Cronaca di una morta annunciata (e la -a di “morta” non è un refuso)

Il giorno che lo avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il bastimento con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare un bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato di cacca di uccelli. (Gabriel Garcia Marquez)

Tutti sanno che i fratelli Vicario vogliono uccidere Santiago Nasar, d’altra parte sono gli stessi assassini che comunicano apertamente le loro intenzioni, nella speranza di essere fermati.  Mentre la folla si dirige verso l’imbarcadero per accogliere il vescovo, la notizia si diffonde, le ipotesi più varie vengono discusse – molti pensano che le minacce siano solo formali, altri sono convinti che Santiago non si lascerà certo ammazzare – ma la cosa più ovvia, cioè avvertire Santiago del pericolo reale che lo sovrasta, non viene fatta.

E Santiago Nasar, come annunciato, muore ammazzato.

Leggo su Bresciaoggi questa notizia:

Dopo – nel senso di «dopo che è successo l’irreparabile» – tutti si chiedono indignati perché nessuno sia intervenuto prima. Prima – nel senso di «prima che le minacce si concretizzino» – è la vittima a chiedersi perché nessuno interviene, perché nessuno (o quasi) la difende, perché è così difficile disinnescare la bomba, se il pericolo che incombe è così evidente. Nella guerra allo stalking – alle persecuzioni, alla violenza fisica, alla «brutta fine» urlata e promessa con rabbia – il tempo è la variabile decisiva, la chiave, il confine fra la paura del peggio e la soluzione del problema, fra i segnali premonitori e una possibile tragedia. Lo sanno bene tutte le donne vessate, offese, picchiate e perseguitate da ex mariti, ex fidanzati o semplicemente ex amici diventati «ammiratori patologici» in seguito a un addio. una separazione. un semplice rifiuto. E lo sta provando sulla sua pelle Laura (nome di fantasia, storia drammaticamente vera), trentenne bresciana che da due anni e mezzo vive un incubo con il volto cattivo del suo ex, il padre di suo figlio. E che dopo la tragedia di Ono San Pietro e l’ennesimo caso di nera fra le mura domestiche rimbalzato in cronaca teme di poter diventare «la prossima»: la prossima vittima di un delitto passionale o la prossima madre costretta a piangere i figli usati come strumento di un’atroce vendetta. Per questo ha deciso di raccontare la sua storia a Bresciaoggi. Perché qualcuno intervenga, protegga lei e il suo bambino. Soprattutto, fermi lui, il suo stalker e persecutore. «HO GIÀ FATTO testamento», confessa Laura, senza alcuna ironia. Perché si sente in pericolo. Perché lui, l’ex, gliel’ha promessa. Perché l’ha già picchiata e mandata in ospedale. Perchè neppure denunciare basta per sentirsi al sicuro. «Per molti mesi ho vissuto barricata in casa, con le tapparelle abbassate, senza uscire e senza mangiare – racconta Laura con il coraggio di chi, dopo aver toccato il fondo, ha iniziato a risalire -. In quel periodo, lo scorso inverno, ho perso 18 chili, ho smesso di vivere e ho rischiato l’esaurimento, fino a che non ho deciso di rivolgermi a una psicologa e al Centro anti-violenza. Che mi hanno aiutato a reagire, ad affrontare il problema, a metabolizzarlo». Non a risolverlo, peró. Perché ascolto, terapie e psicofarmaci permettono alla vittima di stare meglio (meno peggio…), di ritrovare se stessa e l’autostima messa a dura prova da mille vessazioni, ma non rimuovono la causa del disagio, la fonte del pericolo. Il paradosso, se c’è un figlio di mezzo, è che i contatti con l’ex diventato persecutore sono imposti, anziché proibiti da chi, pure, avrebbe la facoltà di impedirli: la vittima spera in un «ammonimento» o in un decreto di allontanamento per tenere alla larga il pericoloso persecutore. E invece è costretta a ritrovarselo continuamente di fronte, in nome del (legittimo) «diritto di visita». «Il padre viene a prendere nostro figlio due pomeriggi a settimana e un week end ogni due – racconta Laura -. Per me è quello, il momento più difficile (…)» Laura, ultimamente, si è fatta furba e, quando deve incontrare l’ex convivente che viene a prendere il figlio, usa il cellulare come una telecamera nascosta: registra immagini inevitabilmente confuse e conversazioni tanto chiare quanto minacciose. «Hai pochi giorni di vita, guardati le spalle…», le dice l’ex convivente in un video che Laura ha salvato sull’iPad e mostra per dimostrare che le sue non sono fantasie o paranoie prive di fondamento ma inequivocabili minacce. Eppure non basta. Documentare e denunciare non è sufficiente per scacciare l’incubo e la paura. «Ho provato anche a cambiare casa e paese, ma non serve a niente – rivela Laura -: a parte il fatto che il mio ex ha scoperto subito il nuovo indirizzo, io stessa sono stata costretta a comunicarglielo perché, giustamente, è un suo diritto sapere dove si trova il figlio». In teoria, il «dopo separazione» dovrebbe funzionare in base a regole condivise; nella pratica, il sistema fa acqua. Da tutte le parti. (…)

