Si stava meglio quando si stava peggio

“Un essere umano è parte di un tutto, che noi chiamiamo “Universo”, è una parte limitata nel tempo e nello spazio. Egli sperimenta sé stesso, i suoi pensieri ed emozioni come qualcosa separato dal resto, una sorta di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è come una prigione, limita i nostri desideri e affetti alle poche persone che ci sono vicine. Il nostro compito deve essere di liberare noi stessi da questa prigione allargando il nostro cerchio di compassione affinché comprenda tutte le creature viventi e l’intera natura nella sua bellezza”. (A.Einstein, lettera del 1950, citata da Walter Sullivan nell’articolo “The Einstein Papers: A Man of Many Parts” pubblicato sul New York Times il 29 marzo 1972)

“Il vero valore di un essere umano è determinato principalmente dalla misura e dal senso in cui egli ha raggiunto la liberazione dal sé”. (da “The World As I See It I”, A. Einstein)

einstein

Quando parliamo di “valore”, dobbiamo fare i conti con il significato della parola: il comune e generale concetto che abbiamo del termine “valore” è, di fatto, un concetto economico. La relazione di una merce e/o di un servizio con ciò che l’uomo è disposto a pagare per ottenere quella merce e/o servizio, porta all’esistenza il concetto di valore.

Ma il significato di “valore” e di “sistema di valori” va ben oltre questo concetto economico, sebbene non sia totalmente estraneo ad esso, e sebbene esso sia stato all’inizio molto probabilmente preso in prestito da questo stesso concetto economico.

Cosa intendiamo con “valore di un essere umano”?

C’è un concetto di valore – quello che sottende la creazione della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, per intenderci – che assume che ogni essere umano, solo per il fatto di esistere – al di là, dunque del suo essere un individuo unico, irripetibile e diverso da qualsiasi altro essere umano – ha un valore, una sua dignità:  ogni uomo, per il solo fatto d’esser tale (a prescindere della sua condotta e delle sue attitudini), possiede questo tipo di dignità, che è la medesima per tutti.

Un altro tipo di “valore” è quello che ci fa affermare, ad esempio, “quello è un uomo di valore!” In questo particolare tipo di dignità non tutti gli uomini sono uguali, perché è un genere di dignità che l’uomo, in quanto individuo dotato di libero arbitrio, ricerca e ottiene con le sue azioni; ma è un concetto che dipende anche da ciò che la società  considera “di valore” (il “sistema di valori”, appunto), oltre che dalla scelte operate in quel particolare sistema. Pertanto, se un uomo è considerato “di valore” all’interno di un dato sistema, può perdere quel valore nel momento in cui quel sistema cambia. Per fare un esempio: all’interno del “sistema Terzo Reich”, un Mengele era un uomo di grande “valore”…

Prendere ad esempio Josef Mengele ci fa comprendere che la coesistenza dei due concetti “valore” fino ad ora esaminati non è così pacifica come una trattazione superficiale come questa potrebbe dare ad intendere, ma solleva un mucchio di dibattici etici.

L’ultimo aspetto del “valore” di una persona coinvolge l’aspetto “economico” del termine; se è vero che ogni cosa che è desiderata e richiesta dall’uomo e che può soddisfare un suo bisogno o un suo desiderio è definita “una cosa di valore”, allora anche un essere umano può acquistare per un altro essere umano questo particolare tipo di valore: è il “valore” che ha un dipendente per il suo datore di lavoro, ad esempio, valore che dipende dal servizio fornito o dal bene materiale prodotto e da quanto quel bene o servizio è desiderato e/o richiesto.

Insomma, discutere di “valore” e di “esseri umani” è un argomento complesso e rischia di incorrere in incomprensioni causate da errori di attribuzione di significato.

Questa era la premessa.

Leggo un articolo di Filippo Facci: Il matrimonio come aggravante. Sull’antipatia di Filippo Facci per il femminicidio e le questioni di genere è stato già scritto, quindi vi rimando a chi ne ne ha parlato prima di me.

Sul concetto di “aggravante” in ambito giuridico ho già scritto io e non voglio ripetermi.

