In memoria di Matthew Shepard e Larry King

matthew-shepard

Subito dopo la mezzanotte del 7 ottobre 1998 il ventunenne Matthew Shepard incontrò in un bar Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson. Secondo McKinney, Shepard chiese loro un passaggio a casa. Successivamente Shepard fu derubato, picchiato selvaggiamente, legato ad una staccionata e lasciato lì a morire.  McKinney e Henderson trovarono anche il suo indirizzo, con l’intenzione di svaligiare la sua casa. Shepard fu trovato 18 ore dopo da un ciclista di passaggio, vivo e in stato di incoscienza.

Shepard aveva una frattura dalla nuca fino oltre l’orecchio destro. Parte del cervello era stata danneggiata in modo tale da risultare compromessa la capacità del suo corpo di regolare il battito cardiaco, la temperatura corporea e altre funzioni vitali. C’era inoltre circa una dozzina di piccole ferite sulla testa, sul collo e sulla faccia. È stato riportato che Shepard era stato colpito con una violenza tale da rendere il suo volto completamente ricoperto di sangue, ad eccezione di dove era stato lavato dalle sue lacrime. I medici giudicarono le sue lesioni troppo gravi per poter essere operate. Shepard non riprese più conoscenza e rimase sempre in rianimazione. Morì alle 00.53 del 12 ottobre all’ospedale Poudre Valley a Fort Collins, in Colorado.

La polizia arrestò McKinney e Henderson poco dopo, trovando l’arma insanguinata, le scarpe della vittima e la carta di credito nel loro camion. I due assassini avevano cercato di procurarsi un alibi grazie alle loro fidanzate.

Durante le udienze entrambi i difensori usarono varie strategie per difendere le loro azioni. Quella più degna di nota fu la cosiddetta difesa da panico gay: i due sostennero di essere diventati temporaneamente incapaci di intendere e di volere per colpa delle avances sessuali che dichiararono di aver ricevuto dalla vittima.

Un crimine orrendo. E l’orrore non finì con la morte di Matthew.

Un gruppo di oppositori omofobi, capeggiati dal pastore della Chiesa Battista Fred Phelps, protestarono con picchetti ai funerali di Shepard e al processo dei suoi assalitori. La violenta protesta si concretizzò con cartelli e slogan come «Matt Shepard marcisce all’inferno», «L’Aids uccide i finocchi morti» e «Dio odia i froci». Successivamente Phelps chiese l’autorizzazione cittadina per la costruzione di un monumento «di marmo o granito, alto 5 o 6 piedi», da porre nel parco di Casper, sul quale avrebbe dovuto essere apposta una targa in bronzo con l’immagine di Shepard e le parole: «MATTHEW SHEPARD, entrato all’inferno il 12 ottobre 1998, in spregio all’avviso di Dio: “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio.” – Levitico 18:22».

Durante il processo ad Henderson, Romaine Patterson, un’amica di Shepard, insieme ad altri sostenitori, organizzò una controprotesta nei confronti di Phelps circondando il suo gruppo. I dimostranti di Patterson indossavano una lunga tunica bianca ed immense ali che nascosero completamente al pubblico di passaggio la vista del gruppo di Phelps che già era stato confinato dalla polizia in una piccola area. Nonostante il gruppo non avesse un preciso nome durante la dimostrazione è stato successivamente soprannominato come Angels of Peace ed Angel Action.

(fonte: Wikipedia)

Il sito della Matthew Shepard Foundation.

Dieci anni dopo un altro efferato omicidio, tornato di recente alla ribalta: lunedì 7 ottobre di quest’anno è andato in onda un documentario sulla morte di Larry King, avvenuta il 12 febbraio 2008.

