Se non sai spaventare, che razza di mostro sei?

Monsters-University-MikeNella stessa settimana in cui il cinema propone Turbo, la storia di una lumaca che vince la 500 Miglia di Indianapolis, esce anche Monster University, il prequel di Monster & Co.

Il cinema di animazione ci ha abituato a vedere realizzati i sogni più improbabili: il topolino che diventa un grande chef, il grasso panda che si trasforma nel Guerriero Dragone, il minuscolo e occhialuto galletto  che diventa l’eroe della squadra di baseball, poi salva la città da una invasione aliena e trova pure l’amore…

In questo panorama di sfigati e reietti che si riscattano attraverso la fama e la gloria, la storia di Mike Wazowksi propone a grandi e piccini una lezione ben più difficile da digerire: i sogni non sempre si realizzano.

Mike Wazowksi è un mostro in un mondo di mostri. In una società in cui il gradino più alto è occupato da chi fa più paura, Mike Wazowksi è un mostro che non spaventa neanche il bambino più sprovveduto.

Come nelle migliori tradizioni, il nostro piccolo e buffo eroe non si rassegna e si dedica anima e corpo a far ricredere tutti quelli che lo hanno umiliato e deriso: con impegno e determinazione persegue l’ambizioso obiettivo di prendere la laurea da “spaventatore” per conquistarsi un posto nell’olimpo dei mostri.

Perché, come afferma l’algido Rettore Tritamarmo (che è una femmina, ma Rettora non credo proprio che esista), “spaventare è il metro del valore di un mostro. Se non sai spaventare, allora che razza di mostro sei?”

Chiunque abbia visto (e se non lo avete visto, provvedete!) il poetico Monster & Co, sa che Mike Wazowski non è mai diventato uno spaventatore.

Monster University è infatti la storia di un fallimento: nonostante la ferrea volontà, nonostante lo studio matto e disperatissimo, nonostante ad un certo punto arrivi anche una sgangherata banda di amici piena di buone intenzioni a supportare Mike con un eccellente lavoro di squadra, il nostro eroe deve rassegnarsi al fatto che non farà mai paura a nessuno.

Questo, a mio parere, ci dovrebbe far riflettere almeno su due cose.

La prima è sicuramente l’importanza di uno dei sentimenti fra i più disprezzati: la frustrazione.

Se avessi ricevuto 5 centesimi ogni volta che l’aggettivo “frustrata” mi è stato rivolto con l’intento di umiliarmi, adesso non sarei qui ma a godermi un castello in Scozia mentre un azzimato maggiordomo mi versa un bel whisky… eppure non credo ci sia una persona al mondo che possa dire in tutta sincerità “io non mi sono mai sentito frustrato”.

Gestire la frustrazione è una abilità troppo sottovalutata al giorno d’oggi. Non la si ritiene necessaria, perché il fallimento non è contemplato, ma la sua assenza è una condanna all’infelicità.

Siamo abituati a credere, da tempo immemorabile, di essere gli unici artefici del nostro destino: «Faber est suae quisque fortunae», dicevano i Romani.

Ma la realtà è che sei una lumaca non puoi pensare di iscriverti ad una gara di automobili e questo ha poco a che fare con l’impegno o la determinazione.

Ci sono dei limiti che la vita ci impone, limiti che non abbiamo gli strumenti per superare. Ci sono situazioni dalle quali non possiamo uscire vincenti, ci sono obiettivi che non possiamo ragiungere e altri che non abbiamo neanche il diritto di pretendere di raggiungere.

Questo ci dà la misura del nostro valore?

Il secondo punto sul quale vorrei riflettere è: dove nascono i nostri desideri?

Se il topolino Rémy, nel film Rataouille, era dotato di un olfatto e di un senso del gusto fuori dal comune e dalle sue doti era scaturito il sogno di cucinare, quello che desidera il povero Mike Wazowski non è tanto “spaventare”, quanto “essere accettato”. Mike non vuole essere uno “spaventatore” perché questo è il suo personale e speciale talento, vuole diventare uno “spaventatore” perché la società dei mostri è organizzata secondo una rigida gerarchia che stabilisce che esistono dei mostri che “valgono di più” e mostri che “valgono di meno” e lui non vuole sostare nel gradino più basso: vuole essere uno dei “vincenti”.

Impara ad essere quel che sei e impara a rinunciare con dignità a ciò che non sei diceva Henri Frédéric Amiel.

Mi sento di aggiungere: non credere a quelli che pensano di misurare ogni persona con il medesimo metro.

Non lasciamo che sia la società a costruire i nostri sogni. Siamo tutti meravigliosamente diversi e ognuno di noi ha il suo specialissimo talento; su quello – e non sulle aspettative di chi passa il suo tempo a “misurare le persone” – dovremmo provare a costruire un destino.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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