Le politiche dei papà separati in Australia… e in Italia. Strategie a confronto.

Tratto da The politics of fathers’rights activists –Le critiche all’operato dei Tribunali meritano di essere esaminate alla luce dei fatti? di M.C.Dunn

Il testo esamina i contenuti, caratterizzati da hate speech ed estremismo, dei “fathers’ right groups” australiani. Analizza il comportamento e il linguaggio di due dei maggiori gruppi organizzati, lo Shared Parenting Council of Australia (SPCA) e la Fatherhood Foundation (FF), con particolare attenzione ai temi della violenza contro donne e bambini e il modo in cui questo tema entra in relazione con l”assenza del padre”. L’articolo fornisce anche prove di come collettivi organizzati in rete, collegati a questi due gruppi maggiori, incitino all’odio verso le donne e verso coloro che sono percepiti come “sostenitori” delle stesse. Esamina le ragioni che stanno alla base dell’accoglienza che il mondo della politica riserva a questi gruppi, mentre l’odio e il livore che emergono dai loro discorsi vengono completamente ignorati, a detrimento della condizione di donne e bambini.

Nel 1995, quando la Australian Family Law stava per essere modificata,  il giudice Nichols, a capo della Family Court of Australia, dichiarò: “Alcuni persone e alcuni politici, con limitate conoscenze degli argomenti in oggetto, si aggrappano a soggetti disfunzionali allo scopo di raggiungere obiettivi apparentemente politici. Questo è l’ultimo disgraziato effetto del progressivo aumento di potere in capo a questi soggetti: non solo il loro comportamento è considerato accettabile, ma suscita simpatie e approvazione da parte dei politici e del Governo. Questa Corte ha fin troppa esperienza del fatto che coloro che muovono quelle critiche si sono comportati in modo tale che le loro critiche non dovrebbero neanche essere prese in considerazione, e mi riferisco ad episodi di violenza contro donne e bambini.”

Il Giudice Nichols era consapevole del fatto che i più ostili critici del sistema giudiziario in tema di diritto di famiglia erano “persone insoddisfatte dell’andamento delle cause che avevano intrapreso in Tribunale, spesso persone chiaramente disturbate”. Inoltre, era consapevole del fatto che quelle stesse persone e i gruppi ai quali queste persone facevano riferimento avevano libero accesso ai corridoi del potere, accesso che ha condotto a riforme che impediscono di intervenire in caso di violenza posta in essere contro donne e bambini.

“Queste persone” ha dichiarato il Giudice Nichols “che dichiarano di difendere i diritti dei padri, in realtà fanno molto poco per la causa. Ci sono diritti legittimi che possono essere rivendicati, ma per una effettiva uguaglianza è importante che nei Tribunali non si adottino atteggiamenti discriminanti né nei confronti degli uomini né nei confronti delle donne.”

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Nel 1998 Warwick e Alison Marsh fondano la Fatherhood Foundation (FF) in risposta a quella che percepivano come una “crisi della società” causata dalla mancanza della figura paterna e dall’aumento dei divorzi. A sostenere la loro ascesa è stato l’aggregarsi di alcuni gruppi a sostegno dei diritti dei padri, come il “Fairness in Child Support/Non-Custodial Party” e la “Lone Fathers Association“. L’alleanza con il men’s health network, i gruppi di preghiera cristiani e conservatori e altri gruppi che rivendicano “i diritti degli uomini“, ha fatto in modo che la FF riuscisse a proporre la riforma del diritto di famiglia in modo più strategico. Obiettivo della riforma è rivendicare i diritti dei padri sui bambini, sulla base di contestabili affermazioni quali “troppi uomini si stanno suicidando a causa di un sistema giudiziario sempre a favore delle donne”, una situazione risolvibile solo per mezzo dell’imposizione della shared care.

Con shared care queste organizzazioni intendono una disposizione di legge che stabilisca che, i caso di separazione, i bambini debbano vivere il 50% del tempo con ciascun genitore; quei genitori che non intendono rispettare questo genere di accordo, devono rivolgersi al Tribunale per contestarlo, come spiega Matilda Bawden, portavoce dello Shared Parenting Council of Australia (SPCA): “Entrambi i genitori hanno il diritto di mantenere contatti con la prole con tempi paritetici e coloro che ritengono che questo non sia nel superiore interesse del minore debbono contestare l’affido condiviso in Tribunale”: ma le circostanze in cui un simile accordo è contestabile, da questi soggetti, non sono mai state chiarite.

E’ importante stabilire il corretto significato di shared care, perché mentre per questi gruppi il termine va interpretato come paritetica permanenza presso ciascun genitore, il Family Law Act modicato nel 1996 chiarisce che con “affido condiviso” si intende equamente condiviso non il minore, ma la responsabilità genitoriale nei suoi confronti: entrambi i genitori sono ugualmente responsabili del suo benessere ed è solo il benessere del minore (non le rivendicazioni dei genitori) il criterio sulla base del quale stipulare degli accordi che stabiliscano come e dove debba risiedere.

E’ a partire dal 2002 che i maggiori esponenti della FRAO (Fathers Rights Activist Organization) cominciano ad usare la più ambigua denominazione “Shared Parenting Council of Australia” (SPCA), con l’intento di proporsi come movimento supportato anche dalle donne (donne di solito rappresentate prevalentemente da seconde mogli o nonne paterne).

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Mentre la Fatherhood Foundation è caratterizzata da un nucleo fondamentalista cattolico, che pone particolare enfasi sul ruolo determinante del padre all’interno della famiglia, lo Shared Parenting Council of Australia si propone a sostegno dei diritti del genitore “non collocatario” (quello che normalmente risiede meno tempo col minore), ma sono molti gli attivisti che compaiono in entrambe le organizzazioni o si spostano da una all’altra. Entrambe, comunque, sostengono la medesima riforma del diritto di famiglia, che richiede un equa divisione dei tempi di permanenza del minore presso i genitori, ma rivendica anche il diritto degli uomini su beni e proprietà condivisi in constanza di matrimonio e contesta gli ammortizzatori sociali a favore delle famiglie monogenitoriali.

Un esempio di influenza fondamentalista cattolica sul movimento nel suo insieme è costituito dal Festival of Light e dalle  Australian Families Associations: questi gruppi propongono “misure preventive” alla disgregazione delle famiglie, ponendosi l’obiettivo di disincentivare le separazioni; di fatto l’enfatizzazione del legame tra padre e prole può trasformarsi in una riduzione della libertà personale della madre, mentre la paritetica suddivisione dei tempi di permanenza del minore è funzionale ad eliminare l’assegno di mantenimento, riducendo la possibilità materiale di emanciparsi dal matrimonio per una donna con scarse risorse economiche.

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Tutte le associazioni che reclamano una riforma del diritto di famiglia sono in qualche modo collegate con lo Shared Parenting Council of Australia.