Larry_KingLarry aveva 15 anni ed era gay. Non faceva nulla per nasconderlo. E poco sembrava importargli dei lazzi, delle battute e delle ingiurie, dei tovaglioli bagnati che volavano al suo passaggio nei corridoi, nelle aule o nelle toilette della E.O. Green Junior High School di Oxnard, una cittadina di 60 mila abitanti in California. Larry rispondeva a tono. Provava a mettere in imbarazzo quelli che lo insultavano, facendo battute caustiche. Brandon McInerney, 14 anni, era tra i più accaniti nel dileggio anti-gay di Larry. Ma invece di arrabbiarsi, King gli aveva detto che lui gli piaceva. E molto. Anzi, pochi giorni prima del 14 febbraio gli aveva chiesto: «Do you want to be my Valentine?». Il 12 febbraio, mentre Larry King lavorava al computer nel laboratorio della scuola, Brandon gli è arrivato alle spalle, ha tirato fuori una pistola e gli ha sparato un colpo alla testa.

fonte: il Corriere

È questa la storia raccontata dal documentario “Valentine Road” trasmesso ieri sera da HBO. In mezzo a tutto questo orrore, è un’intervista ben precisa ad aver fatto indignare l’America: quella a Shirley Brown, l’insegnante del ragazzino ucciso.
Dopo aver tentato di far ricadere la colpa dell’accaduto sulla vittima («Credo che Larry non avesse la più pallida idea delle conseguenze delle proprie azioni») è scoppiata a ridere nel ricordare l’omicidio, asserendo che: «Non so se io avrei preso una pistola, ma un bel calcio nel culo avrebbe funzionato molto bene».
L’insegnante era proprio la persona a cui il giovane si era rivolto per chiedere aiuto quando il bullismo omofobico dei compagni lo aveva sopraffatto. Ed è sempre lei a raccontare che: «Quando mi ha chiesto cosa fare per la sia situazione, la mia risposta è stata: “Niente. Devi solo mantenerlo privato”. Larry non si sarebbe dovuto esporre in una maniera così sfacciatamente e apertamente transessuale. Il suo aspetto esteriore è regredito di giorno in giorno come una ragazza. Ogni insegnante con un po’ di sale in zucca dovrebbe sapere che era fuori controllo».

Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2013/10/linsegnante-scoppia-ridere-nel.html#ixzz2hOhRyxvq

Qui il link per vedere i passi del documentario citati.

Le morti di Matthew e Larry ci pongono di fronte ad una scomoda realtà: gli assassini di questi ragazzi non hanno agito da soli. Chi ha ucciso si è nutrito a lungo delle parole di chi dileggia, disapprova, offende, umilia tutti quelli che si macchiano della colpa di essere ciò che sono.

Matthew e Larry, due ragazzi “fuori controllo”: il controllo di chi?

Di chi ritiene che alcune persone possano esistere ed altre no.

Per questo motivo e non per altro l’omofobia non è e non sarà mai “libera espressione del pensiero”: perché non è opinabile il diritto alla vita di un essere umano. Non è un delitto non essere ciò che gli altri pretendono di vedere negli altri, mentre è disumano educare alla violenza attraverso il biasimo, il disprezzo, l’odio ingiustificato.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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16 risposte a In memoria di Matthew Shepard e Larry King

  1. Paolo1984 ha detto:

    mi pare evidente che Phelps è un pazzo fanatico e se non si gradisce una proposta fatta peraltro gentilmente basta dire no senza calci in culo, quell’insegnante si deve vergognare

  2. unaeccezione ha detto:

    … credo che Phelps sia il prodotto di una sottocultura che trova terreno fertile negli strati più bassi della società americana, ma non solo, perchè il pregiudizio e l’omofobia sono trasversali.
    Cmq è una riflessione importante che ci porta in territori che andrebbero raccontati con più tempo e pazienza sino alla Living Waters … che sul nostro territorio ha ampio terreno e “terriccio” con teorie esposte da dermatologi “esperti”.

