Twilight e lo spleen

twilight

Sarebbe piuttosto semplice liquidare Twilight come un brutto libro. Anche perché Twilight è, senza alcun dubbio, un brutto libro. Non credo che riuscirò a leggere i successivi capitoli della saga… Che è brutto e perché è brutto, lo hanno scritto già in tanti e vi rimando ad alcune divertenti recensioni, delle quali condivido lo sconforto, soprattutto in merito allo stile stucchevole:

Twilight di Stephenie Meyer

Twilight o del Romanticume

Quello che non possiamo ignorare, però, è il successo che ha investito il romanzo. Quando parliamo di Twilight, parliamo di decine di milioni di copie, parliamo di ben 5 film tratti dai romanzi: parliamo di tanti, tanti lettori… Ed io non voglio limitarmi a disprezzarli.

Proviamo ad ascoltare le loro ragioni:

Molti lo definiscono il “libro per eccezione” o anche un “libro che va al di là di ogni aspettativa”. Io mi sono ritrovato a metà strada per queste due definizioni e devo dire che calzano a pennello. Twilight, il primo libro della saga, è davvero un libro in cui ti rispecchi; un libro che sa far emergere il vero lato della narrazione e che è capace di trascinarti (inevitabilmente e inesorabilmente) fino in fondo alla storia. E’ difficile che qualcuno non si sia identificato in – almeno – uno dei personaggi di questa storia. La Meyer, seppur ammette di non aver fatto mai delle ricerche sui vampiri, ha rivoluzionato il mondo gotico dei vampiri, rimanendo sempre su un tema di assoluta indiscutibilità. Niente aglio, niente specchi o bare per il loro riposo diurno, no. La Meyer, ha cercato di porre questa razza di “mostri” su un piano del tutto normale: persone che cercano l’inosservatezza e che amano far cose semplici; che corrono dei rischi per non violare le leggi della loro razza e che… amano. La cosa bella di questo libro non è la relazione impossibile tra i due protagonisti, ma la caratteristica dei “vampiri” della Meyer, che sanno amare seppur sanno di essere diversi. Insomma, sembra proprio che questo primo libro prometta bene e da questo, si intuiscie il successo che ha avuto la scrittrice americana! Un bel quattro pieno (e abbondante) a Stephenie! Ottimo lavoro.

EMOZIONANTE ai massimi livelli. Era molto, moltissimo tempo che non provavo sensazioni di questo tipo . Mi sono sentita coinvolta come mai prima . Ho letto l’intera saga (Twilight , New Moon , Eclipse , Breaking Dawn e anche il non pubblicato Midnight Sun) in una settimana ..non ho potuto farne a meno. Praticamente per leggerli non ho dormito.. Ho sentito il dolore di Bella del distacco , forte e intenso come fosse mio… HO PIANTO … ho sentito l’amore e la passione per Edward come se io stessa l’amassi e lo desiderassi ..ho vissuto ogni riga, ogni pagina con una intensità pazzesca , quasi come a vivere in un mondo parallelo dal quale difficilmente riuscivo a staccarmi per tornare alla realtà , al lavoro , alla quotidianeità …Quando un romanzo riesce a darti sensazioni di questo tipo si può soltanto dire che l’Autrice ha fatto centro ed è arrivata direttamente dentro al cuore e ha toccato l’anima del lettore ….Un impresa difficilissima . Il suo successo è strameritato . La trasposizione cinematografica di Twilight e di New Moon (sono in attesa di vedere Eclipse in uscita il 30 giugno) è stata molto bella e sicuramente hanno fatto un gran lavoro ma al solito non è stato possibile riuscire a concentrare e raccontare tutto quello che c’è nei romanzi nei brevi tempi imposti dal cinema….che dire ? Peccato che i Vampiri non esistanto perchè in caso contrario un Edward al proprio fianco sarebbe il sogno di qualcunque donna e varrebbe davvero la pena di correre il rischio di farsi dissanguare!!

Ho letto questo libro quasi per soddisfare un impulso. Durante la lettura ci si dimentica del presente e della realtà,ma esistono solo i peronaggi e la magia che l’autrice sa egregiamente creare con la sua atmosfera quasi onirica.La Meyer sa condurre il lettore in un ambiente unico,non semplicemente romantico o smielato, ma farcito di sapori,sensazioni, musiche di vita vera o che sembrerebbero tali.Un libro non semplicemente “per ragazzi”,ma per chiunque voglia sognare e credere che l’amore, anche quello considerato impossibile, possa vincere nell’eterna lotta tra il bene e il male.

