Baricco legge l’Iliade e Maglietta l’Odissea

Cantami o Diva dell’ingegner Maglietta

il disegno di legge, che infiniti dubbi

addusse alle donne…

L’eroico Maglietta è connesso e ci intrattiene sui classici e sulla collaborazione, narrandoci con un tono vagamente epico di come le donne e gli uomini di buona volontà si siano uniti in un estasi sublime per partorire le mirabili modifiche alla legge sull’affido condiviso (progetto non ancora disponibile nella versione definitiva, ci dicono…).

Peccato che questa edificante narrazione sia in aperta contraddizione con l’incipit dell’intervista, nella quale si presenta con poca modestia:

“Intanto mi presento: l’affidamento condiviso sono io che l’ho pensato, che l’ho scritto, gli ho dato il nome e l’ho accompagnato fino alla sua approvazione, combattendo perché a forza di emendamenti fosse annacquato il meno possibile, che l’ho difeso successivamente dagli stravolgimenti della giurisprudenza e che oggi, constatata la sostanziale inutilità degli sforzi in tal senso, chiedo al Parlamento di tornare alle origini, introducendo anche alcuni indispensabili aggiornamenti.

“L’affidamento l’ho inventato io!” – tuona dall’Olimpo Maglietta.

In che modo abbiano contribuito tutte le Penelopi e Didone che cita in seguito come entusiaste collaboratrici non è molto chiaro. Probabilmente si sono limitate ad inginocchiarsi ai suoi piedi per bearsi della lieta novella.

peter panSi sa, noi donne non siamo in grado di scrivere: ci voleva un uomo, un vero maschio, per concepire una legge perfetta per noi, una legge in grado di liberarci dall’assalto dei mostruosi Proci che popolano questo tormentato paese.

Ma leggete con quanta poesia il Maglietta descrive le derelitte separate:

“Non è tra il vasto esercito di donne abbandonate (Medea, Arianna, Didone ecc.) che potremo trovare il modello più calzante per illustrare il disagio della condizione della separata, ma presso quella regina così a lungo impegnata nell’educazione solitaria di un figlio e nella gestione di un sia pur piccolo regno: Penelope.

La conosciamo tutti, sappiamo della sua lunga attesa di uno sposo che scompare per vent’anni lasciandola a sostenere da sola la cura dello stato. E sappiamo della folla di pretendenti che ben presto la circonda, che le invade la casa e la logora con pressioni per nuovi legami che nulla hanno di romantico, ma che rappresentano solo il tentativo di approfittare della sua situazione.

E la Penelope di oggi, la donna separata, si trova anch’essa alle prese con una schiera di aspiranti seduttori volgari e arroganti, non di rado sfacciatamente ricattatori.  Essa infatti, non appena il distacco dalla vita precedente si concretizza, e resta senza un uomo al fianco, per “amici” o anche solo conoscenti alla lontana diventa una facile preda da non lasciarsi scappare! Perché realmente questa donna incontra grosse difficoltà nella vita sociale, e quindi sicuramente è un soggetto esposto alla tentazione di farsi aiutare.”

Oh tapine! Abbandonate, assediate da infidi corteggiatori, oberate da un’incombenza al di sopra delle loro forze: educare i bambini! E’ logico che queste poverine, queste tenere prede in cerca di aiuto, non possono che finire sedotte dal villain di turno… E quale sorte terribile le attende!

Meno male che c’è Maglietta, armato di arco e frecce:

“La vera Penelope ha però un vantaggio: la speranza del ritorno di Odisseo, che la sosterrà e le darà la forza di resistere. E Odisseo  tornerà, e col suo arco farà giustizia dei Proci.

… Allora Zeus, ti prego, dammi un arco.”

Oh Marino, Marino! Al fine giungi, col tuo magico disegno di legge a risollevare le sorti di queste disgraziate!

Bisogna riconoscere che noi, poverine, provate da secoli e secoli di attese al telaio, sfiancate da orde di malvagi seduttori incalliti,  non potremmo mai essere in grado, da sole, di concepire una legge che ci calzi a pennello. Forse non sappiamo neanche impugnare bene una penna…

bicMeno male che c’è Maglietta a combattere questa battaglia per il nostro bene! Quasi mi commuove…

Ma la commozione dura qualche secondo, e in me si risveglia la Circe: cosa si nasconde dietro le sembianze di questo novello Ulisse?

circe

I miei affezionati lettori lo sanno bene – il Maglietta non ha pensato, scritto e nominato proprio nulla.

In giro per il mondo i papà separati presentano tutti lo stesso disegno di legge:

abbiamo letto di quello inglese, rifiutato senza appello con queste motivazioni: “Il benessere del minore dovrebbe essere la pricipale preoccupazione della corte, come previsto dal Children Act del 1989. Nessun cambiamento dovrebbe intervenire a compromettere questo principio e non dovrebbe essere introdotta nessuna legge volta ad introdurre o a creare la percezione dell’esistenza di un diritto dei genitori a pretendere un equa divisione del tempo fra le due figure genitoriali.”

abbiamo letto dei papà canadesi, grazie a Maria Rossi e al blog di Massimo Lizzi;

abbiamo letto delle rivendicazioni dei papà australiani, di quelli francesi e infine di quelli americani;

insomma, possiamo dire con assoluta certezza che tutti, ma proprio tutti, questi gruppi di “paladini della giustizia” condividono il medesimo mantra: divisione paritaria del bambino dopo la separazione, imposta a qualsiasi famiglia con una legge che impedisca al magistrato di valutare la situazione.

Ah ah, Maglietta: non è molto “eroico” adornarsi delle piume altrui… Soprattutto quando il sito di Crescere Insieme, l’associazione che vanta la paternità del “vero affido condiviso” (e non dovrebbe), condivide i saggi di un altro affettuoso paparino: il papà della sindrome da alienazione genitoriale.

crescere_insiemecrescere_insieme2Come la mettiamo Maglietta? Che ci dici dell’80, 90% di madri alienanti? Stai pensando di salvare anche loro? Magari rinchiudendole da qualche parte per curarle dal terribile morbo?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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34 risposte a Baricco legge l’Iliade e Maglietta l’Odissea

  1. rosalia ha detto:

    ma che immensa abnorme cazzata è mai questa!! ci mancava solo di scomodare l’Iliade e l’Odissea per sostenere tutte quelle baggianate. Per me questa gente va bene nelle piazze a fare i teatranti, perchè della vita vera, donne, uomini, bambini, amore e crescita… non sanno proprio niente. E visti i danni che fanno è meglio che si affittino uno scantinato e trovino il posto per stare a recitare/ blaterare tra loro!

