Se sei femminista sarai considerata una odiatrice di uomini: non c’è modo di evitarlo

Laurie-Penny

(traduzione dall’articolo If you’re a feminist you’ll be called a man-hater. You don’t need rebranding, di Laurie Penny, The Guardian, lunedì 7 ottobre 2013)

A nessuno piace una femminista. Almeno non secondo i ricercatori dell’Università di Toronto; da uno studio è emerso che le persone ancora sono aggrappate ai tipici stereotipi sulle attiviste femministe, stereotipi come “odiatrici-di-uomini” e “poco igieniche”.

Questi stereotipi sembra stiano seriamente limitando la possibilità, per le donne, di abbracciare l’impegno per la liberazione della donna come una scelta di vita. Il femminismo è un casino e c’è bisogno di venirne fuori. Per diventare “importante per le giovani donne di oggi ” ha bisogno di radersi le gambe e di un nuovo taglio di capelli.

Anche Elle sembra pensarla così. La rivista di moda e bellezza, che certo non è uno storico manuale della rivoluzione genere, ha proposto questo mese un “rebranding del femminismo”: ha chiesto a tre agenzie pubblicitarie di offrire alla politica di genere una lucidata stile Nip & Tuck. Il risultato è una serie di diagrammi di flusso e un sacco di caldo equivoco rosa a mascherare  tutte quelle brutte, scomode storie sulla liberazione delle donne. Innanzi tutto c’è la questione della parola femminismo, con la quale alcune persone sembrano avere un problema. Queste persone sentono il bisogno di tenere da conto innanzi tutto i sentimenti degli uomini, quando si parla di lavoro, retribuzione o violenza sessuale, per risultare meno minacciose, più eleganti; meglio parlare di “uguaglianza di genere” se dobbiamo parlare a tutti. Quelli cui interessa mantenere lo status quo preferirebbero vedere le giovani donne che agiscono, come dire, nel modo più grazioso e piacevole possibile; anche quando protestano.

Il “rebrand” del femminismo, che per renderlo un più appetibile stile di vita vuole trasformarlo in un accessorio desiderabile, gestibile al pari di una dieta disintossicante… e altrettanto minaccioso, non è un’idea nuova. Né è la rivista ELLE la prima rivista patinata a cimentarsi nell’impresa.

Purtroppo non c’è modo di creare una “nuova immagine” del femminismo senza privarlo della sua energia essenziale, perché il femminismo è duro, impegnativo e pieno di rabbia (giusta). Puoi ammorbidirlo, sessualizzarlo, ma il vero motivo per cui molte persone trovano la parola femminismo spaventosa è che il femminismo è una cosa spaventosa per chiunque goda del privilegio di essere maschio. Il femminismo chiede agli uomini di accettare un mondo in cui non ottengono ossequi speciali semplicemente perché sono nati maschi. Rendere il femminismo più “carino” non lo renderà più facile da digerire.

Non sono le giovani donne di oggi che hanno bisogno di essere convinte che il femminismo è ancora necessario e “rilevante”. Le nuove tecnologie hanno provocato uno tsunami di attivismo attorno sesso e politica, basta pensare ad iniziative come il progetto “Unslut” e “Everyday Sexism”, per non parlare di rivoluzioni culturali come la reazione contro la violenza sessuale in India. In tutti questi movimenti le giovani donne stanno conducendo la carica, insieme ad alcune combattenti della vecchia generazione che non si sono mai arrese, nonostante anni ed anni in cui hanno subito scherno ed emarginazione.

Mentre il mondo della moda e l’industria della bellezza rimangono fermi ad un’immagine  di giovani donne docili, affabili e ansiose di ottenere l’approvazione dei ragazzi, le donne e le ragazze reali stanno combattendo contro una cultura che persiste nel cercare di rappresentare i nostri desideri e la nostra politica come “soffici” e commerciabili.

Lo stereotipo della brutta femminista che nessuno “si farebbe mai” esiste per una ragione: esiste perché è ancora l’ultima, migliore linea di difesa contro qualsiasi donna che è un po’ troppo forte, un po’ troppo interessata alla politica. Allora le si fa notare che se va avanti così, nessuno la amerà mai. Correggetemi se sbaglio, ma ho sempre creduto che il nocciolo della politica femminista – il nocciolo di qualsiasi tipo di politica radicale – è che alcuni principi sono più importanti dell’essere universalmente adorati, e parliamo dell’essere adorate da quel particolare il tipo di uomini che amano le donne con lunghi capelli fluenti che sorridono in silenzio.

