“Il Giornale” che fa disinformazione

Dopo aver sdoganato il termine “nazifemminismo”

nazifemministe

“Il Giornale” si conferma il quotidiano più misogino del reame con una bella notizia confezionata ad arte per diffondere la favola dei Tribunali che odiano uomini e bambini e si preoccupano di tutelare solo le donne brutte, cattive ed affette da una inspiegabile misandria.

riconoscimento_paternitàLa storia strappalacrime del povero papà che non può sapere che fine ha fatto la sua bambina viene così spiegata:

A quel punto l’avvocato ha un’illuminazione: solo l’articolo 30 del dpr numero 396 del 2000 può imporre il silenzio totale e assoluto non solo al giudice del tribunale dei minori, ma anche all’ufficio di stato civile, all’ospedale, insomma a tutti. Secondo quell’articolo, infatti, la madre quando partorisce, ha la facoltà di non riconoscere il bambino (anche se è sposata) ma soprattutto di richiedere l’anonimato che costringe tutti alla segretezza. Con la conseguenza che diventa obbligo delle istituzioni farsi completamente carico del piccolo di cui la mamma, in questo modo, si libera completamente. Senza dare nemmeno la possibilità al padre, se lo desidera, di chiederne il riconoscimento e l’affidamento.

L’articolo 30 del Decreto del Presidente della Repubblica n.396 del 2000 è questo

Art. 30
(Dichiarazione di nascita)

  1.  La dichiarazione di nascita e’ resa da uno dei genitori, da un procuratore  speciale, ovvero dal medico o dalla ostetrica o da altra persona  che  ha assistito al parto, rispettando l’eventuale volonta’ della madre di non essere nominata.
   2. Ai fini della formazione dell’atto di nascita, la dichiarazione resa   all’ufficiale   dello   stato   civile  e’  corredata  da  una attestazione  di  avvenuta  nascita  contenente  le generalita’ della puerpera  nonche’ le indicazioni del comune, ospedale, casa di cura o
altro  luogo  ove e’ avvenuta la nascita, del giorno e dell’ora della nascita e del sesso del bambino.
   3.  Se  la puerpera non e’ stata assistita da personale sanitario, il  dichiarante che non e’ neppure in grado di esibire l’attestazione di   constatazione  di  avvenuto  parto,  produce  una  dichiarazione sostitutiva resa ai sensi dell’articolo 2 della legge 4 gennaio 1968,
n. 15.
   4.  La  dichiarazione  puo’  essere resa, entro dieci giorni dalla nascita,  presso  il comune nel cui territorio e’ avvenuto il parto o in  alternativa,  entro  tre  giorni,  presso  la direzione sanitaria dell’ospedale  o della casa di cura in cui e’ avvenuta la nascita. In tale   ultimo   caso   la   dichiarazione  puo’  contenere  anche  il riconoscimento   contestuale   di   figlio   naturale  e,  unitamente all’attestazione   di   nascita,   e’   trasmessa,   ai   fini  della trascrizione,  dal  direttore  sanitario  all’ufficiale  dello  stato civile  del comune nel cui territorio e’ situato il centro di nascita o,  su  richiesta dei genitori, al comune di residenza individuato ai sensi  del  comma 7, nei dieci giorni successivi, anche attraverso la utilizzazione   di   sistemi  di  comunicazione  telematici  tali  da garantire  l’autenticita’  della  documentazione  inviata  secondo la normativa in vigore.
   5.  La  dichiarazione  non  puo’  essere  ricevuta  dal  direttore sanitario se il bambino e’ nato morto ovvero se e’ morto prima che e’ stata resa la dichiarazione stessa. In tal caso la dichiarazione deve essere  resa  esclusivamente  all’ufficiale  dello  stato  civile del comune dove e’ avvenuta la nascita.
   6.  Ai  fini  dell’applicazione  delle  disposizioni  del presente articolo,  gli  uffici  dello  stato civile, nei loro rapporti con le direzioni  sanitarie  dei  centri  di  nascita  presenti  sul proprio territorio,  si  attengono  alle  modalita’  di  coordinamento  e  di collegamento  previste  dal  decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all’articolo 10, comma 2.
   7. I genitori, o uno di essi, se non intendono avvalersi di quanto previsto  dal  comma  4,  hanno  facolta’  di dichiarare, entro dieci giorni  dal  parto,  la  nascita nel proprio comune di residenza. Nel caso  in  cui  i  genitori  non  risiedano nello stesso comune, salvo diverso  accordo tra di loro, la dichiarazione di nascita e’ resa nel comune di residenza della madre. In tali casi, ove il dichiarante non esibisca  l’attestazione  della avvenuta nascita, il comune nel quale la  dichiarazione  e’  resa  deve  procurarsela  presso  il centro di nascita dove il parto e’ avvenuto, salvo quanto previsto al comma 3.
   8.  L’ufficiale  dello  stato  civile  che registra la nascita nel comune  di  residenza  dei  genitori o della madre deve comunicare al comune  di  nascita  il  nominativo  del nato e gli estremi dell’atto ricevuto.

Come potete notare, non c’è nulla in merito al togliere ai poveri padri la possibilità di riconoscere i loro amati figlioli, non si parla di “imporre il silenzio” o altre omertose pratiche a favore di perfide donne intenzionate a far sparire degli innocenti neonati.

Se volete sapere come stanno davvero le cose:

Quando il neonato non è riconosciuto dalla madre entro i 10 giorni dalla nascita gli deve essere assicurata la protezione prevista dalla legge (art.30 del Nuovo ordinamento dello stato civile) attraverso la tempestiva dichiarazione di nascita, rispettando la volontà della madre di non essere nominata. L’ufficiale dello stato civile provvede alla stesura dell’atto di nascita con l’indicazione “nato da donna che non intende essere nominata” ed attribuisce nome e cognome al bambino.
La dichiarazione di nascita e la segnalazione dello stato di abbandono del bambino inviate alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, consentono il ricorso alla procedura di adottabilità che il predetto tribunale dichiarerà immediatamente, senza eseguire ulteriori accertamenti a meno che non vi sia una istanza di sospensione della procedura da parte di chi afferma di essere  uno dei genitori e chiede termine per il riconoscimento, sempre che il bambino abbia un rapporto con il genitore naturale. Nel caso in cui entrambi i genitori abbiano età inferiore ai sedici anni, la procedura è invece rinviata d’ufficio sino al compimento di tale età, purchè il bambino sia assistito dallo stesso o da membri della sua famiglia. Particolare attenzione deve essere effettuata quando si prospetta la possibilità di un riconoscimento da parte del solo padre, onde evitare che attraverso tale atto si sostanzi un’adozione illegale, non essendovi rapporto di genitorialità tra il neonato ed il soggetto che lo riconosce. Quando questi è un uomo sposato con altra donna la legge prevede che l’Ufficiale dello Stato Civile trasmetta una comunicazione al competente Tribunale per i Minorenni perché effettui le opportune indagini circa la veridicità del riconoscimento.

Quindi, cari papà, state tranquilli: gli accertamenti da parte del Tribunale dei Minori servono solo a verificare che il riconoscimento tardivo di un uomo non coniugato con la madre naturale del minore non nasconda una adozione illegale; adozioni illegali che in passato avvenivano spesso e volentieri con queste modalità: una abbiente coppia sterile “acquistava” il bambino da una donna in difficoltà e, per evitare tutta la farraginosa procedura che coinvolge gli aspiranti genitori coinvolti in una adozione legale, l’uomo dichiarava il bambino frutto di una relazione adulterina chiedendone l’affido.

