Discriminazione

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La discriminazione consiste in un trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria.

Due sono le caratteristiche necessarie a definire discriminazione un atteggiamento nei confronti di un individuo o un gruppo di individui:

  • un trattamento particolare, diverso rispetto agli altri individui o gruppi di individui;
  • un’assenza di giustificazione per questo differente trattamento.

Con questa definizione è chiaro che esistono trattamenti particolari non discriminatori, perché trovano il loro fondamento nella situazione nella quale vengono agiti.

Per chiarire questo concetto faccio un esempio:

per gli alunni con disabilità sono previste prove di esame specifiche, relative agli insegnamenti impartiti. Le prove possono essere differenziate, e si basano sul PEI (piano educativo individualizzato) dello studente. Il loro valore è lo stesso di quelle ordinarie. 

Anche per gli studenti non di madrelingua italiana il nostro sistema scolastico prevede la possibilità di stilare dei PEI e non perché gli stranieri sono portatori di una qualche disabilità, ma perché sono svantaggiati rispetto gli altri studenti, in quanto non in possesso delle medesime competenze di partenza degli altri studenti.

Questa attenzione alle particolari esigenze degli individui costituisce discriminazione verso coloro che non ricevono le medesime attenzioni?

No, perché il trattamento diverso (diverso: non migliore o peggiore) è giustificato dal contesto. In altri termini, è proprio il trattamento particolare lo strumento per ristabilire la parità.

Ora che abbiamo chiarito il significato della parola discriminazione, vorrei parlarvi di una petizione che ha attirato la mia attenzione.

L’Associazione Adiantum (Associazione di Associazioni per la tutela dei minori, una delle roccaforti dei papà separati italiani) si pronuncia ufficialmente contro il decreto sul femminicidio.

Perchè è una legge che discrimina gli uomini .

Ecco la petizione:

Esprimiamo forte preoccupazione per le conseguenze negative che le norme annunciate nel c.d. Decreto Legge sul “femminicidio” (DL n.93 del 14 agosto 2013), ora già in vigore, rischiano di aggiungere alla delicata materia della Giustizia Familiare, e cioè:

aumento della conflittualità tra i generi,
maggiore ricorso al reato di calunnia (c.d. false accuse),
sostanziale inefficacia contro gli episodi di violenza familiare,
totale assenza di prevenzione e di studio sistematico del fenomeno.

Nonostante, sulla carta, sia una legge per tutti (uomini e donne), il testo è stato salutato dal Governo come “una legge a difesa delle donne” contro “l’uomo violento”, e le presentazioni che ne vengono fatte ad ogni livello – sia ufficiale che ufficioso – sono costantemente orientate alla tutela delle sole vittime femminili.
Tutto ciò appare come una indebita pressione su coloro che dovranno applicare la norma, magistratura e FF.OO., condizionando gli operatori di vario livello verso un favor per le segnalazioni provenienti dall’utenza femminile e, di contro, negando uguale attenzione ad altre segnalazioni.
Ogni inutile perdita di una vita umana è una perdita per tutti, ma se si vuole efficacemente combattere il fenomeno della violenza, esistono molte altre strade, e noi dissentiamo da quelle prospettate dal Governo.
Il termine “femminicidio”, nelle intenzioni di chi lo ha alimentato con impegno certosino ed enorme copertura mediatica, è stato continuamente propinato come l’omicidio di “donna in quanto donna”, ovvero come un comportamento violento dell’uomo in cui è il “genere” della vittima a determinare il crimine.
Questo è uno degli atti di deliberata disinformazione che ha ammantato il processo di comunicazione sull’argomento. L’omicida, infatti, uccide sempre una “particolare” donna, e non una qualunque, incontrata per strada e senza alcun legame con lui.
Non esistono gruppi di uomini che vorrebbero uccidere tutte le donne.
Non esiste un generale attacco al genere femminile da parte del genere maschile, come i sostenitori del termine “femminicidio” vorrebbero far credere.
La violenza non ha sesso né genere, su questo i cittadini sono d’accordo. E allora perché identiche aggravanti non vengono previste anche per la violenza su:

su un/una omosessuale in quanto omosessuale,
su un/una ebreo/a in quanto ebreo/a,
su un/una disabile in quanto disabile,
su un/una immigrato/a in quanto immigrato/a,
su un/una meridionale in quanto meridionale…?

Anche il presidente dell’Unione delle Camere Penali, attraverso un comunicato, ha definito i provvedimenti annunciati come dettati da una logica emergenziale e inefficace.
I possibili riflessi del Decreto sui casi di separazione conflittuale (circa 20000 all’anno) potrebbero essere devastanti. Le false denunce di maltrattamento e la relativa carcerazione preventiva del coniuge falsamente accusato provocherebbe:

a) perdita della possibilità di avvicinarsi ai figli;
b) perdita della libertà ;
c) depressione e sfiducia, con rischi suicidiari, o aggressivi verso l’esterno, all’uscita del carcere.