Vorrei però soffermarmi su un concetto che mi ha davvero turbato; cito dall’articolo:

…in Italia si uccidono meno donne rispetto a tutto l’Occidente, per cui inventarsi improvvisamente che il femminicidio sia una «vera emergenza sociale» suona quantomeno come falso. I dati sono i dati, e sono debitore a Davide De Luca per avermeli fatti apprendere: Istat, Onu e ministero dell’Interno dicono che il femminicidio è in calo, dunque parlare di «escalation», come fa anche la presidente della Camera Laura Boldrini, è sbagliato. Quello che i dati non dicono, ma che sappiamo, è che l’Italia non brilla per emancipazione femminile: col risultato che le donne le ammazzano di meno anche per questo, perché contano meno, sicché, se le ammazzano, quando le ammazzano, spesso lo fanno specificamente perché sono donne, rapprese cioè in una visione femminile arcaica.

Secondo Filippo Facci, più “valore” assume una persona, maggiore è la sua probabilità di essere uccisa; mano a mano che “il valore” di una particolare tipologia di persone diminuisce, diminuisce per quelle persone anche la possibilità di essere vittime di omicidio.

Secondo voi, a quale significato della parola “valore” fa riferimento Filippo Facci quando parla di “donne che contano meno”? Perché io, onestamente, non ne vengo a capo. Ed è da ieri che ci sto ragionando…

Secondo il ragionamento di Filippo Facci, i soggetti più al sicuro, in un sistema-società, sarebbero gli schiavi: quella particolare condizione per cui un essere umano non ha nessun tipo di dignità, “non conta niente”. Siccome non conta niente, non ci sarebbe nessuna ragione per ucciderlo…

Eppure, riflettendoci bene, all’atto pratico non è così, perché uno schiavo, sebbene sia un essere umano deprivato dei primi due concetti di valore (quello inerente alla sua dignità di persona in quanto tale e di persona “di valore” in un dato sistema), rimane comunque titolare di un valore economico. Siccome esiste, io “essere umano-che-vale-di-più” potrei pormi il problema di cosa farci, con lo schiavo; e nel momento in cui decidessi che non mi è più utile, potrei decidere di liberarmene per il solo fatto che mi comporta delle spese e nessun vantaggio. L’esistenza di uno schiavo dipende dalla sua capacità di essere percepito come “di valore”, nel senso di essere vivente capace di produrre un bene/un servizio in grado di soddisfare bisogni/desideri di chi schiavo non lo è.

E allora, forse, cambiando prospettiva, le donne italiane non vengono uccise non perché “contano poco“, ma perché sanno rendersi “utili” e lo sanno fare bene.

L’articolo di Filippo Facci sembra suggerire alle donne di ridimensionare la loro ansia di “acquistare valore”, perché, come dice chiaramente nel primo paragrafo “più questo Paese diverrà «civile» e più aumenteranno gli omicidi di donne: non il contrario.”

La mia domanda è questa: a quale sistema di valori sta facendo riferimento, Filippo Facci, misurando il valore di un essere umano sulla base della sua probabilità di essere ucciso? A che tipo di “civiltà” si ispira il suo ragionamento?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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17 risposte a Si stava meglio quando si stava peggio

  1. Chiara ha detto:

    Quindi, se io donna andassi a vivere, che so, in Scandinavia o in Islanda, avrei moltissime probabilità di essere uccisa… ah però, non ci avevo mai pensato…

  2. IDA ha detto:

    Il Facci, ci dice che le donne in Italia ne ammazzano di meno, perché contano di meno, e questo non è del tutto sbagliato, perché nella società italiana il ruolo della donna è molto subalterno, ha pochi motivi per trovarsi coinvolta in una sparatoria e quindi vengono ammazzate quando tornano a casa dal coniuge.. “spesso lo fanno specificamente perché sono donne, rapprese cioè in una visione femminile arcaica.” Chi? Gli uomini hanno una visione femminile arcaica? Credo di Si!

