Chi ha paura di Paul Elam? Ovvero: i papà separati degli USA

chi_ha_paura_di_virginia_woolfDal sito del Southern Poverty Law Center:

Il suicidio di uno dei leader attira l’attenzione sul Movimento per i Diritti degli Uomini (Men’s Rights Movement)

di Arthur Goldwag

(un uomo; come tutti gli altri autori degli articoli sullo stesso argomento:

Dalla Francia: i papà separati, un movimento internazionale, di Patric Jean

Dall’Australia: i papà separati e la violenza contro le donne, di Michael Flood)

Dopo 10 anni di battaglie in Tribunale, di counseling ordinato dalla Corte e in vista di un imminente arresto per mancato pagamento degli assegni di mantenimento per la figlia, Thomas James Ball, uno dei leader della succursale di Worcester della Fatherhood Coalition del Massachusetts, aveva raggiunto il limite. Il 15 giugno 2011 si è cosparso di benzina e si è dato fuoco fuori dal Cheshire County, N.H., Courthouse. E’ morto in pochi minuti.

In un lungo testamento, giunto dopo la sua morte al Keene Sentinel, Tom Ball ha raccontato la sua storia. Tutto quello che aveva fatto era stato schiaffeggiare la sua bambina di 4 anni, facendole sanguinare la bocca, una sera che, mentre la metteva a letto, lei gli aveva leccato la mano. La legislazione sulla violenza domestica creata dalle femministe aveva fatto il resto. “25 anni fa – leggiamo nel testamento – il Governo Federale ha dichiarato guerra agli uomini. E’ ora di aprire gli occhi su come sono impegnati in questa causa. E’ ora, ragazzi, di dar loro un assaggio di battaglia.” Invitando all’insurrezione, offriva suggerimenti per costruire Molotov e incoraggiava i suoi lettori ad usarle contro Tribunali e stazioni di Polizia. “Ci saranno dei caduti in questa guerra” aveva previsto “Alcuni saranno uccisi, alcuni feriti, alcuni catturati. Alcuni saranno dei loro, ma ci saranno dei caduti anche fra i nostri.

Per quelli che associavano il “movimento per i diritti degli uomini” e il “movimento dei papà separati” con gruppi New Age che nei boschi suonano i tamburelli, la ferocia della retorica di Ball, l’orrore suscitato dal suo atto estremo e, soprattutto, la vasta e vistosamente misogina reazione ad esso sono stati una rivelazione. Quando la femminista Amanda Marcotte, una fra le più detestate dal movimento, osservò che “darsi fuoco è un modo estremo ma efficace per lasciare la ex moglie in un inferno in terra”, un post del blog Misandry.com reagì con furia: “Da che pulpito viene la predica! Lei è malvagia, una malvagia tanto abietta che come una malattia andrebbe estirpata, insieme a tutte le altre arpie nazifemministe“.

Non è sorprendente che un gran numero di uomini, oggi, senta minacciato il proprio ruolo nella società a causa dei drammatici cambiamenti che negli ultimi anni hanno riguardato soprattutto la famiglia. Simili reazioni ci sono state anche in seguito alle battaglie per i diritti civili, a quelle del movimento per i diritti dei gay e tutte le altre fondamentali rivoluzioni culturali.

Ciò che è scioccante è la violenza fisica e verbale che si accompagna a questa reazione.

Il suicidio di Ball ha attirato l’attenzione su un mondo nascosto popolato da misogini, uomini che odiano le donne la cui furia va molto oltre il criticare il sistema giudiziario o le leggi contro la violenza domestica o denunciare il fenomeno delle false accuse di stupro. Ci sono centinaia e centinaia di siti, blog e forum impegnati ad attaccare virtualmente tutte le donne (o quantomeno le donne occidentali), conosciuti come la “manosphere”, che adesso include anche una pagina in memoria di Tom Ball (“E’ morto per i nostri bambini”).