Se davvero il signore in questione è il papà della bambina non dovrebbe avere nessuna difficoltà a riconoscerla, perché l’unica cosa destinata a rimanere “segreta” è il nome della madre sull’atto di nascita della bambina.

Non sappiamo cosa ci sia davvero, dietro questa “kafkiana” vicenda, ma di una cosa possiamo essere certi: non c’è il dpr 396 del 2000, come sostiene “Il Giornale”, né altre “anacronistiche leggi”. Forse la spiegazione del mistero, più che nelle norme, la troveremmo chiedendoci cosa può spingere una donna a rendersi irrintracciabile, senza dare per scontato che la ragione sia una sconfinata malvagità.

Il tono allarmistico de “Il Giornale” è pertanto ingiustificato, le informazioni sono imprecise  e il rischio concreto è che padri intenzionati a richiedere l’affido del proprio figlio desistano perché convinti che se la madre non vuole riconoscere il bambino il padre non può nulla “per legge”.

Non è vero uomini! Richiedete l’affido dei vostri figli!

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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11 risposte a “Il Giornale” che fa disinformazione

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    Ma il Giornale è un giornale?

  2. AlessioX1 ha detto:

    Il tono allarmistico de “Il Giornale” è pertanto ingiustificato, le informazioni sono imprecise e il rischio concreto è che padri intenzionati a richiedere l’affido del proprio figlio desistano perché convinti che se la madre non vuole riconoscere il bambino il padre non può nulla “per legge”.
    Non è vero uomini! Richiedete l’affido dei vostri figli!
    Gli affidi vanno sempre alle donne durante una separazione solo in condizioni particolari come se la madre è tossica o altre cose si decide di scegliere il padre.

    • Gli affidi oggi come oggi sono quasi sempre condivisi. Se il bambino trascorre la maggior parte del tempo con la madre anche dopo la separazione, è perché ad occuparsi dei figli, in Italia, sono prevalentemente le donne, nella maggior parte delle famiglie. Nella maggior parte dei casi sono i padri a non rendersi disponibili per i figli, dopo la separazione.

      E comunque tutto questo non ha nulla a che spartire con il tema del post, che riguarda le false informazioni diffuse dall’incauto giornalista: nessuna legge impedisce ad un padre di riconoscere il proprio figlio se la madre non vuole riconoscerlo.

  3. IDA ha detto:

    Appunto, non sappiamo il motivo che ha spinto lei ad avere questo comportamento. Forse la cattiveria insita delle donne?

    • Non è tanto il fatto che non lo sappiamo, è che il giornalista non si pone neanche la domanda… Ed è una domanda abbastanza ovvia: non è un comportamento normale, né che una donna decida di nascondersi da un partner affettuoso e sollecito durante la gravidanza, né che riesca a far sparire le sue tracce. Io non saprei come sparire! E tu?

      • IDA ha detto:

        No! Non saprei come fare a sparire, o meglio non ci ho mai pensato… il giornalista non se la può fare la domanda, perchè altrimenti non avrebbe più senso l’articolo per il suo scopo.. cioè raccontare verità parziali per sostenere le sue tesi.. che già basta leggere il titolo del giornale..

      • AlessioX1 ha detto:

        Può essere diventata lesbica tutto di un colpo, alle volte succede , e pure con gli uomini che diventano gay e prima erano dei normalissimi mariti e padri totalmente etero.

      • “Può essere diventata lesbica tutto d’un colpo, alle volte succede” ??? Ma non è mica una malattia, l’omosessualità! E poi che c’entra: le lesbiche sono solite sparire nel nulla???

      • AlessioX1 ha detto:

        E mica ho detto che è una malattia, evidentemente non vuole più dormire nello stesso letto con lui e per questo è scappata.

      • Ribadisco: mi prendi in giro, secondo me.

  4. Lilli ha detto:

    Forse questo articolo de Il Giornale andava inserito nella sezione “Fantascienza”… Sarebbe stato più veritiero, così.

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