Al lupo! Al lupo!

lupoTutti probabilmente conoscete la favola “Al lupo! Al lupo!

In un villaggio viveva un pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore. Si annoiava e quindi, decise di fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciava a gridare: “Al lupo, al lupo!” Così tutti si svegliavano e accorrevano per aiutarlo. Ma dopo il pastore burlone rivelava loro che era uno scherzo.

Questo scherzo continuò per parecchi giorni, fino ad una notte in cui quel lupo viene veramente in presenza. Il pastore cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”, ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo.

Così il lupo si mangiò tutte le pecore.

Questa favola è attribuita a Esopo, e come tutte la altre favole possiamo leggerci una morale: a furia di annunciare un lupo che non c’è, quando il lupo arriva davvero nessuno accorre per salvare le povere pecorelle, che finiscono sbranate.

Ne ho parlato tante volte, ma ne parlo ancora e stavolta faccio riferimento all’Associazione Crescere Insieme, l’Associazione di Marino Maglietta, il paladino di donne e bambini.

Ha recentemente affermato, il Maglietta, che le sue modifiche alla legge 54/2006 (che non abbiamo letto) non sono affatto maschiliste, ma mirano a restituire pari dignità ai genitori. Perché secondo il Maglietta e la sua Associazione, oggi i papà non godono della medesima dignità delle madri.

La realtà, come ha scritto di recente Luisa Betti su Il Manifesto, è ben diversa da quella raccontata dal Maglietta, è una realtà fatta di “Donne che chiedono aiuto, donne che denunciano mariti violenti, donne che non parlano perché minacciate da violenza economica e psicologica, donne che cercano di proteggere i loro figli da questa violenza subita e/o assistita, e che invece di essere ascoltate, tutelate e difese dallo stato a cui si rivolgono, si ritrovano catapultate in pieno Medioevo. Accusate di essere madri inadeguate o addirittura “malevole”, si ritrovano non solo “rivittimizzate”, ma vivisezionate per essere giudicate pericolose alla crescita di figli che hanno partorito e cresciuto fino a quel momento con immensi sacrifici e in grande solitudine (sia affettiva che economica). Dichiarate pazze, schizofreniche, psicotiche e ostacolative alla crescita del minore, queste donne vengono marchiate e punite come fossero streghe, e quindi allontanate forzosamente dai loro figli, grazie a perizie psicologiche e psichiatriche che oltre ad attingere a piene mani nei pregiudizi di genere, operano nell’ottica di ristabilire l’unico ordine che questa società concepisce: quello del controllo patriarcale.”

Ma andiamo a vedere la posizione dell’Associazione Crescere Insieme in merito alla questione:

false_accuseL’Associazione Crescere Insieme, in questi anni, ha contribuito a diffondere una serie di false informazioni (della povertà dei papà e della presunta ricchezza delle mamme separate e fannullone abbiamo già parlato, qui e qui), tra le quali l’allarme “false accuse”.

E quando dico “allarme”, non intendo “è possibile che alcune accuse siano false”, ma notizie di questo genere: 20-30. 000 false accuse, oppure le false accuse sono superiori agli abusi reali.

falsiabusi1

Come possiamo leggere chiaramente anche dallo screen shot del sito Crescere Insieme, le presunte false accuse gravi e strumentali sono quasi sempre da parte materna.

Dove ha preso questi dati Crescere Insieme? Non lo sappiamo.

Sappiamo però che tutti gli studi sull’argomento confutano la “teoria delle mamme bugiarde”:

Sui falsi abusi (Canada)

Sui falsi abusi (Gran Bretagna)

Sui falsi abusi (Australia)

Sui falsi abusi (Italia)

Perché i genitori godono di pari dignità solo quando si parla doppio domicilio, ma quando si parla di falsità, allora il genere femminile la fa da padrone?

Lo aveva già capito Esopo nel VI sec. a. C.: creando a qualcuno la reputazione di bugiardo, quando questo qualcuno chiede disperatamente aiuto, nessuno muoverà un dito per salvarlo.

Così, diffondendo a destra e a manca la storiella che le donne inventano accuse di abusi

false_accuse2false_accuse4adesso ogni donna che in sede di separazione racconta che il marito abusava di lei o dei bambini, rischia di non venire creduta.

E’ accaduto ad Antonella Penati e a suo figlio Federico, ucciso dal padre a poco più di 8 anni e mezzo. Scrive Antonella nel suo sito:

Mi sono rivolta ai Carabinieri, al Tribunale dei Minori di Milano, ai Servizi sociali di San Donato pensando mi potessero aiutare. Furono proprio questi ultimi che mi imposero di fare vedere al bambino al padre ( sottovalutando la sua pericolosità) tentai di oppormi ma fu tutto vano. Se mi fossi opposta alle visite in ambito protetto me lo avrebbero tolto, così mi dicevano ogni volta che segnalavo l’aumento del disagio paterno.

“False accuse: tutti sanno!”

Eh già, anche grazie a Crescere Insieme lo sanno proprio tutti: Giudici, servizi sociali…

Per questo motivo per una donna gridare aiuto è come gridare: “Al lupo! Al lupo!”

Così è morta anche Rosi Bonanno: l’ex marito era stato denunciato più volte dalla ex convivente per stalking e, secondo quanto riferito dalla zia della vittima, anche per stupro.

E’ morta sotto gli occhi del suo bambino , che è rimasto tutto solo a vegliare il cadavere accoltellato: quel bambino che era solo un pretesto per l’assassino, il cavallo di Troia (visto che a Maglietta piace l’Odissea) per entrare in casa.

Così sono morti anche i bambini di Erica Patti: “L’unico modo di farti del male è fare del male ai tuoi figli”: fra le tante, troppe cattiverie che Pasquale Iacovone aveva inflitto alla ex moglie Erica Patti c’era stato anche questo funesto presagio. Dieci denunce ai carabinieri, un processo per stalking… una richiesta di revisione della patria potestà e una per ottenere assistenza psicologica non avevano sortito altro effetto che un divieto per l’uomo di avvicinarsi alla casa di Erica. Divieto che lui trovava mille scuse per ignorare…

9 e 12 anni, due bambini uccisi dal papà, in nome della pari dignità delle figure genitoriali. Non è stata una disgrazia, ma una tragedia annunciata, ha dichiatato l’Avvocato di Erica Patti, una donna che da tempo gridava “Al lupo! Al lupo!”

Grazie alla pessima reputazione di bugiarde che hanno oggi le madri nei Tribunali, nessuno è accorso ad aiutare Federico o Rosi Bonanno o i bambini di Erica Patti… e questi sono solo i casi più drammatici, quelli che si concludono con degli omicidi.

Una reputazione di bugiarde costruita da Associazioni come Crescere Insieme, da sempre sostenitrice della Pas… (Come se una malattia fosse un gruppo rock, che ha bisogno di fans…)

false_accuse3La Pas che, vi ricordo, sostiene che sono le madri quelle cattive:

crescere_insieme2Allora, chiedo di nuovo: perché il genere è importante quando parliamo di alienazione genitoriale o false accuse, ma scompare quando Maglietta ci racconta le meraviglie delle sue modifiche alla legge 54/2006, dove improvvisamente esistono solo genitori?

Perché una legge creata da gente convinta che le donne, in quanto soggetti di sesso femminile, siano (quasi) tutte bugiarde, dovrebbe garantire la pari dignità delle figure genitoriali?

La legge 54/2006, ad oggi, ha fallito, è vero, ma non perché ha leso i diritti dei poveri papà, ma perché ha servito su un piatto d’argento le vittime agli aguzzini.

Dal sito di Antonella Penati: MIO FIGLIO E’ STATO CONSEGNATO AL SUO ASSASSINO COME UN PACCO -COME UNA PRATICA UN FASCICOLO ; DEL RESTO ME LO HANNO DETTO LORO CHIARAMENTE, DURANTE L’UNICO CONTATTO CHE HANNO AVUTO CON ME ( 3 MESI DOPO) TRAMITE UNA TELEFONATA MI SI CHIEDEVA IN MODO SGRABATO DI NON ANDARE IN COMUNE ( RICORDO CHE LA CASA COMUNALE E’ UN LUOGO PUBBLICO ) E MI SI DICEVA CHE DOVEVO PRIMA PRENDERE APPUNTAMENTO PER PARLARE DELLA PRATICA ! MIO FIGLIO ERA UN BAMBINO UN ESSERE UMANO, NON UNA PRATICA !!!

C’è un problema in questo paese, un serio problema. E’ un problema radicato nella nostra cultura, un problema che affonda le radici nella nostra storia, un problema che si chiama discriminazione di genere.

Non è varando una legge che finge che i genitori siano tutti uguali che aiuterà questo paese a risolvere il problema.

notizia4Prendiamo questa donna: non ha mai sporto denuncia. Non c’è un verbale, un referto, non c’è niente che dimostri materialmente quello che ha subito. Non è mai andata al pronto soccorso, non ha telefonato alla Polizia, non si è fotografata i lividi, non ha registrato le telefonate minatorie, e quanti passanti pensate che si recheranno al commissariato dicendo: “Oh, si, mi ricordo, ho visto qualcosa…”

Non ha niente in mano, questa donna, per dimostrare il suo racconto, se non le testimonianze dei figli (che possono tranquillamente esser fatti passare per manipolati o, peggio, alienati) e i genitori: conniventi, probabilmente.

