Residenza alternata: nell’interesse del bambino?

salomoneMarino Maglietta ci riprova. Dopo che il ddl 957 e tutti i suoi cloni (2454, 3289… no, non sto dando i numeri!) sono rimasti bloccati per anni in Parlamento, ecco l’ennesimo tentativo: (cito) Sarà depositata la prossima settimana alla Camera dei deputati una proposta di legge che intende portare a compimento il lungo percorso del ddl 957, esaminato dalla Commissione Giustizia del Senato nella scorsa Legislatura, al tempo stesso dandone una rilettura che tiene conto sia dei suggerimenti dati dagli esperti nel corso delle lunghe e accurate audizioni allora svolte, sia delle più recenti emergenze sociali… Dovrebbe, pertanto, trovare concreto riconoscimento il diritto del minore a un rapporto effettivamente “equilibrato e continuativo” con ciascuno dei genitori, ospitato sia dall’uno che dall’altro come nella propria casa, e soprattutto l’attribuzione ad entrambi di compiti di cura, comprensivi della parte economica, con assunzione da parte di ciascuno di responsabilità e sacrifici, in nome di autentiche pari opportunità.

Il testo di questa ulteriore proposta non è ancora disponibile, ma per aiutare chi dovrà decidere in merito mi sembra opportuno pubblicare le considerazioni in merito al doppio domicilio (o residenza alternata o “vero condiviso” o – per capirci – “bambino diviso esattamente a metà”) del Professor Bernard Golse, scritte in collaborazione con Jacqueline Phelip, visto che mi sembra evidente che di “nuovo”, in questo disegno di legge, c’è veramente poco rispetto ai precedenti: si propongono ancora il doppio domicilio e il mantenimento diretto… ovviamente nell’interesse del minore.

Peccato che, sin dai tempi di Salomone, le persone di buon senso sanno che dividere un bambino a metà tra due litiganti non è una soluzione che possa in qualche modo giovargli.

Ringrazio Maria Rossi per la traduzione dal francese. Qui il testo in lingua originale.

Residenza alternata: nell’interesse del bambino?

Numerosi bambini sottoposti a un regime di residenza alternata o a ritmi di alternanza del domicilio non appropriati presentano una seria sofferenza psichica le cui conseguenze si manifestano rapidamente o durante l’adolescenza e l’età adulta.

Introduzione

Se la residenza alternata garantisce un’uguale ripartizione del tempo trascorso presso il domicilio di entrambi i genitori, non garantisce mai un identico tempo di presenza e/o di cura dei bambini.

Su impulso della lobby delle associazioni dei padri separati, la legge del marzo 2002 sulla potestà genitoriale, ha codificato giuridicamente la residenza alternata che veniva scelta di comune accordo da qualche genitore, ma ha ugualmente accordato ai giudici che si occupano di cause relative alla famiglia il potere di imporla a tutti i bambini delle coppie che si separano.
Mentre le separazioni di genitori con figli sempre più piccoli continuano ad aumentare, questa legge contiene criteri assolutamente insufficienti ad aiutare i giudici ad assumere le decisioni migliori per i bambini interessati: [criteri che dovrebbero riguardare] età del bambino, presa in considerazione del genitore che ha accudito in misura prevalente il bambino in costanza di matrimonio, conflitti tra i genitori, violenze coniugali ecc.

Numero di bambini piccoli sottoposti al regime della residenza alternata (Rapporto 2009 del Ministero della Giustizia)

Da 0 a 1 anno avevamo il 5% dei bambini sottoposti al regime della residenza alternata (l’1% dei bambini di meno di un anno era affidato al padre).
All’età di 2 anni, questa situazione riguardava il 12,6% dei bambini (il 3% era affidato al padre).
A 3 anni, il 13,7% dei bambini era sottoposto al regime della residenza alternata (il 3,7% era affidato al padre).
A 4 anni, questa condizione interessava il 15,4% dei bambini (il 4% era affidato al padre)
A 5 anni, il regime  della residenza alternata era applicato invece al  17,1% dei bambini (il 4,6% era affidato al padre).
Se la residenza alternata applicata ai bimbi molto piccoli non è la condizione prevalente, non è tuttavia rara.

