Abuso sessuale sui minori. Scenari dinamiche testimonianze.

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In attesa dell’uscita del libro “Abuso sessuale sui minori. Scenari dinamiche testimonianze” di Giuliana Olzai (Editore Antigone), eccovi la prefazione, redatta dal Professor Cancrini:

“Se la famiglia è un inferno”

Il libro di Giuliana Olzai è un libro importante per tutti quelli che operano nel campo degli abusi e dei maltrattamenti ai minori. Quella che viene offerta da questo studio, infatti, è la possibilità di dare uno sguardo d’insieme al problema.

Si analizzano infatti tutti i procedimenti aperti presso il Tribunale di Roma in un periodo compreso fra il 2000 e il 2003, ben 288 procedimenti (per 350 minori e 326 indiziati) e si approfondisce l’iter di quelli (180 procedimenti, 238 vittime e 196 imputati) in cui, a seguito delle indagini preliminari, l’indiziato è stato imputato di violenza sessuale su minori di età inferiore ai 14 anni.

All’interno, il tutto, di uno studio competente e appassionato, capace di fornire numeri precisi ed esaurienti ma di dare conto, nello stesso tempo, della drammaticità esplosiva delle singole vicende, proponendo una galleria di ritratti, basati sulle parole asciutte dei documenti giudiziari, destinata a restare nella mente e nel cuore di chi a questa lettura si avvicinerà e di cui io qui non parlerò rinviando il lettore al testo. Con alcune indicazioni generali, però, di grande interesse cui già in questa sede è opportuno, a mio avviso, dare il giusto rilievo.

La prima, importante soprattutto dal punto di vista dei clinici, è quella che riguarda gli scenari e le dinamiche dell’abuso sessuale. Distribuiti in modo molto simile fra le diverse età, gli abusi sono denunciati spesso con notevole ritardo, infatti, come i terapeuti ben sanno, per motivi che attengono soprattutto alla complicità, alla paura e alla vergogna.

Riguardano in maggioranza bambini italiani e sono compiuti in larga maggioranza da italiani, in ambito spesso famigliare, a danno soprattutto delle bambine (185 contro 53 maschi); prevedono una qualche forma di penetrazione in un quarto circa dei casi e consistono più frequentemente in toccamenti masturbatori; sono generalmente reiterati su tempi abbastanza lunghi (soprattutto se si verificano in famiglia) ma vengono rivelati ad un famigliare in una percentuale di casi inferiore alla metà.

Un insieme di dati che corrisponde, sostanzialmente, a quello fornito dalle ricerche, sempre più parziali, svolte nei centri specialistici e che conferma ancora una volta in modo drammatico l’osservazione per cui l’abuso sessuale su minori avviene soprattutto nelle situazioni in cui la famiglia, invece di svolgere una funzione protettiva, si trasforma, per il bambino abusato, in un inferno da cui è difficile difendersi e liberarsi: con una denuncia destinata, abitualmente, a renderne problematica o impossibile la stessa sopravvivenza.

Centrata sulla produzione dei procedimenti giuridici, la seconda delle indicazioni proposte dallo studio di Giuliana Olzai è quella che riguarda il ruolo essenziale e decisivo, per l’esito delle denuncia, delle indagini svolte dalla Procura. L’archiviazione in questa fase riguarda infatti il 37,5% delle denunce, un dato di cui è difficile valutare appieno il senso perché la Procura non ha consentito alla Olzai di avere copia dei provvedimenti che hanno avuto questo esito e un dato, tuttavia, che desta qualche preoccupazione in chi, avendo seguito le vicende di alcuni di questi bambini, ha avuto spesso l’impressione di procedimenti bloccati dalla debolezza delle operazioni peritali che si svolgono in questa fase del procedimento giudiziario: indagini frettolose (la durata media è di 30 giorni) ed affidate, spesso, a persone prive di una specifica formazione sull’abuso oltre che di una formazione davvero psicoterapeutica: a persone incapaci, dunque, di stabilire con il bambino una relazione sufficientemente forte ed approfondita da consentire delle «rivelazioni» utilizzabili nel corso del giudizio successivo. Anche se lo studio dimostra, seguendo gli altri casi, come la scrematura che in questo modo si determina nella Procura fa sì che sia piuttosto alta la quantità dei rinviati a giudizio che vengono poi effettivamente condannati: 151 sul 196 pari al 77% dei giudicati.