Questa donna è quasi sicuramente una bugiarda.

Il Tribunale dei Minori cosa farà per questa mentitrice? Presumibilmente si assicurerà che il papà goda della sua dignità di genitore. Perché è questo che accade, è questo che leggiamo sui giornali: cronache di morti annunciate.

Ma di questo, Marino Maglietta non parla nelle sue interviste. Probabilmente si lascia il coup de théâtre per il finale: ma nel mio progetto parlo della violenza sulle donne, l’ho scritto, guardate!

(E’ probabilmente per questo che ancora non abbiamo il testo: per creare la suspance in attesa della grande notizia: le modifiche al ddl 957 introducono le parole magiche “violenza sulle donne”)

Già… Anche questo Governo le ha scritte: hanno persino varato un decreto sul femminicidio.

E le donne hanno risposto che fa schifo.

Non è che basta scrivere le parole “violenza sulle donne” per costruirsi una credibilità.

Per ciò che mi riguarda, tutto quello che oggi Maglietta può affermare sulla “pari dignità dei genitori” si appoggia sulle fragili fondamenta dell’Associazione Crescere Insieme: una associazione sessista, che ha contribuito a diffondere le idee di Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer: la donna “è un animale imperfetto, che inganna per natura“, “istintivamente bugiarda”, “bella a guardarsi, contaminante a toccarsi e mortale a possedersi”.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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80 risposte a Al lupo! Al lupo!

  1. Alessio ha detto:

    Forse non hai capito il senso della favola. A furia di calunniare ormai tutti sanno che una alta percentuale (l’80% circa) delle accuse delle madri separate sono false e finalizzate ad impadronirsi di bambini abusandoli con l’alienazione genitoriale.

    • Forse non hai capito la mia metafora: le pecorelle sono donne e bambini, i calunniatori sono le persone come te, che insistono a diffondere percentuali inventate e fandonie sull’alienazione genitoriale …
      Per come la vedo io, un po’ di responsabilità di quelle morti è anche tua.

      Circola da un po’ la parola “pinkwashing”, un neologismo nato dall’unione dell’aggettivo pink alla parola “whitewash” (che potremmo tradurre con l’espressione “dare una mano di bianco”, intesa come “copertura di crimini o scandali”).
      Il pinkwashing è quell’operazione di marketing volta a vendere servizi o prodotti mediante l’associazione del prodotto/servizio ad una “buona causa”.
      Ecco, la “svolta” di Crecere Insieme potrebbe rientrare nella tecnica del pinkwashing: il Maglietta si fa intervistare da un blog femminista, sostenendo di essere lì per proporre alle donne l’ “uguaglianza” tanto desiderata. In realtà, come si evince dal commento di Alessio, il prodotto che ci sta vendendo è tutta un’altra cosa…

    • Lilli ha detto:

      Le fonti da cui si trae questo dato ipotetico dell’80% di false accuse quali sarebbero? Chiedo dati oggettivi, non farsi estrapolate dai discorsi di qualche magistrato.

  2. Paolo Dadtux ha detto:

    Non so se faccio male ad intromettermi in una discussione che mi tocca solo di striscio, ma l’osservazione di Alessio è abbastanza fondata.
    La morale della favola di Esopo è la seguente “Chi mente sempre, non è più creduto nemmeno quando dice la verità.” (http://it.wikipedia.org/wiki/Al_lupo!_Al_lupo!)
    Associare questa favola al fenomeno delle accuse in fase di separazione non può avere altro senso che il sostenere la tesi che queste accuse siano spesso false.
    Lei invece vuole usarla per dire che chi parla di false accuse vuole diffondere una sorta di disinformazione per proteggere i padri violenti. Ma proprio il caso da lei citato della madre che non è stata creduta, dimostra che gli inquirenti sono ormai così assuefatti al fatto che ci sono accuse false, da non prendere con la dovuta serietà neppure quelle vere. Il che è esattamente il senso della favola di Esopo.

    • Non siamo qui a discutere di Esopo, che è un pretesto letterario che uso per introdurre l’argomento vero e proprio. Il commento di Alessio, oltre a contestare la mia scelta stilistica (liberi entrambi di disapprovarla), ribadisce però anche le sessiste affermazioni di Crescere Insieme: l’80% delle accuse presentate da donne sono false. Ora, non possiamo certo pretendere di trovare nella favola di Esopo il fondamento di simili opinioni, perché sarebbe ridicolo.
      Invece, sempre all’interno di questo post, io fornisco una serie di link che portano a dati concreti (e non a libri di favole) che confutano questo tipo di opinioni.
      Cerchiamo di non creare confusione.

  3. Paolo Dadtux ha detto:

    Non voglio creare confusione, voglio fare chiarezza. Era meglio non scomodare Esopo perché la sapienza degli antichi è un’arma assai affilata e rivela il vero aspetto delle cose.
    Antonella Penati ha dichiarato: “Mi sono rivolta ai Carabinieri, al Tribunale dei Minori di Milano, ai Servizi sociali di San Donato pensando mi potessero aiutare. Furono proprio questi ultimi che mi imposero di fare vedere al bambino al padre ( sottovalutando la sua pericolosità) tentai di oppormi ma fu tutto vano. Se mi fossi opposta alle visite in ambito protetto me lo avrebbero tolto, così mi dicevano ogni volta che segnalavo l’aumento del disagio paterno.”
    Quale altra spiegazione vi può essere a questo comportamento delle autorità se non la percezione (sbagliata) che anche queste accuse erano false? E da dove viene questa falsa percezione se non dall’assuefazione al fenomeno delle accuse strumentali in fase di separazione?
    Ovvero detto in altri termini, le false accuse in fase di separazione (tante o poche che siano) arrecano un gravissimo pregiudizio alle vittime dei veri abusi, che dovrebbero essere le prime a chiedere sanzioni esemplari per questi casi. Sanzioni che invece non ci sono mai, perché il reato di calunnia è tecnicamente molto difficile da applicare in concreto, come ha spiegato una recente sentenza della Cassazione.

    • Se mi sta chiedendo di condannare chi inventa false accuse, ci metto un secondo: è vergognoso inventare false accuse.
      Se mi sta chiedendo di affermare che la percezione errata da parte dei servizi dipende dalle false accuse, non credo che sia così, perché i casi di false accuse sono molto rari, e da soli non comprometterebbero la reputazione di un intero genere. A creare la reputazione di bugiarde delle mamme separate non sono state le donne bugiarde, bensì la propaganda, che ha gonfiato i dati statistici creando allarmismo.
      Sto difendendo le donne bugiarde? Assolutamente no. Ritengo che chi inventa false accuse andrebbe condannato per i suoi atti? Certo.
      Allo stesso modo ritengo responsabili di false accuse tutti quelli che diffondono percentuali inventate sulle false accuse, perché stanno accusando un genere di reati non commessi.

      Se nota, si crea un curioso paradosso: quelli che scrivono “la maggior parte delle madri inventa false accuse” sono responsabili di inventare una falsa accusa e quindi reclamano pene severe per se stessi…

  4. Nella favola di Esopo c’è un pastore che inganna inventandosi la storia del lupo. C’è un lupo, poi c’è il gregge, poi ci sono le persone ingannate. Il pastore non viene divorato dal lupo, il lupo divora solo le pecore. Quindi vi rispiego l’analogia: Crescere Insieme è il pastore che si inventa una storia (c’è un lupo! = le donne sono tutte bugiarde! raccontano di lupi che invece non ci sono!), mentre donne e bambini sono il gregge che viene divorato una volta che il lupo si presenta davvero. La differenza sta nel fatto che Crescere Insieme non ha detto la verità, ancora… Di certo ha perduto la sua credibilità.

  5. Paolo Dadtux ha detto:

    Così va meglio, ma mi pare che Lei stessa si trovi in difficoltà con la metafora che si è scelta perché non calza con il fenomeno che stiamo analizzando (infatti deve darne l’esegesi corretta che altrimenti sfuggirebbe al lettore).

    Poi mi pare che stia rovesciando con altrettanta difficoltà il mio ragionamento. Io dico: “l’ingolfamento di false accuse porta gli inquirenti a trascurare anche quelle vere”. Lei ribatte non è così perché le false accuse sono rarissime, QUINDI il fatto che gli inquirenti trascurino le accuse vere è dovuto alla propaganda di associazioni come Crescere Insieme.

