Il femminismo in vacca

Mi segnalano questa lettera aperta: a tutte le mamme-Hunziker.

Lo so, lo so… è una di quelle lettere scritte da quelli che stanno mandando in vacca un certo femminismo traghettandolo verso Barbara D’Urso e la Mussolini”, gente che sostiene che “Le donne devono stare con i figli, anzi, per presentarla in modo che alle femministe piaccia di più si dice che sono i figli che dovrebbero restare con le madri, i figli hanno bisogno delle madri, i figli non possono vivere senza le madri”.

Quindi è importante parlarne.

Soprattutto perché pone una domanda interessante: Vogliamo pensare che la legge di maternità sia troppo generosa con le donne, oppure pretenderne anche una di paternità?”

Vorrei fare una piccola premessa: è opinione comune che il privato non debba incidere sulla vita professionale. Ci siamo mai chiesti cosa significa?

Se ne discute molto in questo periodo, così vorrei partire da me.

Avevo circa vent’anni ed era una delle mie prime esperienze nel mondo del lavoro.

Riunione importante a pochi giorni dall’avvio di un progetto importante: siamo tutti seduti in attesa che inizi. Ad un mio collega squilla il telefonino. Si allontana, poi torna sconvolto: “Devo andare, mi dispiace, mia suocera è stata portata d’urgenza in ospedale, è grave, è in coma, scusatemi.” Afferra la giacca ed esce di corsa.

Nella stanza scende il gelo. Poi, con voce ferma, Lei, la prima donna, sciorina il suo discorso sull’etica professionale, sul fatto che per avere successo bisogna saper sacrificare la vita privata al lavoro, che se c’è vera passione per quello che si fa non è neanche un sacrificio, ma un piacere, che Lei, con una bambina piccola, non si era mai sognata di rinunciare ad un viaggio di lavoro per rimanere a casa, e che si, le era costato , ma è così che si lavora. Non si abbandona una riunione di lavoro solo perché un parente è ammalato. E magari potrebbe morire.

Passa del tempo. Altra riunione di lavoro. Siamo tutti in attesa. Lei, la prima donna, non c’è. Ci comunicano: “Non si sente bene, è indisposta” (ammiccamento) “Sapete, in quei giorni…”

Quei giorni – lo sappiamo tutte – sono il ciclo mestruale.

Quel particolare giorno ho imparato una cosa: chi sbandiera l’etica professionale per chiederci di sacrificarci in nome della “passione per il lavoro”, spesso e volentieri pretende da noi un sacrificio che non pretenderà da se stesso.

Il punto non è “cosa” sacrificare al lavoro (è meglio sacrificare l’amore per una persona cara o l’attenzione per la nostra salute?), ma “chi” si sacrifica: il mondo del lavoro è una piramide, chi sta in cima può permettersi di scegliere, chi sta sotto no.

Se desideriamo stare accanto al nostro partner perché sua madre è in coma o accanto al nostro bambino perché ha la varicella, questo dovrebbe dipendere unicamente dalla nostra sensibilità.

Ma non è così.

E’ possibile che il cliclo mestruale ci riduca in uno stato tale da non poterci alzare dal letto (magari a causa di un grosso fibroma all’utero) oppure che anche con la febbre a 38 siamo perfettamente in grado di recarci ad un meeting importante. Può essere che la malattia di una suocera ci lasci indifferenti, come accade anche che la nascita di un figlio ci faccia desiderare di uscire al più presto di casa perché oppressi da pannolini e tutine, oppure che la mancanza di sonno ci renda impossibile ricordarci persino il nostro nome… Sostenere che “il privato non deve influenzare la vita professionale” è una sciocchezza bella e buona, perché le persone non sono strutturate a compartimenti stagni: se sono ammalato questo influenzerà la qualità del mio lavoro, se sono preoccuppato questo influenzerà la qualità del mio lavoro, se sono addolorato, infelice, depresso perché reduce da un lutto, eccitato perché sto per diventare zio… ogni singolo stato d’animo influenzerà la qualità del mio lavoro e non c’è modo di evitarlo.

Chi ha scritto quella lettera non sta parlando di scelte individuali, ma di un mondo del lavoro che ci biasima, ci umilia, ci emargina (quando non ci licenzia…) se prendiamo la decisione di afferrare la giacca ed uscire dalla stanza.