  2. rosalia ha detto:

    nella fretta ho scritto Iliade e Odissea, ovviamente intendevo solo l’ orribile Odissea di Maglietta

    • In effetti avremmo gradito qualche dettaglio sul disegno di legge, piuttosto che una interpretazione di Omero. Magari Maglietta pensa che non saremmo in grado di comprenderlo, il disegno di legge, così ci racconta quanto è buono e ci rassicura che tutto andrà bene… Quello che vorrei sapere io, in realtà, è se il disegno di legge ripropone il “grave problema” delle false accuse, che è il vero leit motiv dei papà separati. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/18/le-false-accuse/
      A tale proposito vorrei citare quanto affermato da Keir Starmer, a capo del Crown Prosecution Service, la pubblica accusa inglese: “la convinzione errata che le false accuse di stupro o violenza domestica siano comuni può minare il lavoro di polizia e autorità giudiziarie nel momento in cui si trovano ad investigare su questo genere di crimini.” Portare avanti un disegno di legge che alimenta questo mito non può che danneggiare donne e bambini vittime di abusi…

      • Francesco ha detto:

        Ciò che davvero mina il lavoro di autorità giudiziarie sono appunto le false accuse. Lo ammetta; disperdono le energie, creano spostamenti di attenzione dai casi VERI, creano fenomeni di saturazione dell’allarme, impoveriscono gli investimenti assai preziosi…. devo continuare? Le va di citare le migliaia di fonti autorevoli che dicono questo? Per un esperto che sostiene che il fenomeno non esiste ce ne sono migliaia che sostengono il contrario. E ci sono le conferme, checché si faccia di tutto per nasconderle. Ma come sappiamo, ci sono prodotti dell’umana attività che hanno il vizio di venire sempre a galla. La vogliamo smettere di strumentalizzare? E badi bene, le risparmio una replica inutile: che esistano tali abusi è verissimo, e le false accuse ANCHE. Una cosa non nega l’altra. Come un falsario non nega Van Gogh. Anzi, se ne avvale approfittando della sua verità, e ciò dovrebbe indignare per prime le donne.
        http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20FENBI%20-%20A.pdf
        Se le stesse antipatica la fonte, almeno osservi le ricerche. Di donne.
        Saluti, Francesco

      • Ciò che mina il lavoro delle autorità giudiziarie è la diffusione di miti, come quello delle false accuse.
        E ci sono fonti più che autorevoli che dimostrano che “il grave fenomeni delle false accuse perpetrate dalle donne” non esiste. Fonti cui hanno contribuito anche uomini.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/05/sui-falsi-abusi/
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/20/le-false-accuse-in-australia/
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/18/le-false-accuse/
        Cito: “A parlare è Keir Starmer, che, oltre ad essere un avvocato difensore celebre per la sua competenza in tema di diritti umani, è anche il quattordicesimo Director of Public Prosecutions (DPP), a capo del Crown Prosecution Service del Governo della Gran Bretagna…Nei 17 mesi di osservazione, tra il 2011 e il 2012, in Inghilterra e Galles si sono registrati 5.651 casi di stupro e 111.891 casi di violenza domestica; nello stesso periodo, i casi in cui si sono riscontrate false accuse di stupro risultano essere 35, mentre sono solo 6 i casi di false accuse di violenza domestica e 3 i casi in cui le false accuse erano di stupro e violenza domestica insieme… La convinzione errata che le “false accuse” di stupro o violenza domestica siano comuni può minare il lavoro di polizia e autorità giudiziarie nel momento in cui si trovano ad investigare su questo genere di crimini.”

        Recentissimo, questo: http://www.massimolizzi.it/2013/09/io-conosco-uno-stupratore.html
        Cito: “. Nel 67% dei casi lo stupro avviene al domicilio della vittima o dell’aggressore, che è un amico o un vicino di casa . Nell’80% dei casi, l’aggressore era conosciuto dalla vittima. Uno stupro su tre è commesso dal marito o dal partner.
        Quanto alle “false accuse” di cui si sente parlare in caso di stupro, le statistiche sono chiare: sono rarissime. Per contro, solo un caso su 10 è denunciato alla polizia e il 97% degli stupratori non trascorre un solo giorno in carcere.”

      • Francesco ha detto:

        Lei continua a citarmi i casi veri per negare che esistano i falsi. Non capisco il nesso, né come l’esistenza di una cosa possa negare l’esistenza di un’altra. Io ho dei bicchieri, ma questo non dimostra che non ho anche delle tazze. E continua a citare l’Inghilterra, che non è l’Italia. Comunque l’avevo davvero sottovalutata: quando ci si mette, con la sua ironia, è davvero in gamba. Mi sono divertito tanto; adesso ci dormo un po’ su.

      • “Non capisco il nesso, né come l’esistenza di una cosa possa negare l’esistenza di un’altra. Io ho dei bicchieri, ma questo non dimostra che non ho anche delle tazze.” Il fatto che lei abbia dei bicchieri, a rigor di logica, non dimostra affatto che lei “non abbia” delle tazze, ma non dimostra neanche che le ha. Il fatto che non si possa dimostrare l’inesistenza di qualcosa non è la prova che quel qualcosa esista. E mi fa piacere che parliamo di questo, perché il nome di questo blog nasce proprio da questa storia, come racconto qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/14/questo-blog-da-fastidio-a-qualcuno/
        Come è possibile dimostrare che qualcosa non esiste? Si può sostenere che qualcosa esiste solo perché nessuno ha dimostrato che non è vera?
        Insomma, noi possiamo ipotizzare tutti i casi di false accuse che vogliamo, ma finché non li proviamo rimangono mere ipotesi: per diventare vere, le false accuse, devono essere provate, non possiamo dire “ci sono perché nessuno ha dimostrato che non ci sono”.
        Un recentissimo studio della Dott.ssa Olzai sull’argomento abusi sui minori (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/01/abuso-sessuale-sui-minori-scenari-dinamiche-testimonianze/) ci fornisce questi dati: la quantità dei rinviati a giudizio che vengono poi effettivamente condannati sono 151 sul 196 pari al 77% dei giudicati.
        Che possiamo dedurre da questo?
        Niente. Assolutamente niente. Nessun tipo di legge matematica per prevedere cosa succederà domani, ma lo studio ci dice che presso il Tribunale di Roma, in un periodo compreso fra il 2000 e il 2003, la maggior parte delle accuse sono state confermate dalle indagini.
        C’è un sacco di gente che parla del “fenomeno delle false accuse”, ma non ci sono dati concreti a sostegno della sua esistenza, né della sua inesistenza in Italia. Quindi preoccuparsene equivale a preccuparsi di una invasione di famelici Ricciocorni Schiattosi.
        Ovviamente, possiamo ipotizzare che qualcuno ha prodotto, o sta producendo, o produrrà delle fasle accuse, o delle truffe ai danni delle assicurazioni, o commetterà dei furti, o ucciderà qualcuno: ma non possiamo sapere con certezza che avverrà, né in che misura, e non ci sono dati concreti a sostegno della teoria che vuole le donne italiane particolarmente inclini ad inventare storie false di fronte ad una autorità giudiziaria.
        Invece, diffondere l’idea che il problema esista sembra abbia degli effetti molto concreti: ci sono studi che dimostrano che il pregiudizio diffuso che le donne siano naturalmente inclini ad inventare storie false davanti alle autorità giudiziare abbia influenzato negativamente il corso delle indagini a discapito delle vittime di abusi.
        In uno di questi studi (Michael S. Davis, et al., Custody Evaluations When There are Allegations of Domestic Violence – 2011, https://www.ncjrs.gov/pdffiles1/nij/grants/234465.pdf) troviamo questo dato sconvolgente (pag.12): in 21% of cases, where the case file contained documented evidence of the father’s abuse of the mother, however, the evaluator did not conclude that the father abused the mother. Nel 21% dei casi in cui la violenza è documentata da prove, chi è chiamato a esprimere un parere tecnico (the evaluator corrisponde al nostro consulente tecnico, in questi casi, quindi, lo psicologo forense) non giunge comunque a concludere che il padre ha abusato della madre.
        Come è possibile che un esperto di fronte, ad esempio, a dei referti medici, alle testimonianze di amici e familiari, finisca col concludere che l’abuso non c’è stato?
        “Custody evaluators’ beliefs are more strongly associated with custody outcomes than what is actually going on in the real life of the family. Family court practitioners hold a lot of beliefs about domestic violence. Some of the most common beliefs have to do with false allegation.”
        Sulle conclusioni degli psicologi forensi chiamati ad esprimere un parere in caso di dispute sull’affido del minore hanno avuto molta più influenza le convinzioni personali che la vita reale della famiglia che dovrebbero esaminare. Chi lavora nei Tribunali dei minori ha un sacco di idee preconcette sulla violenza domestica. Alcune di queste idee riguardano le false accuse.
        Sono studi stranieri? Si. Allora conduciamone di seri in Italia, fosse mai che la psiche italiana è diversa.
        Ma non diffondiamo falsi messaggi: non ci sono prove che esista un grave problema di “false accuse” nei Tribunali italiani. Rischiamo di compromettere il lavoro dei professionisti coinvolti.