    Mi consenta di essere un po’ caustico… Ma lei crede veramente che i PM e la polizia giudiziaria che lavora alle loro dipendenze si facciano influenzare da associazioni come quelle citate?
    Stiamo parlando di funzionari con alta specializzazione che a tempo pieno si occupano di perseguire reati penali, e lo fanno per professione. Pensare che la loro percezione sui fenomeni di cui si occupano sia così pesantemente influenzata da associazioni private che a stento hanno accesso ai mass media sarebbe come credere che i chirurghi in sala operatoria si fanno influenzare dagli articoli delle riviste tipo “Più sani e più belli”. Molto poco verosimile quindi. E ovviamente anche questa è una metafora che va presa per quello che vale…

    • Non dico io, ci mancherebbe! Chi sono io? Lo sostengono studi sull’argomento!
      “Child Custody Evaluators’ Beliefs About Domestic Abuse Allegations: Their Relationship to Evaluator Demographics, Background, Domestic Violence Knowledge and Custody- Visitation Recommendations” Author: Daniel G. Saunders, Ph.D., Kathleen C. Faller, Ph.D., Richard M. Tolman, Ph.D. http://www.amazon.it/Custody-Evaluators-Beliefs-Domestic-Allegations/dp/1249247608
      “Custody Evaluations When There Are Allegations of Domestic Violence: Practices, Beliefs, and Recommendations of Professional Evaluators”
      Author: Michael S. Davis, Ph.D.; Chris S. O’Sullivan, Ph.D.; Kim Susser, JD; Hon. Marjory D. Fields, JD http://books.google.it/books/about/Custody_Evaluations_when_There_are_Alleg.html?id=oE3nmgEACAAJ&redir_esc=y

      • Paolo Dadtux ha detto:

        E cosa dicono questi studi sulla percezione del fenomeno da parte delle Procure in Italia?

      • Questi studi dimostrano – come ha sottolineato anche uno studio presentato dal capo del Crown Prosecution Service inglese (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/18/le-false-accuse/) – che “la convinzione errata che le “false accuse” di stupro o violenza domestica siano comuni può minare il lavoro di polizia e autorità giudiziarie nel momento in cui si trovano ad investigare su questo genere di crimini.”
        Non è difficile associare queste considerazioni ad alcuni principi della psicologia della persuasione, che ci insegna che non c’è troppa differenza fra la verità e l’illusione della verità, visto che le illusioni sono spesso più semplici da creare. Un modo per creare l’illusione di una verità è ripetere e ripetere un medesimo concetto: anche se non è vero, a furia di sentirlo l’opinione pubblica si convincerà della sua fondatezza.
        Questo è esattamente quello che fanno le persone che ripetono sotto ogni mio post che la maggior parte delle donne inventano false accuse: scrivono 80%, anche se non ci sono dati a sostegno della percentuale (anzi, i dati concreti ribaltano tutti la situazione a favore delle accuse confermate dalle indagini), lo scrivono e lo riscrivono, nella speranza di condizionare chi legge. E mi sembra evidente che ci riescono, considerato ciò avviene: le donne non vengono credute da chi di dovere.

        Procure italiane? Sta dicendo che questi studi non sono rilevanti in quanto stranieri? Anche Richard Gardner era straniero, ma questo non mi pare abbia mai creato grossi problemi ai sostenitori della Pas italiani.

    • Romano ha detto:

      Si potrebbe usare lo stesso argomento, quello della super preparazione e obiettività dei funzionari ecc. ecc., in relazione ai casi dove sono uomini accusati di maltrattamenti ecc. ecc.
      Resta il fatto che secondo la Banca Mondiale la nostra giustizia è al posto 158 su 185 e che casi come indagini sul caso del mostro di Firenze, omicidio di Meredith Kercher, stragismo mai chiarito ecc. ecc. ci hanno fatto conoscere anche dei personaggi che in realtà sono macchiette e caricature di sé stesse, che si fanno immortalare con un vestito elegante e il sigaro e che non risolvono proprio un bel niente.

  6. Guit ha detto:

    Ma che razza di ragionamento è? La morale al lupo al lupo è l’opposto di quella proposta nell’articolo.

  7. Lilli ha detto:

    Ma è così difficile da capire la metafora? A causa di pochissime donne che hanno accusato falsamente i mariti, oggi qualsiasi donna vittima di violenza da parte dei loro coniugi non viene creduta. La differenza tra ciò che dice il Ricciocorno e ciò che sostiene qualcuno di voi è che non è vero che le false accuse sono l’80%, ma una percentuale bassissima, il 6%. E’ chiaro così?

  8. Andrea Mazzeo ha detto:

    Eccoli sempre in coppia, il gatto e la volpe. Il dato dell’80% di false accuse è completamente inventato e costruito manipolando ad arte le dichiarazioni della PM Pugliese all’Eco di Bergamo il 31 gennaio 2009. Abbiamo memoria storica ed è tutto in dossier dal titolo significativo: “MEMORIALE DI CONTROINFORMAZIONE SU TENTATIVI DI GRUPPI DI PEDOFILI ORGANIZZATI DI INSERIRSI IN ASSOCIAZIONI PER LA TUTELA DI MINORI”. Quindi aria, non ci provate nemmeno. Il dossier sta circolando da qualche anno, viene periodicamente aggiornato e chi lo deve conoscere lo conosce già.
    E guardate chi figura tra ii soci fondatori dell’associaizone Crescere Insieme:
    http://www.crescere-insieme.org/index.php?option=com_content&view=article&id=45&Itemid=57

    • Prof. Richard Alan Gardner ha detto:

      «Un meccanismo operativo nelle false denunce è quello della proiezione – con la quale pensieri e sentimenti cognitivi ed emotivi inaccettabili sono respinti inconsciamente ed attribuiti ad altri. Le persone con un eccessivo senso di colpa o di vergogna per i loro impulsi pedofili, possono proiettare i loro stessi impulsi sugli altri. È come se dicessero ‘non sono io che voglio molestare sessualmente questo bambino, è lui (lei)’. In questo modo gli impulsi inaccettabili sono gratificati, il senso di colpa per questa liberazione è placato e l’individuo si sente innocente. Maggiore è la forza con cui un individuo reprime i suoi impulsi pedofili inaccettabili, maggiore sarà il bisogno di immaginare un’orda in continua espansione di ‘pedofili’ che servono come oggetto per la proiezione. Psicologicamente, questi individui lottano per reprimere i loro stessi inaccettabili impulsi pedofili che premono continuamente per essere realizzati. Durante le arringhe contro i ‘pervertiti’ che sono l’oggetto del loro disprezzo, essi spesso accrescono il loro livello di eccitazione che può facilmente essere riconosciuto come sessuale»

      • Wow. Mi scrive dall’oltretomba? Dovrò fare esorcizzare il blog…
        Una seduta spiritica virtuale!!! Che emozione!!! Ci racconti, ci racconti: come si trova? Mi sembra evidente che è piuttosto tormentato, visto che invece di godersi i Campi Elisi, aleggia ancora fra noi… Oltre che nel web, si diletta anche ad incidere vhs? Devo aspettarmi la telefonata “fra 7 giorni morirai?”

      • Samuele ha detto:

        Un grazie al professor Gardner per il suo impegno a tutela dei bambini. I pedofili sono subdoli, i più infami si nascondono addirittura nella falsa anti-pedofilia che aiuta a costruire false accuse di pedofilia e diffamano chi protegge i bambini per davvero.

      • Romano ha detto:

        Ma chi Gardner quello che penso io?

      • Romano ha detto:

        Gardner secondo me ha avuto una sola ispirazione giusta in tutta la sua vita!

  9. GiovanniB ha detto:

    Che vuol dire che la donna deve essere creduta? Una giustizia seria dovrebbe basarsi sulle prove oggettive, non sul credere a qualcuno in base al genere. Se la magistratura dovesse invece affidarsi a pregiudizi, a causa dello scandaloso tasso di false accuse, la prima approssimazione della giustizia dovrebbe ormai essere proteggere i bambini dalle donne che denunciano, specialmente se sono assistite da abusologi, avvocate femministe, negazionisti della PAS

    • Non rigiri la frittata Giovanni: qui si parla di donne che NON vengono credute sulla base del genere e di indagini che NON vengono proprio svolte, con la conseguente morte di poveri innocenti. Ha letto il post o va in giro ad inserire parole a caso sotto il primo post nel quale trova le parole “violenza”, “donne” e “pas”?

      Quando una donna sottolinea il problema della discriminazione delle donne (le donne non vengono credute in quanto donne) non sta discriminando, né tantomeno affermando una scemenza quale “le donne andrebbero credute in quanto donne”. Per comprendere questo difficile concetto, la rimando alla spiegazione, la trova qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/03/tu-quoque/

    • Lilli ha detto:

      Samuele, io ne so uno migliore: “Trentatré Trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando”.

    • Romano ha detto:

      GiovanniB, siete tutti mistificatori senza speranza di sostenere i vostri argomenti di fronte a una platea che vi dovesse esaminare seriamente.
      L’unica vostra fortuna è di vivere in Italia, un paese dove il chaos ancora prevale e dove spesso si occupano poisizioni “di prestigio” per nepotismo o altro.
      Quindi un posto per sparare cialtronate lo trovano tutti.
      La PAS non viene negata da nessuno, semplicemente non ha ricevuto nessun tipo di conforto e supporto dagli organismi scientifici. Poi siete liberi di parlare di PAS esattamente come si può parlare fi UFO, poltergheist, spiritismo, woodoo, zombie, vampiri ecc. Il problema è invece reale quando le idiozie scritte nella teoria di Gardner si cerca di usarle in tribunale ci sono cosiddetti periti che cercano di applicarla facendo diagnosi. Perché purtroppo c’è chi si fa influenzare….