Se alcune di queste pagine esprimono legittime e qualche volta inquietanti proteste per il trattamento che ricevono gli uomini, ciò che è più degno di nota è il tono misogino che le pervade. Le donne sono definite puttane, avide, tentatrici e peggio ancora; gli uomini “troppo comprensivi” sono definiti “zerbini”; polizia e altre figure istituzionali vengono definite il loro “braccio armato”. Anche Ball – che non biasimava la ex moglie, ma definiva lei e i suoi tre figli come vittime delle autorità – denigrava le “femministe odiatrici di uomini” definendole “malvagie distruttrici di tutto ciò che è buono”.

Questo genere di disprezzo per le donne è sempre più visibile nella maggior parte delle società occidentali ed è connesso ad altre manifestazioni: l’opposizione al matrimonio fra persone dello stesso sesso, all’immigrazione di non-Cristiani, all’aumentare delle donne nel mondo del lavoro e anche, in alcuni casi, all’emancipazione degli Afro-Americani. Giusto qualche settimana dopo la morte di Ball, quando ancora i segni dell’incendio erano visibili sul marciapiede di Keene, N.H., questo è stato reso più chiaro da un norvegese di nome Andres Behring Brevik.

Il 22 luglio, Brevik ha massacrato 77 concittadini, la maggior parte dei quali teenagers, a Oslo e in un campo estivo sull’isola di Utøya, perché era convinto che loro, o i loro genitori, fossero quel genere di “liberali politicamente corretti” che autorizzavano l’immigrazione dei musulmani. Ma Brevik era altrettanto da dire anche sul femminismo, sulla famiglia e sui diritti dei papà separati: “La più grande minaccia alla famiglia è il divorzio a richiesta” – scrisse nel manifesto che postò poco prima di dare il via alla sua orgia di morte – “Il sistema andrebbe riformato di modo che al padre venga garantito il diritto di custodia di default.

La manosphere illuminata. Un post di approvazione pubblicato su The Spearhead, un magazine online per la “difesa di noi stessi, le nostre famiglie e dei nostri amici uomini” commentò: “Che cosa potrebbe essere più ‘occhio per occhio’ dell’uccidere i figli di coloro che sono così favorevoli alla distruzione della famiglia e della patria degli uomini?

Il Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM), conosciuto anche come il “movimento dei papà separati”, è costituito da un insieme di gruppi disparati, che spesso si sovrappongono, e da un insieme eterogeneo di individui. Alcuni di questi hanno sicuramente validi motivi per lamentarsi, sono stati in prigione, hanno subito un drastico impoverimento e una dolorosa separazione da figli amati sinceramente.

Jocelyn Crowley, Ph.D. all’Università Rutgers, New Jersey, e autrice del libro “Defiant Dads: Fathers Rights Activists in America”, sostiene che la maggior parte di coloro che si aggregano ai gruppi “reali” (in contrapposizione a quelli “virtuali”) di papà separati non cercano tanto di attaccare il sistema, quanto soffrono nel sentirvisi intrappolati. Ciò di cui parlano, principalmente, quando li si incontra faccia a faccia, è di come occuparsi della ex-partner ed avere una relazione migliore con i figli.

Ma Molly Dragiewicz, una criminologa presso l’University of Ontario Institute of Technology e autrice del libro “Equality With a Vengeance: Men’s Rights Groups, Battered Women, and Antifeminist Backlash”, spiega che i casi nei quali i padri sono “maltrattati” da Tribunali e autorità non sono assolutamente “la norma”. Quella piccola percentuale di separazioni che finiscono in un processo sono, sproporzionatamente, quelli in cui abusi ed altri problemi mettono in dubbio l’opportunità di un affido condiviso. Anche quando una donna riesce a documentare sufficientemente gli abusi perpetrati dall’ex marito – sostiene la Dragiewicz – non è così probabile come dovrebbe che riesca ad ottenere l’affido esclusivo dei prorpi figli.

