Il gabbiano spiaccicato

gabbiano

Voglio raccontarvi un aneddoto:  Nel 1898 Konstantin Stanislavskij e Vladimir Nemirovič Dančenko, che l’anno precedente avevano fondato a Mosca il Teatro d’Arte, misero in scena il Gabbiano di Anton Cechov. Durante le prove Stanislavskij propose, per rendere tutto più reale, di mettere sul palco delle rane e delle libellule vere. Cechov gli chiese: “Perché?” e Stanislavskij rispose: “Perché è vero, è più realistico”. Al che Cechov disse che era inutile, allo stesso modo in cui sarebbe stato inutile togliere da un ritratto a olio il naso dipinto per sostituirlo con un naso vero.

Quando leggo interventi come questo, firmato Francesca Archibugi, vi confesso che mi riempie una profonda, profondissima tristezza.

Perché io amo Checov, amo il teatro e amo anche il cinema.

E’ incredibile come l’ignoranza abbia la pretesa di spacciarsi per amore dell’arte.

Scrive la Archibugi (per chi non lo sapesse, una regista): Per continuare con la metafora di Cechov, Bertolucci ha spiaccicato il gabbiano, una ragazzina bellissima e intatta, borghese, forse viziata. Ma era inevitabile per raccontare con quella verità.

Se Bertolucci avesse spiaccicato un gabbiano, un uccello intendo, ed oggi lo confessasse, ho già spiegato cosa avverebbe molto probabilmente.

Ma siccome ad essere spiaccicata è stata una ragazzina – bellissima e “intatta” (???), per carità – ma comunque borghese e addirittura forse viziata, dobbiamo tutti renderci conto che spiaccicarla era inevitabile.

Prima di giustificare una violenza è sempre bene insultare un po’ la vittima: e così Maria Schneider per la Archibugi era solo una ragazzina – non una vera attrice – era borghese – e da questo aggettivo traete le conclusioni che preferite – e molto probabilmente era viziata.

Francesca Archibugi è nata nel 1960, “Ultimo tango a Parigi” è stato presentato al pubblico nel 1972. Come fa, la Archibugi, a sapere che Maria Schneider era una borghese viziata poco versata nella recitazione? Ne ha parlato con Bertolucci o lo ha capito guardando il film?

Maria Schneider, in realtà, nasce da una relazione tra l’attore francese Daniel Gélin e Marie-Christine Schneider, una modella tedesca di origine romena che gestisce una libreria a Parigi. Il padre non la riconosce. Maria Esordisce in teatro non ancora quattordicenne; due anni più tardi ottiene il suo primo ruolo per il cinema con una piccola parte in L’albero di Natale (1969) di Terence Young e, nello stesso anno, in Madly. Il piacere dell’uomo con Alain Delon.

Io non la definirei una “borghese viziata”, e voi? E neanche una intatta ragazzina alle prime armi…

La verità è che la Archibugi deve in qualche modo giustificare le azioni di Brando e Bertolucci, così si inventa il personaggio-Maria, colpevole di essere una ragazzina ingenua e incapace che non avrebbe saputo girare la scena senza lo stratagemma escogitato dai due professionisti della recitazione.

E per farci credere che lei ne sa, nella storia ci infila un po’ di Checov. E un po’ di Cocteu (chiamava il cinema “la Morte al lavoro”) che fa figo. E una serie di lodi sperticate al lavoro di Bertolucci: Nessuno poteva immaginare, girandolo, che il film sarebbe diventato quella bomba di morale e costume, e che tutti i personaggi sarebbero stati illuminati a giorno, come fulminati. Credo che il film sia ancora fra i maggiori incassi di tutti i tempi. Censurato, bruciato, imitato, deriso, parodiato, esaltato. Anche Bertolucci è stato investito dalla deflagrazione. Non credo che sia stato facile nemmeno per lui. Capisco il suo desiderio di chiederle scusa, dopo tanti anni. Adesso forse saprebbe aiutarla, allora non gli è stato possibile.

Povero Bertolucci: deve essere stato doloroso per lui spiaccicare la piccola Maria. Ma in fondo, lei era piccola piccola e il film è grande, veramente grande. Adesso vorrebbe aiutarla, quel tenerone di un Bertolucci, ma – che vuoi farci – Maria è morta nel frattempo!