Giustamente, è un suo diritto sapere dove si trova il figlio.

E’ giusto che un uomo che minaccia di uccidere conservi il diritto di sapere dove è il figlio ogni momento: chi mai potrebbe sognarsi di negare ad un padre italiano il suo sacro ius vitae necisque?

E così, giustamente, il buon pater familias due o tre volte a settimana può affacciarsi alla porta della donna che ha picchiato fino a spedirla in ospedale per annunciarle la sua imminente morte.

Ecco, adesso lo sappiamo tutti.

Discutiamone.

Riempite questa pagina con i soliti commenti sulle false accuse e le donne che si inventano di essere state picchiate per portare via i bambini ai poveri papà, mi raccomando. Cos’è una notizia senza i “poveri papà” di mezzo? Poi infilateci un po’ di bigenitorialità e le solite banalità sulla violenza che non ha genere. Aggiungete qualche commento sull’immagine di donna remissiva che vittimizza il genere femminile. Gli articolisti hanno scelto una brutta foto? Ragioniamo anche su quanto sia opportuno chiedere aiuto a mezzo stampa o nel web o attraverso i social network. Quindi potremmo riflettere tutti insieme sul fatto che i centri antiviolenza sono troppo pochi. Anche quello che ha accolto Laura è troppo poco. Laura forse è una masochista e sotto sotto le piace. Il gran finale vuole qualche accenno sul fatto che è una questione culturale e non servono leggi per insasprire le pene, ma interventi per cambiare la percezione della donna nella società.

Oh, guarda: intanto Laura è morta.

Qualcuno nel frattempo ha pensato ad interrompere le visite del suo persecutore? No?

Peccato.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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28 risposte a Cronaca di una morta annunciata (e la -a di “morta” non è un refuso)

  1. Angelica ha detto:

    La responsabilità delle Istituzioni ( Tribunali, forze dell’ordine, servizi sociali..): ” Non possiamo più domandarci “perché non lo lascia?” quando siamo di fronte all’ennesimo pericolo di femicidio, ma piuttosto dobbiamo domandarci “perché le istituzioni continuano a lasciare le donne in ostaggio della violenza del marito”? E cominciare a chiederne conto.
    Queste donne hanno denunciato una violenza, delle minacce, sono in pericolo, vivono perseguitate e angosciate per la vita loro e dei loro figli, vogliamo ancora usare parole come conflitto di coppia, bigenitorialità, mediazione familiare, affido congiunto, domicilio condiviso? vorrei vedere chi andrebbe a dialogare pacificamente con il proprio persecutore e potenziale assassino. ci stiamo prendendo in giro, queste sono ulteriori violenze fatte purtroppo dalle istituzioni nei confronti delle donne. Le leggi ci sono. Come mai non vengono applicate per la necessaria tutela? la Convenzione di Istanbul è solo un principio???