Il Movimento ricomprende anche gli uomini che hanno “acquistato” un moglie per posta, gli irriducibili violenti e tutti quegli aspiranti artisti del rimorchio ansiosi di imparare le “regole del gioco” (cioè quei tricchetti psicologici che si suppone debbano rendere più semplice sedurre le donne). George Sodini, che riversò la sua rabbia contro le donne nel suo blog prima di sparare contro 12 di esse (3 sono morte) era uno di questi. Prima di compiere la strage nella palestra di Pittsburgh, nel 2009, era uno studente – chiaramente non uno dei più dotati – di R. Don Steele, l’autore di “How to Date Young Women: For Men Over 35”. “Mi vesto bene, sono pulito, sbarbato, giusto un sentore di colonia – ci sono 30 milioni di donne tra i 18 e i 25 anni in questo paese e nessuna vuole stare con me” aveva scritto, con il pathos tipico, presumibilmente, dei lettori di Steele.

Un altra tipologia di membri del movimento ha invece rinunciato al sesso, o almeno alla possibilità di una relazione sentimentale o al matrimonio; si definiscono con l’acronimo MGTOW (Men Going Their Own Way). “Se sei disponibile a sposare una donna – una qualsiasi donna – occidentale, allora devi anche essere pronto a diventare il protagonista di una storia di omicidio suicidio non appena lei minaccia il divorzio, di strapparti i bambini e ogni singolo dollaro che hai guadagnato, che guadagni e che guadagnerai.” scrive uno dei commentatori sul sito “The Spearhead”. “Se un uomo rapisce i tuoi bambini, ti ruba la casa, il portafiglio e svuota il tuo conto in banca, non ci penseresti un attimo ad ucciderlo: è autodifesa. Perché dovrebbe essere diverso con una ex-moglie che fa le stesse cose con il beneplacito della legge?”

Alcuni di questi membri mostrano un eccessivo interesse per le ragazzine o per quelle donne “davvero femminili” (e intendono: docili), di solito donne che vengono dal Sud America o dall’Asia. Altri, quelli che hanno interiorizzato la dottrina Cristiana in merito al “dominio”, sono in cerca di donne “sottomesse” che celebrino la medesima dottrina.  Altri ancora sono semplicemente sessualmente impacciati, confusi e sospresi dal cambiamento dei costumi sociali.

Il comune denominatore è il risentimento nei confronti del femminismo e delle donne in generale.

“E’ ironico” osserva la scrittrice femminista Amanda Marcotte “Questi siti misogini devono la loro esistenza ai successi del femminismo. Ad un certo punto degli ultimi anni il fatto che le donne potessero arrivare al potere (pensiamo ad Hilary Clinton, Rachel Maddow e si, anche Sara Palin) è diventata una realtà impossibile da mettere in discussione. Essere sessisti è diventato sempre meno accettabile e questo rende gli uomini ansiosi.” Contemporaneamente la violenza domestica e i crimini a sfondo sessuale hanno cominciato ad essere perseguiti dalla legge con maggiore frequenza che nel passato: aumentano i rifugi, i servizi sociali e il supporto legale a disposizione delle donne maltrattate.

Alcuni esperti sostengono che il Movimento per i Diritti degli Uomini ha negli ottenuto notevoli successi. I gruppi, dice Rita Smith, Direttrice del National Coalition Against Domestic Violence, hanno influenzato il modo in cui i Tribunali gestiscono i casi in cui l’affidamento è controverso, soprattutto quelli in cui vengono presentate accuse di abuso, diffondendo l’idea che esista una cosa chiamata “Parental Alienation Syndrome” (la Pas sarebbe un disturbo clinico in cui un minore compulsivamente denigra uno dei genitori a causa dell’indottrinamento dell’altro genitore, spesso accusandolo falsamente di abusi, ma non è riconosciuto come disturbo né dall’American Psychiatric Association né dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). Citando gli studi che dimostrano che le false accuse di abuso rivolte contro gli uomini sono molto meno comuni di quanto affermano i membri del Movimento e gli entusiasti sostenitori della Pas, la Smith afferma che nonostante questo i gruppi sono stati in grado di convincere i consulenti chiamati a valutare i casi di affidamento, i mediatori, i tutori legali dei minori e gli operatori dei servizi sociali  che le donne e i bambini mentono quando parlano di abusi.