Nelle parole della prima suffragetta e attivista per i diritti civili Susan B Anthony: “Chi è cauto, troppo attento a preservare la propria reputazione o a rispettare le norme sociali, non può lottare per cambiare le cose. Fanno davvero sul serio quelli che sono disposti a confessare e sostenere le loro simpatie per idee disprezzate e a sopportarne le conseguenze.”

Io non sono così vecchia, ma sono abbastanza vecchia da aver notato che i momenti della mia vita in cui ero più ammirata dagli uomini, le volte in cui sono stata considerata con simpatia, erano anche i tempi in cui ero più vulnerabile, più debole e insicura. I tempi in cui sono stata più forte e più audace, le volte in cui sono stato più fiera dei miei successi, sono anche le volte in cui sono stata chiamata una “difficult beach”. Questo è quello che le donne devono decidere, ora come in qualsiasi momento della storia: quanto siamo disposte a sacrificare per rendere gli uomini come noi.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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54 risposte a Se sei femminista sarai considerata una odiatrice di uomini: non c’è modo di evitarlo

  1. Mauro Zennaro ha detto:

    Mentre eravamo a tavola, mia figlia Linda, allora in prima elementare, posò la forchetta e disse: «Io ci ho pensato». Noi restammo col boccone a mezz’aria e la guardammo, in attesa del seguito. Mi pareva molto bello che una bambina annunciasse la sua capacità di elaborazione concettuale. Lei proseguì: «Io non sono né maschilista né femminista. Io sono tutt’eduista». Le facemmo festa per questa sua conquista intellettuale e non commentammo. Arrivata che fu in quinta, un bel giorno la scena si ripeté: «Io ci ho pensato». Eravamo ormai abituat* alle sue riflessioni e le ascoltavamo e condividevamo – come facciamo tuttora – molto volentieri. Disse: «Ho capito che tutt’eduista e femminista sono la stessa cosa. Quindi io sono femminista». La portammo in trionfo.
    Io, da maschio, ho qualche pudore a dichiararmi femminista. Non che me ne vergogni, ma ho sempre pensato che è facile fare il femminista quando nessuno ti ha mai palpato in autobus né cercato di stuprarti, né importunato sul lavoro, né fatto capire che faresti meglio a startene a casa a far la calza, né eccetera eccetera. Mi sento un po’ come se andassi in Rolls Royce a predicare ai disoccupati. Non so se mi spiego. Per questo, pur sapendo che le due parole si equivalgono, io mi sento più tutt’eduista. Sbaglio?

    • Dopo che hai scritto “Mi sento un po’ come se andassi in Rolls Royce a predicare ai disoccupati.” puoi dichiararti come vuoi 🙂

    • Il Rasoio di Occam ha detto:

      Mio personalissimo sentimento, sarei felice se più uomini si dichiarassero femministi. Credo che contribuirebbe a indebolire il tabù che circonda alla parola, e a sfatare il mito che il femminismo debba per forza contrapporre le donne agli uomini.

      Forse c’è dell’ironia nell’invocare l’aiuto degli uomini per rendere l’etichetta di femminista più accettabile…ma visto che comunque uno il privilegio non se lo sceglie tanto vale usarlo contro lo status quo… 🙂

    • Yellow ha detto:

      Chapeau alla figlia 😉

    • sara ha detto:

      Mauro Zennaro: che ottimo papà per tua figlia. Non è vero che gli uomini non sono femministi: ce ne sono ma sono pochini e pur condividendo quello che ha scritto Ricciocorno, che puoi definirti come vuoi, è bene che gli uomini che lo sono si autodefiniscano femministi per (tentare di) sdoganare l’immagine clichè della femminista come di megera acida e racchia e pure strega.

    • paola v ha detto:

      “Quanto siamo disposte a sacrificare per rendere gli uomini come noi.”

      Vedi, proprio qui sta il nocciolo. Cercare di “rendere gli uomini come noi” è considerata una manifestazione di disprezzo delle peculiarità maschili.
      Farò un esempio concreto, molto terra-a-terra, persino un po’ ridicolo.
      Un uomo mostra una certa premura verso la sua compagna se si ricorda (tra molte altre cose) di abbassare la tavoletta del WC dopo aver fatto pipì. Questo non rende l’uomo come noi, ma è segno di attenzione. E’ qualcosa che io pretendo da un uomo.
      L’idea di chiedere agli uomini di fare pipì seduti (vero, accade in Svezia ed in Norvegia) o di eliminare gli urinatoi dai bagni maschili (altra notizia vera) è invece considerata un’aggressione dagli uomini. E io credo che un po’ lo sia. Io mi vergognerei a fare simili richieste, che invadono così palesemente l’altrui sfera, e credo che un uomo abbia tutto il diritto di dubitare delle intenzioni della donna che le fa.

