Dicono della Pas XV

Il Sole 24 Ore Sanità, 2 luglio 2013

La recente sentenza della Corte di Cassazione, a proposito dei casi di tutela del minore nelle cause di separazione e divorzio, va accolta con soddisfazione. Al centro di questa sentenza c’è il tema dell’uso di una teoria, la Sap, Sindrome di alienazione parentale, che purtroppo è stata uno dei motivi della cattiva gestione dei recenti e notissimi fatti di cronaca: a Cittadella, nel 2012 e a Battipaglia, quest’anno. Solo per citare le vicende che hanno suscitato più clamore mediatico. Bambini prelevati con la forza e sottratti alla madre per essere affidati al padre o a soggetti esterni come case famiglia.

Secondo lo psichiatra americano Richard Gardner, che ha formulato per la prima volta le definizioni teoriche di questa sindrome, non bisogna prevedere alcun momento di ascolto e di attenzione nei confronti delle decisioni dei minori. Costoro infatti sono considerati inattendibili nelle loro scelte quando dichiarano di preferire un genitore o l’altro in caso di separazione o divorzio.

Applicata alla gestione delle vicende che abbiamo citato, questa teoria ha mostrato tutta la sua inadeguatezza e, per molti aspetti, la sua pericolosità. Allo stesso tempo, la comunità scientifica si è sollevata in modo chiaro e vigoroso contro l’uso indiscriminato della Sap e la recente sentenza della Corte di Cassazione si è mossa nella direzione di chi vuole drasticamente ridimensionarne l’utilizzo.

Come affermato da più parti, la Sap si basa su una premessa che nessuno ha dimostrato scientificamente valida. Si dice cioè che il comportamento del bambino che denuncia sia in realtà solo un pretesto per allontanare il bambino dal padre. E quindi se ne deduce che si debba considerare inattendibile o addirittura sospetta ogni segnalazione di comportamento abusante o improprio.

È opportuno oggi affermare elementi di chiarimento definitivo all’interno di una situazione assai confusa in cui le reazioni emotive si mescolano e si sovrappongono a quelle giudiziarie e scientifiche. Oltre al doveroso ridimensionamento di una teoria inadeguata, a nostro parere, il punto di riferimento essenziale per ogni considerazione è che il tema dell’ascolto del minore sia posto al centro della riflessione pubblica e delle attività processuali. È impensabile infatti che un minore non venga considerato degno di ascolto all’interno di un procedimento che deciderà del suo affidamento. Purtroppo però la cosa non è affatto ovvia e nei giorni nostri ha rappresentato un elemento di novità che è strettamente legato al mutato quadro legislativo e ai mutamenti culturali in atto.

Per questo motivo, ormai da tempo, l’Ordine degli psicologi del Lazio si batte perché le pratiche di ascolto del minore siano elemento significativo delle decisioni che il giudice deve prendere nelle cause di separazione e divorzio. Naturalmente è necessario che l’ascolto sia condotto in modo impeccabile da professionisti competenti, cioè da psicologi in grado di valutare e cogliere le emozioni vissute dal minore, che tengano conto della sua età e del suo grado di maturità. Non si deve infatti caricare il peso della scelta sulle sue spalle, ma certamente bisogna trattarlo come una persona. «Un bambino altri non è che un adulto con meno anni», scriveva Winnicott.
Tutti noi infatti sappiamo che la partecipazione costruttiva del minore ai procedimenti di separazione dei genitori può aumentare la sua capacità di adattarsi a nuove configurazioni familiari. Ne accresce il senso di autostima e di controllo sulla propria vita e aumenta la percezione di miglioramento della relazione con i genitori. Inoltre, favorisce il miglioramento della relazione dei genitori tra loro.
Ma nulla si può improvvisare. E allora, lo scorso anno abbiamo reso note le Linee guida per l’ascolto del minore nelle separazioni e divorzi frutto del lavoro lungo e accurato di un gruppo misto di psicologi e giuristi.