Le soluzioni prospettate dal Decreto sono affrettate, dettate dai media e mosse sulla base di aspetti emotivi piuttosto che scientifici. Per mesi numerose perplessità, ad ogni livello, sono state sollevate in merito al movimento d’opinione sviluppatosi attorno al cosiddetto fenomeno del “femminicidio” e alle nefaste conseguenze che esso potrebbe avere nei rapporti tra genitori, nelle azioni a tutela dei minori e, non ultimo, sui futuri rapporti tra i sessi.
La strategia denigratoria del maschile ha artatamente dipinto ogni uomo come un carnefice ed ogni donna come una vittima.
Lui geneticamente portato a delinquere.
Non alcuni uomini, tutti.
Lei geneticamente incline a subire.
Non alcune donne, tutte.
Secondo questa strategia mediatica ben orchestrata, è l’intero genere maschile a sapersi rapportare con l’altro sesso solo attraverso violenza, aggressività e prevaricazione sistematica.
Il decreto a cui si è giunti di recente è quindi nato da un lungo ed accurato condizionamento della pubblica opinione, È nato da una scelta strategica, finalizzata a nascondere alcuni fatti e a esaltarne altri: l’occultamento sistematico delle notizie sulle vittime maschili di violenza, abbinato all’enfatizzazione altrettanto sistematica delle notizie sulle vittime femminili.
In Italia esistono professionisti, esperti, associazioni forensi, psicologiche e psichiatriche, associazioni di volontariato che fanno da anni lavoro sul campo e conoscono i problemi in dettaglio. Il Governo ha il dovere di varare una effettiva task force, con tutti gli esperti del campo.
La lotta alla violenza domestica e allo stalking è una lotta comune di tutti, uomini e donne, come lo è la lotta alla sua degenerazione omicida.
In tutti i paesi occidentali, la campagna di educazione di base contro la violenza domestica e la violenza in generale vengono condotte con ottica pluralistica, e non, come sta accadendo in Italia, esplicitamente orientata alla criminalizzazione di un solo genere rispetto ad un altro.
Pertanto, riteniamo inaccettabile l’impianto del decreto del Governo – per il quale auspichiamo e sollecitiamo l’adozione di opportuni emendamenti – e soprattutto l’impostazione ideologica e incostituzionale secondo la quale si faccia, per ben due volte, esplicito riferimento solo alla violenza contro le donne.
Se si volesse davvero mantenere l’impianto “delatorio” del decreto, il Governo ha il dovere di introdurre anche un’aggravante, nel reato di calunnia, per chi indirizza false accuse nei confronti del coniuge o del convivente, falsamente accusati di violenza.

Giacomo Rotoli
Presidente ADIANTUM

Alessio Cardinale
Portavoce ADIANTUM

Fabio Nestola
Delegato ADIANTUM alle politiche di genere.

Vorrei riportare il testo con il quale uno dei firmatari della petizione giustifica la sua adesione:

L’uso strumentale delle “false accuse”, è una piaga sociale, dimostrata nei numeri, dai Tribunali di tutti i paesi occidentali, spesso suggerito e sostenuto, nei confronti di mogli e compagne, da improbabili associazioni, che esistono e vengono alimentate, solo per perseguire uno “spauracchio” costruito a tavolino, con il neologismo “violenza di genere”. Nate come gruppi di pressione, per aumentare il potere delle donne nella società (empowering femminile), tali associazioni, nella degenerazione globale, sono ormai divenute entità fini a se stesse, che per poter vivere alle spalle della società lavoratrice e dello Stato, ed averne lauti finanziamenti, devono costruire allarmi sociali, mantenendo costante una vera e propria guerra contro uomini e padri, creando e “gonfiando” a dismisura il fenomeno della violenza, anche nei Paesi dove il fenomeno è più basso come l’Italia. (come si vede nei grafici delle statistiche internazionali ufficiali es. UNODC). Il risultato di tutto questo, è la violazione dei diritti umani fondamentali (i basilari garantiti dalla costituzione)…

Le argomentazioni contro l’introduzione del termine femminicidio nel nostro ordinmento sono, riassumendo, queste:

  • una legge a tutela delle donna è una legge discriminatoria perché non rispetta il principio che stabilisce che tutti gli esseri umani godano della medesima tutela;
  • una legge a tutela delle donne sottintende necessariamente che vi sia una predisposizione gentica del maschio a delinquere e una predisposizione genetica della femmina a subire violenza;
  • i dati sui femminici sono gonfiati ad arte da gruppi di pressione che agiscono con l’intento di aumentare il potere delle donne, ma in realtà non sussiste alcuna emergenza;
  • qualcuno occulta i dati sulla violenza subita dagli uomini;
  • fornire alle donne degli strumenti per tutelarsi condurrà le donne ad approfittarsene e la mole già consistente di false accuse contro gli uomini è destinata ad aumentare.