  3. IDA ha detto:

    Dovrei fare una premessa, io sono stata e sono contraria a questa legge sul femminicidio. Perché il femminicidio è un fatto culturale e non si può risolvere con la repressione.. Detto questo; C’è una tendenza a sminuire o negare il problema della violenza di genere.. Le prime denuncie sulla violenza di genere sono state fatte dalle femministe nel 1972, da allora c’è stato tutto un susseguirsi di indifferenza e negazionismo.. poi la politica l’ha usato per fini propri… ma da più parti si continua a negare e sminuire..
    Partiamo dalla definizione: il Devoto-Oli, e non le femministe, alla voce femminicidio leggiamo: “Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”
    E qui Facci non capisce del perché dell’aggravante della relazione sentimentale, forse perché non conosce il significato del termine femminicidio.. e lo dimostra anche quando dice “in Italia si uccidono meno donne rispetto a tutto l’Occidente”. I dati sono dati, come dice Facci, ma bisogna saperli leggere.. i dati dicono, che sono diminuiti gli omicidi commessi verso le donne, nell’ambito della criminalità organizzata e nell’ambito della criminalità comune, ma sono aumentati quelli consumati all’interno di un contesto domestico o affettivo. Quindi il femminicidio.. se uno uccide una donna in una rapina, è omicidio, ma se uccide una donna perché sono dei “cacacazzi” come diceva quel commento, è femminicidio..
    Ad esempio vorrei segnalare il post di Emilianorizzo, che ha per titolo; “basta menzogne sul femminicidio, atteniamoci sui dati ufficiali”.. dopo aver sparato cifre e numeri senza criterio, che gli uomini vengono uccisi più delle donne, che gli autori di omicidi il 15% sono donne, ma non dice che 85% sono uomini, dice: “contemporaneamente gli omicidi familiari sono arrivati a 192 nel 2006 contro i 97 del 1992 (pag. 118). Gli omicidi familiari sono aumentati, questo è vero e provato.” Quindi? Dove stà la menzogna richiamata nel titolo? Come sempre si nega l’evidenza.. Per ora mi fermo qui, rischio di fare più lungo il commento del tuo post.. vorrei solo segnalere
    Laurel Weldon che sostiene: in Europa gli assalti sessuali, lo stalking e la violenza nelle relazioni intime rappresentano un rischio più alto del cancro, il 45% delle donne europee nel corso della vita subirà una qualche forma di violenza fisica o sessuale. http://www.spiweb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2987:il-femminicidio-nel-mondo&Itemid=665

    • AlessioX1 ha detto:

      Che quella di Faci sia una fesseria siamo tutti d’accordo ma dire che il 70% delle donne nella vita è stata maltrattata almeno una volta mi sembra eccessivo, e come dire su 10 donne che stanno in un bar a parlare almeno 7 di loro sono state picchiate questi dati mi sembrano eccessivi ,se fosse cosi allora il 70% degli uomini italiani sarebbe violento , cioè su 10 uomini che stanno in un tavolino di un bar 7 hanno picchiato donne, allora intanto le persone che picchiano le donne devono stare in carcere o comunque in istituì dove devono essere rieducati e poi se sono guariti fatti uscire, , e per i femminicidi 30 anni o l’ergastolo , e limitare gli sconti di pena, penso che questo possa bastare ho visto alcune proposte delle femministe e non mi sembra che risolvano il problema , allungare le gonne delle vallette in tv non risolverà il problema , ne mettere gli uomini che servono la famiglia negli spot risolverà il problema, e poi va bene l’educazione sessuale nelle scuole ma questa invenzione delle femministe del educazione sentimentale? voglio dire basta insegnarli Si è Si , No è No, e bisogna rispettarli mi sembra molto semplice, e comunque anche le madri devono collaborare per fare in modo che i loro figli non diventino violenti.

