha il diritto di diventarlo. Non ci sono né povertà, né lavori, né rispetto umano che dispensi un uomo dal provvedere al nutrimento dei suoi figli, nello stesso tempo in cui li educa.”

2) Il tabù della violenza sugli uomini

Per pudore, perché vittime dello stereotipo che li vuole forti e senza paura, gli uomini occulterebbero le violenze che subiscono da parte delle donne.

Sotto spessi strati di fondotinta e cipria.

Gettate dello struccante addosso ai vostri amici, potreste salvare un uomo!

Tempo fa un gruppo di ricercatori italiani ha tentato di disvelare questo dramma:

I Protocolli dei Savi Anziani di Sion

In risposta alla Dott.ssa Pezzuolo

Le due facce della violenza

Se volete approfondire il tema, vi rimando ai celebri studiosi Sam e Bunny e alla loro teoria sulla biologica tendenza femminile alla violenza (ce l’abbiamo nel DNA, noi donne, la cattiveria):

La violenza

Sam e Bunny

3) I poveri papà separati.

Se ne è parlato tanto di questi poveri papà italiani, noti al grande pubblico anche come i Babbomat.

Una buffa caratteristica del babbomat è quella di piagnucolare sotto qualsiasi post o articolo del web, a prescindere dall’argomento in oggetto:Faccio presente che ci sono milioni di uomini che hanno dovuto cambiare le proprie abitudini dopo un divorzio e/o separazione. Vivono nascosti nei sottoscala ed elemosinano ospitalita’ a parenti o amici, mangiano alla caritas, non si fanno piu’ vedere in giro dagli amici coi quali prima prendevano il caffe e commentavano le partite di calcio, perdono la salute, si ammalano di rettocolite ulcersosa, cambiano numero di cellulare per doversi vergognare . . . . e le istituzioni non fanno niente. E se provano a reclamare un po di giustizia, si devono pure pagare il patrocinio legale. Assurdo!”

(Che qualcuno spieghi a questi porelli, una volta per tutte, che per gli indigenti è previsto il gratuito patrocinio!)

Io controllo sempre l’androne del mio palazzo nel disperato tentativo di avvistare, accucciato nel sottoscala, uno di questi malconci e denutriti papà separati… ma evidentemente preferiscono rifugiarsi negli internet point.

Sui milioni di milioni di poveri assistiti dalla Caritas potete leggere anche qui:

I poveri papà separati

3) Le femministe che odiano gli uomini.

Sul complotto femminista per epurare il pianeta dal genere maschile e dominare il mondo:

Non ci posso credere!

Qui una carrellata di ritratti della perfida femminista presi dal web:

Caccia alle streghe

Sono un po’ datati, ma rendono l’idea. Se comunque vi fate un giro su facebook, potete facilmente trovare decine e decine di pagine di quelli che odiano le femministe (tutti amici del Cacciatore, immagino).

4)La crisi della mascolinità: destabilizzati, angosciati… svantaggiati.

Come non citare a questo punto il Maschio Selvatico, l’inno di Claudio Risè all’uomo che deve essere uomo e non quella sottospecie di creatura che lui ama chiamare “maschio matrizzato“, ovvero contaminato dalla femminilità.

Ah, che schifo! La femminilità!

Suddito della madre e quindi poi della società e dell’azienda, il maschio deve ritornare alle origini, alla natura se vuole essere veramente felice.

Maschio selvatico, mi rivolgo a te: c’è tanta natura, nella steppa siberiana ad esempio… o nel deserto del Gobi o in Alaska!  Armati, parti e ritrova il vero te stesso… Non ti disturbare a tornare. La civiltà non fa per te.

large-into-the-wild-blu-ray7xQuesto difensore della mascolinità è anche autore del Documento per il Padre, neanche troppo velatamente antiabortista:

“La figura del padre è stata in Occidente separata dalle sue funzioni educative e sociali.
I risultati, del tutto prevedibili secondo  tutte le  Scienze umane, sono evidenti: insicurezza e difficoltà di iniziativa nei figli; incapacità di accettare il principio d’autorità; solitudine e fatica nelle donne madri nel dover assolvere da sole il peso educativo; frustrazione nei maschi adulti, svalutati in quest’aspetto essenziale dell’identità maschile.  Una situazione fonte di  danni gravissimi agli individui, alla vita di relazione e familiare,  alla   società, alla nostra civiltà. Occorrono  attenti interventi, che ridiano dignità e responsabilità alla figura paterna.
Di grande significato affettivo, e simbolico, è la posizione del padre nei confronti del figlio  procreato. La prassi oggi vigente, priva il padre di ogni responsabilità nel processo riproduttivo. Una situazione paradossale,  ingiusta dal punto di vista affettivo, infondata dal punto di vista biologico e antropologico, devastante sul piano simbolico.
Per il bene dei figli, e della società,  é necessario che al padre sia consentito di assumere le responsabilità che gli toccano in quanto coautore del processo riproduttivo. I casi di cronaca che presentano la disperazione dei padri, che vogliono, prendendosene  ogni responsabilità, il figlio che la madre ha deciso di abortire, sono solo la punta dell’iceberg del lutto  dell’uomo-padre, espulso dal  processo di riproduzione naturale di cui è promotore. E’ necessario avviare una riflessione collettiva che equipari realmente la dignità della donna e dell’uomo nella procreazione, a  garanzia  della vita, della famiglia e della società. L’interesse e la volontà della donna devono essere opportunamente  tutelati, nel quadro  della cura  sociale di difesa della vita, e di promozione della famiglia,   nucleo vitale della comunità.”

La contestazione del diritto all’aborto è infatti un altro punto chiave citato nell’articolo sul mascolinismo in Québec.

Liberiamoci della madre ed evviva il papà, dunque: è l’unico modo per promuovere la famiglia, il benessere dei bambini, la felicità dell’uomo e riportare alla sana vita selvatica tutti quei poveri gay…

Risé, veramente, accenna anche al fatto che, in fondo in fondo, alle donne il maschio selvatico piace. Sono espertissimi, i maschi, in queste cose… Loro sanno bene cosa ci piace  e non  perdono occasione per spiegarcelo.

Immagino che se a questo punto dicessi che no, il maschio selvatico non mi piace affatto, Risé mi suggerirebbe che il problema è che io non sono una “vera” donna…

Forse dovrei tornare alla natura e riscoprire la donna selvatica dentro di me.

Potrei inselvatichirmi troppo e tornare così:

ustv-xena-warrior-princess5) Gli insuccessi scolastici dei maschi: scuole separate!

Ecco che mi tocca citare ancora Claudio Risé:

“Genitori, insegnanti, opinionisti, tutti in Italia e altrove sono preoccupati per i ragazzi. Vanno male a scuola, non stanno attenti, sono scarsamente interessati a quasi tutto. Insomma un disastro. E’ tutto (New York Times compreso) un chiedersi come mai questo accade, e un accettare scommesse sulla prossima estinzione del maschio. Qual è dunque la realtà?
Cominciamo col dire che è tutto vero: i maschi (e non solo i ragazzi), sono in un mare di guai. Quali le cause, per i più giovani?
Cominciamo dalla scuola, dove la questione è ben visibile, con le ragazzine studiosette e i maschi disperati. Come mai? Beh, l’attuale impostazione didattica, preoccupata dall’eguaglianza, ha dimenticato che i maschi e le femmine, dai 13 anni ai 18, sono completamente diversi…

Il problema non è però, almeno per ora, di ripristinare classi separate per maschi e femmine, quanto quello di accettare che l’educazione di massa “unisex” per maschi e femmine non funziona perché i due sessi sono diversissimi tra loro soprattutto nei due “settenni”, dai 7 ai 21anni.
E’ necessario che ognuno dei due sia seguito con empatia per le caratteristiche psicologiche del proprio sesso.”

La grammatica, l’artimetica, la storia, la geografia, la filosofia non sono unisex: rendiamocene conto.

6)Le associazioni femministe si “inventano” il problema della violenza contro le donne.