Un abuso che non può essere in alcun modo negato è la denigrazione di alcune donne messa in atto da diversi siti dei gruppi di papà separati.

L’esempio migliore è in assoluto il “Register-Her“, un elenco di donne che “hanno causato danno a persone innocenti sia con atti diretti come stupro, aggressione, molesite e minori ed assassinio, oppure attraverso le false accuse”. Il sito è stato creato da Paul Elam, il blogger che è dietro la pagina A Voice For Men, meno di due settimane dopo il suicidio di Tom Ball. “Se Mary Jane Rottencrotch decide di produrre false accuse di violenza domestica contro il marito per ottenere vantaggi in sede di separazione” si è vantato Elam durante il suo radio show su Internet “noi possiamo pubblicare tutte le informazioni personali su di lei nel sito, inclusi nome, indirizzo, numero di telefono… persino il tragitto che fa per andare al lavoro.”

Sotto il titolo “Perché queste donne non sono in prigione?” il sito ospita foto e informazioni di circa 250 presunte criminali, incluse donne famose come Lorena Bobbit e Tonya Harding, sebbene Elam non abbia mai messo in atto la minaccia di pubblicare indirizzi o numeri di telefono. Molti nomi della lista sono di donne finite in prigione per crimini di svariato genere, ma la maggior parte sono di donne dichiarate non colpevoli o donne mai accusate di nessun reato. Una nota femminista, ad esempio, è nel sito accusata di “misandria”.

Il sito di Elam può spaventare i suoi obiettivi. Una volta è arrivato ad offrire un premio in denaro al primo lettore che scovasse il vero nome di una blogger femminista che si celava dietro uno pseudonimo. In un’altra occasione ha individuato una blogger part-time di Chicago che si descriveva come “una attivista vegetariana con due bambine”: la sua colpa era di aver scritto del suo disagio nei confronti degli adulti maschi che accompagnavano le bambine al bagno nella scuola materna delle figlie. A tale proposito la donna aveva ammesso di avere un atteggiamento sessista, ma aveva concluso: “Preferisco avere torto che scoprire di avere ragione”. Appena inserita nella “lista delle cattive” la blogger è stata attaccata da tutti i siti del Movimento. “Non uso sempre la parola stronza per descrivere una donna” infuriava un post “ma quando lo faccio è in occasioni come questa”. Scioccata, la mamma-blogger ha cancellato il post incriminato e si è pubblicamente scusata per la sua “demonizzazione degli uomini”.

Ma non era abbastanza. “Prendi di mira i padri e solo i padri” l’ha rimproverata Elam “Mi colpisce che non sei mai stata davvero giudicata per una sola delle azioni della tua vita. E’ molto probabile che il concetto di totale e disinteressata responsabilità ti è completamente estraneo”. Nel forum del Movimento su Reddit un altro furioso post: “Questo episodio dovrebbe servire da avvertimento per tutte quelle femministe odiatrici di uomini là fuori che credono di poter gridare indisturbate nel web i loro messaggi di odio. Alla fine saranno tutte giudicate per questo e tutto il mondo scoprirà che genere di persone depravate sono davvero“.

Amanda Marcotte, che è fra gli obittivi preferiti del Register-Her, scrive sugli attivisti del Movimento molto meno di quanto non facesse in passato. E questo non perché non li prenda sul serio – hanno introdotto fin troppi discorsi anti-donna, anti-bambini, pro-abuso, pro-stupro nel dibattito pubblico per non essere presi sul serio – ma perché “sono così ostinatamente cattivi. Diventa terribile in un attimo.” La Marcotte afferma che il Register-Her può incitare alla violenza contro i suoi obiettivi, soprattutto perché molti fra gli attivisti più arrabbiati sono abusatori nella vita reale. “Interagiscono con i loro avversari online” dice “esattamente allo stesso modo in cui si relazionano con la partner o i figli: ti farò piangere per davvero“.