Un’altra associazione affiliata è la Family Law Reform Association, che proclama di battersi per i diritti di entrambi i genitori, senza distinzione di genere, salvo poi precisare che comunque, nel sistema giudiziario vigente, sono sempre i padri quelli svantaggiati. Ma le associazioni sono tante: la Dads Australia Inc, la Fathers After Divorce, la Men’s Confraternity, la Men’s Rights Agency, la Ozydads e il Separated Fathers Network, tutte denominazioni che dimostrano come il SPCA sia focalizzato sulla rivendicazione dei diritti del genitore di sesso maschile: la nuova denominazione accoglie le istanze di entrambi i genitori solo nel titolo.

Lo SPCA gode di agganci politici, in diverse fazioni. Il Direttore dello SPCA Geoffrey Greene, già vice dirigente del Liberal Party nel South Australia, milita attualmente nel Liberal Party del Queensland, mentre una dei fondatori del SPCA, Matilda Bawden, è una canditata per i Democratici. Entrambi sono collegati alla Richard Hillman Foundation (RHF), una associazione collegata alla FRAO che rivendica i diritti di quei padri “falsamente accusati di molestie sui minori“.

falsiabusi6La strategia del movimento per la riforma del diritto di famiglia è stata quella di cercare politici simpatizzanti. La maggior parte dei rappresentanti dello SPCA ha una storia di attivismo politico alle spalle.

Una delle fondatrici della Men’s Rights Agency, Sue Price, e l’attuale direttore dello SPCA, Michel Green, hanno promosso una proposta di legge che parte dal presupposto che il sistema giuridico discrimina gli uomini in caso di separazione conflittuale e che la mediazione dovrebbe essere la prima opzione in questi casi. Casualmente, Green gestisce un servizio di mediazione familiare a Sidney.

mediazione

Sin dal 1995 politici conservatori e attivisti dei gruppi di papà separati hanno sostenuto un ritorno ai valori (cattolici) della famiglia tradizionale, l’unica in grado di garantire stabilità sociale, condannando le famiglie monogenitoriali costituite da madre e prole, in quanto situazione inidonea a garantire un sano sviluppo del bambino.

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I danni procurati dall’assenza del padre non trovano fondamento nei dati empirici raccolti dalla letteratura scientifica. La documentazione presentata da queste associazioni a supporto della tesi è selezionata ad hoc per dare l’impressione di una relazione di causa ed effetto fra l’assenza di un genitore e risultati disastrosi per la prole, relazione determinata soprattutto dalla volontà di ignorare tutte le altre variabili di natura sociale che concorrono all’insorgere di problemi nello sviluppo del bambino e  tutti gli studi che giungono a conclusioni in contrasto con questa ipotesi.

Malgrado manchino vere e proprie “prove” dell’esistenza di una crisi attribuibile ad una assenza del padre, l’argomento ha riscosso un grande successo ed ha ottenuto una immediata diffusione mediatica.

Il tema dell’ “assenza del padre” viene ufficialmente formalizzato il 26 giugno 2003, con il lancio di un manifesto politico: “The 12 Point Plan”, avvenuto alla National Strategic Conference on Fahterhood, presso la Parliament House di Canberra, evento al quale hanno preso parte politici e media.

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Un esempio su tutti: Michael Flood, a proposito dell’affermazione – riportata nel 12 Point Plan – “i ragazzi cresciuti in una famiglia senza padre presentano una tendenza a commettere stupri 14 volte superiore a quelli cresciuti a contatto con la figura paterna”, ha scoperto che si tratta di una invenzione che non risulta in nessuna statistica: eppure, sebbene si tratti di un dato privo di fondamento, è citato continuamente a dimostrazione della “crisi da assenza del padre”.

Alcuni politici sono talmente convinti dell’esistenza di una “crisi” dovuta alla mancanza di una figura maschile nel nucleo familiare, da citare simili false informazioni nei loro siti web, persino nei loro discorsi in Parlamento. Questi discorsi stimolano sempre più esponenti politici ad attivarsi a favore della lobby dei papà separati, sulla base di argomenti discutibili come “il peggioramento dei risultati scolastici dei ragazzi“, “la mancanza di un ruolo maschile di riferimento”, “l’aumento dei suicidi degli uomini” e l’aumento della violenza in genere…

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Tutti questi allarmistici discorsi attorno all’assenza del padre sono mirati a condannare un sistema troppo “permissivo” nei confronti di chi si separa e in particolare a stigmatizzare le madri single.

Quello che gli attivisti e i politici non considerano, quando parlano dell’importanza di figure maschili e femminili di riferimento, è che determinati soggetti non possono occupare il ruolo di “modelli di comportamento” per i figli perché disfunzionali, violenti e abusanti.

Quello di cui un bambino ha veramente bisogno, più che di “simboli di mascolinità e femminilità”, sono genitori sani e in grado di occuparsi di lui senza metterlo in pericolo, in grado di supportarlo materialmente ed emotivamente (ha dichiarato l’American Psychoanalytic Association: “E’ nell’interesse del bambino sviluppare un attaccamento verso genitori coinvolti, competenti e capaci di cure“).

Quando un bambino presenta dei problemi, questo non dipende esclusivamente dal divorzio né tantomeno dal fatto che vive con una madre single, ma perché al divorzio spesso sono associate la malattia mentale, episodi di violenza domestica o altre forme anti-sociali di comportamento.

Gli attivisti della FF, del SPCA e della FRAO hanno spesso collegato gli alti tassi di suicidio maschile alla disgregazione della famiglia, al dramma dei “papà separati” tenuti lontano dai figli.

Secondo questi gruppi, sono sempre le madri ad allontanare i figli dai papà, oppure i Tribunali.

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L’associazione Dad in Distress ha denunciato 5 suicidi a settimana, mentre il SPCA è arrivato a dichiarare 3 suicidi al giorno: dati assolutamente inventati. La Commissione chiamata ad indagare sul fenomeno ha dichiarato: “non esistono ricerche statistiche sulle motivazioni dei suicidi; la commissione ha ricercato dei dati a supporto ma non esistono” (Parliament Inquiry Report 2003).

Questa enfasi sui suicidi mira a colpevolizzare le donne, che sarebbero la causa dell’instabilità mentale e della depressione maschile; la soluzione a questo problema, secondo il FRAO, non è un supporto medico-psicologico a chi manifesta sintomi di stress in caso di separazione, bensì l’imposizione della shared care.

Proporre una maggiore frequentazione con i bambini e l’ex-patner  sembra suggerire che i figli possano essere una sorta di “cura” in caso di disagio, invece che persone delle quali prendersi cura; inoltre una simile soluzione comporta un serio rischio per l’incolumità delle persone coinvolte, come dimostrano i casi di omicidio-suicidio.

