Come non rispondere ad una domanda – ancora su Maglietta

Antefatto: il Maglietta sta concedendo una serie di interviste per promuovere fra le donne (proprio come se fosse un nuovo reggiseno) la sua nuova proposta di legge sull’affido condiviso. Si propone a noi come eroe omerico, votato a conquistare per tutte noi una effettiva uguaglianza tra i sessi.

Ma io non gli credo. Voi siete liberi di pensarla come volete, naturalmente.

10milioni

Un passo dell’intervista:

Intervistatore: Una domanda articolata, ma su un unico aspetto. Anzitutto per tante persone risulta poco credibile l’idea che vi siano tanti padri impoveriti, in fila alla Caritas, come sostengono le associazioni di padri separati, quando le statistiche dicono che la parte più povera dopo una separazione è la madre. Secondo i dati Istat, infatti, c’è un livello di impoverimento generale e ad essere più povere sarebbero le madri, le quali, per svolgere il ruolo di cura o per difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, sono spesso disoccupate e precarie. E poi, perché gli uomini non parlano mai di congedo parentale? Ci sono tante donne povere e disoccupate che si chiedono perché i padri separati spingono affinché la donna sia fedele al suo ruolo, di madre di famiglia, dedita alla cura, e non parlano mai di lavoro per le donne. Se le donne lavorassero, non sarebbe quello un incentivo per renderle indipendenti e sgravare i padri e gli ex mariti? Ovvero: perché da parte dei padri separati talvolta si legge che le donne che vogliono lavorare ruberebbero il posto agli uomini? Le donne che lavorano sono considerate un fattore di impoverimento?

Maglietta: Una premessa. Io rispondo solo di me stesso e le cose che penso le scrivo e le firmo. Perfino Crescere Insieme, che presiedo, accoglie persone che a volte, su qualche tema, esprimono pareri che io non condivido. D’altra parte, è una “associazione”, non un monarchia assoluta! Il nostro sito, poi, è come un giornale e ospita contributi che riteniamo interessanti, ma che spesso sono solo documenti altrui a disposizione dei lettori, non rappresentative. Meno che mai posso rispondere dei “padri separati”, di cui non sono certo il portavoce né il difensore d’ufficio! Questa è un’altra bufala messa in giro interessatamente… Comunque, concordo assolutamente con le tesi proposte e mi limito ad osservare di avere già detto, anche in queste interviste, che tra i padri ci sono buoni e cattivi genitori, come tra le madri. Le posizioni citate – devo dire piuttosto rare – non sono certo condivisibili.  Sono invece del tutto d’accordo con i quesiti e le mie proposte lo dimostrano. Se i compiti di cura sono suddivisi, se i padri se li accollano in buona misura, se i figli frequentano i padri tanto quanto le madri, è chiaro che queste ultime possono fruire ben di più e meglio delle opportunità lavorative. Aggiungo una riflessione riguardo al mantenimento tra ex coniugi. Lo trovo ancora necessario, per motivi di ritardo civile e culturale dell’Italia, ma assolutamente da superare. All’università ho constatato quanto spesso le ragazze siano allieve migliori dei maschi e sicuramente avverrà un sorpasso anche sul piano della remunerazione. E’ solo questione di tempo. Allora, conservando queste regole vedremo una quantità di ex mariti che si fanno mantenere a vita dalle mogli. Sarà un passo avanti? Suona inverosimile, o inaccettabile, fuori dei tempi? Invece è storia vecchia. Si pensi a “Bel ami”, di Maupassant, una vicenda ottocentesca. Mescolare i sentimenti con gli interessi, sfruttare a fini economici o di carriera il proprio matrimonio è perversione antica, che prescinde dal genere. E io la vorrei eliminare.

armata_padri

Visto che il mio blog ha pubblicato un post in cui si criticano le posizioni misogine di Crescere Insieme, l’Associazione che Maglietta ha fondato, e visto che sempre in questo blog ho segnalato le statistiche che confutano i dati allarmistici sui “poveri papà” diffusi anche da Crescere Insieme (“poveri papà” che, come potete notare se osservate l’immagine qui sopra, ultimamente sono lievitati da 4 milioni a 10 milioni nel giro di pochi mesi…), mi sento chiamata in causa da questo intervento e credo sia doveroso da parte mia rispondere.

Intanto vorrei segnalare la parzialità dell’intervistatore, che nell’incipit tradisce il suo poco obiettivo punto di vista: “Anzitutto per tante persone risulta poco credibile l’idea che vi siano tanti padri impoveriti, in fila alla Caritas, come sostengono le associazioni di padri separati.”

La prospettiva suggerita da chi pone la domanda è soggettiva: non sono i dati ad essere poco credibili, ma ci sono “tante persone” che non ci credono.