Sul fatto che i dati sui femminicidi siano inventati oppure presentati in modo da fornire all’opinione pubblica una quadro della situazione che non corrisponde alla realtà, è veramente frustrante doversi esprimere ancora.

Ma facciamolo: l’ Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) in una conferenza stampa a Palazzo Chigi ha presentato un rapporto sulla violenza contro le donne, pubblicato il 18 luglio 2013.

Secondo questo rapporto sei milioni e 700mila donne italiane tra i 16 e i 70 anni sarebbero vittime di abusi fisici e sessuali e circa un milione di donne potrebbero aver subito stupri o tentati stupri. Eppure, del 14,3% delle vittime di violenza, solo il 7% lo ha denunciato.

Il presidente di Sip (società italiana di psichiatria) Claudio Mencacci ha illustrato durante l’incontro gli allarmanti dati del femminicidio che, nei primi sei mesi del 2013, ha fatto già 65 vittime, con una media, cioè, di una donna uccisa ogni due giorni e mezzo. Mencacci ha poi puntato l’attenzione sul tema della violenza sulle donne in stato di gravidanza: «il 30% dei maltrattamenti che le donne subiscono, ha inizio proprio durante il periodo di gestazione e una donna su quattro e’ tuttora vittima di abusi in questa fase della vita». Ma non e’ finita qui, ha avvertito Mencacci: ”e’ un dato allarmante questo, cui si somma quello secondo cui il 69% delle donne maltrattate in gravidanza continuino a subire violenze anche dopo la maternita”’. E queste, precisa il presidente di Sip, ”hanno delle conseguenze che vanno dal distacco di placenta a disturbi alimentari, da infezioni a problemi psichici, come i disturbi d’ansia e del sonno, dall’abuso di alcol e farmaci a tentati omicidi”.

Vogliamo definire l’OMS o la Società Italiana di Psichiatria delle associazioni mosse dal desiderio di aumentare il potere delle donne a discapito di tutti i cittadini di sesso maschile? Che interesse avrebbe l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad occultare i dati sulle violenze subite dagli uomini? Perché il Professor Mencacci (un uomo) si dimostrerebbe ansioso di postulare una genetica predisposizione dei maschi alla violenza?

In realtà – e questo lo sa chiunque si interessa di discriminazione di genere – qualsiasi discorso intorno alla violenza di genere esclude motivazioni di tipo “genetico”.

La frase “la violenza contro le donne è un problema soprattutto culturale” l’abbiamo sentita così tante volte, soprattutto negli ultimi tempi, che il fatto di dover ribadire che la fisiologia del corpo umano non c’entra niente è veramente frustrante.

Nessuno ha mai sostenuto che nel cromosoma Y si nasconda il seme della violenza e il parlare di genetica è un mero trucchetto retorico. Come ho già spiegato altre volte, la tattica prende il nome di strawman, o “argomento dell’uomo di paglia”: per contrastare un argomento lo si ripropone in maniera errata, inserendo degli elementi facilmente confutabili.

Recentemente ha spiegato cosa si intende con “problema culturale” con estrema chiarezza il blog di Massimo Lizzi:

Il femminicidio è un problema strutturale. Perchè fa parte della struttura sociale patriarcale. La violenza di genere esprime il potere degli uomini sulle donne e contribuisce a preservarlo. Anche se pochi uomini sono espressamente violenti, la loro violenza ha un effetto intimidatorio generale, per cui induce le donne a sottomettersi agli uomini. In vario grado: dalla sottomissione per paura nei confronti degli uomini peggiori alla sottomissione per gratitudine nei confronti degli uomini migliori. Qualcosa di simile succedeva in conseguenza dei linciaggi dei neri, dopo la guerra di secessione americana. Il Ku Klu Klan era una minoranza. Pochi bianchi erano violenti. Ma la loro violenza contribuiva a intimidire tutti i neri e a predisporli alla sottomissione nei confronti di tutti i bianchi. La violenza razziale era espressione e funzione di una gerarchia razziale. A vantaggio di tutti i bianchi, a scapito di tutti i neri. Questo è il motivo per cui, di fronte alla violenza sulle donne, la grande maggioranza degli uomini è silente, indifferente, indulgente, minimalista, variamente contestualizzatrice e giustificazionista. Dalla rappresentazione del raptus a quella del delitto passionale. Sullo sfondo della rassegnata constatazione che, da che mondo e mondo, è sempre accaduto così e oggi non sta succedendo nulla di nuovo o di diverso. Se le femministe dicono “strutturale”, loro preferiscono dire “fisiologico”.