Quello che viene taciuto dagli attivisti, quando si verificano simili tragici epiloghi, è la storia di violenza domestica che precede quelle che vengono definite “separazioni conflittuali”.

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L’assenza del padre, i suicidi degli uomini, tutte queste argomentazioni a sostegno dell’importanza di una disposizione di legge che imponga la shared care in tutti i casi di separazione, vanno a colpire i soggetti più vulnerabili: quelle donne e quei bambini vittime di violenza intrafamiliare, che rimangono in balia di uomini violenti.

La propaganda del SPCA e del FF è spesso accolta dai media, che la diffondono senza permettere alle organizzazioni femminili o agli esperti di fornire una diversa versione della questione.

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Per lungo tempo la FRAO ha cercato uno spazio che gli consentisse di raggiungere il grande pubblico e i suoi sforzi hanno portato, nel 2001, alla nascita del programma radio “Dads on the Air”. Il programma, provvisto di un servizio web-cast e una piattaforma on line per chi è fuori dall’area coperta, si rivolge a tutti quei mariti e papà separati infelici e “vittimizzati dai Tribunali”; naturalmente sono ospiti fissi i rappresentanti del SPCA e anche il Presidente della Fatherhood Foundation, Warwick Marsh, ha partecipato al programma. La collaborazione con la stazione radio 2GB ha messo in contatto gli attivisti dei diritti dei papà con la la sessuologa-psicologa Bettina Arndt, che ha abbracciato pubblicamente la causa sostenendo anche politicamente le istanze del movimento.

Principalmente, la propaganda del SPCA si svolge nel web: negli anni è stato creato un network fatto di siti, blog, forum e mailing list che collegano gli attivisti a livello nazionale e internazionale. Sono state identificate 28 mailing list che fanno direttamente capo all’SPCA, ma quelle connesse alle altre organizzazioni nazionali e quelle internazionali sono molte di più.

Tutti questi spazi nel web sono dichiaratamente antifemministi.

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Siti come quello del programma Dads on the Air (DOA), mailing list come quella di Ozydads o la shared parentin yahoo list, svolgono un ruolo importantissimo: reclutare sempre più accoliti.

Spesso lo scambio di informazioni degenera in vero e proprio hate speech, attacchi che incitano all’odio verso individui, collettivi, femministe, giudici, professionisti e organizzazioni che hanno in qualche modo a che fare con il diritto di famiglia. Ad esempio nel sito DOA, dopo la trasmissione radiofonica, è facile trovare parecchi commenti di anonimi che postano le loro lamentele, oppure commenti di Fathers Right Groups stranieri. I siti pubblici pretendono che il linguaggio rimanga rispettoso, ma all’interno di gruppi chiusi il tono è molto aggressivo: i discorsi sono violenti, fioccano minacce contro chiunque si opponga ai progetti o alle idee della FRAO.

povero_papàQuesto fenomeno non si verifica solo in Australia, come dimostrano gli studi svolti in Canada da Bouchard, Boily e Proulz. Nei casi in cui la violenza domestica o gli abusi sui minori emergono maggiormente, soprattutto quei casi in cui ne viene contestata le veridicità, la violenza dei commenti di molti “militanti” è una estensione delle intimidazioni familiari ai settori pubblico e politico.

giustizia_papàGran parte della retorica della FRAO consiste nell’incitare i suoi membri a inasprire i contenziosi legali.  Le indagini svolte hanno rivelato che molti commenti invitano a “trascinarla nel sistema” per “mostrare a quella puttana e a quei bastardi (i Giudici) che vogliamo il condiviso” (tratto dalla mailing list di Ozydads, 29/12/03). E’ impossibile sapere in cosa poi si concretizzano questo genere di minacce.

Il linguaggio aggressivo non risparmia i membri di quelle associazioni o rappresentanti del sistema o singoli soggetti che si esprimono in merito al diritto di famiglia. Ad esempio il Giudice Nichols o il ricercatore Michael Flood sono stati definiti “il nemico”, “vermi”, etichettati come “misandrici” e con altri termini denigratori, spesso omofobi. Occasionalmente i commenti descrivono il desiderio di uccidere questi “nemici”, soprattutto il Giudice Nichols o i suoi colleghi (“Voglio ucciderlo quello stronzo, Dio lo aiuti se trovo il suo indirizzo“, Ozydads list, 19/03/2004)

speriamo-che-schiatti11Spesso gli attivisti della FRAO accusano i Tribunali di essere come le femministe, descritte come dittatori (nazifemministe) ed accusate di “crimini contro l’umanità” o di essere “alienatrici di bambini”. La medesima reteorica è riservata a professionisti, operatori del sociale, avvocati, e persino alle forze dell’ordine, colpevoli di aver subito il “lavaggio del cervello” dalle femministe.

Ma principalmente l’odio è rivolto verso le donne, diffamate e vilipese con estrema ferocia. Se i media offrono ad alcune di queste donne la possibilità di raccontare pubblicamente la loro versione dei fatti, i commenti violenti sfociano in vere e proprie minacce o atti intimidatori, come quando il coordinatore della sezione australiana dei Fathers 4 Justice tentò di spaventare la Presidente della Sole Parents’ Union con false accuse sul sito del DOA: “Dovremmo riferire alla Child Protection Agency come tratta suo figlio” (30/05/2004).

I discorsi all’interno della FROA ruotano ossessivamente sempre attorno gli stessi argomenti: l’assegno di mantenimento, il rapporto negato con i figli, la false accuse di violenza o abuso sui minori, l’alienazione genitoriale, la discriminazione degli uomini nei Tribunali e il fatto che la violenza di genere non esiste, perché le donne sono tanto violente quanto gli uomini.

disinformazione_femministaCi sono gruppi dedicati ad alcuni temi in particolare, ad esempio quelli che ruotano attorno al concetto di alienazione genitoriale, che offrono assistenza alle “vittime” di questo disturbo e suggeriscono come inserirlo con successo nelle cause di separazione.

L’alienazione genitoriale ha ottenuto un crescente successo fra i membri della FRAO. Inizialmente veniva utilizzata solo da quegli uomini accusati di abusi sui minori o violenza domestica, ma adesso è ampiamente usata dai mariti infastiditi da ciò che loro percepiscono come un “appropriarsi” dei bambini da parte dell’ex-partner; spesso sono supportati dalle secondi mogli, che testimoniano in Tribunale l’intenzione delle madri di “alienare” i bambini non permettendo contatti più frequenti con il nuovo nucleo familiare.

Parecchi siti riguardano la povertà dei padri separati, ridotti in miseria dagli assegni di mantenimento. Paradossalmente gli stessi individui che dichiarano il loro amore spassionato ai figli, il loro desiderio di averli più vicini, non mostrano il medesimo entusiamo quando si tratta di contribuire alle spese che li riguardano.

