Il negazionismo è una cosa seria

NegazionismoTermine con cui viene indicata una corrente antistorica e antiscientifica del revisionismo la quale, attraverso l’uso spregiudicato e ideologizzato di uno scetticismo storiografico portato all’estremo, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia contemporanea ma, spec. con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza.

Il negazionismo nasce nell’immediato dopoguerra con lo scopo dichiarato di riabilitare il nazismo. Dalle teorie che vogliono Adolf Hitler ignaro della “soluzione finale”, si passa per quelli che accusano il signor Frank di aver inventato di sana pianta il diario della figlia Anna, fino a coloro che sostengono che le camere a gas non siano mai esistite.

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Nel 2006 i ministri della Giustizia dell’Unione Europea hanno introdotto in tutti gli Stati membri sanzioni fra uno e tre anni di carcere per «incitamento pubblico alla violenza o all’odio razziale» e per «apologia in pubblico o negazione, banalizzazione volgare del genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra». Nel gennaio 2007 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato il testo presentato dagli Stati Uniti e sostenuto da 103 nazioni che invita tutti gli Stati membri a rifiutare senza riserve ogni negazione, totale o parziale, della Shoah come evento storico.

Il signor Fabio Nestola, dalle pagine di Adiantum, non si fa scrupolo, invece, di banalizzare un termine tanto odioso affibbiando a questo blog l’appellattivo di “negazionista”, associando l’Olocausto, il pianificato genocidio di circa 6 milioni di persone, al fenomeno italiano delle “false accuse”.

adiantumOvviamente, mi sono offesa.

Questo comportamento denota, a mio avviso, una certa mancanza di rispetto per le vittime e per i sopravvissuti della Shoah. Su certe cose non si dovrebbe speculare.

E dico speculare, perché tutti sanno (anche i negazionisti) che l’Olocausto c’è stato e che negarlo è un comportamento aberrante, mentre delle “false accuse” di cui parla Adiantum non c’è prova documentale alcuna. Parlo di prove, non di “dichiarazioni”.

Chiunque, per qualsiasi motivo, può concedere una intervista in cui ci racconta del preoccupante fenomeno delle scie chimiche, ma una “dichiarazione” non costituisce la prova dell’esistenza del fenomeno raccontato. Eventualmente una dichiarazione può fornire lo spunto per una seria indagine in merito, ma in sé e per sé la dichiarazione di un singolo (o di un paio di persone, fossero anche tre, o quattro), qualunque sia la sua professione, non costituisce la prova dell’esistenza di qualcosa. Ci sono un sacco di persone che giurano di aver avvistato e addirittura fotografato il mostro di Lochness, ad esempio, ma questo significa che c’è un enorme serpente preistorico che nuota indisturbato in un lago della Scozia?

Vi faccio un altro esempio: Eben Alexande,  neurochirurgo americano e docente a Harvard, ha raccontato nel libro “Proof of Heaven” (La prova del Paradiso) di aver visitato l’aldilà mentre era in coma per una meningite batterica. Ora, il Dott. Alexande è indubbiamente un illustre professionista, si presume che l’aver studiato e praticato la medicina gli conferisca competenze sulla vita e sulla morte superiori a quelle delle persone comuni, ma il suo racconto ci fornisce una prova concreta dell’esistenza dell’aldilà? Non credo proprio.

Il Dottor Alexande ci sta prendendo in giro? Non credo neanche questo: è molto probabile che lui sia sinceramente convinto di essere stato in Paradiso. Buon per lui. Chi ha bisogno di credere al Paradiso potrebbe decidere di appellarsi al fatto che Alexande è un medico, anzi, un neurochirurgo, per rimpolpare la propria fede… La sua convinzione, quand’anche si appurasse che è sincera, non costituisce in ogni caso una prova dell’esistenza del Paradiso.

Il Nestola cita solo uno studio scientifico, perché altri non ce ne sono: in Italia, a differenza dei paesi da me citati, non esistono studi condotti sui grandi numeri in grado di fornire percentuali attendibili sul fenomeno delle “false accuse”.

