Parliamo un po’ di porno

E’ di un paio di giorni fa la notizia che il magnate del porno, Fabian Thylmann,  il 35enne tedesco proprietario del sito a luci rosse più famoso del web, il noto portale YouPorn (e dei marchi collegati come PornHub, Tube8…), ha venduto il suo impero online per la bellezza di 73 milioni di euro.

Tra portali, streaming, webcam e società di produzioni, Thylmann, con 60 milioni visitatori al giorno, 2,1 miliardi al mese, ha fatto soldi a palate… e pare abbia deciso di godersi una meritata pensione (anche se c’è chi parla di problemi con il fisco tedesco).

In concomitanza con questo evento, l’Huffington Post pubblica una intervista con il sessuologo Emanuele A. Jannini che, in aperta polemica con chi parla “dipendenza da porno”, sostiene che in realtà il porno fa bene, anzi potrebbe condurre addirittura ad una riduzione della violenza sessuale.

Secondo Jannini le ricerche che parlano di “dipendenza da porno” non sarebbero attendibili perché “Tutte le ricerche che leggiamo sui giornali o sui siti di informazione sono in italiano. E già questo è un indizio che ci dice molto. Affinché una ricerca sia credibile deve essere sottoposta al giudizio della comunità scientifica e pubblicata su una rivista scientifica internazionale. Tutto ciò richiede come minimo l’utilizzo della lingua inglese”.

Questa affermazione mi ha un po’ insospettito. Non è che ricerche di cui leggiamo sui giornali italiani sono in italiano affinché gli italiani possano leggerle più agevolmente?

Io, ad esempio, ho trovato sul sito Psychology Today un articolo nel quale una eccessiva fruizione di porno è messa in relazione con la disfunzione erettile maschile.

“In the last decade or so, addiction researchers have discovered that too much dopamine stimulation has a paradoxical effect. The brain decreases its ability to respond to dopamine signals (desensitization). This occurs with all addictions, both chemical and natural. In some porn users, the response to dopamine is dropping so low that they can’t achieve an erection without constant hits of dopamine via the Internet.”

“Negli ultimi dieci anni o giù di lì, i ricercatori hanno scoperto che una eccessiva stimolazione da dopamina ha nel tempo un effetto paradossale: diminuisce la capacità del cervello di rispondere ai segnali della dopamina (desensibilizzazione). Questo avviene in tutti i casi di dipendenza, sia chimica che naturale. In alcuni utilizzatori di porno, la risposta alla dopamina è caduta così in basso che non possono raggiungere l’erezione senza una continua stimolazione di dopamina via Internet.”

Quando non c’è una vera e propria dipendenza, la difficoltà può dipendere da ansia da prestazione. E anche per me, che non sono una fruitrice di porno, non è difficile immaginare la causa di tutta questa ansia…

Rocco-Siffredi

Sebbene Jannini sostenga che il parlare di “dipendenza da porno” sia solo un modo per psicologi e organizzazioni di guadagnarci su (ma anche l’industria del porno guadagna, non è mica un’opera filantropica!), è costretto però ad aggiungere: “Se una persona può accedere al sesso reale ma preferisce volutamente quello virtuale allora si parla di condizione patologica“.

Quindi succede! Ma non aveva detto che non è vero, che la dipendenza non esiste?

Il fatto è che, secondo Jannini, se una persona preferisce masturbarsi davanti al video invece di fare sesso con il proprio compagno/la propria compagna, il problema non è il porno, ma il compagno/la compagna: “… il marito che preferisce Internet alla moglie è malato? Proprio sano non è, ma chi è ‘malata’, in questo caso, è soprattutto la coppia.”

Lui non vuole (non può) fare sesso, ma la colpa è di entrambi.

Vorrei azzardare: forse la “colpa” della moglie in oggetto è di non presentarsi così?

2010-04-12-17-15-01-841165-212005

E i single? Quelli che vivono solo online e un/una parter sessuale non ce l’hanno proprio?

Molti sostengono che il problema con il porno è proprio il creare aspettative assolutamente non realistiche: “I ragazzi si aspettano di fare sesso come nei film porno”, afferma una ragazzina di 15 anni intervistata a proposito del porno in rete.

Il porno ha molto poco a che fare con la vita reale e questo sono in parecchi a confermarlo. Poco tempo fa ha fatto scalpore un video che mostrava le reazioni di ragazze omosessuali ad un porno lesbico:

“Fare sesso come nel porno” cosa comporta?

“When you interview young women about their experiences of sex, you see an increased level of violence: rough, violent sex. That is directly because of porn, as young boys are getting their sexual cues from men in porn who are acting as if they’re sexual psychopaths.”

Quando si intervistano giovani donne circa le loro esperienze sessuali, si nota un aumento del livello di violenza: il sesso è brutale, violento. Questo è causato indubbiamente dal porno, dal quale i ragazzi giovani traggono spunto, un porno in cui gli uomini agiscono come se fossero psicopatici sessuali” afferma  la Dottoressa Valerie Voon, dell’Università di Cambridge.