  2. alex19 ha detto:

    Trovo l’articolo ben scritto. Si denuncia il fenomeno per una volta puntando il dito onestamente contro le inefficienze e i paradossi del condiviso, e questo a mio parere e’ gia’ positivo. Detto cio’ ovviamente non mi spiego come un uomo evidentemente malato violento e recidivo possa essere considerato in grado di occuparsi del proprio figlio, soprattutto considerando la storia di violenza familiare alle spalle. Spero che Laura sia più fortunata di tante altre e che magari riesca ad uscire da questo incubo. Permettimi una nota pero’: quest’uomo si dice nell’articolo ha una nuova compagna. Senza voler colpevolizzare nessuno mi chiedo se la sua compagna sa delle persecuzioni all’ex moglie e se anche lei si beve la storia della pazzia dell’ex moglie.

  3. AnneL ha detto:

    I centri anti-violenza per sole donne in sostanza sono sette dominate da quella categoria di lesbiche che odiano gli uomini e che plagiano le donne fragili psicologicamente al proprio odio a rivolgere false accuse. I diritti umani violati sono invece quelli del figlio (probabilmente affidato ad una madre paranoica) e del povero papà, costretti ad incontrarsi per pochi giorni a causa del falso affido condiviso.

  4. AnneL ha detto:

    La mia affermazione deriva dal documento “Family Justice Review Committee Policy and Position Statements: Women’s Shelters” dell’Osservatorio CanadaCourtWatch basato su più sorgenti credibili, fra cui testimonianze di donne e bambini che hanno vissuto in tali centri, e che riferiscono che:

    Alcuni centri indirizzano le donne verso avvocate lesbiche o femministe radicali o note per essere non etiche ed odiatrici di uomini. Spesso questa specie di avvocate ricorrono ad ogni sporco trucco per aiutare le donne a distruggere i loro matrimoni ed il legame dei bambini con i loro padri.
    Molte delle operatici dei centri odiano gli uomini ed un loro obiettivo è diffondere il loro odio alle donne ospitate, che subiscono pressioni volte a far loro denunciare i loro mariti ed ad impedire ai bambini di vedere i loro padri. Molte di queste operatrici non vogliono vedere le donne felici e sposate, uno dei loro obiettivi sembra essere il distruggere e sfasciare le famiglie.
    Alcune operatrici hanno fraudolentemente usato fondi pubblici o ricevuti tramite donazioni per il proprio guadagno personale. Molti centri non hanno sistemi formali di contabilità dei milioni di dollari di fondi pubblici ricevuti.
    Alcuni bambini piangono perchè vogliono vedere i loro papà, ma contatti significativi con i papà vengono loro proibiti contatti anche in assenza di accuse o altri motivi etici o morali. In alcuni casi, le operatrici assistono le donne nell’impedire ai figli i contatti con i loro papà in violazione di dispostitivi dei Tribunali. I diritti dei bambini vengono spesso violati detenendoli a forza in tali centri contro la loro volontà ed in alcuni casi impedendo loro anche contatti telefonici con i loro padri.
    Le operatrici spiano le donne accolte, talvolta ascoltando le loro telefonate.
    Alcune operatrici sono lesbiche che odiano gli uomini, alcune hanno fatto avances sessuali su donne nuove arrivate in situazioni di vulnerabilità con tentativi di forzarle a relazioni lesbiche, ad esempio promettendo loro trattamenti di favore. Alcune donne hanno riferito che è stato loro detto che avrebbero ricevuto trattamenti di favore se avessero accettato tali relazioni sessuali. Alcune donne hanno riferito di essersi sentite più abusate nei centri anti-violenza che con i loro partner violenti.
    Si permette a donne molto violente con precedenti penali di abusi contro i loro mariti e figli di alloggiare nei centri insieme ai bambini. Molte delle donne ospitate ed alcune delle operatrici hanno problemi psicologici e sono più violente degli uomini che hanno lasciato. Molte operatrici sono donne che si dicono abusate e che odiano gli uomini.
    È stato dato rifugio a donne in fuga dalla giustizia, a volte assieme a bambini da loro rapiti. Si impedisce alla polizia di entrare in molti rifugi, anche quando la polizia ha un mandato di arresto per donne sospettate di nascondersi nel rifugio.
    Ai bambini vengono mostrati filmati contenenti scene con uomini che picchiano le donne e subiscono un lavaggio del cervello volto a far loro credere che solo i padri siano violenti.
    Avvengono risse fra le donne nei centri, ma le operatrici le minacciano per mettere il tutto a tacere, in modo tale che la polizia e la pubblica opinione non sappiano di queste violenze. Alle donne vengono fatti firmare documenti che le obbligano a non testimoniare nulla di quanto osservano nei centri. In alcuni centri si dice alle donne che senza il permesso delle operatrici è proibito chiamare la polizia riguardo ad ogni attività illegale o abuso o violenza che capita nel centro.
    I bambini nei centri sono esposti a frequente turpiloquio e bestemmie.
    Le operatrici dei centri come routine scrivono ai giudici lettere certificando che le loro ospiti sono madri eccellenti, senza aver fatto alcun controllo (in alcuni casi si trattava di madri che avevano seriamente abusato i loro bambini). Questo è parte della strategia volta ad ingannare i Tribunali ed aiutare le madri a distruggere il legame dei figli con i loro padri.