Ma sono molte le contraddizioni che emergono dai discorsi dei militanti del FROA: “E’ tutto una merda. Fotti il sistema, vai e fa ciò che devi, costi quel che costi. I VERI uomini sono in prigione” “Beh io sono un vero uomo e ho scelto di nascondermi oltreoceano. Però voglio fare la differenza, e combatto coi F4J. L. è un membro dei F4J-international, mettiti in contatto con lui.” (Ozydads list). Spesso e volentieri, infatti, la “mancanza di contatti con i figli” di questi padri arrabbiati è una scelta personale che non ha nulla a che vedere con la volontà delle ex-partner.

La propaganda di questi gruppi danneggia tutte le donne.

Diffondono il pregiudizio che le donne abitualmente mentono, imbrogliano e presentano false accuse nelle cause di separazione.

Negano il fenomeno della violenza di genere sostenendo la teoria della “simmetrica violenza relazionale”, mettendo in serio pericolo le donne e i bambini coinvolti in separazioni da parter abusanti.

Diffondono false informazioni, dati statistici inventati e ricerche sospette a sostegno dei loro argomenti, tutti sempre e solo a favore del genitore di sesso maschile, influenzando negativamente il dibattito in corso sull’affidamento dei minori.

I loro discorsi sono pieni di livore e suggeriscono propositi di vendetta.

I politici sembrano ignorare questi aspetti della propaganda dei papà separati, come sembrano ignorare che gli uomini sono, di fatto, ancora il genere dominante nella nostra società.

Il ritratto del papà discriminato in quanto maschio, presentato dagli attivisti del movimento, nega l’oggettiva distribuzione differenziata del potere politico ed economico che a tutt’oggi pone le donne in posizione subordinata rispetto agli uomini.

L’uso crescente del web da parte dei membri della FRAO per diffondere siti misogini, che incitano all’odio, che promuovono una propaganda contro le madri e contro le donne, suggerisce un più accurato monitoraggio di queste associazioni. Tutti i gruppi che promuovono la violenza di genere dovrebbero essere sottoposti a più approfondite investigazioni e i soggetti che usano il web per molestare, minacciare ed intimidire dovrebbero essere perseguiti.

Sullo stesso argomento:

Dalla Francia: i papà separati, un movimento internazionale, di Patric Jean

Dall’Australia: i papà separati e la violenza contro le donne, di Michael Flood

Chi ha paurla di Paul Elam? Ovvero i papà separati degli USA di Arthur Goldwag

Dalla Gran Bretagna: fathers 4 justice, i super papà separati

Il movimento mascolinista del Quebec

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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68 risposte a Le politiche dei papà separati in Australia… e in Italia. Strategie a confronto.

  1. Chiara ha detto:

    Uno dei motivi per cui ho scelto di non essere madre è stato questo. Se avessi avuto un figlio e mi fossi separata da suo padre, come sarebbe andata? Conosco un’infinità di donne che combattono ogni giorno con gli ex a causa dei figli, perchè i loro ex, una volta trovata una nuova compagna, si disinteressano di loro (e sono le madri a doverli chiamare e ricordare loro il colloquio coi professori, il saggio di danza, la partita a calcetto, la visita dal dottore. E lì ti chiedi se sei la madre dei suoi figli o la sua segretaria). Se poi con questa compagna hanno un altro figlio, apriti cielo! I figli della prima moglie diventano inesistenti. L’assegno di mantenimento per loro? Un optional da dargli quando hanno voglia (e non parlo dei poveracci che hanno perso il lavoro). Poi, improvvisamente, guarda caso, quando i figli iniziano a non voler fare più parte della vita dei padri, comincia la lotta: “tu me li hai messi contro” “i miei figli non mi vogliono più bene a causa tua” “io saprei tirarli su meglio di te (salvo poi scoprire che, quando i figli fanno tappa dal papà, vengono “scaricati” alla compagna o alla nonna)”. Tutto ciò senza ancora contemplare i padri/mariti violenti. Quelli sono un altro discorso.

    • IDA ha detto:

      Io non mi sono sposata, ma ho due figli.. ma devo dire di essere stata anche molto fortunata, sentendo tante storie, fortunati in questo aspetto anche i miei figli, perchè hanno un padre molto presente, sia prima che dopo la separazione..

      • vanadium ha detto:

        Molto bene.
        Anche io ritengo che i rapporti tra “non sposati” siano più facilmente gestibili in caso di separazione.

      • IDA ha detto:

        No! Vanadium, ti sbagli, non è più facile da gestire, al contrario, la parte più debole, non è protetta da nessuna legge, e tutto stà nel senso di responsabilità dei due.. per questo ho detto di essere stata fortunata..

    • Vale ha detto:

      Vanadium, lo ritieni sulla base di…?
      Ida dice che è fortunata, che *a lei* è andata bene. Non ha detto nulla circa il contratto matrimoniale.

  2. AnneL ha detto:

    Mi sorprende che una femminista come te abbia battuto male la parola “mantenimeno”

  3. IDA ha detto:

    Colpi di coda del patriarcato? Restaurazione dei valori cattolici? Non so, anche se una mia idea me la sono fatta.. Una cosa è certa, che il femminismo dagli anni 70, ha cambiato la società.. non a caso la vecchia struttura della società, famiglia compresa non regge più. Da un po’ di tempo, è in atto un attacco alle femministe, un feroce attacco discriminatorio e generalizzato.. tipo regolamento di conti.. Però penso che ci siano anche altri elementi molto più profondi, che non riguardano solo le femministe.. se si pensa che solo qualche anno fa alcuni messaggi sessuofobi e razzisti, venivano stigmatizzati un po’ da tutti, oggi hanno grande seguito.. e siamo passati dal celodurismo a quello con le palle d’acciaio, – mi chiedo, se all’aeroporto lo fanno passare?- Ora attendiamo quello che ce l’ha di titanio..
    Per mia esperienza,- quindi non vuole avere nessun valore statistico ne scientifico.- molti padri, usano i figli come pretesto, dal momento che si sono disinteressati, quando erano in casa, poi dopo la separazione, non vivono senza i loro figli.. di fatto quasi nessuno paga l’assegno di mantenimento, nemmeno dopo varie sentenze.. conosco diverse donne che sono state lasciate sole con i figli, in alcuni casi anche con il mutuo della casa da pagare.. e solo dopo del tempo, quando devono tirare fuori i soldi, tirano in ballo la scusa dei figli..