  3. wildsidez ha detto:

    Se posso consigliare 2 visioni, direi :
    THE LARAMIE PROJECT (2002, docufilm girato con l’intento di indagare le reazioni degli abitanti della cittadina dove fu massacrato Matthew nel 1998)

    e RED STATE (2011, ispirato alle gesta dei predicatori omofobi fanatici tipo Phelps)
    http://streamcomplet.com/red-state/

  4. Vale ha detto:

    Scusate, so che non è proprio il tema centrale del post, ma non ho capito una cosa. Matthew era gay sul serio? Perché io avevo capito che i due assalitori si fossero inventati questa scusa per dare una “giustificazione” al fatto che, poverini (ironia, qui), erano stati costretti a pestarlo a morte (per preservare la loro virilità).
    Quanto all’insegnante, spero sia stata allontanata dalla sua funzione di educatrice. E denunciata per omissione di soccorso.
    Vale

    • Era gay, era gay. Ma pare che negli Stati Uniti esista questa linea di difesa (se segui il link ti manda a wikipedia): un omosessuale che approccia un eterosessuale sarebbe in grado di provocargli questo “panico gay”, una sorta di temporanea infermità mentale durante la quale l’eterossesuale diventa violentissimo. Ovviamente è una scemenza, che ci rimanda al concetto di colpevolizzazione della vittima: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/12/28/la-colpevolizzazione-della-vittima-2/

      • Vale ha detto:

        o.O si sono bevuti il cervello? Allora una donna in una strada di notte, che viene approcciata o seguita da uno sconosciuto, dovrebbe aprire il fuoco con un’arma automatica? Quello sì che fa venire il panico!, perché di gay che fanno gli stupratori devo ancora sentirne, mentre di donne violentate, se ne sente a pacchi :-/
        Non ho parole…
        Vale

      • Paolo1984 ha detto:

        è che gli avvocati penalisti hanno una gran fantasia.E’ legittimo che un approccio non piaccia ma è sufficiente dire no

      • Paolo1984 ha detto:

        nel caso la avance (etero o omo, non importa) sgradita diventi molto insistente allora si può essere più “veementi” ma mai uccidere! A meno che non si rischi una violenza carnale ma non è questo il caso!

      • Parliamo di un ragazzo massacrato…

      • Paolo1984 ha detto:

        infatti lo so..è ingiustificabile!

      • alessiox1 ha detto:

        Anche perché io sappia stupri di eterosessuali da parte di omosessuali non sono cosi frequenti ,e poi allora se una lesbica viene approcciata da un uomo eterosessuale le viene il “panico eterosessuale?”, comunque sulla colpevolizzazione delle vittime, mi viene in mente un caso successo molto tempo fa in australia, dove un uomo ubriaco camminava per strada ad un certo punto viene fermato da una macchina con delle giovani donne(lesbiche) facendoli credere che loro sono delle prostitute, lo portano in un casolare e la lo uccidono, essendo lui un uomo sposato la povera moglie non ha dovuto solo sopportare la sua morte ma anche il fatto che i giornali infangassero la sua memoria.

      • Più che altro, ha dovuto affrontare la verità: il marito andava a prostitute. Al di là del giudizio morale sul suo comportamento, mi sembra inequivocabile… Sai, anche io conosco una donna il cui marito è morto in un incidente stradale con l’amante (mentre avrebbe dovuto essere ad una riunione di lavoro.) La verità fa male, ma non dipende dai giornalisti…

      • alessiox1 ha detto:

        Riccio scusami lui era ubriaco e quando una persona è ubriaca fa cose che normalmente non si fanno.

      • Tipo uccidere a bastonate una persona?

      • alessiox1 ha detto:

        NO Riccio parlavo delle persona uccisa in Australia, ti stavo dicendo che se non fosse stato ubriaco probabilmente non sarebbe entrato in quella macchina con quelle donne che lo avrebbero poi ucciso.

      • Io non faccio processi alle intenzioni. Non l’ho mai conosciuto e non so proprio cosa avrebbe fatto da sobrio o da ubriaco…

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