Residenza alternata – II parte (gli studi scientifici)

Come promesso, la seconda parte dell’articolo del Professor Bernard Golse e di Jacqueline Phelip, tradotto per noi dalla gentilissima Maria Rossi. (Qui la prima parte)

salomone

Studi scientifici
Pareri degli specialisti di salute mentale dei bambini

Una metanalisi delle ricerche compiute sugli effetti dell’affido alternato è stata pubblicata in “Parenting Plan Evaluations. Applied Research fort the Family Court”, 2012, Oxford University Press, 612 pagine.
Essa analizza le più importanti ricerche pubblicate tra il 2000 e il 2012 con la descrizione dei loro punti di forza e di debolezza.
Gli studi australiani sono i più importanti, dal momento che il governo ha consacrato 6,3 milioni di dollari alle ricerche sugli effetti della residenza alternata.
I due studi considerati più validi sono quelli di McIntosh, Smyth e Kelaher e quello di Solomon e George.

I – McIntosh, Smyth e Kelaher (2010), è, attualmente, il più importante studio al mondo: ha esaminato 2059 bambini appartenenti a tre gruppi di età:
da 0 a 2 anni = 258 bambini
da 2 a 4 anni = 509 bambini
da 4 a 5 anni = 1292 bambini

In ciascun gruppo di età:
I bambini vengono  suddivisi in 4 sottogruppi a seconda delle modalità di affido:
– famiglia integra
– residenza principale presso uno dei genitori
– residenza alternata = 35% o più notti trascorse presso l’altro genitore (5 notti o più ogni quindici giorni)
– poche notti trascorse presso l’altro genitore = meno di una volta al mese o tra una volta al mese e una volta all’anno.
Per i bambini di meno di due anni, data la loro sensibilità particolare, e per poter operare un confronto con lo studio di Solomon e George, i ricercatori considerano come residenza alternata una notte o più di una alla settimana trascorsa a casa dell’altro genitore.

Per ciascun sottogruppo, vengono studiati diversi elementi (vigilanza, asma, iperattività, disturbi affettivi, insonnia), in relazione:
– soltanto alla modalità di affido,
– alla modalità di affido + la qualità delle relazioni con i genitori (“disponibilità emotiva”, stile affettuoso, ostile, scala di comunicazione CSBS: Communication and Symbolic Behavior Scales)
– alla modalità di affido + la qualità delle relazioni con i genitori + la qualità delle relazioni tra i genitori (Parental Conflict Scale: frequenza dei disaccordi, discussioni con l’altro genitore in merito alle decisioni da assumere…)
– alla modalità di affido + la qualità delle relazioni con i genitori + la scala del conflitto tra i genitori + le caratteristiche socio-economiche dei genitori (professione, grado di istruzione, distanza socio-economica tra i genitori ecc.).

Principali risultati

Bambini da 0 a 2 anni

L’alternanza della residenza, particolarmente nel caso in cui comprenda le notti, produce effetti negativi indipendentemente dagli altri fattori e provoca:
– disturbi del sonno
– crisi di pianto quando il bambino è lasciato solo a giocare
– pianti continui, inconsolabili per lunghi minuti
– ipervigilanza e richiesta di mantenere il contatto e la vicinanza con il genitore
– maggior frequenza delle crisi di asma.
Non ci sono effetti sullo sviluppo psicomotorio. E’ intaccata solo la sfera affettiva.
Sono i bambini che risiedono in prevalenza presso uno dei due genitori  ad ottenere i punteggi migliori [ossia, a presentare questi disturbi con minor frequenza]

Bambini da 2 a 3-4 anni

Minor livello di costanza nel pensiero e nelle attività, valutato in base:
– alla capacità di giocare con continuità
– di osservare gli oggetti
– di riprendere un’attività dopo la sua interruzione (precursore dell’iperattività con disturbi dell’attenzione descritti più avanti)
– maggiori comportamenti problematici (scala BITSEA)  e maggiori comportamenti di disperazione nel momento del trasferimento dalla casa di un genitore a quella dell’altro:
piangere, aggrapparsi al genitore quando si allontana, avere un’espressione corrucciata,  non reagire quando si fa male, imbottirsi di cibo o rifiutare di mangiare, picchiare, mordere o dare calci ai genitori.