  3. Paolo1984 ha detto:

    dalla “beddamatresantissima” siamo passati al “beddopatresantissimmo”. in cui i padri (tutti) sono santi che passerebbero la vita coi pargoli non fosse per le mogli arpie
    E per combattere una (vera o presunta) normatività ne stabiliamo un’altra uguale e contraria

  4. Francesco ha detto:

    Gentile Signora, con immensa tristezza e preoccupazione leggo queste sue righe. Il livore sessista che trasuda da ogni sua considerazione mi addolora, perché non ha niente a che vedere e non deve, a mio avviso, sovrapporsi o sostituirsi al dibattito sulla tutela del diritto agli affetti dei bambini. Utilizzare questo contesto per combattere le proprie battaglie discriminatorie o vendicative, celandole sotto una malintesa protezione dei bambini è meschino. La inviterei ad imparare da essi e dalla loro purezza: le assicuro che nessun bambino al mondo discrimina gli affetti in base al sesso finché qualche adulto sconsiderato non glielo insegna. Li ascolti di più, sono un ottimo esempio. L’affidamento condiviso è tutela dei bambini, è pluralità, è il primo e supremo insegnamento antisessista e antidiscriminatorio che possiamo dargli; il dibattito su di esso non deve essere dirottato con falsi scopi. La esorto a mantenere le sue critiche nel merito, terreno sul quale tutti ci potremo confrontare con onestà, anche con posizioni opposte ma davvero nel nome dei figli. Non le pare contraddittorio battersi come società contro le discriminazioni, fare leggi al riguardo, orientare tutta la nostra cultura alla parità e pluralità e poi insegnare proprio ai futuri adulti a distinguere in base al sesso? Non mi faccia pensare che il contrasto al condiviso sia un ritagliare vantaggi per un sesso a discapito dei bambini, la prego. Disporre arbitrariamente del tempo che essi trascorrono con le persone che amano, privarli di questa libertà, è contro di loro. Le assicuro che i bambini hanno bisogno di armonia e non di parzialità. Diamogliene la possibilità. Lasciamo che crescano nel femminile e nel maschile e imparino a rapportarcisi con intelligenza. Proteggiamoli dagli abusi con collaborazione e non abusiamoli con i pregiudizi.
    Quanto a Maglietta, è un uomo; vuole fargliene un torto? Siamo forse arrivati al punto che un uomo non possa muoversi perché ogni sua azione è intesa come prevaricazione sulla donna? Le assicuro che non ha chiesto a nessuna donna di inginocchiarsi ai suoi piedi, a meno che non sia lei stessa che intende anche solo l’interazione con un uomo un sottomettersi. Ci sono molte persone a questo mondo che sanno collaborare nella diversità, e non necessariamente prevaricano. Se ne faccia una ragione, e si sentirà meglio.

    • Con immensa tristezza e preoccupazione leggo di qualcuno che non sa distinguere l’ironia e il senso dell’umorismo dal “livore sessista”. Questo mi addolora, perché credo che ogni italiano, maschio o femmina, dovrebbe avere diritto ad un dizionario della lingua italiana, gratis, fornito dallo Stato.
      Mi sapreppe indicare esattamente dove riscontra il livore?
      Livore: ne sono sinonimi malevolenza, ostilità, odio, acredine…
      Dove lo legge esattamente l’odio nel mio testo? Mi saprebbe indicare una parola, una frase, dalla quale lei evince l’odio, per favore?
      Ha letto gli articoli linkati nel mio post? Quelli che raccontano del movimento dei papà separati in giro per il mondo? Quelli dai quali Maglietta ha copiato il disegno di legge per poi spacciarlo come una sua creatura?
      Li legga, sono interessanti.
      Non mi piacciono i bugiardi, caro Francesco. Non può negare che il Maglietta millanti la paternità di questo progetto. Eppure, in giro per il mondo, una serie di gruppi organizzati, gruppi caratterizzati da un linguaggio e da comportamenti violenti, propagandano lo stesso progetto di legge.
      Una curiosa coincidenza? Può darsi. Forse Maglietta è solo un po’ borioso…
      Il progetto di legge di Maglietta è appoggiato da una serie di personaggi, tra i quali l’Associazione Adiantum, che negano l’esistenza del fenomeno della violenza contro le donne. Il Parlamento ha appena sottoscritto la convenzione di Instanbul, una decisione che Adiantum condanna. http://infobigenitorialita.altervista.org/blog/la-convenzione-di-istanbul/
      Crescere Insieme, l’associazione di Maglietta, pubblica i testi di Gardner e sostiene l’alienazione genitoriale. Lo stesso Maglietta in più interviste ha difeso questa sindrome, che però non esiste. Il lavoro di Gardner è stato definito spazzatura. A causa del lavoro di Gardner dei bambini sono morti.
      Questi sono fatti. Documentati. Nudi e crudi, non “livore”, o “odio”. Raccontare dei fatti può essere definito “ostilità”? Francamente non credo.
      Può leggere qui, se non mi crede: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/02/22/errori-che-costano-la-vita/
      Oppure qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/07/18/responsabilita/
      Vede, io mi interesso di questo argomento perché mi addolora che i bambini muoiano.
      Sa cosa non mi piace della bigenitorialità imposta a tutte le separazioni?
      Le situazioni come questa: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/04/cronaca-di-una-morta-annunciata-e-la-a-di-morta-non-e-un-refuso/
      Oppure questa: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/07/17/quando-la-bigenitorialita-uccide/
      O tutte le altre analoghe che trova nel mio blog. Io credo che donne e bambini dovrebbero essere tutelati, protetti da soggetti che minacciano di morte, ad esempio, perché questi soggetti dopo un po’ uccidono per davvero. E questo oggi non succede, donne e bambini non vengono tutelati dallo Stato. Con la legge di Maglietta – questa è la mia opinione – le cose peggiorerebbero.
      Si documenti prima di tornare a scrivere qui, caro Francesco. Faccia ricerche, legga, studi, si compri un dizionario della lingua italiana, oppure cerchi i termini che non conosce qui http://www.treccani.it/catalogo/catalogo_prodotti/Le_edizioni_libreria/il_vocabolario_treccani.html
      Io non sono una persona violenta o rancorosa. Ma non sono neanche stupida. E credo anche di mostrare una certa dose di pazienza e disponibilità rispondendole in modo così articolato, dopo che il mio blog è pieno di traduzioni di saggi che dimostrano che il doppio domicilio così come è proposto da Maglietta non è affatto nell’interesse dei minori. E dopo che ho scoperto che alcuni dei saggi citati dai paladini della bigenitorialità di Maglietta, saggi stranieri, una volta tradotti rivelano un contenuto diverso da quello descritto dalla propaganda pro-disegno di legge: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/17/lezioni-di-inglese-agli-psicologi-qualcuno-provveda/ Come le ho già detto i bugiardi non mi piacciono e tendo a non fidarmi dei loro buoni propositi.