Il problema dell’aumento di pornografia estremamente violenta ha portato l’Islanda a proporre una legge per regolarne la fruizione: “Non è che chi guarda il porno su Internet poi esce e commette uno stupro”, commenta Gail Dines, docente di sociologia al Wheelock College e autrice di “Pornland: how porn has hijacked our sexuality” (Pornoland: come il porno ha dirottato la nostra sessualità) “Ma cambia il modo in cui la gente pensa all’intimità, al sesso, alle donne. E un sacco di gente non ha idea di che cosa sia veramente il porno sul web. Se un ragazzino 12nne clicca porno su Google, non trova immagini di donne nude dalla rivista Playboy, bensì filmati estremamente hard in grado di traumatizzarlo nell’età della pubertà”.

Questa linea di condotta islandese è stata all’unanimità giudicata come “moralista” e “repressiva”. E, come dice Jennini, a monte delle disfunzioni sessuali c’è proprio la repressione.

Ma il porno è liberatorio?

In realtà c’è chi sostiene che il porno sia una forma di repressione della sessualità, piuttosto che uno strumento atto a liberarla.

Negli ultimi anni è in costante aumento un certo tipo di porno, che mette in scena sadomaso, stupri collettivi, zoofilia, torture…

Questo mi fa pensare ad uno dei periodi tra i più bigotti della storia dell’umanità: l’età vittoriana.

Quando si parla di Ottocento ci viene in mente la nascita e l’espansione dell’industria, il progressivo sbilanciamento di ruoli tra aristocratici e borghesi, la caduta dei valori di nobiltà terriera e antichità di lignaggio in favore di quelli prettamente mercantili di serietà di spirito, rettitudine, duro lavoro e ricchezza guadagnata col sudore e il sacrificio.

Per gli uomini il lavoro divenne un obbligo imposto e un sistema di ricatto; le funzioni che si espletavano non conducevano direttamente alla creazione/realizzazione/coltivazione/crescita di ciò che era necessario alla casa, ma ad un servizio o una produzione indiretti che avevano come scopo procurarsi il denaro.

Per le donne, quelle che non finivano impiegate nelle fabbriche (e quindi condannate all’alienante produzione industriale, come gli uomini), venne creato il mito dell’angelo del focolare: la donna fragile ed eterea, delicata moglie e madre devota, legata mani e piedi ad una casa e alla una routine familiare, completamente dedita al benessere dei propri cari, genitori, fratelli, sorelle, marito e figli. Impassibili, svenevoli e deboli, psicologicamente frigide e apatiche, le donne dell’epoca erano per l’uomo l’ennesimo fardello da portarsi appresso,  esseri per lo più inutili da mantenere e proteggere.

E il sesso? Era perpetrato unicamente al solo scopo di generare figli e veniva visto come un atto impuro, dagli aspetti animaleschi, che non doveva risultare appagante per i soggetti coinvolti, in quanto ogni forma di istinto era repressa. La donna si sottometteva, rigida e immobile, rendendo quel gesto un supplizio per sé e per il proprio compagnoperché ogni desiderio le era negato.

In questo clima decisamente terrificante, mentre le donne finivano spesso e volentieri con l’impazzire, gli uomini si rifugiavano nei bordelli, dove altre donne (provenienti dagli strati più bassi della società) si occupavano di lenire le pene dei poveri uomini insoddisfatti. Bordelli dove la depravazione era ai livelli del porno più estremo di oggi.

In un articolo apparso sulla Pall Mall Gazette nel 1885, a firma W.T. Stead e intitolato Maiden Tribute of Modern Babylon leggiamo:

Flogging or birching goes on in brothels to a much greater degree than is generally believed. One of Mrs. Jeffries’ [the pimp of the most exclusive brothel in London] rooms was fitted up like a torture chamber… There were rings in the ceiling for hanging women and children up by the wrists, ladders for strapping them down at any angle, as well as the ordinary stretcher to which the victim is fastened so as to be unable to move. The instruments of flagellation included the ordinary birch, whips, holly branches and wire-thonged cat-o’-nine-tails.

“Le sevizie sono molto più presenti nei bordelli di quanto sia generalmente credibile.
Una delle stanze [del bordello] di Mrs Jeffries, il più esclusivo di Londra, era arredata come una camera delle torture. C’erano anelli e catene alle pareti per appendere donne e bambini per i polsi, scale ad ogni angolo e tavoli dove la vittima era immobilizzata, incapace di muoversi. Gli strumenti di flagellazione includevano, oltre all’ordinario frustino, anche spine, fili, catene e gatti a nove code.”

Non sono così esperta dell’argomento da sputare sentenze, ma la mia impressione è che l’enorme diffusione di un certo tipo di pornografia sia oggi – come lo era ieri l’esorbitante numero di prostitute e di camere per le torture – un sintomo di qualcosa che non va, piuttosto che la cura adatta a risolvere il problema.