    • vanadium ha detto:

      La mia idea, invece, è che qualsiasi atteggiamento diverso dall’ accondiscendenza sia scambiato per attacco al femminismo, maschilismo o, addirittura, misoginia.
      Se una coppia si divide i compiti della cura dei figli in modo tradizionale questo non significa che il padre se ne disinteressi e, ancor meno che, una volta finito il rapporto, il padre non possa egregiamente svolgere il ruolo paterno e materno. Come è sempre accaduto per i vedovi.
      Il fatto, però, è che alcune donne sono troppo abituate a pensare che il ruolo del padre sia quello del “sostituto della madre”, anche in costanza di rapporto. Cessato il quale, il ruolo diventa quello del “pagatore di alimenti”. Le cose non possono funzionare così. sarebbe ora di prenderne atto.

    • vanadium ha detto:

      Ha davvero bisogno che io riformuli la critica?

    • Luna ha detto:

      Non è cambiato nulla, in questa società. il dio a cui si fa riferimento è sempre il dio padre, col figlio gesù. Premetto che io non conosco nulla di separazioni ecc (non essendo sposata e non essendo neanche avvocato). ma che ho visto più volte, da gente cattolica estremista che gravita in quei siti lì, o meglio, che li linka sui loro profili ecc., l’apologia al dio padre e poi al padre terreno… le cose sono collegate. Non dico di più perché non credo siate interessate ad analisi di critica religiosa, mi sembra più un blog dedicato alla politica o cose terrene, che non ai temi di religione e influenza psicologica profonda, di tale religione… e poi può essere che siate atee, quindi neanche interessate ad un discorso di Dea, (e relativa critica a dio…) comunque visto che qui citate i padri separati calunniatori e violenti ecc, segnalo che esiste la stessa cosa in certe aree teologiche cattoliche, solo che lì l’argomento della “sacralità e predominanza del padre/marito” sulla moglie/femmina viene prima “anticipato” dal discorso apologetico alla paternità di dio, che è padre e solo padre…

  4. Andrea Mazzeo ha detto:

    Credo che dobbiamo cominciare a considerare i vari movimenti di padri separati come movimenti eversivi; senza alcun consenso popolare, infatti (le poche volte che qualcuno dei loro giri ha tentato la strade delle elezioni è stato sonoramente bastonato, come nelle recenti elezioni provinciali a Trento), cercano di influenzare comunque la poiitica nazionale, raffazzonando progetti di legge improbabili (come quella per la tutela dei padri separati, presentata nella scorsa legislatura) e poi facendo lobby su alcuni politici per presentarli al Parlamento. Naturalmente si tratta di progetti il cui unico obiettivo è quello di portare soldi nelle loro tasche di fannulloni, come quella della mediazione obbligatoria. Cominciamo a vedere le cose da questo punto di vista e tutto sarà più chiaro.

    • Simone ha detto:

      Movimenti eversivi?? hahaha MA questo è pazzo

      • Eversivo: che mira a rovesciare o a distruggere qualcosa. Beh, tutti i discorsi contro il sistema giudiziario potrebbero essere considerati eversivi. Io trovo questi gruppi reazionari, mi sembra l’aggettivo più adatto: è reazionario chi si oppone al progesso, all’evoluzione e questi movimenti, dichiarandosi “antifemministi”, sono per forza di cose reazionari.

      • Romano ha detto:

        In realtà ha ragione sull’esistenza di movimenti eversivi intorno alla PAS e fesserie simili che, dopo le chiare e incontrovertibili decisioni dei comitati scientifici internazionali di relegare questa pseudo-malattia e i suoi derivati tossi al mondo delle idiozie di Gardner e dei suoi adepti, insistono a cercare di usare questo genere di truffa.
        Come minimo ci sono organizzazioni in giro che si meritano uno spionaggio come quello descritto da Snowden. Veri e propri elementi pericolosi e isterici con la schiuma alla bocca che non provano neanche a dissimulare il loro delirio misogino. Ma è chiaro che a certi livelli di compromissione della lucidità non ci si riesce più a controllare.
        C’è tutta una serie di siti che dovrebbero essere messi sotto controllo avviando indagini su chi sono i loro amministratori, gestori e sostenitori.
        E hai veramente poco da ridere, te lo assicuro.

      • vanadium ha detto:

        Basti pensare che per smentire Gardner ci si è dovuti persino inventare che fosse pedofilo, sulla base di sciocchi collage di frasi estrapolate dal loro contesto originario. Costringendo il professore a pubblicare un documento, per smentire le infamanti accuse ma che, evidentemente, nessuna di voi ha mai letto. Come molte altre cose, del resto. Ah… la falsa accusa… Questa s-conosciuta….

      • “Sex abuse is not necessarily traumatic; the determinant as to whether sexual molestation will be traumatic to the child, is the social attitude toward these encounters.” True and False Accusations of Child Sex Abuse . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics. (pp. 670-71)
        Non c’è un contesto che possa giustificare una simile affermazione. La traduco: l’abuso sessuale non è necessariamente traumatico; ciò che rende traumatico l’abuso per il bambino è la reazione della società di fronte quegli episodi. E adesso, la prego, non si arrampichi sugli specchi per giustificarla…

    • vanadium ha detto:

      Quindi…. Che facciamo, Romano?
      Ripristiniamo il reato di opinione?
      Contestiamo Gardner? Sei sufficientemente qualificato per farlo o sei anche tu un avvocatessa femminista?

      • No, Gardner non lo contestiamo noi: ci pensano gli “addetti ai lavori”, quelli che hanno le competenze per definire la Pas priva di conforto scientifico.
        Malattie, sindromi, disturbi… non rientrano nell’ambito dell’opinabile, soprattutto se comportano terapie o sottrazioni di minori.
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/16/dicono-della-pas-xiii/

      • vanadium ha detto:

        Con tali principi, tutta la moderna psichiatria resta nell’ambito dell’opinabile.
        Se era sbagliato il DSM IV, perché non dovrebbe esserlo il V?
        In realtà la PAS è stata contestata da avvocatesse piene di livore per aver perso la certezza della vittoria nella causa…
        Che poi gli sia andato dietro qualche povero psichiatruncolo, non ci piove.
        Tuttavia per capire cos’è la PAS e quali siano i devastanti effetti della manipolazione genitoriale basta il buon senso. Non serve essere psichiatra. Cittadella insegna.

      • L’attuale Presidente della Sip, Società Italiana di Psichiatria è uno “psichiatrucolo”?
        L’alienazione genitoriale è stata rigettata anche dall’ultima versione aggiornata del DSM, pubblicata successivamente all’intervento che ho citato. E’ stata confutata da una gran quantità di persone in realtà, chi è interessato può controllare, nel mio blog c’è una categoria dedicata: “Dicono della Pas”.

      • vanadium ha detto:

        La PAS è sparita dal DSM a causa di pressioni asservite e al “politicamente corretto”
        Esistono molte società italiane di psichiatria, lo sa? No… Evidentemente non lo sa.
        Sì. La PAS è avversata da pesonne assolutamente incompetenti. In maggioranza giornaliste, avvocatesse e psicologhe femministe. C’è anche una minoranza di psichiatri che nega la realtà. Non c’è dubbio. Del resto, tutto ha un prezzo a questo mondo.

