La criminalizzazione del maschio nei media

Il 2013 si è concluso con una strage.

Un uomo ha ucciso la suocera, alla moglie e alla figlia, quindi ha chiamato le forze dell’ordine per denunciare l’accaduto e poi ha rivolto l’arma contro se stesso.

La ricostruzione del delitto:

L’uomo ha sparato per prima alla suocera, Daria Maccari, 84 anni, mentre dormiva sul divano del soggiorno. Poi ha inseguito la moglie, Letizia Maggio, 54 anni, e la figlia, Giulia, studentessa di 21 anni appena, in cucina, le borse della spesa per il cenone di Capodanno ancora sul pavimento. Le due donne hanno cercato di proteggersi a vicenda: sono morte una accanto all’altra, colpite da cinque proiettili. Solo in quel momento, dopo avere chiamato i carabinieri, ha rivolto la pistola contro se stesso.

Dell’uomo sappiamo che soffriva di depressione. Nessuno si pone la domanda che a me pare la più ovvia, in un caso come questo: come mai un uomo palesemente depresso aveva libero accesso ad un’arma da fuoco?

Non dico che l’assenza di una pistola avrebbe impedito a quest’uomo di fare ciò che aveva deciso di fare, ma certo la sua disponibilità gli ha reso le cose più semplici.

Un’altra riflessione.

Spesso e volentieri vengo accusata di utilizzare questo blog per “criminalizzare l’intero genere maschile”. Se seguite questo link, in calce troverete un mucchio di commenti di uomini arrabbiati per questo motivo.

Molti uomini (e anche molte donne) sono convinti che sia in atto un vero e proprio complotto a livello nazionale per criminalizzare l’uomo in quanto tale:

criminalizzazione_maschio

Secondo queste teorie, che spesso si avvalgono del termine “misandria” (un atteggiamento psicologico preconcettuale di avversione ed ostilità verso l’uomo), la stampa, colonizzata da femministe prive di scrupoli, darebbe troppo spazio alle notizie di delitti compiuti da uomini, strutturandole in modo da far apparire il maschio come “il cattivo”.

Andiamo a vedere come è stata riportata dalla stampa questa particolare notizia.

tragedia_familiarePrima ancora di raccontarci che cosa è avvenuto, il giornalista ci fornisce un elenco di possibili cause: la perdita del lavoro, una malattia debilitante, la depressione.

La descrizione dell’assassino: Daniele Garattini, disoccupato da ottobre.

Quanti di voi hanno perso il lavoro quest’anno? Molte, moltissime persone. E’ difficile non empatizzare con una situazione che, oggi come oggi, ci tocca dolorosamente tutti da vicino.

Ciò che è accaduto – un uomo ha ucciso tre persone per poi spararsi – non è definito né omicidio-suicidio (che sarebbe la definizione più corretta), né strage (l’uccisione di una pluralità di persone), ma “tragedia familiare“.

Tragedia significa disastro, disgrazia.

La parola “tragedia” occulta la responsalità individuale, quella imputabile a chi aveva in mano in mano l’arma e ha preso la decisione di compiere un atto criminale, e insieme all’aggettivo “familiare” ci dà l’idea di una responsabilità diffusa: un fatto cruento e doloroso avvenuto in seno alla famiglia.

Un’altra definizione che è piaciuta molto alla stampa è “10 minuti di follia”:

10_minutiNonostante la richiesta, mossa da chi di follia se ne intende, di non associare arbitrariamente atti criminali alla malattia mentale (ricordo ancora una volta l’appello dello psichiatra Claudio Mecacci: “Va dunque sfatata la convinzione che vi sia necessariamente una connessione tra malattia mentale e violenza. Attribuire automaticamente gli atti di violenza a persone con disturbi mentali porta ancor più a stigmatizzare queste patologie e coloro che realmente ne soffrono e che si curano”), chi compie un omicidio per i giornalisti rimane sempre e comunque un pazzo.

beatificazione_assassino

L’assassino-suicida era un uomo mite: da dizionario, di persona che ha indole buona, benigna, tollerante, che esprime dolcezza, tolleranza, bontà.

Aveva perso il lavoro ed era molto preoccupato. Era depresso, tutti avevano notato il suo cambiamento di umore. Aveva problemi di salute: l’epatite non gli dava tregua.

La moglie, invece, era tesa. Lei lo aveva conservato, il lavoro, ed era una donna volitiva. Lei aveva voluto costruire il giardinetto davanti a casa: io mi sento portata ad immaginare una donna che imponeva arbitrariamente la sua volontà. E voi?

Madre e figlia erano solidali: “scusa per il papà“. La madre biasima il comportamento del padre con la figlia, alle spalle del poveretto in preda alla depressione.

suocera

Volontario di Save the Children, mite e per bene (ma in Italia si può essere “per bene” e allo stesso tempo compiere i reati più efferati…), aveva perso il lavoro, all’improvviso – un brutto colpo, forse inaspettato, una ingiustizia – ed era caduto in un forte stato depressione. La perdita del lavoro lo costringeva a casa con la suocera malata e il peso dell’assistenza della vecchia signora gravava tutto sulle sue spalle.