Forse dovremmo ragionare seriamente sulle candide fanciulle e sulle ragazze perdute di vittoriana memoria, per arrivare alla radice di ciò che trasforma il sesso in violenza, che certo non è la pornografia, ma potrebbe essere – azzardo – l’incapacità di vivere il desiderio (che non ha niente in sé di impuro) in modo veramente libero e quindi soddisfacente. Per tutte le persone coinvolte.

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, in the spider's web, notizie, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

47 risposte a Parliamo un po’ di porno

  1. Paolo1984 ha detto:

    innanzitutto bisogna capire cosa è il porno: i videoclip delle popstars citati nell’intervista per quanto possano essere sessualmente allusivi o anche espliciti non sono porno a meno che la pop star in questione non abbia davvero un rapporto sessuale (non simulato) con qualcuno e la mdp non ci dia la prova visiva che non stanno simulando non è porno.
    Poi mi pare una ovvietà che se il marito preferisce il porno al sesso con la moglie c’è un problema di coppia ma non è questione di cercare le “colpe”, è questione di non saper o voler comunicare i propri desideri all’altro, è questione di inibizioni

    • Paolo1984 ha detto:

      e riguardo alla promiscuità sessuale direi che ci sono uomini e donne “promiscui” e uomini e donne che non lo sono. Punto

  2. Questo post accenna ad alcuni temi che potrebbero essere sviluppati.
    Il primo: attorno all’industria del porno ruotano un sacco di soldi. Chi possiede un sacco di soldi ha anche un sacco di potere.
    Il secondo: Il Dott. Jannini sostiene che non esiste una bibliografia in lingua inglese attorno al problema della dipendenza da porno: non è vero, quindi o il Jennini mente consapevolmente oppure non è molto preparato.
    Inoltre: sempre più giovani fanno uso di Cialis, Viagra e Levitra: l’Italia è il secondo paese in Europa per consumo, dopo la Gran Bretagna. L’uso di Viagra da parte dei consumatori più giovani viaggerebbe a una media di 4,7 dosi al mese, mentre gli «anziani» sono a quota 2,8 (non sembra, checché ne dica Jannini, che la qualità della vita sessuale stia migliorando…)
    Chiara Simonelli, presidente della Federazione internazionale sessuologi, ha chiamato in causa la pornografia: «Oggi l’utilizzo massiccio della pornografia sta lentamente uccidendo il desiderio sessuale, compromettendo l’immaginario erotico, che si sta sempre di più omologando alla dimensione proposta dalla pornografia e rende i giovani e non, incapaci di “desiderare ancora”, azzerando totalmente la dimensione desiderante.». http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/2985/Pornografia-ed-immaginario-erotico-come-internet-ha-stravolto-le-fantasie
    Altro discorso è l’aumento della diffusione in rete di un porno molto, molto violento, in cui a subire la violenza sono le donne. La fruizione di video in cui lo stupro è associato al piacere sessuale (e con stupro intendo sesso senza consenso) che genere di influenza può avere sui ragazzi?
    Ultimo, ma non meno importante: il Senatore Giovanardi, sullo stupro della ragazzina di Modena, ha dichiarato “Se si sgancia la sessualità da un rapporto di amore e di rispetto reciproco – rincara la dose il parlamentare modenese – svalutandola a livello di semplice divertimento, non ci si può illudere di risolvere il problema attraverso la repressione penale” (http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/10/21/news/ragazza_stuprata_a_modena_giovanardi_nessuna_meraviglia-69081857/) mostrandoci come per molti adulti “divertimento” e “rispetto” sembrano non poter convivere nella stessa frase: perché?
    E’ come se ci dicesse che ci possiamo divertire solo mancando di rispetto… E’ parecchio inquietante, se ci si riflette un po’ su, perché ci rimanda a quella vittoriana visione del “sesso coniugale” triste e priva di desiderio, una visione che relega il “divertimento” a luoghi ove regna la mancanza di rispetto.

    • IDA ha detto:

      Comunque io non lo demonizzerei ne lo santificherei. Ritengo che il porno sia il frutto della repressione sessuale.. per questo non può essere strumento di liberazione, ma elemento di riflessione sulla sessualità. La pornografia, viene sempre analizzata nella sua particolarità, e mai nella sua completezza.. Sulla presunta emulazione degli adolescenti, cosa dire; Io da ragazza, vivevo nella più assoluta ignoranza per quello che riguardava il sesso.. e nella mia fantasia avevo rielaborato cose assurde, tutte fantasie e paure che hanno condizionato la mia vita sessuale da adulta. Mi ci sono voluti anni, per riconoscere tutti i pregiudizi che avevano modellato la mia vita sessuale. Certo è importante l’ambiente educativo, ma spesso, appunto, come dice la Dr.ssa Randone, le famiglie delegano l’educazione sessuale.. e la pornografia può servire a questo? Non lo so! Penso solo che è meglio, del silenzio e dell’educazione femminile, basata sul sentimentalismo, le paure e la suddivisione di genere.. Quando ero ragazza, l’educazione sessuale dei ragazzi, passava dai fumetti, ( ricordo Satanik ) alle riviste pornografiche…. (educazione? Parola grossa in questi casi). Ma sull’immaginario erotico e la sessualità femminile, rimango perplessa, come quando sento parlare in questi casi di autodeterminazione, perché sarebbe come negare la storia dell’umanità, e della sessualità, che è solamente, storia e sessualità del maschio… e come donne siamo relegate a ruoli stabiliti da altri.. altro che autodeterminazione.. Le nostre fantasie sono prodotti delle condizioni sociali. Esse riflettono la sottomissione della donna in una società dominata dagli uomini. Ma questo non vuole essere un atto d’accusa verso gli uomini, perché in tutto questo i nostri compagni, figli, amanti, amici ecc.. sono vittime come noi.. vittime di un immaginario femminile..