      • Francesco ha detto:

        La ringrazio per aver accolto il mio invito a dialogare pacificamente nell’interesse dei bambini. E’ un piacere trovare intelligenza.

    • “Livore sessista” una reazione ad una considerazione offensiva e misogina come il paragone tra la categoria delle donne divorziate e la figura mitologica di una ancora moglie, tradita e devota, che aspetta insieme al cane (che almeno non è stato tradito) è veramente un’osservazione sfacciatamente ridicola.
      Ci voleva un riferimento alla misoginia della grecia classica a suggellare il disprezzo per l’autonomia delle donne. E naturalmente se ci si offende si è pure sessiste. Ti devono pure imbavagliare ed impedirti di indignarti se vieni offesa.
      L’ingegner Maglietta dovrebbe scusarsi, invece. Il suo indebito confronto perpetua nella mente degli uomini immaturi l’idea che una ex moglie sia ancora una loro proprietà, con tutto quello che ne consegue.
      Le divorziate di rado sono donne abbandonate, figuriamoci mogli devote in attesa che mariti bugiardi e manipolatori le vengano a salvare.

  5. Giuseppe ha detto:

    Gentile Avv. Ricciocorno schiattosa,
    leggo tanto, tanto rancore in questo suo scritto. Cos’è, vuole Lei la paternità dell’affidamento condiviso? Si sente defraudata dal pensiero e dall’azione di Marino Maglietta? O non è d’accordo che la separazione non sia una guerra devastante per i separandi e per i figli? Vedo che si è informata sul vasto movimento che in Europa agisce per il bene dei figli che, non dimentichiamolo, nella separazione consiste nel continuare ad avere due genitori. Vedo anche che non l’hanno informata del pensiero e dell’azione in terra tedesca e allora, se permette, provvedo a colmare una lacuna, riportandole uno scritto della prof.ssa Hildegund Sünderhauf:

    Kinderbetreuung: Das Wechselmodell boomt
    Paritätische Doppelresidenz bei der Betreuung von Kindern getrennt lebender Eltern nimmt zu | Hildegund Sünderhauf beschreibt Voraussetzungen und Folgen aus psychologischer sowie juristischer Sicht und gibt praktische Empfehlungen für erfolgreiche Wechselmodellvereinbarungen

    Wenn Eltern sich trennen, gibt es unterschiedliche Wege, die Kinderbetreuung zu regeln. Dabei zeichnet sich in den letzten Jahren ein klarer Trend weg vom sogenannten Residenzmodell ab – also der überwiegend praktizierten Regelung, in der Kinder von einem Elternteil, im Allgemeinen von der Mutter, an einem Lebensmittelpunkt betreut werden und den anderen Elternteil nur noch besuchen. “Wie es scheint, ist „die Zeit reif“ für geteilte elterliche Verantwortung und für gleichberechtigte Kinderbetreuung – auch nach Trennung und Scheidung”, stellt Hildegund Sünderhauf fest. Schon allein deshalb, weil sich die abwechselnde Kinderbetreuung auch in bestehenden Elternbeziehungen immer mehr etabliert. Wie das Wechselmodell funktionieren kann, beschreibt die Professorin für Familienrecht in ihrem neuen gerade bei Springer VS erschienenen Fachbuch “Wechselmodell: Psychologie – Recht – Praxis”.

    Der Bedarf an Betreuungsalternativen steigt, denn es gibt zunehmend getrennt lebende Eltern – im Jahr 2010 waren es in Deutschland bereits 19,4 Prozent. Immer mehr Mütter und Väter entscheiden sich auch in der Bundesrepublik für das Wechselmodell, so Sünderhauf. Ihr internationaler Vergleich zeigt, dass dieser Trend kein deutsches Phänomen ist: “In manchen Ländern hat die Betreuung im Wechselmodell die “klassische” alleinerziehende Mutter mit Besuchskontakten zum Vater als häufigste Betreuungsform bereits abgelöst.” Verstärkt werde diese Entwicklung unter anderem durch zunehmend veränderte Betreuungsverhältnisse in Beziehungen: “Wenn Eltern ihre Kinder in der Partnerschaft abwechselnd betreuen, ist es konsequent, dies auch nach einer Trennung weiter zu praktizieren. Hiervon können Kinder, Mütter und Väter gleichermaßen profitieren”, erklärt die Professorin.

    Auch die empirischen Forschungserkenntnisse über Scheidungsfolgen für Kinder begünstigen die zunehmende Verbreitung des Wechselmodells, so die Expertin: “Der kontinuierliche, enge Kontakt zu beiden Elternteilen durch die abwechselnde Betreuung wird als vorteilhaft für die kindliche Bindung und Entwicklung angesehen. Die Eltern-Kind-Bindung zu Mutter und Vater ist im Wechselmodell gleich intensiv wie in sogenannten intakten Familien – das ist eigentlich ein unschlagbares Argument für die Doppelresidenz.” Außerdem habe ein normativer Wertewandel stattgefunden, der die gesellschaftliche Rolle der Familie verändert hat: Frauen wollen und müssen auch als Mütter erwerbstätig sein, Männer wollen und sollen sich als Väter an der Kindererziehung gleichberechtigt und -verpflichtet beteiligen. Darüber hinaus wollen und müssen beide Elternteile nach Kindererziehungszeiten wieder in die Arbeitswelt zurückkehren. “Im Wechselmodell gibt es keine Alleinerziehenden mehr”, so Sünderhauf. “Wenn man das hohe Armutsrisiko von Alleinerziehenden mit Kindern betrachtet, ist das von beachtlicher gesamtgesellschaftlicher Bedeutung.” Schließlich führe die Rechtsprechung des Europäischen Gerichtshofs für Menschenrechte (EGMR) nach der Europäischen Menschenrechtskonvention zu einer zunehmenden Stärkung von Familienrechten – insbesondere auch der “Väterrechte”.