“Non so se Thomas James Bell abbia mai visitato questo sito”, scrisse Elam sul suo blog quando pubblicò il Register-Her “Ma ciò di cui sono convinto è che se fosse ancora vivo sarebbe un diavolo di soldato in questa guerra.

I primi colpi nella guerra contro le donne sono stati sparati 22 anni prima del suicidio di Tom Ball. Il 6 Dicembre 1989 Marc Lepin, un problematico studente di informatica di 25 anni, è entrato nella Ecole Plytecnique di Montral, Canada, con un fucile Ruger Mini-14 semi-automatico e un coltello da caccia. Quindi si è introdotto in una classe, ha ordinato agli uomini di uscire ed ha allineato le donne contro il muro.

“Sto combattendo il femminismo” ha annunciato prima di aprire il fuoco “Voi siete donne che vogliono diventare ingegneri. Siete un mucchio di femministe. Io odio le femministe”.

Quando infine rivolse l’arma contro se stesso, 14 donne erano morte e 10 ferite; anche 4 uomini serano stati colpiti. Il biglietto ritrovato nella tasca di Lepin conteneva una lista di 19 “femministe radicali” che sperava di uccidere e un messaggio: “Ho deciso di spedire le femministe, che mi hanno sempre rovinato la vita, al Creatore… Vogliono tenersi tutti i vantaggi dell’essere donna e prendersi anche quelli degli uomini.”

Oggi, questo genere di rabbia è rivolta spesso verso tutte le donne, non solo verso quelle percepite come femministe. “Le donne non hanno bisogno di maggiore potere per arrivare ad odiare ed usare gli uomini” ha scritto recenetmente il blogger Alcuin “Hanno sempre usato gli uomini; e forse li hanno anche sempre odiati.” Un altro blogger, Angry Harry: “Ci sono, letteralmente, miliardi di dollari, numerosi imperi e milioni di posti di lavoro che dipendono dal far credere alla gente che le donne debbano essere difese dagli uomini.

“A buon intenditor poche parole” ha scritto un blogger conosciuto come Rebunking Feminism “Gli animali-donne sono in cerca di risorse e geni… Guardate a loro come agli animali che sono diventate e agite di conseguenza.

Molti sono pronti a sostenere la violenza contro le donne: “Ci sono donne, e sono molte, che meritano solo un bel calcio nel culo” – ha scritto Paul Elam in un saggio dal titolo provocatorio “Quando è OK picchiare tua moglie?” –“La vera domanda qui non è se quelle donne meritano di incontrare un bel destro, ovviamente lo meritano, e alcune ne meritano uno così ben assestato da lasciarle in terra incoscienti, se è necessario a proteggere degli innocenti dai danni che potrebbero fare. La vera domanda è se gli uomini meritano di essere messi nelle condizioni di difendere se stessi dalla violenza delle donne.”

Per alcuni non sono solo chiacchiere. Nel 2006 Darren Mack, un membro del Movimento dei papà separati di Reno, Nevada, ha pugnalato a morte la moglie dalla quale si era separato e poi ha sparato, ferendolo, contro il Giudice che stava gestendo la sua causa di divorzio.

E le violenze continuano.

A Seal Beach, California, lo scorso ottobre, il giorno dopo che Scott Evans Dekraai e la sua ex-moglie si erano incontrati in aula per discutere dell’affidamento del figlio di 8 anni (Dekraai aveva ottenuto l’affido condiviso, ma pretendeva l’affido esclusivo e la possibilità di decidere in piena autonomia delle cure mediche e della carriera scolastica del bambino), l’uomo è entrato nel salone dove la moglie era parrucchiera con tre pistole. Ha sparato a 7 donne, 6 delle quali sono morte; è inoltre accusato della morte di due uomini, il proprietario del salone, che aveva tentato di fuggire, e di un uomo che era in auto fuori dal salone.