Allo studio del Professor G.B. Camerini dedicherò un post tutto suo (merita di non essere liquidato con leggerezza), come ne ho dedicato uno al Dott. Luigi Palma e alla tremenda cantonata che ha preso citando uno studio svedese senza prima leggerselo, e come ne ho dedicati diversi al Dottor Vezzetti e al suo “Lo stato dell’arte in tema di domiciliazione dei figli di coppie separate” pubblicizzato dai Colibrì, perché mi impongo di seguire uno dei consigli “da insegnante” del celebre decalogo di Bertrand Russel:

Non avere alcuna venerazione per l’altrui autorità, in quanto si possono sempre trovare altre autorità ad essa contrarie.

Dell’unico link che Nestola ci fornisce ho già parlato, così parliamo un attimo dei dati provenienti dall’estero che ho citato in questo blog. Perché citarli?

Semplice. Perché anche in Canada, in Inghilterra e in Australia (i paesi che hanno condotto delle ricerche sull’argomento) sono spuntati ad un certo punto delle associazioni che diffondevano l’allarme “false accuse.” Perché il punto non è ipotizzare che alcune accuse possono essere false, il problema è dichiarare con assoluta certezza che la maggior parte delle denunce presentate sono pura invenzione.

In Gran Bretagna i Fathers 4 Justice, i Fathers’ Rights Groups in Australia e il movimento mascolinista del Quebec, tutti hanno protestato per le ingiustizie perpetrate dal sistema giudiziario contro i poveri papà e tutti hanno parlato della perversa tendenza femminile ad inventare accuse contro poveri uomini innocenti.

Eppure i dati hanno sconfessato le loro teorie: non era vero in Canada, non era vero in Australia, non era vero in Gran Bretagna.

Questo ci parla della situazione italiana? E’ una prova del fatto che anche in Italia le “false accuse” sono rare?

Assolutamente no, naturalmente. Come non è una prova del fatto che sono, invece, comuni.

Perché accusare Adiantum di diffondere percentuali non basate su studi statistici non equivale ad affermare che esistono da qualche parte altre percentuali che dimostrano il contrario di quanto afferma Adiantum.

Certo, è una curiosa coincidenza che esistano altrove analoghi movimenti di rivendicazione di una “parità genitoriale” che propongono il medesimo disegno di legge che viene proposto in Italia, come è una curiosa coincidenza che questi movimenti abbiano denunciato esorbitanti percentuali di “false accuse”; è invece una sfortuna (per Adiantum) che le affermazioni di questi movimenti siano poi state sconfessate da accurati lavori di ricerca sull’argomento.

Checché ne dica Nestola io sono una persona molto onesta: non ci sono gli elementi per affermare né che le false accuse sono tante, né che sono poche oggi in Italia.

Ci sono tutti gli elementi per suggerire a chi di dovere di avviare una seria indagine sulla faccenda, perché le dichiarazioni di Tizio e di Caio, diffuse a destra e a manca come prove certe di una “epidemia”, condizionano la percezione del fenomeno della violenza domestica e alcuni casi eclatanti e dolorosi hanno evidenziato la tendenza delle autorità competenti a sottovalutare le denunce delle donne: la maggior parte delle vittime di femminicidio si era rivolta alle autorità competenti prima di essere uccisa.

Penso a tragedie recenti: alla morte di Rosi Bonanno o alla morte dei due bambini di Erica Patti, entrambe collegate ad una separazione.

Studi sull’argomento

sostengono che i pregiudizi del Giudice preposto alle indagini condizionano pesantemente l’esame delle prove, soprattutto quando si parla di violenza domestica. La paura di non essere credute, inoltre, può scoraggiare le vere vittime a chiedere aiuto.

Pertanto invito il signor Nestola a soppesare meglio le parole che usa e a valutare con attenzione le fonti dalle quale trae indebite conclusioni. Se riuscisse ad essere meno apodittico e ad argomentare con maggiore precisione (magari con un volume, un titolo, un nome qualsiasi) la “costante espansione” di cui parla, forse si potrebbe anche prendere sul serio la sua preoccupazione.

Nel caso decidesse di scusarsi, accetto le sue scuse.

P.S. Dedicherò un post al Prof. Camerini quando riuscirò a reperire il suo studio…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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20 risposte a Il negazionismo è una cosa seria

  1. Franco ha detto:

    lasciando stare il discorso false accuse ci sono padri che sono stati lasciati e vivono dentro le auto,non è bello.

