Il regime psichiatrico

936full-changeling-screenshotUn altro bambino sottratto.

Ormai sono in molti a trovare sospetti tutti questi prelevamenti di bambini e c’è chi denuncia apertamente: perché il prelievo coatto sembra diventata l’unica soluzione ad una moltitudine di problemi?

Dichiara il presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella: ”Sembrerebbe che basti essere una madre sola per rischiare di vedersi prelevare un figlio già dopo il parto…”

Rincara la dose l’avv. Franceschini, responsabile della commissione Finalmente Liberi: “mancano nei giudizi verso i bambini, contraddittorio, garantismo, legalità e senso civico.  Oggi ci troviamo ad affrontare casi di centinaia di famiglie distrutte per motivi assurdi, perizie superficiali, denunce per abusi difficili da accertare solo per ottenere l’affido nelle cause di divorzio. Giudici che rimettono ogni valutazione sul bambino ad esperti troppo spesso coinvolti con le strutture di ospitalità destinate agli stessi minori”.

Spesso, a monte di questi prelevamenti, c’è una perizia: il bambino è malato di Pas, viene scritto, oppure: la madre è affetta da un qualche disturbo della personalità.

Trovo su facebook: In questa CTU la madre viene dichiarata “narcisista con disturbo schizo-tipico”.

Vado a cercare che significa e trovo:

Il disturbo schizotipico di personalità è caratterizzato da isolamento sociale, comportamento insolito e bizzarro e alcune “stranezze del pensiero” quali:

  • sospettosità e ideazione paranoide, ad esempio credere che gli altri complottino contro la propria persona;
  • idee di riferimento, cioè interpretare come collegati tra loro eventi che non lo sono;
  • credenze bizzarre e pensiero magico, ad esempio sentire di avere poteri speciali come prevedere gli eventi o leggere i pensieri degli altri;
  • esperienze percettive insolite, ad esempio sentire la presenza di un’altra persona.
    Agli occhi degli altri appaiono spesso strani, eccentrici e stravaganti nel linguaggio, nel modo di interagire, inappropriato e rigido, e nell’abbigliamento, particolare o trasandato.

Come capire se si soffre di disturbo schizotipico di personalità?

Chi soffre di questo disturbo tende ad isolarsi, preferisce stare per conto suo, perdersi in se stesso, rimuginando su poteri intuitivi particolari, sensazioni percettive strane o fantasie di vario tipo. Parla  e si comporta in modo “strano” agli occhi degli altri dai quali si sente molto diverso e che spesso gli procurano un forte stato di ansia.

Prendiamo il “pensiero magico“: il pensiero magico è tipico di tantissime persone comunemente ritenute sane. In sé e per sé non ha niente di “strano” o “bizzarro”. Tutti quelli che vanno a farsi leggere i tarocchi, o leggono l’oroscopo o telefonano al mago della TV fanno appello al “pensiero magico”… Ciò che lo rende “patologico”, ci dice la psicologia, è la quantità di “pensiero magico” (detto in modo molto poco professionale): esso non deve diventare l’unica forma di pensiero che guida l’uomo; in altri termini, quando il pensiero logico razionale viene sopraffatto da quello ritualistico e superstizioso, possono nascere difficoltà e disagi, fino ad arrivare allo sviluppo di vere e proprie patologie.

Parliamo dell’ abbigliamento particolare o trasandato. Sarebbe fin troppo ovvio postarvi una delle performance di Lady Gaga, quindi prendiamo questo signore, Nils Pickert, che la scorsa estate si fece fotografare mentre andava a passeggio con un gonnellone rosso. E’ disturbato? Per alcuni forse si, per altri non è più disturbato di Sean Connery in kilt. Nils Pickert ha manifestato la sua idea, che non coincide con il pensiero dominante.

Insomma, stabilire che qualcuno veste in modo tanto bizzarro da denunciare un qualche disturbo non è così ovvio come sembra e non dipende dal capo d’abbigliamento. A volte non dipende neanche dal contesto, ma solo dalla nostra personalissima visione del mondo.