    In der ersten Monografie zum Thema leitet Hildegund Sünderhauf aus dem Überblick von 45 psychologischen Studien die Konsequenzen für den Gesetzgeber ab und macht Vorschläge für notwendige Gesetzesänderungen. Sie analysiert die uneinheitliche und widersprüchliche Argumentation der Rechtsprechung seit dem ersten Urteil zum Wechselmodell im Jahr 2000 und macht deutlich, dass diese vielfach auf überholten, wissenschaftlich nicht fundierten Annahmen basiert und damit dem Wohl der Kinder nicht gerecht wird. In einem ausführlichen Praxisteil gibt die Wissenschaftlerin unter anderem mit 30 Fragen und Antworten zum Wechselmodell Hilfestellungen für die individuelle Entscheidung für oder gegen diese Betreuungsvariante. Formularvereinbarungen zu Kinderbetreuung und -unterhalt mit vielen Beispielen erleichtern es Eltern, einvernehmliche Regelungen verbindlich festzulegen. Den Abschluss bildet ein Vergleich des Entwicklungsstandes in den USA, Australien, Großbritannien sowie Belgien, Frankreich, Schweden, Norwegen und Österreich.

    Professorin Dr. Hildegund Sünderhauf war Anwältin für Familienrecht und ist seit 2000 Professorin für Familienrecht und Kinder- und Jugendhilferecht an der Evangelischen Hochschule Nürnberg

    • Questa è la presentazione di un libro, caro Giuseppe, questo: http://www.deastore.com/book/wechselmodell-psychologie-recht-praxis-hildegund-s-nderhauf-hildegund-sunderhauf-springer-vs/9783531183404.html
      Scritto dall’avvocatessa (Rechtsanwältin, in tedesco) Hildegund Sünderhauf-Kravets, che nella sua carriera ha scritto solo un libro, cioè questo che lei ci cita. (http://www.evhn.de/fh_tv_detail.html?adr_id=37&card_id=347)
      Le solite mezze verità: In der ersten Monografie zum Thema, ovvero, nella prima monografia sul tema… Ma come la prima! Ce ne sono un sacco! Forse non tedesche, ma in altre lingue ci sono monografie sul tema, come questa ad esempio, in francese: Pour ou contre la garde alternée? http://www.amazon.fr/Pour-ou-contre-garde-altern%C3%A9e/dp/2918414360
      Le faccio una traduzione di questo passo: Nella prima monografia sul tema Hildegund Sünderhauf analizza 45 studi di psicologia per i legislatori e propone le modifiche legislative necessarie. Analizza il ragionamento incoerente e contraddittorio della Corte dalla prima sentenza al modello del 2000 e chiarisce che sono basate su ipotesi scientifiche obsolete che non perseguono il benessere dei bambini.
      Ma sono parecchio arruginita.
      Quali sono questi recenti 45 studi che analizza Hildegund? Non ne ho idea.
      Però so che non è vero che la psicologia, al di là di ogni ragionevole dubbio, propone la Paritätische Doppelresidenz come la soluzione ideale per tutti.
      Come ben sanno i miei lettori, anche neuropsichiatria ha forti dubbi sulla questione, soprattutto quando si parla di bambini piccoli.
      Io di solito, quando propongo studi stranieri, però, li traduco, non faccio copia e incolla da Amazon, come potete leggere qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/17/la-tenera-eta-del-minore-e-la-questione-del-doppio-domicilio/
      Gliene cito un passo, Giuseppe:
      “entrambi gli studiosi [Il lavoro è del 2011 ed è a cura del Dr Allen Shore – Shore, A. & McIntosh, J. (2011). Family law and the neuroscience of attachment, part I: Attachment theory and the emotional revolution in neuroscience. Family Court Review 49 (3), 501-51 – e del Dr Dan Siegel – Siegel, D. & McIntosh, J. (2011). Family law and the neuroscience of attachment, part II: On attachment, neural integration, and meanings for family law. Family Court Review 49(3), 513-520] si esprimono a proposito dell’affidamento in caso di divorzio, consigliando le persone preposte a prendere decisioni in questi casi a tenere conto dell’importanza di non danneggiare il legame di attaccamento con il caregiver principale (chiunque esso sia). E il doppio domicilio rischia di danneggiare il legame di attaccamento con il caregiver principale.
      A pag. 507 dello studio scrive il Dott. Shore: 50-50 shared time custody splits during the first two years of a child’s life is highly problematic with negative long-term consequences. Tradotto: dividersi un bambino al 50% quando il bambino ha meno di due anni è molto problematico e ha gravi conseguenze a lungo termine.
      Il Dott. Siegel, da parte sua, sottolinea che frequenti spostamenti possono essere disorientanti per il bambino, se non addirittura terrorizzanti. D’altra parte è del tutto normale, egli nota, che nelle famiglie intatte il bambino piccolo trascorra molto più tempo con il caregiver principale di quanto non ne trascorra con gli altri membri della famiglia; conclude che non c’è motivo che il divorzio modifichi questo stato delle cose.”
      Scommento che nel lavoro della Hildegund questo studio non c’è. Strano, perché è famoso… Forse non tra gli avvocati.
      Se no, ancora più recente, c’è questo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/07/22/attaccamento/
      Ne parla il suo libro tedesco? Non ce l’ho sottomano, ma scommetto di no. Insomma ci sono recentissime ricerche che non concordano con la teoria esposta dal libro, che si propone come la prima monografia sul tema anche se non lo è e parla di “teorie obsolete” (überholten – ho sbagliato a tradurre?)… Uno studio del 2011 è “obsoleto”?
      Ma vorrei aggiungere un piccolo dettaglio: “Sempre più madri e padri decidono nella Repubblica federale per la doppia residenza” (Immer mehr Mütter und Väter entscheiden sich auch in der Bundesrepublik für das Wechselmodell), scrive la Hildegund. Se i genitori, di comune accordo, decidono di organizzarsi secondo le loro esigenze, qualunque accordo va bene, è perfetto, perché di base c’è il comune accordo dei genitori, la loro volontà a cooperare.
      Ma non è questo che propone la legge Maglietta: la legge vuole imporre un accordo standard, già bello e impacchettato e molto rigido, a tutte le famiglie, senza minimamente tener conto delle loro esigenze e dei loro desideri, e questo non è giusto. Uno Stato padre-padrone, che si rifiuta di ascoltare i suoi cittadini e dall’alto lascia cadere l'”accordo perfetto” è una cosa molto diversa da due genitori che si accordano tra loro per il bene del bambino.
      Nel ddl 957 era scritto, nell’introduzione che non andrebbero omologati dal Tribunale neanche quegli affidamenti esclusivi “concordati tra le parti, senza che vi siano indicate le ragioni di pregiudizio a carico del genitore da escludere”. La frase è priva di senso: se l’affido esclusivo è concordato, viene da sé che il genitore si autoesclude per sua espressa volontà; in un simile caso il Tribunale dovrebbe intervenire per costringere “l’escluso” (da chi?) ad espletare le funzioni di cura implicite nella bigenitorialità. Nel totale disprezzo della volontà degli individui. Che potrebbero avere delle buone ragioni per accordarsi su un affido esclusivo.