Bambini da 4 a 5 anni

E’ l’impatto del conflitto tra i genitori e/o la mancanza di affetto nelle cure a prevalere sull’impatto della modalità di affido, in particolare riguardo alle capacità di autocontrollo del bambino (essere in grado di calmarsi), senza escludere l’effetto delle perdite ripetute [del genitore].

II – Solomon e George (USA), specialisti della teoria dell’ “attaccamento”, conosciuti sul piano internazionale (pubblicazione nel 1999, inizio della ricerca nel 1995).
Il loro studio cercava di valutare l’effetto delle notti trascorse a casa del padre sull’attaccamento dei figli dei separati.
Hanno studiato 145 bambini di età compresa tra i 12 e i 20 mesi che hanno rivisto tra i 26 mesi e i 3 anni e hanno scoperto che i due terzi dei bambini che trascorrevano una o più notti lontano dalla madresviluppavano con lei un attaccamento qualificato come “disorganizzato”.
Il conflitto tra i genitori sembrava aggravare l’insicurezza dei bambini.

Sintomi manifestati dai bambini

– momenti di ipervigilanza, di aggressività che si ripetono per giorni o settimane;
– ipersensibilità a ogni separazione possibile o reale con la madre;
– bambini che non stanno bene né al momento della separazione né in quello del ricongiungimento;
– i bambini non pensano che i loro genitori siano capaci di aiutarli in queste circostanze.

Questi sintomi si manifestano in misura ancora più elevata nel caso sussista anche un conflitto tra i genitori.

Si tratta degli stessi sintomi descritti da Berger, Ciccone, Rottman, N. Guédenay nel loro articolo pubblicato su Devenir nel 2004.

Molti studi dimostrano che tutte le forme di attaccamento insicuro nell’infanzia sono  fattori di vulnerabilità e di fragilità psicologica che predispongono alla comparsa di disturbi psicologici nell’età adulta (ansia, bulimia, anoressia, disturbi dell’umore, condotte additive, stati depressivi ecc.), anche se non comportano necessariamente un progresso verso la patologia.

Le cose stanno diversamente con l’attaccamento “disorganizzato” che è considerato da diversi studi come un precedente dei disturbi dissociativi e delle forti angosce da separazione che compaiono nell’adolescenza, in particolare sotto forma di attacchi di panico.

Questo studio dimostra d’altro canto che le notti trascorse a casa del padre non producono effetti né positivi né negativi sulla qualità dell’attaccamento del bambino al padre, mentre intaccano la qualità dell’attaccamento alla madre.

I ricercatori concludono: “I tribunali devono accettare il fatto che il divorzio crea, almeno temporaneamente, una situazione nella quale l’interesse del bambino piccolo non è sinonimo di equità per entrambi i genitori“.

III – Lamb (1983), specialista della relazione neonato-papà

In uno studio su bambini svedesi di età compresa tra gli 8 e i 16 mesi, figli di genitori non separati, ma allevati sostanzialmente dal padre (fruitore di un congedo parentale), Lamb pone tuttavia in rilievo la superiorità della madre nell’offrire sicurezza al bambino nelle situazioni per lui difficili: stanchezza, malattia, presenza di una persona poco famigliare o sconosciuta.

IV – SMYTH (2009) Conclusioni di una serie di sei studi

La residenza alternata presenta due situazioni a rischio per i bambini:
– la giovane età del bambino,
– la presenza di un conflitto tra i genitori.
– Dopo  il compimento dei 5 anni, la residenza alternata è adatta a certe famiglie e a certi bambini, ma non ad altri.
– E’ sulla questione del “tempo”  che si focalizzano il conflitto e le considerazioni economiche. Ma l’errore consiste nel credere che questi problemi verranno risolti dalla ripartizione simmetrica dell’affido.