Per la prima volta nel nostro Paese una istituzione importante come l’Ordine degli psicologi del Lazio si è assunta la responsabilità di offrire delle categorie certe di riferimento a chi opera nel delicato campo dei casi di separazione e divorzio.
Per capirne meglio la portata, ci basti pensare che nel 2010 sono stati oltre 140mila i casi di separazione o divorzio (quasi il doppio rispetto all’anno precedente) e che il 43% di questi casi ha riguardato matrimoni con almeno un figlio minore di 18 anni.
In questo scenario già critico, si è andato ad aggiungere il radicale cambiamento di rotta imposto dalla legge 54 che, dal 2006, ha introdotto l’istituto dell’affido condiviso dei figli minori. Un intervento non graduale che ha avuto come conseguenza il fatto che, se prima, nella maggior parte dei casi, i figli venivano affidati alla madre, oggi entrambe le figure genitoriali rimangono coinvolte e spesso trascinano su questo terreno i conflitti che hanno determinato le cause di separazione o divorzio.

Le Linee guida per l’ascolto del minore nelle separazioni e divorzi sono pubblicate sul sito dell’Ordine (http://www.ordinepsicologilazio.it) e disponibili a tutti. In aggiunta alla definizione di questo strumento, che sappiamo essere prezioso, l’Ordine ha avviato anche un’iniziativa di “gratuito patrocinio” a carico dello Stato per i meno abbienti che potranno così usufruire gratuitamente dell’intervento di uno specialista psicologo.

Marialori Zaccaria
Presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio

Mi fanno notare – i miei competenti e attentissimi lettori – che le linee guide per l’ascolto del minore citate in questo comunicato sono firmate dalla Prof.ssa Malagoli Togliatti, la Dott.ssa Lubrano Lavandera e il Dott. Crescenzi (c’è anche l’Avv. Rossi).

Se andiamo a leggere i nomi dei firmatari del documento pubblicato in occasione dei fatti di Cittadella,

documento che difendeva l’alienazione genitoriale con queste motivazioni:

Si può discutere se a questo fenomeno sia opportuno dare un nome specifico; a questo proposito sembra che i manuali di classificazione di prossima uscita (DSM V e ICD 11) siano orientati a farlo rientrare e definirlo all’interno della categoria dei “Disturbi Relazionali”. (e così non è stato)

Come per il maltrattamento, riteniamo che negare il fenomeno del rifiuto immotivato e persistente di un genitore significhi commettere un errore grossolano e fuorviante.

in mezzo a quei nomi troviamo proprio la Dott.ssa Malagoli Togliatti, dottoressa che è stata protagonista di uno spiacevole episodio, che a quanto pare ha turbato solo me (oltre ad aver distrutto la vita di un essere umano e probabilmente della sua bambina…).

Quindi, se da un parte l’Ordine degli Psicologi del Lazio ci dice che chi teorizza l’esistenza dell’alienazione genitoriale non può dimostrare la sua teoria e che per questo l’uso dell’alienazione genitoriale in Tribunale può essere addirittura pericoloso, consiglia ai professionisti di rivolgersi in cerca di aiuto a chi quella stessa alienazione genitoriale l’ha difesa definendola fenomeno.

Un fenomeno (l’ho già scritto, ma repetita iuvant) è un evento, un accadimento, ovvero ciò che appare all’esperienza sensibile, ciò che percepiamo attraverso i sensi.

Stabilire che il rifiuto di un genitore sia immotivato è l’analisi di un fenomeno, non il fenomeno in sé. L’evento è il rifiuto, decidere che quel rifiuto sia immotivato implica necessariamente una attività di interpretazione del fenomeno.

In tutta franchezza, credo che per ristabilire il principio dell’ascolto del minore occorra rivolgersi ad altri professionisti, ad esperti che non abbiamo già pubblicamente assunto una posizione in difesa di una teoria inadeguata e pericolosa.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, dicono della Pas, giustizia, notizie, scienza e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