      • Francamente mi sfugge il senso di questa riflessione. Prima dici “è importante l’ambiente educativo, ma spesso, appunto, come dice la Dr.ssa Randone, le famiglie delegano l’educazione sessuale.. e la pornografia può servire a questo? Non lo so! Penso solo che è meglio, del silenzio e dell’educazione femminile, basata sul sentimentalismo, le paure e la suddivisione di genere..” Poi aggiungi “quando sento parlare in questi casi di autodeterminazione, perché sarebbe come negare la storia dell’umanità, e della sessualità, che è solamente, storia e sessualità del maschio…” e concludi “in tutto questo i nostri compagni, figli, amanti, amici ecc.. sono vittime come noi.. vittime di un immaginario femminile…”
        Quello che mi sfugge è: se la storia fino ad oggi è una storia dominata dal maschio e dalla sua sessualità, come è possibile definirsi vittime di una educazione e di un immaginario femminile?
        E’ parecchio superficiale, scusami se te lo dico, associare “sentimentalismo” e “immaginario femminile”, perché se andiamo a spulciare la letteratura, la “donna angelicata” non se la sono inventata le donne, ma gli stilnovisti, che erano tutti maschi… Non sono certo le donne che nel corso dei secoli si sono autonomamente negate il piacere sessuale: a che pro lo avrebbero fatto?
        Se invece ci facciamo un’altra domanda, e cioè “perché gli uomini dovrebbero negare alle donne il piacere sessuale”, beh la risposta è molto semplice: perché in questo modo possono trasformarle, all’occorenza, in meri strumenti del loro piacere, senza doversi minimamente preoccupare del piacere della partner…
        Le donne in altri tempi hanno gridato “né puttane, né madonne, solo donne”, proprio perché volevano essere esseri umani a tutto tondo. Chi lo impediva loro? Chi ce lo impedisce oggi? Non credo che sia “l’immaginario femminile”…

      • Paolo1984 ha detto:

        affermare che ogni fantasia sessuale o sentimentale (o entrambe) femminile (o solo della donna etero, immagino) non è realmente sua ma è un segno di dominio maschile è un modo di negare la soggettività.
        Noi tutti siamo un mix di natura, cultura e storia (storia e cultura che le donne hanno anche co-costruito, non hanno solo subito anche prima dell’emancipazione moderna) ma ciò non ci rende necessariamente nè vittime nè schiavi.
        Stesso discorso per le fantasie degli uomini

      • Come faccio ad essere un soggetto pienamente consapevole se rifiuto di analizzare l’influenza che il mondo esterno ha su di me? Non siamo monadi indipendenti ed impermeabili a ciò che circonda: entriamo in relazione con gli altri, riceviamo ogni giorno centinaia di migliaia di stimoli, produciamo dei cambiamenti e veniamo cambiati. Il sistema nel quale viviamo è costruito per determinati “ruoli”: riconoscerli, analizzarli, è l’unico modo che abbiamo per esercitare davvero la nostra volontà e decidere autonomamente se accettiamo di ricoprirli oppure se intendiamo rifiutarli e produrre un cambiamento nel sistema…

      • Paolo1984 ha detto:

        non ho detto che siamo monadi, ho detto che siamo un mix di natura, cultura e storia ma non per questo siamo incapaci di decidere o irresponsabili rispetto alle nostre decisioni

      • Il problema non è la capacità di scegliere, bensì la gamma di possibilità tra le quali abbiamo l’opportunità di scegliere.

      • Paolo1984 ha detto:

        in occidente oggi le opportunità sono aumentate rispetto al passato aumentiamole ancora ma ho già detto come la penso e non cambio idea

      • IDA ha detto:

        Beh..ho riletto quello che ho scritto… si ho fatto confusione.. sono stata sconclusionata e caotica.. visto che hai frainteso alcune mie considerazioni.. ora cercherò di spiegare alcune cose, ma non è detto che ci riesca:
        Per immaginario femminile intendo quel patrimonio collettivo di simboli che esiste solo nella mente e non ha riscontro nella realtà, ma determina quello che si chiama femminilità. Ora la definizione di femminilità non descrive le donne ma stabilisce delle norme, imposta alle donne. La forma di coniugalità e di domesticità, sorreggono il modello di femminilità. Da un lato le donne avrebbero gli stessi diritti e doveri degli uomini, dall’altro la differenza specifica viene preservata se non esaltata. Tutta una serie di caratteri fisici, intellettuali emozionali, vengono considerati tipici della natura femminile. Quando si parla di autodeterminazione, spesso, non so se siamo sicure di fare scelte autonome.. è una mia perplessità, dubbio,incertezza..