V- Professore Bernald Golse, articolo contenuto nella rivista “Actualités juridiques Famille”, gennaio 2012.

http://www.lenfantdabord.org/wp-content/uploads/2012/01/RA-GOLSE-AJFAMILLE.pdf

In questo articolo, il professor Golse spiega i motivi in base ai quali consiglia di vietare la residenza alternata paritaria per i bambini piccoli.
Ritiene, inoltre, che la residenza alternata non dovrebbe essere imposta ma, come in California, scelta congiuntamente da entrambi i genitori.

Studi relativi ai bambini di più di 5 anni

McIntosh, Smyth, Wells (2010 b)

Studio per 4 anni di bambini e ragazzi dopo una mediazione familiare in un contesto di conflittualità tra i genitori
Studio di 169 famiglie, 260 bambini e ragazzi dai 6 ai 19 anni, interviste a bambini e ragazzi, padri e madri.
Valutazioni all’inizio della mediazione, 3 mesi dopo, 1 anno dopo, 4 anni dopo.
Uso della scala di percezione del conflitto tra i genitori da parte del figlio.
Somministrazione  dell’ SDQ : Strengths and Difficulties Questionnaire, che esplora l’ipercinesia e il deficit dell’attenzione, i sintomi emotivi (scala della depressione e dell’ansia, ESS), i disturbi comportamentali e i problemi con i  coetanei.

Figli  intrappolati nel conflitto tra i genitori

I bambini si sentono intrappolati nel conflitto tra i genitori in modo pressoché identico all’inizio della mediazione, ma vi è una differenza significativa quattro anni dopo la mediazione. Nei punteggi: 2,3 per i bambini e i ragazzi in residenza alternata; 1,8 per quelli che convivono con un solo genitore.

Figli soddisfatti del tipo di residenza a 4 anni dalla mediazione familiare

Bambini di età compresa tra i 7 e i 10 anni:
Bambini soddisfatti che vivono in regime di residenza alternata = 42%
Bambini soddisfatti che convivono in misura prevalente con un solo genitore = 58%
Ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 13 anni:
Ragazzi soddisfatti che vivono in regime di residenza alternata =58%
Ragazzi soddisfatti che convivono in misura prevalente con un solo genitore = 78%
Ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni
Ragazzi soddisfatti che vivono in regime di residenza alternata =58%
Ragazzi soddisfatti che convivono in misura prevalente con un solo genitore =82%

Lo studio mostra l’esistenza di una relazione diretta tra orari rigidi e disturbi come la depressione e l’ansia.

della depressione e dell’ansia
Residenza alternata flessibile = 1,8
Residenza alternata rigida = 3,3

La flessibilità o la rigidità dell’affido alternato è una variabile importante.

Ipercinesia e disturbi dell’attenzione quattro anni dopo la mediazione familiare
convivenza con un solo genitore = 2,32
residenza alternata = 3,83 (punteggio massimo)
Più la modalità di affido in residenza alternata è rigida, più si osserva questo disturbo.

Constatazioni
1) Non è possibile considerare la residenza alternata un fenomeno omogeneo con effetti omogenei, perché gli effetti cambiano a seconda che sia rigida (residenza alternata decisa dal giudice) o flessibile.

2) Nel caso di residenza alternata, comunque, i problemi affettivi dei bambini sono più gravi.

Nell’ambito di un regime del 35%/65% del tempo, ossia del 65% del tempo trascorso presso un genitore e del 35% presso l’altro, i disturbi manifestati dai bambini, nel corso del tempo, tendono a diminuire, ma con due eccezioni:
– le difficoltà di concentrazione rimangono costanti nei bambini in residenza alternata, mentre diminuiscono negli altri,
– i bambini manifestano più disturbi nel caso di modalità rigide di affido in residenza alternata.