Non lasciamoci trasformare in ingranaggi di una catena di montaggio.

Restiamo umani.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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13 risposte a Il femminismo in vacca

  1. alessiox1 ha detto:

    Scusami ma per ciò che riguarda la maternità esiste una legge che la tutela, poi se una persona sta male ci sono i giorni di malattia, il problema è del settore privato, dove vige la regola della giungla, “E’ possibile che il cliclo mestruale ci riduca in uno stato tale da non poterci alzare dal letto” esiste pillole per fare in modo che le donne non hanno le mestruazioni, e se poi noi uomini diciamo che le mestruazioni cambiano il vostro stato psico-fisico e alle volte sono limitanti per voi ci date degli str*nzi.

    • E’ così difficile capire che ogni persona è diversa dall’altra? Che non tutte le donne stanno male quando hanno le mestruazioni, come non tutte le donne vivono la gravidanza allo stesso modo… non tutti gli uomini sono stronzi. Questi sono stereotipi, idee preconcette.

      • alessiox1 ha detto:

        Non ti stavo attaccando , stavo semplicemente dicendo che ci sono certe femministe che dicono che le mestruazioni non cambiano le donne ne fisicamente ne pscilogicamente , e se un uomo le fa notare il contrario si arrabbiano molto, certo questo non significa che tutte le donne quando hanno mestruazioni hanno problemi,e certo che ci sono donne che vanno a lavorare con la febbre.

    • maurozennaro ha detto:

      Scusa, alessiox1, ma i tuoi commenti, in generale, non mi piacciono. Non solo usi termini come str*nzi (non puoi scrivere “stronzi” senza tanti asterischi? Lo trovi volgare? Io trovo gli asterischi piuttosto ipocriti); ma soprattutto: perché fai sempre commenti da bastian contrario? Se questo blog non ti piace puoi benissimo non frequentarlo. Non dico che sia necessario essere d’accordo su tutto – la democrazia si nutre di diversità – ma perché trovare sempre motivi di opposizione, peraltro basati su opinioni non dimostrabili? Mi pare una fatica inutile. I tuoi commenti mi sembrano quelli di un macellaio in un circolo di vegetariani: è inutile proclamare la bontà del brasato al barolo a chi di carne non ne vuole proprio sapere. Dai l’impressione di volere lo scontro, magari appellandoti a una malintesa solidarietà di genere («se poi noi uomini diciamo»…). No: io, da uomo, non dico affatto quello che pensi. Se una donna ha le mestruazioni e sta male, be’, sta male. Conosco donne che vanno a lavorare con la febbre mentre io, con 37 e mezzo, sono in coma. Il mio “stato psico-fisico”, e forse anche il tuo, non cambia con le mestruazioni ma se devo andare dal dentista divento intrattabile. Conosco donne che lavorano 14 ore al giorno. E conosco un sacco di uomini che sono inavvicinabili se la loro squadra di calcio perde. Se ci si ingrossa la prostata, come capita a tantissimi di noi a una certa età, ci dobbiamo alzare per orinare varie volte per notte, quindi dormiamo meno e peggio, di giorno siamo stanchi e incazzati e il lavoro (nonché il resto) ne risente. Le donne la prostata non ce l’hanno. Piantiamola con questa storia delle mestruazioni e delle gravidanze e degli allattamenti. La mistica del sacrificio (il sudore della fronte, il partorire con dolore…) è la logica del profitto padronale, che opprime anche noi uomini. Noi non abbiamo niente da guadagnare a opporci all’emancipazione (ovvero alla liberazione dalla schiavitù) delle donne. Finché vedremo le donne come nemiche saremo sempre più incastrati nei nostri presunti obblighi: essere forti, potenti, bellicosi, vincenti, sempre i primi, sempre in tiro. Non si tratta di fare i buoni e di concedere diritti: la liberazione femminile è anche la nostra.

      • Paolo1984 ha detto:

        Ok Mauro..a volte però l’aggressività è utile almeno per difendersi (non solo nei maschi)..bisogna saperla dosare come il resto

      • Non mi sembra che qui abbiamo attaccato Alessio… Per difendersi è necessario essere attaccati, prima.