Lascio la parola a Loredana Lipperini: Il femminicidio non esiste, dicono i negazionisti

Ma ne ha scritto anche Adriano Sofri: La minimizzazione del femminicidio

e naturalmente Massimo Lizzi: Uomini che relativizzano la violenza sulle donne

7) Le false accuse

Delle false accuse ho parlato diffusamente: nel post Lei mente ho sottolineato come da tempi remoti il leitmotiv della donna ingannatrice è giunto intatto sino ai nostri giorni, tanto che persino l’APA, la American Psychological Association, prende atto della nefasta influenza di questo mito sui casi di affidamento: E’ frequente che i Tribunali… qualche volta si dimostrano restii a credere alle madri.

8) Last, but not least, la sindrome di alienazione genitoriale.

Ne ho scritto così tanto nell’ultimo anno che non saprei cosa citare. Questo è un post che ho scritto recentemente per spiegare perché mi sono interessata all’argomento, ma basta guardare a destra e scoprire che l’alienazione genitoriale, nel mio blog, ha una categoria tutta sua. Potete pescare un articolo a caso e, se vi interessa, approfondire l’argomento.

Voglio citare, però, altri che se ne interessano:

Massimo Lizzi

Luisa Betti (che ha subito feroci attacchi per questo, come potete leggere nei post che le ho dedicato – Il caso Luisa Betti, parte II e parte III)

il sito Infobigenitorialità

e la Dott.ssa Maria Serenella Pignotti.

(Buona lettura!)

Sicuramente ho dimenticato qualche cosa…

Credo comunque che le similitudini fra il Québec e l’Italia siano abbastanza evidenti.

Che dire…

fuckMa ci stiamo lavorando…

Père manquant, fils manqué (Padre assente, figlio fallito) – See more at: http://www.massimolizzi.it/#sthash.pQJEamQH.dpuf
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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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15 risposte a Québec, Italia… una faccia e una razza

  1. Pingback: L’analisi del Ricciocorno. Ultimo articolo. | Movimento per l'Infanzia

  2. stregadellosciliar ha detto:

    Che dire? Sei bravissima. Ho incontrato e sentito parlare Quilici qualche mese fa e, con le mie orecchie l’ho sentito dire: “Un uomo che ha agito violenza sulla propria compagna può comunque avere il diritto di vedere il figlio, perché può essere un buon padre”. Alla mia domanda (perché sono intervenuta, oh come sono intervenuta!): “Mi scusi, ma che esempio di vita e di uomo può portare un padre ad un figlio, se è un uomo che usa violenza alle donne?”, mi ha risposto che “lui era anche uno che asserisce che una madre prostituta può essere una madre buona, perché dunque un padre che riempie di botte la compagna non può essere un buon padre?”. All’obiezione mia che la madre prostituta non commette alcun reato, mentre l’uomo violento sì, la platea ha iniziato a rumoreggiare e ho ottenuto una standing ovation. Ma lui non ha saputo rispondere. Quella gente è pericolosa. MOLTO pericolosa. A te grazie, perché già sai la parte che hai avuto nella mia formazione per poter rispondere a Quilici :*

    • Sono veramente troppe le persone che ignorano i danni che la violenza assistita procura ad un bambino: la violenza domestica contro la donna è a tutti gli effetti anche un abuso contro il minore. Questa gente sostiene che un genitore abusante è comunque un bravo genitore…

      “I bambini esposti a violenza domestica provano paura, terrore, confusione, impotenza e rabbia e vedono le figure di attaccamento da un lato terrorizzate e disperate, dall’altro pericolose e minacciose; questi bambini provano la pena di esistere poco perché non visti nella propria sofferenza dai genitori… nei bambini testimoni di violenze può essere presente il senso di colpa per il fatto di sentirsi privilegiati quando non vittimizzati direttamente, nello stesso tempo possono percepirsi come responsabili della violenza perché cattivi e sentirsi impotenti a modificare la situazione con conseguenti problemi appunto di depressione, ansia, vergogna, disperazione; i piccoli possono sviluppare comportamenti adultizzati d’accudimento verso uno o entrambi i genitori ed i fratelli e diventare protettori mettendo in atto a tal fine numerose strategie … le piccole vittime di violenza assistita apprendono che l’uso della violenza è normale nelle relazioni affettive (esse possono essere incoraggiate o costrette ad insultare o picchiare la madre ed i fratelli) e che l’espressione di pensieri, sentimenti, emozioni è pericolosa in quanto può scatenare violenza; in alcune ricerche si rileva una più alta incidenza negli adolescenti di comportamenti devianti e delinquenziali: la violenza assistita è considerata una delle cause delle fughe da casa, del bullismo, della violenza nei rapporti sentimentali tra adolescenti e dei comportamenti suicidiari… Senza un intervento finalizzato alla protezione fisica e psicologica ed alla cura degli effetti post-traumatici, i bambini possono avviarsi alla vita adulta con un bagaglio di problematiche comportamentali e psicologiche cronicizzate.” (LA VIOLENZA ASSISTITA: UN MALTRATTAMENTO “DIMENTICATO” – DATI EPIDEMIOLOGICI ED ANALISI DEL CONTESTO – Dott.ssa Nastinga Drei, Responsabile Progetto sostegno ai minori vittime di violenza assistita – Aprile 2008)

