Essere omofobi è bruttissimo

Ho letto un post molto interessante, dal titolo “Metabolizzando la grammatica delle relazioni“, dal quale vorrei citare questa frase (nella speranza che vi invogli a leggere l’articolo per intero):

La fragilità spaventa, perché contraria al controllo: è l’altro che è in noi. Ognuno ha il suo abisso… La reazione di rifiuto nei confronti della fragilità altrui, è come una proiezione di questa censura della propria.

La notizia: un giovane si suicida a Roma e lascia un messaggio: «Sono gay. L’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza».

Durkheim, nel volume Le suicide (1897), si ripropone di risalire alle cause sociali del suicidio, al di là delle eventuali cause immediate di natura psicologica, ponendo l’accento su variabili sociologiche complesse quali l’integrazione sociale e la solidarietà sociale. Individua tre principali tipi: il suicidio egoistico (conseguenza di un eccesso d’individualismo:  la persona si sente estranea al proprio gruppo e il dislivello fra i propri desideri e la loro possibilità di realizzazione nell’ambito della società diventa a poco a poco incolmabile); il suicidio altruistico (scelto in nome del superiore interesse della comunità: ), il suicidio anomico (indotto dal venir meno dell’ordine collettivo, cioè dell’insieme delle norme sociali, dei modelli di comportamento e dei valori fondanti una società: questo tipo di suicidio, è motivato generalmente dalle delusioni e dalle frustrazioni causate dai rapporti sociali). Alla luce dell’opera di Durkheim, le tesi sostenute e condivise tuttora da parte della psichiatria (ogni suicidio è frutto di patologia mentale), appaiono semplicistiche e riduttive. L’individuo, secondo Durkheim, non è il solo fattore che determina il suicidio: la società tutta ha un ruolo determinante nella decisione di porre fine alla propria vita.

Non la pensa così Carlo Giuseppe Gabardini, che dalle pagine di Repubblica, sente il bisogno di rispondere al gesto del giovane, così:

Caro ragazzo gay, o bisex, o indeciso o boh, la vita è durissima, spesso è uno schifo, ma la propria identità sessuale non può mai essere un motivo per deprimersi, farsi del male, uccidersi.

Carlo Giuseppe Gabardini si rivolge ad un ipotetico “ragazzo gay” e gli spiega che “essere gay è bellissimo”.

Perché secondo Gabardini a spingere questo ragazzo ad uccidersi non è stata la società che lo rifiutava in quanto gay, ma la sua personale convizione che “essere gay è bruttissimo”.

Perché, invece, essere gay è bellissimo?

Ci spiega la lettera:

Caro ragazzo gay, o bisex, o indeciso o boh, la vita è durissima, spesso è uno schifo, ma la propria identità sessuale non può mai essere un motivo per deprimersi, farsi del male, uccidersi. Scusami se ti scrivo, ma io ho bisogno di dirti una cosa: essere gay è bellissimo. Non è una colpa, non è un atteggiamento che uno sceglie, è normale tanto quanto non esserlo. Ma la cosa che nessuno dice mai è che essere gay è anche bellissimo.

se tu finalmente ti convinci di essere nella tua squadra del cuore, la più splendente perché meglio definisce i tuoi gusti sessuali, beh, allora che ti frega che — quasi sempre per invidia — quelli di altre squadre ti prendano in giro?

Essere gay è bellissimo perché è come avere “una squadra del cuore”, “la più splendente”: basta convincersene e tutto andrà bene.

“Cosa avviene quando la squadra del cuore rimane ultima in classifica?” vorrei chiedere a Gabardini.

Se la vita è un campionato e ognuno di noi si identifica con una squadra, conta poco l’entusiasmo che mettiamo nel gioco: se le regole sono scritte in modo che solo certe squadre possano vincere, mentre altre partono con decine di punti di svantaggio e la nostra viene accolta da un coro di insulti crudeli ogni volta che scende in campo, non è così facile “convincersi” di essere nel team “più splendente”.

In rete spopola il gioco “Gay Hunter” e migliaia di persone si divertono a sparare in faccia al gay che corre nudo nel bosco.

Non ha importanza, spiega Gabardini, sono solo “invidiosi“; basta non dire a nessuno che sei gay e il problema è risolto.

Guido Barilla, in una intervista, sente il bisogno di farci sapere che non vuole gay nelle pubblicità dei suoi prodotti.

L’Avvocato Taormina dichiara pubblicamente: Mai un gay nel mio studio, sono contro natura.

Gli insegnanti nelle scuole sono liberi di educare i ragazzi italiani all’omofobia.

Ma il problema, secondo Gabardini, non sono gli omofobi:

Io vorrei che queste morti più che gli omofobi scuotessero tutti noi non-omofobi a dire tranquillamente che essere gay è bellissimo, stupendo, perfetto. Perché il problema sono i nonomofobi che comunque, spesso inconsciamente, continuano a pensare e far proliferare l’idea che essere gay sia un problema, una colpa, una tragedia, una questione spinosa di cui occuparsi.