    • Le nostre obiezioni invece nascono dal BUON SENSO. Una donna chiede aiuto e lei ci viene a parlare di fantomatiche operatrici lesbiche. Canadesi per giunta. Ne abbiamo già parlato del Canada e dei movimenti misogini organizzati canadesi. I lettori di questo blog possono informarsi qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/03/dalla-francia-i-papa-separati-un-movimento-internazionale/
      Oppure qui:
      http://www.massimolizzi.it/search?q=mascolinismo&searchsubmit=
      Ora, cara Anne, lei punta a screditare i centri antiviolenza. Ma di questo post cosa mi dice? Niente, come al solito. Si limita a fare copia e incolla dalle sue “fonti”… Ci riempie di sproloqui. Quegli stessi sproloqui che hanno portato alle situazioni di cui parlo io: situazioni in cui si tutelano i “diritti” di soggetti violenti e si mette a rischio la vita degli innocenti. Che ogni tanto muoiono: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/07/18/responsabilita/
      E intanto le donne vengono massacrate, ogni giorno: http://ciociariaquotidiano.it/component/k2/item/5937-alatri-litiga-con-la-moglie-e-la-scaraventa-fuori-dallauto-in-corsa Cito:
      “Maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni personali. Sono queste le accuse a carico di un 56enne di Alatri che ieri sera, dopo l’ennesima violenta lite con la moglie, l’ha addirittura scaraventata fuori dall’auto in corsa.
      Hanno litigato per futili motivi e ad un certo punto l’ha costretta a salire in macchina e poi, con l’auto ancora in corsa, l’ha scaraventata fuori dal mezzo lasciandola stesa sull’asfalto.
      La donna, sua moglie, soccorsa dai sanitari dell’ospedale San Benedetto, è rimasta ferita ad un ginocchio, ne avrà per una settimana.
      Lui invece, marito violento, già noto alle forze dell’ordine, è stato rintracciato ed arrestato.
      Dovrà rispondere di accuse pesanti: maltrattamento, sequestro di persona e lesioni.”
      E’ tutta una montatura delle lesbiche molestatrici di bambini, non è vero Anne? Continui così.
      Nel frattempo: tic tac tic tac… chi sarà la prossima? Potrebbe essere un bambino…

  5. noviolenzasulledonne ha detto:

    Se lei, caro Anno, non sa cosa sia una femminista radicale, si astenga dal diffamarle. “Radicale” non significa che si va in giro con lo spadino a tagliare peni ma che si studiano le RADICI della discriminazione contro il genere femminile, le radici storiche, culturali, antropologiche, politiche.
    Femminista radicale solo agli ignoranti misogini (o peggio, dei mascolinisti) può far figurare delle erinni rabbiose. La corrente radicale è in assoluto la più diffusa, fatta di ventenni tanto quanto di signore e addirittura nonne e persino di uomini pro-femministi.
    La misandria l’hanno inventata i mascolinisti per capovolgere le posizioni ed ergersi a povere vittime e fino a poco fa non era neppure sui vocabolari.
    Il suo documento sembrerebbe essere una delle cartacce di quei criminali dei mascolinisti americani, quelli che si gettano nella difesa del padre solo per fare guerra alle donne ed ai loro diritti e per non finire in galera per stupro, maltrattamenti e pedofilia.
    Il suo è un delirio vero e proprio pieno di menzogne gravi e pericolose.
    Prima di tutto le femministe non odiano gli uomini ma odiano il maschilismo. Sono quelli come lei a ritenere che non si è uomini se non si è maschilisti.
    In secondo luogo in Italia i centri antiviolenza sono da sempre alla canna del gas ed in molti casi vanno avanti per autotassazione delle volontarie, che mantengono le fuggitive a spese proprie.

    http://www.massimolizzi.it/2013/06/movimento-mascolinista-quebec.html

    I mascolinisti italiani copiano quello che sostengono esattamente dai mascolinisti canadesi e americani.