      • La Pas non è sparita dal DSM, non c’è mai stata, in nessuna delle edizioni. Si, c’è chi sostiene che ci sia “lo spirito” della Pas che aleggia fra le sue pagine, ma vede, sono pochi che credono ai fantasmi… E i fantasmi non possono essere citati come prova in un Tribunale.

      • IDA ha detto:

        Vanadium Fai delle affermazioni che sono tutte da dimostrare, non le puoi dare per vere… Perché chi avversa la PAS è un incompetente pieno di livore, e chi la sostiene è un grande psichiatra? DSM, non riconosce la Pas come sindrome o malattia, non per pressioni di donne livorose, ma per mancanza di “rigore scientifico” e scarsissimo numero di “lavori scientifici”.
        Quando io non vedo nemmeno le femministe, qualcuno vede complotti di femministe, da per tutto.. generalizzando e dimostrando di non conoscere ne la storia del movimento femminista, ne il significato del termine.. mancano i comunisti e le lobby ebraiche e poi siamo alla paranoia più totale…
        O forse mi stai dicendo che le femministe, sono più potenti delle industrie farmaceutiche? Si! Basta vedere i consigli di amministrazione di tali industrie, e sono pieni di donne, vero?
        Poi; cosa intendi per “politicamente corretto?” In politica corretto significa: “educatamente e civilmente”. Se questo è sbagliato, basta vedere i suoi contrari, sempre in politica: “erroneo, disonesto e scorretto”…
        O forse fai una distinzione ideologica? Oppure usi termini senza conoscere il significato?

    • Amilcare ha detto:

      Credo che dobbiamo cominciare a considerare Andrea Mazzeo come un eversivo fallito; senza alcun consenso, infatti (le poche volte che ha ricevuto visibilità, poi non se l’è filato nessuno), cerca disperatamente di influenzare povere donne arrabbiate (e lui la gestione della rabbia, da medico qual’è, la conosce bene in tutti i suoi ambiti e opportunità), raffazzonando teorie improbabili e poi facendo lobbying con le sue pazienti (o aspiranti tali), magari sperando in qualche consulenza che frutti una buona parcella. Naturalmente si tratta di tattiche il cui unico obiettivo è quello di portare soldi nelle sue tasche. Cominciamo a vedere le cose da questo punto di vista e tutto, sul povero Mazzeo, sarà più chiaro.

      • Ecco, questo commento rientra nei discorsi diffamatori contro quegli esperti percepiti come “il nemico”. Lei sta accusando un professionista di “manipolare” i suoi assistiti a scopo di lucro: una accusa molto grave, che si basa su cosa? Lo conosce? Ha esaminato il suo lavoro di psichiatra?
        Ovviamente no. L’unica cosa che lei sa, caro Amilcare, è che il Dott. Mazzeo ha scritto un libro nel quale spiega che l’alienazione genitoriale non si basa su criteri scientifici e per questo non dovrebbe essere accolta come giustificazione a provvedimenti giudiziari…
        http://www.alienazionegenitoriale.org/
        Qui quello che avviene all’estero: http://www.theaustralian.com.au/news/nation/ruling-debunks-custody-diagnosis/story-e6frg6nf-1111115991375
        Uno psicologo condannato per aver presentato una perizia che parlava di alienazione parentale. Cito: An investigation found that Dr Wrigley’s evidence three years ago, which had led to a mother losing custody of her two children, constituted “professional conduct that demonstrates incompetence or a lack of adequate knowledge, skill, judgment or care”.

      • Amilcare ha detto:

        E perchè, il povero Mazzeo ha forse esaminato il lavoro delle associazioni che non manca mai di diffamare e insultare ? Ha mai chiesto, che ne so, un confronto pubblico ? Forse ne ha paura ? Il suo incessante impegno (nell’insulto) fa percepire l’esistenza di obiettivi che nulla hanno a che fare con la cultura e il progresso del pensiero scientifico, ma solo con l’interesse personale (magari a vendere il libro che ha scritto e che nessuno compra). Manca di equilibrio e di autorevolezza, Mazzeo, e andando avanti così si copre soltanto di ridicolo. Contento lui…Alla blogger: il mio commento è stato volutamente copia-incollato da quello del Mazzeo (lo ha notato?). Ho usato gli stessi vocaboli, stessa struttura delle frasi, cambiando solo il soggetto. Se ciò che ho scritto è diffamante, allora lo è anche quello che ha scritto il grande Mazzeo, non crede ?

      • “Il suo incessante impegno (nell’insulto) fa percepire l’esistenza di obiettivi che nulla hanno a che fare con la cultura e il progresso del pensiero scientifico, ma solo con l’interesse personale”: anche questa frase potrebbe benissimo essere applicata a chi diffonde le teorie di Richard Gardner (visto che usano da tempo l’orrendo aggettivo “negazionista” a chiunque non sia d’accordo con loro, me compresa)… Bisogna solo stabilire da che parte sta la verità. E visto che non ci sono ricerche scientifiche a sostegno dell’alienazione genitoriale e all’estero i professionisti che ne parlano vengono condannati… giunga lei alla conclusione.

      • Vale ha detto:

        Signor Amilcare, se è così convinto ci ciò che dice, perché non denuncia il signor Mazzeo? O perché non fornisce qui pubblicamente i suoi dati, cosicché il signor Mazzeo sia libero di denunciarla per diffamazione?
        Mi spieghi perché non lo fa, giacché sono curiosa.
        Vale

      • IDA ha detto:

        Amilcare: che definisce la PAS «priva di presupposti clinici e di validità scientifica.” È il mondo scientifico e non il Dott. Mazzeo..

  5. Giuseppe ha detto:

    Mi sfugge il senso dell’articolo. I diritti umani sono universali. Per questo i papà separati di tutto il mondo hanno richieste simili e problemi simili. Che c’è di male?

    • Giuseppe, se la lettura è troppo difficile dovrebbe pensare di passare ai fumetti.

    • Romano ha detto:

      I papà separati. Ma perché non li chiami padri separati, siamo all’asilo per caso? Questo è un discorso tra adulti, per la miseria.

    • Lilli ha detto:

      Parliamo dei doveri universali, innanzitutto… Quello di mantenere i figli, per esempio, che molti dimenticano. Fonte ISTAT: l’85% dei padri tenuto a pagare il mantenimento per i figli non lo fa… Regaliamo qualche pastiglia di fosforo a questi padri smemorati?

