Affidamento alternato e sviluppo del bambino

 di Eliette Abécassis, (docente di filosofia, regista, scrittrice e sceneggiatrice) e Janine Abécassis (professoressa emerita di psicologia clinica e psicanalista)

Taduzione di Maria Rossi

fonte: Huffington Post

Venerdì 4 ottobre 2013 nello stesso momento in cui il Senato approvava un emendamento che privilegia come modalità di affidamento quello alternato, si è svolto un convegno scientifico organizzato dalla World Association for Infant Mental Health (Associazione Mondiale per la Salute Mentale Infantile), presieduto da Monique Bydlowski, psichiatra e psicanalista. Vi hanno partecipato luminari della psichiatria infantile come Maurice Berger, Pierre Levy-Soussan e Pierre Delion, esperti di psicologia dello sviluppo come Blaise Pierrehumbert che ha scritto un libro fondamentale sull’attaccamento ( Le premier lien) e Sylvain Missonnier, docente di psicopatologia clinica del periodo perinatale e della prima infanzia, copresidente del gruppo francofono della World Association for Infant Mental Health.

Nel corso del convegno sono state enunciate idee fondamentali sugli effetti dell’affidamento alternato sulla salute mentale del bambino.

Come ha ricordato Emmanuelle Bonneville-Bauchelle, si dice che il bambino si adatta a tutto, ma il problema è di sapere in che modo e a quale prezzo. I bambini in affidamento alternato consumano le energie per difendersi da ciò che loro impone la vita quotidiana, anziché impiegarle per svilupparsi intellettualmente e affettivamente. Il problema per loro consiste nel preservare il proprio sentimento di sicurezza, un bisogno fondamentale dell’infanzia e necessario a tutte le età. Infatti, è importante disporre di una base sicura a qualsiasi età, godere di un’oasi di pace, di una casa propria dove ricaricarsi, dove recuperare le forze prima di affrontare il mondo e la vita.

Per il bambino, questa base sicura è costituita da tre condizioni essenziali:

Una presenza, cioè, un legame con un altro essere umano sul quale il bambino ha investito molto per la sua capacità di capirlo e di consolarlo quando ne ha bisogno. In generale, è la madre che si occupa di lui, quando è in grado di farlo in modo adeguato. Il suo legame con il bambino è naturale, è lei che lo ha portato in grembo per nove mesi, è la sua voce che il piccolo ha sentito quando era allo stadio fetale, è lei che lo ha nutrito negli anni fondamentali della costruzione dell’attività psichica e la ” preoccupazione materna primaria” della “madre sufficientemente buona” descritta da D.W. Winnicott, chiamata “trasparenza psichica” da Monique Bydlowski per descrivere le caratteristiche dell’attività psichica materna durante la gravidanza, è stata essenziale per la sicurezza del bambino. Questa figura, che gli psicologi chiamano “figura di attaccamento”, è quella che assicura al bambino una continuità relazionale. Certo, la crescita psichica riduce il bisogno di contatto con la figura di attaccamento sicuro, ma almeno per i primi due anni di vita il bambino deve beneficiare del conforto che lei gli procura, ogni volta che egli segnala di averne bisogno. Questo legame, che fonda il narcisismo e la fiducia, permette al bambino di tollerare l’assenza della figura di attaccamento rappresentandosela e conservandone l’immagine, evitando così di essere invaso da una terribile angoscia da abbandono. Emmanuelle Bonneville-Bauchelle ha aggiunto che il sostegno offerto al bambino dalla permanenza di questa presenza è ancora più apprezzabile per lui: una durata che parrebbe breve a un adulto, può sembrare estremamente lunga a un bambino piccolo. E la separazione dalla figura di attaccamento principale deve essere breve quando il bambino è piccolo.

La seconda condizione per costruire questa base di sicurezza è la possibilità di disporre di un luogo di vita stabile che consolidi il sentimento di sicurezza. Le persone che assistono i senza fissa dimora hanno evidenziato come questa situazione incida sulla loro salute mentale. Senza un domicilio permanente, senza un contesto con dimensioni e regole stabili e permanenti, l’essere umano non può crearsi i riferimenti necessari alla costruzione della propria identità, soprattutto nei primi anni di vita. Più si trova senza domicilio fisso, più aumenta la sua angoscia da abbandono che lo mantiene nell’incapacità di fare a meno del contatto sensoriale diretto con la figura di attaccamento. Gli sforzi di controllo e di dominio della situazione si esauriscono senza questo sostegno essenziale alla sua formazione psichica.

La terza condizione è evidenziata dal lavoro di Bernard Gibello (L’enfant à l’intelligence troublée), che mostra come l’assenza di stabilità sia di grave nocumento all’acquisizione della capacità di pensare e allo sviluppo cognitivo. Permanenza dell’oggetto e pensiero sono legati nello psichismo umano. Alienati dalla mobilitazione di tutte le loro energie difensive al servizio del tentativo di esercitare un controllo sulle loro relazioni, questi bambini sono poco curiosi e poco disponibili all’apprendimento.