      • “Cercare di “rendere gli uomini come noi” è considerata una manifestazione di disprezzo delle peculiarità maschili.” Solo se si svincola la frase dal contesto in cui è inserita. La frase non può essere tolta da ciò che c’è prima e cosa è scritto dopo e trasformata in una regola di carattere generale, ma va letta in realzione al prima e al dopo.
        Di cosa parla questo pezzo?
        Chi disprezza chi?
        Le donne che si definiscono femministe non lottano contro il disprezzo maschile che relega il secondo sesso ad un ruolo subordinato all’interno della società? E la loro visione non è quella di un mondo in cui entrambi i sessi godano dei medesimi diritti e delle stesse opportunità?
        E allora perché augurarsi che gli uomini “diventino come noi” – ovvero che comprendano e comincino a lavorare per realizzare quella visione – sarebbe una manifestazione di disprezzo?

    • dom ha detto:

      Abituat*? Per favore, femministe, giocate pure a fare sempre le vittime (liberazione della donna? In occidente? E da cosa?), ma lasciate stare la grammatica. In italiano il genere misto coincide con il maschile. In un gruppo misto ogni membro dice “siamo tutti”, non “siamo tutte” o “siamo tutt*”. Ridicoli.

  2. Paolo1984 ha detto:

    i lunghi capelli fluenti nè le gambe rasate sono necessariamente in correlazione con la sottomissione al maschio..so che Penny non lo pensa ma è bene ribadirlo

  3. AlessioX1 ha detto:

    Be quando ci sono femministe come le femen, che dicono che loro spargeranno il sangue degli uomini , faranno una guerra uomini contro donne, che le sexestrimeste (le attiviste femen) sono la prova che le donne sono superiori agli uomini , mettono foto(photoshoppate) con donne che con una mano impugnano una falce grondante di sangue e in un altra dei testicoli umani, poi ti chiedi perché molti uomini pensano che le femministe odiano gli uomini?

    • Devo ammettere che il movimento delle Femen non lo conosco se non molto superficialmente. Ma non mi risulta abbiano mai aggredito nessuno. La loro protesta è fatta di immagini e una immagine certo non “ferisce”. Non sono un gruppo di lotta armata… Ho fatto un giro nel blog di Femen Italia (molto veloce) e non ci ho trovato dichiarazioni di guerra…
      http://femenitalia.blogspot.it/

      • AlessioX1 ha detto:

        io mi riferisco a questo http://www.giornalettismo.com/archives/361640/femen-la-rivoluzione-che-fara-scorrere-il-sangue-degli-uomini/ , sul fatto che ancora non abbiamo aggredito nessuno o qualche dubbio vedendo alcuni video, e poi i movimenti anche con buone intenzioni alle volte degenerarono.

      • Ma questo che vuol dire? Una tizia ucraina fa delle dichiarazioni, piuttosto vaghe tra l’altro (scorrerà il sangue…), e allora? In che modo questo dovrebbe riguardare me o chiunque altro decida di dichiararsi femminista?

        Ragionando per analogia, smettere di dichiararmi femminista perché una femminista ha dichiarato cose che non condivido equivarrebbe a smettere di considerarmi Italiana perché lo è anche Calderoli…

      • AlessioX1 ha detto:

        tu avevi detto perché alcune uomini vedono le donne come persone che odiano gli uomini , e io ti ho risposto e poi potrei anche prenderti certe femministe anni 70.

      • Guit ha detto:

        Non conosci il movimento femen? Ma come fai a scrivere di femminismo allora?
        Conosci le teorie del femminismo radicale? Nemmeno quelle?
        Il remake femminista c’è già stato negli anni ottanta. Studiate prima di scrivere idiozie sessiste.

      • Non ho detto che non conosco (ma se ho postato anche il loro blog italiano), ma mi sembra chiaro che non ne faccio parte. E quando leggo commenti come questo, comprendo quelle che si innervosiscono al punto di proporre di imbracciare un’arma…
        Comprendo ma non condivido. Perché rimango convinta che scendere al livello delle aggressioni – verbali , come questa, o fisiche – non possa portare a nulla di veramente buono. Certo che mettete a dura la pazienza delle persone!
        Questo dimostra che la non-violenza come stile di vita è una prova di forza di gran lunga maggiore del cedere alle lusinghe della brutalità.