Tutto questo per suggerirvi che stabilire che una persona è affetta da un disturbo della personalità non è semplice. Forse non è neanche troppo difficile convincersi che qualcuno sia disturbato quando invece è una persona che conduce la propria vita senza particolari difficoltà o disagi.

Quante volte ci capita di pensare “ma quello/a è pazzo/a”? A me tante, tantissime. Lo esclamo ogni volta che in autostrada mi sorpassano bolidi che sfiorano la velocità del suono, ad esempio.

Il “pazzo” è colui che fa quello che noi non faremmo mai… o che fa quello che non vogliamo che faccia. Poi c’è il pazzo che fa del male a se stesso o agli altri, sembrerebbe più facile da individuare, ma nella realtà non è così.

Basta pensare al caso di Amina, la ragazza tunisina internata in manicomio dopo il “gesto inconsulto” di essersi arruolata nelle Femen: è autolesionismo fotografarsi a seno scoperto in un paese che condanna apertamente la nudità femminile come “haram”, peccato? Chi protesta non manca di spirito di autoconservazione?

Punire un “disobbediente”, una persona che non si allinea con il pensiero comune, che sfida apertamente l’autorità, a volte non è sufficiente: è necessario appellarsi alla pazzia, così che del suo disobbedire non rimanga nulla, soprattutto la possibilità di spiegarci perché ha disobbedito. Additare qualcuno come “pazzo” ci esime dal prendere in considerazione quello che ha da dire.

La “pazzia”, oggi come oggi, è tutto ciò che non vogliamo ascoltare…

“Nel mondo sereno della malattia mentale l’uomo moderno non comunica più con il pazzo: da una parte c’è l’uomo di ragione che affida la follia al medico, autorizzando un rapporto soltanto attraverso l’universalità astratta della malattia.” scriveva Foucault.

Spesso nel corso della storia la psichiatria si è rivelata un potente strumento del potere.

Dalla lettura delle 44.540 biografie degli antifascisti schedati nel Casellario politico centrale – curata da Adriano Dal Pont per la collana Quaderni dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani – sono emersi 473 casi, cioè l’1,06 per cento del totale, di soggetti che sono stati sottoposti ad internamento psichiatrico. Alcuni studiosi, come Massimo Tornabene, hanno messo in evidenza come, in singole vicende, si possa ipotizzare un uso dell’internamento psichiatrico caratterizzato dalla forte connotazione politica degli internati. Nel 1933, Arturo Donaggio, presidente della Società Italiana di Psichiatria, concludeva la sua orazione di apertura dei lavori del XX Congresso con queste parole: “Vogliamo essere soldati di quest’Italia rinnovata dal Duce, da Lui ricondotta alle più alte tradizioni; da Lui guidata, con passo fermo e sicuro, verso le vie dell’avvenire.” Nel libro “La guerra dentro”, Paolo Peloso esamina con occhio critico la posizione e il ruolo che la psichiatria assunse dall’ascesa della dittatura fascista, interrogandosi e interrogandoci su quanto la produzione del sapere scientifico possa essere condizionata dal potere economico-politico, condizionata dai suoi fini e influenzata da visioni ideologiche più che dalla acquisizioni di dati o di osservazioni incontestabili: pensiamo ai lavori della psichiatria europea sull’eugenetica e sulla questione razziale.

Tornando ancora più indietro nel tempo, mi piace citare Madeleine Pelletier: femminista, anarchica, la prima donna francese a laurearsi in psichiatria. Finì internata in manicomio perché praticava l’aborto, si vestiva da uomo e rifiutava di avere rapporti sessuali.