  3. Pingback: Il movimento mascolinista del Quebec » Massimo Lizzi

  4. Pingback: Muri abbattuti o spostati? | Massimo Lizzi

  5. Pingback: Difendersi dal mascolinismo | Massimo Lizzi

  6. Pingback: Il mascolinismo in Francia | Massimo Lizzi

  7. Pingback: Mascolinismo, un movimento contro le donne | Massimo Lizzi

  8. Spasmo ha detto:

    Bisogna davvero tornare alle scuole, classi e istituti separati. Con insegnanti maschi ai maschi e, per quel che riguarda le femmine, quel che vi pare.
    Il peggioramento maschile nella scuola ha avuto luogo sin dall’avvento delle scuole miste.
    Si tratta di una questione sulla quale non si può più discutere: le scuole miste danneggiano i maschi.
    Questo è l’unico argomento dei QMisti che abbia un senso e sul quale hanno ragione al cento per cento.

  9. Spasmo ha detto:

    Ricciocorno. Non fare la timida e dicci cosa ne pensi delle scuole separate in un articolo o in un commento.

    • Non sono timida 😊 sono senza casa, al momento, perché ho dovuto lasciare il vecchio appartamento sebbene quello in cui mi sarei dovuta trasferire non fosse pronto. Mi riservo di rispondere diffusamente quando avrò di nuovo una “stanza tutta per me”… ora sono temporaneamente ospite, e anche piuttosto stressata.

      • Spasmo ha detto:

        Mi dispiace per il tuo stress. Se vuoi posso alleviarlo componendo una canzone buffa ed inviandotela.
        Buon trasferimento; attenderò speranzoso.

      • Grazie. Spero di cavarmela entro la prossima settimana. ..

      • Spasmo ha detto:

        Nel frattempo ti offro come spunti di riflessione alcuni progetti politici importanti che stanno al di fuori delle propagande o delle etichette di movimenti internazionali come il QMismo.

        Scuole separate con insegnanti di sesso maschile per i maschi: perché le scuole miste costituiscono un vero e proprio ostacolo all’apprendimento maschile. Bisognerebbe argomentare meglio citando delle fonti, ma dalle mie parti si sta conducendo una ricerca clinica sull’argomento che in futuro varrà come fonte ineccepibile.

        Abolizione della fecondazione assistita: perché il seme umano ha un valore simbolico altissimo che non può ridursi a “moneta”.

        Rivisitazione delle leggi sull’aborto: poiché l’uomo partecipa anch’egli fecondazione e poiché in linea di massima la gravidanza si può prevedere ed evitare, nonché assistere fino al momento del parto, bisognerebbe innanzitutto obbligare le madri ad identificare il padre e, in materia di aborto, il padre dovrebbe avere un potere decisionale del 50% (tenendo comunque conto del fatto che la salute della madre va tutelata prima di tutto) in merito alla sua attuazione. Quando dico “in merito alla sua attuazione” intendo dire che, di fronte alla madre che vuol abortire, il padre può imporre un veto, purché abbia delle buone ragioni, mentre non può decidere di attuare un aborto se la madre vuole il bambino. In quest’ultimo caso, però, se il padre vuol attuare l’aborto e la madre no, egli viene esonerato dalle responsabilità genitoriali.

        Queste prospettive politiche estremamente ragionevoli non vengono tenute in considerazione da nessuno, ma offrono buoni spunti di riflessione.

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