      • IDA ha detto:

        Alessio.. ma il 70 % da dove l’hai tirato fuori? Dal rapporto delle Nazioni Unite? ” 70% di donne almeno una volta nella vita è vittima di un episodio di violenza da parte di un uomo”. Il rapporto parla di violenze fisiche o sessuali.. Non so da dove ricavano questi dati.. Comunque ti posso dire che è vicino alla realtà.. Come molestie una molto pesante l’ho subita anche io.. è stata pesante per me, per il molestatore era uno scherzo, come sempre.. come violenza fisica, si ho subito anche quella, dal momento che ho subito insieme ad altre otto persone un sequestro durante una rapina, siamo stati per tre ore, con mani e piedi legati, e sotto-tiro da un uomo con la pistola.. Quindi non è poi così tanto difficile.. Io sono stata fortunata in casa e poco fuori..
        Poi questo non vuol dire che il 70% degli uomini ha comportamenti violenti.. ma chi ha avuto certi comportamenti con me, gli ha avuti pure con tante altre donne..
        L’educazione dei figli non spetta solo alle madri, se ci sono dei padri devono essere presenti..

      • maria serena ha detto:

        l’educazione sentimentale sarebbe proprio quella di far capire ai ragazzi che un NO è un NO,non un SI mascherato…..
        nessuno vuole allungare le gonne a nessuno,ma eliminare figure di donne sminuite a oggetti di richiamo sessuale….
        vedere invece più spesso immagini in cui sono anche gli uomini a prendersi cura della famiglia,e non solo le donne che stanno sempre a servire,instillerebbe piano piano il concetto di parità almeno all’interno dei rapporti di coppia,che sono niente meno che il “piccolo” dei rapporti di genere in ogni ambito…..
        le madri,le madri,e i padri che cazzo fanno? non dovrebbero essere loro il primo esempio di figura maschile per un bambino?…
        e poi maltrattamenti significa non solo violenza sessuale,ma anche psicologica,verbale,ecc….quanti uomini conosci (io diversi) che dopo che si fidanzano impediscono alle loro fidanzate di vestirsi come prima,andare a feste senza di loro ecc?

        per favore….

    • AlessioX1 ha detto:

      IDA scusami sicuramente deve essere stato orribile il rapimento, ma a pensò che questo non c’entri molto con la violenza di genere voglio dire quando si parla di femminicidio i primi che divendono questa parola dicono testualemtne”se una donna viene uccisa durante una rapina non è femminicidio se lo fa il marito in casa allora lo è”, parliamo di atti di criminalità e stop ma la violenza di genere non c’entra,sulle molestie ,anche io sono stato rapinato se è per questo, e sulle molestie potresti accennarmi cosa ti è successo sempre se te la senti ovviamente.

  4. paolam ha detto:

    Mi verrebbe da dire, rispondendo all’ipotesi della titolare: “E infatti vengono uccise proprio quelle donne che, in un modo o nell’altro, vogliono smettere di ‘rendersi utili’ ”. All’autore citato non saprei che rispondere, a meno che egli non intenda, prima o poi, riformulare la sua conclusione esprimendosi con un periodo e un lessico accettabili per la lingua italiana: “col risultato che le donne le ammazzano di meno” – qui, può andare l’uso della terza persona plurale (ammazzano) con un soggetto sottinteso (saranno gli uomini?) del verbo utilizzato – E poi: “anche per questo, perché contano meno”, ecco, qui il soggetto del verbo è cambiato, ma è ancora intuitivo che è il complemento oggetto della frase precedente (le donne) ad essere diventato soggetto del nuovo verbo (contano). Ma poi, d’improvviso, è il delirio: “sicché, se le ammazzano, quando le ammazzano, spesso lo fanno” – Allora, qual’è il soggetto adesso? Eravamo rimaste a “le donne”, e non puoi usare un altro verbo senza nominare il soggetto di questo nuovo verbo che, di certo, non sono più “le donne”, anche se da come sono messe in fila le parole potrebbe pure sembrare che lo siano. E infine: (le ammazzano: chi ammazza?) “specificamente perché sono donne, rapprese cioè in una visione femminile arcaica”. Tralascio qualsiasi considerazione sull’uso dell’avverbio “specificamente”: stai parlando in modo discorsivo, non potevi dire “proprio perché”, “appunto perché”? No, “specificamante”, avverbio che non è particolarmente appropriato per esprimere il concetto di “in qualità di”, cioè nel senso: “alcuni uomini ammazzano alcune donne proprio perché sono donne”, “appunto perché sono donne”, “in considerazione della loro qualità di donne”, oppure, ideona : “in quanto”! “in quanto donne”. Facile, no? Che altro vogliamo aggiungere? Stendiamo un velo pietoso sul “rapprese”. Ordunque, d’ora in poi, evitiamo di “rapprenderci”.