Interessante, dal punto di vista giudiziario, appare infine la percentuale, assai importante, dei processi portata avanti, soprattutto in Appello, con il rito abbreviato. È anche sulla base di questo elemento, infatti, che è possibile capire perché le pene inflitte agli autori di un reato – così odioso e così pesantemente sanzionato dal punto di vista dell’opinione pubblica e della indignazione generale dei giornali e dei rappresentanti politici, siano abitualmente molto modeste: al di sotto dei due anni in una percentuale pari 61% dei giudicati e superiori ai quattro anni in una percentuale inferiore al 10% dei giudicati.

Dalla lettura dei casi, incalza Giuliana Olzai ed ha ragione «per oltre la metà dei condannati (il 51.7%) sussistono, in effetti, le condizioni e i presupposti del beneficio della sospensione condizionale della pena, generalmente con la presunzione che, nel futuro, questi possano astenersi dal commettere un reato, e non solo: a quasi un terzo di questi (il 30.8%), che costituiscono il 16.8% dei condannati, è stato concesso anche il beneficio della non menzione» anche se è davvero difficile pensare che un condannato per violenza sessuale sui minori, spesso anche reiterata, possa davvero astenersi in futuro dal commettere lo stesso tipo di reato. Soprattutto se, come nella grande maggioranza di questi casi, quello che manca, nel prosieguo di queste storie, è un adeguato intervento terapeutico.

L’interrogativo proposto da questi dati pesa in effetti come un macigno nella testa e nel cuore di chi a tutti questi dati si accosta venendo da un’esperienza di lavoro sul campo. Costringendoli a chiedersi, soprattutto, a cosa abbiano pensato finora i legislatori che parlano (gridano) sulla pedofilia. Tranquillamente dimenticandosi, senza probabilmente rendersene conto, dei rischi cui vengono sottoposti gli altri bambini di fronte a persone che tornano pericolosa- mente libere dopo pene così deboli.

Le disposizioni di legge sugli abusi ai minori vanno riviste? Io credo proprio così e credo che i dati proposti da Giuliana Olzai in questo studio straordinario lo indichino con una chiarezza del tutto nuova nel panorama stantio dei dibattiti politici e giornalistici sugli abusi sui minori.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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2 risposte a Abuso sessuale sui minori. Scenari dinamiche testimonianze.

  1. elena ha detto:

    che il 77% dei giudicati venga condannato mi pare purtroppo una fiaba ormai troppo vecchia e poco realistica….! forse nel 2003, ma oggi a distanza di 10 anni (e non capisco perché questo importante libro non riporti dati odierni) la situazione è decisamente più drammatica. Proprio nel Tribunale di Roma l’assoluzione da questi reati è ormai quasi certa, conosco troppi casi purtroppo, soprattutto d’incesti, in cui di fronte a bambini che confessano, testimoni, a volte anche segni fisici ma con lo stesso risultato: NEGARE fino alla morte che il fatto sia accaduto. Ovvero: “assolto perché il fatto non sussiste”. Questa è la moda ora, questo è il tabù, questo è il vero scandalo, molto più della pena breve: almeno lì hai una condanna che perlomeno aiuta a tutelare i bambini in qualche modo! Ma con l’assoluzione il bambino è in serio pericolo, è la sua seconda violenza…

  2. Pingback: lo chiamano amore ( e invece è pedofilia) | SUD DE-GENERE

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