L’intervento dell’avvocato Rodolphe Constantino è stato molto interessante, allorché, forte della propria esperienza, egli ha mostrato che se i bambini non traggono alcun vantaggio dall’affido alternato, alcuni genitori vi si adattano invece benissimo: questa soluzione offre loro molti vantaggi, tanto più che si dà per scontato che l’affidamento alternato sia lo strumento per garantire l’interesse dei bambini senza sentirsi in colpa. Al bambino la faccenda viene presentata come una soluzione adatta ai suoi bisogni, mentre, in realtà, essa permette a ciascun genitore di vivere liberamente senza i figli una settimana su due. Nello stesso tempo permette di sottrarsi agli obblighi finanziari, ossia di evitare l’erogazione di un contributo per il mantenimento e l’educazione del bambino, giacché il 76% degli affidi con residenza alternata non comportano il versamento dell’assegno alimentare. Consente anche di evitare qualsiasi altro conflitto, poiché l’affido con residenza alternata diventa una sorta di moneta di scambio. “Che cinismo!” denuncia l’avvocato, allorché sente frasi come questa: “Do il mio consenso alla residenza alternata se mi viene offerta una prestazione compensatoria”, oppure “Chiederò l’affidamento alternato, se la mia ex sarà troppo esigente”. L’affidamento alternato è spesso la soluzione che permette ai genitori di affermare con orgoglio “che la loro separazione è riuscita” se non lo è stato il loro matrimonio. L’affidamento alternato va a vantaggio dei genitori, non dei bambini. Gli avvocati si fanno portavoce di queste richieste, talvolta ne sono complici. La legge del marzo 2002 risulta dunque molto criticabile, perché “elaborata su pressione di una certa lobby, senza aver consultato gli specialisti dello sviluppo infantile”. Essa non ha posto alcun limite alle condizioni di applicazione, come la prossimità geografica, l’età del bambino, l’accordo dei genitori. Il vero problema della legge è questo: “Essa contiene in sé il difetto, così come la mela contiene il verme, perché ha sancito il principio della bigenitorialità nell’ambito di una concezione egalitaria dei diritti dei genitori”. Il problema posto dall’articolo 73, comma 2, che stabilisce che “il padre e la madre devono mantenere rapporti personali con il bambino e rispettare il suo legame con l’altro genitore” consiste nel fatto che la legge si esprime a favore della bigenitorialità e non dell’interesse del bambino: essa sancisce il diritto dei genitori di mantenere i rapporti con i bambini, mentre avrebbe dovuto consacrare il diritto dei bambini a mantenere questi rapporti. Quando si dice che “il genitore deve mantenere il legame con il bambino”, si eleva il diritto del genitore al rango di un principio, quasi si trattasse di una norma superiore che deve essere imposta all’altro genitore. “Voi non vi immaginate la gravità di questa norma, allorché viene richiamata dinnanzi ai giudici preposti al trattamento delle cause relative al diritto di famiglia, poiché spesso si preferisce sacrificare l’interesse del bambino sull’altare del diritto sacralizzato dei genitori a intrattenere rapporti con lui”, afferma Rodolphe Constantino, aggiungendo che “il diritto del bambino non trova posto nella legge”.

Anche l’intervento del magistrato Edouard Durant ha mostrato che la residenza alternata e l’interesse del bambino sono spesso in contrasto, come dice emozionato: ” Soffro di insonnia perché sono consapevole dei guasti che ho prodotto nelle famiglie. Ciò che mi tormenta di più sono gli errori giudiziari che ho commesso senza saperlo. Una donna mi ha detto: “Signor Giudice, Lei ha distrutto la mia vita e io non so più cosa fare”.

Per lui, il problema consiste nel sovvertimento del diritto del bambino. Il diritto di famiglia deve evolversi, ma non può farlo sotto l’influsso di richieste di categoria. Esso si è evoluto sotto l’influsso del diritto della donna e del diritto del bambino. Oggi, per l’oscillare del pendolo, si ritorna indietro, con l’affermazione del ruolo dei padri. La breve parentesi durata 43 anni che ha restituito diritti alle donne e alle madri sta per finire. Il magistrato Edouard Durant ha anche denunciato il movimento di sottrazione delle cause ai giudici, per l’ingiunzione a raggiungere un accordo extragiudiziale tra le parti, soprattutto nel momento di maggior disaccordo. “La bigenitorialità – per lui – è la nostalgia dell’indissolubilità del matrimonio. La vostra convivenza è stata disastrosa, ma dovete esercitare la funzione genitoriale insieme, in modo assurdo” – dice. Ciò che è accaduto nell’ambito coniugale non avrebbe ripercussioni su ciò che accade nell’ambito genitoriale. Ora: esistono situazioni nelle quali è necessario invece sciogliere sia il legame coniugale che quello genitoriale. Anche il concetto di alienazione genitoriale è falso e deleterio, come osserva il giudice: se una madre dice “il bambino non sta bene con il padre” la si considera alienante.