Sono molti i casi di allontanamento di minori giustificati dal comportamento “oppositivo” della madre. Sulla legittimità di questi interventi sono state presentate anche diverse interrogazioni parlamentari. Ne cito una:

il Comitato “Vittime della giustizia minorile” ha segnalato all’interrogante diversi casi nei quali le relazioni dei consulenti tecnici del Tribunale o dei periti di parte non sarebbero state prese in considerazione dai giudici e, laddove si sconsigliava la separazione dei figli dalle madri per i gravi traumi che questo avrebbe comportato, i bambini sarebbero stati comunque tolti loro e collocati in case famiglia;

tale quadro potrebbe indicare la sussistenza di un problema che oggi affligge numerosi genitori, i quali risulterebbero in qualche modo vittime di una controversa interpretazione della legge n. 54 del 2006 sull’affido condiviso, o di imperizia del collegio giudicante, poiché, sebbene per il perseguimento dell’ammirevole scopo di dare al bambino entrambi i genitori, di fatto si addiverrebbe al risultato di rendere il minore “orfano” per decreto del giudice e con metodologie spesso contrarie ai più elementari principi di tutela e rispetto nei confronti dei minori.

Perché queste madri si opppongono?

Invece di appicicare loro addosso l’etichetta di povere pazze, vogliamo provare a mettere da parte ogni pregiudizio ed ascoltare le loro ragioni?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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19 risposte a Il regime psichiatrico

  1. Franco ha detto:

    scusami ma penso che gli psicologi sappiano il loro mestiere, ci saranno dei casi (magari pochi) dove per il benessere del bambino/a sia meglio allontanarlo dalla madre( o padre) ci sono serial killer che sono diventati cosi per via dei rapporti con le madri come Ed Gein, poi se possibile penso che l’affidamento condiviso sia la scelta migliore certo è ovvio che parliamo si casi dove non ci sia la violenza.

    • Ecco, hai fatto un esempio calzante. Per chi non sapesse chi è Ed Gein: http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier.asp?id=EdGein
      La sua storia ha ispirato capolavori come Psycho, ma anche Non aprite quella porta, Il silenzio degli innocenti…
      Non sto dicendo che la follia non esiste, bensì che la follia è, appunto, Ed Gein.

      • Franco ha detto:

        Riccio leggi ” Quando Gein raggiunse la pubertà Augusta(la madre) divenne maggiormente possessiva: una volta, sorprendendolo mentre si masturbava nella vasca da bagno, gli afferrò i genitali chiamandoli la “maledizione dell’uomo” e lo immerse nell’acqua bollente per punirlo. All’età di 21 anni la madre fece promettere a lui e al fratello che sarebbero sempre rimasti vergini (promessa infranta dal fratello, che perciò venne spesso correlata alla sua misteriosa scomparsa).” questo sicuramente ha influito , in quando molti serial killer sono tali per via della loro infanzia e della loro famiglia,come un altro serial killer che uccideva le prostitute perché aveva avuto una rigida educazione cattolica e considera le prostitute come donne impure.

      • Ma non lo metto in dubbio, il dramma di Gein. L’Italia è piena di madri del genere? Tutti i bambini sottratti avevano subito questo trattamento? Non mi risulta. Anzi, del bambino di Cittadella possiamo leggere negli atti: si presentava come un bambino “normalissimo nelle relazioni con gli altri”, mentre alla madre si contesta un comportamento “apparentemente collaborativo”. Ti sembrano situazioni paragonabili? https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/20/laggressivita-salvifica-e-la-pedagogia-nera/

      • Franco ha detto:

        No chiaro, il prelievo forzato dovrebbe essere sempre l’ultima spiaggia, in casi particolari.