Io noto alcuni dettagli:

  • nonostante Daniele Garattini avesse perso il lavoro, la famiglia non versava in difficoltà economiche;
  • Daniele Garattini voleva imporre il coprifuoco alla figlia di 21 anni, colpevole di rimanere troppo a lungo fuori con il fidanzato (definito “fidanzatino“, allo scopo di infantilizzarli entrambi, ma parliamo di ventenni, quindi persone maggiorenni ed in teoria libere di vivere serenamente la loro relazione); si comporterebbe così una persona che ha indole buona, benigna, tollerante, che esprime dolcezza, tolleranza, bontà? (tolleranza: l’atteggiamento di chi rispetta le convinzioni altrui, anche se profondamente diverse da quelle cui egli aderisce);
  • il Garattini  a volte è “profondamente depresso”, altre è affetto da un “lieve cambiamento di umore”, comunque è malato;
  • l’uomo è descritto con aggettivi positivi: mite, per bene, volontario di Save The Children; delle altre vittime sappiamo che una era “tesa”, un’altra malata di alzheimer e un peso per la famiglia, la terza aveva un brutto rapporto con il padre, ma nessuno ci riferisce della loro eventuale bontà;
  • la famiglia viene descritta come “normalissima”.

Secondo voi, quali aspetti della vicenda vengono enfatizzati? Riscontrate anche voi una “criminalizzione del maschio” agita dalla stampa?

Un ringraziamento di cuore a Wild Mauz per gli screenshot sulla notizia della “tragedia” di Collegno.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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35 risposte a La criminalizzazione del maschio nei media

  1. Paolo ha detto:

    Nestola è un vittimista e va lasciato perdere
    Nella descrizione della moglie non vedo una che “imponeva la propria volontà” in senso negativo vedo una donna normale anzi ammirevole.
    Ma proprio il fatto che lui fosse volontario di Save the children e visto da tutti come persona mite (l’articolo riporta voci di conoscenti,amici e vicini non può fare altrimenti dato che tutti i protagonisti della vicenda sono morti) eccetera rende ancora più tragica questa vicenda

    • Nessuno mette in dubbio che la vicenda sia tragica. La domanda era un’altra: quali elementi della vicenda vengono enfatizzati?

      Solo io trovo strano che tutte le persone intervistate sentano il bisogno di spendersi in aggettivi nei confronti dell’assassino-suicida e nessuno trovi il tempo per un aggettivo sulle buone qualità delle vittime?

      Solo io trovo triste che dell’anziana suocera si sottolinei solo che era un problema per la famiglia (o meglio: il genero) che si doveva occupare di lei?

      • Close The Door ha detto:

        Per me ipotizzare la depressione dell’assassino è già meglio che non le giustificazioni del tenore ”la moglie era infedele e lo sgridava sempre”, se non altro perché dovrebbe portare lentamente alla consapevolezza che se inizi ad avere pensieri omicidi, sarebbe il caso di parlarne a un dottore. In questo caso vedo una narrazione abbastanza simile a quella dei casi di infanticidio, appunto perché si presume che per uccidere un essere amato devi essere malato.Anche se concordo che le vittime non vengono proprio “viste” mentre per un bambino una parola di più si spenderebbe.

  2. Lilli ha detto:

    Io nelle notizie date così vedo un tentativo di addossare la responsabilità soprattutto alla suocera malata: è come se sottintendessero che è stata colpa sua se l’uomo ha commesso la strage, perché le madri delle mogli devono stare a casa loro o nell’ospizio e non disturbare i poveri generi.
    Sono le nuore che devono accudire invece suoceri e suocere, perché l’istinto della badante è insito nel DNA femminile, secondo questi signori. Lo evinco dal loro modo di presentare una vicenda per la quale l’unico termine che avrebbero dovuto usare per l’assassino, cioè “il criminale”, non l’hanno mai scritto.

  3. Jerry ha detto:

    Io devo ancora capire, secondo i vostri cazzo di “ragionamenti”, per quale motivo se uccide una donna è al massimo solo colpa sua (quando non date addirittura la colpa all’uomo anche quì), e perché mai quando è l’uomo ad uccidere la colpa è di TUTTI gli uomini.
    Visto che censurate sempre le opinioni contrarie, stavolta censurate ‘sta cippa di cazzo!