      Pertanto, non conoscendo la situazione della legge sull’affido tedesca in caso di divorzio, e probabilmente non la conosce neanche lei Giuseppe, non vedo questo sfoggio di abilità nel copia e incolla a cosa ci dovrebbe servire.
      Tra l’altro, pubblicare in tedesco nella convinzione che io non possa leggere e comprendere, ricorda la messa in latino quando la maggior parte dei fedeli non era in grado di comprenderne neanche una parola: pensa di essere Dio, caro Giuseppe?
      E’ da questi atteggiamenti che desumo lo spirito che aleggia in certi gruppi: la concreta mancanza di volontà nel costruire un confronto serio, l’arroganza di chi chi pensa di non aver bisogno di dialogare o confrontarsi, perché sa già tutto e può solo impartire degli ordini, ordini le cui motivazioni si nascondono dietro una lingua incomprensibile ai più. Perché se la gente comprendesse quello che davvero viene detto…

      • Giuseppe ha detto:

        Gentile Avv. Ricciocorna,
        la ringrazio per la traduzione, che non mi sono permesso di fare per non alterare il testo, del quale peraltro le avevo già fornito i dati sull’autore, come può leggere in calce: la Prof.ssa Hildegund Sünderhauf è stata avvocato familiarista ed è dal 2000 Professoressa di Diritto di famiglia e di Diritto per l’infanzia e l’adolescenza. Non occorre, quindi che Lei si prenda il merito di aver scovato la fonte della mia citazione: era da me già dichiarata e presa non da Amazon ma da Springer.

        Noto comunque che lei si ostina a ripetere che il compito di cura è una prerogativa materna, attiene alla sua natura, se questo è il senso del suo caregiver, e che in caso di separazione ad occuparsi dei figli debba essere solo ed esclusivamente la mamma, residuando al padre solo il dovere di corresponsione dei soldi.
        Inoltre le ripeto, e non mi ha dato risposta alla precedente osservazione, che dai suoi articoli emerge soprattutto un astio contro il maschile che copre anche quel poco di motivazioni ragionevoli che lei adduce.

      • “la ringrazio per la traduzione, che non mi sono permesso di fare per non alterare il testo”… ma lei sapeva cosa c’era scritto?
        Senta, nel mio blog non sta scritto da nessuna parte che “il compito di cura è una prerogativa materna, attiene alla sua natura” o che “in caso di separazione ad occuparsi dei figli debba essere solo ed esclusivamente la mamma”. La sfido a trovare nel mio blog una tesi del genere. Attribuirmi tesi che non ho enunciato è una fallacia logica che si chiama straw man: http://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_dell%27uomo_di_paglia
        Le fallacie, dal latino fallere, ingannare, servono a screditare uno dei partecipanti ad un confronto argomentativo per sostenere la tesi opposta. Evidentemente, se ricorre a questo genere di trucchetti da sofista, non ha nulla da controbattere a ciò che scrivo veramente. Alla base di un dibattito serio ci deve essere l’onestà, caro Giuseppe, altrimenti facciamo solo rumore e la conversazione non è utile a nessuno.
        Tra l’altro continuate tutti ad occuparvi di come sono io, astiosa, rancorosa, invidiosa (argumentum ad hominem), mentre si dovrebbe parlare dell’oggetto del post, che è l’intervista al Maglietta (e non l’uomo Maglietta o il libro di Maglietta), la retorica che la pervade e la scarsità di contenuti pregnanti.
        A nessuno dei lettori interessa la sua opinione su di me, come a nessuno interessa la mia opinione su di lei, che infatti mi tengo per me. Questo è uno spazio pubblico, non annoiamo la gente con un genere di conversazione che già è fin troppo presente nei salotti della tv.

  6. Sean Nevola ha detto:

    Preg.ma Schiattosa,
    Lei ha le idee piuttosto confuse! Nessuno, e tantomeno il prof. Maglietta, ha mai pensato di combattere una battaglia o, traducendo dal Suo idioma, cogitare un istituto giuridico “per il Suo bene”. Perché mai avrebbe dovuto?
    Il prof. Maglietta nel 1993 ha fondato un’associazione, Crescere Insieme, istituzionalmente pensata per rappresentare gli interessi dei figli e per accogliere indistintamente uomini e donne, come dice il suo stesso nome, bandendo subito e visibilmente ogni discriminazione legata al genere.
    Ed è ancora e sempre in questo clima e con questo spirito che, dopo anni di studio del fenomeno separativo e di incontro e confronto con tutte le istituzioni e gli enti di settore, ha elaborato un progetto di legge le cui linee guida sono le stesse di quello che oggi si chiama Affidamento Condiviso.
    Un progetto, e successivamente una legge, di cui Lei dimostra di non conoscere affatto i contenuti e men che meno la storia. Ragione per la quale non ne coglie né il senso né le potenzialità.
    Cordialità.
    Sean Nevola

    • Se non ne conosco i contenuti, caro signor Nevola, la colpa non è mia, bensì del Maglietta, che preferisce illuminarmi sul tormentato rapporto fra Ulisse e Penelope invece di elucidare i suoi lettori sui contenuti del suo progetto.
      In questo atteggiamento io ci leggo parecchio paternalismo, ma, certo, è solo una mia personale interpretazione.

      Il significato del mio post era proprio questo, caro signor Nevola, un invito ad accantonare le chiacchiere sui classici della letteratura e andare al sodo: dove’è il progetto? Che dice? Perché non possiamo ancora leggerne i dettagli?
      Il Maglietta pretende che “compriamo” il suo prodotto senza leggerlo perché lui è un epico eroe. Io preferirei leggerlo prima.

      L’unica cosa che continuate a ripetere all’infinito, come un poetico refrain, è che quello che fate lo fate nell’ “interesse del minore”, senza spiegarci in cosa consista questo “interesse” e chi vi conferisce tanta sicumera nel ritenere di essere nel giusto.
      Continuate a ripetere “il bambini necessita di due genitori, sempre e comunque”, senza considerare quanto semplicistica è una simile affermazione: gli orfani di un genitore è dimostrato che siano tutti affetti da disturbi psicologici? Che danni procura ad un minore, la vita accanto ad un genitore abusante? Insomma, la questione è molto più complessa di come raccontano i vostri slogan, soprattutto perché non tiene conto di recentissime svolte in campo scientifico, come questa ad esempio: http://27esimaora.corriere.it/articolo/si-cresce-bene-anche-con-genitori-gayecco-i-risultati-di-30-anni-di-ricerche/
      Cito dall’articolo: “Qual è il «vero genitore»? Quello che mette a disposizione la propria biologia o quello che cresce il figlio fornendogli cure e sicurezza? A volte infatti le due opzioni non coincidono, vuoi perché molti genitori biologici non sono capaci di fornire cure e sicurezza, vuoi perché genitori non biologici (o coppie di genitori di cui uno solo è biologico) lo sono.
      Il 20 marzo 2013 l’American Academy of Pediatrics (Aap) ha pubblicato un importante documento in cui, oltre a ribadire le conclusioni di una ricerca pubblicata nel 2006 («adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, siano essi uomini o donne, etero o omosessuali, possono essere ottimi genitori»), afferma che, «nonostante le disparità di trattamento economico e legale e la stigmatizzazione sociale», trent’anni di ricerche documentano che l’essere cresciuti da genitori lesbiche e gay non danneggia la salute psicologica dei figli e che «il benessere dei bambini è influenzato dalla qualità delle relazioni con i genitori, dal senso di sicurezza e competenza di questi e dalla presenza di un sostegno sociale ed economico alle famiglie».”
      Insomma, non è importante il legame biologico, ma il tenore dei rapporti fra figlio e genitore.
      Si può obbligare un figlio a stare con un genitore che rifiuta? Si direbbe di no.