Quindi: quando si parla di “problema culturale” non si accusano tutti gli uomini di usare violenza o di essere potenzialmente violenti, ma si accusa la maggior parte degli uomini (non tutti gli uomini) di essere indifferente al problema o di trattare i violenti con estrema indulgenza o di trovare le più pittoresche giustificazioni alla violenza quando è perpetrata contro una donna.

Il modus operandi più comune nell’approcciarsi alla violenza di genere è infatti la colpevolizzazione della vittima: l’omicida, ci dice Adiantum, uccide sempre una “particolare” donna, e non una qualunque, ergo quella donna avrà fatto qualcosa per provocare il raptus di violenza… e quindi sotto sotto se lo merita.

Di ragioni particolari che giustificherebbero la violenza contro le donne ne sentiamo ogni giorno: era una donna forte, portava i pantaloncini troppo corti, aveva bevuto troppo, lo mortificava in quanto padre

Una donna potrebbe avere altrettante ragioni per aggredire il suo partner maschio, eppure a subire violenza sono principalmente le donne; donne particolari, uniche, una diversa dall’altra ed accomunate solo dal fatto di essere donne. Ecco perché si chiama femminicidio.

Si chiede Adiantum:

l femminicidio è un problema strutturale. Perchè fa parte della struttura sociale patriarcale. La violenza di genere esprime il potere degli uomini sulle donne e contribuisce a preservarlo. Anche se pochi uomini sono espressamente violenti, la loro violenza ha un effetto intimidatorio generale, per cui induce le donne a sottomettersi agli uomini. In vario grado: dalla sottomissione per paura nei confronti degli uomini peggiori alla sottomissione per gratitudine nei confronti degli uomini migliori. – See more at: http://www.massimolizzi.it/2013/09/femminicidio-strutturale-emergenza.html#sthash.wwtYvFez.dpuf
l femminicidio è un problema strutturale. Perchè fa parte della struttura sociale patriarcale. La violenza di genere esprime il potere degli uomini sulle donne e contribuisce a preservarlo. Anche se pochi uomini sono espressamente violenti, la loro violenza ha un effetto intimidatorio generale, per cui induce le donne a sottomettersi agli uomini. In vario grado: dalla sottomissione per paura nei confronti degli uomini peggiori alla sottomissione per gratitudine nei confronti degli uomini migliori. – See more at: http://www.massimolizzi.it/2013/09/femminicidio-strutturale-emergenza.html#sthash.wwtYvFez.dpuf

“perché identiche aggravanti non vengono previste anche per la violenza su:

su un/una omosessuale in quanto omosessuale,
su un/una ebreo/a in quanto ebreo/a,
su un/una disabile in quanto disabile,
su un/una immigrato/a in quanto immigrato/a,
su un/una meridionale in quanto meridionale…?”

Ebbene, gli omosessuali stanno combattendo questa battaglia, una battaglia che Adiantum ha già dichiarato di disapprovare (come abbiamo già visto) per i medesimi motivi che adduce alle sue critiche al termine femminicidio (ovvero: un legge a tutela degli omosessuali sarebbe discriminante nei confronti degli eterosessuali).

Per ciò che riguarda il razzismo, posso citare  la Legge n. 205 del 25-6-1993, che esordisce così: Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di apportare integrazioni e modifiche alla normativa vigente in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, allo scopo di apprestare più efficaci strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni di intolleranza e di violenza di matrice xenofoba o antisemita…

E’ strano che Adiantum ignori che il nostro ordinamento già da tempo si preoccupa dei reati commessi contro gli ebrei in quanto ebrei o gli stranieri in quanto stranieri…

Adiantum ignora anche che esistono anche aggravanti che si preoccupano dei disabili: ad esempio, per il reato di omicidio, si prevede un aumento di pena per chi ha agito contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizione di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti.

Inoltre fra le aggravanti generiche previste per i reati contro la persona c’è questa: aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolarne la pubblica o privata difesa, che prende in considerazione la situazione di vulnerabilità in cui versa il soggetto passivo.

Tra l’altro, proposte di legge per aggiungere una aggravante più specifica ce ne sono già in giro.

Insomma, tutelare particolari categorie dal fenomeno della discriminazione (e dalla violenza che deriva dal fenomeno discriminazione) non discrimina chi non vi appartiene. Chi lo sostiene usa un altro trucchetto retorico, conosciuto come Tu quoque: quelle categorie che affermano di essere discriminate, come appunto le donne, gli stranieri o gli omosessuali, sono accusate di avere loro stessi un atteggiamento discriminatorio poiché, sollevando il problema della discriminazione, si propongono come diversi, discriminando in questo modo quelli che non sono come loro. In altri termini: nel momento in cui qualcuno accusa un altro di comportarsi in modo discriminatorio (ovvero volto a discriminare all’interno di un insieme omogeneo, con danno di una parte rispetto all’altra), colloca automaticamente se stesso in una particolare categoria, discriminando a sua volta tutti quelli che non riconosce come appartenenti a quella stessa categoria.