      • Paolo1984 ha detto:

        infatti parlavo in generale, non mi riferivo a nessuno di voi

      • Vale ha detto:

        Mauro, hai detto esattamente ciò che volevo dire io, esempio della squadra di calcio che perde, compreso.
        Vale

        PS: in questo momento ho 39 di febbre ed esco da lavoro per andare a comprare qualcosa in farmacia. Ma fra 10 min sarò di nuovo a lavoro, non perché io sia wonder woman, ma perché, senza quello che devo fare io, il lavoro si pianta e non voglio lasciare tutti gli altri nelle rogne. Rendo noto però che me ne sarei rimasta meravigliosamente a letto stamattina.

  2. Paolo1984 ha detto:

    sono d’accordo con te. Fermo restado che le mamme-hunziker hanno il diritto di fare come credono come gli altri genitori

    • Paolo1984 ha detto:

      La hunziker evidentemente ha avuto una gravidanza e un parto “tranquilli”, si sente bene e può permettersi di tornare prima al lavoro prima (credo si sarà consultata col medico), va rispettata come vanno rispettate le donne che non possono o non vogliono fare come lei.

  3. Marco ha detto:

    Tempo fa ero presente ad un colloquio di orientamento al lavoro. La relatrice sosteneva che non bastava saper fare il lavoro: “bisogna saper essere” a seconda del lavoro, sosteneva lei. Io, per quanto possa capire che per natura una persona può essere più o meno portata a certe mansioni, lo trovo un concetto pericoloso: tutto l’essere umano, fin nell’intimo, orientato al lavoro? Scelte che dipendono da analisi del carattere o dello stile di vita personale più che dalle competenze? Mi sembra un discorso che si addice a degli schiavi. Lavoriamo ma non è vero che tutto di noi deve parlare del nostro lavoro ed essere finalizzato ad esso, tanto più oggi che il lavoro è solo una parentesi, una mansione a cui ne seguiranno altre diversissime, non più un’identità fissa (paradossalmente, salvo che per carabinieri e soldati, al tempo del lavoro fisso che segnava una vita, ben pochi mi sembra si sono spinti a dire che “bisognava essere” il proprio lavoro: bastava farlo bene e a casa dedicarsi ad altro che non interessava la dirigenza).
    PS: nessuno dei presenti ha obiettato a quel ragionamento,tanto meno io: quando uno parla come facendosi voce del mondo e pensa di avere un’intera cultura dietro di sè- tutto da dimostrare poi che questa “cultura” sia qualcosa di più che deliri in blazer- qualunque argomentazione gli scivola addosso. Abbiamo tutti presente questi discorsi in cui si dice la propria idea ma si parla come per procura o come megafono di un’ideologia:iniziano con un “io penso…” e finiscono con un “è ovvio che noi tutti…”. Forse anche per gli altri si trattava di imbarazzo, o magari di finto accordo: dare il contentino al padrone purché ci assuma e smetta con un predicozzo che non ci riguarda. Magari qualcuno era davvero d’accordo o non ne coglieva le implicazioni profonde ma ho ancora qualche brivido quando penso a quelle parole a un passo dalla giustificazione di un’invasione di privacy (più se ne parla, di questa, meno c’è).

    • Sai come è finita la storia di cui ho raccontato nel post? Io e un’altra collega, invece di rimanere in silenzio (come saggiamente avete fatto al tuo colloquio di orientamento), siamo intervenute per difendere la decisione del collega che era uscito senza rifletterci su. Così, al progetto successivo, nessuno dei tre è stato richiamato.
      Non viviamo in un mondo nel quale la gente non è davvero libera di scegliere. Questa è la mia personale esperienza.
      Negli anni, ho dovuto imparare a rimanere in silenzio.
      E con questo non voglio dire che la Hunziker non abbia “scelto liberamente”: quello che mi chiedo io è che significato attribuiamo alla parola “libertà” in un mercato del lavoro che ci chiede – come giustamente sottolinei tu – non di lavorare, ma di “essere il nostro lavoro”.

      • alessiox1 ha detto:

        Be concordo con te , le uniche persone che non si possono permettere questo (uomini o donne che siano) sono persone che svolgono ruoli che servono per la collettività,tipo medici,pompieri,poliziotti,soldati o quelli che gestiscono elettricità e acqua.

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