Un libro che mi è piaciuto tantissimo, non so da quanto tempo era che non leggevo un romanzo che mi prendesse così come questo, mi sono sentita subito parte della storia, riuscivo a vedere i personaggi, mi sono appassionata subito a Bella e alla sua bellissima storia, mi sono identificata in lei soprattutto perché l’ho trovata molto simile a me come carattere, come modo di fare, come tantissime cose e mi sono ritrovata dentro di lei, ho vissuto la storia attraverso i suoi occhi, le sue emozioni e mi è piaciuta tantissimo! Anche Edward, l’ho trovato assolutamente stupendo, intrigante, misterioso, interessante, mi sono “innamorata” anch’io di lui, mi ha conquistato. Ogni parte del romanzo la sentivo dentro di me, sia la trama sia lo sviluppo poi della storia li ho trovati stupendi, perfetti, emozionanti ed è stato davvero difficile, finito, il libro staccarmi dai personaggi, perché mi sono talmente affezionata a loro che era come se avessi lasciato degli amici…

Scriveva Marcel Proust: “Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.” (Il tempo ritrovato)

L’idea può anche disturbarci (soprattutto dopo aver letto il romanzo) ma mi sembra chiaro che i giovani ammiratori di Twilight “si rispecchiano” nel romanzo. Che cosa li spinge ad immedesimarsi?

Al centro del dibattito su Twilight c’è stato principalmente l’atteggiamento da stalker del protagonista maschile, Edward, ma io vorrei attirare la vostra attenzione su un episodio in particolare, la gita di Edward e Bella nel bosco. Leggiamo il dialogo:

Lei: “Charlie diceva che sarebbe stata una giornata calda.” Lui: “E tu gli hai raccontato quali erano i tuoi piani?” Lei: “No.” Lui: “Ma Jessica crede che stiamo andando a Seattle assieme?” Lei: “No, le ho detto che avrei annullato la gita… il che è vero.” Lui: “Nessuno sa che sei con me?”. Si stava inquietando. (…) “Forks ti deprime così tanto da farti contemplare il suicidio?” chiese, reclamando la mia attenzione.

Edward è un vampiro. Sin dal principio è chiaro che ha una gran voglia di azzannare la protagonista del romanzo, lo dice chiaramente. Ma questo non preoccupa minimamente Bella, che, anzi, fa di tutto per rendergli l’omicidio più desiderabile: si allontana con lui di nascosto, di modo che, nel caso dovesse morire, nessuno possa avere elementi sufficienti per accusarlo.

A me sembra che, più che l’amore, quello che emerge prepotentemente dalle pagine del romanzo, è il desiderio di morte.

Leggiamo l’incipit: Era senz’altro una bella maniera di morire, sacrificarmi per un’altra persona, qualcuno che amavo. Una maniera nobile, anche. Conterà pur qualcosa.

Isabella Swan forse è depressa (come sospetta Edward) o piuttosto è apatica: il suo grosso problema è che nulla le interessa davvero. Del suo primo giorno di scuola ci racconta:

Una ragazza si sedette accanto a me sia durante la lezione di trigo sia in quella di spagnolo e a pranzo mi accompagnò in mensa… Non ricordavo il suo nome, perciò sorridevo e annuivo mentre lei ciarlava dei professori e delle lezioni. Non cercai nemmeno di seguire il suo discorso. Ci sedemmo in fondo ad un tavolo pieno di suoi amici, che mi presentò. Dimenticavo i loro nomi un istante dopo averli sentiti.

Apatia, dal greco a-pathos, senza emozione. Bella non reagisce emotivamente agli eventi della vita quotidiana come dovrebbe, come fanno tutti i ragazzi “normali”, quella folla indefinita che organizza gite e balli e che lei percepisce vagamente come fastidiosa. Il suo è uno stato al limite della patologia.

“Davvero non sono in stato shock” afferma lei dopo essere stata circondata da un branco pronto a violentarla, ed Edward giustamente le fa notare: “Dovresti. Una persona normale reagirebbe così. Non sembri neanche scossa”.