Michelle Fournier, la ex moglie, aveva testimoniato che Dekraai aveva smesso di prendere i farmaci necessari a tenere sotto controllo il suo disturbo bipolare, che aveva tendenze suicide ed era pericoloso. Se fosse sopravvissuta alla sua furia, avrebbe potuto gioire del fatto di aver avuto ragione a temere della propensione alla violenza dell’ex marito. Ma non è sopravvissuta ed è finita ad allungare la lunga e triste lista delle vittime degli uomini che odiano le donne.

cuore

Affettuosamente dedicato ha chi mi ha annunciato che farà sapere a Paul che sono cattiva

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, giustizia, in the spider's web, riflessioni, società, tutti i volti della Pas e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

20 risposte a Chi ha paura di Paul Elam? Ovvero: i papà separati degli USA

  1. Paolo1984 ha detto:

    per protegger degli innocenti si può pure ricorrere alla violenza se necessario, concordo..ma vale per chiunque, anche per gli uomini e anche per Paul Elam

    • Lo sai che io sono contro la violenza… E Paul Elam non parla esattamente di “autodifesa” ma di “pugni preventivi”…

      • Paolo1984 ha detto:

        ma se qualcuno (non m’importa il suo sesso, ma mettiamo sia un Paul Elam) minaccia seriamente di uccidere o fare del male a te e ai tuoi cari per me non è brutto se si becca un pugno.

  2. artilibere ha detto:

    nel leggere questo articolo da appartenente al genere maschile ho provato sentimenti contrastanti: repulsione e vergogna ma anche una gran pena.

    spero di non shockare nessuno dicendo che penso che uomini come Ball ed Elan siano anche vittime oltre che carnefici: vittime di un sistema che lava la testa ed il cuore ai maschi sin dalla pubertà: riempiendoli di concetti come guerra, violenza e virilità.
    sia chiaro che – ovviamente! – nulla voglio togliere alle altre vittime, ben più evidenti, di queste situazioni.

    Jacques Derrida parlava di fallologocentrismo, più comunemente si parla di cultura patriarcale.

    io ammiro moltissimo le donne che stanno combattendo per liberarsi da queste catene, ma vorrei rivolgere a loro una preghiera: ricordatevi che non siete le uniche vittime di queste catene, e ricordatevelo sopratutto guardando i vostri – eventuali – figli maschi.

    vi sono molte persone (di genere indifferente) che hanno scelto di porsi fuori da questo sistema e di agire differentemente, partendo dal pensieri di Gandhi, Tolstoj, Capitini.
    son tutti uomini, per la stessa questione di egemonia culturale maschile che han combattuto, ma le piante che nasceranno dai semi che han piantato non hanno sesso.

    è sempre sbagliato chiudersi nel ghetto del rancore, piuttosto usate la tensione che deriva dalla vostra rabbia per creare una crisi costruttiva e nonviolenta: troverete moltissimi alleati disposti a seguirvi lungo la strada.

    • In tutta franchezza, non mi ritengo una persona rancorosa. Cerco semplicemente di fornire delle informazioni, affinché la gente cominci ad aprire gli occhi su un fenomeno che viene – a mio avviso – minimizzato. Sappiamo dagli studi sui bambini e adolescenti che l’esposizione alla violenza può contribuire allo sviluppo di comportamenti aggressivi e antisociali. Nel nostro ordinamento esiste il reato di incitamento all’odio. Queste sono tutte prospettive sull’argomento che andrebbero seriamente affrontate, prospettive che non necessitano una eccessiva analisi psicologica dei soggetti coinvolti.