  4. paroladistrega ha detto:

    Sono una femminista e ovviamente non odio gli uomini. Iniziando da mio marito. Purtroppo sono definita in mille modi da alcuni simpaticoni in cui mi imbatto: da troia a suffragetta da 4 soldi….. and so on…. ma va bene così. L’importante è che io sia fiera del mio essere donna e femminista dotata di un’adeguata dose di menefreghismo 🙂

  5. IDA ha detto:

    Io ci terrei a fare una precisazione che spesso non viene sottolineata! Si tende a contrapporre il femminismo con il maschilismo, ma il maschilismo è una forma di sessismo, in quanto, è basato sull’idea della superiorità morale e biologica dell’uomo sulla donna.. il femminismo al contrario è una rivendicazione dei diritti, perché punta alla parità e non alla supremazia. Riferito all’articolo, è vero c’è una vulgata sempre più diffusa che considera le femministe come odiatrici di uomini.. ma …Misandria, si chiama, e non femminismo. Da non confondere con misantropia, che odia tutti e non fa distinzioni di sesso… il femminismo combatte tutte le forme di sessismo… maschilismo, misoginia, misandria..ecc.. ecc..

  6. Luke ha detto:

    “….quanto siamo disposte a sacrificare per rendere gli uomini come noi.”

    Scusa, posso sapere con precisione cosa volevi intendere con quest’ultima frase?
    Grazie!

    • Luke ha detto:

      Scusa ancora se insisto Ricciocorno, ma potresti spiegarmi il significato preciso di quest’ultima frase? Si riferisce forse ad un supposto “piano morale femminile” superiore?
      E’ solo per avere le idee più chiare…
      Grazie ancora! Aspetto la tua risposta!

      • Io credo si riferisca alla consapevolezza, ad una maggiore consapevolezza: quella raggiunta da Mauro quando scrive “Mi sento un po’ come se andassi in Rolls Royce a predicare ai disoccupati.” La chiara visione di uno stato di cose, l’accettazione di una società suddivisa in chi gode di speciali privilegi e chi no. E, naturalmente, al desiderio di cambiare questo stato delle cose.

  7. Angela ha detto:

    La cosa che più mi inquieta degli uomini – principalmente uomini sì – contrari all’idea di femminismo in quanto terrorizzati dall’idea di una donna al loro stesso livello è… bè, che il femminismo non è solo per donne ma anche per chi, in quanto maschio, si trova schiacciato da un patriarcato che lo distrugge. Basti pensare ai casi di stupro su uomini ai quali si leggono risposte come “Sei un uomo! Sicuramente ti è piaciuto!” oppure “Gli uomini non possono venir stuprati, avresti dovuto difenderti!”, o casi più leggeri come semplicemente un uomo che vuole cucire ma non può perchè la società stessa lo rinnega come uomo automaticamente considerando un atto femminile come inferiore e quindi da evitare. Come si può essere contrari al femminismo? E’ per tutti, è un bene che serve ad ogni individuo… ricordate quando giravano le foto di “not asking for it”? Donne seminude che, nonostante tutto, non stavano chiedendo di venir stuprate e… giù commenti di uomini che dicevano “Ma così è come buttare una bistecca di fronte ad un branco di squali.” ecco, in altro motivo per cui il femminismo serve è che il patriarcato definisce l’uomo come una bestia superiore, che puzza e scoreggia e non sa farsi neanche il bucato, assetata di sesso e così stupida da non riuscire a controllarsi di fronte ad un paio di tette.

  8. vittorinof ha detto:

    Non è vero. Il femminismo è l’unica forma di razzismo socialmente accettata dai tempi del Klu Klux Klan. Nessuno considera le femministe odiatrici di uomini. Nemmeno una femminista che dice chiaramente “Odio gli uomini” viene considerata una odiatrice di uomini. E questo è il motivo per cui odio il femminismo: non si può giudicarlo coi fatti alla mano, si può solo giudicarlo buono a priori, buono per decreto. E contro certi dogmi non c’è logica che tenga. Il titolo dell’articolo va quindi cambiato da “Se sei femminista sarai considerata una odiatrice di uomini, non c’è modo di evitarlo” in “Se sei femminista, non c’è modo di essere considerata una odiatrice di uomini”.

    • Ti faccio notare l’evidente contraddizione in cui cadi: scrivi “Nessuno considera le femministe odiatrici di uomini.” e subito dopo “questo è il motivo per cui odio il femminismo”, mentre poco prima hai scritto “Il femminismo è l’unica forma di razzismo socialmente accettata dai tempi del Klu Klux Klan.”. Tu Vittorino, sei uno di quelli che ama riempirsi la bocca della parola “odio”.
      Quello che tenti di dimostrare è: “Io ti odio perché tu mi odi” ma l’unico a parlare di odio sei tu. L’unico a odiare sei tu. Il femminismo è la giusta reazione al tuo odio, caro Vittorino, non ne è la causa…