    • AnneL ha detto:

      Dire di odiare il maschilismo è solo un modo di odiare gli uomini, che si concretizza in questi centri che calunniano gli uomini ed alienano i bambini. È la stessa fondatrice dei centri anti-violenza a dire cosa sono diventati questi centri: “Le femministe stavano perdendo il favore del pubblico, perché donne di buon senso avevano smontato la loro agenda anti-uomo e anti-famiglia. Avevano bisogno di una causa e di soldi.
      Le donne del nostro rifugio organizzarono un incontro per aprire nuovi rifugi. Rimanemmo stupefatte quando a questo incontro arrivarono le lesbiche e le femministe radicali. Iniziarono a votare per loro stesse in questo nuovo movimento. Dopo un dibattito acceso, io e le donne abusate ce ne andammo. Le femministe presero i soldi che ricevevamo dallo Stato, ed ebbero una scusa legittima per odiare tutti gli uomini. Inventarono slogan fasulli “tutte le donne sono vittime innocenti della violenza maschile”. Aprirono tanti centri, ed impedirono agli uomini di lavorarci, cacciandoli anche dagli organi di controllo governativi. Lentamente, fecero il lavaggio del cervello alla polizia, nascondendo gli studi che mostravano che anche gli uomini erano vittime. Il movimento femminista ovunque ha distorto il problema della violenza domestica per i propri fini politici e per riempirsi i portafogli. Mi stupii dell’organizzazione e delle palate di soldi che giravano. Vidi le femministe costruire le loro fortezze di odio contro gli uomini, dove insegnavano alle donne che tutti gli uomini erano stupratori e bastardi. Testimoniai il danno fatto ai bambini in tali rifugi. Osservai i “gruppi di consapevolezza” progettati per plagiare le donne e far loro credere che i mariti fossero nemici da sradicare. Vidi che i padri ed i bambini venivano perseguitati negando i loro diritti”.
      Tante donne che amano i loro mariti, i loro partner, i loro figli, si sono unite ai movimenti che voi chiamate “mascolinisti” pel combattere questo criminale movimento femminista.

      • Questo è l’ultimo suo commento che sarà pubblicato su questo blog. Lei non dialoga con nessuno, si limita a copiare qui le scemenze dei siti dei “papà-separatisti”. Abbiamo capito il succo della sua ideologia: è in atto un complotto lesbo-femminista ai danni dei poveri papà.
        Ci stiamo tutti annoiando a leggere e rileggere di queste sciocchezze, quindi si apra un blog tutto suo, cara Anne-che-ama-i-mariti….

  6. AnneL ha detto:

    Se davvero fosse stata scaraventata da un auto in corsa, avrebbe riportato qualcosa di peggio di una ferita ad un ginocchio. Questi resoconti giornalistici spesso sono caricati di retorica femminista, amplificano accuse che nella maggior parte dei casi sono false.