      Per le mie osservazioni, comunque posso basarmi solo sui precedenti disegni di legge, sui quali da più di un anno spiego con tanto di bibliografia i punti più controversi.
      Quando il Maglietta smetterà di leggerci l’Odissea e si degnerà di pubblicare il testo del suo mirabile progetto, lo leggerò con attenzione, non si preoccupi. Ma non sono così superficiale da comprare a scatola chiusa, soprattutto da uno che ama risolvere le questioni armato di arco e frecce.

      • Sean Nevola ha detto:

        Dopo non aver capito perché il prof. Maglietta avrebbe dovuto cogitare un istituto giuridico “per il Suo bene”, non capisco perché lo stesso avrebbe dovuto illuminarLa sui suoi progetti. Mi dica, ha forse qualche problema con il Suo ego?
        Comunque La informo che il prof. Maglietta ha pubblicato un saggio intitolato “L’Affidamento Condiviso. Come è, come sarà” (FrancoAngeli, 2010) da ben tre anni per informare i cittadini italiani dei contenuti e della storia di questo istituto. Se lo legga, potrebbe risultarLe una rivelazione!
        Cordialità.

      • Ah io ho problemi con l’ego??? Lei non può vedermi, ma le comunico che sto ridendo come una pazza.
        “La vera Penelope ha però un vantaggio: la speranza del ritorno di Odisseo, che la sosterrà e le darà la forza di resistere. E Odisseo tornerà, e col suo arco farà giustizia dei Proci.
        … Allora Zeus, ti prego, dammi un arco.”
        Maglietta si presenta come Odisseo che salva le povere Penelopi separate (lo dice lui, non mi invento niente: “Non è tra il vasto esercito di donne abbandonate – Medea, Arianna, Didone ecc.- che potremo trovare il modello più calzante per illustrare il disagio della condizione della separata, ma presso quella regina così a lungo impegnata nell’educazione solitaria di un figlio e nella gestione di un sia pur piccolo regno: Penelope”) e chi ha problemi di ego sarei io?
        Mi presento forse come un eroe omerico che salva moltitudini bisognose? Dove, di grazia?
        Io non mi interesso di “rivelazioni”, come non mi interesso di “illuminazioni” (sa troppo di “religioso”), e già l’arroganza espressa dal titolo del libro di Maglietta, “L’Affidamento Condiviso. Come è, come sarà” (lo sarà per certo, secondo lui, perché lo status di eroe gli dà il diritto di pianificare il futuro di tutti gli altri) mi fa passare la voglia di regalargli dei soldi.
        Il suo disegno di legge, invece, dov’è? Dovrebbe essere gratis sul sito del Parlamento, per tutti i cittadini, ma non c’è.

      • Sean Nevola ha detto:

        E fa male! Perché così continuerà a spararle grosse, senza nemmeno accorgersi di farlo. Se leggesse quel libro (lo prenda in prestito d’uso da una biblioteca, così non regala soldi a nessuno), capirebbe anche la recente metafora – ché è così che si chiama – del suo autore.
        E poi cambia idea un po’ troppo repentinamente: un commento fa, lamentava di non essere stata illuminata dal prof. Maglietta: e adesso viene a dire che non è interessata alle illuminazioni? Oltre al Suo ego, dovrà far pace con altre parti di sé.
        Si rassegni (perché pare che la cosa Le crei una forma incontrollata di invidia nei suoi confronti, lo sta sostanzialmente mitizzando), è stato il prof. Maglietta ad aver pensato, scritto, attribuito il nome e accompagnato sino alla sua approvazione, l’affidamento condiviso in Italia.
        Per il resto, Le auguro una buona risata. Ma rammenti: una risata vi seppellirà!
        Cordialità.

      • Lei disconosce completamente i meccanismi dell’ironia. Se lei non è in grado di capire i miei post, potrebbe essere una sua carenza intellettuale e non necessariamente dovuto al fatto che “le sparo grosse”… Mi sto riferendo al discorso sull’illuminazione.
        Sull’ironia si erudisca un po qui: http://www.treccani.it/vocabolario/ironia/
        “Nell’uso com., la dissimulazione del proprio pensiero (e la corrispondente figura retorica) con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento.”
        Il “vero sentimento” di questo post dovrebbe comprendersi dalle immagini e dal testo nel suo complesso. E poi gliel’ho pure spiegato! Faccia uno sforzino… Sono convinta che ci arriva.

      • Sean Nevola ha detto:

        Schiattosa,
        Lei continua a danzarci intorno (peraltro senza particolare grazia) dimostrando, oltre una serie di problemi con il suo Sé, che del merito della questione non solo non sa nulla, ma nulla vuol sapere. E pare avere anche molto tempo da perdere. Legga il libro, si faccia una cultura.

        Lilli,
        non mi stupisce che Lei non abbia capito il nesso… non ha capito neppure di cosa stiamo parlando! Dovrei dirLe, dacché ne sembrerebbe interessata, che il DDL che cita è stato depositato dall’on. Bonafede (M5S) e che la diffusione pubblica del relativo testo non è responsabilità e competenza né sua né tantomeno del prof. Maglietta. Potrebbe rivolgersi con maggior costrutto a chi amministra il sito web della Camera. Mi faccia poi sapere che Le rispondono.

        Cordialità ad entrambe.

      • Lei continua ad offendere, tra l’altro senza motivo (invidiosa, sgraziata, che le spara grosse), dimostrando, oltre una certa dose di maleducazione, che non solo non ha niente di interessante da dire sull’argomento in oggetto (esattamente come il Maglietta nella sua intervista), ma che non ha neanche capito quale era l’oggetto del post.
        Suggerire che io “ho problemi con il mio Sé” senza avere né le competenze per farlo, né motivazioni da addurre per giustificare una simile affermazione (perché è probabile che non saprebbe neanche definirlo questo Sé con la maiuscola), costituisce una fallacia logica piuttosto comune e piuttosto fastidiosa: l’argumentum ad hominem. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/09/10/annuncio-pubblicitario-argumentum-hominem/
        Sostenere una conversazione con lei, pertanto, è una perdita di tempo e nient’altro. (Visto che non comprende i sottintesi: è un invito a trovarsi un altro blog da insultare). Ma tranquillo, non mi sono offesa 🙂 E’ solo che ho di meglio da fare.