L’argomento è una fallacia (un ragionamento costruito per ingannare): le vittime di discriminazione non rivendicano un trattamento particolare che le ponga al di sopra degli altri individui, bensì  gli strumenti necessari a raggiungere quella pari dignità sociale che viene negata loro dai comportamenti discriminantori.

Ed ora, last, but not least, le false accuse.

Le false accuse di violenza sessuale o domestica non sono un fenomeno dilagante come sostiene Adiantum – anzi si verifica piuttosto raramente che le accuse presentate da una donna si rivelino false. Questo è quello che sostengono tutti gli studi condotti sull’argomento.

Ne ho scritto tanto, quindi vi rimando agli articoli in merito:

Sui falsi abusi

Lei mente

Le false accuse e i cerchi nel grano

Le false accuse in Autralia: gli studi confermano che sono comuni come i quadrifogli

Al lupo! Al lupo!

Vorrei citare Keir Starmer, Director of Public Prosecutions (DPP), ovvero capo del Crown Prosecution Service del Governo della Gran Bretagna:

la convinzione errata che le “false accuse” di stupro o violenza domestica siano comuni può minare il lavoro di polizia e autorità giudiziarie nel momento in cui si trovano ad investigare su questo genere di crimini.

Su una cosa concordo con la petizione: il Governo ha il dovere di varare una effettiva task force, con tutti gli esperti del campo, allo scopo di sfatare una volta per tutte questo mito sulla genetica predisposizione delle donne ad accusare poveri maschi innocenti. La campagna di disinformazione che in questi anni ha dipinto le donne (tutte le donne) come potenziali bugiarde rischia di mettere in serio pericolo la vita di donne e bambini, più di quanto non lo sia già.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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13 risposte a Discriminazione

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    I tapini separati dimenticano che le vere false accuse sono proprio quelle che loro rivolgono alle loro ex nel corso della separazione:http://www.nuovi-orizzonti.info/false-accuse-1/

    • Emanuele Di Felice ha detto:

      Il non-tapino imputata sia la violenza fisica sia quella morale agli uomini. Praticamente tra i sessi tutta la violenza è una prerogativa maschile.
      Per il suddetto le donne sono immuni da qualsivoglia violenza specifica contro gli uomini.
      Ma il non-tapino non sa che se la violenza è una prerogativa del sesso maschile, alle donne non resta che l’innocenza: l’innocenza naturale come quella dei pazzi, bambini e animali.
      Se non è possibile rintracciare( nel passato, nel presente e nel futuro), una violenza specifica femminile contro gli uomini, significa che l’innocenza storico-fattuale femminile è pari pari all’innocenza ontologica-naturale.
      Il non-tapino non è misogino, ci cade nella misoginia.

      • “le donne sono immuni da qualsivoglia violenza specifica contro gli uomini: se la violenza è una prerogativa del sesso maschile, alle donne non resta che l’innocenza: l’innocenza naturale come quella dei pazzi, bambini e animali.”
        La conclusiona alla quale giungi è errata dal punto di vista logico, Emanuele.
        Il fatto che le donne, in quanto categoria discriminata, non possano essere accusate di usare la violenza come strumento di oppressione sociale, non le assolve come individui dalla responsabilità delle azioni che commettono come persone quotidianamente.
        Se una donna ruba è una ladra, ergo non è una innocente come un pazzo, un bambino, o un animale.
        Il fatto che si sostenga l’esistenza di una violenza patriarcale specificamente diretta contro le donne allo scopo di mantenere un determinato status quo, non equivale a distribuire una indulgenza plenaria a tutti i cittadini di sesso femminile. Spesso sono le stesse donne a macchiarsi di questo genere di violenza: la mutilazione dei genitali femminili, ad esempio, è perpetrata dalle donne sul corpo delle donne. L’aborto selettivo, praticato dalle donne, è una forma di sessismo in cui le donne stesse hanno parte attiva. Quando si è trattato di difendere il branco colpevole dello stupro di Montalto, tantissime donne sono scese in piazza a puntare il dito contro “la ragazza in minigonna”, dandoci uno degli esempi più tristi di colpevolizzazione della vittima. Ti avevo già fatto l’esempio del caso della Valandro, condannata recentemente per aver augurato lo stupro al Ministro Kyenge. Pertanto non è il sesso biologico di una persona a determinare il suo comportamento sessita, la sua adesione al sistema, mi sembra più che evidente.
        Le femministe non condannano gli uomini, ma una precisa struttura sociale basata sulla diseguaglienza, un complesso di idee e comportamenti.
        Io parlo di un fenomeno sociale, tu confondi il tutto con il piano delle responsabilità individuali.

