La colpevole presenza dei padri che vanno a puttane

famiglia

Proprio l’ultimo dei miei post parlava della propaganda che ruota attorno al tema “l’assenza del padre”.

Ieri trovo l’ennesimo articolo intorno alla vicenda delle ragazzine che si prostituivano a Roma, che sostiene che ciò che è avvenuto è attribuibile al fatto che queste due ragazzine non potevano contare sulla presenza del papà.

Ecco l’esempio sulla stigmatizzazione della madre single che cercavo! Grazie, Matteo Lancini.

Cito:La delega esclusiva della gestione educativa al ruolo materno può talvolta rivelarsi densa di rischi per la crescita dei figli, così come l’angosciante vicenda di Roma sembra testimoniare.”

Una mamma da sola non ce la fa, signori. Si sa, le donne da sole non sanno fare più o meno niente… E’ colpa delle ovaie, o dell’utero: non sono genitori capaci, le donne. Senza un maschio accanto ecco cosa combinano: tirano su due mignotte!

Questa è becera propaganda, priva di fondamento scientifico e volta a sostenere politiche che non si limitano ad incoraggiare un coinvolgimento paterno nella crescita della prole (che sarebbe auspicabile!), ma che arrivano ad affermare che una donna non è in grado di essere genitore senza il sostegno di qualcuno in possesso di pene: è solo quello che fa la differenza, secondo Matteo Lancini, avere un pene in casa. Le donne non sono autonome, complete, autosufficienti, senza un pene accanto e chi ne paga le conseguenze sono i bambini.

Le genitorialità, lo sappiamo bene, non risiede né nell’utero né nel pene: se gli organi sessuali svolgono un ruolo fondamentale nel concepimento, smettono di essere rilevanti nel momento in cui si tratta di comportarsi da genitore.

Quando dico che queste teorie sono prive di fondamento scientifico, lo dico perché ci sono ricerche in merito: l’ultima (non l’unica: l’ultima) è del 2012 e si intitola “Early Child Attachment Organization With Both Parents and Future Behavior Problems: From Infancy to Middle Chilhood”, di Grazyna Kochanska e Sanghag Kim (University of Iowa – Child Development, January/February 2013, Volume 84, Numero 1, pagg. 283-296).

La ricerca ha esaminato dei nuclei familiari allo scopo di evidenziare il legame fra un sano attaccamento con una o entrambe le figure genitoriali e raccolto, nel corso dei primi 8 anni di vita dei bambini, i risultati che un legame sano o insicuro hanno sull’insorgere di problemi comportamentali; i dati raccolti hanno evidenziato che un sano legame con una figura genitoriale – sia essa il padre o la madre – non produce risultati migliori di un legame con entrambe le figure genitoriali, ma che i problemi comportamentali insorgono quando è mancante un legame sano con entrambi:

“The finding that a secure attachment with at least one parent was a powerful factor that offsets risks for mental health was also important. It was also interesting that having a secure attachment with two parents did not seem to add a protective effect beyond security with one.” (pag. 293)

In altri termini: due non è meglio di uno. Non solo: il papà non è meglio della mamma, né la mamma è meglio del papà. Mamma + papà non producono risultati migliori di mamma + bambino o papà + bambino. Mamma + bambino non produce risultati migliori di papà + bambino. Ad un bambino, per stare bene, basta un solo genitore in grado di sintonizzarsi sui suoi bisogni emotivi e l’apparato riproduttore di quel genitore è irrilevante. Quello che è veramente importante è la qualità del rapporto che il bambino instaura con quel genitore (o quei genitori) nei primi mesi di vita, e il fatto che quel legame si mantenga solido nel corso dell’infanzia.

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Ma questo lo sapevamo già, perché ce lo aveva già detto il dottor Henry Ricciuti della Cornell University; il suo studio, pubblicato nel 1999, dall’esame di ben 1700 bambini non aveva rilevato particolari problemi scolastici o relazionali in quelli che vivevano con un genitore single.

Afferma il Dottor Ricciuti: “The findings suggest that in the presence of favorable maternal characteristics, such as education and positive child expectations, along with social resources supportive of parenting, single parenthood in and of itself need not to be a risk factor for a child’s performance in mathematics, reading or vocabulary or for behavior problems.

Ciò che conta davvero sono le “social resources supportive of parentig“: risorse sociali a supporto della genitorialità, oltre, ovviamente, le caratteristiche del genitore. Un bravo genitore, anche da solo, se vive in un ambiente che supporta la genitorialità (parliamo di welfare) cresce bambini che non presentano problemi di apprendimento né problemi realzionali.

Incalza Ricciuti: Many single mothers lack the social, economic or parenting resources that are known to promote good parenting. He stresses the need for making such parenting resources more readily available to single mothers, thus helping them to provide more supportive home and family environments for their children. “Potential risks to single-parent children could be greatly reduced or eliminated with increased parental access to adequate economic, social, educational and parenting supports” Ricciuti concludes.

I rischi connessi alla monogenitorialità non si risolvono con la “presenza simbolica del padre”, bensi con l’accesso ad adeguati strumenti di supporto economico e sociale alla genitorialità.

Quali sono, in parole povere, i veri fattori di rischio? La povertà, l’emarginazione, una struttura sociale che non sostiene le famiglie monogenitoriali.

In conclusione: se un nucleo familiare sia in grado o meno di garantire uno sviluppo sano di un bambino non dipende né dal genere dei genitori né dal loro orientamento sessuale, ma dalla presenza di genitori consapevoli, responsabili, emotivamente coinvolti e capaci di cure, messi nelle condizioni di esercitare serenamente la genitorialità.

Lo psicologo Matteo Lancini si dilunga ad analizzare il comportamento delle ragazzine, delle loro mamme incapaci, e non quello dei clienti: perché è chiaro che non c’è nulla di strano se una gran quantità di maschi adulti, parecchi dei quali padri di famiglia, vanno in cerca di minorenni con le quali avere rapporti sessuali in cambio di denaro e droga.

Le ragioni che stanno dietro la scelta dei clienti di queste ragazzine non interessano nessuno: non ho letto una sola analisi psicologica in merito.

Mi domando: come mai siamo così interessati ad analizzare il background familiare delle ragazze, ma non ci chiediamo mai che razza di infanzia possa aver avuto un quarantenne che si eccita all’idea di spendere 100 euro per un paio d’ore con qualcuno che ha l’eta dei suoi figli? Ce l’aveva un papà quel cliente di prostitute minorenni? Viveva a casa? Che genere di papà era? Quel cliente di prostitute minorenni, che genere di papà è per i suoi figli? Che modello di comportamento offre?

Lo psicologo su questi papà puttanieri non spende neanche una parola, fondamentale è capire cosa c’è nella psiche delle ragazzine che si prostuiscono, perché, secondo questo insigne psicologo, la prostituzione minorile nasce dal disagio adolescenziale di chi si prostituisce. Un disagio tutto contemporaneo, un disagio di oggi: perché 100 anni fa non c’era la prostituzione minorile, giusto?

E’ buffo: quando si parla di prostituzione, arriva sempre quello che sentenzia “è il mestiere più vecchio del mondo!”; eppure, nel caso dell’appartamento dei Parioli si parla solo delle “adolescenti di oggi”.

Il fatto che una gran quantità di quegli stessi clienti dell’appartamento dei Parioli, di quei papà puttanieri italiani, si dedichi al turismo sessuale in paesi poveri nei quali i bambini vengono venduti per pochi spiccioli, beh, non ha alcuna rilevanza:

“Figli, mariti, padri, lavoratori. E poi un aereo. E poi in vacanza al Sud del mondo. E poi diventano il demonio. Italiani, tra quelli che ”consumano” di più a Santo Domingo, in Colombia, in Brasile. Italiani, i primi pedofili del Kenya. Attivissimi, nell’olocausto che travolge 15.000 creature, il 30 per cento di tutte le bambine che vivono tra Malindi, Bombasa, Kalifi e Diani. Piccole schiave del sesso per turisti. In vendita a orario continuato, per mano, talvolta, dai loro genitori. In genere hanno tra i 14 e i 12 anni. Ma possono averne anche 9, anche 7, anche 5. Minuscoli bottini per turisti. Burattini di carne da manipolare a piacimento. Foto e filmati da portare a casa come souvenir. Costa quanto una buona cena o un’escursione.”

Nessuna connessione tra questo triste fenomeno e l’appartamento dei Parioli: non ho letto un rigo che mettesse in relazione lo sfruttamento sessuale dei bambini nel paesi in via di sviluppo e lo sfruttamento sessuale delle due ragazzine italiane a Roma.

Perché non è disagio giovanile: è sfruttamento sessuale di minori, messo in atto da adulti consapevoli.

Vogliamo raccontarci che siano le ragazzine disturbate dall’assenza del padre a fare il puttaniere e non viceversa, che è colpa dell’inadeguatezza delle madri, è colpa delle donne. Vogliamo raccontarci che in una sacra famiglia composta da mamma, papà e prole non crescono mignotte e che, se tutti avessero un papà, non dovremmo più preoccuparci di sordidi appartamenti nei nostri condomini pieni di “sane” famiglie integre ed eterossessuali.

Quello che non vogliamo sentirci dire, però, è che anche senza quegli appartamenti i bravi papà puttanieri continuerebbero comunque a prendere l’aereo per raggiungere quei posti dove trovare una ragazzina costa meno di una pizza fuori il sabato sera…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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17 risposte a La colpevole presenza dei padri che vanno a puttane

  1. Pinzalberto ha detto:

    Potrai immaginare cosa ho sentito e letto in questi giorni. E’ la prova che dimostra in che razza di paese viviamo, ed la risposta sulla causa di tutti i guai politici italiani. Ci siamo sempre chiesti chi potesse votare Berlusconi e company, e dai commenti su questa vicenda abbiamo avuto le risposte, persone vili ed ottuse. Da questa vicenda le vittime sono risultate essere i poveri padri di famiglia rovinati, i poveri lavoratori che chiamavano con i telefoni aziendali e inguaiati dalle intercettazioni, mentre quelle due poco di buono, descritte come vere e proprie imprenditrici di se stesse, se la spassavano acquistando borse e cocaina con i soldi guadagnati. Questa reazione popolare contro le due ragazzine giustificata dal fatto che non prendessero botte dai papponi e dovessero versare a loro solo un 30% dei guadagni. Allora possiamo definire anche le baby-prostitute thailandesi come imprenditrici? In un paese di grandi psicologi nessuno ha parlato di adescamento minorile e della fragilit degli adolescenti. E perch i ragazzi abusati da Paolini sono vittime, invece queste due ragazze no? Sono pi disgustato da certa gente che dai clienti e papponi.

  2. Sara Capponi ha detto:

    D’accordo su quello che scrivi, ma l’articolo di Lancini non l’avevo interpretato così..come un’accusa precisa verso le madri, al limite per per sottrazione, non fosse altro che era un discorso centrato solo sui padri e sulla paternità simbolica ..che è un tema che mi interessa personalmente perchè come madre single l’ho dovuta esercitare io la funzione normativa/paterna (tra l’altro mi pare persino in maniera più incisiva che in certe famiglie tradizionali) Quindi ovvio che possa essere esercitata da una madre sola, o da una delle due madri o da uno dei due padri, così come può accadere che non sia esercitata affatto, ed era su questo, più che altro mi pare, che Lancini puntava il ditino allarmista. Il collegamento, per lui, tra la mancanza di figure paterne e il caso di cronaca delle ragazzine bè quello ha il sapore del tentativo un po’ paternalistico e un po’ miope di voler subito trovare una spiegazione moral familista (a la De Gregorio per dire)
    Io questo collegamento non l’ho seguito: boh si forse ma anche no, chi lo sa nello specifico, non ne sappiamo nulla di quella famiglia quindi le analisi sociologiche sulla crisi dei ruoli familiari sono uno di quei tentativi di raccapezzarsi e tranquillizzarsi in una direzione non esaustiva e soprattutto non politica. Poi non credo neanche che dove questa funzione genitoriale non ci sia basti questo per dire che allora da adolescenti si possa essere più in crisi nell’approccio col sesso. E comunque si, come se il problema principale fosse la mala educazione di queste minorenni piuttosto che chi crea la domanda! Alla fine un articolo sulla debolezza dei bambini che a causa di famiglie mal impostate sono facili prede. Evidentemente parlare degli “orchi” spaventa troppo? Anche perchè scaricare sempre tutto sulle spalle della Famiglia che o non ha inculcato il necessario timore ( le brave ragazze non escono da sole non bevono troppo e non fanno sesso in giro ) o che magari ha educato al consumismo più feroce (dal tifo dietro le quinte alle starlette di non è la rai in avanti..) evita tutto il discorso sulla responsabilità sociale e politica e sulla cultura maschilista: rassegnatevi, la fuori è un brutto mondo e voi che avete figli potete solo sperare e scongiurare.

  3. Chiara ha detto:

    Sempre più spesso mi vergogno di essere italiana. Non ho letto un solo giornale-uno che dicesse “quei grandissimi puttanieri approfittavano di due ragazzine che, pure CREDENDO DI SAPERE quello che stavano facendo, in realtà non lo sapevano”. No. Tutti a dar la colpa alle ragazzine “quelle due puttane” che “circuivano i poveri uomini, i poveri papà”. Quindi deduco che 1) le donne siano MOLTO più intelligenti degli uomini, perchè sanno raggirarli anche in età adolescenziale 2) gli uomini siano degli emeriti imbecilli, che si fanno circuire da ragazzine adolescenti. Da questa deduzione posso dire che quegli uomini, visto che non sono capaci di formulare un solo pensiero adulto, debbano essere seguiti da un adulto VERO, magari una donna e che, come i bambini, non possano decidere nulla per sè. Quindi, che ritornino sotto una specie di potestà genitoriale.

  4. cloud ha detto:

    giorni questi in cui ci si vergogna di essere uomini.

  5. IDA ha detto:

    In questi due giorni, mi sono assorbita tutto, ma tutto su Nazzi-femminismo e baby prostitute, mi sono vista anche dieci minuti di Vespa, poi per il sopraggiungere di coliche, ho dovuto spegnere la televisione.. Cerco di usare un po’ di ironia, altrimenti qualcuno poi ci dice che siamo arrabbiate..
    Come si sa, la colpa è sempre delle madri, sotto sotto, c’è sempre una madre che cova, come diceva Freud.
    Parlo dei Parioli, quello che ho capito le ragazze si prostituivano, perché mancava la figura maschile nella famiglia.. e si sa, se lasci l’educazione in mano a delle donne, i danni sono assicurati.. Le madri, una, istigava la figlia, e l’accompagnava sul posto di “lavoro”, l’altra, preoccupatissima –come tutte le madri, ossessive- tanto da far esaminare telefonino e computer da un investigatore privato, raccolte le prove va dai carabinieri, e parte la denuncia.
    Poi c’è il “pirla” dei Parioli, che riprende un incontro con una di queste ragazze, e cerca di ricattarla, e la ragazzina di 15 anni li dice: “Non hai capito un c…, finiamo tutti in tribunale con te, tranquillo quindi è meglio che la smetti.” Dimostrando che una ragazzina di 15 anni può essere più matura di un uomo adulto..
    Poi ci sono i 20/30 bravi padri di famiglia, che si sacrificano per la famiglia, persone che provengono da ambienti facoltosi e agiati e che avevano disponibilità di denaro, tanto da essere clienti abitudinari..
    Poi c’è il cliente-pusher, che paga le prestazioni sessuali, con la coca..
    “Se vuoi la mia amica è vergine”.
    Il cliente-pusher, tutto emozionato: “Si fa sverginare da me? Allora? Dimmi. Lei ci deve stare”.
    La ragazza, chiede quanto sia disposto a pagare e lui: “Vi do quello che tu sai e 100 euro”.
    La ragazza: “Però ci dovresti dare almeno 4 di quello che tu sai”.
    Mi fermo qui, perché penso che ci sia abbastanza materiale per eventuali psicologi, sociologi, ecc..ecc.. per indagare un po’ sulla sessualità di questi uomini.

  6. paolam ha detto:

    Se non pensassi che sia inutile, percuoterei volentieri violentemente con un oggetto contundente l’autore delle porcate che citi. Siccome penso ciò sia inutile, l’ipotesi rimane teorica.

  7. Lilli ha detto:

    A dimostrazione che il fenomeno della prostituzione minorile non è l’assenza del padre come qualcuno vuol far credere, vi posto questo articolo che risale a ieri, in cui si parla proprio di un padre che stuprava i suoi 3 bambini e li costringeva a fare sesso con altri nove uomini, ai quali chiedeva dai 20 ai 50 euro a incontro.
    http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=357798

    Orge pedofile a Salerno, prime condanne.

    SALERNO – Hanno scelto l’abbreviato dopo essere stati ritenuti colpevoli di violenza sessuale di gruppo a carico di minori. Il gip del tribunale di Salerno, Elisabetta Boccassini, ha inflitto a Vincenzo e Natalino Dragone una pena maggiore rispetto alle richieste del pm: cinque anni per ciascuno rispetto ai quattro anni e ai tre anni e nove chiesti dall’accusa.

    A carico delle parti civili, i bambini, difesi dall’avvocato Michele Tedesco, anche un risarcimento danno di tremila euro. A carico dei due imputati una provvisionale di 50mila euro.

    La decisione del gip è arrivata dopo aver sentito la relazione del perito, il professore Antonello Crisci, incaricato di valutare la loro capacitò di intendere e volere.

    Tre i bimbi vittime delle violenze, tutti fratellini. Ad organizzare gli incontri era il padre, Giuseppe S., andato a processo insieme a Walter Barbone; Rita Colucci; Domenico Risoli; Dario Marruso; Vittorio Gallo; Roberto Placanico e Vincenzo Bianco.

    I bimbi, una femminuccia e due maschietti, secondo la ricostruzione dei fatti operata dalla procura, sarebbero stati minacciati dal padre con un coltello a partecipare alle orge, con cadenza anche di tre volte a settimana.

    giovedì 14 novembre 2013

  8. Close The Door ha detto:

    Non sono completamente d’accordo, nel senso: ovviamente nel caso di queste ragazze si è scatenata la furia censoria che ha poco a che vedere con il vero desiderio di comprendere e molto di più con la ricerca di un colpevole, le ragazze, i genitori, la società…. (mi raccomando guai a parlare dei clienti! ;)). Però fra mamme ci raccontiamo spesso quanto è pesante vederci attribuire tutti i meriti e i demeriti dell’impresa genitoriale, mentre i papà sono relegati all’angolo come accessorio inutile – sia perché non è giusto e non è vero, sia perché, come sappiamo, il delirio di onnipotenza materno può fare grossi danni. Insomma per una volta che i padri sono chiamati in causa, starei attenta a non rovesciare immediatamente il concetto sulle madri single. Non è sulla madre single che si sta puntando l’attenzione, ma sul padre assente. Sono due cose diverse.

    • Il “padre è assente”: ma che vuol dire? Se significa che in una famiglia dovrebbero per forza di cosa essere presenti un elemento femminile e uno maschile per crescere un bambino equilibrato, questa è una scemenza priva di riscontri. Non è il “genere” che fa il genitore, sono le sue competenze genitoriali. Quello che occorre a qualsiasi bambino è un genitore in grado di prendersi cura di lui, maschio o femmina che sia. Un proverbio africano dice “per educare un bambino occorre un villaggio intero”: quello che manca spesso e volentieri alle famiglie monogenitoriali, oggi come oggi, è un welfare a supporto che permetta al genitore di svolgere i suoi compiti di genitore. Nella vecchie famiglie, in cui più generazioni convivevano nella medesima casa, non c’era bisogno di strutture a sostegno perché c’era il “clan”: oggi, che il clan non esiste più, senza una rete familiare a sopporto del nucleo “genitore – figlio” la famiglia è sofferente. Se andiamo a guardare una delle ricerche che ha coinvolto il maggior numero di ragazzi e di paesi (Life satisfaction among children in different family structures: a comparative study of 36 western Societies: http://www.scie-socialcareonline.org.uk//profile.asp?guid=f8a5f847-e398-42f8-bbb8-38da919d906d) leggiamo che “Children in the Nordic countries characterised by strong welfare systems reported significantly higher levels of life satisfaction in all living arrangements except in single father households. While such life events as divorce or single motherhood may be heavily stigmatised in some countries and certain segments within countries, they may well be relatively meaningless in other social contexts.” Quello che fa davvero la differenza, nel determinare la qualità della vita di un adolescente, non è la presenza di uno o due genitori, ma la presenza o meno di uno “strong welfare”, cioè di uno Stato in grado di supportare la genitorialità. I dati empirici ci dicono che se il genitore single è stigmatizzato in determinati paesi (e con stigmatizzato intendo proprio quello che intende questo psicologo, cioè che il genitore single non può farcela a prescindere dal contesto), in contesti sociali diversi la famiglia genitore single-prole non costiuisce un problema concreto per lo sviliuppo dei ragazzi. Certo, poi c’è il dato “except in single father households”: i padri sembrano fare più fatica. Ma questo non dipende dal fatto che bilologicamente sono maschi e il loro apparato riproduttore gli impedisce di essere bravi genitori, è un problema culturale. I maschi non vengono educati alla genitorialità, spesso non hanno l’opportunità di sviluppare le competenze coinvolte nel lavoro di cura. E allora il problema non è l’ “assenza” del padre, quanto, piuttosto, l’incompetenza di certi genitori. Pertanto, a mio avviso, non dovremmo discutere del sesso di chi si occupa dei bambini, ma di come crescere un figlio: che significa essere un bravo genitore? Cosa impedisce a certi genitori di esserlo? Che genere di strutture si dovrebbero attivare a sostegno della genitorialità?

      • Close The Door ha detto:

        ” I maschi non vengono educati alla genitorialità, spesso non hanno l’opportunità di sviluppare le competenze coinvolte nel lavoro di cura. E allora il problema non è l’ “assenza” del padre, quanto, piuttosto, l’incompetenza di certi genitori.”

        Stavo parlando precisamente di questo. Cioè capiamoci, al di là del discorso di principio sulle famiglie monoparentali e arcobaleno, la grande maggioranza delle famiglie italiane sono ancora impostate sul modello a due genitori etero. E quello che vedo è che del padre non si parla MAI. Si parla di “mammi” e di quanto facciano ridere con il passeggino in braccio. Se ti capita guarda una puntata di Tata Lucia, vedrai una schiera di padri che non riescono a mettere un “no” dritto e intero, si comportano come dei fratelli maggiori, quando non hanno completamente abdicato al loro ruolo di autorità nei confronti di qualcun altro. Leggo regolarmente blog tipo Queen Father e altri, e l’idea che mi sono fatta è che un uomo gay che decide di mettere su famiglia ha fatto generalmente un percorso personale di grande consapevolezza, oserei dire iper-consapevolezza sul ruolo del genitore. Ma in generale, su larga scala, il ruolo del genitore maschio è sottostimato quando non apertamente ridicolizzato. Ed è questione serissima.

      • Close The Door ha detto:

        La questione dell’assenza poi riguarda incidentalmente anche le coppie separate che diventano tecnicamente monogenitoriali perché uno dei due genitori – per lo più il maschio stando agli avvocati divorzisti – semplicemente sparisce. La madre che rimane può essere *bravissima*, ma rimane la ferita del gesto di abbandono da parte del padre: come si può sentire un bambino figlio di divorziati in cui il padre non si fa vivo nemmeno per il suo compleanno? Il welfare può pochino, ma stiamo attenti perché i paesi con un forte welfare sulla genitorialità hanno anche una cultura della genitorialità maschile. Bisognerebbe iniziare a parlare agli uomini, con gli uomini, degli uomini, del loro ruolo di padre, e della rabbia che covano nei confronti della moglie o ex-moglie. Un bel termometro è il gruppo FB “Superpapà”, in cui periodicamente nascono delle discussioni infinite sulle ex-mogli, che vengono punite con l’abbandono insieme ai figli. Come soluzione drastica, inaccettabile ancora per noi ma spero che se ne parlerà, è la cancellazione dell’obbligo degli “alimenti” da parte dell’uomo e l’introduzione dell’obbligo del congedo di paternità, in modo che la donna si faccia carico di un lavoro fuori casa e contestualmente l’uomo sia chiamato a fare a metà del lavoro di cura.
        Scusa se sono andata OT, sono molte questioni mischiate, ma mi premeva far notare questo punto.

      • Praticamente diciamo la stessa cosa. 🙂 Quello che mi premeva sottolineare, con questo post, è della questione “mancanza” non se ne può fare una questione biologica: quello che manca non è un padre inteso come persona di sesso maschile che ha concepito, quello che manca è una cultura della genitorialità. Quello che manca è l’assunzione di una prospettiva che metta veramente al centro il benessere dei minori, dei bambini.
        E lo abbiamo visto dal modo in cui è stata trattata la notizia: giornali pieni di foto di adolescenti in minigonna, di commenti orrendi sulle “studen-troie”, di articoli che colpevolizzano le ragazzine e assolvono l’adulto che se ne approfitta. Come se il problema fossero le ragazzine…
        Sulla cancellazione dell’ “obbligo” degli alimenti, beh, dipende.
        Se uno dei genitori è senza lavoro (e oggi come oggi capita che sia anche il padre, quello disoccupato, sebbene in proporzione ci siano più donne divorziate povere che papà in difficoltà economica) eliminare l’assegno di mantenimento è pericoloso, perché un disoccupato non riesce a far fronte alle esigenze dei figli allo stesso modo in cui ci riesce un adulto che lavora (e torniamo al welfare che non c’è…)
        Questo crea due nuclei familiari con condizioni di vita dissimili e bambini che si spostano da un genitore povero che non ha nulla da offrire e uno benestante che può far fronte alle loro richieste: una situazione schizofrenica. Lunedì filetto e martedì freddo cane, perché i termosifoni spono spenti che non ho i soldi per pagare bollette troppo alte… Sono situazioni che vedo, non mi sto inventando niente. Il mantenimento è funzionale al minore, non agli adulti: quando si legge che un genitore deve garantire all’altro (nei limiti delle sue possibilità) condizioni il più possibile simili a quelle che si sperimentavano in costanza di matrimonio, è stato scritto per impedire proprio questo, che il minore si trovi a vivere due vite e che il genitore più abbiente potesse usare i soldi per screditare agli occhi dei figli il genitore in difficoltà. Sempre nella ricerca che ho citato prima, si riscontra che a far soffrire maggiormente gli adolescenti dopo una separazione è proprio il cambiamento in peggio della situazione economica. Ovvio che una separazione impoverisca, ma si deve fare in modo che non impoverisca troppo qualcuno a favore di qualcun altro.
        Dal punto di vista giuridico, la situazione è complessa e “l’eliminazione dell’assegno di mantenimento” senza la creazione di strumenti a supporto di chi versa in condizioni di povertà rischia di rivelarsi un disastro: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/09/25/dei-diritti-e-dei-doveri/

        Come hanno sottolineato alcuni giuristi, la modalità di affido non può intendersi come uno strumento di educazione alla genitorialità, perché il soggetto da tutelare non è l’adulto, ma il minore. Se impongo un affido condiviso coatto allo scopo di responsabilizzare un adulto incompetente, l’obiettivo che mi pongo è formare un cittadino adulto, non il benessere del minore, che passa in secondo piano. L’educazione alla genitorialità non può avvenire sulla pelle di bambini che già subiscono il trauma della separazione, ma devo lavorare a monte, sulle famiglie integre…
        E’ quel padre che è in casa e non fa il padre che va coivolto. E qui si tocca un tasto dolente: perché quella coppia si è separata? Si parla genericamente di “conflitto”, ma a mio avviso quel conflitto andrebbe sviscerato in sede di affidamento, perché spesso le ragioni del conflitto stanno proprio in quella mancanza di coinvolgimento che non è una conseguenza, bensì la causa della fine di un matrimonio.

      • Close The Door ha detto:

        D’accordo su tutta la linea 😉 Cominciamo quindi a introdurre il congedo obbligatorio di paternità! 🙂

  9. Blossom ha detto:

    Adoro quando la summa di un ragionamento è la teoria scientifica: ahhh i ggggiovani d’oggi… ahhh non cianno i valori veri.
    Che è poi il più grosso e qualunquista luogo comune di sempre, quello con cui uno evita di fatto di mettersi a ragionare e per questo sempre utilizzatissimo, anche da cosidetti ggggiovani.
    (Tra l’altro: la criminalità minorile è diminuita, quella dei maggiorenni aumentata. Ma i valori veri li hanno solo gli adulti)

  10. Pingback: Tutela dei minori o inconcepibile violenza? – Un altro genere di comunicazione

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