  2. Carmen Pernicola ha detto:

    Condivido le questioni aperte sulla diagnosi clinica e sulla definizione di malattia mentale, che sono tema comune di dibattito non solo di tutto il filone dell’antipsichiatria, ma anche di buona parte della comunità scientifica degli psichiatri e degli psicologi. Questioni che, però, secondo la mia esperienza professionale di consulente tecnico, ineriscono poco con l’allontanamento coatto del minore che, generalmente, avviene, come previsto dalla legge, non tanto per la presenza di patologie mentali del genitore, ma per la presenza di disturbi del comportamento del genitore che lo inducono a violenza e incuria nei confronti dei figli. La previsione normativa dell’allontanamento del genitore resta, a mio parere, di grandissimo valore, in quanto permette l’ordine di allontanamento del genitore violento ed è pensato nell’esclusivo interesse del minore. E’ vero che, in alcuni casi, una diagnosi errata o un eccesso di cautela possono indurre a decisioni inadeguate e lesive. La questione, quindi, è culturale, come dici, e psichiatrica, ma, in questa fase, a mio parere, è anche e soprattutto legata al malfunzionamento del sistema giuridico e socio-assistenziale: inadeguatezza dei servizi sociali, che non riescono a seguire nel concreto le famiglie problematiche che gli vengono affidate, inutile duplicazione della giustizia minorile con il tribunale dei minorenni, inadeguato sistema di valutazione della competenza dei ctu. E’ vero che la psichiatria è stata spesso uno strumento utilizzato dal potere per dare alla società quella falsa sicurezza che bramava, e io sono la prima a rifiutare le etichette diagnostiche e a mettere in discussione il concetto di malattia mentale, ma è anche vero che la famiglia è spesso un’associazione a delinquere. Alle volte allontanare un bambino da una famiglia può salvargli la vita.

    • I bambini di cui parlo vengono portate via a madri che non riescono a gestire il rapporto con l’ex-partner o che denunciano un comportamento inadeguato del padre.
      Ricerche empiriche ci dicono che imporre una genitorialità condivisa a soggetti incapaci di collaborare inasprisce la conflittualità, e le conseguenze negative ricadono sui bambini. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/02/08/ancora-i-colibri-il-vero-interesse-del-minore/
      Io non mi sento di appartenere alla corrente “antipsichiatrica”, ma ritengo che la psichiatria più che una professione sia – per alcuni soggetti che la praticano – nient’altro che un arma per imporre quella che oggi è a mio avviso una ideologia priva di supporto scientifico: la bigenitorialità.
      Tempo fa uno scandalo mi sconvolse, eppure sembra aver sconvolto solo me: una stimata professionista (e CTU) è stata registrata mentre affermava “Scrivo quello che vuole il mio cliente, non quello che è vero” https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/11/scrivo-quello-che-vuole-il-mio-cliente-non-quello-che-e-vero/
      Io le ricordo che il consutente tecnico, anche quando esercita come CTP, ovvero consulente di parte, è tenuto a rispettare il codice deontologico della sua professione. E cosa recita, lei lo sa meglio di me…
      Le parlo delle storie che hanno convinto me ad interessarmi della faccenda: parlo di Ginevra Amerighi, che denunciò le violenze subite dal compagno e per questo ha perso il diritto di vedere la sua bambina perché accusata di “personalità istrionica”.
      Abbiamo tutti sentito in televisione la Bambina di Federica Puma che piangeva disperata al telefono, rinchiusa contro la sua volontà in una casa protetta, sempre perché la madre aveva denunciato il comportamento inadeguato del padre.
      C’è la ancora la vicenda di Federico Bakarat (http://www.federiconelcuore.com/storia–di-federico/chi-era-federico.html), morto ad otto anni per mano del padre durante un incontro protetto.
      Il punto non è la psichiatria in sé, non è questo caso in particolare, e neanche la psicologia: sono alcuni psichiatri e alcuni psicologi, sono alcuni assistenti sociali, soggetti precisi – non l’intera categoria – con nomi e cognomi, che si comportano in modo evidentemente irresponsabile. E non possono più trincerarsi dietro i loro titoli, perché le conseguenza sono sotto gli occhi di tutti.

    • Andrea Mazzeo ha detto:

      Devo contraddire la collega. Nella mia esperienza come CTP in vicende di affidamento dei minori, sicuramente più breve rispetto alla sua ma significativa, ho visto ogni genere di abusi istituzionali, ho visto e vedo bambini normalissimi, con ottimi risultati scolastici, impegnati in varie attività extra-scolastiche, molto socievoli, allontanati dalle madri per motivi incomprensibili, nessun pericolo di vita ma solo la presunzione di ‘rischio psicopatologico’ in conseguenza della diagnosi della malattia inesistente, e cioè della PAS. Ho visto donne normalissime, docenti scolastiche, libere professioniste (medici,. avvocate, psicologhe), impiegate, educatrici d’infanzia, casalinghe, diagnosticate come paranoiche, manipolatrici, ammalate di PAS, psicotiche, madri malevole, ecc. Ho visto CTU sostenere l’allontanamento del minore dalla madre protettiva e l’affidamento proprio al genitore violento o abusante. Tutto questo mi induce a diffidare fortemente di tutto il sistema che dalla legge 54 in poi propugna inserimenti coatti in comunità di bambini normalissimi, di tutto il sistema di valutazione dei minori nei conflitti separativi perché fortemente condizionato dal pregiudizio di genere che vuole le madri alienanti e psicotiche, anche quando non lo sono e i padri bravissime persone anche quando sono inadeguati come genitori. Ne ho viste tante e non sono eccezioni, sono, purtroppo, la regola.

      • Carmen Pernicola ha detto:

        Nelle sue affermazioni non trovo contraddizione alle mie. Non ho detto che non esistano errori. Anzi, ho sostenuto che “è vero che, in alcuni casi, una diagnosi errata o un eccesso di cautela possono indurre a decisioni inadeguate e lesive”. Forse, mi dirà, non in alcuni, ma in molti casi. Può darsi. Come lei, inoltre, ho sostenuto l’inadeguatezza del sistema giuridico e socio-assistenziale che si occupa o meglio si dovrebbe occupare della tutela dei minori e che non è all’altezza del compito a nessun livello. Non comprendo, però, come la legge 54 propugni l’inserimento coatto in comunità. E trovo che l’ambito del diritto minorile sia l’unico ambito sociale, in Italia, in cui a essere vittima di pregiudizi di genere siano piu gli uomini che le donne. Ognuno di noi nel suo esercizio professionale ne ha viste tante e di ogni tipo: potrei dire che ho visto anche negare a tanti padri la possibilità di incontrare i propri figli, a causa di accuse pretestuose e infondate di violenze e abusi, costruite al solo scopo di punirli per tradimenti o abbandoni utilizzando i figli come merce di scambio. Direi, però, che quel che piu conta è sottolineare con forza la necessità di una riorganizzazione del sistema giuridico e socio-assistenziale capace di sostenere le famiglie, e i minori, in difficoltà, riducendo il rischio di errori di valutazione, partendo eventualmente dall’errore diffuso di valutare le competenze dei ctu in base alle proprie conoscenze psicoterapeutiche piuttosto che in base alle proprie conoscenze delle sottili e a volte perverse dinamiche familiari che si attivano nel corso di difficili e dolorosi procedimenti giudiziari, anche in persone che, generalmente, si comportano nella vita in maniera equilibrata. Sulla PAS, infine, assolutamente d’accordo sull’inutilità, per non dire della pericolosità, di questa etichetta.