Bella ascolta musica, ma non sceglie un genere musicale: ascolta musica classica perché piace a sua madre o ascolta i cd che le ha regalato il patrigno solo perché li ha a portata di mano; le critiche al romanzo hanno spesso accusato Bella Swan di essere troppo sottomessa, vittima del suo amore per il bel vampiro dal quale subisce passivamente, ma la realtà è che la povera Bella è per lo più priva di quegli stimoli emotivi necessari ad esercitare la volontà da molto prima di incontrare Edward: Bella non ha volontà perché non desidera nulla, non sente davvero il bisogno di nulla, per la maggior parte del tempo non le importa di nulla. Prima che “vittima” dei desideri di Edward, Bella è “vittima” dei desideri di chiunque altro: della madre, ad esempio, che vorrebbe viaggiare libera da ogni responsabilità col nuovo amore, desiderio al quale Bella reagisce immediatamente decidendo di togliersi di mezzo, senza troppi rimpianti.

Bella è vittima perché priva di qualsivoglia desiderio da contrapporre alla volontà altrui.

Non c’è una materia scolastica che Bella studi con vero interesse, non cova alcun sogno per il suo futuro, non fa sport, non è interessata al cinema o a qualche altra forma d’arte, non sente il bisogno di esprimersi in alcun modo, perché non ha assolutamente nulla da esprimere; non le è mai davvero piaciuto un altro essere umano, non ha mai avuto un amico degno di questo nome, tanto che trasferirsi da una città all’altra le fa rimpiangere unicamente l’assenza di un clima temperato; non prova nostalgia, piuttosto un vago senso di colpa verso una madre non autosufficiente. Bella scivola invisibile attraverso una “vita ingiusta” che per lei non ha alcuna attrattiva

Veniamo all’argomento troppo poco indagato: i genitori di Bella. Un padre anaffettivo, incapace di verbalizzare qualsiasi stato d’animo, fisicamente assente la maggior parte del tempo, forse infelice, di sicuro mostruosamente solo; una madre incapace di compiere le più elementari azioni quotidiane, come fare la spesa o utilizzare un telefonino cellulare, una madre percepita dalla figlia come instabile, perennemente insoddisfatta (Bella ci racconta che da bambina sognava di poter comprare dei regali per la madre, invece che progettare una bella letterina a Babbo Natale piena di balocchi per se stessa), e ossessionata dal “rimanere giovane”. L’essere giovane della madre di Bella si traduce nell’essere assolutamente inaffidabile. Il senso di oppressione che prova una ragazzina di fronte a genitori del genere, né “buoni” né “cattivi”, ma assolutamente inutili, ha contribuito indubbiamente a privarla del più elementare degli istinti: l’istinto di sopravvivenza.

Io, che sono un genitore, a leggere di questi due mi sono depressa da morire.

I vampiri, che Bella trova tanto affascinanti, le appaiono esattamente come è lei: indifferenti al mondo che li circonda.

Guardavano altrove, lontano dal loro tavolo, lontano dagli altri studenti, lontano da qualsiasi cosa, per quel che potevo capire.

Quello che Bella trova tanto attraente è il loro riuscire ad essere perfino più apatici di lei:

Né Jasper né Alice sentivano il bisogno di fare alcunché. Per un po’ Alice tratteggiò la stanza  buia come l’aveva vista, per qual che le permetteva la luce fioca del televisore. Quando finì, si sedette a osservare il muro spoglio, con i suoi occhi senza tempo. Neanche Jasper sembrava avere necessità di mettersi a passeggiare avanti e indietro, o di sbirciare dalla finestra, o di correre urlando fuori dalla porta… come avrei desiderato fare io.

L’unica cosa che fa provare delle emozioni forti a Bella è Edward, un tizio che manifesta apertamente il desiderio incontrollabile di ucciderla.

Nonostante si adoperi per metterlo nelle condizioni di farlo, Edward stranamente non ha nessuna intenzione di mangiarsela; anche la sua famiglia di vampiri è insolitamente protettiva e, alla fine, perfino il piano di farsi uccidere dal vampiro cattivo capitato per caso da quelle parti fallisce. A Bella non resta che il piano B: trovare un modo per convincere qualcuno a trasformarla in una non-morta, per coronare il primo vero desiderio della sua vita: contemplare il muro per l’eternità con occhi senza tempo, finalmente lontana da tutti quei vivi che la disturbano con il loro indistinto vociare.

Bella, più che in cerca del vero amore, sembra alla disperata ricerca di qualcosa che ponga fine una volta per tutte al tedio di vivere.