      • vanadium ha detto:

        Vogliamo anche parlare del 95% dei figli di separati che vive con la madre? Un padre estromesso dalla vita dei figli *deve* pagare? Forse non pagherei nemmeno io.
        Un sistema davvero barbaro quello che costringe la quasi totalità dei padri separati a rinunciare al loro ruolo. Nessuno ha il coraggio di ammettere che molti di questi uomini perdono la trebisonda e cadono nella tentazione della violenza pensando che l’unico modo di farsi giustizia sia quello di farsela da soli. Ma questo non si può dire. E’ politicamente scorretto.

      • Lei si rende conto che sta ripetendo a pappagallo quello che ho scritto in questo articolo? Lei ci sta in pratica confermando l’esistenza, anche in Italia, di commentatori ossessivo-compulsivi che ripetono la propaganda di queste associazioni. Pensandoci bene, forse devo addirittura ringraziarla…

  6. IDA ha detto:

    Vanadium.. ti devo dire la verità, mi sembra solo un pretesto.. e lo dimostra la tua affermazione:”Un padre estromesso dalla vita dei figli deve pagare?” Certo che deve pagare, se pensa al figlio.. Io ci sono passate e tirare nel mezzo i figli, è la prima cosa che uno fa, si può dire che è istintivo, ma quando ci se ne rende conto, bisogna abbandonare le proprie posizioni, appunto per il bene dei figli…Evitare il più possibile di far subire ai figli il rancore che si ha con il coniuge..
    Molti, tirano in ballo l’estromissione dalla vita del figlio, per non pagare gli alimenti, perchè quando avevano la possibilità di interessarsi ai figli, non c’erano mai, ma stranamente dopo, ma solo dopo, si sentono estromessi..

  7. Chiara ha detto:

    Vanadium è il uno di quei padri/ex mariti che, messo di fronte alle sue responsabilità di uomo e di genitore, comincia a dare la colpa alle ex e a tutte le donne che lo hanno “maltrattato” e che se non fa il padre è SOLO ed ESCLUSIVAMENTE colpa della madre del proprio figlio.

  8. Emme ha detto:

    La signora Ricciocorno scrive “…tutti i discorsi contro il sistema giudiziario potrebbero essere considerati eversivi. Io trovo questi gruppi reazionari…”
    Poi però, poco più in giù, lei stessa digita “Malattie, sindromi, disturbi… non rientrano nell’ambito dell’opinabile, soprattutto se comportano terapie o sottrazioni di minori.”.

    Quindi, dato che la diagnosi di eventuali malattie, sindromi o disturbi attualmente è parte integrante dell’attuale sistema giudiziario… uhm… mi sfugge qualcosa. Colgo una contraddizione.
    Delle due l’una: o il sistema funziona sempre (non è opinabile) o non funziona mai (è opinabile).

    Altrimenti anche la signora Ricciocorno & friends, quando criticano il sistema giudiziario, rischiano l’accusa di diventare improvvisamente dei pericolosi eversivi – ops! …scusi… reazionari.

    Inoltre: chi decide cosa – chi è “progresso” e cosa – chi non lo è?
    Chi si arroga questo diritto di indicare agli altri la giusta via? (ammesso e non concesso che ci sia una giusta via).
    Francamente a me pare che un certo modo di “fare femminismo” ormai abbia un brillante avvenire dietro le spalle. E questo articolo che grida “al lupo al lupo” ne è la piena e lampante dimostrazione.
    Cordialità.

    PS
    La malattia mentale non è un’opinione. E’ una malattia.

    • Questo post non critica il sistema giudiziario. Propone un paragone tra un movimento australiano, costituito da varie associazioni, e analoghe associazioni italiane. Quello che mi è capitato di criticare in passato sono le proposte di legge che questi gruppi hanno presentato, non “il sistema giudiziario”…
      Che significa: o il sistema funziona sempre o il sistema non funziona mai??? Non stiamo mica parlando di meccanismi! Il sistema giudiziario è composto da una moltitudine di persone: alcune persone sbagliano, altre no. Una stessa persona a volte può sbagliare, altre no… Francamente non la seguo.
      Chi decide cosa è progresso e cosa non lo è?
      Ristabilire la patria potestà dopo che le donne hanno lottato per ottenere la medesima dignità di genitore all’interno della famiglia, a mio avviso sarebbe un passo indietro…

      • Emme ha detto:

        Sono d’accordo con lei quando dice che il sistema è composto da persone le quali, essendo esseri umani, quindi fallibili, come tali possono, a volte sbagliare. Non fa una grinza.

        Ciò che non mi torna nel ragionamento generale è l’insinuazione che cola da ogni riga del suo post: ovvero che SE a criticare CERTi errori giudiziari sono certe persone / associazioni / gruppi ALLORA è legittimo che scatti il servizio della GESTAPO nazionale per stilare liste di proscrizione di pericolosi eversivi (o reazionari). Con conseguente persecuzione e istituzione di gogna pubblica.

        SE a criticare CERTI errori giudiziari sono *altre* persone / associazioni, ALLORA trattasi di CRITICA LEGITTIMA, legittimata da pensieri SANTI, per ragioni senz’altro VERE utili al conseguimento di una GIUSTIZIA GIUSTA.

        Mah.
        Nella storia questo film è già stato proiettato troppe volte…
        E il finale è sempre stato lo stesso… BRRRR

      • Non critico questi gruppi a priori, critico le idee che questi gruppi diffondono, il loro modus operandi e i loro progetti. Non critico i papà e neanche i separati, critico le persone che attrraverso strutture organizzate diffondono false informazioni e fanno ampio uso di hate speech.

    • IDA ha detto:

      Emme & friends la scienza non è opinabile ma dimostrabile, e soprattutto nelle scienze sociali, non vi sono mai verità assolute, ma una continua ricerca e studio.. e questa non è una contraddizione ma un paradosso..

      PS: La malattia mentale, o disturbo mentale, deve essere verificabile, riconosciuta e condivisibile, altrimenti è coma La PAS, è solo un’opinione.

      • Emme ha detto:

        La scienza è dimostrabile ma come lei ben sa, Ida, un braccio rotto “si vede”; un “cervello rotto” invece non si vede. O meglio servono gli occhi di un “esperto” per riuscire a “vederlo”.

        D’altronde, anche la medicina “tradizionale” è una scienza empirica. Chiunque abbia studiato un po’ di storia della medicina potrebbe elencare i metodi singolari che si usavano secoli fa per curare questa o quella patologia. Metodi che oggi sono stati (fortunatamente) sostituiti da tecniche più moderne. Tuttavia le diagnosi sulle malattie mentali, allo stato attuale, sono parte integrante del sistema giudiziario che abbiamo e, pertanto, lo dobbiamo rispettare. Finché non ci saranno ALTRE regole, ALTRI metodi, ALTRE procedure. Magari migliori, può darsi, chi può dirlo?