  4. Rino DV ha detto:

    Anche queste tre andranno a sommarsi alle altre 120-130 femmine assassinate da maschi nel 2013, corroborando la “verità” del c.d. “femminicidio”. Come nel caso immediatamente precedente (di 5 giorni fa) dove una donna è stata uccisa dal marito, il quale si è subito suicidato come ha fatto appunto anche quest’ultimo. I responsabili si suicidano in circa il 50% dei casi (degli altri, ovviamente, nessuno sfugge alla pena massima). Questo secondo fatto non viene mai ricordato, e la ragione è semplice: è impossibile sostenere che quei maschi assassini uccidono per misoginia o perché hanno perso il potere sulle femmine: se fosse così infatti perché mai dovrebbero suicidarsi? Avete mai saputo di un razzista che dopo aver ammazzato qualcuno si tolga istantaneamente la vita? Di un sicario di mafia che, compiuto l’omicidio, si spari?
    .
    “Femminicidio” starebbe ad indicare che è in corso il genocidio delle femmine in Italia. Una menzogna ributtante il cui scopo è l’utilizzo della follia criminale di pochissimi (di cui la metà suicidi) per la criminalizzazione di tutto il genere maschile.
    La criminalizzazione dei maschi – strumento principale della potenza femminista – è lo scopo della creazione e della propagazione di quel termine. Nient’altro che questo.
    .
    Questo è ciò che va capito e denunciato. Tutto il resto è un depistaggio.
    .
    Rino DV

    • Le cito solo uno dei casi più celebri e drammatici di razzisti fanatici che dopo aver ucciso si suicidano: il massacro della Columbine School.
      http://www.repubblica.it/online/fatti/massacro/massacro/massacro.html

      Poi le domando: cosa c’entrano gli omicidi di mafia? Quella è criminalità organizzata, dell’esistenza della quale pochi dubitano.

      E la “potenza femminista” che criminalizza gli uomini esattamente in quale degli articoli che ho riportato si riscontra?

      Perché quello che nessuno di voi ha capito (a causa probabilmente dell’analfabetismo di ritorno) è questo post non vuole “criminalizzare” nessuno, ma dimostrare che non è in corso nessuna criminalizzazione; anzi, che nei confronti del reo la stampa dimostra una grande empatia, solidarietà e compassione. Tanto da dimenticare di mostrare la medesima compassione per le altre vittime.

      L’unica cosa veramente ributtante è la mancanza di pietà per le vittime di omicidio che si riscontra in un sacco di persone (soprattutto se le vittime sono “femmine”)… persone che vengono qui a difendersi non si è capito bene da cosa, visto che presumo che non abbiano ucciso nessuno. O meglio, lo spero.

      • Cinzia ha detto:

        Credo che tu abbia centrato la questione Ricciocorno, ci troviamo di fronte ad un vuoto di umanità, di assoluta mancanza di pietà, o di un minimo di decenza,. Esiste una sottocultura della sopraffazione, che crede essere in diritto di vampirizzare le vite e i drammi di chiunque. Ci sono persone a cui non interessano le tue o le nostre argomentazioni, non vogliono comprendere , non vogliono condividere, non vogliono nemmeno lontanamente ascoltare. Non interessa nemmeno chi uccide e chi viene ucciso, non interessano gli altri in assoluto, a meno che non siano utili alla soddisfazioni dei propri bisogni primordiali. Ci ho messo tanto, tanto tempo per capire ed accettare che non con tutti il dialogo e il confronto è possibile.
        Sono individui che non riconoscono stessa dignità al prossimo, ma lo relegano al ruolo di oggetto dei propri scopi.
        Ti chiedo è proprio necessario dare spazio a queste forme di pensiero bruto, sacrificando energie e ascolto a persone che desiderano il dialoglo e magari crescere nel confronto?

  5. Lilli ha detto:

    Se un pedofilo uccide un bambino e poi si suicida, il bambino non dovrebbe essere aggiunto alle vittime di pedofilia solo perché l’assassino si è suicidato? Rino IV, ma che dici?

  6. Dai, per favore non venite a mettere qui link di “A voice for men”! Non posso, in tutta onestà, pubblicare quella robaccia. Ma per chi mi avete preso? Quel tipo, Paul Elam, (l’uomo dietro la pagina, per chi non lo sapesse: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/23/chi-ha-paura-di-paul-elam-ovvero-i-papa-separati-degli-usa/) ha scritto un “saggio” dal titolo “Quando è OK picchiare tua moglie?” ed è solo una fra le porcherie per cui è famoso.
    Ma non vi vergognate a leggere quella roba? Davvero neanche un po’ di vergogna?
    Beh, mi vergogno io per voi. Andatevi a leggere quella robaccia fra di voi, mentre vi misurate il pistolino col righello a vicenda.

    Anzi: fate un favore a tutti. Ritiratevi nei vostri forum a scrivere qualche pagina piena di insulti nei miei confronti ed evitate proprio di passare di qua.

  7. Shin ha detto:

    @ Ricciocorno & Cinzia : non dubito che gli uomini tendano ad essere più violenti delle donne, principalmente per due motivi; il primo è legato al testosterone che influenza il modo di essere (prima che lo diciate voi lo dico io, allora tutti gli uomini dovrebbero essere…no) il secondo è che se statisticamente gli uomini dicono circa 7000 parole al giorno e le donne circa 20000, ne viene fuori una difficoltà di comunicazione dell’uomo che in alcuni frangenti, di stress, frustrazione porta a scoppi d’ira. Con questo non li giustifico minimamente, perché siamo umani e non animali mossi solo dall’istinto. in ogni caso sia nella risposta di Ricciocorno che in quella di Cinzia a Rino DV ho visto il tentativo di denigrare chi la pensa diversamente da voi, Riccio corno ha dato del “analfabeta di ritorno”; