La banalità del male

barilla

“Sono stato frainteso”: quante volte ce lo siamo sentito dire?

Fraintendere significa capire una cosa per un’altra.

Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marcaha affermato Guido Barilla.

Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca – See more at: http://www.arcigay.it/comunicati/famiglie-arcigay-rilancia-il-boicottaggio-di-barilla-siamo-tutt-della-stessa-pasta/#sthash.082SneHS.dpuf ha affermato Guido Barilla.

E abbiamo (quasi) tutti pensato: questa è omofobia.

Vi rinfresco la memoria: la definizione attualmente condivisa di omofobia è “un insieme di emozioni e sentimenti quali ansia, disgusto, avversione, rabbia, paura e disagio che gli eterosessuali provano, consapevolmente o inconsapevolmente, nei confronti di gay e lesbiche

Il signor Barilla ci spiega perché abbiamo frainteso: “Noi abbiamo una cultura vagamente differente, per noi il concetto di famiglia sacrale è uno dei valori fondamentali dell’azienda, come la salute e la famiglia, il concetto di famiglia unita. Non lo faremo perché la nostra è una famiglia tradizionale. (…) Non è per mancanza di rispetto agli omossessuali, che hanno diritto di fare quello che vogliono senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è una famiglia classica, dove la donna ha un ruolo fondamentale, è la madre ed è un centro concettuale e strutturale”.

Dove sta l’errore?

E’ piuttosto semplice, in realtà.

L’omosessualità non è una cosa che fai o che pensi, è una cosa che afferisce alla categoria dell’essere.

Un omosessuale non pensa di essere omosessuale e neanche fa l’omosessuale/agisce da omosessuale, bensì è omosessuale, allo stesso modo in cui è alto o basso, moro o biondo, bianco o nero, tedesco o ebreo.

Che cosa pensano gli omosessuali? Beh immagino che ogni omosessuale abbia la testa piena di pensieri e che questi pensieri cambino da omosessuale a omosessuale, visto che la categoria “omosessuali” comprende al suo interno un sacco di individui diversi fra loro. Che cosa fa un omosessuale? Posso parlare di quelli che conosco: si alzano alla mattina, fanno colazione, si lavano, si vestono, vanno al lavoro… a volte hanno una relazione, a volte convivono e mangiano pasta. Certo, non conosco tutti gli omosessuali di questo pianeta, ma ho lavorato insieme a degli omosessuali, ho viaggiato con degli omosessuali, ci sono andata in vacanza, ci sono uscita a cena, ci sono andata a cinema e a teatro, per un periodo ho anche diviso l’appartamento con una ragazza lesbica, e in tutte queste situazioni non mi è mai capitato di pensare “ehi, guarda che cosa da omosessuale hai fatto!”

La differenza fra un omosessuale e un eterosessuale non sta, quindi, in opinioni contrastanti, come vorrebbe farci intendere Guido Barilla, e neanche nella scelta di differenti stili di vita.

Una differenza che ho notato, nel mio piccolo, è che nessuna persona omosessuale che ho incontrato o frequentato ha mai fatto commenti spiacevoli sul mio essere eterosessuale: non mi hanno mai disapprovato, non mi hanno mai fatto sentire diversa, non hanno mai giudicato. Non posso dire la stessa cosa degli eterosessuali: anche fra i miei parenti ce ne sono diversi che “disapprovano” il comportamento degli omosessuali. Perché vogliono sposarsi? Perché vogliono avere dei figli? Perché si ostinano a sbatterci in faccia il fatto che sono omosessuali?

Qualche tempo fa mi è capitato di dover spiegare cos’è un omosessuale a mio figlio. Lo avevano chiamato gay a scuola, e lui era angosciato: “Sono gay mamma?” mi ha chiesto “Come sono i gay? Come faccio a capire se sono gay oppure no?”

La prima cosa che mi sono sentita di dire è “Non ho la più pallida idea se tu sia gay oppure no, ma certo, se tu fossi gay, non sarebbe una cosa di cui preoccuparsi.”

Per fargli comprendere che un omosessuale è una persona come tutte le altre, gli ho proposto: “Fra le persone che ho invitato a cena in questa casa c’è anche un omosessuale, vediamo se indovini qual è.”

Si è preso una settimana circa per pensarci su, poi si è arreso, è venuto da me e mi ha chiesto “Non lo so, davvero, chi è?”

Quando ho fatto il suo nome, mi ha sorriso ed ha esclamato”Ma sul serio? Non avrei mai indovinato! Allora gli omosessuali sono persone normali! I miei compagni di scuola non capiscono proprio niente…”

Magari fossero solo i bambini di V elementare a non capire proprio niente…

Nell’immediato dopoguerra il filosofo Jean-Paul Sartre tentò, attraverso una sottile analisi psicologica, di comprendere le ragioni e le dinamiche dell’antisemitismo (un libro che tutti dovrebbo leggere, secondo me).  Egli osservò innanzi tutto che fra le motivazioni interiori dell’antisemita vi è certamente la necessità del cittadino piccolo borghese di indicare qualcuno di inferiore a lui per potersi così convincere d’una propria superiorità di nascita.

Anche nel democratico più liberale si può nascondere una sfumatura di antisemitismo: egli è ostile all’ebreo nella misura in cui questi osa pensarsi, appunto, ebreo.” scrive Sartre.

Gli omosessuali, ci dice Guido Barilla, non devono disturbare gli altri. Ma siccome quello che disturba degli omosessuali è il loro essere omosessuali, temo che l’unico modo che abbiano gli omosessuali per non disturbare le persone come Guido Barilla, sia non esserci.

Se non è omofobia questa…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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35 risposte a La banalità del male

  1. pinzalberto1 ha detto:

    Per anni ci hanno propinato pubblicit con la famiglia tipo del mulino bianco, tutti biondi di bianco vestiti, con le loro dentature scintillanti. Vent’anni per capire che esistono genitori single, vedovi e separati. Impiegheranno altri 20 per intuire che la famiglia italiana sta diventando multirazziale. Poverini, lasciagli il tempo di metabolizzare tutto questo, sono un po’ lenti di comprendonio. Non hanno ancora intuito che tutto quel glutine che spacciano tossico per il corpo umano, e dovrebbero allargare la loro produzione con alimenti alternativi.

    • Beh, intanto noi cerchiamo di spiegargli che proporsi di vendere la pasta solo agli eterosessuali è discriminazione come lo era scrivere “negozio ebreo” fuori dagli esercizi commerciali… Chissà, con un po’ di impegno potrebbero arrivarci!

  2. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Ingratoni, lui voleva solo tirare su l’autostima delle donne* ricordandoci il nostro ruolo fondamentale ;_;

    Si sa che quando noi pensiamo al matrimonio omosessuale ci sentiamo escluse, ci deprimiamo e poi le camicie chi le stira?

    * Lo so che alcuni dicono che esistono donne omosessuali, ma la mamma, tra un bucato e un piatto di rigatoni, mi ha detto che è solo una leggenda metropolitana.

  3. Franco ha detto:

    L’azienda è sua , quindi dato che i gay sono una minoranza , e che non ci sono leggi per le famiglie gay o delle adozioni in italia, preferisce fare vedere le famiglie eterosessuali, alla fine esistono anche donne e uomini single che crescono figli da soli e non hanno detto nulla su questa uscita, non sarebbe logico fare solo spot con due uomini o con due donne con dei bambini , quando poi le famiglie arcobaleno saranno al massimo 1000-2000 su milioni di famiglie.

    • L’azienda è sua e fa quel che vuole, giusto? Il blog è mio e quindi ci scrivo che è omofobo… Non fa una piega, mi pare.