3) Dopo quattro anni, i bambini e i ragazzi che vivono in regime di affido alternato continuo, rigido o flessibile che sia, sono i meno soddisfatti in rapporto alle altre modalità e sono quelli che richiedono in maggior numero di modificare il tipo di affido.

4) I bambini e i ragazzi in regime di affido alternato rigido sono i più insoddisfatti nel corso del tempo.

5) I genitori (in particolare i padri) sono più soddisfatti dei figli che preferiscono in genere la convivenza in via prevalente con un solo genitore.

Conclusioni degli studi concernenti la residenza alternata per i bambini tra i 5 e i 12 anni

1) In questa fascia di età, “la residenza alternata può funzionare quando è centrata sui bisogni dei bambini e non  affida loro la responsabilità di assicurare il benessere dei genitori. L’insoddisfazione deriva anche dai continui trasferimenti da una casa all’altra e dal carico organizzativo che ciò richiede“.

2) La residenza alternata non previene il dolore legato all’assenza di un genitore, indipendentemente dalle modalità di alternanza adottate: “la residenza alternata non placa la nostalgia di un bambino per il genitore con il quale non convive. Quando è a casa dell’uno, il bambino può continuare a soffrire per l’assenza dell’altro”.

3) Contrariamente a quel che in genere si pensa, 4 studi di 3 Stati mostrano che un contatto più frequente con il padre non è associato a una migliore salute mentale del bambino.

4) Nessuno studio permette di stabilire che la residenza alternata potrebbe prevenire l’assenza del padre.

5) Per gli autori di tutti gli studi, in caso di conflitto familiare, i bambini  crescono meno bene.

Le famiglie con un conflitto aperto seguono un percorso diverso per l’adozione del regime di residenza alternata e vi restano con strumenti e problemi diversi (conflitti giudiziari ecc.)
– La residenza alternata non rappacifica le parti in conflitto.
  – La residenza alternata aumenta il pericoloso conflitto tra i genitori,  costringendoli  a contatti frequenti e rende più complicata la separazione emotiva.
  – Vi è il rischio di un continuo abuso di potere, poiché gli ex partner possono esercitare il controllo  o la violenza sulle ex mogli in regime di residenza alternata.
  – In un anno, in regime di residenza alternata, si sono verificati il 34% di violenze coniugali giuridicamente accertate da parte degli ex partner sulle ex mogli.

6) La residenza alternata egualitaria (metà tempo trascorso dal figlio presso la madre e metà presso il padre) è la meno duratura.

Conclusione di Smart (2004):
La residenza alternata 50/50 rischia di celebrare il principio universale di uguaglianza e di giustizia a detrimento del principio individuale di riconoscimento dei bisogni del figlio“.

Conclusioni del Ricciocorno: alla luce dello stato dell’arte nella letteratura scientifica internazionale, davvero vogliamo insistere col sostenere che la panacea di tutti i mali sia tagliare a metà ogni bambino che ha la sventura di trovarsi nel bel mezzo di una separazione?

E siccome la bibliografia sull’argomento non manca, prima di commentare, vi prego: leggetevene almeno un po’.

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio – II parte

Violenza e affidamento

I Colibrì

Sull’ordine degli psicologi e i loro problemi con le lingue straniere

Il caso della Gran Bretagna

E non vi voglio annoiare ulteriormente…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a Residenza alternata – II parte (gli studi scientifici)

  1. Lilli ha detto:

    “III – Lamb (1983), specialista della relazione neonato-papà.
    In uno studio su bambini svedesi di età compresa tra gli 8 e i 16 mesi, figli di genitori non separati, ma allevati sostanzialmente dal padre (fruitore di un congedo parentale), Lamb pone tuttavia in rilievo la superiorità della madre nell’offrire sicurezza al bambino nelle situazioni per lui difficili: stanchezza, malattia, presenza di una persona poco famigliare o sconosciuta”.