    • Al di là del fatto che non è pertinente con il post… ma mi sono sempre chiesta, di questi padri che vivono in auto: come mai nessun amico o collega o parente li ospita per evitare loro il freddo e il gelo? E comunque, ci sono un sacco di persone povere, e non sono tutti papà: http://www.helpconsumatori.it/diritti/8-marzo-donne-rischiano-poverta-piu-degli-uomini/41656
      Cito: ” In tutti gli stati dell’Europa a 27, fra le donne è più alto il rischio di povertà o di esclusione sociale rispetto agli uomini. Nel 2010, evidenzia Eurostat, c’erano 62 milioni di donne (pari al 24,5% del totale di tutte le donne) e 54 milioni di uomini (22,3% del totale) a rischio di povertà o di esclusione sociale. La proporzione di donne che si trovano in queste condizioni è superiore a quella degli uomini in tutti gli Stati considerati da Eurostat.”

      • Franco ha detto:

        ma qui non parliamo di poveri in generale, ma di padri che dopo che si sono lasciati, perdono la casa devono pagare gli alimenti , e quindi sono costretti a stare in macchina, e sulla famiglia be alcuni hanno i genitori deceduti, in altri magari non possono fare molto affidamento sui familiari o sugli amici cioè si li possono ospitare per qualche tempo ma mica per sempre.

      • E perché ti interessano solo questi particolari poveri e non tutti gli altri, che sono di più? Perché ti colpisce questa storia dei papà in auto, e non ti tocca il dramma dei bambini, delle donne, degli anziani? Perché questi papà on auto meritano più attenzione e interventi di qualsiasi altro povero di questo paese?
        Ma soprattutto: qual è il legame logico con il mio post?

    • Romano ha detto:

      E dove si vanno a lavare e a fare la barba prima di andare in ufficio la mattina?
      In ogni caso mi sa che si danno tutti appuntamento nello stesso parcheggio perché non mi è mai capitato di vederne in giro. Se è un fenomeno di massa, chi lo nega deve essere anche bravo a nasconderlo.

  2. Franco ha detto:

    Perché quei padri sono in quelle condizioni per via della separazione, e un giorno non vorrei ritrovarmi in quella situazione, a te piacerebbe se un tuo futuro marito e padre dei tuoi figli, dopo che vi separate vivesse in auto?

    • Vedi, intanto non so se quei padri che vivono in auto si trovino in quelle condizioni per via della separazione. Anche perché ogni volta che ne intervistano uno non ci mostrano mai la ex, che potrebbe stare messa peggio di lui… Il contributo da versare in caso di seprazione è calcolato sulla base della situazione economica di partenza dei coniugi e nessun Giudice può togliere ad una persona il necessario per vivere…https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/02/22/dura-lex-sed-lex/
      “Quando le condizioni economiche del coniuge tenuto al pagamento dell’assegno di mantenimento non consentono al coniuge destinatario dello stesso di conservare lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, sarà il giudice a quantificare il dovuto in relazione alle condizioni economiche dell’obbligato e alle altre circostanze richiamate nel secondo comma dell’art. 156 c.c. (Cass. 28/4/2006, n. 9878)”
      Quindi non è vero, come si racconta, che il principio del tenore di vita in costanza di matrimonio è il presupposto sul quale si basa la quota del contributo.

  3. Il Rasoio Di Occam ha detto:

    Ho paura a chiederlo, ma cosa rappresenterebbe il numero sotto la foto del tizio di Adiantum?
    Fa il verso ai tatuaggi nei campi di sterminio? O_O

  4. Sergio da Taranto ha detto:

    Ci sono persone ignoranti, disinformate che fanno solo filosofia per deviare un problema posto.
    A volte per convincere gli altri che abbiamo di fronta una persona poco qualificata, la cosa migliore da fare è, lasciarla parlare…..è il caso di colui che ha scritto questo articolo

  5. kzar ha detto:

    il giudice lascia il necessario per vivere? per notizia, un disoccupato deve versare almeno 200 euro di mantenimento oridnario più le spese straordinarie. Uno che lavora invece, calcolano il reddito.. e lo stile di vita. oltre ale spese legali e ad una nuova sistemazione. Se la chiamate giustizia…complimenti. Le false accuse esistono e come. andate sull’Istat a vedere il rapporto tra denunce sporte e condannati.

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