24 risposte a Dicono della Pas XV

  1. Lidia Zitara ha detto:

    Ciao Ricciocorno,
    ti chiedo scusa se questo mio commento potrà sembrare improprio o fazioso, in quel caso se non vuoi, non pubblicarlo neanche.
    Ti ho letta spessa citare e parlare della Sap, problema di cui non ero neanche a conoscenza.
    Tutte le volte che ho letto i tuoi articoli non ho potuto fare a meno di fare un collegamento mentale a dei fatti di cronaca bianca apparsi spesso ai telegiornali, soprattutto qualche anno fa. I padri divorziati, a cui i giudici avevano affidato i figli alla madre, che si travestono da supereori, tipo Uomo Ragno, batman, ecc, e si arrampicano su cornicioni esibendo manifesti e striscioni. Non avendo una famiglia mia, non avendo mai vissuto il divorzio, neanche a distanza, mi sono soffermata spesso a pensare quanto dura debba essere per i figli non poter vedere entrambi i genitori, e ho sempre trovato discutibili gli affidamenti con allontamento, o quelli così elaborati da rendere all’uno o all’altro genitore, praticamente impossibile vedere il figlio o i figli.
    Ora però leggendoti mi viene il sospetto che quello sia stato un prodromo di una recrudescenza maschilista della società italiana (che c’è stata, e molto forte, a mio avviso). Può essere -e ti chiedo senza voler sottindendere nulla, ma solo per sapere- che ci sia una volontà diciamo “maschilista” all’interno della magistratura che accoglie la Sap come formula per evitare affidamenti alle madri?
    Insomma, che si tratti di un escamotage burocratico?
    In questo caso ci sarebbe da chiedersi anche perchè: come ho detto ho sempre mal sopportato gli affidi esclusivi e forse gli affidi alle madri hanno causato una sorta di recrudescenza?
    Perdonami, non voglio polemizzare o fare accuse, voglio solo essere informata.
    Grazie

    • Hai perfettamente ragione a chiedere informazioni. In effetti è un fenomeno complesso e variegato, che abbraccia un mucchio di problematiche.
      L’affidamento esclusivo alle madri come scelta predominante prima dell’avvento della legge 54/2006 era una conseguenza della struttura stessa della famiglia italiana; a tutt’oggi la cura della prole è un compito prevalentemente femminile. Basti pensare che gli ultimi dati ufficiali ci dicono che quasi il 50% della popolazione attiva femminile non è occupata; le donne italiane stanno a casa e anche quando lavorano il lavoro di cura è prevalentemente sulle loro spalle. Di sicuro la superficialità del sistema ha fatto sì che i bambini venissero affidati alla madri sempre e comunque, senza che si pensasse di valutare le singole e particolari situazioni in oggetto, arrivando a casi estremi in cui i bambini venivano affidati a madri tossicodipendenti o con problematiche che mettevano a rischio i minori. E questo è un fatto.
      C’è poi il movimento dei cosiddetti “padri separati”, che si colloca all’interno del movimento mascolinista, come in altri paesi è stato bene evidenziato, un movimento che magari è nato facendo leva sulle ingiustizie che indubbiamente ci sono state, ma che ne tempo ha preso una piega decisamente spiacevole.
      Questo articolo lo spiega molto bene:
      http://www.massimolizzi.it/2013/06/movimento-mascolinista-quebec.html
      E ne ho parlato anche io:
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/30/quebec-italia-una-faccia-e-una-razza/
      Poi ci sono i papà separati, le persone in carne ed ossa. Io ne conosco di meravigliosi: padri che amano i loro figli, che riescono a gestire il dolore della fine di una relazione sentimentale sforzandosi di rimanere bravi genitori, padri che insieme alle ex compagne riescono nel tempo a costruire un nuovo rapporto basato sulla fiducia reciproca nelle rispettive competenze genitoriali: questi padri (e madri) separati non hanno mai neanche sentito parlare dell’alienazione genitoriale. Oserei dire che sono la maggioranza e non si riconoscono affatto nelle rivendicazioni di quelli che si sono autoeletti a rappresentanti della categoria: http://maiorapremunt.blogspot.it/2013/05/padri-separati-not-in-my-name_8.html
      Io credo che questi bravi genitori separati abbiano una scarsa visibilità, eppure ci sono e sono un grande esempio di civile convivenza.
      Poi ci sono le relazioni che finiscono perché c’è un passato di soprusi e violenze. Ci sono persone ossessionate dal controllo che non accettano la separazione. Ci sono persone che non sanno gestire il rapporto con i figli da separati perché non hanno costruito un rapporto con loro quando vivevano in famiglia e pensano di addossare la colpa della loro inadeguatezza al partner che li ha “abbandonati”. Ci sono persone che semplicemente non si fermano a riflettere e si aggrappano con tenacia alla rabbia e al rancore. E ci sono genitori che abusano dei propri figli.
      Ci sono tantissimi casi particolari ed ognuno di loro merita la dovuta attenzione. Ogni padre, ogni madre, ogni bambino, meriterebbe di essere osservato per quello che è: un individuo unico e speciale, con il suo vissuto e le sue peculiarità.
      Dire che il rifiuto di un bambino è “immotivato” è una frase senza senso: le motivazioni ci sono sempre e per scoprirle basta ascoltare attentamente quel bambino. La Pas è pericolosa perché, come sottolinea questo comunicato, è una teoria che mette a tacere il bambino; definendolo “alienato” toglie qualsiasi valore al disagio che racconta, ai desideri che esprime; è pericolosa perché come soluzione propone la coercizione del bambino. Costringere con la forza o le minacce un bambino a fare ciò che non vuole fare rifiutando di ascoltarlo è profondamente sbagliato, ne sono convinta.
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/20/laggressivita-salvifica-e-la-pedagogia-nera/