Alla luce della noia cronica che affligge la povera Bella, Twilight – per quanto scritto malissimo – è decisamente un’opera romantica, che più che ad una eroina in cerca del suo Principe Azzurro mi fa pensare allo Spleen  di Baudelaire:

Quando, come un coperchio, il cielo pesa greve
Sull’anima gemente in preda a lunghi affanni,
E in un unico cerchio stringendo l’orizzonte
Riversa un giorno nero più triste delle notti;

Quando la terra cambia in un’umida cella,
Entro cui la Speranza va, come un pipistrello,
Sbattendo la sua timida ala contro i muri
E picchiando la testa sul fradicio soffitto;

Quando la pioggia stende le sue immense strisce
Imitando le sbarre di una vasta prigione,
E, muto e ripugnante, un popolo di ragni
Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli;

Delle campane a un tratto esplodono con furia
Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso,
Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria
Che si mettano a gemere in maniera ostinata.

– E lunghi funerali, senza tamburi o musica,
Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza,
Vinta, piange, e l’Angoscia, dispotica ed atroce,
Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera..

Il cielo che pesa greve come un coperchio, la terra che è un umida cella: ecco Forks, la piovosa cittandina in cui non splende mai il sole. Anche le ragnatele nel cervello sono un’immagine che rende bene lo stato mentale di Isabella Swan, mentre le sue giornate somigliano senza alcun dubbio a lunghi funerali, senza tamburi o musica.

Certo, c’è un abisso fra l’atmosfera di cupa angoscia descritta dal poeta e la melancolia inconsapevole che inibisce ogni slancio della giovane protagonista di Twilight (abisso causato dallo scarso talento letterario della Meyer), ma entrambi sono accomunati da un profondo disagio esistenziale che li fa sentire inadeguati nel mondo reale.

La filosofa Monia Andreani, dopo aver letto Twilight sente il bisogno di citare Elena Pulcini (“La cura del mondo. Paura e responsabilità nell’età globale“): il romanzo – è opinione della filosofa – metterebbe sotto accusa l’Occidente liberale e capitalista, che ha creato individui catatterizzati da “atomismo e indifferenza, edonismo e conformismo, passività e insicurezza“, oppure dominati da una “coazione al fare alimentata dalla globalizzazione tecnologica“, così privi del “senso e dello scopo dell’agire” da finire col mettere il pericolo la sopravvivenza dell’umanità e del mondo.

Alla radice dello spleen della povera Bella ci sarebbe, insomma, la percezione di una società contemporanea che con estrema leggerezza sta distruggendo se stessa, distruggendo al contempo il pianeta.

I lettori che si sono indentificati col “male di vivere” di Bella probabilmente sono affetti dalla medesima apatia e dallo stesso desiderio di concentrarsi su un punto lontano da qualsiasi cosa. Non c’è nulla che conti pur qualcosa, nel mondo degli umani, né per Bella né per i suoi fans, e questo li porta ad accettare con rassegnazione una bella maniera per morire.

E forse noi umani dovremmo chiederci il perché.

In un mondo fuori dal tempo, fuori dal nostro tempo umano, un mondo popolato di vampiri e licantropi, tutti questi lettori sperano di trovare l’amore.

Mi sento di citare, a questo punto, un recente intervento di Lea Meladri, che stimola una riflessione proprio in questo senso: non possiamo ragionare del comportamento del vampiro Edward senza accettare di affrontare un tema che -scrive la Melandri – “sembra un tabù per il femminismo”.

Perché l’amore c’entra.

Perché tutti questi giovani lettori e lettrici ci parlano di personaggi che non hanno paura di amare, dell’amore che vince, testimoniando un profondo desiderio d’amore.

Allora, senza deriderli, senza prenderci gioco del ricadere in vecchi stereotipi  (lui che deve salvare lei, lei che si lascia infilare il vestito della festa come una bambolina, protestando debolmente) dovremmo trovare insieme a loro un nuovo modo di vivere l’amore. Li disprezziamo perché non amano nel modo “giusto”: e noi come li stiamo amando? In che modo ci stiamo prendendo cura di loro? Possibile che questa generazione sia tanto disgustata dal futuro che si prospetta da desiderare più di ogni altra cosa di morire dissanguata?

Ve lo confesso, sono invasa da una tristezza infinita.