      • Paolo1984 ha detto:

        Non sono d’accordo.
        La femminilità e la mascolinità non sono un male e non hanno necessariamente a che fare con inferiorità e superiorità! si esprimono in molti modi nell’intreccio tra natura, cultura e storia..e una donna che vive la femminilità in un certo modo (un modo che a noi non piace o n0n vorremmo per noi stessi, che giudichiamo troppo antiquato o troppo “alternativo”) non è di per sè meno autentica di chi la vive in un altro e metterlo in dubbio vuol dire offenderla.
        E le differenze fisiche tra uomini e donne ci sono e non vanno negate.
        Sono sempre più convinto che questa epoca abbia bisogno di un nuovo elogio della virilità e della femminilità che non abbia nulla di “nostalgico” o reazionario

    • IDA ha detto:

      Sul primo tema; l’industria del sesso ha sempre fatturato molto.. soldi, sesso e potere sono sempre andati pari passo.. come l’uso delle donne come tangenti, non è una cosa dell’oggi, ma molto antica.. Con questo non voglio sminuire il problema, che esiste, e esiste, anche perché il sesso se ne parla tanto, ma è poco libero, e fino a che sarà represso, ci saranno sempre persone che ci fanno carriera e soldi.. sull’uso del viagra, non vedo una diretta relazione con la pornografia, sarà certamente uno degli elementi che va a creare quell’immaginario erotico..

      • IDA ha detto:

        Paolo 1984.. mi sai indicare alcune caratteristiche della femminilità?.. non fisiche, naturalmente..

      • Paolo1984 ha detto:

        le caratteristiche della femminilità le puoi trovare un ogni donna che vedi o con cui parli e quelle della mascolinità lo stesso

      • Paolo1984 ha detto:

        e “differenza” in sè non vuol dire nè superiore nè inferiore. E tutti uomini e donne siamo pari intellettualmente e moralmente nel bene e nel male

  3. alessiox1 ha detto:

    Allora la carne al fuoco è moltissima, più che un aumento del porno violento(la zoofilia non mi sembra ci sia(per fortuna) ed è anche un reato) ci sono pratiche sessuale nel porno che in questa stessa industria decenni fa non c’erano o erano molto ridotte, tipo i film pornografici dove le donne sottomettono gli uomini, oppure il sesso fra donne e trans, poi intanto dobbiamo fare una differenza fra un film porno che rappresenta del sesso sadomaso, e quello che simula uno stupro , cosi come con le gangbang che sono la rappresentazione del sesso fra una donna e tanti uomini(anche se c’è ne sono tante varianti). Per ciò che riguarda il discorso dipendenza be si può essere dipendenti se uno preferisce guardare un porno che fare del sesso reale, sul problema erettile più che la pornografia penso sia un problema relativo alla troppa masturbazione , sulla foto che metti di quella pornostar , non tutte le pornostar sono cosi, ci sono pornostar molto famose che non sono rifatte e non hanno un grosso seno(tipo Sasha grey) sulle lesbiche be quel genere di porno è fatto in modo che ecciti gli uomini, e comunque quelle attrici sono bisessuali, sul discorso perversioni questo è un argomento molto delicato , in quanto tutto dipende dalla sensibilità personale di ognuno di noi, perché faccio notare che tutto quello che è fuori dal sesso classico(penetrazione pene-vagina) viene(veniva) considerato come qualcosa di sporco come qualcosa da pervertiti, ora magari di meno, per esempio il sesso orale “diciamo” che forse e meno tabu rispetto a tanto tempo fa, ma se prendiamo per esempio il sesso anale quello invece è ancora un tabu, eppure e una pratica abbastanza praticata. Sul approccio Islandese che vieta totalmente il porno da internet come fa la Cina per esempio mi sembra eccessivo, esistono dei modi per evitare che i minorenni guardino porno, be io avendo avuto internet a 18 anni si può dire che il porno lo ho visto per la prima volta a quella età , be magari per la precisione a casa di un mio amico ho visto il primo porno ma avevo già 16 anni circa.

  4. IDA ha detto:

    La psicanalisi classica, sosteneva che la sessualità istintiva e non disciplinata deve essere necessariamente sublimata (quindi repressa) per poter permettere l’esistenza della civiltà. Wilhelm Reich, denuncia con forza (La rivoluzione sessuale, 1945) la funzione sociale della repressione sessuale, che alimenta l’ideologia autoritaria formando masse disarmate pronte a consegnarsi alle dittature. La sua è un’indagine rivoluzionaria sul rapporto tra moralismo sessuale e struttura economico-politico della società conservatrice. La psicologia affascina intellettualmente, ma non si pone cosa è una donna, cosa vuole una donna. Sono domande alle quali la donna stessa, ancora oggi, deve dare una risposta.