        Questo è un bellissimo intervento di un uomo sulla violenza di genere, Emanuele: un uomo che non ha paura a confrontarsi con gli errori del sistema, ma anzi, con il suo libro si propone come agente di cambiamento, come soggetto attivo nella costruzione di un mondo in cui nessuno debba più subire i drammatici effetti della discriminazione: http://giacomogrifoni.blogspot.it/2013/09/uscita-libro-non-esiste-una.html
        Te ne cito un passo:
        Considerare il maltrattamento come una strategia sistematica di mantenimento del potere e del controllo apre infatti la porta a numerosi interrogativi a cui cerco di fornire l’abbozzo di una risposta: cosa ha portato l’uomo ad utilizzare la violenza come modalitá facile di risoluzione dei problemi? Quanto è possibile insegnare all’uomo abilitá di vita alternative all’uso della sopraffazione? … “Non esiste una giustificazione” non è solo un testo per specialisti. Nelle sue pagine si avverte il rumore dei piatti sbattuti in cucina, il telegiornale che rimbomba all’ora di cena mentre tutti stanno zitti sperando che ‘babbo stavolta non si arrabbi’ ed il profumo acido dei fiori che Valerio offre alla sua compagna per farsi perdonare dopo l’ennesimo scoppio violento. Tutto questo ci riguarda, ci è vicino e molte delle tragedie di cui si parla nei giornali ed in televisione nascono da qui. Questo libro ci può aiutare a percepire quanto le strategie maltrattanti non siano solo un problema altrui, dal momento che i ‘lupi cattivi’ abitano nei boschi come nelle città. Ho così la presunzione di sostenere che anche chi non si occupa direttamente dei contenuti trattati troverá spunti di riflessione per comprendere quanto il maltrattamento rappresenti una scelta vincolata dall’analfabetismo affettivo di una società che strizza l’occhio in molteplici forme all’uso della violenza. Forse, questo lettore potrebbe cominciare ad osservarsi in modo diverso e, divenuto più consapevole, contribuire ad una operazione di trasformazione culturale e sociale prima che clinica: una operazione, questa, che ci coinvolge tutti se vogliamo fornire risposte efficaci al problema della violenza domestica in particolare e a quello della violenza in generale.

  2. Luigi Parelli ha detto:

    OMS eccetera sono organizzazioni usate dalle femministe per far passare la loro ideologia, che è totalmente falsa e calunniosa. Questo accade perché agli uomini piace credere e proteggere le donne, e le femministe superficialmente sembrano donne normali. Invece sono dei mostri che inventano spudoratamente ogni falsità per odiare gli uomini

    • Ma bevono anche sangue umano le femmiste?
      E’ curioso che queste femministe così potenti da controllare addirittura l’OMS non abbiano ancora iniziato una epurazione in grande stile del pianeta… o ci sono dei campi di concentramento per maschi da qualche parte vicino Roswell dei quali non so nulla? (allarme ironia, per chi non la coglie…)

  3. Lilli ha detto:

    Ahahahah, 🙂 Luigi, ma che hai mangiato ieri sera? Ti consiglio di farti vedere da uno bravo.

  4. unaeccezione ha detto:

    Non sono un mostro, Luigi, e non sono nemmeno femminista ma sono separatista … vorrei un pianeta come quello raccontato da Nicola Griffith in Ammonite (è ironia? mi sa di no!:)
    Io, che sono appassionata di statistica, mi leggo quelle riferite alla mia regione con più di 2200 stupri l’anno … con una tendenza delle statistiche verso donne giovani, non ancora maggiorenni, questo spaventa … e inquieta.

    Bello e lungo il post … condivisibile assai la tua opinione … (questa sera mi leggo i resto dei post che hai scritto/segnalato perchè sono nuova da queste parti).

  5. Emanuele Di Felice ha detto:

    “sei milioni e 700mila donne italiane tra i 16 e i 70 anni sarebbero vittime di abusi fisici e sessuali e circa un milione di donne potrebbero aver subito stupri o tentati stupri. Eppure, del 14,3% delle vittime di violenza, solo il 7% lo ha denunciato”.
    “In queste inchieste, non è certo che le donne che dicono di essere state stuprate lo siano effettivamente state . Sono dichiarazioni unilaterali di persone che affermano di essere state oggetto di stupro. Nelle domande che vengono poste loro, non gli si chiede di indicare i fatti ai quali fanno riferimento, in modo da poterli confrontare con le definizione giuridiche di questo reato(Marcela Iacub Una società di stupratori?)”.
    “la pretesa impunità dello stupro non è che un inganno per rivendicare il diritto esorbitante delle donne a qualificare giuridicamente un rapporto come consensuale o coatto. Insomma, per concedere loro il potere arbitrario e discrezionale di far condannare per stupro l’uomo con cui hanno avuto un rapporto sessuale( Marcela Iacub)”
    “le statistiche sulla violenza sono incentrate sul vissuto femminile a prescindere da ogni riferimento oggettivo, da ogni distinguibilità da parte di terzi del fatto ed ovviamente dalle intenzioni maschili(Rino Della Vecchia Questa metà della terra).”
    Sono i giudici che hanno il potere di decidere chi è violento e chi no, non le donne.
    Esiste la presunzione di innocenza e non la presunzione di colpevolezza, ma pare che per le femministe la parola della donna deve essere trattata come irrefragabile, va presa per buona a prescindere.