        Per la cronaca, Bonafede ha già risposto pubblicamente sulla sua pagina facebook: lui non ha nessun testo da pubblicare. Si sarà smarrito a causa dei tagli di personale alle poste italiane questo favoleggiato disegno di legge? Chissà…

  7. Lilli ha detto:

    Signor Nevola, ma se questa proposta di legge “cogitata” dal prof. Maglietta (rammentiamo, professore di Fisica… il rapporto tra la Fisica e i bisogni dei bambini ancora non l’ho capito, ma vabbè) è così bella bella bella, come mai a chi non fa parte dell’entourage del succitato prof. non è dato di leggerla? Sono 2 mesi che viene tenuta in gran segreto, forse in cantina. Suvvia, tiratela fuori, vogliamo inebriarci tutti del piacere di leggere la PDL 1403 del 2013. Forse pensate che sappia di tappo? 🙂

    • Signor Nevola, attento: è sempre ironia, come sopra. Si capisce chiaramente dalla frase conclusiva, ma anche da questo passaggio fra parentesi: il rapporto tra la Fisica e i bisogni dei bambini ancora non l’ho capito, ma vabbè…

      • Lilli ha detto:

        Signor Nevola, Lei mi dice che io non capisco di cosa si sta parlando:
        “Lilli,
        non mi stupisce che Lei non abbia capito il nesso… non ha capito neppure di cosa stiamo parlando! Dovrei dirLe, dacché ne sembrerebbe interessata, che il DDL che cita è stato depositato dall’on. Bonafede (M5S) e che la diffusione pubblica del relativo testo non è responsabilità e competenza né sua né tantomeno del prof. Maglietta. Potrebbe rivolgersi con maggior costrutto a chi amministra il sito web della Camera. Mi faccia poi sapere che Le rispondono”.
        Allora Le dico che Lei non ha capito di cosa si sta parlando, visto che quella depositata dall’Onorevole Bonafede è una PDL (proposta di legge che si presenta alla Camera), non un DDL (questi si presentano al Senato). Ma immagino che lei sia un nostalgico del fu DDL 957, ecco il perché del lapsus. 🙂
        Prima di dire agli altri che non capiscono, si guardi bene dentro ed eviti brutte figure.

  8. Daniela Bandelli ha detto:

    Gentile Signora RIcciocorno, se il professore Maglietta non e’ il piu’ bello del reame chi lo e’ allora? Le sto chiedendo, uscendo dalle favole, chi secondo la sua tesi e’ il o la titolare del progetto di legge 54/2006 che e’ la prima legge sull’affidamento condiviso in Italia? Grazie per il suo gentile chiarimento

    • “Guy Corneau (1951) è uno psicanalista junghiano del Québec e un autore di saggi popolari di psicologia e di sviluppo personale. Conquista la notorietà con la pubblicazione del libro Père manquant, fils manqué (Padre assente, figlio fallito), edito nel 1989, un testo che ha venduto 155.000 copie in lingua francese ed è stato tradotto in una dozzina di lingue. Questo libro tratta della ferita psicologica di cui soffrirebbero, secondo Corneau, alcuni uomini che non hanno avuto un rapporto con il proprio padre.”

      Nel 1985 in Ontario viene fondato un primo comitato di Fathers for Justice. Il loro cavallo di battaglia: la questione del divorzio e degli assegni alimentari. Fathers for Justice è una lobby mondiale che ha ramificazioni nel Regno Unito, in Olanda, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia. Questo gruppo, definito nel 2005 dalla BBC «come il gruppo in più rapida crescita nel mondo» è autore di parecchie imprese spettacolari nel corso delle manifestazioni.
      Se F4J è il gruppo più noto, non è tuttavia il solo. I padri separati hanno infatti formato parecchi gruppi a partire dagli anni Ottanta. Si può citare l’associazione degli uomini separati e divorziati del Québec creata all’inizio degli anni Ottanta e il Canadian Council for Family Rights apparso nel 1987.
      Il comune denominatore di questi gruppi di padri è l’agire come gruppi di pressione al fine di ottenere la diminuzione, se non l’annullamento, degli assegni alimentari e pretendere l’affido condiviso incondizionato, anche nel caso di violenze commesse dal padre contro i bambini o contro la ex partner. Questa sorta di «sindacalismo patriarcale» si fonda su teorie (come la PAS) prodotte da psicologi antifemministi e ciò mostra i legami che sussistono tra le differenti sfere del mascolinismo.

      Gli uomini divorziati sarebbero svantaggiati, gli uomini si suiciderebbero sempre di più a seguito dei divorzi, i ragazzi conseguirebbero risultati sempre meno brillanti a scuola.
      Il repertorio sviluppato dai gruppi di padri separati può riassumersi così:
      1) La giustizia nega quasi sempre ai padri divorziati l’affido dei figli,
      2) L’affido condiviso sistematicamente applicato ( N.D.A qui si intende anche la doppia residenza) è la soluzione più egalitaria per i genitori e la migliore dal punto di vista del bambino.
      Fathers For Justice non esita ad affermare che «in Québec più di 300 mila bambini sono privati della presenza del loro padre, si è distrutta la vita di centinaia di migliaia di padri nel corso degli ultimi 30 anni» [Daniel Forest, presidente di F4J «F4J veut un virage radical de la société québécoise» [«Father For Justice vuole una svolta radicale della società del Québec» http://www.fathers-4-justice.ca
      Fonte: http://www.massimolizzi.it/2013/06/movimento-mascolinista-quebec.html#sthash.rcb23ORR.dpuf
      Le stesse cose che possiamo leggere oggi in Italia, identiche: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/30/quebec-italia-una-faccia-e-una-razza/
      Un po’ strano, no?
      E poi, il “titolare” in che senso? E’ ovvio che, visto che se ne assume la responsabilità, questa è tutta sua. Le idee non mi sembrano originali, tutto qui.
      Se Maglietta è bello, non lo so. 🙂

  9. Lilli ha detto:

    Sig. Nevola, comunque non ha risposto alla mia domanda: il nesso tra l’insegnamento della Fisica e la conoscenza delle esigenze dei bambini, qual è?

  10. Daniela Bandelli ha detto:

    Signora Ricciocorno, lei mi chiede in che senso ‘titolare’. Diciamo allora ‘autore’ o ‘ideatore’. Autore della legge 54. Dato che lei ha scritto “I miei affezionati lettori lo sanno bene – il Maglietta non ha pensato, scritto e nominato proprio nulla.” allora io le ho chiesto chi secondo lei è l’autore della legge sul condiviso. Ad ogni modo la ringrazio per la sua risposta e concordo con lei quando inquadra il movimento degli uomini e dei padri separati come un movimento di respiro internazionale. Penso le loro istanze a breve non potranno non essere ascoltate da istituzioni nazionali e internazionali. Così come è già successo col movimento delle donne e le istanze femministe, che oggi infatti sono recepite nelle policy di governi e organizzazioni sovranazionali. Strano che questi padri dicano tutti le stesse bugie..devono avere delle grandi capacità di coordinazione. I migliori saluti”

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