    • Paolo1984 ha detto:

      le donne (come gli uomini del resto) sono diverse e simili tra loro quindi non ci sarà mai una unica risposta che metta tutte d’accordo

    • Io al discorso “repressione” non ci credo più di tanto… Se oggi ci guardiamo intono, non vediamo altro che sesso: tutto è sessualizzato, persino i bambini. Eppure ancora discutiamo di come liberarci della “repressione”… Ma quale repressione? Foucault ha scritto che in epoca moderna abbiamo assistito non tanto ad un occultamento dei discorsi sul sesso – come l’ipotesi repressiva sosterrebbe: la società borghese non vuole parlare del sesso, e quando ne parla lo fa per reprimerlo, ignorando la verità naturale delle nostre pulsioni – quanto ad una loro eccezionale proliferazione. Foucault critica l’interpretazione comune che si dà della sessualità – forza ribelle che freme sotto il giogo di un potere che la vuole negare e controllare – ma ce la presenta come uno strumento del potere, che dei discorsi intorno alla sessualità si serve per controllarci.

      A mio avviso tutto questo “rappresentare” il sesso non solo non lo libera, ma lo imprigiona: dandogli una forma fissa e determinata lo regola, lo limita… e lo strumentalizza.

      • IDA ha detto:

        Sono d’accordo, questa eccessiva rappresentazione del sesso non lo libera ma lo imprigiona, lo normalizza e disciplinata in nuovi canoni. Per questo non credo che la pornografia, possa essere usata come strumento di liberazione. (vedi post porno) L’ipotesi repressiva, non tende ad occultare ma a disciplinare..

      • Paolo1984 ha detto:

        mettendo da parte la questione-bambini, il sesso in ogni forma fa parte della nostra vita, non può non essere rappresentato e raccontato. Si può discutere se il porno internettiano sia la rappresentazione migliore possibile (non lo è secondo me) ma il sesso, la sensualità esiste ed è legittimo che sia rappresentato nei contesti narrativi adatti..raccontare l’umano comprende, può comprendere anche il sesso

      • Paolo1984 ha detto:

        io tutta questa diffidenza verso l’epoca presente non la condivido

  5. Cinzia ha detto:

    Magari sono fuori tempo massimo, per questo scambio di opinioni, ma vorrei avere il vostro parere su di una riflessione che mi è sorta dopo aver letto i vostri interventi.
    Ho sempre pensato alla sessualità come ad una forma di espressione del nostro mondo interiore. della sperimentezione delle sensazioni e delle emozioni, più intime e personali. Nel sesso gli esseri umani raccontano se stessi con uno dei linguaggi più forti a nostra disposizione (sospendo per un attimo il ruolo dei sentimenti).
    Il sesso è provare e provocare piacere… il sesso è come dicevano gli antichi conoscenza di sé e dell’altro in una delle forme più evolute… (in quanrto la sessualità umana non è finalizzata alla sola riproduzione, come in altre specie animal)i.
    Se questo è vero… spostare la costruzione della MIA personale sessualità, dal MIO mondo interiore ad un mondo esteriore preconfezionato… davvero è liberatorio?
    La nostra cultura (occidentale), ha negli ultimi centocinquant’anni ridotto molte delle proprie esperienze sensoriali ( il sesso è un’esperienza tattile, olfattiva, di gusto e solo in parte visiva, tanto è vero che in molti amiamo chiudere gli occhi) ad una preponderanza della visione. ( Non solo in campo sessuale).
    La fruizione visiva, insieme all’udito, è oggettivamente passiva… chi guarda non agisce… si abbandona allo stimolo di un solo senso…. da questo punto di vista la pornografia come può aiutarci a coltivare un linguaggio sessuale personale e ricco di sensazioni, in cui conosco me stesso e l’altro in un esperienza di appagamento?
    Ultima osservazione il fatto stesso che un’attrice porno venga definita completa se si presta a tutte le performance sessuali conosciute (orale, anale, bisessuale,di gruppo) e non valga lo stesso per gli attori maschi, non apre già questo uno spazio di discussione di come non sia liberatorio, ma condizionante, come esperienza?

    • Non chiudo mai i commenti 🙂 Bellissima riflessione, grazie.

      • alessiox1 ha detto:

        Be riccio se ti ho dato l’impressione , che vedo le donne solo dal punto sessuale, me ne scuso e ti assicuro che non è affatto cosi, e chiaro che in un rapporto sessuale c’è anche la tenerezza le coccole , e i vari preliminari, ma parlando di questo argomento e normale citare le pratiche , come avviene normalmente in un rapporto sessuale.