      • “trovo che l’ambito del diritto minorile sia l’unico ambito sociale, in Italia, in cui a essere vittima di pregiudizi di genere siano piu gli uomini che le donne”: mi spiega come sarebbe possibile? In paese che sta dimostrando tutto il suo sessismo, un paese all’82° posto del Global Gender Gap – dietro il Burundi, e non è un modo di dire – un paese bacchettato dall’Onu per l’incapacità di intervenire in modo serio contro il fenomeno della violenza di genere – in un paese così esisterebbe una sacca – il Tribunale dei Minori – in cui le donne la fanno da padroni? Mi perdoni se questa storia è poco credibile… Da dove verrebbero questi Giudici, da Marte?
        La verità è che, come ci dimostrano le statistiche dell’Istat, che il lavoro domestico e la cura della prole – in costanza di matrimonio – sono oggi in Italia quasi totalmente a carico delle donne. Più del 50% delle donne italiane non lavorano, ed è calcolato che in caso di donne disoccupate più dell’80% del lavoro familiare è svolto dalle donne, mentre in caso di donne che lavorano la percentuale di lavoro si abbassa solo fino al 70%.
        Improvvisamente, con il divorzio, si pretenderebbe che questo equilibrio improvvisamente mutasse per trasformarsi in una paritaria collaborazione… E’ ovvio che ci sono delle resistenze. Ed è ovvio che non è per il desiderio di trascorrere più tempo con i figli che padri che prima non se ne occupavano improvvisamente riscoprono l’importanza del tempo in compagnia della prole…
        Ovviamente ogni caso è un caso a sé, ma non azzarderei semplificazioni che descrivono le donne come “favorite”.
        La collaborazione dei coniugi nella crescita della prole deve essere costruita all’interno delle famiglie intatte, non dopo un divorzio. In un divorzio conflittuale, in cui ci sono torti come il tradimento che pesano sull’equilibrio psicologico delle persone coinvolte, le sembra possibile operare un cambiamento del genere? Di punto in bianco, da un giorno all’altro?
        Guardi che io non sono una di quelle che sostiene che “la mamma è sempre la mamma” e che solo una mamma piò occuparsi di un bambino, tutt’altro. Dico solo che il ruolo paterno in questo paese viene discusso solo nelle aule di Tribunale, mentre non si discute mai della partecipazione degli uomini alla vita domestica altrove, ad esempio in merito ai congedi parentali. Ma non ha letto in questi giorni come si sono tutti scagliati contro la Boldrini per la storia della “mamma che serve a tavola”?
        L’uomo italiano (e molte donne), mi sembra evidente, è saldamente ancorato ad una certa immagine del femminile: la donna che sta a casa, che serve, che si occupa delle faccende domestiche, dei bambini e soprattutto di lui. Questo stesso uomo arriva al divorzio e riscopre improvvisamente un desiderio di paternità?
        Io le consiglierei di leggersi cosa scrive l’APA, in merito a questi improvvisi rigurgiti di paternità: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/22/violenza-e-affidamento/
        Spesso non è amore, è solo ossessione per il controllo. E avidità, naturalmente. Legga qui, legga i commenti, più che il post: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/25/dei-diritti-e-dei-doveri/
        Quando un Tribunale si trova di fronte una coppia che sta divorziando, dovrebbe innanzi tutto andare a vedere come erano distribuiti i compiti di cura prima della separazione, per evitare di sostenere padri che “non erano attivamente coinvolti nella vita dei figli”, padri per i quali “combattere per un coinvolgimento nella crescita dei bambini è uno strumento per mantenere il controllo dopo la separazione”, perché non ci si inventa bravi papà da un giorno all’altro e non ci scopre improvvisamente papà solo dopo il divorzio.
        La verità è che, come ho scritto altrove (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/03/12/il-ping-pong-abitativo/) che la violenza domestica non viene riconosciuta come tale e spesso è liquidata come “conflittualità”, anche di fronte a donne assistite dai centri antiviolenza e terrorizzate. Le sembrano i segnali di un pregiudizio verso il maschile?

  3. cappuccetto rosso ha detto:

    il fatto è che le leggi servono a poco se chi le applica,ha una mentalità patriarcale e maschilista.anche le donne,cmq,.in generale.se c’è una linea guida….comportamentale…poi leggi ce n’è x tutti i gusti,sono le applicazioni che sono soggettive.il tribunale dei minori,è l’unico che ha carta bianca…..cioè,se in un civile o un penale puoi farti un’idea di come andrà,xchè volere o volare il codice civile e penale è uno e quello è,in bene o in male ma hai dei paletti….ecco,coi minori non esistono paletti.fanno incontri protetti x salvaguardare il rapporto padre figlio,anche quando il padre è in galera x violenze sessuali,aggressioni ecc ecc……e allontanano i bambini a donne,che denunciano di avere subito violenze di ogni genere,che con tutta la loro forza….cmq,hanno la socetà contro.se una donna dice di avere subito una violenza sessuale,viene trattata come se fosse lebbrosa.poco importa se è stato il padre dei minori,..poco importa se è in carcere o ai domiciliari…..per violenze domestiche accertate e sessuali accertate….verso la madre dei bambini……xchè lui deve avere un rapporto con i figli,x una corretta crescita.capitooooo??????????e questo e niente.niente.ti dicono che sei pazza anche quando non lo sei..xchè già sanno che lo diventerai.ti fanno impazzire di dolore loro,e ti dichiarano tale già in anticipo.punto.fate una perizia a una donna picchiata e violentata…..è normale che non stia bene.oppure,se sta da dio,si è inventata tutto.denuncia apposta x opporsi a questo incubo.la sua non è una pazzia innata,ma quella situazione la sta subendo.la sta subendo,e denuncia x smettere di subire e decidere e comportarsi autonomamente.allora sì,che la perizia parla di lei.così sta parlando di una donna che su-bi-sce la condizione psicologica che gli viene imposta a forza.dai tribunali che non gli permettono di rifarsi una vita e di salvagardare i suoi figli.le donne lo sanno cosa rischiano,se puntano lo stesso ad allontanare il padre….e xchè l’idea di salvare i loro figli,viene prima di qualsiasi altra cosa.. tolgono i bambini alle madri,xchè i mariti le picchiano.anche se queste madri,li denunciano x salvare loro stesse e i figli da questo.questo è quello che succede!!!!!!c’è qualcosa che non va,non credete???

