Aggravanti

“Inasprire le pene nel caso in cui la violenza sessuale sia perpetrata ai danni di una donna in stato di gravidanza, sancisce una pericolosa differenza di valore tra le donne non riconoscendole nella loro dignità di persone, a prescindere che diventino madri o meno.”

Lo si è letto un po’ ovunque, a proposito del recente decreto legge sul femminicidio.

Mi permetto di dissentire con una considerazione che trovo profondamente superficiale.

Vorrei partire da una osservazione di Simone Weil, da “La persona e il sacro”:

La nozione di diritto è legata a quella di spartizione, di scambio, di quantità. Ha qualcosa di commerciale… La nozione di diritto, proprio per la sua mediocrità, trascina naturalmente al suo seguito quella di persona.

Il diritto – lo intendo ora come quell’insieme di norme scritte che regolano la vita della collettività e di quelle norme considero quelle che stabiliscono quali sono i reati contro la persona e le relative sanzioni – pretende di quantificare in termini di “pena da scontare” e di “risarcimento in denaro” il danno causato ad una persona da un atto criminale.

Quanto vale la vita di una persona? Quanto vale un arto spezzato, un occhio pesto, una costola rotta, una milza spappolata?

Ponetevi questa domanda: “quanto vale la mia vita?”

Chiedetevi: “se oggi venissi ucciso o torturato o menomato o stuprato, quanti giorni, mesi, anni di reclusione dovrebbe scontare la persona che mi ha aggredito per ripagarmi della vita che ho perduto o del dolore che ho provato, del mio corpo straziato, della mia anima irrimediabilmente ferita? Quante centinaia di migliaia di Euro consolerebbero le persone che mi amano del fatto di avermi improvvisamente, ingiustamente, crudelmente perduto o di vedermi ogni giorno nel tormento senza poter far nulla per aiutarmi?”

Esistono al mondo una somma di denaro o una punizione sufficienti a lavare via quel senso di ingiustizia che ci assale e ci soffoca ogni volta che ci viene fatto del male?

Siate onesti: la risposta è no.

Vi rendete conto da soli che sono i concetti stessi di “pena” e di “risarcimento del danno” a svilire il valore di qualunque essere umano, a prescindere dalla tipologia di crimine che vogliamo prendere in esame, a prescindere dal fatto che si parli di uomini, donne o bambini.

Questo perché non è competenza del diritto stabilire il “valore” dell’essere umano.

Ogni essere umano vale a prescindere da tutto ciò che lo definisce: ogni essere umano vale perché esiste, in qualunque forma si trovi ad esistere, e il suo valore è incommensurabile.

Oggi facciamo troppo affidamento sul concetto di “diritto”, nella convizione che possa in qualche modo preservare le persone dal subire crudeltà e ingiustizie.

E sbagliamo.

Perché non saranno certo le fattispecie, le sanzioni o le pene contenute in un codice che convinceranno i membri di questa comunità della necessità del rispetto della persona umana.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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