Residenza alternata negli altri Paesi

I problemi posti da questo regime di residenza sono sollevati in tutti i Paesi che l’hanno adottato.

Attenzione:
“joint custody” Nei Paesi anglosassoni, significa “esercizio condiviso della potestà  genitoriale” e non “residenza alternata”; la maggioranza del Paesi occidentali accordano l’esercizio congiunto  della potestà genitoriale alle coppie che si separano.

“joint physical custody” significa “affidamento alternato” e designa il tempo che il bambino trascorre presso ciascun genitore. Ma, contrariamente a quel che accade in Francia, non è concepito come un tempo forzosamente uguale (l’affido alternato va dal 30-35% del tempo fino, più raramente, al 50%)

USA
California

Fu il primo Stato ad adottare nel 1979 in via generale  l’affidamento alternato.
Ma dinanzi ai molteplici fallimenti e  ai disturbi dei bambini interessati, la California ha emendato la legge nel 1994 per non privilegiare  l’affidamento alternato che nel caso in cui entrambi i genitori presentino  congiuntamente e consensualmente la richiesta e  l’interesse del bambino sia tutelato.

Studio degli avvocati Bartholomew & Wasznichy LLP, 2013
http://www.divorcepage.com/PracticeAreas/Joint-or-Shared-Custody.asp

Negli ultimi tempi,   la locuzione “affidamento alternato” è comunemente impiegata per descrivere una forma di convivenza del figlio con entrambi i genitori: tuttavia, la convivenza del minore in ugual misura (50-50) con entrambi i genitori non costituisce la norma o la soluzione più frequente di condivisione della responsabilità genitoriale decisa dai genitori o dai tribunali.
Michel Tétrault, avvocato del Québec specializzato nel diritto d’affido, cita una pubblicazione di Edward Kruk che indica i criteri impiegati negli USA:
P.45:
http://www.aqsmn.org/DATA/EVENEMENT/PDF_fr/12_1.pdf
Nell’articolo “Shared Parental Responsability: a harm reproduction-based approach to divorce law reform” di Edward Kruk, vengono individuate  le quattro situazioni più dannose per i bambini:

– La rottura dei legami di attaccamento positivi.
– L’esposizione del bambino al conflitto tra i genitori.
– L’instabilità e la mancanza di continuità nella vita del bambino dopo il divorzio.
– La riduzione del tenore di vita del bambino.

L’autore dell’articolo indica che nella maggioranza degli Stati americani i tribunali stabiliscono che l’affido condiviso non rappresenta la soluzione appropriata quando i genitori non sono in grado di collaborare.

CNAF,     studio qualitativo realizzato nel 2008
http://www.lenfantdabord.org/wp-content/uploads/2011/02/Dossier-109_ResidenceAlternee.pdf
Gli autori precisano:
“Le stime realizzate negli USA, durante il censimento del 2004, fissano la percentuale delle residenze alternate tra l’11% e il 17%”.
Vale a dire, il 14% in media per tutti gli Stati Uniti, che conoscono questo regime di affido da più di 30 anni e dove, contemporaneamente, “residenza alternata” non significa un tempo necessariamente uguale di convivenza del minore con entrambi i genitori.

Paesi Nordici

Contrariamente a ciò che è spesso affermato, la madre single ottiene l’affido esclusivo (potestà genitoriale), salvo accordo contrario con il partner.

http://cdpf.unistra.fr/travaux/personnes-famille-bioethique/droit-compare/droit-de-lafamille/autorite-parentale/danemark/
http://ec.europa.eu/civiljustice/parental_resp/parental_resp_swe_fr.htm
http://ec.europa.eu/civiljustice/parental_resp/parental_resp_fin_fr.htm

“Se i genitori non sono sposati, la madre ottiene automaticamente l’affido esclusivo (potestà genitoriale). I genitori possono tuttavia ottenere l’affido condiviso in modo molto semplice, mediante una registrazione”.