    “Nessuno ha mai sostenuto che nel cromosoma Y si nasconda il seme della violenza e il parlare di genetica è un mero trucchetto retorico”, si nega esplicitamente ciò che si afferma implicitamente. Si parla degli uomini per parlarne male. Addirittura i sacrifici maschili, il bene maschile che gli uomini hanno compiuto per le donne vengono trasformati in male: come un’altra forma di dominio sulle donne. Per le femministe il male compiuto dagli uomini è male, ma anche il bene compiuto dagli stessi è male. Si chiede agli uomini la conversione, perché in questi non vi è nulla di buono, nulla da salvare. Inoltre, la violenza di pochi viene fatta ricadere sulla testa di tutti.
    Criminalizzare gli immigrati usando i crimini di alcuni immigrati viene considerato razzismo, lo stesso schema applicato agli uomini non viene considerato sessismo.

    “La violenza di genere esprime il potere degli uomini sulle donne e contribuisce a preservarlo. Anche se pochi uomini sono espressamente violenti, la loro violenza ha un effetto intimidatorio generale, per cui induce le donne a sottomettersi agli uomini. In vario grado: dalla sottomissione per paura nei confronti degli uomini peggiori alla sottomissione per gratitudine nei confronti degli uomini migliori.”
    Secondo questa teoria:” persino il marito, il padre, il figlio più amorevole e gentile trae beneficio dallo stupro(o dal “femminicidio ndr) della donna che ama. Nessuna ideologia che muove accuse così spietate agli uomini come classe può medicare alcuna ferita. Può solo, come contropartita, generare ostilità.”(Wendy McElroy).
    Per Massimo Lizzi gli uomini violenti si sacrificherebbe altruisticamente, rischiando il linciaggio e la galera, per il bene degli altri uomini!!!. Pochi gli esecutori di violenze, a vantaggio degli altri uomini.

    “Il Ku Klu Klan era una minoranza. Pochi bianchi erano violenti. Ma la loro violenza contribuiva a intimidire tutti i neri e a predisporli alla sottomissione nei confronti di tutti i bianchi. La violenza razziale era espressione e funzione di una gerarchia razziale. A vantaggio di tutti i bianchi, a scapito di tutti i neri”, l’analogia tra le razze e tra i sessi è fuori luogo.
    La differenza sessuale origina tutte le altre differenze: razziali, religiose, economiche.
    Tra ciò che origina e ciò che è originato, non vi può essere né alcuna analogia, né alcun parallelismo. I neri lavoravano per proteggere i bianchi dai pericoli e dai lavori pesanti, gli uomini hanno lavorato e lavorano per proteggere le donne dai lavori pericolosi e pesanti.
    La speranza di vita dei neri era ed è inferiore a quella dei bianchi, la speranza di vita femminile era ed è superiore a quella maschile.
    Hai mai sentito di un bianco che si è suicidato per aver ucciso un nero in quanto nero?. Il ca. 30% dei “femminicidi” sono seguiti dai suicidi degli autori del delitto.

    “Il modus operandi più comune nell’approcciarsi alla violenza di genere è infatti la colpevolizzazione della vittima:” è vero, ma quando la vittima è un uomo.
    Ogni “maschicidio” viene prontamente giustificato dai comportamenti della vittima: “l’ho ucciso perché era un bruto”, i “maschicidi” vengono considerati come legittima difesa.
    Ogni comportamento femminile che sia moralmente censurabile o penalmente rilevante, viene imputato ad altro.

    “Una donna potrebbe avere altrettante ragioni per aggredire il suo partner maschio, eppure a subire violenza sono principalmente le donne”, da dove deriva questa superiorità morale femminile, non viene mai spiegato. Forse le donne sono state educate a rispettare gli uomini, o forse deriva dal fatto di avere l’utero.

    “E’ strano che Adiantum ignori che il nostro ordinamento già da tempo si preoccupa dei reati commessi contro gli ebrei in quanto ebrei o gli stranieri in quanto stranieri…”, è vero, ma a quale donna colpevole di “maschicidio” sarà applicata l’aggravante di genere?.
    Se un nero mi uccidesse in quanto bianco, anche a lui sarà applicata l’aggravante razziale.