  7. AnneL ha detto:

    Visto che crede che i Canadesi siano tutti inattendibili perché mascolinisti, vorrei raccontarle la storia di Louise Malenfant. Canadese, laureata in sociologia, fondatrice dell’associazione “Genitori che aiutano genitori”. L’evento che cambiò la sua vita avvenne quando Louise parlo` alla radio presentando l’associazione: le linee telefoniche vennero sommerse di richieste di aiuto di papà che dicevano di essere stati falsamente accusati di abusi sui loro figli nel corso di separazioni. Louise indago` la situazione: piu` dell’85% delle accuse erano false, mentre invece c’era un abnorme numero di bambini allontanati dai loro genitori. Louise scoprì che molti dei bambini vittime di false accuse erano passati per centri anti-violenza per sole donne.
    Louise Malenfant, che chiama questi centri “supermarket di divorzi per donne”, dice che oltre ad aiutare donne a fare false accuse di violenza domestica, i centri hanno aiutato a fabbricare accuse di abusi su bambini. Testimoniò che i bambini venivano portati in stanze in cui le madri non potevano entrare, sottoposti ad un programma di sensibilizzazione agli abusi sessuali, ed interrogati in modo non appropriato dal personale dei rifugi: “Se esponi un bambino a materiale sessuale e lo interroghi ripetutamente per una settimana o due, il bambino puo` letteralmente ripetere quello che gli `e stato detto”. Aggiunge che anche le madri che non avrebbero altrimenti accusato i propri mariti di pedofilia, finivano per fare queste accuse che nascevano in questi centri.
    Louise Malenfant ha resistito al “tentativo di far tacere e criminalizzare chiunque abbia il coraggio di non piegarsi alla dominazione femminista”, e la sua associazione ha aiutato a salvare dalle false accuse 64 adulti e circa 200 bambini, aiutandoli a tornare nelle loro famiglie.

    • Non sono i “Canadesi” ad essere inattendibili. Il Cananda si è ufficialmente pronunciato contro la sindrome da alienazione genitoriale! http://volereepotere.wordpress.com/2010/06/05/il-dipartimento-di-giustizia-canadese-si-pronuncia-contro-la-pas/
      “Il Diparimento di Giustizia Canadese ha rigettato la Sindrome da Alienazione Parentale riconoscendo la sua stostanziale inattendibilità in quanto teoria “non empiricamente supportata” e l’inadeguatezza di tale sindrome nei casi di violenza…”
      E’ il sito “fatherforlife” ad essere inattendibile… http://fathersforlife.org/php/history.htm
      E’ come se mi documentassi sull’antisemitismo leggendo il Mein Kampf… A proposito, lo sa cosa amava dire Hitler? “Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia, che da una piccola.”

    • Alex19 ha detto:

      Tutto ciò comincia vagamente a ricordarmi “i protocolli dei savi di Sion”…anche in quel caso ci sono dei poveri pazzi tutt’ora convinti che siano veri.

    • noviolenzasulledonne ha detto:

      I canadesi non sono proprio per niente tutti mascolinisti e né tutti inattendibili, infatti sono una delle nazioni che ha più rispetto per il femminismo e il mascolinismo è stato svelato proprio da altri uomini canadesi pro-femministi.
      è l’attendibilità del materiale mascolinista ad essere nota come inesistente.
      Siete stati sbugiardati troppe volte e siete stati colti sul fatto troppo spesso ad usare metodi sleali e scorretti.

    • Lilli ha detto:

      Anno, vai in vacanza, ne hai veramente bisogno. E anche i lettori di questo blog hanno necessità che tu vada a mare.

  8. GiovanniB ha detto:

    Ogni volta che lo stato tollera che una avvocata femminista rapisce un bambino con false accuse, magari addirittura di pedofilia, lo stato dovrebbe anche tollerare ai papà di difendere i figli ammazzando queste maledette criminali

    • Eccoci, ci siamo: questo è il succo del pensiero mascolinista. Questo è il pensiero alla radice delle sofferenze di Laura e di tante donne come lei. Ma chiacchieriamone ancora…

      Lo Stato dovrebbe lasciare liberi i mariti di uccidere le proprie mogli, ex-mogli, fidanzate. Perché non anche i bambini Giovanni? Muoiono anche tanti bambini per mano di questo tipo di amorevoli papà… https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/07/17/quando-la-bigenitorialita-uccide/

      Non so come la pensate voi, ma è allucinante. Credo che possiamo parlare di apologia di reato nel suo caso Giovanni… Che ne dice?

    • Alex19 ha detto:

      ah, ecco, GiovanniB sarà il corrispettivo maschile di AnneL. Che dire…certo Giovanni, sono le avvocate femministe che rapiscono i bambini e anche gli orchi e i mostri nascosti nell’armadio. E si, è in atto un complotto femminista mondiale, che insieme all’aiuto dei rettiliani e del club Bildeberg vuole dominare il mondo. Detto ciò meglio armarsi e rifugiarsi in un bunker, non sia mai che una femminista (si riconoscono perché non si depilano, sbavano e odiano gli uomini) un giorno, orrore! provi a bussare alla sua porta. Spero per lei che abbia il paletto di frassino a portata di mano.