La Svezia ha preso le distanze da tempo dall’affido alternato (McIntosh, Smyth, Oxford University Press, 2012)

La Danimarca ha stabilito per legge nel febbraio del 2012 all’unanimità che non venga imposta la residenza alternata 50/50 (ossia con uguale tempo di convivenza del minore presso entrambi i genitori). I deputati hanno infatti affermato che:
“La nuova legge pone l’accento sull’interesse dei bambini piuttosto che su quello dei genitori”.

http://cphpost.dk/news/national/parliament-end-50-50-child-custody-rule

Canada-Québec

Julie Dutil, giudice della Corte d’Appello del Québec, precisa che né nel Codice Civile né nella Legge sul Divorzio figura una preferenza per <<l’affido condiviso>> con convivenza presso entrambi i genitori (Actualité Juridique Famille, dicembre 2011). Oltre al fatto che si tratta di una soluzione minoritaria in Québec (non supera il 20% dei casi), quando i genitori la scelgono, è spesso settimanale. [Prevede cioè che il minore trascorra una settimana con un genitore e l’altra con l’altro] Benché certi magistrati siano ideologicamente favorevoli a questo regime di affido, i minori di 5 anni sono affidati principalmente alla madre e la maggioranza dei giudici fissa i criteri che concorrono a determinare l’interesse del bambino:
– la figura genitoriale principale,
– l’assenza di conflitti,
– il coinvolgimento personale dei genitori,
– la disponibilità,
– una buona comunicazione tra i genitori,
–  la preferenza espressa dal bambino.

La rivista “Divorce, séparation: être attentif aux besoins de votre enfant” (Divorzio, separazione: prestare attenzione ai bisogni del bambino), pubblicata dal “Centre d’excellence pour le développement des jeunes enfants” (“Centro di eccellenza per lo sviluppo dei bambini piccoli”) e dal Réseau stratégique de connaissances sur le développement des jeunes enfants (Rete strategica  delle acquisizioni sullo sviluppo dei bambini piccoli) consiglia:

Per i bambini da 0 a 3 anni: i contatti frequenti, anche se di breve durata, sono preferibili alle visite che comprendono le notti.

http://www.enfant-encyclopedie.com/pages/PDF/Divorce_et_separation_FRmcP.pdf
[…]

Svizzera

La residenza alternata è autorizzata, dopo la riforma del diritto di divorzio entrata in vigore nel 2000.
Ma non può applicarsi che ai genitori divorziati e non può essere imposta senza l’accordo di entrambi i genitori.

Spagna

La legge del luglio 2005 ha introdotto nel diritto spagnolo la residenza alternata (Actualité Juridique Famille, dicembre 2011).
Ma:
L’applicazione dell’affidamento alternato è il frutto di un accordo di entrambi i genitori.
Il giudice non può imporlo su richiesta di un solo genitore se non in circostanze eccezionali e, in questo caso, deve ottenere il parere favorevole del Procuratore.
La residenza alternata è espressamente esclusa nel caso di violenze coniugali.

Legge  del marzo 2002 e difficoltà giudiziarie
“L’interesse del bambino”

I magistrati devono pronunciare le loro sentenze nell’interesse del bambino. Ma poiché questo interesse non è definito, esso produce l’arbitrarietà delle decisioni giudiziarie.
Esempio: per certi giudici l’interesse del minore è di essere assoggettato ad un regime di residenza alternata sin dalla più tenera età e/o se vi è un conflitto tra i genitori, mentre per altri vale il contrario.
D’altra parte, i giudici delle cause familiari sono oberati di lavoro e non possono consacrare che 15 minuti circa a ciascun dossier.