        La malattia mentale è uno dei grossi TABU del terzo millennio (un po’ come la morte). Dopo Basaglia è come se non esistesse più. Con la conseguenza che, anche persone gravemente malate (ma apparentemente *normali*), oggi circolano, libere di fare danni: a volte palesi (quelli documentati dalla cronaca) a volte occulti. In realtà le persone mentalmente malate diventano un grosso problema soprattutto per chi le deve accudire, e siccome qui si aprirebbe un discorso enorme sulle mancanze del welfare italiano, meglio fermarsi. In sintesi: il fatto che la malattia mentale sia stata “rimossa” persino dall’immaginario collettivo non la rende meno reale e drammatica. Non basta fare gli struzzi con la testa nella sabbia per azzerare i problemi.

      • IDA ha detto:

        Emme.. Tutto codesto discorso per dire che bisogna cambiare le regole, metodi e procedure, solo perchè non ci piace il risultato? Cos’è un nuovo metodo scientifico?
        Poi non è vero che i disturbi mentali in italia sono un tabù. Consideriamo solo lo spleen, che è un disagio esistenziale, le cui ragioni non risiedono in episodi traumatici. Ma in casi gravi, è invalidante e può portare al suicidio, in Italia sei lasciato solo/a, in Germania, è prevista in alcuni casi anche la pensione, ma è un disturbo riconosciuto da tutto il mondo scientifico…

  9. Il Rasoio di Occam ha detto:

    “Un padre estromesso dalla vita dei figli *deve* pagare?”

    La domanda è veramente agghiacciante. Pur non essendo genitore, provo ribrezzo per questo tipo di ragionamento. Un figlio non è un accessorio. Paghi perché possa vivere dignitosamente, con o senza di te, non per potertelo godere. Il mantenimento è un impegno che prendi di fronte alla società quando metti al mondo un figlio, non un prezzo che paghi per avere in cambio il possesso o l’usufrutto di qualcosa. E’ un obbligo morale prima che legale. Mi riesce veramente difficile credere che persone così meschine possano essere padri disperati che impazziscono per la lontananza dai figli…uno che lucidamente smette di pagare il mantenimento per dispetto alla sua ex, che crede che la relazione coi figli gli spetti perché se l’è comprata, di tutto può essere malato tranne che di eccessivo amore. Tanto più che se anche avesse la minima chance di vedersi affidare i figli (o che in futuro scelgano spontamenamente di stare con lui), di sicuro la perderebbe con un’azione così deliberatamente egoista.

    • Chiara ha detto:

      Secondo loro, il figlio è come un interruttore: finchè vivono assieme, pagano gli alimenti (ma bada bene, non fanno i padri, perchè è noioso e pesante), quindi è modalità “on”; se il giudice dà ragione alla moglie in caso di separazione giudiziale, dove magari ci sono stati episodi di maltrattamento e/o anaffettività da parte maschile, non pagano, quindi il figlio smette di esistere e va in modalità “off”. E non mi sembra che ci sia amore paterno.

  10. Luigi Parelli ha detto:

    Italia e Australia sono due paesi che violano i diritti umani di uomini e bambini:
    http://misandrymap.avoiceformen.com

    • La prego… A Voice For Men!!! Ma vi ho messo anche il link… Il sito è stato creato da Paul Elam, blogger: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/23/chi-ha-paura-di-paul-elam-ovvero-i-papa-separati-degli-usa/
      Paul Elam si diletta a scrivere cose come il saggio dal titolo: “Quando è OK picchiare tua moglie?” nel quale ci spiega “La vera domanda qui non è se quelle donne meritano di incontrare un bel destro, ovviamente lo meritano, e alcune ne meritano uno così ben assestato da lasciarle in terra incoscienti, se è necessario a proteggere degli innocenti dai danni che potrebbero fare. La vera domanda è se gli uomini meritano di essere messi nelle condizioni di difendere se stessi dalla violenza delle donne.” In pratica il signor Elam è dell’idea che la violenza sulle donne andrebbe legalizzata…
      Se vi interessa approfondire il tema “i papà separati statunitensi”, eccovi uno dei miei blogger preferiti (è un maschio), che si diverte a commentare (e dileggiare) Elam e soci: http://manboobz.com/

  11. Emme ha detto:

    *critico le persone che attrraverso strutture organizzate diffondono false informazioni e fanno ampio uso di hate speech*

    Allora le sfuggono molti pericolosi contenuti di *hate speech* veicolati (e non solo) da strutture organizzate / persone che lei “stima”.
    Purtroppo le sfuggono tante, troppe cose, e questo non è un bene.
    Non è un bene soprattutto per le idee che lei – sicuramente in buona fede – sostiene o pensa di sostenere (*struzzo* docet).

    Buon proseguimento.

  12. La sindrome da alienazione genitoriale non è mai stata in nessuna edizione del DSM. http://www.altalex.com/index.php?idnot=62141
    Da una intervista pubblicata su Repubblica il 12/08/2013 a Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta familiare: “La Pas non è accolta in nessuno dei testi riconosciuti a livello internazionale e non è minimamente considerata dall’American Psychological Association (APA); persino nei tribunali statunitensi viene contestata. L’autorevole specialista americano Jon R. Conte nel 1988 la definì ‘la peggiore spazzatura non scientifica vista da me finora’. Gardner ha sempre agito in maniera isolata e autoreferenziale, senza motivare scientificamente le proprie teorie. Nei suoi scritti cita quasi soltanto se stesso, non porta dati. Nessun suo articolo è stato mai pubblicato sulle riviste specializzate.Egli sostiene che, quando le madri accusano i mariti di abuso sessuale sui figli in sede di separazione, tali accuse siano sempre false e strumentali. Ricerche canadesi, statunitensi ed europee (come il rapporto Petit, della Commissione Diritti Umani dell’ONU) dicono invece il contrario. Infine, sul tema della pedofilia Gardner ha posizioni criticabili: ne sottovaluta gli effetti dannosi e arriva persino ad affermare che il bambino prova piacere senza conseguenze negative. Tesi usata dai movimenti filo-pedofili”. (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/12/dicono-della-pas-xvi/ – da qui si può risalire alla pagina originale)

    Non voglio che questo blog diventi l’ennesimo spazio web dal quale diffondere false informazioni, pertanto le persone che provano ad inserire baggianate perdono il diritto di intervenire in qualsiasi discussione

  13. Figli Contesi ha detto:

    FRAO o “Fathers Rights Activist Organization” non esiste su google 😀 😀 😀 😀 😀

    • Cito dal post: “E’ a partire dal 2002 che i maggiori esponenti della FRAO (Fathers Rights Activist Organization) cominciano ad usare la più ambigua denominazione “Shared Parenting Council of Australia” (SPCA)”
      Prova a cercare su google “Shared Parenting Council of Australia”, vedrai che c’è.

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