Chi deve mettersi in discussione non sono quelli che a voce alta diffondono attraverso i media e la scuola l’idea che essere gay è contronatura, che i gay andrebbero curati, emarginati o eliminati, no: sono i non-omofobi che pensano di doversi occupare di questa “spinosa faccenda” a sbagliare atteggiamento.

Perché la soluzione migliore ad un problema è fingere che non esista: ignorate il problema, e si risolverà da sé.

Se proprio sentite il bisogno di fare qualcosa, potete mettervi di fronte a Guido Barilla e sorridergli come fosse uno scemo; non serve parlare, tanto “lui non capirà mai che quello che ha bisogno di essere curato è lui, e penserà addirittura d’aver vinto.” Se obietti e spieghi all’omofobo che sta sbagliando, lui penserà di aver vinto (?), perché parlare con un omofobo è come chiedere un consiglio a un sacchetto di carta o un bacio a un kiwi.

Come facciano dei kiwi a dirigere grandi aziende o a discutere importanti cause in Tribunale, questo è il vero mistero. Che vuoti sacchetti di carta abbiano il potere di decidere chi lavora e chi no, questa è la vera “spinosa questione”. Che la cultura omofoba rientri nei programmi scolastici, questo dovrebbe provocare qualcosa di un po’ più forte di un sorrisetto supponente.

E’ per tutte queste ragioni che un ragazzo può decidere di suicidarsi, non certo perché non è consapevole che avere l’opportunità di essere se stessi sarebbe bellissimo.

“Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.” è una celebre frase di Elie Wiesel, che mi sembra stia bene in calce a queste riflessioni.

La posizione che vorrei prendere, di fronte a questa spinosa questione, è contro l’omofobia e non contro chi si è arreso e ha perso ogni speranza, solo perché questo qualcuno mi rimanda l’immagine di quella parte di me torturata e vilipesa che è stanca di lottare.

Gabardini si rifugia in un ideale mondo “giusto” in cui l’omofobia non è che un piccolo brutto neo che può essere tranquillamente ignorato, inconsciamente colpevolizza la vittima (il problema sono i nonomofobi), forse perché lui per primo ha bisogno di sentirsi dire che “va tutto bene”.

No, non va tutto bene, e non perché non sappiamo che essere gay è bellissimo, ma perché troppa gente non sa che essere omofobi è bruttissimo ed è questo che dobbiamo dire a voce alta.

Non siamo soli, Gabardini, è vero, siamo una squadra: ma non possiamo limitarci a giocare. Dobbiamo cambiare le regole del gioco, altrimenti rimarremo eterni perdenti.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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6 risposte a Essere omofobi è bruttissimo

  1. Lidia Zitara ha detto:

    Non sono riuscita a leggere tutto, mi dispiace. Sono assalita dalla rabbia, mi batte forte il cuore e mi pulsano le tempie. per definire questo soggetto non trovo parole, non in questo momento. Gli ho mandato un tweet, ma sai…neanche li leggerà. Si credono divinità, padretenti, arbitri in terra del bene e del male, maestri di pensiero. Sono molto, molto arrabbiata. Si può scrivere “incazzata”? perchè lo sono, e tantissimo!

  2. alessiox1 ha detto:

    Questo ragazzo si è ucciso perché veniva deriso e visto in modo negativo dalle persone, io non capisco perché essere omofobi intanto mi viene in mente una frase di Morgan Freman (non so se sia veramente sua) “tu non sei omofobo tu non hai paura tu sei stronzo” in effetti le persone mica hanno paura dei gay non è una fobia scusa che si può usare sugli immigrati.

  3. IDA ha detto:

    Quello sul suicidio lo condivido, il potenziale suicida, si sente diverso e perde i suoi rapporti sociali, si svuota di umanità,.escludendosi dal contesto comunitario……qualcuno, non ricordo chi, diceva che la violenza ( e il suicidio è una forma di violenza) in una società e direttamente proporzionale alle divisioni sociali, ….
    L’omofobia non solo è brutta, ma anche sintomo di ignoranza, in quanto è basata su pregiudizi e false convinzioni.. ma in questi ultimi anni, l’ignoranza avanza, senza incontrare molti ostacoli, al contrario avanza in un terreno fertile fatto dall’analfabetismo politico dei politici, e da questi attori..che come cantava De Andre: “voi avete voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo, voi avevate voci potenti, adatte per il vaffanculo.”

  4. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Stephane Hessel diceva ai giovani “Indignatevi”. I nostri intellettuali dicono ai giovani “infischiatevene”. Il “menefreghismo” come antidoto all’ingiustizia e alla discriminazione…ma chi ha detto che “fregarsene” è una virtù? Fregarsene è un privilegio. Se ne frega chi può. Se ne frega chi non prova nessuna solidarietà per gli altri e pensa solo a sopravvivere. Da fuori, il silenzio del giusto e il silenzio del vigliacco sono indistinguibili…

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