La residenza alternata in prova, ma resa permanente dal giudice
(articolo 373-2-9)

Non solo non tutti i giudici prevedono un periodo di prova, detto temporaneo, ma quando lo ordinano, questo periodo è spesso di 6 mesi ed è frequentemente integrato da una relazione di un’assistente sociale o dalla perizia di uno psicologo.
A parte il fatto che sei mesi rappresentano un’eternità per un neonato o per un bambino piccolo, soprattutto quando soffre, questi sei mesi si prolungano per il tempo  necessario  alla redazione della relazione dell’assistente sociale  o all’effettuazione della perizia  dello psicologo  con la stesura del relativo rapporto. Trascorso questo lasso di tempo, molti giudici rendono permanente la residenza alternata, argomentando che non è giudizioso e nell’interesse del bambino mettere a soqquadro la sua esistenza.

Residenza alternata imposta da un genitore

La residenza alternata può essere imposta da un giudice che si occupa di cause riguardanti la famiglia, ma può essere imposta anche dal padre.
L’articolo 373-2-11 stabilisce che:
“Quando si pronuncia sulle modalità di esercizio della potestà genitoriale, il giudice prende soprattutto in considerazione la prassi che i genitori avevano precedentemente seguito o gli accordi che potrebbero aver concluso in precedenza”.
Ora, in numerosi casi, e soprattutto su consiglio delle associazioni dei padri separati, ma talvolta anche degli avvocati, i padri impongono autoritariamente la residenza alternata al momento della separazione e anteriormente alla celebrazione della prima udienza del tribunale. Nei tribunali più grandi, spesso oberati di lavoro, la prima udienza viene celebrata dopo 2 o 3 mesi dalla separazione. I padri forniscono allora la prova che il bambino ha convissuto alternativamente con entrambi i genitori dopo la separazione e i giudici approvano questa “precedente prassi”.

I processi d’appello: spesso inutili

Entro un mese si può promuovere appello contro la decisione del giudice, ma bisogna spesso attendere parecchi mesi prima della fissazione della nuova udienza.
Tuttavia, quando un giudice di primo grado ha imposto la residenza alternata, questa decisione raramente è rimessa in discussione dal giudice d’appello, salvo nel caso in cui si siano verificati nel frattempo fatti nuovi e gravi.

Le relazioni degli assistenti sociali e le perizie medico-psicologiche

In generale sono gli assistenti sociali o gli educatori a redigere relazioni di carattere sociale. Queste hanno lo scopo di  ottenere informazioni sulla situazione famigliare e sulle condizioni nelle quali vivono i bambini. Il relatore deve, di solito, incontrare ciascuno dei due genitori da solo, poi ognuno dei due nel proprio domicilio ed eventualmente con il nuovo partner e ciascun incontro dura circa un’ora. Il relatore descrive la situazione che trova in entrambi i domicili e riporta le affermazioni di ciascun genitore, senza poterne verificare la veridicità.
Certi assistenti sociali, inoltre, pur non avendo alcuna competenza specifica, si comportano come se fossero degli esperti in psicologia. Ma ciò che più sorprende, tuttavia, è leggere a conclusione di numerose relazioni sociali: “I due genitori presentano le stesse capacità educative”. Com’è possibile valutare le capacità educative di un genitore in una o due ore, durante una visita per di più annunciata? E tuttavia è proprio a partire da questa conclusione che un relatore sollecita l’adozione di una modalità di affido per i bambini, quella a cui è favorevole o che era già applicata, e  è a questa relazione che il giudice, nella maggior parte dei casi, si attiene.
Un magistrato può anche chiedere una perizia medico-psicologica per assumere una decisione relativa all’esercizio della potestà genitoriale e all’organizzazione dei diritti di visita e di residenza dei bambini.  Gli esperti consacrano in media un’ora  allo studio di ciascun genitore e di ciascun bambino.
Le cause che hanno per oggetto la famiglia non interessano alla maggioranza degli psicologi e alcuni tribunali faticano  a reperire esperti competenti. Troppi professionisti non hanno una chiara consapevolezza dell’importanza che può avere  una modalità di residenza su un bambino e molti si conformano alla moda o si identificano con un genitore. E’ così, ad esempio, che uno psichiatra che non ha alcuna competenza in psichiatria infantile ha consigliato la prosecuzione di una residenza alternata settimanale per un bambino di 14 mesi che presentava seri disturbi. D’altronde, psicologi che non hanno mai sentito parlare della teoria dell’attaccamento durante i loro studi  si sono comportati allo stesso modo.