    Questa scoperta è importantissima e dimostra una cosa evidente da quando l’uomo è apparso sulla terra e che vale per tutti i mammiferi: le madri sono gli esseri più adatti alla crescita dei figli e agli uomini è sempre andata bene così. Oggi invece, che al padre è richiesto un contributo economico per la crescita della prole quando ci si separa dalla moglie, improvvisamente alcuni padri stranamente sentono risvegliarsi la voglia di occuparsi personalmente della prole senza dover dare soldi alla ex (mantenimento diretto). Ma che strana coincidenza!!!

    • Io credo che questo aspetto andrebbe visto alla luce delle considerazioni sul rapporto padre-prole prima della separazione: quale era l’apporto paterno al lavoro di cura quando la famiglia era unita? Certo è sospetto che il bisogno di occuparsi dei bambini insorga improvvisamente…
      Come ho scritto ieri: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/01/residenza-alternata-nellinteresse-del-bambino/

      “Nel marzo 2011, sulla rivista Politique sociales et familales, Carole Brugeilles e Pascal Sebille così concludono uno studio sull’evoluzione della condivisione delle responsabilità genitoriali tra il 2005 e il 2009:

      Lo studio della ripartizione dei compiti genitoriali e della loro evoluzione conferma che le madri sono sempre le principali protagoniste della cura dei bambini, mentre la partecipazione dei padri è secondaria e limitata nel tempo. Nello stesso tempo, nelle coppie dove la ripartizione dei compiti tende verso l’uguaglianza, i cambiamenti sono più frequenti, mostrando che, quando le attività sono più condivise, le possibilità che, nel corso del tempo, i padri cessino di impegnarsi sono più rilevanti. (Brugeilles, Sebille, 2011)

      Questo studio conferma quello che questi ricercatori avevano scritto nel marzo 2009, ossia che, a dispetto di una nuova concezione della paternità molto pubblicizzata dai media e dell’aumento del lavoro delle donne, la partecipazione degli uomini alle cure e all’educazione dei bambini era aumentata di molto poco.

      …il 97% dei congedi parentali sono richiesti dalle madri, il 3% dai padri.

      Contrariamente a quanto affermano i gruppi di padri separati, non vi è quindi alcuna ingiustizia, alcuna forma di “sessismo” giudiziario, nel fatto che le sentenze possano tener conto, nell’esclusivo interesse del bambino, del genitore che lo ha accudito in misura prevalente durante la convivenza dei partner.”

      Ovviamente quei padri che, invece, hanno sempre contribuito alla cura del minore non dovrebbero essere costretti a sparire improvvisamente! E’ per questo che non esiste un “accordo perfetto” per tutte le famiglie e perché ogni famiglia avrebbe diritto al suo accordo per affidamento, studiato sulla base di una analisi delle situazioni particolari e degli individui coivolti, ognuno unico e irripetibile.

      C’è da considerare anche che, come scriveva l’Apa già nel 1996: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/22/violenza-e-affidamento/

      “Studi recenti suggeriscono che proprio il partner abusante è quello più propenso, – rispetto ad un uomo non violento – a lottare per l’affidamento dei propri figli e può ottenerne la custodia tanto quanto la madre, se non con più facilità… In molte di questa famiglie prima della separazioni i padri non erano attivamente coinvolti nella vita dei figli. Combattere per un coinvolgimento nella crescita dei bambini è per questi padri uno strumento per mantenere il controllo dopo la separazione.”

      Nonostante tutto, io rimango convinta che la buona volontà sia ciò che conta veramente e che maschi e femmine possono comunque impegnarsi e diventare meravigliosi caregiver a prescindere dal genere: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/07/31/i-gorilla/

      Caregiver: dispensatori di cura. Perché, come sosteneva Gandhi, è solo “l’adempimento di un dovere che conferisce automaticamente un corrispondente diritto” e non viceversa…

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