  2. Andrea Mazzeo ha detto:

    Un piccola precisazione, il Dr Gardner non era specialista in psichiatria (né in neuropsichiatria infantile); le sue presunte competenze nel campo psy gli sarebbero derivate da un corso di formazione in psicanalisi. Era un medico generico che, al termine del servizio militare di leva, si è dedicato a questo campo della medicina legale, le separazioni e gli affidamenti dei minori.
    Sul commento di Lidia concordo, non ritenendo che ci sia una magistratura maschilista (come non ce n’è una comunista), ma sul fatto che, ai sensi della legge n° 54/2006, la magistratura si è orientata sempre maggiormente per l’affido condiviso. Nei casi contestati (di solito dalle madri, e di solito per violenza intrafamiliare e/o abusi sessuali sui minori) i giudici nominano un CTU che dia loro delle cognizioni tecniche per poter decidere. Il guaio è che quasi tutti questi CTU vengono fuori dalle scuole di psicologia giuridica nelle quali la PAS (o SAP) va alla grande. Chiaramente il giudice, di fronte all’esperto, da lui nominato e di sua fiducia, che gli dice che il bambino è manipolato dalla madre, non ha strumenti per contraddirlo; a meno che il CTP della madre non sappia smontare per bene la teoria del CTU basata sula PAS. Nel caso di Padova è stato molto bravo l’avvocato che nel ricorso alla Cassazione ha fatto risaltare le incongruenze della teoria del CTU.

  3. Singer ha detto:

    Nel finale scrivi: “da un parte l’Ordine degli Psicologi del Lazio ci dice che chi teorizza l’esistenza dell’alienazione genitoriale non può dimostrare la sua teoria e che per questo l’uso dell’alienazione genitoriale in Tribunale può essere addirittura pericoloso”.
    Non ho compreso dove l’Ordine Lazio lo avrebbe affermato e nel documento di linea guida che citi non trovo quelle affermazioni, mi puoi dire a che pagina è scritto?

    • “Applicata alla gestione delle vicende che abbiamo citato, questa teoria ha mostrato tutta la sua inadeguatezza e, per molti aspetti, la sua pericolosità.” Questo è quello che afferma l’Ordine del Lazio.
      Quello che faccio notare, inoltre, è che fra i firmatari delle linee guida c’è uno dei medici firmatari del documento psicoforense in difesa dell’alienazione genitoriale.

  4. Singer ha detto:

    Ho capito allora, ti riferivi al parere personale della dott.ssa Marialori Zaccaria, come da lei riferito in una intervista giornalistica. Nonostante la dott.ssa Zaccaria sia presidente di quell’ordine regionale, ciò non significa che i suoi pareri diventino pronunciamenti ufficiali dell’Ordine degli Psicologi. Lo capisci certamente bene e di conseguenza non dovresti neppure spacciarli per tali.

    • Io ho riportato la fonte, quindi non “spaccio” proprio niente. C’è scritto chiaro e tondo in apertura che è un articolo tratto da Il Sole 24 Ore. Non mi risulta, però, che l’Ordine si sia dissociato dalle affermazioni della Dott.ssa Zaccaria.
      La Dott.ssa afferma: “ormai da tempo, l’Ordine degli psicologi del Lazio si batte perché le pratiche di ascolto del minore siano elemento significativo delle decisioni che il giudice deve prendere nelle cause di separazione e divorzio…” Non mi sembra che parli a titolo personale.