    “Le false accuse di violenza sessuale o domestica non sono un fenomeno dilagante come sostiene Adiantum – anzi si verifica piuttosto raramente che le accuse presentate da una donna si rivelino false. Questo è quello che sostengono tutti gli studi condotti sull’argomento”,
    anche in questo caso è vero che non esiste un fenomeno dilagante delle false accuse, perché le false accuse vengono cestinate e dunque non compaiono nelle statistiche ufficiali.
    “«Il modo di procedere segue un copione altrettanto violento quanto la presunta violenza denunciata: intanto si mandi in galera l’accusato, lo si dà in pasto all’opinione pubblica, poi si vedrà se è davvero colpe­vole. Sembra quasi che il giudi­ce debba fare ammenda di un atavico senso di colpa, per il quale la nostra civiltà non avrebbe sufficientemente pro­tetto, nella sua storia millena­ria, donne e bambini. Insom­ma, meglio credere sempre a un bambino o a una donna: se sono bugiardi poi si vedrà.» (Stefano Zecchi: Il Giornale)
    Il reato di calunnia nei casi di divorzio( e non solo) è stato di fatto depenalizzato.

    • “Nessuno ha mai sostenuto che nel cromosoma Y si nasconda il seme della violenza e il parlare di genetica è un mero trucchetto retorico”, si nega esplicitamente ciò che si afferma implicitamente: questa è una tua paranoia, Emanuele e non hai nulla di concreto che la sostenga quello che è un mero processo alle intenzioni.

      Tra ciò che origina e ciò che è originato, non vi può essere né alcuna analogia, né alcun parallelismo. I neri lavoravano per proteggere i bianchi dai pericoli e dai lavori pesanti, gli uomini hanno lavorato e lavorano per proteggere le donne dai lavori pericolosi e pesanti????
      Tu lavori per me Emanuele? Non credo proprio che la mattina tu ti svegli col pensiero “oggi renderò questo posto un mondo migliore per le donzelle che lo abitano”…

      “Ogni comportamento femminile che sia moralmente censurabile o penalmente rilevante, viene imputato ad altro.” Viene imputato da chi? Quando? Tu fai delle affermazioni generiche e non ci spieghi come diamine sei giunto a questa conclusione. Hai seguito la vicenda della vendicatrice di Ciudad Juarez? Hai letto la della condanna unanime del femminismo a questa donna? Io stesso ho preso le distanze da questo genere di soluzioni violente, in questo blog. Quindi?

      “Se un nero mi uccidesse in quanto bianco, anche a lui sarà applicata l’aggravante razziale.”
      Questo ribaltare la situazione rientra nella fallacia tu quoque, Emanuele, quindi non sto a ripetermi.
      Non esiste una discriminazione messa in atto dai neri nei confronti dei bianchi nella società in cui viviamo, per tanti motivi, che sono storici, politici ed economici (e non biologici). L’aggravante è determinata dal contesto socio-politico in cui viviamo, non dal colore della pelle delle persone coinvolte, per tanto per richiedere l’aggravante dovresti dimostrare l’esistenza di un movimento che postula la superiorità della razza nera su quella bianca e l’espulsione dei cittadini italiani dal suolo dello Stato a favore di una Italia popolata solo da neri…
      Io sono bianca e non sono razzista, tutta via non mi permetterei mai di negare il fenomeno del razzismo, né tantomeno mi sento accusata di razzismo quando le categorie discriminate si lamentano del razzismo che serpeggia in questo paese. Il razzismo è prerogativa dell’uomo bianco e non mi sento affatto sminuita o accusata di alcunché a ribadirlo, caro Emanuele.

      “è vero che non esiste un fenomeno dilagante delle false accuse, perché le false accuse vengono cestinate e dunque non compaiono nelle statistiche ufficiali”: ok, dimostracelo. Perché chi studia seriamente l’argomento, invece, chi si spulcia le sentenze per andare a vedere cosa succedere nei Tribunali ci racconta un’altra storia…
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/01/abuso-sessuale-sui-minori-scenari-dinamiche-testimonianze/
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/02/meta-degli-aguzzini-non-paga/
      Perché sei tanto convinto che esistano una marea di casi occultati? Occultati da chi? E perché? Se le donne fossero così potenti da creare far circolare in Italia e all’estero dati statistici inventati, non credi che avrebbero da tempo anche risolto il problema della violenza domestica?

  6. maria serena ha detto:

    Emanuele e Luigi: come diventare ridicoli rispondendo “pere” quando si parla di “mele”….hanno imparato frasi a memoria perchè non hanno proprio voglia di fare autocritica….o perchè non ne sono capaci nel loro piccolo mondo bidimensionale

  7. Pingback: …o altro | Navigando in Genere

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