Il superiore interesse del minore e il genere

In un articolo pubblicato sul  Journal of the Task Group on Child Custody Issues of the National Organization for Men Against Sexism (Volume 5, Number 1, Spring 1993 – Fourth Edition, 2001), Jack C. Straton – Professore associato presso la Portland State University nonché fondatore dei gruppi  Men Against Rape  di Eugene, Oregon, Washington D.C., e Manhattan, Kansas, e co-chair della National Organization for Men Against Sexism (NOMAS) – si interroga sull’espressione “the best interest of the children“.

Il Professor Straton parte da un interessante osservazione:

I know that it is popular these days to de-gender family conflict, to talk about “spouse abuse” and “family violence” rather than “wife beating” and “rape.” I know that we want a society in which men nurture children to the same extent that women do.
I know that fathers and mothers should both be capable parents. But if you ask “What about the kids?” I want to give you a serious answer. I cannot seriously entertain the myth that our society really is gender neutral, so to consider “What about the kids?” while pretending such neutrality is to engage in denial and cognitive dissonance.

Traduco: “So che popolare oggi come oggi analizzare i conflitti familiari come se non sussistessero differenze di genere; si preferisce usare ‘abuso del coniuge’ invece di ‘moglie picchiata’ o ‘violenza domestica’ invece che ‘stupro’. Tutti vorremmo una società in cui gli uomini si prendono cura dei bambini allo stesso modo in cui lo fanno le donne e sono consapevole che uomini e donne sono potenzialmente entrambi genitori competenti. Ma se ci interroghiamo sul benessere dei bambini è il caso di dare una risposta seria. E non posso seriamente dare credito al mito che vuole questa società priva di differenze di genere, non posso preoccuparmi seriamente dei bambini e contemporaneamente pretendere che esista il genitore di genere neutro, perché negherei la realtà e incorrerei in una dissonanza cognitiva.”

La dissonanza cognitiva è una teoria che si basa sull’assunto che “l’individuo mira alla coerenza con se stesso. Le sue opinioni e i suoi comportamenti, per esempio, tendono a comporsi in complessi intimamente coerenti” (Festinger, A theory of cognitive dissonance, Standford University, 1957).

Sostenere che “il genitore” diventi improvvisamente di genere neutro in sede di separazione non è coerente con la vita della coppia pre-separazione nella grande maggioranza dei casi: ancora oggi, nell’ambito della famiglia (e soprattutto nella famiglia italiana), i ruoli sono ben definiti e la “prole”, come tutti le altre incombenze che rientrano nel termine “cura”, sono quasi esclusivo appannaggio del genere femminile. Ecco perché affrontare la genitorialità senza tener conto del genere dei genitori comporta una dissonanza cognitiva.

Alcuni dati a conferma dello stato delle cose: le italiane dedicano al «lavoro domestico» – alla cura di casa e famiglia – 5 ore e 20 minuti al giorno, gli uomini un’ora e 35; se entrambi occupati, le donne scendono a 3 ore e 53 minuti, gli uomini a un’ora e 10; nel 2011, secondo i dati più recenti che l’Inps fornisce, su 263.786 congedi parentali facoltativi in Italia, solo 31.905 sono stati goduti dai padri.

Osserva quindi il Professor Staton:

the result of treating people equally when their situation is in fact different is a de facto inequality. Fathers have, because of the new legislation, obtained a stronger position in child custody cases than their efforts in the caretaking of children should fairly allow.

“Riservare il medesimo trattamento a persone che di fatto vivono vite differenti è mancanza di equità. I padri, grazie alla legislazione vigente, ottengono una posizione più vantaggiosa di quella che spetterebbe loro sulla base dell’analisi dell’impegno che mettono nella cura dei bambini.”

equalityNon c’è nulla di scorretto nel principio astratto che sancisce “il diritto del del minore di  continuare ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.”

Il problema si riscontra quando ci soffermiamo sul verbo “continuare”: se il rapporto non era “equilibrato” prima della separazione, non può “continuare ad esserlo” dopo la separazione, bensì diventa improvvisamente “equilibrato” (paritario) in virtù di un provvedimento emesso da un Tribunale.

Questo repentino mutamento dell’interesse nei confronti del minore da parte dei padri che rivendicano il “vero condiviso” in sede di separazione è motivato dal perseguire il bene del bambino?

Il Professor Straton è convinto di no:

The threat of a joint custody decision may be used by the husband to bargain out of court for a reduction in child support payments (trading children for money in a throwback to the 19th century laws in which children were considered to be property of the father).

La “minaccia” di un affido condiviso è usata dai mariti per negoziare in Tribunale una riduzione dell’ammontare dell’assegno di mantenimento per le prole (“barattare” i bambini in cambio di denaro è un ritorno al passato, alla legislazione del 19esimo secolo in cui i bambini erano a tutti gli effetti una “proprietà” del padre).

Ciò che suggerisc il Professor Straton nella prima parte dell’articolo è quindi una revisione del concetto di “superiore interesse del minore” alla luce del fatto che non si può dare per scontato che non vi siano differenze di genere fra le figure genitoriali: garantire un rapporto “equilibrato” fra i genitori – se con equilibrato si intende “paritario” – non è sempre necessariamente un elemento di “continuità” per il bambino, ma può rappresentare un brusco cambiamento.

Un cambiamento motivato, nella migliore delle ipotesi, dalla mera convenienza economica del provvedimento. Perché nella peggiore delle ipotesi, ciò che interessa a questi padri è continuare a mantenere il controllo sulla ex partner.

A tale proposito vi rimando alle considerazioni dell’APA:

In molte di questa famiglie prima della separazioni i padri non erano attivamente coinvolti nella vita dei figli. Combattere per un coinvolgimento nella crescita dei bambini è per questi padri uno strumento per mantenere il controllo dopo la separazione.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Il superiore interesse del minore e il genere

  1. Simona ha detto:

    Condivido! Noi donne dobbiamo subito andare a lavorare non giocare a fare le mantenute. Allora forse avremo giustizia ed equilibrio.

    • Sminuire il lavoro di cura svolto a casa non incoraggia certo chi si occupa di questo tema a valutarvi come genitori competenti. Come può una donna affidare un bambino ad un soggetto che a gran voce la accusa – in quanto madre – di “non fare niente”? E ovvio che la donna è convinta che chi sostiene questo genere di argomenti, una volta con i bambini, non farà niente: ed è esattamente questo che spaventa le madri, l’incompetenza di questo genere di arroganti soggetti…
      “3 uomini e una culla” è del 1985, e ancora siamo qui a discutere di “mamme che non fanno niente”?
      http://www.imdb.com/title/tt0090206/
      C’è anche il remake americano…

    • Lilli ha detto:

      Simone, svegliati: le donne fanno nascere i bambini (non gli uomini), li crescono e contestualmente lavorano in casa e fuori casa. Prova a farlo tu.

  2. Sergio da Taranto ha detto:

    Il Professor Straton ha seriamnte bisogno di una buona vista psichiatrica

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