  5. Singer ha detto:

    Non cambiare le carte in tavola, invece hai proprio scritto: “l’Ordine degli Psicologi del Lazio ci dice che…” e poi ribadito rispondendomi nelle note: “Questo è quello che afferma l’Ordine del Lazio”. In nessun brano dell’intervista della Zaccaria ella attribuisce le proprie critiche alla PAS ad un pronunciamento dell’Ordine (al massimo accenna “come affermato da più parti…”), è stato proprio un tuo errore di attribuzione.
    Se dai importanza alla correttezza del contenuto del tuo articolo, basterà che tu sostituisca “dott.ssa Zaccaria” a “Ordine” (anche se così si sgonfia l’incongruenza che pensavi di aver scoperto).
    Comunque ragioni in modo strano: l’Ordine tranne casi eccezionali non ha pareri, non si pronuncia e non si dissocia su temi di merito scientifico, non è una mica associazione scientifica. Ogni giorno psicologi rilasciano interviste alla stampa (siano essi presidenti o associati dell’ordine) e non c’è ragione per cui l’ordine debba commentare o dissociarsi, perché tutti sanno che il parere espresso non è quello dell’ordine, la dissociazione è già implicita. Pensavi davvero di usarlo come argomento per dimostrare che tutto l’Ordine è d’accordo con quell’intervista?

    • Se segui il link che ho riportato (quello che cita Il Sole 24 Ore come fonte dell’articolo) ti ritroverai sul portale dell’Ordine degli Psicologi del Lazio. Te lo metto qui, così controlli: http://www.ordinepsicologilazio.it/h_rassegna_stampa/h_dicono_di_noi/pagina672.html
      Questa è la home page dell’Ordine: http://www.ordinepsicologilazio.it/
      Ho dato per scontato che, trovandosi il comunicato anche sul portale dell’Ordine del Lazio, questo significasse che si tratta di un comunicato ufficiale. Dici che non è così? L’Ordine del Lazio lo pubblica nel suo sito ufficiale ma non concorda con quanto dichiarato?

      • Singer ha detto:

        Ma sai cos’è un Ordine? Nel merito scientifico non concorda e non si dissocia con un bel niente, non è quello il suo compito, neanche esiste un “parere” dell’ordine a meno che non venga indetta una apposita commissione.
        Sul sito di quell’ordine i comunicati ufficiali hanno un loro spazio, mentre puoi facilmente verificare che quell’articolo è solo citato nella sezione “Area Stampa » Dicono di noi”.
        Sarà poi un problema degli psicologi del Lazio giudicare se le modalità comunicative della dott.ssa Zaccaria e dell’ufficio stampa del suo attuale consiglio siano adeguate, o se forse ella non farebbe meglio ad essere più prudente, precisa ed equilibrata nelle proprie dichiarazioni riguardo a tematiche così controverse.
        Quello che dovrebbe interessare il tuo blog è che hai pubblicato una inesattezza.

      • Io ho riportato le fonti, permettendo ai lettori di risalire al documento originale, pertanto non mi sento di aver commesso alcuna inesattezza. Eventualmente potrei accettare e pubblicare un comunicato qualora mi fosse inviato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio. Fintanto che l’Ordine non pubblica qualcosa per dissociarsi dalle dichiarazioni della Dottoressa, non credo proprio mi si possa accusare di essere scorretta. Men che meno da un lettore che non si è neanche preso il disturbo di seguire i link da me postati.

  6. Singer ha detto:

    Non hai compreso. Nessuno finora ti ha ancora accusato di scorrettezza e hai chiarito di essere stata tratta in inganno e perché. Bene. Ma adesso sai che il tuo articolo dice una cosa non vera. Se adesso non lo correggi allora sei scorretta, che ti piaccia o meno chi te lo fa notare. E se davvero pensi che l’Ordine degli Psicologi invia comunicati ai blogger imprecisi e testardi per aiutarli ad essere corretti, allora sei anche folle.

    • Ma si può sapere in cosa consisterebbe la mia scorrettezza? Mostrami un comunicato ufficiale nel quale l’Ordine prende le distanze dalla posizione della Dottoressa. Allora prenderò atto del fatto che le sue dichiarazioni sono state rese solo a titolo personale e mi correggerò.

  7. Singer ha detto:

    Su una cosa hai ragione, il tuo vizio non è la scorrettezza, ma sta più a monte.