(è morta nel 2011: direi che c’è stato tutto il tempo per un chiarimento…)

Vorrei concludere parlandovi ancora di Stanislavskij, che regalò al Gabbiano un grande successo di pubblico e che raggiunse l’apice del suo successo proprio grazie alle opere del celebre scrittore e drammaturgo Anton Checov.

Dopo la morte di Checov, nel 1904, Stanislavskij scrisse il primo importante sistema dedicato alla recitazione: Il lavoro dell’attore su se stesso.

Mi auguro che anche la Archibugi giunga ad imparare la grande lezione sul teatro e sul mestiere dell’attore come “creazione organica” che ci ha dato Stanislavskij con quest’opera: la verità è quella che l’attore raggiunge con un grande lavoro sulle proprie potenzialità e su tutti quei meccanismi emotivi e psicologici che stanno alla base del concetto di immedesimazione. Perché l’attore è un professionista, che crea la verità dell’opera d’arte insieme all’autore e al regista, esattamente come hanno fatto Checov e Stanislavskij negli anni del loro meraviglioso sodalizio artistico: comunicando, nel reciproco rispetto.

Anche le donne possono essere straordinarie attrici. Proviamo a dar loro la chance di dimostrarcelo, invece di considerarle a priori viziate ragazzine e a spiaccicarle come non faremmo neanche con un pennuto.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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6 risposte a Il gabbiano spiaccicato

  1. Paolo1984 ha detto:

    il punto per me è semplice: nessun regista neanche il più “manipolatore” (e ci sono specie tra i grandi) non avverte un’attrice di quello che succede al personaggio in una data scena, Bertolucci non può essere giustificato neanche sul piano artistico

  2. Le verità dell’opera d’arte non è la verità della vita reale. E dire che ce n’è stata di arte a dimostrarci che un’opera può essere “vera” senza riprodurre fedelmente la realtà…

    • pinzalberto ha detto:

      Non l’ho mai visto “Ultimo tango a Parigi”, nemmeno la scena incriminata, non mi ha mai interessato. Soffermandoci sulle straordinarie attrici, il problema italiano è che concediamo “Chance” a personaggi come Martina Stella e altre scorreggione della TV nazionale. Probabilmente ottengono questi successi concedendosi in privato ad una prestazione identica al tipo di scena che hai descritto, non ho altre giustificazioni per le penose interpretazioni. La stesso cosa vale per i colleghi maschietti, naturalmente….. Berlusconi e Lele Mora in Italia hanno fatto scuola, per la serie “La meritocrazia”. Probabilmente altre attrici meno scopabili ma più talentuose non riescono a fare la stessa carriera. Solito dilemma, è colpa della vittima o del carnefice? Chi sono i cattivi, Berlusconi o Ruby? Colpevolizziamo le ragazze disposte a tutto per il successo o quelli che glielo permettono? Nel caso specifico, alla Schneider non le è stata concessa la scelta, e comunque, secondo me, in entrambi i casi possiamo parlare di violenza sessuale, poiché nessuno dovrebbe essere costretto a queste prestazioni per ottenere dell’altro nella vita.

  3. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Sarò paranoica ma il linguaggio usato dalla Archibugi, la ragazzina ‘intatta’ la cui innocenza ‘deve’ essere infranta dall’uomo adulto per il suo bene, come lezione di vita, mi rimanda col pensiero alla sfera della violenza sessuale…

    In ogni caso è ovvio dalle dichiarazioni che Bertolucci non prova il minimo rimorso, la sua unica preoccupazione è che un tribunale sia o meno in grado di condannarlo.

    • Si, anche questo è vero…
      Quello che trovo più chiaramente offensivo è il riferimento alle scarse doti professionali dell’ “attrice” Maria. Scrivere che Bertolucci, ingannandola, le avrebbe fatto il “regalo” di diventare il personaggio Jeanne, presuppone che con le sue sole forze (lavorando su se stessa come attrice) la Schneider non sarebbe stata in grado di farlo. Non avendo la Archibugi mai lavorato con la Schneider, mi chiedo da dove prenda queste idee…

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