Quando la bigenitorialità uccide

fists

Alcune osservazioni estratte dallo studio “Custody Evaluations When There Are Allegations of Domestic Violence: Practices, Beliefs, and Recommendations of Professional Evaluators (Michael S. Davis, Ph.D.; Chris S. O’Sullivan, Ph.D.; Kim Susser, JD; Hon. Marjory D. Fields, JD; 2011; pagg. 8 – 11)

Un fattore di criticità nel pianificare un accordo post separazione è stabilire se un partner abusante desisterà dal comportamento violento una volta conclusa la relazione oppure, servendosi dei figli, non continuerà piuttosto ad abusare dell’altro genitore fisicamente e psicologicamente, per mezzo di minacce e stalking.

La necessità di proteggere il genitore vittima di violenza emerge con evidenza dagli studi sull’affido condiviso, nei casi in cui vi sia stata violenza oppure in caso di un alto livello di conflittualità.

Non è possibile prevedere con certezza se un soggetto violento desisterà o persisterà nel suo comportamento.

Ci sono comunque alcuni indicatori che si possono tenere in considerazione quando in gioco c’è la sicurezza del partner abusato o dei minori coinvolti, indicatori che permettono di prevedere se è più probabile che l’abusante persista nell’atteggiamento persecutorio.

Il primo fattore da considerare è sicuramente il comportamento tenuto in passato. Guardare alla storia del soggetto, al suo comportamento quando la relazione era in corso, è sicuramente il modo migliore per fare ipotesi sul futuro. Se durante la relazione sono stati perpetrati gravi abusi contro il partner, è probabile che sarà usata violenza anche sui minori; le ricerche in merito ci dicono che solo nel 7% dei casi in cui c’è stato abuso sul partner non ci sono abusi anche sui bambini. Diversi studi dimostrano che in una percentuale che va dal 40 al 60% concorrono violenza domestica e abusi su minore (Edleson, 1995; Herrenkohl, Sousa, Tajima, Herrenkohl, and Moylan, 2008; Saunders, 2003).

Anche in assenza di violenza fisica sui minori, il genitore colpevole di violenza domestica risulta autoritario e rigido, ossessionato dal controllo (Bancroft and Silverman, 2002; Stark, 2007): spesso è un genitore che impone regole senza spiegare le ragioni che le sottendono, che pretende obbedienza e non tollera obiezioni, che controlla i figli attraverso il biasimo ed altre punizioni emotive, che non incoraggia un rapporto basato sul “dare e avere”, su cui si fonda una sana genitorialità.

Ci sono anche fattori che permettono di valutare il rischio che il genitore violento torni ad aggredire il partner.

E’ importante ricordare che i momenti più pericolosi sono quelli che precedono e seguono la separazione. Il momento della rottura è quello più rischioso per la vittima di violenza domestica, perché la decisione di sottrarsi al controllo del partner abusante mette in discussione il potere che questi ritiene di aver acquisito. Molti omicidi hanno luogo proprio in questo momento critico.

Un altro fattore di rischio è la presenza di figli: le donne che hanno avuto figli da un partner violento sono 4 volte più a rischio delle donne senza figli.

Le donne con figli e le donne vittime di stalking da parte dell’ex partner sono quelle che più probabilmente subiranno dopo la separazione un escalation di aggressioni, sempre più violente.

Un indicatore importante del fatto che queste aggressioni possano diventare letali è l’uso di armi da parte del partner abusante: se la donna è stata minacciata o aggredita con una pistola o un’altra arma, è molto probabile che – se non adeguatamente protetta – sarà uccisa.

Altri campanelli d’allarme sono: se l’uomo ha violato un eventuale ordine restrittivo presdisposto dal Tribunale o se manifesta una gelosia ossessiva…

Dal Corriere della Sera del 17/07/2013, pag 17.

“L’unico modo di farti del male è fare del male ai tuoi figli”: fra le tante, troppe cattiverie che Pasquale Iacovone aveva inflitto alla ex moglie Erica Patti c’era stato anche questo funesto presagio. Dieci denunce ai carabinieri, un processo per stalking… una richiesta di revisione della patria potestà e una per ottenere assistenza psicologica non avevano sortito altro effetto che un divieto per l’uomo di avvicinarsi alla casa di Erica. Divieto che lui trovava mille scuse per ignorare…

Tre volte l’uomo avrebbe tentato di buttare fuori strada l’ex consorte in auto, una volta le minacce verbali e gli insulti erano stati accompagnate dal calcio di una pistola fatto spuntare dalla cinta dei pantaloni, a uno dei figli era stato mostrato un coltello ed era stato detto “Con questo ammazzerò tua mamma.”

Questa volta a morire non è stata la donna, ma due bambini, di 9 e 12 anni.

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4 risposte a Quando la bigenitorialità uccide

  1. Chiara Rossi ha detto:

    E ci sono ancora uomini che si intestardiscono dicendo che il femminicidio (o come vogliamo chiamarlo) non esiste! Ci sono uomini che dicono che spesso le denunce sono inventate, che le donne sono cattive, sono streghe, sono delle stronze. Se continuiamo così, vedo difficile un miglioramento.

    • pinzalberto ha detto:

      Siamo viziati, egoisti, poco propensi ai sacrifici, non abituati a conquistarci nessun tipo di diritto. I miei bis-nonni sono morti durante la prima guerra, i miei nonni hanno combattuto con i partigiani. e tutti lavoravano nei campi 365 giorni l’anno. Mio padre lavorava già a 12 anni, in azienda tranviaria aveva 5 giorni di ferie l’anno e una domenica libera ogni 2 settimane. Adesso impazziamo per un rifiuto, per l’abbandono di una donna, ammazziamo moglie e figli, ci suicidiamo per motivi economici. Non lottiamo più, ci piangiamo solo addosso.

  2. Vale ha detto:

    Chissà perché ma sono convinta che se fosse stata ammazzata la madre, invece che i figli, i giornalisti avrebbero trovato un modo per descrivere la vicenda facendo intuire che, in fin dei conti, la colpa era di lei -_-‘
    Sono stufa di leggere di tutte queste vittime e trovare sempre in giro commenti idioti che dicono che non è vero niente e che, in verità, lei se lo meritava.
    Vale

  3. Pingback: I MANDANTI DEI FEMMINICIDI E DEGLI INFANTICIDI | Infobigenitorialità

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