Caro intervistatore, se i “tanti padri separati” ridotti sul lastrico dalle perfide ex mogli vengono stimati intorno ai 10 milioni, non sono io che sono scettica, è il dato ad essere ridicolo. Ci sono circa 60 milioni di persone residenti in Italia: se, dicono le statistiche, 9.5 milioni sono gli italiani poveri e 4 milioni  sono i “poveri assoluti” (cioè che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa), quello che si cerca di sostenere è che gli unici poveri in Italia sono i papà, mentre mamme, single, vedovi e famiglie intatte stanno bene.

Quindi, come dimostra l’immagine che ho postato qui sopra, qualcuno  diffonde dati gonfiati, parecchio gonfiati: e questo è un fatto, non l’opinione di qualche prevenuto.

Comunque il Maglietta non si pronuncia sulla questione, nella sua risposta: “Meno che mai posso rispondere dei “padri separati” risponde. E’ un vero peccato che l’intervistatore abbia dimenticato di sottolineare che anche l’Associazione Crescere Insieme ha diffuso dati del genere…

Il Maglietta però una domanda del genere se l’aspettava, perché infatti accenna al problema: Una premessa. Io rispondo solo di me stesso e le cose che penso le scrivo e le firmo. Perfino Crescere Insieme, che presiedo, accoglie persone che a volte, su qualche tema, esprimono pareri che io non condivido. D’altra parte, è una “associazione”, non un monarchia assoluta! Il nostro sito, poi, è come un giornale e ospita contributi che riteniamo interessanti, ma che spesso sono solo documenti altrui a disposizione dei lettori, non rappresentative. Meno che mai posso rispondere dei “padri separati”, di cui non sono certo il portavoce né il difensore d’ufficio! Questa è un’altra bufala messa in giro interessatamente…

La prima cosa che fa il Maglietta è deresponsabilizzarsi: sono il Presidente di Crescere Insieme, ma mi si può interrogare solo su ciò che dico in prima persona, non a proposito di quello che pubblica l’Associazione.

E’ la giustificazione che ormai usano un po’ tutti…

ponzio pilato

Dal punto di vista strettamente legale, al presidente di una associazione spetta la rappresentanza legale dell’associazione di fronte ai terzi e anche in giudizio: questo vuol dire che può sottoscrivere contratti o accordi in nome dell’associazione e che in caso di controversie giudiziarie rappresenta l’associazione nel corso della causa civile o penale.

Vi faccio un esempio pratico: quando alcuni membri dell’Associazione Father 4 Justice sono stati accusati di stalking, cyberbullismo e attentati a pubblici ufficiali, l’intera Associazione è finita sotto indagine e il Presidente dell’Associazione ha dovuto ufficialmente prendere le distanze dai soggetti incriminati.

Il Maglietta, invece, evita abilmente di spiegarci quali posizioni, fra quelle assunte dall’Associazione, condivide e quali no, sostenendo che proporre una linea ufficiale dell’Associazione sarebbe il sintomo dell’instaurarsi di una monarchia assoluta: Perfino Crescere Insieme, che presiedo, accoglie persone che a volte, su qualche tema, esprimono pareri che io non condivido.

Quello che vorremmo sapere è proprio quali posizioni condivide e quali no: che cosa ci dice sulla propaganda che vuole i papà poveri e le mamme tutte benestanti e sanguisughe? Che cosa ci dice della teoria che sostiene che l’80% delle accuse di violenza domestica e abusi sui minori presentate dalle donne sono false? Non lo disturba che il suo progetto di legge sia sostenuto da una “armata dei padri” che diffonde questo genere di messaggi profondamente sessisti?

Il sito di Crescere Insieme ospita testi di Richard Gardner: sono fra quelli che condivide o no? Qual è la sua opinione in merito alienazione genitoriale?

Io credo che il Maglietta dovrebbe chiarire la sua posizione, anche nel rispetto di tutti quei papà separati che si sentono da lui rappresentati, visto che nega di essere un portavoce delle loro istanze: lo deve soprattutto a loro, i suoi sostenitori, più che a me.

Vorrei ora attirare la vostra attenzione su un piccolo dettaglio della sua risposta: Mescolare i sentimenti con gli interessi, sfruttare a fini economici o di carriera il proprio matrimonio è perversione antica, che prescinde dal genere. E io la vorrei eliminare.

Maglietta ci porta ad esempio Bel-Ami, che è un romanzo. Si pensi a “Bel ami”, di Maupassant, una vicenda ottocentesca. Ma Bel-Ami non è una “vicenda”, Maglietta, è una storia inventata!

Citando il seduttore descritto da Guy de Maupassant il Maglietta vorrebbe darci l’impressione che quando parla di persone che sfruttano il matrimonio a fini economici o di carriera, non sta parlando solo delle donne.