    • Di sicuro fra le mie virtù c’è la tolleranza: quella dimostrata lasciandoti lo spazio per accusarmi non ho ancora capito bene di cosa…

      Ritengo comunque che si sia poco da cavillare: sempre più professionisti si pronunciano ufficialmente contro l’alienazione genitoriale. E’ una affermazione a titolo personale della Dottoressa? La Dottoressa in ogni caso sottolinea che “la comunità scientifica si è sollevata in modo chiaro e vigoroso contro l’uso indiscriminato della Sap”.
      In proposito abbiamo ascoltato la Società Italiana di Pediatria: “La Società Italiana di Pediatria esprime soddisfazione per la sentenza della Corte di Cassazione sulla vicenda del bambino di Padova con la quale la Suprema Corte ha affermato che l’ipotesi della Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) necessita di un conforto scientifico in assenza del quale si corre il rischio di adottare soluzioni potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che teorie non rigorosamente verificate pretendono di scongiurare”.
      Abbiamo ascoltato il Dott. Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria: “La Pas non essendo basata su studi fondati e replicabili e poggiando solo su supposizioni e senso comune, non sufficienti a definire una condizione patologica, non giustifica interventi terapeutici specifici.
      Come è possibile, per una condizione non ascrivibile a disturbo, sindrome o malattia riconosciuta dal mondo scientifico, indicare una terapia? Come è possibile che possa essere utilizzata a supporto di interventi in ambito giudiziario?”
      Abbiamo ascoltato il Dott. Cardinale, Sottosegretario di Stato per la salute, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, il Gruppo di Psicologia Giuridico/Forense di O.P.P. (Osservatorio Psicologi Parmensi)… tutti concordano su un punto: l’alienazione genitoriale non è riconosciuta come un disturbo psicopatologico da parte della comunità scientifica e legale.

      Chiunque si ostini a proporla nelle aule di giustizia in una delle sue molteplici forme (sindrome, disturbo o fenomeno) commette, a mio avviso, una scorrettezza ben più grande di qualsiasi scorrettezza potrei aver commesso io qui.

    • Romano ha detto:

      Singer,
      Mi viene da ridere. Tu invece cosa pensi della teoria di Gardner, che sia attendibile? L’Ordine degli Psicologi del Lazio può avere o no una posizione. Così come gli espertoni psicoforensi scrivono, e scrivono ma cosa hanno dimostrato se non compilare un testo di “precisazione” in un momento molto, molto particolare. Con l’APA che non ammetteva la PAS, anzi PAD perché già da tempo non avevano ammesso che si parlasse di sindrome, nemmeno come “condizione proposta da fonti esterne” (all’APA, appunto), nel DSM-V. Con il caso di cittadella che dimostrava l’incompetenza di alcune istituzioni, con discussioni in televisione dove eminenti professionisti chiamavano la PAS malattia dei puffi o addirittura la disconoscevano, dichiaravano di non averne mai sentito parlare.
      E ancora, alcuni che puntualizzavano il 15 ottobre, avevano dichiarato in TV che la PAS è assolutamente scientifica. Le comiche, proprio le comiche di Fantozzi.
      Quindi cosa pensi della PAS? Perché al di là delle citazioni contro la PAS e delle citazioni di chi prende le distanze dalla PAS, corrette o no e interpretate faziosamente o no, i sostenitori della PAS nel mondo non fanno altro che citare questo o quello (sempre gli stessi nomi alla fine) a sostegno dell’attendibilità della PAS. Se lo fanno nel mondo, figuriamoci che altro possono fare quelli che occupano un cadreghinio in Italia e devono viverci. In Italia, dove ricerca non se ne fa. Non è citando articoli o tesi di laurea o corsi universitari dove in un esame si parla di PAS che questa teoria SPAZZATURA diventa più vera. Non è raccogliendo firme per fare pressione sull’APA che si ottiene l’ammissione in un manuale, salvo poi paradossalmente sostenere che è positivo che questo non sia avvenuto perché l’APA avrebbe degli interessi. In ambito scientifico, in alcuni Paesi, domina ancora la serietà e il valore della propria reputazione è considerato un asset molto più impostante che non cedere alle pressioni di una lobby.
      Quindi, se anche ricciocorco ha interpretato male qualcosa, cosa cambia?