  5. Cinzia ha detto:

    Ho letto e riletto le affermazioni di Faci, riportate sopra.e non ho trovato nulla che confuti l’impressione, che egli classifichi gli esseri umani seguendo un valore di tipo economico.
    Che piaccia o meno (a me non piace) il “potere economico” è in cima alla scala dei valori, di quella che viene definita la civiltà occidentale contemporanea.
    Faci manifesta in modo indiretto il concetto di non uguaglianza degli individui, ed è anche comprensibile il perché: nella cultura occidentale contemporanea i vertici del potere sono detenuti da un ben specifico prototipo umano; maschio, bianco, borghese, di mezz’età ( a cui Faci può aspirare di appartenere).
    Tutti gli altri tipi umani sono funzionali al successo di questo moderno “Principe”.
    Niente di strano quindi se nella sua ottica il valore delle persone sia commisurato alla loro utilità funzionale (cosa ci posso fare con te) e al loro asservimento (cosa puoi fare per me).
    La teoria per cui una persona più vale, maggiomente è esposta al pericolo, mi pare più una forma di pensiero paranoico, di sindrome dell’accerchiamento, dovuta al periodo di decadenza del sistema occidentale e dall’emergere di nuove figure di dominanti; e del vecchio stratagemma dialettico del “povero ricco vittima della persecuzione degli invidiosi” (figura attualissima in Italia)
    Mi spiego meglio, è evidente che Il sistema di potere in cui Faci si sente inserito (e che non ha più subito attacchi dai tempi delle grandi conquiste arabe), si trova ora all’alba di una nuova era, dove gli equilibri in campo vengono velocissimamente messi in discussione, ed è la condizione meno accettabile per il dominante, che per continuare a dominare ha bisogno di consenso al sistema che lo ha portato ai vertici.
    In realtà meno vali sul mercato della merce umana, più sei sostituibile, più facilmente puoi essere soppresso. La crocana nera quotidiana è lì a ricordarcelo.
    Quindi quando Faci parla di femminicidio altro non può, in coerenza col proprio pensiero, che concludere, con la classica tecnica paternalistica del ” se ci pensate bene, cambiare niente conviene prima di tutto a voi (femmine), convenienza vostra è mantenere la storica utilità”
    La sua è la prospettiva del dominatore.

    • AlessioX1 ha detto:

      “maschio, bianco, borghese, di mezz’età ( a cui Faci può aspirare di appartenere).” il “capo” del occidente è Obama , che è Nero, ormai molte donne hanno ruoli importanti nelle società in politica nel esercito ,

      • Cinzia ha detto:

        Ahahahahahahah stai facendo dell’umorismo vero AlessioX1 ?
        Tipo le battute sul capo del mondo della Gialappa’s band 😀

    • AlessioX1 ha detto:

      non sto scherzando ormai molte società sono gestite da donne , i capi di stato donne, ormai ci sono molte famiglie dove lavora solo la mamma e il papà sta a casa, donne che guadagnano più dei loro compagni

      • Eh, so’ tragedie. Quando le donne guadagnano, il passo successivo di solito sono le cavallette. O i fiumi di sangue…

      • Cinzia ha detto:

        nel mio dialetto questo tipo di argomentazioni si chiama : ” fer creder che la luna l’é na formaia” (trad. voler convincere che la luna è una forma di grana)

  6. Cinzia ha detto:

    Ps mi sono accorta ora di aver sottratto una “C” al cognome del sopraccitato articolista…
    chiedo venia.

  7. maria serena ha detto:

    ma scusate,il femminicidio non è proprio l’uccisione di una donna in quanto tale? quindi facci alla fine della sua ridicola filippica riconferma ciò che invece voleva negare: le donne vengono ammazzate proprio perchè donne,e questo è ufficialmente e globalmente chiamato femminicidio……Facci compatisciti da solo,che io non ne ho voglia

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