    • Romano ha detto:

      Giuvà, mi stavi facendo perdere il filo.
      La PAS non si nega a nessuno, cioè un tozzo di PAS non si nega a nessuno. Il punto non è il negazionismo, ma l’ASSERZIONISMO, cioè l’insistere nel sostenere questa teoria che dopo tutti gli infiniti esami non è stata diciamo così accolta, se validata è una parola gossa.
      Allora leggiti cosa dice l’amico DadTux quando parla di PM e Invstigatori infallibili e chiediti se in America i comitati che redigono il DSM non sono altrettanto rigorosi. Ricordati che in Italia si va avanti per amicizia ma negli usa se racconti cialtronrie ti smascherano e ti mettono al bando, addirittura senza tante mezze misure se scrivi fesserie o copi in un articolo non si fanno problemi a dirlo davanti a tutti in un congresso scientifico. Non come in Italia che si nascondono tutti dietro le denunce per diffamazione ecc. ecc. ecc.
      Prenditi il tuo tozzo di PAS e magnatelo però non parlare a bocca piena perché ci vuole anche un po’ di contegno.

  10. Lilli ha detto:

    La cosa che mi fa ridere di certe persone è che appena chiedi loro fonti attendibili, dati oggettivi, tabelle, grafici che non siano stati elaborati dalle associazioni di padri separati e affini: PUF! Spariscono, non rispondono più, o cambiano nick e parlano d’altro per non dover rispondere.

  11. sandro ha detto:

    dopo tutto lo tsunami mediatico che è stato fatto per dare attenzione alla questione della violenza alle donne, è semplicemente schifoso per non dire altro che esistano ancora donne, fossero anche così poche da contarle sulle dita di una mano, che si permettono di testimoniare il falso sugli abusi subiti creando ripercussioni dannose sulle vite di migliaia di altre persone che sono realmente nel problema. Ancora più riprovevole il fatto che ne escano tranquillamente pulite senza conseguenze legali. Sono loro che gridano al lupo . Invece sono le procure della repubblica a diffondere quei dati sulle false accuse. Come fai ad accusare di calunnia e di gridare al lupo chi riporta un dato? quando invece si dovrebbe combattere il malcostume, che esiste ed è oggettivamente riscontrabile nei fatti – non importa se il dato è impreciso. E invece hai rigirato la frittata incolpando maldestramente chi non centra cercando di mettere una toppa che è peggio del buco. Perchè non importa quante sono realmente queste false accuse, ma tanto poche non devono essere perchè il fenomeno è conosciuto e discusso. E non solo in Italia, ma sembra diffuso in maniera omogena ovunque in tutto il mondo occidentale con numeri più o meno similari.

    • “sono le procure della repubblica a diffondere quei dati sulle false accuse.”: questa è una gran bella accusa! Piuttosto grave, anche.
      Esattamente, quali? Qui c’è l’elenco delle Procure, per darle una mano:http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_4.wp?facetNode_1=3_2&selectedNode=3_2_13
      Vorremmo sapere in che occasione e quali Procure si sarebbero pronunciate, fornendo che genere di dati e, tanto che ci siamo, per bocca di chi.

      “è semplicemente schifoso per non dire altro che esistano ancora donne, fossero anche così poche da contarle sulle dita di una mano, che si permettono di testimoniare il falso sugli abusi subiti creando ripercussioni dannose sulle vite di migliaia di altre persone che sono realmente nel problema.”
      Mi colpisce sempre che aggettivi forti come “schifoso” si riferiscano sempre e solo alle donne, fossero anche così poche da contarle sulle dita di una mano, mentre su altri soggeti, caro Sandro, neanche una parola. Ad esempio su chi perpetra la violenza contro le donne o su chi diffonde dati “imprecisi”.
      Mi chiedo anche come faccia, un numero esiguo di donne tale da poterle contare sulle dita di una mano, a creare ripercussioni dannose sulle vite di migliaia di persone.
      Io credo che a creare ripercussioni sulle vite di migliaia di persone siano i mezzi di informazione, che incautamente diffondono dati che, più che imprecisi, potremmo definire gonfiati ad arte. E questi mezzi di informazione ricevono le informazioni “imprecise” da donne e da uomini, perché non è una questione di cromosomi X o Y.

      Qui non si tratta di “dati imprecisi”, ma di vere e proprie mistificazioni.
      Le faccio un altro esempio, sempre ad opera di una associazione:https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/16/la-campagna-di-disinformazione/
      Il 14 maggio il sito di Adiantum (associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori) pubblica un articolo nel quale denuncia un preoccupante aumento degli infanticidi da parte delle mamme italiane, scrivendo: “Le mamme uccidono i bambini come non accadeva nelle generazioni passate!”
      Peccato che una fonte ufficiale, Il Dottor Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria, avesse comunicato che una analisi dei dati in merito agli infanticidi dal 2001 al 2011, dimostra che questi sono diminuiti in Italia del 50%.

      Da parte di queste associazioni è in opera da tempo una vera e propria campagna di disinformazione volta, chiaramente, alla demonizzazione della donna in quanto donna. E queste associazioni sono composte da uomini e da donne.
      Questa campagna ha funzionato: lei ci parla di “donne schifose” e nel frattempo delle donne e dei bambini muoiono nell’indifferenza delle istituzioni alle quali avevano chiesto aiuto.

    • Romano ha detto:

      Bla bla bla… Sono solo quelli che hanno pendenze legali di questo genere che urlano delle false accuse. Il 99,9 % della popolazione maschile italiana non ne ha mai neppure sentito parlre e non gliene può fregare meno.

    • Romano ha detto:

      E infatti Sandrino se ti leggi i giornali, parlo solo dei casi che escono sui giornali e di cui siamo tutti a conoscenza, ti accorgi che sono tutti casi di violenza provata.
      Fai una cosa insieme ai tuoi compari, preparate una lista di tutti i casi italiani e scriveteci di fianco vero o falso. Altrimenti tutti poi fanno come quelli che vanno in TV a sparare di NaziFemministe, che francamente è una cosa ignobile pagare un canone e pure spendere in prodotti pubblicizzati per poi averci in cambio certune facce toste.

  12. Prima che qualcuno venga qui a citarmi la solita PM Pugliese della Procura di Bergamo.. Prevenire è meglio che curare.
    Sebbene le sia stata attribuita la percentuale 80% in merito alle false accuse, la PM Pugliese non ha mai parlato di percentuali. Siccome di lei abbiamo già parlato, vi metto direttamente il link, perché so già che la PM Pugliese è il passo successivo in questo genere di discorso: http://mammecoraggio.wordpress.com/2010/11/05/le-false-denunce-delle-donne-sono-purtroppo-vere/
    Ci tengo comunque a sottolineare che la PM ha anche affermato che dai dati ufficiali si riscontra che “…vedono questo tipo di violenza aumentare in maniera significativa…” e si riferisce a reati sessuali e familiari.
    Inoltre afferma “…si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani…”

  13. Paolo Dadtux ha detto:

    Premetto un suggerimento al dottor Mazzeo: controlli le sue reazioni, siamo su Internet ma i tratti caratteriali emergono comunque dallo stile di scrittura e non giovano alla sua immagine.
    Ciò premesso, provo a schematizzarre i punti rilevanti, a mio parere, di questa discussione. Mi pare di capire che il post che stiamo commentando sostiene che spesso le donne che fanno accuse (vere) contro i loro ex partner non sono credute. Vengono anche citati alcuni studi americani che sostengono che c’è un’errata percezione da parte degli inquirenti che vi sia una parte significativa delle denunce in fase di separazione che sono false. Questa percezione errata sarebbe presente anche tra gli inquirenti italiani e questo provocherebbe gravi casi come quello citato relativo alla signora Penati.
    Ma allora, se gli inquirenti hanno questa errata percezione, cosa ci sarebbe di strano se ve ne fosse qualche eco anche sui media? Perché si attacca come mistificatore chi è entrato in questa discussione sostenendo che anche gli inquirenti sanno che ci sono accuse false (e talvolta lo dicono)? Insomma, gli inquirenti italiani sono o non sono propensi a sopravvalutare il fenomeno delle false accuse in fase di separazione? Faccio notare che una cosa è la percezione, e cosa diversa è il fenomeno sottostante a cui la percezione si riferisce. Cioè, ci può essere la percezione che questo fenomeno esista (o non esista), ma questo non influisce sul dato di fatto. Io mi limito a dioscutere della percezione, ed eventualmente sulle sue cause.