Fare della residenza alternata il modo prioritario di affido, significa anche assoggettare le famiglie a un imperativo molto forte: il buon padre è quello che chiede l’affidamento alternato, anche se non lo vuole veramente, ma lo fa per evitare di passare per un cattivo padre.

Il giudice preposto al trattamento delle cause relative al diritto di famiglia è il giudice che deve tutelare il bambino, perché deve prendere le decisioni utili per lui. Dovrebbe dunque avere una formazione psicologica, soprattutto conoscere la teoria dell’attaccamento e gli apporti essenziali della psicanalisi dell’infanzia, apporti che hanno stabilito in modo incontrovertibile la necessità di prendere in considerazione i bisogni fondamentali di questi piccoli soggetti.

Si tratta di pensare prima di tutto all’interesse del bambino. In questo contesto, i diritti dell’uomo non dovrebbero fermarsi alla soglia della sfera privata.

  • Maurice BERGER : 2004, « L’échec de la protection de l’enfance » 2° édition augmentée, Donod, Paris
  • Jacqueline PHÉLIP et Maurice BERGER : 2012, « Divorce, séparation, les enfants sont-ils protégés ? Paris Dunod
  • Blaise PIERREHUMBERT, 2003 ” Le premier lien” Odile Jacob
  • Donald Woods WINNICOTT « De la pédiatrie à la psychanalyse,” « Petite Bibliothèque Payot », Paris, 1975, p.168-174.
  • Monique Bydlowsky, Je rêve un enfant. L’expérience intérieure de la maternité, 2000 O. Jacob, Paris
  • Bernard GIBELLO ” L’enfant à l’intelligence troublée“,2009: Enfances, Paris, Dunod
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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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12 risposte a Affidamento alternato e sviluppo del bambino

  1. alessiox1 ha detto:

    Ma poniamo che una coppia si separi senza troppa conflittualità, non si potrebbe fare una settimana con un genitore e un altra con l’altro?

  2. Romano ha detto:

    Ping-pong con le persone.

  3. giulia ha detto:

    Personalmente credo che l’affidamento alternato sia dannoso anche sopra i 4 anni.
    I miei genitori si sono separati quando ne avevo 5, non era sposati, e di (più o meno) comune accordo mi hanno costretta alla classica settimana con uno e con l’altro per anni.
    E’ una cosa di cui ancora risento, fu un incubo durato 13 anni.
    Nonostante le mie richieste di stabilirmi solo da un genitore perché non riuscivo a sopportare oltre lo stress (non mi adattavo alla casa nuova se non quando dovevo già andare via), non mi hanno mai concesso questo privilegio perché volevano continuare entrambi a vedermi con regolarità.

  4. STEFANO ha detto:

    ..affinché una ricerca sia valida va condotta su un certo numero di persone: le teorie di luminari più o meno conosciuti rimangono solo teorie se non sono sostenuti da “prove” monitorate ed eseguite con certi criteri. Riguardo ai danni prodotti dall’affido alternato credo siano senz’altro molto minori rispetto a quelli prodotti dall’affidamento condiviso (che non è nient’altro che il vecchio affido esclusivo a cui hanno solo cambiato il nome). Riguardo al “luogo di vita stabile” per il bambino, molti bambini di genitori separati rispondono con orgoglio di avere 2 case, per cui non sembra essere un problema. Lo stesso vale per la “persona di riferimento”: se ve ne sono 2 (entrambi i genitori), questo non può che aiutare i bimbi…

  5. Marco ha detto:

    Sono un padre di una bimba di due anni e mezzo
    Mia figlia trascorre con me una notte a settimana ( più varie visite e incontri settimanali – praticamente ci vediamo tutti i giorni).
    Sono assolutamente contrario all’affido alternato, specie in tenera età.
    Al tempo stesso credo che il padre debba essere il più presente possibile con il figlio/a e non debba essere ostacolato in nessun modo dalla madre. (purtroppo ciò che ha spinto il legislatore ad ideare questo abominio è stato in parte dovuto agli atteggiamenti materni, che in molti casi si approfittano palesemente della prassi legale in fatto di mantenimento economico e gestione dei figli. Una analisi seria non può trascurare a priori questo aspetto fondamentale).

    Come spiega che nel mio caso è la madre a tentare di imporre fin da questa tenera età della bimba, l’affido alternato?

    Contempla la possibilità che ci siano al mondo padri responsabili e che farebbero di tutto per il bene del figlio/a?
    E che al tempo stesso ci siano madri che non fanno ciò?

    • “Contempla la possibilità che ci siano al mondo padri responsabili e che farebbero di tutto per il bene del figlio/a?
      E che al tempo stesso ci siano madri che non fanno ciò?” Ovvio che si. Dove è scritto il contrario?

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