In un paese come l’Italia, in cui (ci dicono sempre  le statistiche) lo stipendio delle donne è in media pari al -34% di quello degli uomini, possiamo credere che il Maglietta con quella frase alludesse a fascinosi giovanotti in cerca di riccone?

Bel_Ami

Ancora un po’ di numeri: le donne nel 2012 ha dichiarato un reddito medio pari a 15.400 euro, il 34% in meno dei 23.500 euro percepito dai maschi. Il 41% delle donne si colloca nella fascia sotto i 10mila euro l’anno.  Il 34,6 dei maschi, invece, in quella tra i 15mila e i 26mila euro. Le donne che dichiarano più di 55.000 euro sono solo il 2%, contro il 6% dei maschi.

(Pertanto, se avete velleità da mantenuti, cari uomini, temo che questo non sia il paese per voi: se ci sono delle donne ricche sono veramente poche e non sappiamo neanche se sono sul mercato…)

Faccio appello alla vostra intelligenza: ci sono indizi sufficienti a sospettare che il Maglietta stia parlando delle vacche che si fanno mantenere. e che il suo discorso non sia davvero gender-neutral, quanto piuttosto solo ipocrita.

A proposito dell’affermazione del Maglietta “E’ stato visto negli USA, dove il mantenimento diretto in alcuni stati è stato attuato per davvero, che il benessere dei figli – economico e psicologico – aumenta sensibilmente.” mi piacerebbe sapere a quali ricerche faccia riferimento.

Perché dai documenti che ho consultato io (vi cito ad esempio la ricerca: “Caring for children after parental separation: would legislation for shared parenting time help children?“) invece risulta esattamente il contrario.

Does shared time encourage fathers to financially support their children? (pag.9) Davvero il condiviso incoraggerebbe i padri a sostenere economicamente i propri figli?

La risposta: property settlements reached when shared time is in place will result in longer-term economic disadvantage for separated mothers and children and increased social security costs. Gli accordi economici relativi alle proprietà raggiunti in regime di affido condiviso finiscono con l’essere svantaggiosi per le madri e i minori, causando tra l’altro un aumento degli oneri per il welfare.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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3 risposte a Come non rispondere ad una domanda – ancora su Maglietta

  1. Lilli ha detto:

    Mi fa molto ridere il dato che i padri separati sul lastrico che mangiano alla Caritas sarebbero milioni (a volte 4 milioni, a volte 10 milioni , forse dipende dal grado di ‘umidità del giorno?) e sai perché, caro Ricciocorno? Perché finora alle due manifestazioni nazionali per la bigenitorialità organizzate il 4 ottobre 2011 e 2012 dalle associazioni che rappresentano padri separati, nonni e nuove compagne, a leggere le loro dichiarazioni, non c’erano più di 300 persone (anche se a dirla tutta, nelle foto a me le persone non sembrano più di 100). Dove erano gli altri 3.999.900 o 9.999.900 separati quei due giorni? 🙂

    • Come ho scritto altrove, secondo i dati delle primarie fonti di notizie i disoccupati che hanno perso il posto di lavoro negli ultimi anni sono 568 mila di cui poco meno della metà uomini (media incrocio dei dati Istat, Centro Studi Confindustria, Isfol, Ministero del Lavoro – a fine del 2012); i separati uomini in Italia sono 640 mila, di cui con prole il 34%, pari a circa 200 mila (Istat).
      Sull’asimmetria della distribuzione del lavoro di cura fra uomo e donna: http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20101110_00/testointegrale20101110.pdf
      Nel 2008-2009 il 76,2% del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne, valore di poco più basso di quello registrato nel 2002-2003 (77,6%).

  2. Paolo Scatragli ha detto:

    Scusate. Qualcuno glie lo dice a quel fenomeno che ha fatto quella bella statistica che gli infortuni sul lavoro donna son bassi perché in questo Stato Canaglia la casalinga non è considerato nè retribuito come lavoro ma risulta tra o vergognosi “doveri coniugali”? Ecco le cifre secondo Istat e SPI: 4, 5 milioni di infortuni domestici nel 2012 di cui 8000 a esito mortale.
    Cosa sono questi, “infortuni sul divertimento”? Sai come gode una Donna a fulminarsi con la lavatrice o a finire al centro ustioni con una pentola?
    E’ VERGOGNOSO che il mestiere di casalinga non sia riconosciuto né retribuito: e buttano pure il sale sulle piaghe facendo statistiche da comix?
    http://www.spi.cgil.it/SideMenu/Informazione/Notizie/Socialit%C3%A0eBenessere/2012/DatiIstatincidentidomestici/tabid/2761/Default.aspx

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