    • Questo post sostiene che l’Associazione Crescere Insieme diffonde notizie infondate in merito ad enormi quantità di accuse false presentate da cittadini di sesso femminile (pare che gli uomini non si macchino mai di questo reato…) Come io sono stata in grado di reperire dati concreti che confutano questo fenomeno, a maggior ragione avrebbe potuto procurarseli l’associazione Crescere Insieme. Non c’è nulla che possa deresponsabilizzarla dall’aver diffuso notizie false, soprattutto perché è improbabile che possa trattarsi di un errore in buona fede. L’associazione Crescere Insieme si occupa di diritti dei minori e dovrebbe, per questo motivo, fare ricerca sul tema prima di proporsi come interlocutore al fine di promuovere progetti di legge.
      Gli studi che ho citato dimostrano che la convizione dell’esistenza del fenomeno dei falsi abusi condiziona lo svolgersi delle indagini a sfavore delle vittime.
      “Perché si attacca come mistificatore chi è entrato in questa discussione sostenendo che anche gli inquirenti sanno che ci sono accuse false (e talvolta lo dicono)?”
      Anche io sostengo che ci sono casi di false accuse, che non è proprio la stessa cosa di “la maggior parte delle accuse presentate dalle donne in fase di separazione sono false” oppure “l’80% delle accuse presentate sono false.” o ancora “sono sempre le donne che presentano false accuse”… Le parole sono importanti ed è dovere di chi pretende di occuparsi di comunicazione usarle nel modo corretto.
      Con “mistificazione” si intende la deformazione a proprio vantaggio della realtà altrui; ora non resta che chiedersi: chi trae vantaggio da una deformazione della realtà che presenta un numero di casi “che si possono contare sulle dita di una mano” facendoli diventare “la maggioranza dei casi”?
      Il movente, insomma, quale potrebbe essere?
      Perché le istituzioni non ci guadagnano nulla, se non delle accuse per negligenza e dei processi in Tribunale, come è avvenuto nel caso della signora Penati. Chi è che può trarre un vantaggio dal diffondere la percezione che “le donne sono bugiarde”?
      Sono convinta che lei è in grado di fare 2+2…

      • Andrea Mazzeo ha detto:

        Mi permetto di correggerla: l’associazione crescere insieme, come tutte le altre su quella sponda, non si occupa dei diritti dei minori ma dei diritti dei padri separati. Perché, ovviamente, i minori non hanno soldi da spendere a loro difesa mentre certi padri ne hanno tanti e li spendono. Sembra che dal dibattito tenda a passare in secondo piano il fatto che tutto l’ambaradan di PAS e contorni vari è nato per difendere in tribunale il genitore violento o abusante. Comincia tutto da lì. Come facccio a difendere il genitore accusato di violenza o abusi? Quale miglior difesa di quella di screditare l’autore della denuncia? Dicendo che è psicotico (mò si diventa psicotici da un giorno all’altro, come se la psicosi non avesse una sua storia, un ben preciso quadro clinico, ecc) e che ha fatto il lavaggio del cervello al figlio che mi accusa (follia a due) ho molte probabilità che le accuse cadano. E se non cadono, come nel caso dell’ex- di Marta Crotti, poco importa, intanto mi sono fatto dei bei soldini, e poi campa cavallo. Poi loro giocano molo sulla memoria corta del web, sanno che tutto passa nel dimenticatoio e che quindi con la loro manipolazione hanno sempre buon gioco. Ora, occorre riproporre tutto fin dall’inizio.

    • Romano ha detto:

      Dadttux, ci vuole prendersi una settimana di ferie per leggere le tue sbrodolate. Tu sei quello che citava da un’altra parte il documento degli eminenti saggi psicoforensi, vero?
      Senti un po’, ascoltati questa intrvista e poi confrontala con il documento dei super saggi.
      http://news.centrodiascolto.it/video/tg2/2012-10-12/medicina-e-sanita/cos-la-pas-sindrome-da-alienazione-genitoriale
      Dimmi che idea se ne fa cosa uno che ha fatto anche solo la terza media?
      Siccome tu sei bravo e ne sai di sicuro mi spiegherai perché sono così confuso.
      Ti faccio notare che l’intervista è del 12 ottobre 2012 e che il megadocumento galattico che ha aperto gli occhi a tutto il mondo, non solo all’Italia, è del 15 ottobre 2012. Nel fine settimana del 13 e 14 il silenzio sulla PAS veniva rotto per due giorni su tutti i media e persone che la gente comunuqe considera autorevoli e di cui ha rispetto prendevano posizioni decisamente sfavorevoli.
      Infine, ma non vi basta la non inclusione della PAS nei manuali dopo accese campagne perché avvenisse?
      http://www.fathersandfamilies.org/new-campaign-ask-dsm-to-include-parental-alienation-in-upcoming-edition/
      Ancora vi umiliate a dire che la PAS rientra comunque nel DSM-V sotto altre forme. Non è vero! Se il comitato del DSM lo avesse ritenuto opportuno la PAS, ovvero il PAD, oggi ci sarebbe nel DSM, sarebbe stato facile e chiaro per tutti, non è così. A questo punto potete anche squartare animali e leggere le interiora per sostenere le fesserie di Gardner, ha lo stesso valore credimi. Gli alienati sono solo quelli che hanno un comportamento per cui gli altri li rifiutano.

    • Andrea Mazzeo ha detto:

      Egregio sig. Datux (chiunque ‘esso’ sia), il suo suggerimento se lo può confezionare in forma di supposta e applicarselo secondo prescrizione medica.
      Le preciso inoltre che l’uso del pronome ‘esso’ invece di ‘lei’ è intenzionale visto che la SV si autodefinisce animale (dad-tux significa papà-pinguino) e che bella specie di animale, dato che i pinguini sono ben noti nel regno animale per essere stupratori, assassini e necrofili (http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/07/04/pinguini-assassini-stupratori-e-necrofili-questo-pianeta-e-malsano-rassegnatevi-animalisti/).
      Le ‘vere’ false accuse sono quelle che vengono sparate contro un genitore nel momento in cui i figli rifiutano ogni rapporto con l’altro genitore (PAS, madre malevola, Münchausen per procura, ecc). Per anni il fior fiore della psiclogia giuridica italiana si è sperticato per fare il lavaggio del cervello a giudici, avvocati e assistenti sociali, sull’esistenza della PAS. Di esso stesso è pieno il web di post in cui sostiene la scientificità della PAS e la sua presenza nei vari DSM (che esso forse nemmeno conosce o conosce mooooolto approssimativamente). Poi, contrordine, camerati, la PAS non esiste più ma esistono gli ostacoli alla bigenitorialità, sempre come ci dice il fior fiore della psicologia giuridica italiana. Certo che esistono questi ostacoli, e gli unici ostacoli che io vedo sono proprio certi padri che vogliono eliminare le madri dalla vita dei figli; e per eliminarle ricorrono alla false accuse di PAS, ecc.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Sono veramente colpito dalla finezza del ragionamento del mio “interlocutore storico”. Che dire… non ho parole per rispondere, sono annichilito dalla sua arte argomentativa e lascio volentieri il campo… per quanto riguardala prescrizione medica consulterò il mio professionista di fiducia perché mi illumini…

  14. Lucilla ha detto:

    La fonte più autorevole e recente è il Partner Abuse State of Knowledge (PASK), che ha riassunto lo stato della conoscenza in materia di violenza domestica. 42 accademici e 70 assistenti di ricerca in 20 università e centri di ricerca hanno per due anni condotto una analisi estensiva e critica della letteratura scientifica basandosi sull’evidenza scientifica rigorosa, sulla trasparenza, sulla correttezza metodologica. Sono stati considerati circa 12000 studi, costruendo il principale data-base al mondo in materia di violenza domestica. I risultati sono stati riassunti in un review di 2657 pagine, e più concretamente in alcuni punti chiave:

    Il tasso di violenza domestica perpetrata da donne (28.3%) è più alto del tasso di violenza perpetrata da uomini (21.6%).

    Gli uomini vengono consistentemente trattati più severamente ad ogni stadio processuale

    • Mia cara Lucilla, abbiamo già discusso della prospettiva maschile sulla violenza perpetrata dalle donne: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/04/04/le-due-facce-della-violenza/
      Non conosco questa ricerca, non l’ho mai trovata citata da nessuna parte e ovviamente lei non mi porta alcun link o riferimento bibliografico.
      Purtroppo questo genere di ricerche, come quella condotta in Italia dalla Dott.ssa Pezzuolo, per giungere a simili percentuali tendono a considerare “violenza perpetrata dalla partner di sesso femminile” una serie di comportamenti che potrebbero essere letti come reati perpetrati dal partner maschile. Se segue il link che le ho postato si renderà conto di cosa intendo.
      E’ ovvio che se fra le “violenze sessuali” inseriamo il “l’interrompere un rapporto intimo avviato”, mentre la Cassazione Italiana ha decretato che “Integra il reato di violenza sessuale la condotta di chi prosegua un rapporto sessuale quando il consenso della vittima, originariamente prestato, venga poi meno a causa di un ripensamento o della non condivisione della modalità di consumazione del rapporto”, possiamo trovare studi sulla violenza con risultati molto, molto diversi fra loro.
      Io tendo a considerare vittima di violenza chi alla fine finisce in ospedale, oppure muore.
      D’altra parte, proprio recentemente uno psicanalista ha ribadito che, in caso di femminicidio, la vera vittima è l’uomo, quindi mi sembra chiaro che è tutta una questione di prospettiva sul fenomeno. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/04/braccia-rubate-allagricoltura/ Bisogna vedere cosa si intende con violenza, con vittima, ecc.
      Comunque leggo volentieri questo rapporto, se me lo fornisce.