      • artilibere ha detto:

        effettivamente se scrivo “è sempre sbagliato chiudersi nel ghetto del rancore” sul tuo blog e in risposta ad un tuo articolo… si potrebbe pensare che mi voglia riferire a te,
        ma non è così 🙂

        mi son espresso male, mi spiace, e di sicuro non ti ritengo una persona rancorosa.. almeno per quello che ho letto (per il resto non ti conosco per niente).

        il mio invito a non chiudersi nel rancore non è ‘contro’ di te, ma in qualche modo voleva essere ‘attraverso’ di te.
        in altre parole spesso questi argomenti vengono affrontati come una guerra da combattere tra due fazioni e in questo quello che scrivi mi sembra in controtendenza.

        per questo l’invito, la preghiera, rivolta a te ma sopratutto a chi legge è quella di generare la crisi, aprire questa crepa, stando alla larga dalla violenza: nei fatti come nel linguaggio.

        probabilmente né Ball né Elan né altri sono felici nella loro realtà di violenza, anche loro ci guadagnerebbero se cambiassero approccio; quella mentalità è figlia di una cultura millenaria lose-lose e che non è certo l’unica possibile.
        cercare di sviluppare una cultura diversa, in cui coinvolgere anche il genere maschile può accelerare il raggiungimento degli obiettivi e sopratutto è il modo di renderli permanenti.

        spero di essere riuscito ad essere più chiaro e che sia chiaro che il commento era tutt’altro che un attacco a te. grazie 🙂

      • Grazie. E a tale proposito: “Il genere umano può liberarsi della violenza soltanto ricorrendo alla non-violenza. L’odio può essere sconfitto soltanto con l’amore. Rispondendo all’odio con l’odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso” (Gandhi)

      • artilibere ha detto:

        “…si è cominciato a scrivere ‘nonviolenza’ in una sola parola, sicché si è attenuato il significato negativo che c’era nello scrivere ‘non’ staccato da ‘violenza’, per cui qualcuno poteva domandare: ‘va bene, togliamo la violenza, ma non c’è altro?’ Se si scrive in una sola parola, si prepara l’interpretazione della nonviolenza come di qualcosa di organico, e dunque, come vedremo, di positivo” (Aldo Capitini)

    • Paolo1984 ha detto:

      la virilità può essere vissuta in molti modi

      • artilibere ha detto:

        per come la vedo io la virilità, lo stesso concetto di virilità, è una truffa.
        è solo uno dei tanti schemi sociali a cui viene chiesto di obbedire in cambio di un riconoscimento o un apprezzamento; è un modo in cui la collettività può controllare gli individui prendendosi un po’ del loro l’essere individui e collocandoli in un ruolo.

        se ti si richiede di essere virile ci si può aspettare che tu ti comporti secondo alcune regole (obbediente, duro, militare) e che quindi i tuoi comportamenti siano prevedibili ed inquadrabili. e quando serve al ‘bene comune’, perché no, manipolabili.

        in altre parole se sei un maschio e sei virile non sei una minaccia per il bisogno di sicurezza della comunità: ottieni benevolenza e apprezzamento e in cambio cedi un pochino di libertà.

        a molti sembra un compromesso accettabile – ed io li rispetto – ma a me continua a sembrare una truffa: preferisco tenermi la mia libertà anche a costo del disprezzo e dell’incomprensione dei più.

      • Paolo1984 ha detto:

        io insisto nel dire che ci sono molti modi di vivere la mascolinità e la femminilità..più o meno diffusi ma legittimi..è molto più complesso di quanto di solito si crede

      • Jerry ha detto:

        Le signorine che tanto fanno le schizzinose sulla virilità poi sono le prime a guardare il numero dei centimetri

      • http://www.treccani.it/vocabolario/virilita/
        Non parla di centimetri, in merito al significato di virilità…