  9. Certo, Alessio, ora finisci su un paio di citazioni di Andrea Dworkin o Valerie Solanas estrapolate dal contesto e naturalmente ti infastidirai nel constatare che Valerie Solanas aveva un passato di abusi fin dall’infanzia, prostituzione, è morta in un ospedale psichiatrico e comunque ha sempre detto che la sua opera era satira. O ti infastidirai nel sapere che Andrea Dworkin aveva lo stesso passato di abusi dall’infanzia in poi, prostituzione, e invece ha convissuto con un uomo (Mr Stoltenberg, e se l’era pure sposato) fino alla morte e, provocazioni a parte, è stata una figura amata anche dalla critica maschile perché i suoi contenuti intellettuali andavano al di là delle provocazioni strumentalizzate.
    Già, un movimento che si batte contro la schiavizzazione delle donne non può permettersi nemmeno un paio di battute, anche se dall’altra parte ci sono millenni di crimini sul genere femminile.
    Tra una provocazione delle femen e, per esempio, la raccolta di firme per la riapertura dei bordelli, la provocazione delle femen non fa nemmeno un ferito. La seconda produrrà molte altre vittime. Poi, da quando pare sia saltato fuori che le femen sono un prodotto maschile credo abbia poco senso tirarle fuori per addebitarcele.
    Come diceva quel tale in Palestina, guardate il fuscello negli occhi altrui. E le travi, le segherie e le foreste nell’occhio del potere maschile?

  10. Oloferne ha detto:

    ecco, oggi mi piace la tua ritrovata autoironia……..Ma basta che uno dia un’occhiata a questo blog per esempio, quale altra idea credi che potrebbe farsi? Anche solo soffermandosi su certi commenti e considerazioni, che ti assicuro anche col massimo impegno non possono apparire troppo obiettivi. Di norma un’autore non immagina quanto siano rivelatori delle recondità di chi li ha scritti. Non solo questo blog, ce ne sono a decine altrettanto costruttivi, senza tener conto delle pagine facebook che non si contano

    • Lo sai, vero, che il sostantivo “recondità” non esiste, ma esiste solo l’aggettivo recondito?

      • Oloferne ha detto:

        …..se è per questo esistono parole come “femminilità” e contemporanemente non ne sistono alcune altre come “scoiattolinità”. Eppure è solo grazie alla loro scoiattolinità, ossia all’insieme di quei tratti, attitudini e abilità affinate nel corso dell’evoluzione (che fa si che si formi l’agire competente), che gli scoiattoli sono più bravi dei tacchini ad arrampicarsi sugli alberi. Cioè, l’importante è che il concetto sia chiaro. (dal discorso al parlamento di Tiziana Ciprini “Il valore della differenza come valore fondante nella società”)

      • La parola scoiattolo indica una particolare specie, lo Sciuris Vulgaris, appartenente alla famiglia degli Sciuridae.
        Invece “femmina” non è una parola che indica una specie, bensì tutte le creature di sesso femminile nelle specie che si dividono in genere femminile e genere maschile attraverso dei differenziati apparati riproduttivi. Femminile significa “afferente al genere femminile”, la femminilità potrebbe essere definita come l’insieme delle caratteristiche fisiche, psichiche e comportamentali giudicate da una specifica cultura come idealmente associate alla donna, che la distinguono dall’uomo. Donna e uomo fanno parte della specie umana. Quindi, per fare una analogia, se parlo dello Sciuris Vulgaris dovrei parlare della specie umana, non certo della femminilità.

  11. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Piccola curiosità per i patiti della psicologia: uno studio dell’università di Houston intitolato ‘Are feminist man-haters?’ ha analizzato gli atteggiamenti delle donne che si dichiarano femministe rispetto a quelle che rifiutano l’etichetta e ha trovato che queste ultime, rispondendo alle domande, esprimevano più ostilità verso gli uomini rispetto alle femministe. Nelle non-femministe, l’ostilità verso gli uomini è anche risultata correlata a idee sessiste sul ruolo dell’uomo e della donna.

    http://www.psychologytoday.com/files/attachments/5173/pwq2009.pdf

    • IDA ha detto:

      Peccato che sia in Inglese. L’ostilità verso l’altro genere è sempre sessista..

    • Bè, se permetti sono ostile sì, quando sento tutta la popolazione maschile che mi circonda usare la parola “puttana” ogni tre per due, oppure quando vedo uno che mi fissa insistentemente in metro perché ho una canotta un po’ scollata, o quando sento “l’hanno stuprata perché se l’è cercata”. Ho il diritto di essere ostile verso certi individui.

      • IDA ha detto:

        Appunto.. certi individui.. purtroppo il termine puttana, mignotta eccetera è vero ultimamente viene usata troppo spesso, ma ti posso garantire che nei miei confronti, il termine “troia” è stato usato da donne e non da uomini… Io non sono ostile ad un genere o all’altro, ma ad una certa cultura, quello si!

  12. IDA ha detto:

    Alessio.. Io mi sono un po’ scocciata con questo regolamento dei conti, verso i movimenti delle donne degli anni 70.. forse perché sono state le uniche che hanno ottenuto qualcosa? Cosa avrebbero fatto di così violento? Facciamo un bilancio, vediamo cosa era la condizione della donna in Italia, prima dell’8 marzo del 1972 e confrontiamolo con 8 marzo 1982 e vediamo in solo 10 anni cosa è cambiato.. e non solo per le donne, ma anche per gli uomini.. Io allora ero molto giovane, e quelle lotte non le ho vissute, ma le ho eredidate..

    Vittorino, se ti riferivi a me, Io stavo solo spiegando il significato dei termini, e non sono emessi per decreto, prendi un dizionario e informati. Se poi il tuo discorso , va sulla sacralità delle parole.. ecco stai confermando quello che dice l’articolo.. mi spiego meglio: il termine Democrazia, ha una valenza positiva, contrapposta al termine Dittatura, che al contrario ha una valenza negativa. Ora si può discutere di cosa può essere la democrazia, di tutti i suoi difetti e limiti. Sicuramente io preferisco una pessima democrazia ad una buona dittatura… In ogni caso quali sono questi fatti alla mano? Quali sono le forme di razzismo espresse dalle femministe? Vedi non ci son dogmi, siamo qui per discutere..

  13. Luke ha detto:

    Ah ok! Grazie per la risposta…. Ho risposto così perché al tuo commento il tasto di risposta è sparito.

  14. Anubis ha detto:

    Io invece sono perfettamente d’accordo con l’idea di sostituire il termine femminismo con un altro più “neutro”, ovvero ANTI-SESSISMO. È inutile stare qui a raccontarci che sono in realtà la stessa cosa: lo so io, lo sapete voi, ma l’italian* medi* non lo sa. Non sono certo neppure d’accordo con la cagata di Elle di fare campagne pubblicitarie in rosa glitter e altre stupidate varie, non bisogna edulcorare il movimento, ma ripulirlo dall’accezione negativa, quello sì.
    Diffondere un termine più neutrale e appetibile è fondamentale perché sennò, come già detto, tutte le volte tocca stare a spiegare che noi non siamo quelle “che ce l’hanno con gli uomini”. Questo pregiudizio sul termine però ha due origini: una storico-culturale perché effettivamente ci sono stati gruppi estremisti che rivendicavano la superiorità delle donne sugli uomini; e uno soprattutto etimologico: la parola contiene la radice femm- che ovviamente viene subito associata a femmine, quindi a “roba da donne”, inoltre le parole in desinenza -ismo sono solitamente fenomeni negativi: razzismo, bullismo, maschilismo, sessismo, come vedete il paragone femminismo/maschilismo appare lampante e quindi di facile confusione. L’anti-sessismo invece è altrettanto evidentemente una parola neutrale, come anti-razzismo: un movimento che combatte (anti) un fenomeno negativo (sess-ismo). Non sono d’accordo che la “cattiva reputazione” del termine sia dovuta al voler contrastare il “privilegio di essere maschio”, sennò non si capirebbe l’incongruenza di certe donne/persone che pur dicendo “ah io non sono femminista” un secondo dopo si trovano subito d’accordo in materia di equità salariale/suddivisione del lavoro domestico, ecc… È evidente la confusione terminologica.
    E purtroppo l’apparenza ha la sua importanza: produrreste mai dei biscotti col nome “Merdolini”? Potranno anche essere squisiti, ma ovviamente con un nome così non sareste credibili! Perché partire in svantaggio con un nome così poco invitante quando si può tranquillamente cambiare con uno più appetibile? E quindi perché usare una parola intrisa ormai di negatività e pregiudizi, quando si può usare il più neutrale anti-sessismo?

    • Anche illuminismo, romanticismo, scetticismo, cubismo, classicismo, impressionismo, espressionismo… finiscono tutti in -ismo, eppure non li associo a “bullismo” o “maschilismo”. Il problema non è il fatto che la parola termina in -ismo, secondo me, ma solo ed esclusivamente il fatto che comincia con femm-, e i gruppi “estremisti” c’entrano poco. C’entra molto di più che, ancora oggi, “sei una femminuccia” è un insulto: perché per l’uomo il femminile è ancora e comunque un qualcosa di inferiore e negativo. Io sono femmina e sono donna, e voglio andarne fiera, sono stanca di dovermene vergognare! Quello che infastidisce, del femminismo, è che le donne si associno per difendere i loro diritti di donne (e non i diritti “di tutti gli esseri umani”, ma proprio i loro, quelli propri della donna). Il femminismo non riguarda solo l’eliminare i privilegi del maschio, ma riguarda anche il diritto ad essere diverse (e rispettate) in quanto donne. E non è una differenza da poco, visto che su questo tasto dolente si batte quando si parla di aborto: gli uomini si sento defraudati quando le donne rivendicano la libertà di decidere del loro corpo, perché loro non hanno un utero e non possono abortire. Questo blog è pieno di uomini che protestano indignati: “anche noi vogliamo abortire, ma siccome non possiamo, allora neanche non è giusto che lo facciate voi!”
      Il punto è proprio che la donna ha un utero e l’uomo no: questa è una differenza non da poco. Una differenza che ha ripercussioni non solo sulla questione dell’aborto, ma su tutto ciò che ruota attorno alla maternità, maternità e mondo del lavoro, maternità e lavoro di cura, maternità e genitorialità, maternità e medicina, sesso e contraccezione… una questione tutt’altro che risolta, una questione che nasce dalla differenza. E’ per questo che, sebbene ci sia bisogno di anti-sessismo, c’è anche bisogno di femminismo…

      • Giulia ha detto:

        Sacrosante parole, dovrei stamparmi questa tua risposta e consegnarla ad ogni persona che quando dico di essere femminista comincia con la tiritera che se fossi davvero per l’uguaglianza mi chiamerei “umanista” o cose cosí.

  15. paola v ha detto:

    Il punto è che secondo me il modo in cui si cerca di arrivare alla parità è molto più importante delle dichiarazioni di principio. Ho conosciuto abbastanza uomini in vita mia da sapere che sono creature con le loro fragilità, generalmente diverse da quelle di una donna. Per questo ho fatto l’esempio dei gabinetti. 🙂
    Il pezzo dice: se sei femminista sei considerata un’odiatrice di uomini. Perchè?
    Rispondo io: perchè alcune cose sono vissute dagli uomini (ed anche da alcune donne, tra cui mi metto) come un’aggressione gratuita al genere maschile e non come una ricerca della parità. E, quel che è peggio, generalmente l’intero movimento tace su tali eccessi, rinforzando così l’opinione che le femministe odiano gli uomini. E qui torniamo all’esempio del gabinetto: rimuovere gli urinatoi DAI BAGNI MASCHILI in nome del femminismo. Chiedere agli uomini di fare pipì seduti, sempre in nome del femminismo. Io mi dissocio da un simile approccio, io amo il mio compagno, mi piacciono alcune sue peculiarità prettamente maschili (altre meno) e pertanto non appoggerei mai un simile STUPRO psicologico delle sue peculiarità biologiche.
    E tu? E’ qui il nocciolo, la domanda.
    Simili richieste sono rispettose degli uomini? Secondo me, NO.
    E se davvero non sono rispettose, come si può pretendere che colei che manca di rispetto non sia poi considerata un’odiatrice di uomini?
    Notare che ho usato la parola STUPRO di proposito, perchè il mio compagno ha paragonato questa cosa di chiedere agli uomini di fare pipì seduti alle molestie sessuali: non allo stupro, ma sia alle molestie verbali che al palpeggiamento. Questa è la sua sensibilità, così, immagino, come quella di molti altri uomini.

  16. paola v ha detto:

    Stai paragonando due cose che non c’entrano niente: comportamenti criminali da una parte, richieste del movimento femminista dall’altra. Non fa onore al femminismo, il paragone.
    Io non parlo di azioni criminali, che OVVIAMENTE CONDANNO.
    Io parlo di richieste femministe che spaventano gli uomini – queste:
    http://thelocal.se/20120611/41358
    https://answers.yahoo.com/question/index?qid=20120708005209AAN6lh2

    Domanda: cosa ne pensi?
    Non te ne occupi? Benissimo, sei liberissima di non occupartene.
    Però a me pare controproducente correlare la violenza CRIMINALE a delle richieste ufficiali del movimento femminista svedese.

  17. paola v ha detto:

    La cosa della salute è una bufala: ovviamente nei bagni pubblici chiunque rischia più malattie appoggiandosi alla tavoletta. E presupporre che tutti gli uomini “sbagliano mira” è sessista.
    La soluzione igienica e paritaria c’è: il bagno alla turca. Non tocchi mai nulla. Però è scomodo.
    Viggo Hansen è un uomo – non esistono forse uomini femministi? La richiesta è del Left Party, FEMMINISTA https://en.wikipedia.org/wiki/Left_Party_(Sweden)
    Guarda che non è negando le piccole storture che gli uomini non avranno più paura di noi. Anzi. E’ mostrando loro la giustezza delle nostre idee, con la nostra empatia verso di loro.