      • Lucilla ha detto:

        Il report completo è pubblicato da Spinger: http://www.springerpub.com/pa
        Qui trova i punti principali:
        http://www.domesticviolenceresearch.org/pdf/Overviewof%20Findings.Dec.7.pdf

      • Con tutto il rispetto, è uno studio finanziato da questa rivista, Partner Abuse, che guarda caso trovo pubblicizzata solo qui: http://news.mensactivism.org/node/15144
        “This is the Men’s Activism News Network, a web site which tracks news and information about men’s issues from around the world. Our particular focus is on promoting activism in support of men’s rights and equality, and providing readers with the latest news stories is one way to inform and empower men’s rights activists in their goals to create a more just and fair society.”
        Strano, vero?
        Già dalle prime righe: “Across all studies included in this review, approximately one in four women (23.1%) and one in five men (19.3%) experienced physical violence in an intimate relationship”… Non promette bene per lei Lucilla.
        E’ uno studio molto complesso, del quale bisogna approfondire l’approccio. Non è che lei può prendere delle percentuali a caso dall’introduzione senza leggersi bene tutto…

    • Romano ha detto:

      Vorrei conoscere le femminucce, ricciocorno non se la prenda, che vanno dal maggggistrato a lamentarsi per uno schiaffo ricevuto dalla propria donna.

      • Io non mi offendo, sono una femminuccia e me ne vanto! 🙂 Che esistano uomini che subiscono violenza, ne sono convinta. Che ai signori che citano il Pask interessi veramente qualcosa degli uomini che subiscono violenza, ecco cosa non credo. Chiunque spenda tanto tanto a negare l’evidenza del fenomeno della violenza domestica non mostra alcun rispetto per le vittime, a qualunque genere esse appartengano…
        Come ho già scritto qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/07/19/dallaustralia-i-papa-separati-e-la-violenza-contro-le-donne/
        Per influenzare la percezione del fenomeno della violenza contro le donne, il movimento dei “papà separati” ha avviato una campagna denigratoria ai danni delle vittime (le donne – n.d.t.) e ha diffuso l’idea semplicistica che “la violenza non ha genere”.
        (…).
        I “papà separati” denunciano che le donne abitualmente producono false accuse di abuso su minore per ottenere vantaggi in caso di separazione e per negare al padre l’accesso ai propri figli. In realtà le ricerche in merito ci dicono che le accuse di abuso su minore sono rare in caso di separazione, che quando sono prodotte delle accuse molto raramente sono false e fra quelle riconosciute come false non si riscontra alcuna prevalenza femminile: le false accuse vengono prodotte tanto dai padri quanto dalle madri.
        Inoltre, è deprimente constatare che è molto raro che un’accusa di abuso su minore produca un allontanamento del genitore abusante.
        I “papà separati” denunciano anche che le donne abitualmente producono false accuse di violenza domestica allo scopo ottenere ordini restrittivi ed allontanare i padri dai propri figli. Ricercatori australiani hanno dimostrato che, al contrario, le donne vittime di violenza domestica difficilmente ottengono degli ordini restrittivi, che vengono emessi solo come estrema ratio, e che quando degli ordini restrittivi vengono emessi, questi hanno una influenza positiva sulla riduzione della vulnerabilità delle vittime.
        Oltre ad accusare le donne di produrre false accuse ed inventare falsi abusi su minori, il movimento dei “papà separati” porta avanti il discorso della violenza relazionale o simmetrica, che si fonda sull’assunto “la violenza non ha genere”.
        Per dimostrare che uomini e donne usano violenza in egual misura, si basano su studi che utilizzano uno strumento chiamato Conflict Tactic Scale (CTS). La CTS colloca la violenza domestica nel contesto più ampio di “conflitto familiare”. (…)
        La CTS chiede ad un soggetto coinvolto in una relazione sentimentale se nel corso dell’ultimo anno ha commesso o ha subito atti di violenza da parte del partner. Gli studi basati sulla CTS generalmente dimostrano che la violenza all’interno di una relazione è sempre simmetrica. (…)
        Ma ci sono problemi metodologici connessi all’utilizzo della CTS. Come strumento è criticato perché non fornisce alcuna informazione sull’intensità degli episodi di violenza registrati, sul contesto in cui avvengono, sulle conseguenze dell’episodio di violenza (ad esempio chi dei due ha subito delle lesioni) e sul suo significato. La CTS non chiede chi ha dato inizio all’episodio di violenza (quando spesso la violenza agita dalle donne è difensiva), dà per scontato che la violenza sia sempre espressione di un sentimento di rabbia, negando così il fenomeno della violenza strumentale – ovvero quella usata per stabilire un rapporto basato su un dislivello di potere e sul controllo – omette atti violenti come l’abuso sessuale, lo stalking e l’omicidio del partner, ignora la storia di violenza pregressa e non registra gli episodi di violenza che avvengono dopo l’interruzione della relazione, un genere di violenza subito principalmente dalle donne.
        C’è una gran quantità di dati che dimostrano l’asimmetria della violenza domestica: le statistiche fornite dalle forze dell’ordine, ad esempio, o i dati raccolti negli ospedali (…)
        Non c’è dubbio che anche gli uomini siano vittime di violenza domestica: gli uomini subiscono violenza dai partner femminili e maschili, dagli ex-partner e da altri membri della famiglia. (…) Ma ci sono delle differenze: è più probabile che le donne subiscano abusi più frequenti, per periodi più lunghi, che gli abusi siano di maggiore intensità e producano più danni fisici; le donne, inoltre, vengono anche stuprate e patiscono maggiormente la paura di essere uccise. Gli uomini soggetti a violenza domestica raramente continuano a subire assalti dopo la separazione, poiché sono economicamente e socialmente più indipendenti. (…) Nessuna ricerca conferma l’idea che gli uomini tendono a non denunciare le violenze subite, anzi, si riscontra una tendenza maschile a sopravvalutare la violenza subita e minimizzare quella agita.
        (…)
        L’attenzione dei “papà separati” per il fenomeno della violenza domestica subita dagli uomini non è motivato da un genuino interesse nei confronti delle vittime, ma è strumentale ad ottenere gli obiettivi prefissati attraverso la denigrazione della donna che denuncia di essere vittima di violenza domestica in sede di separazione.
        Questo è evidente innanzi tutto perché si focalizzano su questo particolare tipo di violenza, ignorando completamente il fatto che se è vero che gli uomini subiscono violenza, la subiscono principalmente da parte di altri uomini. Le statistiche australiane dimostrano che meno dell’1% degli episodi di violenza sugli uomini è da parte di partner o ex partner, rispetto a un terzo degli incidenti subiti dalle donne”.

      • Romano ha detto:

        Io non so perché a quelli che piangono perché la donna li mena (dicono loro) mi verrebbe voglia di… Lasciamo stare.

      • Il problema è che molti non “piangono perché la donna li mena”, bensì si lamentano di essere costretti a menarla, perché è tanto cattiva…

      • Romano ha detto:

        Se si lamentano dovrebbero rivedersi The Godfather, le scene in cui Sonnie Corleone spiega a Carlo, marito della sorella, che si comportava male con la moglie, di fare il bravo. Un vero film precursore dei tempi. Purtroppo non tutti hanno qualcuno a difenderli in modo convincente ma a volte succede.

  15. Lilli ha detto:

    Caro Ricciocorno, come volevasi dimostrare, hai visto come quando gli si chiede la fonte ufficiale e dei dati oggettivi che dimostrino la loro tesi sull’80% delle false accuse tutto tace? Spariscono i profili e arriva qualcun altro che parla d’altro. 🙂

    • Non so che dire, adesso mi hanno postato questo tomo di centinaia di pagine, sostenendo che dimostri che la violenza è perpetrata dalle donne più di quanto lo sia dagli uomini. Lo apro e trovo scritto “una donna su quattro e un uomo su cinque hanno subito violenza fisica durante una relazione”… Dovrei leggermelo tutto per capire bene di cosa si tratta, ma ho come l’impressione che questa gente goda nel farmi perdere tempo per scoprire quello che già so…

  16. http://www.prweb.com/releases/2013/5/prweb10741752.htm
    Qui un’intervista a John Hamel, Editor-in-Chief of Partner Abuse and PASK Director, che nonostante il suo proclamare un “problema sommerso di violenza contro gli uomini” deve ammettere: “Although research confirms that women are more impacted by domestic violence”, cioè “sebbene la ricerca confermi un maggiore impatto della violenza domestica sulle donne.”
    Insomma la sua tesi mi sembra la stessa del Thanopulos: “People in the domestic violence field say that ‘it’s all about the victims.’ Well, the victim is not always the one hit, but sometimes the one arrested.” La vittima è chi viene arrestato, perché anche se è la donna quella che si è fatta male (the one hit, quella colpita), la vera vittima della violenza domestica in realtà qualche volta (sometimes) è il poverino che l’ha picchiata. Che dire… Posso andare avanti, ma per stasera la faccio finita qui. Come dicevo, è una questione di prospettiva.
    Io rimango dell’idea che la vittima è quella che si è fatta male…

  17. Paolo Dadtux ha detto:

    Cara Lilli,
    personalmente io non avevo la pretesa di dimostrare che le accuse delle donne sono false, né ho fonti per farlo. Volevo solo dire che se la situazione reale della percezione del fenomeno da parte degli inquirenti è fotografata dalla favola “Al lupo, al lupo…”, allora gli inquirienti in qualche modo devono essere arrivati a questo convincimento sulla diffusione delle false accuse. Voi dite che questo convincimento è determinato dalla propaganda di Crescere Insieme, io mi permetto di dubitare di questa interpretazione….