Rifiuti dei certificati da parte dei medici o degli insegnanti

Quando i magistrati chiedono certificati medici che attestino i sintomi che presentano i bambini sottoposti ad un ritmo di alternanza domiciliare non appropriato,  poiché numerosi medici sono stati denunciati da padri separati al Consiglio dell’Ordine dei medici, nessuno di loro vuole più certificare i problemi del bambino. Lo stesso accade agli insegnanti che possono ricevere una nota di biasimo dagli Ispettori del Ministero dell’Istruzione se testimoniano per iscritto che il bambino ha dei problemi che sembrano essere in relazione con la residenza alternata.
La residenza alternata diventa spesso una trappola da cui troppi bambini non riescono ad uscire e nella quale rimangono rinchiusi per anni.

La residenza alternata in nome dell’uguaglianza dei genitori?

Il presente di un bambino, soprattutto se piccolo, dipende anche dal suo vissuto nel passato.
Il concetto di residenza alternata si è imposto a partire dall’immagine molto pubblicizzata dai media dei “nuovi padri”, ma anche a partire dall’immagine dei padri che sarebbero tutti “nuovi” e tutti impegnati come le madri nella cura dei bambini durante la convivenza.

Questa visione idealizzata dei “nuovi padri” che condividerebbero con le madri in ugual misura le cure e l’educazione dei bambini durante la convivenza è smentita da tutti gli studi sociologici (INED, DREES, CEREQ ecc.): oggi come ieri, che lavorino o meno, sono sostanzialmente le madri ad accollarsi le cure e l’educazione dei bambini ( e senza che i padri se ne lamentino o che i professionisti  pensino che i bambini soffrano gravemente se i genitori vivono sotto lo stesso tetto).
Nel marzo 2011, sulla rivista Politique sociales et familales, Carole Brugeilles e Pascal Sebille così concludono uno studio sull’evoluzione della condivisione delle responsabilità genitoriali tra il 2005 e il 2009:

“Lo studio della ripartizione dei compiti genitoriali e della loro evoluzione conferma che le madri sono sempre le principali protagoniste della cura dei bambini, mentre la partecipazione dei padri è secondaria e limitata nel tempo. Nello stesso tempo, nelle coppie dove la ripartizione dei compiti tende verso l’uguaglianza, i cambiamenti sono più frequenti, mostrando che, quando le attività sono più condivise, le possibilità che, nel corso del tempo, i padri cessino di impegnarsi sono più rilevanti” (Brugeilles, Sebille, 2011)

Questo studio conferma quello che  questi ricercatori avevano scritto nel marzo 2009, ossia che, a dispetto di una nuova concezione della paternità molto pubblicizzata dai media e dell’aumento del lavoro delle donne, la partecipazione degli uomini alle cure e all’educazione dei bambini era aumentata di molto poco.

Il Centre d’Analyse Stratégique, n.294 (ottobre 2012), “Désunion et paternité”, riporta:

” La partecipazione dei padri [alla cura dei figli] è aumentata di soli 5 minuti in media tra il 1999 e il 2010, anche nelle coppie in cui entrambi i partner lavorano.
In generale, le donne devono continuare ad accollarsi la responsabilità della conciliazione tra famiglia e lavoro. La nascita di un bambino comporta  un mutamento professionale, se non un vero e proprio declassamento, per una quota significativa di donne (uscita dal mercato del lavoro, passaggio al part-time, cambiamento delle mansioni), mentre i cambiamenti per gli uomini sono minori e di natura diversa.
Meno di un quinto  degli uomini dichiara che si sia verificato un mutamento professionale dopo la nascita di un figlio, mutamento che interessa invece la metà delle donne. L’analisi delle coppie in cui entrambi i partner lavorano mostra che la tendenza alla specializzazione “tradizionale” delle donne nella sfera privata-famigliare si rafforza con la nascita di ogni nuovo figlio.
Le differenze nel lavoro genitoriale tra uomini e donne sono anche di natura qualitativa. Le madri dedicano il tempo consacrato ai bambini alle cure fisiche, o al lavoro domestico, mentre i padri lo impiegano in attività ludiche e nel trasporto dei bambini.
Le madri sono molto più presenti dei padri accanto ai figli il mercoledì e si impegnano ad accudirli in caso di imprevisti (malattie, scioperi), anche quando i padri hanno impieghi che consentirebbero loro di fruire di orari di lavoro flessibili”.