    • Io non nego nessuna stortura. Dico solo che questa ordinanza che riguarda esclusivamente i dipendenti del Sörmland County Council non va ingigantita e trasformata in una “azione delle femministe contro gli uomini”, visto che il problema sono le pozzanghere di pipì nei gabinetti. Perché non è di questo che si occupano le femministe.
      In questi giorni gira in rete il discorso di Emma Watson per la campagna HeForShe: http://www.cinefilos.it/cinema-news/2014b/emma-watson-per-heforshe-suo-discorso-allonu-158538
      Dal quale cito: “Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti, pari opportunità. E’ la teoria dell’uguaglianza politica, economica e sociale dei sessi.”

  18. paola v ha detto:

    Sul Left Party: è un partito socialista e femminista. La leader del Left Party è stata per dieci anni, dal 1993 al 2003, la stessa Gudrun Schyman che oggi è leader di “F!”. E’ lo stesso partito che propose la famigerata “Man Tax”, la tassa sugli uomini, roba che a me fa venire in mente certe sparate leghiste nostrane (anche se gli obbiettivi erano totalmente differenti). Se lo scopo era di far credere agli uomini che le femministe sono tutte cattive, direi che hanno centrato in pieno l’obbiettivo.
    Il programma di “F!” lo considero eccellente, e mi dispiace che non abbiano potuto entrare in Parlamento. Spero che ci riescano, e che si dimostrino più sensibili ed intelligenti del Left Party.
    Emma Watson è un’attrice, rispetto lei come qualsiasi altra persona, ma non la ritengo più titolata di chiunque altra a dare definizioni sul femminismo, essendo appunto un’attrice.

    • E quale sarebbe la definizione di femminismo, scusa?
      In cosa è sbagliata la definizione di Emma Watson? Le “attrici” non sono “titolate”? Questi mi sembrano pregiudizi, e ho trovato il discorso molto ben scritto.
      Per ciò che riguarda la questione della pipì, la disinformazione è palese: non si tratta di una “proposta di legge”, ma di un’iniziativa che riguarda l’uso dei bagni pubblici, riguarda solo i dipendenti della Sörmland County Council (come dire i dipendenti della Regione) ed è giustificata dal proponente adducendo motivazioni igieniche. Non concordi con le sue motivazioni? E’ comprensibile, anche secondo me sedersi sulla tazza non è molto igienico. Ma da qui a parlare di “storture” femministe!
      Personalmente preferisco fidarmi di un articolo svedese, piuttosto che della versione della notizia che dà Tempi, ad esempio…

      Tra l’altro, la proposta di Viggo Hansen non chiede ai dipendenti di fare pipì seduti, bensì propone di creare delle toilettes separate per chi vuole fare pipì in piedi: “As a first step in its quest to get men to take a seat, the Left Party proposes labeling toilets which are designated for men who absolutely want to remain standing when they pee.” (http://www.thelocal.se/20120611/41358)
      Si, mi sembra una scemenza. Non ho idea di quale fondamento scientifico possano avere simili affermazioni: “bladder evacuation not only reduces the risk for prostate problems, according to the party, but also helps men who sit rather than stand achieve a longer and healthier sex life”. Ma comunque le trovo rispettose nei confronti degli uomini, visto che si parla di ridurre problemi alla prostata e garantire una più sana vita sessuale…

  19. paola v ha detto:

    Trovo utilissimo dissociarsi e dire che è una scemenza. Datosi che il Left Party è dichiaratamente femminista, qualsiasi loro azione viene immediatamente associata al femminismo. E c’è chi non aspetta altro per ridicolizzarci. Ad esempio: la cosa è stata subito associata ad una richiesta femminista australiana di rimozione di urinali da un ristorante. Peccato solo che in quel caso le femministe locali avessero le loro buone ragioni: si trattava infatti di urinali a forma di bocca femminile, quindi chiaramente sessisti.
    Anche la man tax è stata deleteria come proposta: uomini innocenti (la stragrande maggioranza degli uomini non sono ovviamente stupratori) avrebbero pagato una tassa unicamente in virtù del loro sesso. Puro sessismo, una tassa che discrimina sul genere. E che oltretutto avrebbe danneggiato, di riflesso, anche le compagne ed i figli di questi uomini.
    Sono queste le cose che fanno passare tutte le femministe per odiatrici di uomini. Se vogliamo evitarlo, bisogna dissociarsi.
    Lo so che sembrano baggianate, ma credo di conoscere la mentalità maschile abbastanza bene…..di solito non dicono niente per paura di sembrare meno uomini, ma le reazioni ci sono, eccome.

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