  4. Immacolata Cusmai ha detto:

    La maternità, l’essere mamma è una dedizione quotidiana insostitutibile, inutile parlare di chi non la conosce o riconosce. I fanatici si sa come si comportano, arrivano addirittura alla violenza pur di segnare un confine. Per giustificare quella violenza tentano di cambiare la trama per dare spazio alla bugia. E’ la madre che dovrà trovare risorse e strade per riportare serenità nel cuore di un figlio. Quando un genitore innesca il conflitto forse la verità tarderà a svelarsi, i figli si sentiranno parcheggiati in luoghi dove non vorrebbero stare, soffriranno piangendo di notte, tra quelle lacrime ci saranno nomi che non “potrano dire”, ma le maschere degli adulti prima o poi cadranno e sarà proprio grazie alla quotidianeità che i disagi inflitti ai piccoli emergeranno poco a poco, nonostante giocattoli e viaggi a Gardaland. Nessun sorriso falso e nessun intento meschino reggerà a lungo soprattutto quando i bambini “sottratti e trattenuti” sogneranno di stare “altrove”. I bambini stanno dove sanno di essere amati e voluti veramente. Quando hai nel cuore un figlio che ami, che hai voluto far nascere, non ci sarà imposizione esterna a indebolire quel forte sentimento. Non ci sarà nessuna persona commissionata a spezzare quel filo speciale. https://www.facebook.com/events/427050314071577/?ref=ts&fref=ts

  5. Elisabetta bavasso ha detto:

    Perché vedere il problema solo da parte materna?esso riguarda anche i padri.a meno che non si ammetta che ai padri é negato il vero rapporto con i figli anche senza il pretesto del disagio psichico

  6. Marco ha detto:

    Ho sempre avuto un sano sospetto delle persone che ragionano troppo colla categoria della normalità: ne fanno una bandiera e tendono a occultare i difetti dei propri pensieri dicendo “ma siamo in tanti!”

  7. Marco ha detto:

    Tuttavia tieni conto che uno degli aspetti della nostra cultura che santifica la figura materna è quello di privilegiare solitamente la figura femminile quando (e solo quando) si parla di famiglia, mantenimento e figli. Altrove no, e ciò non è certo parità vera ma rimane il fatto che un padre venga visto più facilmente come violento in quanto maschio, non per autentica attenzione verso le donne ma proprio perché un retaggio maschilista del nostro immaginario abbina la donna ad un ruolo sottomesso, da vittima o al massimo da angelo del focolare. Tu dici che c’è l’altra faccia della medaglia, che donna fa anche rima con ansia, con possessività,ecc. in quel falso femminismo che ora c’è in occidente. Vero: gli stereotipi non fanno bene a nessuno, eppure devi considerare anche l’ipotesi che ci siano così pochi padri che chiedono il congedo perché i pochi che l’han fatto si son sentiti ridere in faccia…

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