Noi, che siamo gli adulti, dobbiamo accogliere questa richiesta di aiuto e accettare che rifiutare schemi vecchi e insoddisfacenti non è più sufficiente: è ora di costruirne di nuovi.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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17 risposte a Twilight e lo spleen

  1. Paolo1984 ha detto:

    per me c’è una spiegazione più prosaica: i personaggi sono talmente vuoti che il lettore medio o mediocre ci può mettere dentro quello che vuole, da qui l’identificazione scontata e facilona.
    Se si è in cerca di storie d’amore tra umani e vampiri la cultura pop offre opere di maggior qualità: Buffy per esempio.
    Quanto al “lui che salva lei” non è di per sè un clichè stucchevole nè maschilista..dipende da come lo si racconta.
    Se si ha bisogno d’amore o di leggere storie d’amore romantico ci sono moltissime opere letterarie e cinematografiche anche recentissime che sono molto meglio

  2. Paolo1984 ha detto:

    personalmente mi colpisce che anche in filosofia si torni a parlare d’amore: gli ultimi libri di Michela Marzano e Alain Badiou (non li ho ancora letti) parlano d’amore. E’ un grande tema..come tutto ciò che nel bene e nel male riguarda l’umano e la società

  3. Vale ha detto:

    Post bellissimo. Analisi psicologica di un personaggio fatta a un livello eccezionalmente alto. Tanto di cappello, ti meriti un applauso.
    E temo sia vero che ormai siamo così disillusi dalla società attuale che ci rifugiamo a cercare l’amore in qualcosa che umano non è, proprio perché, guardandosi attorno, non si vede altro che piatto grigiore.
    “Il mondo fa schifo”. Quindi è bene rivolgere le nostre attenzioni verso qualcosa che non è di questo mondo. O forse sarebbe il caso di rimettere in sesto il mondo che abbiamo…
    Vale

  4. ladymismagius ha detto:

    La tua analisi su Twilight è straordinariamente acuta. Io ho 18 anni e qualche anno fa ho letto e amato intensamente i libri (e sono rimasta alquanto delusa dai film): allora mi sentivo sola, diversa e isolata dagli altri (nei momenti peggiori, mi sembravano solo rumore di fondo, anonimo, insignificante). Un’anomalia alla ricerca di qualcuno che mi capisse, che potesse portarmi lontano da tutto ciò che mi faceva sentire male – conosci la canzone Little 15 dei Depeche Mode?
    Adesso mi rendo conto di aver superato questa fase, quasi senza essermene accorta. Ho ripreso a considerare le persone che mi stanno intorno come individui, non come una massa amorfa, inerte e vacua, mi sento più viva, forte, sicura e ho finalmente trovato il mio scopo. Il femminismo mi ha aiutata molto in questo, a capire perché mi sentissi diversa – ho capito che il problema sono le “regole”, quelle regole implicite che stabiliscono cosa è normale e cosa non lo è, e non io.

    Allora capivo Bella, e mi immedesimavo in lei – una ragazza spenta che finisce per trovare il suo posto al di fuori della società, in un mondo Altro, dove tutto è più intenso, più rapido, eterno, migliore. Bella diventando una vampira può finalmente elevarsi al di sopra della normalità, del rumore di fondo.

    • pinzalberto ha detto:

      Bravissime entrambe. Anch’io, come molti, ho visto i primi due film annoiandomi, attendendo solo i titoli di coda, e traducevo il successo come il solito filmetto adolescenziale d’amore. Non avevo compreso il disagio generazionale intrinseco. Fortunatamente posso tirare un sospiro di sollievo, ai miei figli non è piaciuto, è già qualcosa, ma l’apatia di Bella associata alle numerose fans è davvero preoccupante. Come lo è la tua associazione con little 15. Amo i Depeche, li ho sempre amati. Purtroppo non sono riuscito a trasmettere questo amore anche ai miei figli, e trovo una certa soddisfazione quando ragazzi della tua età si appassionano a loro. Ma la tua citazione è angosciante, spero per te sia realmente superata. Un abbraccio.

  5. ladymismagius ha detto:

    L’ha ribloggato su Il Ragnoe ha commentato:
    La più bella analisi di Twilight che abbia mai letto.

  6. AlessioX1 ha detto:

    Riccio per favore potresti farmi un piccolo riassunto, cosa posso capire meglio il concetto che vuoi esprimere su questa saga?