    • alessiox1 ha detto:

      Ti faccio presente che alcune pornostar certe pratiche non le fanno, per esempio l’anale,be per certe pratiche ci sono gli attori maschi bisessuali, tipo il pegging o il femdom(dove una donna domina un uomo) e gli uomini sono più attratti dalla visione rispetto alle donne.

      • Cinzia ha detto:

        alessiox1 non è che voglio specializzarmi in scienza della pornografia, anche se ti ringrazio per avermi edotta, ma desideravo un altro tipo di approccio… per esempio perché quando cominciamo a parlare di sessualità prima o poi esprimiamo bisogni di “controllo” e “dominio” .
        Mi sembra che liberazione, abbandono ed esperienza, non emergano di frequente, nel nostro “concetto” di sessualità: sarà un caso che la pornografia proponga modelli di controllo e dominio e non altri.
        Nel sesso pornografico vi è una sorta di ritualizzazione, che viene costantemente ripetuta; già la suddivisione per generi ne è una prima forma… chi fruisce il prodotto limita la propria esperienza ad un genere specifico: Fissarsi su forme ristrette di rituali sessuali, che effetto ha sui rapporti con patner? Non è che poi si finisce per cercare patner funzionali alla riproduzione di quei rituali limitando così il panorama delle nostre esperienze?
        Esiste anche una filmografia erotica che racconta una sessualità più leggiadra (vedi Tinto Brass per esempio), ma non sembra quella di cui fruiscono i più giovani in rete … come mai?
        Grazie se vorrai rispondermi.

    • alessiox1 ha detto:

      Cinzia be i film di Tinto Brass, ti posso assicurare che piacciono a moltissimi uomini, poi ho parlato di controllo, solo perché nel tuo discorso mi sembrava di capire che volessi dire che certe cose le fanno fare solamente alle donne,poi diciamo che ci sono persone (uomini e donne)che hanno quelle fantasie (di essere sottomessi o dominare)be è vero che magari il porno mainstrem è molto ripetitivo(anche se certe pratiche anche nella realta sono cosi tipo il sesso orale che le donne fanno agli uomini), ma ci sono di vari tipi di porno, per esempio esistono le ganbang dove un uomo deve soddisfare sessualmente tante donne oralmente(o anche in altri modi)

      • “Fissarsi su forme ristrette di rituali sessuali”: ti è chiaro Alessio il senso di questa espressione? Tutto questo parlare di “pratiche” fa assomigliare il sesso ad una disciplina sportiva, più che ad un modo in cui due individui si relazionano…

  6. IDA ha detto:

    Ora, non credo che qui, qualcuno abbia detto che la pornografia sia liberatoria.. comunque, io sono una che tiene gli occhi aperti, nel senso, che nel sesso voglio avere sempre il controllo della situazione, al buio mi crea ansia.. ma questo è un problema mio.. sulle attrici porno che vengono definite complete. io non lo sapevo.. comunque, l’ambiente del porno è molto sessista. E di cose da dire ce ne sarebbero tante.. di filmati porno, ne ho visionati alcuni, io non ci trovo nulla di eccitante o stimolante. Al contrario..ritengo che rafforzi dei concetti errati sulla sessualità… … Detto questo io non sono per la censura..

  7. Cinzia ha detto:

    Eccolo è qui che volevo arrivare… Quando alessiox1 dice “è chiaro che in un rapporto ci sono anche la tenerezza, le coccole, i preliminari” e crede sia la prova provata- che non pensa alle donne solo per il sesso… dimostra quanta confusione esista in materia e quanto la fruizione di pornografia non sposti l’ago della bilancia a favore della chiarezza.
    Ora dando per scontato che alessio sia molto, molto giovane è naturale che questa sia la condizione…cioè la confusione esistente tra “prestazione, performance, pratica, prassi sessuale” che dir si voglia e “sessualità”.
    La sessualità è un mondo variegato di sensazioni, sentimenti, fantasie, incanti, meraviglie e stupori che avvolge la persona nella sua sigolarità e nel rapporto con l’Altro, è una condizione che mette in relazione le intimità più profonde dell’animo umano… anche quando è un gioioso occasionale gioco erotico, per essere chiara.
    Ma qui non se ne esce, dalla dimensione della performance, alessio x1 dice ” se dobbiamo parlare di questo argomento allora dobbiamo citare le pratiche, come avviene normalmente in un rapporto sessuale.” E’ giusto da un punto di vista strettamente logico, il problema è che la sessualità non è quasi per niente logica, anzi …
    è la mancanza di “calore” (non so come altro esprimermi) sessuale… ecco, sì mi pare un po tutto grigino e spento il nostro modo di concepire il sesso, e penso che la pornografia c’entri con la fine degli entusiasmi e delle gioiose esperienze.

    • alessiox1 ha detto:

      ma scusami ho parlato “tenerezza” “coccole” non possono essere assimilati al calore sessuale?