      • noviolenzasulledonne ha detto:

        Alex19, hai 19 anni? Perché se hai 19 anni sei straordinariamente maturo per la tua età.
        Ma anche se ne avessi 91, ti mando un abbraccio da lontano e non dubitare del fatto che se ti avessi davanti ti abbraccerei davvero.
        Certo, lo so che non dovrei ringraziare gli uomini che considerano normale la parità, dovrebbero essere la norma essi stessi, ma resta il fatto che non lo sono e che ci vuole onestà, autocritica, realismo, maturità, apertura mentale, coraggio e intelligenza per non essere come Il signor Anno L ed il signor Gianni ed essere piuttosto come te.
        Per non dimenticare l’ironia.

    • Lilli ha detto:

      Non so se mi sbaglio, ma questa non è istigazione a delinquere?

  9. Alex19 ha detto:

    Scusa Ricciocorno, non devo certo dirti io come moderare il tuo blog ma visto che i commenti comunque sono filtrati prima di essere pubblicati, perché non elimini alla radice i commenti di questi esseri (definirli “umani” mi ripugna un po’….) alla radice? tanto non dialogano su nulla e si limitano a riproporre sempre gli stessi deliri. Mi ricordano tanto i negazionisti, quelli veri, che credono ancora che Hitler ammazzando milioni di ebrei innocenti si sia “difeso” dal complotto giudaico internazionale. Inutile discutere con loro, sono ferocemente ignoranti e irrazionali. Ha senso dargli spazio anche qui?

  10. missloislane79 ha detto:

    Invece trovo utile lasciar passare qualche commenti di questa banda di delinquenti, perché si qualificano da soli. Nessuno sano di mente ormai può dar più retta a gente come questa. L’unica possibilità che hanno è provare a catturare i distratti per sfinimento, ma anche un distratto capisce l’accozzaglia di boiate nei loro commenti. Per non parlare poi di certe prese di posizione che sono apologia di reato e che dovrebbero essere punite per legge!

  11. panu ha detto:

    Ho letto la storia di Laura …..e provo tanta rabbia perché questa povera donna non è stata ascoltata ! Perché mi immagino la sua paura, il terrore al quale nessuno ha mai pensato. Perché un “uomo” di quel genere, così violento può essere giudicato idoneo a vedere suo figlio ? Quale giudice o C.T.U. ha stabilito che questo era giusto per un minore ? In questo caso non sono stati tutelati i due soggetti più deboli, come spesso avviene. Penso al bambino senza mamma e con un padre schifoso…. anche adesso potrà vedere suo figlio ? Che razza di persone stanno lì sul piedistallo a pensare di sapere cos’è meglio o peggio ? Queste persone complici di OMICIDIO perché non pagano al pari di quell’essere che ha ucciso ?
    Io vivo una situazione simile……perché chi viene descriminato è un padre che cerca di difendere la sua bambina, picchiata dalla madre e dai nonni. Nessuno ci crede e la bambina viene giudicata incapace di esprimersi (ha 13 anni), viene obbligata a sottoporsi a continue C.T.U., test, incontri protetti dove la madre perde il controllo e urla, sbatte la porta minaccia tutti di morte, compresi me e il mio compagno. Ma questo viene giudicato normale …… la bimba ha il domicilio presso il padre e non vuole vedere la madre perché ha paura e questo non importa a nessuno. Nessuno si preoccupa di capire, nessuno si preoccupa di far curare questa donna, nessuno pensa alla paura che proviamo noi solo per aver cercato e per cercare di tutelare una ragazzina che ha subito violenza e che non ne vuole più subire, che vuole vivere la sua vita e realizzare i suoi sogni.
    Io capisco che la maggioranza dei casi di cronaca riguarda le donne, ma non dimenticate che le persone malate e malvage si trovano anche dall’altra parte. Le persone sono persone e basta e la cattiveria sta ovunque così come la stupidità !

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