    • Per ciò che mi riguarda, non dico che la responsabilità è tutta di Crescere Insieme, dico che Crescere Insieme è uno dei fattori che ha contribuito. Anche perché non è l’unica Associazione che si occupa di diffondere questo messaggio. Come ho citato in qualche altro commento c’è anche l’Associazione Adiantum molto attiva su questo fronte, per non parlare del Centro Documentazione Falsi Abusi, che si occupa principalmente di questo. Poi c’è l’Associazione Papà Separati, l’Associazione Padri Separati (da quello che ho capito sono due entità distinte), il Movimento Femminile per la Parità Genitoriale, la Gesef… tutte realtà ostili al termine “femminicidio” e inclini a sostituire l’espressione “violenza domestica” con il più ambiguo “conflittualità”.

    • Lilli ha detto:

      Caro Dadtux,
      io volevo dimostrare che dati ufficiali che dimostrino che l’80% della accuse di violenza sulle donne siano falsi non ne avete (parlo con te, ma mi riferisco a chiunque dica che questa percentuale è ufficiale), e tu me ne hai dato la dimostrazione dicendo: “Cara Lilli, personalmente io non avevo la pretesa di dimostrare che le accuse delle donne sono false, né ho fonti per farlo”. Come volevasi dimostrare, grazie.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Cara Lilli,
        non c’è di che, non serve che mi ringrazi. I lettori che leggono la sequenza di commenti innescata dal post “Al lupo, al lupo..” hanno di che riflettere sull’argomento e tirare le loro conclusioni.

    • Romano ha detto:

      DadTux,
      Infatti riflettiamo. Normalmente si fa una campagna contro le mine antiuomo o cluster bomb, mossi da scopi umanitari, e non una campagna per convincere che certi ordigni non sono poi così tanto usati in certi conflitti e in realtà si tratta di propaganda pacifista per fare chiudere fabbriche di armi per bene.
      Il secondo tipo di movimento a tutti gli effetti non esiste. Quando si è acquisito un certo tipo di sensibilità si è cominciato di fatto a lavorare contro il proliferare di certe armi e neppure ai fabbricanti è venuta in mente una strategia come le false accuse di vendite a Paesi del terzo mondo e ciarpame simile.
      La falsaccusologia, è tutto ciarpame, che voi cercate di sostenere, che ha un DNA alterato e di cui ci si accorge già come prima sensazione.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Scusa ma oggi sono lento nel comprendere, non capisco l’analogia tra le bombe e il fatto che gli inquirenti hanno (o avrebbero) la percezione di una certa diffusione delle false accuse in fase di separazione…. Se puoi spiegare meglio la discussione può continuare in modo costruttivo.

    • Romano ha detto:

      Non credo che tu sia più lento del solito. Ti sto dicendo che è normale vedere una campagna contro le mine antiuomo e per niente insolito, vista la filosofia di questi ordigni e che siano usati tanto o poco. Non sarebbe invece normale vedere una propaganda dove i fabbricanti si discolpano o negano, dicendo che certi ordigni sono stati venduti solo a certi utilizzatori finali bla, bla, bla. Non vedrai mai un fenomento simile.
      Altrettanto normale è vedere campagne contro abusi, su donne, minori, minoranze ecc. Risulta invece sospetta una propaganda che si impegna a negare l’incidenza di fenomeni, che anche circoscritti, restano gravissimi e da colpier con un maglio di acciaio quando verificati.

      Inoltre, nuovamente ti invito ad ascoltarti l’intervista di Volpini al TG2 (12 ottobre) e a fare un paragone con il megadocumento galattico dei 64 (15 ottobre).
      Sono curioso di conoscere l’opnione di un esperto.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Ma che c’entrano le mine antiuomo?
        Io ho commentato osservando che la favola di Esopo (da cui il titolo del post) può essere usata in modo pertinente per descrivere il fenomeno delle accuse di violenza e abusi solamente se si ipotizza che un certo numero di queste denunce siano false e che – di conseguenza – un certo numero delle denunce vere siano accantonate dagli inquirenti assuefatti all’uso strumentale di queste accuse.

        Io non voglioi dibattere sul numero effettivo delle denunce vere o false, credo che sarebbe solo una perdita di tempo. E Volpini e i 64 (67?) non sono attinenti al post sui cui stiamo commentando.

        La contraddizione che ho notato nel post e nei commenti che seguono è questa: da un lato si dice che spesso le donne non sono credute anche quando fanno denunce vere, e dall’altro si nega però che gli inquirenti siano convinti che ci siano troppe denunce false. Cioè il motivo per cui le donne non sarebbero credute sarebbe esclusivamente una fantomatica campagna a difesa degli uomini violentatori.
        Ma hai sentito i telegiornali come hanno trattato il tema del femminicidio nel corso degli ultimi mesi prima che il governo emanasse il famoso decreto? Non mi sembra proprio che si trattasse di una campagna volta a sminuire il fenomeno…. Se una campagna mediatica è in corso sul tema, va nella direzione esattamente opposta.

        Ma poi, alla fine, secondo te, qualunque sia la causa del loro convincimento, gli inquirenti sono o non sono convinti che ci sono troppe accuse false?

      • Nella favola di Esopo non è chi mente che alla fine viene mangiato… Il gregge subisce le conseguenze delle menzogne del pastore. Ecco perché l’analogia con la campagna sulle false accuse calza a pennello: a subire le conseguenze della disinformazione sono le donne e i bambini, che, come il gregge, non hanno mentito. Ma l’avevo già spiegato, mi pare.

  18. Lilli ha detto:

    Infatti, leggeranno che di dati ufficiali sulla fondatezza della tesi che ci siano 80 donne su 100 che fanno false accuse al momento nessuno di quelli che qui ne parlano ne ha ancora riportati. Ce li avranno? Chissà…

  19. Andrea Mazzeo ha detto:

    Per tagliare la testa al toro, come si suol dire, esercitiamo pressioni sui parlamentari, ciascuno a seconda della propria capacità di pressione, perché le associazioni che vengono convocate per discutere i progetti di legge in tema di diritto di famiglia aderiscano, condividano e facciano propri i principi della Convenzione di Istanbul; penso che i paesi europei firmatari non siano né dalla parte dei padri né dalla parte delle madri, ma interessati solo a porre fine al fenomeno della violenza di genere, da chiunque perpetrata.
    http://infobigenitorialita.altervista.org/blog/la-convenzione-di-istanbul-e-le-associazione-dei-padri-separati/

  20. Paolo Dadtux ha detto:

    UDINE. «Prima di denunciare l’ex coniuge, pensate al bene dei vostri figli». È l’appello che il procuratore capo di Udine, Antonio Biancardi, ha lanciato ai genitori friulani alle prese con una pratica di separazione o di divorzio.
    Turbato di fronte al gran numero di casi che continuano ad arrivare sui tavoli della Procura, Biancardi ha voluto mandare un segnale agli avvocati e, attraverso il loro tramite, alle sempre più numerose famiglie in crisi, per invitare tutti a un’attenta riflessione sulle conseguenze che una “guerra” legale può determinare sul benessere dei figli.
    «Anche se si pensa di avere ragione – ha detto -, bisognerebbe evitare di imboccare la strada delle denunce penali. Bisognerebbe farlo, per amore dei propri figli. In questo senso, spero e confido nel fatto che i difensori siano buoni consiglieri. Credo che gli avvocati facciano già tanto e auspico continuino così».
    Nel ricordare i traumi che la rottura del rapporto inevitabilmente porta ai minori, Biancardi ha anche esortato a mettersi nell’ottica dei bambini. «Ciò che succede tra i genitori – ha affermato – incide molto gravemente sui figli: dopo averli visti litigare e separarsi, si vedono costretti a prendere le parti ora dell’uno e ora dell’altro».
    http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2013/10/23/news/il-procuratore-di-udine-ai-separati-evitate-di-denunciarvi-nuoce-ai-figli-1.7978354

    • Questo è un invito rivolto alle donne che subiscono violenza dai loro partner? Non denunciare? Subire per il bene dei bambini?

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Non credo sia un invito a subire (sarebbe politicamente scorretto e chi ha rilasciato le dichiarazioni è un Procuratore della Repubblica). Io credo che sia uno dei tanti indizi del fatto che gli operatori, ad ogni livello, percepiscono l’esistenza di un fenomeno di uso strumentale della denuncia penale. E comunque l’invito a non usare in modo strumentale la giustizia penale è rivolto ad entrambe le categorie di genitori, mariti e mogli.
        La notizia vera però secondo me è l’appello agli avvocati. Quanto conta il loro ruolo nel consigliare le denunce come strumenti processuali, quasi fossero mosse di scacchi?
        Su questo punto si legge molto poco a livello di mass media…

      • L’articolo, così come è scritto, è un invito a subire.