      • Franco ha detto:

        e chi te lo vieta, ma addirittura boicottarlo mi sembra eccesivo, se per questo pure Banderas e la gallina sono sfruttati in quello spot boicottiamo il mulino bianco?

      • Banderas sfruttato? In che senso scusa?

      • AlessioX1 ha detto:

        L’unico cosa che mi lascia perplesso su una famiglia composta da due donne magari con un bambino, e quanto il bambino entra nel eta adolescenziale , e comincia a provare attrazione per l’altro sesso guarderà riviste ecc.. e le due mamme dovranno fargli un discorso sul sesso, comunque sempre meglio due mamme, che magari una sola che però fa parte di quelle femministe radicali, che magari se trova in camera di suo figlio riviste come playboy lo fa stare un mese in punizione.

      • Quindi secondo te non esistono maschi che, trovando una rivista porno, possano decidere di mettere un ragazzino in punizione… Francamente, stai dicendo assurdità. Un po’ di storia: a sparare a Larry Flint, il noto fondatore della rivista porno Hustler, è stato un uomo, non una “femminista radicale”…

      • AlessioX1 ha detto:

        purtroppo si , ma sempre meglio playboy (che è soft porno) che il porno vero per un adolescente alla fine a quel eta è normale che un ragazzo si interessa a quelle cose, i genitori devono solo insegnarli il rispetto per l’altro sesso e il discorso sul consenso e sulla contraccezione.

    • Franco ha detto:

      era una battuta ma è un ruolo ridicolo, parlare con le galline poi, ma se le famiglie omosessuali sono cosi poche perché deve farci uno spot? togli famiglie gay, con famiglie islamiche è lo stesso concetto.

      • Il punto non è tanto lo spot, quanto le sue dichiarazioni in merito agli spot. Che ho commentato nel post.

        Inoltre: “A livello mondiale, invece, le persone LGBT (all’incirca l’8% della popolazione) godono di un forte potere di acquisto, con in media un reddito superiore del 23% rispetto al resto del mercato. Alle persone LGBT vanno aggiunte “altrettanti milioni di familiari e amici che, a quanto pare, apprezzano l’appoggio dato dalle imprese ai gay”. In sostanza, si stima che i famigerati pink money, a livello globale, generino un mercato pari a un triliardo di dollari, che non conosce crisi.” fonte: http://lezpop.it/caso-barilla-la-protesta-diventa-globale-e-le-scuse-non-servono-a-niente/

      • AlessioX1 ha detto:

        ma in italia quanti pensi che siano le famiglie arcobaleno, cioè famiglie con due mamme o due papà e con dei figli adottati in italia(che poi sarei curioso di vedere un uomo cresciuto in una famiglia con due mamme)

      • Anche io sarei curiosa.

  4. mammafelice ha detto:

    Grazie. Mi piace tutto di questo post. No so nemmeno aggiungervi un commento intelligente.

  5. nerodavideazzurro ha detto:

    Ma poi mi chiedo: prima di sparar vie queste “perle di saggezza” non ha pensato un secondo che dietro tutti i “forse” di cui infarcisce i periodi c’è un (univoco) senso che gli ha inimicato una fetta di mercato (reale e potenziale)? Non foss’altro per questo, perché, poi, ci sarebbe il rispetto per tutti gli esseri umani, nessuno escluso, che avrebbe dovuto/potuto evitargli tutta ‘sta magra figura.

  6. unaeccezione ha detto:

    Non sono d’accordo con tutto ciò che scrivi ne come lo scrivi.
    Capita tra esseri pensanti.
    Non credo che l’essere omosessuale sia una cosa paragonabile ad avere i capelli neri piuttosto che bianchi, rossi o biondi, essere tedesco piuttosto che giapponese o italiano, alto o basso.
    Tutto ciò è genetico e non regge con l’autodeterminazione ad Essere quello che si è, propria di qualsiasi individuo.
    Nell’essere omosessuale, gay o lesbica c’è una precisa volontà dell’essere di essere ed esprimersi (di rivendicare diritti paritari a quelli degli eterosessuali, come per esempio la reversibilità della pensione) per quello che è.
    Se fosse una cosa solo innata daresti ragioni a molte tesi omofobiche e a molte persone che trovano nell’innato e nel genetico possibili “cure riparatrici”.
    La tua citazione di Jean-Paul Sartre mi fa venire in mente che nella “risoluzione finale” dopo il ’38 c’è stato chi ci ha provato con esperimenti ignobili.
    Per fortuna quegli esperimenti sono cessati NON è scomparso chi invece vuole curare gli omosessuali.
    Fai un parallelismo con l’antisemitismo che secondo me è altra cosa (l’antisemitismo ha radici profonde e complesse).
    Per la mia esperienza dietro ogni omofobo si nasconde uno stronzo (e questo lo si può dire ai bambini, io l’ho detto a mia figlia).

    In ultimo una domanda … se l’omosessuale che si è seduto alla tua tavola avesse avuto movenze femminili, si fosse truccato o altro … fosse stato, come dire, “fuori dalla norma” tanto da esser riconosciuto che problema ci sarebbe stato? 🙂
    Cmq alla mia tavola si siedono in tanti … e non faccio mai differenze.

    • L’autodeterminazione ad Essere quello che si è? Un omosessuale può smettere di essere omosessuale? Decidere di non esserlo? Alcuni (soprattutto oggi in Russia) sono certa che lo desiderebbero… L’orientamento sessuale è definito come l’attrazione fisica ed affettiva per persona di sesso diverso, persone dello stesso sesso o entrambi. La scienza non ha stabilito con certezza da cosa dipenda, ma – mi chiedo – ha importanza? Alla luce del rispetto che dobbiamo ad ogni essere umano, è importante quale delle caratteristiche risieda nel DNA e quale no? Il punto è che ci sono diversi orientamenti sessuali e che non è una scelta consapevole.
      “Nell’essere omosessuale, gay o lesbica c’è una precisa volontà dell’essere di essere ed esprimersi (di rivendicare diritti paritari a quelli degli eterosessuali, come per esempio la reversibilità della pensione) per quello che è”, mi dici: questo è un modo di vivere l’omosessualità. non l’omosessualità in sé.
      Colui che se ne vergogna, che lo nasconde, che lo nega persino a se stesso, è per questo meno omosessuale?

      Se l’omosessuale che si è seduto alla tua tavola avesse avuto movenze femminili, si fosse truccato o altro … fosse stato, come dire, “fuori dalla norma” tanto da esser riconosciuto… Tanti cantanti si truccano, anche pesantemente. Non so se mio figlio avrebbe associato il trucco all’omosessualità, anche perché non è così ovvio… Era preoccupato di essere gay, sebbene sia stato fidanzato per un paio d’anni con una bambina (robe serie 🙂 ), probabilmente perché nessuno dei suoi compagni era stato in grado di spiegargli “gay” che significa… i bambini non ragionano come noi. E grazie al cielo!

      • unaeccezione ha detto:

        Non mi hai letto attentamente purtroppo perchè non ho scritto cose così banali e circa alla Russia non sono così certa che sia come la scrivi tu … a dire il vero non sono mai così certa su ciò che pensano gli/le altri/e … anche se un gruppo di questi ragazzi li ho conosciuti ed incontrati a torino qualche anno fa.
        Avrò modo di spiegarmi meglio.

      • Forse non riusciamo a capirci… Quello che volevo dire io è che, quando definisco il mio orientamento sessuale, uso il verbo essere: io sono omosessuale, io sono eterosessuale… perché, a prescindere dalla volontà, il mio orientamento sessuale non è una opinione, una convinzione che maturo razionalmente nei confronti di un qualcosa estraneo a me stesso. Dire che non si è d’accordo con quello che pensano gli omosessuali è semplicemente assurdo, perché qual è l’ideologia omosessuale? Ci sono omosessuali che sono pro matrimonio e omosessuali che non lo sono, ad esempio…

      • unaeccezione ha detto:

        Ci sono PERSONE alcune delle quali hanno un diverso orientamento sessuale … ho contestato una cosa, che non hai capito, l’orientamento innato, il paragone con caratteristiche innate che hai fatto …

      • Se noti ci ho messo anche gli ebrei e i tedeschi: è nel DNA essere tedeschi? No, è un caso. Dipende da dove sei nato e chi sono i tuoi genitori… C’è anche il caso dello scrittore Henry James che decise che preferiva essere inglese, nonostante fosse americano. Per un ebreo: checché ne dicessero gli spagnoli – che inventarono la limpieza de sangre – dubito che si possa parlare di “sangue ebreo” come di un sangue diverso da quello degli altri… La nostra identità è indubbiamente un problema complesso: quanto dipende dalla biologia? Quanto dall’educazione? Quanto dalla storia, dal contesto sociale? Quanto dalla nostra volontà? Quanto da come ci vedono gli altri? Difficile a dirsi…
        Per quella che è la mia piccola esperienza, gli omosessuali che ho conosciuto mi hanno sempre parlato del loro”sentirsi omosessuale”, e non del loro “decidere di diventarlo”.
        Forse, in quanto donna, mi converrebbe razionalmente decidere di essere lesbica, oggi come oggi… 🙂
        http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/09/23/sono-bisessuale-e-orgoglioso-di-esserlo/ Questo è un pezzo molto bello, che mi ricorda quel verso di Prevert che fa “sono come sono, sono fatta così…” L’orientamento sessuale, a mio avviso, è più un qualcosa che si scopre, che si vive, più che un qualcosa che si “decide”…

  7. Pingback: ORA PASTA! | unaeccezione

  8. p.s. che bello, ogni tanto, concedersi delle conversazioni stimolanti e interessanti!

    • unaeccezione ha detto:

      Virgoletti “decide” ma io ho parlato di autodeterminazione e non di decisione di essere … ed è diverso. Avrò sicuramente modo di spiegarmi meglio con più calma … anche perchè la discussione si è “spalmata” in direzioni che fanno allontanare dal centro della discussione che era nel post iniziale.

      • L’autodeterminazione, filosoficamente parlando, è l’atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge, in opposizione a ‘determinismo’, che assume la dipendenza del volere dell’uomo da cause non in suo potere. Io non credo che sia possibile per un essere umano una assoluta autodeterminazione: ci sono e ci saranno sempre delle cose che sfuggono al nostro controllo… ci sono cose che dipendono dalla nostra volontà e cose che non vi dipendono, soprattutto perché interagiamo con gli altri, che entrano in relazione con noi e modificano per forza di cose tanto la percezione che abbiamo di noi stessi quanto il corso della nostra vita…
        Da una parte ci sono le persone che giustificano ogni cosa sulla base di concetti vaghi come la “natura”: è nella “natura dell’uomo” essere poligamo, ergo tradisce. La maternità è nella “natura” della donna. Dall’altra parte ci sono persone che riconducono tutto al concetto di “autodeterminazione”: la donna che viene picchiata è responsabile della violenza subita tanto quanto l’uomo, perché “gli ha permesso” di farle del male, ad esempio.
        Io mi sento fra quelli che pensano “in medio stat virtus”: ogni persona può essere artefice del proprio destino nella misura in cui tutti gli altri fattori che concorrono glielo permettono… Quanto può la volontà? Molto, ma non tutto.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/21/se-non-sai-spaventare-che-razza-di-mostro-sei/

  9. http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/10/02/l-omosessualita-non-e-una-scelta-nonostante-le-pubblicita/#comment-25684
    “Un argomento decisivo che smentisce l’idea che l’omosessualità rappresenti la scelta di uno “stile di vita” o sia indotta dall’ambiente è rappresentata dalla dimostrata impossibilità di spingere le persona a liberarsene.
    […]
    Si è tentato in qualsiasi modo, per assurdo che fosse, dai trattamenti ormonali, alla castrazione/sterilizzazione, interventi che influiscono sulla libido, ma non sull’orientamento sessuale. Si è provato con l’elettroshock e l’induzione di attacchi epilettici. Tanto meno ha funzionato l’incarcerazione. Si è praticato perfino il trapianto dei testicoli…” da “Noi siamo il nostro cervello. Come pensiamo, soffriamo e amiamo“, di Dick Swaab

    • Emanuele Di Felice ha detto:

      La realtà è cangiante!.
      L’omosessualità nacque culturale e divenne naturale.
      “omosessuali si diventa, non si nasce” fu questo lo slogan usato per vent’anni a significare che l’omosessualità non né una tara nè una malattia.
      Ma una volta imposto alla società il principio che gli omosessuali hanno il diritto di esistere e di vivere a modo loro, qualcuno iniziò ad utilizzare i dati della biologia al fine di provare che l’omosseualità ha il diritto di stare al mondo ed ha lo stesso valore dell’eterosesualità.
      L’adozione dei due principi non ha portato alcun svantaggio al movimento omosessuale, anzi da entrambi trae giovamento.
      Ciò prova che i principi e le verità scientifiche, vengono usati per rafforzare le ragioni di un gruppo umano e l’indebolibento di un altro, cioè hanno il ruolo di strumenti da impiegare fino a dove se ne vede l’utilità.
      Come per le femministe, per le quali donne si diventa quando conviene e donne si nasce quando conviene.Esplicitamente o meno.

  10. Emanuele Di Felice ha detto:

    La foto del post discrimina le famiglie incestuose e le famiglie poliginiche e poliandriche(il poliamore).
    Non è vero che le famiglie omosessuali sono uguali alle famiglie eterosessuali: nelle famiglie omosessuali non c’è la violenza di genere, la violenza patriarcale.
    In una cosa difettano le famiglie omosessuali, che senza i rapporti eterosessuali non vi possono essere neanche gli omosessuali e le famiglie omosessuali.

  11. Marco ha detto:

    Ho sempre sentito tante persone, soprattutto over trenta- over quaranta, secondo cui uno sceglie di essere omosessuale, come fosse un partito politico o un’opinione, un pensiero con cui appunto si può “non essere d’accordo”. Io ho sempre pensato che, essendo una disposizione, probabilmente ci nasci. PS Dici di non aver mai visto gay discriminare degli etero ma è pur vero che esiste da decenni una cultura specificamente gay che, pur non chiudendo porte a nessuno, rimane, forse per necessità di difesa, di resistenza, piuttosto gay-centrica. Per me la vera parità fra uomini e donne, fra gay ed etero si raggiungerà quando nessuno dovrà più dichiarare da che parte sta poiché la maggioranza avrà capito che un individuo è un individuo ed è meglio pensare ai nostri problemi e bisogni comuni che rivendicare identità esclusive. Che poi: è veramente piacevole stare in una nicchia per avere la soddisfazione che in quell’angusto spazio tutti siano come te? (e soprattutto basta un tratto, il genere o un orientamento a rendere le persone sovrapponibili? Non è pregiudizio anche questo?) Faccio un esempio: si fanno moltissimi festival di cinema gay o rassegne di scrittrici donne ma io lo trovo una discriminazione “per paradosso”. Capisco che ci sia dietro l’orgoglio di appartenenza ma non sarebbe meglio, per l’arte e per il pubblico, che un film ci piacesse perché è un bel film, un libro un bel libro al di là di etichette merceologiche applicate sull’autore o sui personaggi? La cosa si risolverà solo quando non dovremo nemmeno più chiederci con una sorta di urgenza se chi c’è accanto è gay: sarà una persona e basta e la questione ci interesserà non di più del suo numero di scarpe o del suo colore di capelli.

  12. Pingback: ORA PASTA! | inkiostro

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