Ricordiamo che il 97% dei congedi parentali sono richiesti dalle madri, il 3% dai padri.

Contrariamente a  quanto affermano i gruppi di padri separati, non vi è quindi alcuna ingiustizia, alcuna forma di “sessismo” giudiziario, nel fatto che le sentenze possano tener conto, nell’esclusivo interesse del bambino, del genitore che lo ha accudito in misura prevalente durante la convivenza dei partner.

(…)

A domani la pubblicazione della II parte, quella che elenca gli studi scientifici e gli effetti della residenza alternata sulla salute del minore.

Mi sembra comunque che ci sia un bel po’ su cui riflettere…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Residenza alternata: nell’interesse del bambino?

  1. Lilli ha detto:

    Grazie di cuore per tutto quello che fai/fate per il bene dei bambini.

  2. EMANUELE ha detto:

    http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20Ordine%20degli%20psicologi.pdf

    non aggiungo altro perchè mi sembra evidente che ci siano due schieramenti..posso solo dire la mia esperienza diretta.. con residenza “dell’ età di cartagine” le bambine erano nervose..sempre scontente di ritornare o dal papà o dalla mamma quando erano con l’ altro genitore..conla frequentazione 3 giorni-2 giorni – 2 giorni che cambia di settimana in settimana le bambine non vivono come “obbligato” il distacco inevitabile dal genitore che le tiene a “vantaggio” dell’ altro..non lo vivono perchè la scuola diventa il momento di alternanza fra i genitori..le bambine sono contente di stare con entrambi i genitori prendendo da entrambi ciò che gli viene trasmesso..ho letto che da qualche parte nel blog che è “giusto” che la mamma “educhi e curi” mentre il papà “gioca e trasporta”..ahahahahahah..se ho capito bene è veramente comico..la convenzione sui diritti del bambino di new york ha stabilito che “.. pratica dell’affido condiviso come tutela del benessere dei minori a continuare a ricevere cure, educazione ed affetto da entrambi i genitori.”
    Io non ho problemi a fare come dite voi..figuratevi..io due figle femmine che stravedono (come il mondo dice sia normale) per il loro papà..bello..giovane..sportivo e divertente..che le porta a spasso e le tratta e “vizia” come giusto è per le sue principesse..le porta in vacanza e a fare sport..le consiglia sui fidanzati futuri..magari per carattere diverso dalla mamma le manda in discoteca con el amiche anzi meglio ci va pure lui..ecc ecc..mentre poi si torna a casa della mamma a fare compiti e “lavare bene i denti”..ahahahahahahaha..se non avessi come unico interesse il “diritto” e il bene delle mie figle ci metterei la firma..dove ci sono donne che la pensano come voi e padri che mostrano sempre “la voglia di stare con i figli (ancor di più se femmine)” si otterranno disastri inquantificabili..educazione sbilanciata..insicurezza..ecc..non è una cameretta che fa la serenità di un bambino..ci sarebbe tanto da dire ancora ma credo sia inutile..madri che non sono in grado di ricrearsi una vita sentimentale..che si vogliono “vendicare” nei confronti di chi magari le ha lasciate..che usano i figli per ottenere casa e soldi..sono le uniche che possono proseguire su questi modi..peggio per loro..anzi no..purtropo il pegio è per i loro piccoli.

  3. EMANUELE ha detto:

    evidentemente c’è qualche cosa che non torna..

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