  7. Yellow ha detto:

    Bellissima analisi davvero, sono rimasta profondamente colpita. Io che ho 19 anni nel fenomento Twilight non ci sono mai entrata, a dire la verità. Non ho mai letto i libri ed ho visto solamente il primo film con un’ amica e non mi è sembrato né bello, né brutto. Ho conosciuto la saga più che altro per le parodie di Willwoosh su internet (molto divertenti tra l’altro, sopratutto le prime). Quando ancora criticare la saga della Meyer non era diventata una moda (io mi fido della tua analisi. Quindi se ritieni che il romanzo sia scritto male, mi fido. Nonostante questo mi sembra veramente che assieme al successo dei libri e dei film si sia sviluppato in contemporanea un dare addosso alla saga ed ai suoi fan senza un apparente motivo. Un po’ come 50 sfumature di grigio o i libri di Fabio Volo, che non sono e non devono essere scambiati per capolavori, sia chiaro, sono libri bruttarelli che hanno i loro momenti di gloria, ma non capisco questa specie di odio ed astio che si va generando verso di loro e verso chi li ha letti). Dicevo, da quello che mi hanno raccontato e dal poco che ho letto della trama, Twilight non mi semba un gran romanzo, però non mi sembra nemmeno che Bella sia una bambolina incapace di imporre la sua volontà che si lascia dominare da Edward in quanto uomo. Non c’entra il fatto di essere uomo o donna. Non c’entra nemmeno lo stalking secondo me. C’entra il fatto che, come hai fatto notare tu, a Bella non interessa niente. Questo suo atteggiamento mi aveva colpito anche nel film, seppure lì non si faccia mai esplicitamente menzione al suicidio. Si percepisce chiaramente che Bella non ha interesse a farsi degli amici. Non le piacciono i suoi coetanei, li ritiene insignificanti, si dimostra apatica verso chi le mostra un minimo di gentilezza. Lei, dal mondo vivo e quotidiano dei suoi coetanei, vuole essere lasciata fuori. Ed allora è interessante, molto interessante e decisamente triste che così tante ragazze si rispecchino in lei. Si rispecchiano in una ragazza che non prova interesse verso niente, non si sforza ad avvicinarsi a nessuno, ha come genitori due persone che sembrano quasi insofferenti a lei ed imbarazzati dalla sua presenza. Non prova stima ed affetto per nessuno, se non per un morto. Ecco, l’identificarsi con una persona del genere mi preoccupa abbastanza e non per la questione dello stalker e neanche perché alla fine della storia è il ragazzo che salva la ragazza (a me sinceramente non danno fastidio i racconti o le storie dove è la donna ad essere salvata, se è un personaggio valido e se non si raccontano solo quelle). Credo che Edward susciti tanto interesse perché si preoccupa per la protagonista e nonostante avrebbe tutti i motivi per ucciderla (insomma, è un vampiro, si suppone che ucciderla sia il suo “dovere”) sceglie invece di proteggerla, perché la ama e prova interesse per lei. Un interesse quasi morboso (vedi l’episodio del “ti guardo mentre dormi”). Solo che questo interesse colpisce Bella profondamente perché Bella è una ragazza che nella sua vita sembra non aver avuto nessuno che si interessasse profondamente a lei. Prendiamo i genitori di Bella (a me piace soffermarmi sul rapporto genitori-figli nei racconti), si fermano mai nel libro a chiedere seriamente alla ragazza come stia? Se sia felice? Chiedono mai la sua opinione? Vogliono passare del tempo con lei? Sono preoccupati per lei? Vogliono che sia serena? Le vogliono bene? Probabilmente la amano, certo, ma non lo dimostrano, non perché siano cattivi ma secondo me perché proprio non sanno come si fa. Quanti genitori moderni hanno lo stesso problema? Quante Bella ci sono in giro? Allora forse invece di dare addosso a chi ha apprezzato questa saga apostrofandolo come analfabeta, emo, depresso di merda e altre delizie del genere, bisognerebbe soffermarsi sul “perché” questa saga è piaciuta tanto e soprattutto sul perché sia piaciuta la protagonista. Dire “che schifo di generazione” è sempre la soluzione più facile ed è indubbiamente la peggiore.

    • Non mi piacciono quelli che dicono “che schifo di generazione”… 🙂 Sul personaggio di Edward ci sarebbero altrettante cose da dire. Magari lo farò.

    • Paolo1984 ha detto:

      “a me sinceramente non danno fastidio i racconti o le storie dove è la donna ad essere salvata, se è un personaggio valido…”

      appunto, l’importante è avere storie e personaggi validi, appassionanti. gli esempi sono molteplici

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