  8. In un comunicato stampa l’Ordine degli Psicologi del Lazio si esprime così: “È impensabile che un minore di dodici anni, dieci nel caso specifico, non venga considerato come degno di ascolto all’interno di un procedimento che deciderà del suo affidamento.
    Da tempo, l’Ordine si prodiga affinché venga pienamente rispettato l’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, secondo il quale deve essere garantito «al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa» e, dunque, anche «la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne», tenendo ovviamente in conto della sua età e del suo grado di maturità.
    Ma il semplice “ascolto” da solo non basta. Per evitare il ricorso a diagnosi «prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni» molto gravi, come la Corte di Cassazione definisce la Sindrome di alienazione genitoriale (Pas) richiamata nel procedimento di appello, è assolutamente necessario che l’ascolto del minore sia condotto in maniera impeccabile da professionisti competenti che siano, dunque, in grado di valutare le affermazioni del minore anche in base allo stadio attuale del suo sviluppo cognitivo e di supportare così l’operato del giudice, ovviamente privo di competenze specifiche al riguardo.
    Per tali ragioni, l’Ordine farà il possibile per ottenere degli opportuni interventi normativi in materia, con il fine di evitare che i procedimenti giudiziari di affidamento del minore possano degenerare in episodi tragici come quelli avvenuti negli scorsi mesi a Cittadella.”
    fonte: http://www.ordinepsicologilazio.it/h_rassegna_stampa/h_comunicati_stampa/pagina79.html

  9. Romano ha detto:

    Sono d’accordo. Volevo solo sapere cosa ne pensa Singer della PAS.
    Riguardo all’ordine, questo è quanto scriveva l’APA nel 2008 molto prima dell’esclusione dal DSM-V e molto prima che anche in Italia ci fosse una levata di coscienze (speriamo):

    January 01, 2008
    Statement on Parental Alienation Syndrome
    The American Psychological Association (APA) believes that all mental health practitioners as well as law enforcement officials and the courts must take any reports of domestic violence in divorce and child custody cases seriously. An APA 1996 Presidential Task Force on Violence and the Family noted the lack of data to support so-called “parental alienation syndrome”, and raised concern about the term’s use. However, we have no official position on the purported syndrome.

  10. primavera ha detto:

    Questa discussione è chiusa da tempo mi pare ma io che sono nuova del blog e sto leggendo anche i post più datati, dopo più di un anno dico questo se posso:
    La famosa firmataria di quello scempio di documento a sostegno della Pas, pad, o che ne so io, miete ancora vittime innocenti durante le ctu a lei affidate (o a suoi stretti alter ego) nel completo silenzio delle istituzioni. .ordini vari compresi..il lo spiacevole episodio segnalato da ricciocorno è l’emblema di tanti altri molto molto simili.nonostante numerose segnalazioni e denunce..
    Io e mio figlio ne siamo la prova vivente..la nostra vita distrutta per sempre da questa sedicente esperta e forse il peggio deve ancora arrivare. . chissà se Singer, se legge ancora questo meraviglioso blog, sa dirmi il perché di questo e se vi ha riscontrato qualche inesattezza o incongruenza???? Denunce, segnalazioni, esposti eppure si continua ad agire indisturbati come ctu nelle cause di affidamento sparando cavolate prive di fondamento e mandando i bambini alla malora..Ma COMPLIMENTI!!!f

    • A più di un anno da questo mio post, ancora mi giungono notizie di convegni dedicati all’alienazione. Uno avrà luogo il 20 ottobre 2014, presso il palazzo della regione Trentino Alto Adige, e introdotta nientepopodimeno che dal Presidente del Consiglio Regionale. Gli organizzatori sono dell’associazione Figli per Sempre.

  11. primavera ha detto:

    Troppi soldi girano..e un maschilismo imperante..vogliono umiliarci e tapparci la bocca ora minacciando e distruggendo i nostri poveri bambini!
    Avremo un mondo di psicopatici. .
    Bisognerebbe boicottare certi convegni, regione per regione!

  12. primavera ha detto:

    La pas è viva e vegeta e la osannano in molti tra giudici, ass sociali, psicologi, psichiatri. ..e la violenza su donne e bambini ridotta a nulla, ad un mucchio di bugie secondo loro…e ti dicono che devi collaborare col tuo aguzzino altrimenti in lontananza vedi già una bella casa famiglia!
    Uuuuhhh che esperti, che menti illuminate!

  13. Claudio bencivenga ha detto:

    Si segnala questa pubblicazione: strumenti operativi per CTU e periti in ambito psicoforense. Edizioni Maggioli. Manuale e cd Rom http://www.mailingmaggioli.it/promo/volumi/328/06648.html

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