      • Cinzia ha detto:

        In effetti no, il sesso di cui parli è quello che si fa’, la sessualità è quello che si è.
        Il primo si pratica, il secondo si vive…
        La mia impressione è che ci sia più sesso praticato, che vissuto… non si spiegherebbe altrimenti il successo di tanti supporti erotici (pornografia, farmaci, sex toys, club privèe, ecc).
        L’impressione che ho è di un sesso vissuto non più come mistero, avventura, gioco, racconto , ma come una performance dove se comincio con le coccole e la tenerezza e poi passo ai preliminari e poi ai successivi step, allora sono capace di fare un buon sesso ( è la stessa pratica che metto in atto quando voglio cucinare un pollo arrosto con le patate veramente ben fatto). Capisci anche tu che non può essere così limitante, (dopo un po solo pollo arrosto, per quanto ben fatto, stanca).
        Se invece l’amore è per la buona cucina… bhe quella non stanca mai 😉

  8. paolam ha detto:

    Anch’io fuori tempo massimo, sarò lapidaria, pur avendo apprezzato tanti bei commenti: il desiderio cui è funzionale la pornografia, come tante altre istituzioni delle culture maschiocentriche, nelle forme più antiche come in quelle industrializzate contemporanee, non è il desiderio sessuale, ma il desiderio di esercitare un potere su un altro essere umano. Togliendo questo, solo allora potremmo andare a cercare che cosa sia il resto. Ma siccomo questo è l’aspetto fondante, che non si può eliminare, non lo sapremo mai. Come dice un proverbio napoletano: “E’ meglio comanna’ che fotte'”.

    • Cinzia ha detto:

      Hai ragione, ma questo chiude il discorso con un “è così, è sempre stato così e non possiamo farci niente”…
      Non è invece ora di aprire un dialogo?
      Noi donne abbiamo bisogno di essere ascoltate… personalmente non mi serve l’aver ragione…

      • alessiox1 ha detto:

        ma a molte donne piace essere sottomesse se no non si spiegherebbe il successo del libro 50 sfumature di grigio.

      • A molti uomini piacerebbe indossare le mutande sopra i pantaloni e il mantello, altrimenti non si spiega il successo di Superman…

      • paolam ha detto:

        Ma ciò che ho scritto non implica affatto che io pensi che debba essere così, che dovrà essere così, che le cose non possano cambiare, né tanto meno che non possiamo cambiarle. Per cambiare le cose che non ci piacciono dobbiamo capire come funzionano e come hanno funzionato finora. Dialogo con chi? Prima di tutto con noi stesse: ascoltiamoci. E aspettiamoci pure che anche gli uomini incomincino a interrogare sé stessi.

      • Paolo1984 ha detto:

        alessio x1..il successo delle cinquanta sfumature on spiega nulla tantomeno le fantasie femminili (che poi ogni donna ha le sue e io non giudico)

  9. marko912013 ha detto:

    L’ha ribloggato su markolab91e ha commentato:
    bellissimo articolo

  10. marko912013 ha detto:

    segui markolab91.wordpress.com

  11. Close The Door ha detto:

    In ogni discussione in cui si parla di stupri di gruppo e di baby-squillo si parla della (in)capacità delle giovani d’oggi di dire di no oppure della loro richiesta di soldi facili, mentre l’immaginario erotico maschile, giovane e meno giovane, è il grande escluso dalla conversazione. Tempo fa avevo letto una petizione contro il porno su Internet scritta dal punto di vista degli attori e delle attrici che ci lavorano – l’accusa è quella di schiavizzare e di degradare gli attori che hanno per lo più storie personali di abuso sessuale in famiglia. Poi ovviamente i Rocco Siffredi esistono ed esistono anche sue degne colleghe.

  12. Pingback: Porno & Violenza | Nuvolette di pensieri

  13. uomo apprendista femminista ha detto:

    Io guardo frequentemente alcune produzioni porno. Quando mi sono trovato a dover conciliare questo aspetto della mia sessualità con la mia visione del mondo sempre più femminista, ho trovato utili le argomentazioni e i ragionamenti di persone queer e femministe che lavorano in questo ambiente e che parlano di sè. Suggerisco di cercare in rete. La gente che ha girato “Crash Pad” o “Dirty Diaries” può essere un punto di partenza.

    Il mondo del porno -e i diversi modi in cui le persone guardano il porno- sono incredibilmente problematici. Quest’articolo però secondo me non analizza tanto bene alcuni di questi problemi, è un po’ superficiale in alcune spiegazioni.

    Suggerirei di non parlare “del cinema porno” in generale e di non affrontarlo come qualcosa di unitario. Ci sono troppe differenze: nel contenuto, nel “tono”, nel rispetto o meno delle persone coinvolte, nelle motivazioni che portano a realizzare un film…

    Sotto la denominazione “porno” mettiamo assieme le autoproduzioni di un collettivo di attiviste punk femministe, i filmini girati da un anonimo stronzo maltrattando una prostituta in una camera di motel e i film semi-hollywoodiani con le pornostar del momento. Mettere tutto assieme non ci aiuta quando le differenze sono più delle cose in comune.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...