      • Paolo1984 ha detto:

        ognuno ha il diritto di guardare quello che vuole

  3. Vale ha detto:

    Giuro, non capisco. Ci provo, eh, ma non capisco. Non capisco perché questi “signori” odino le donne. Sono nati da donne, si sposano donne e sono padri di donne. Eppure le odiano. Perché?
    Quando chiedi a una persona perché odia ad esempio gli omosessuali, ti risponde che è perché “non sono normali, è contronatura”. Ridicolo, ma almeno una spiegazione razionale (secondo loro) c’è. Ma odiare le donne? Sono più della metà della popolazione, da questo punto di vista gli “anormali” sarebbero gli uomini.
    Il DNA è lo stesso. La razza, la religione, il colore della pelle… ci sono donne di ogni tipo, quindi neppure questa può essere la ragione.
    E allora perché le odiano? E soprattutto, perché diamine pensano che loro possono avere e fare di più di quanto non possa la loro controparte femminile? Giuro, è un’assurdità. Talmente assurda che non la capirò mai. E il bello è che si sentono anche legittimati in ciò che dicono.
    Vale

  4. pinzalberto ha detto:

    Siamo schiavi del benessere. I nostri nonni non avevano tutto questo tempo da perdere, troppo stanchi dopo una giornata in campagna. Per la cronaca, la definizione “è morto per i nostri bambini” comprende anche i bambini di sesso femminile? Le stesse che da adulte verranno tanto vezzeggiate con amore paterno dalle varie associazioni di papà separati? Non è un controsenso? Questi uomini dicono di lottare anche per le loro figlie per poterle riconsegnare da adulte ad una società maschilista e misogena, senza nessuna difesa nei confronti di eventuali mariti violenti. Non ho parole.

  5. Artemide B. ha detto:

    Penso che ci sia un problema ormai radicato atavicamente nella psiche maschile.
    Quello dell’onnicomprensività culturale. Ovvero sia, gli uomini, non si sa bene per quale motivo, ma tendono spesso e volentieri a parlare ed agire per conto delle donne, in nome delle donne, al posto delle donne, su problemi o situazioni che eventualmente riguarderebbero solo, o soprattutto, le donne stesse.
    E’ di qualche giorno fa la notizia d’un incontro in Arabia Saudita sui diritti delle donne… in cui tutti i convitati erano uomini, che hanno indossato lembi di stoffa rosa per… boh… mostrare qualche forma di deviata empatia o immedesimazione con l’altro sesso, forse…
    Nell’antica Grecia a teatro i personaggi femminili erano interpretati.. da uomini con maschere femminili.
    Solo gli uomini hanno creato delle religioni monoteistiche patriarcali volte a darsi un’autolegittimazione d’effimera superiorità sociale, e nel farlo hanno preso cantonate su cantonate nel parlare o raccontare di donne (e da lì nascono i parti verginali, le donne sacchi di letame di Oddone da Cluny e via dicendo).
    Molti uomini (anzi, mi correggo, tutti gli uomini contrari alla legge 194/78), ancora oggi, si sentono legittimati a discettare di gravidanze ed aborti mettendosi sullo stesso piano delle donne, come se li riguardasse in egual misura. Poi magari se una donna “osa” parlare di prostata te la menano tutto il giorno col fatto che una donna non può capire, perché è una cosa che riguarda solo gli uomini.
    Non parliamo poi delle stupidaggini sulla sessualità femminile, in primis che l’orgasmo clitorideo sarebbe solo un’invenzione contemporanea perché l’unico vero orgasmo è quello vaginale. Again, come se avessero una benché minima esperienza personale diretta in proposito. Ed again, se poi tu “osi” dire qualcosa sulla sessualità maschile, ecco che i suddetti si lagnano, perché “la sessualità maschile è troppo complicata per poter essere capita da una femmina” (eccerto, sempre quando fa comodo, eh? 😀 ).

    • Paolo1984 ha detto:

      Strano, io ho sempre sentito dire che è la sessualità femminile ad essere più complessa.
      Per quanto riguarda l’orgasmo femminile, non ce n’è uno più autentico di un altro sono d’accordo.

  6. Pingback: #IDontNeedFeminismBecause : il maschilismo non ha genere. E’ possibile fare autocritica? – Un altro genere di comunicazione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...