    • Paolo Dadtux ha detto:

      Il Procuratore Capo di Udine non è stato l’unico, negli ultimi anni ci sono state altre prese di posizione dello stesso tenore:
      “Pubblico ministero a Sanremo dal luglio del 2006, la dottoressa Barbara Bresci è il magistrato che dall’introduzione del nuovo reato nel nostro ordinamento (febbraio 2009), ha aperto il più alto numero di fascicoli per stalking. «Eviterei di personalizzare. Meglio illustrare l’argomento attraverso le statistiche che registra complessivamente la Procura di Sanremo,. Statistiche che dicono che dall’applicazione della legge, ovvero negli ultimi otto mesi, sono stati avviati più di sessanta procedimenti, con una media di due denunce a settimana. Non ho idea se si tratti o meno di un record, certo è che i casi sono molti e impegnano in modo crescente i nostri uffici e la polizia giudiziaria».
      Vuole dire che molte vittime non sono tali?
      «Spiace constatarlo, ma è così. Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati».
      http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2009/11/25/AM6lud8C-stalking_incisiva_giusta.shtml

      • Se queste persone si trovano in difficoltà a sbrigare la mole di lavoro, questo non significa che le denunce sono strumentali, ma magari che sono sotto organico (un problema del quale nessuno parla ma c’è).
        Consideriamo l’ultimo caso archiviato di violenza domestica che ha fatto scalpore: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/10/17/radio-maria/
        La PM non ritiene che ci siano gli elementi per procedere, perché nessuno si è fatto male. Vero, nessuno si è fatto male, ma è probabile che l’incolumità della “presunta vittima” dipenda più dell’incompetenza che dalle “buone intenzioni” del partner. Questi casi archiviati finiscono ad ingrossare le statistiche di chi fa simili dichiarazioni sostenendo che le denunce sono “strumentali.” I casi archiviati non dimostrano che la mole di accuse presentate alle procure sia falsa, ma solo che chi fa questo genere di dichiarazioni non sa nulla di statistica.
        La violenza, questa gente, non è in grado di riconoscerla, la minimizza e la sottovaluta, questo è il vero problema.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Sul caso dell’archiviazione della faccenda dell’acido muriatico la valutazione del PM è stata ineccepibile, mancavano gli elementi essenziali del reato e non si può processare per tentato omicidio chi non mette in atto una condotta atta ad uccidere con l’intenzione di uccidere.
        Aggiungo che se non possiamo delegare alla magistratura penale il compito di perseguire i casi (veri) di violenza, non so proprio a che santo possiamo votarci…

        Ma la nostra vecchia discussione riguardava, se ricordo bene, l’origine della percezione da parte dei magistrati che le false denunce in ambito familiare siano troppe…
        Mi sa che siamo ancora al punto di parteza: c’è o non c’è questa percezione?

        Parlo della percezione, non della veridicità o meno delle denunce ovviamente…

      • Ma il fatto che ci sia la “percezione” di un fenomeno non provato da nulla di concreto è esattamente quello che sostengo io…

        Ineccepibile: su cosa si è basata l’indagine per verificare che non ci fosse l’intenzione di uccidere? Sulle dichiarazioni dell’imputato?

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Il fatto che ci sia un percezione è un fatto in sé, che merita la stessa attenzione di altri fatti. Io mi sono fermato a questo e ho posto una domanda: qual è la causa di questa percezione?
        Sulle indagini che sono state fatte per il caso dell’acido muriatico avrà deciso il GIP (che era un magistrato donna come la dott.ssa Pugliese); magari ha respinto la richiesta di archiviazione, non se ne è saputo più nulla. Il ragionamento era ineccepible, se poi sono stati trascurati altri fatti che provavano l’intenzione di uccidere non possiamo saperlo. Aggiungo che l’onere della prova in campo penale è a carico dell’accusa, non è la difesa a dover provare l’innocenza.

      • Il fatto che ci sia una percezione è degno di tutta la mia attenzione, come dimostra questo blog.
        Studiando la storia ci imbattiamo spesso in “percezioni diffuse” di fatti inesistenti. Basta pensare alla caccia alle streghe che ha pervaso tutto il Rinascimento, con episodi fino alla prima metà del Seicento. Un sacco di persone erano convinte che le donne si dilettassero in orge con il Demonio, allora. Ne sono morte un sacco di “presunte streghe”: le loro morti, quelle si, furono eventi concretissimi. Facevano sesso con il Diavolo? Rendevano gli uomini impotenti? Ne dubito.
        Nell’ultimo decennio altri paesi hanno pensato bene di verificare con una accurata analisi dei dati a disposizione analoghe percezioni diffuse, e il risultato è stato che non c’era nessuna epidemia di “false accuse”.
        Speriamo che si sbrighino a fare una verifica seria anche in Italia o potremmo ritrovarci con una gran quantità di donne innocenti sul rogo… Di nuovo.

        p.s. il PM è l’accusa.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Allora – se capisco bene – secondo lei la causa di questa errata percezione è una speice di suggestione collettiva che fa credere ai magistrati che ci siano troppi casi di denunce penali infondate tra i coniugi che si separano..
        E’ un’ipotesi che terrò in considerazione, non appena avrò altri elementi li posterò qui così possiamo continuare la nostra discussione.
        Va tenuto conto comunque che una denuncia penale non risulta infondata per il mero convincimento del magistrato inquirente, la sua infondatezza dipende dall’assenza di prove atte a supportarla.

      • Sia chiaro: casi di denunce infondate esistono, ci sono, io stessa sono incappata in un paio di casi, ma no, non ci sono gli elementi per parlare di una “tendenza” o dell’epidemia di cui tutti parlano. L’errata percezione della quantità (e non dell’esistenza di un fenomeno) dipende a mio avviso da tanti fattori: la natura del reato, in primis. La violenza intrafamiliare è difficile da riconoscere, è difficile repererire prove inconfutabili perché la famiglia, per sua natura, tende ad autoconservarsi e quindi a nascondere ciò che potrebbe frantumarla. La struttura sociale, che si fonda la famiglia, teme la disgregazione della sua “cellula fondante”. I bruschi cambiamenti degli ultimi anni: le donne entrate in massa nel mondo del lavoro, leggi nuove che hanno stravolto un sistema millenario (il voto alle donne, la riforma del diritto di famiglia, la 194, lo stupro come reato contro la persona)… Cambiamenti che iompongono un nuovo ordine, un diverso sistema. Ci sono tutti gli elementi per una reazione forte e violenta, una reazione volta a ristabilire lo status quo. Ma ribadisco: uno studio serio sulla questione è ormai assolutamente necessario.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        C’è stato un caso analogo a quello dell’acido muriatico che è finito con l’assoluzione della moglie che voleva assoldare un killer per uccidere il marito. Anche qui io penso che il ragionamento del giudice sia fondato sui principi del diritto penale degli stati di diritto, cioè “la legge non punisce la mera intenzione”.
        http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/post/2013/11/21/donna-vuole-uccidere-il-marito-e-assolda-un-killer-che-si-rivela-finto/

      • Versare dell’acido muriatico in una bottiglietta non può essere considerata “mera intenzione”, perché è un atto. Una intenzione è quando io magari immagino di fare fuori qualcuno, ma poi non compio nessun gesto affinché questo qualcuno muoia. Il fatto che questo signore abbia versato la quantità sbagliata di acido non può farci dedurre che non volesse uccidere, come non può farcelo dedurre uno che spara e sbaglia il bersaglio.

      • Paolo Dadtux ha detto:

        Il ragionamento tiene sul presupposto che lo sbaglio della dose di acido muriatico fosse intenzionale.

        Ma il caso della donna che crede di stare per versare un’acconto ad un killer è ancora più eclatante, ciò nonostante il giudice di Cremona ha ritenuto che non si trattasse di tentato omicidio ma di un delitto impossibile. Non sono qualificato per andare oltre a questa ricostruzione giornalistica, ma penso che (nel caso di Cremona) si debba dare credito alla valutazione del magistrato…

        Volevo solo evidenziare comunque che non c’è questa preferenza di genere che pareva emergere dalla storia dell’acido muriatico, sia uomini che donne possono approfittare delle finezze del diritto penale.

      • Questo dimostra solo quanto le interpretazioni siano sempre e comunque pro-reo. Siccome non c’è possibilità di provare che la dose insufficiente di acido sia stata un errore, si assume che non sia stato un errore. Sebbene sia l’ipotesi più improbabile. Questo modo di tutelare il presunto innocente, mette a rischio le vittime.

  21. Paolo Dadtux ha detto:

    Il principio fondamentale degli stati di diritto è il brocardo latino: “In dubio pro reo”.
    Poi è anche noto che ci sono nel mondo moltissimi altri paesi come la Cina dove si saluta come enorme progresso il solo fatto che la Corte Costituazionale inviti i giudici a non tenere conto delle confessioni ottenute con la tortura….

    • Non dico che il discorso “pro-reo” sia sbagliato. Dico che se non è associato alla tutela delle persone a rischio, per alcuni diventa una condanna a morte. Questa donna che ha denunciato il marito che metteva l’acido nell’acqua (più di una volta) ha tutte le ragioni per avere paura e tutto il diritto di essere protetta da chi – ci sono ottime ragioni per presumerlo – potrebbe provarci ancora.

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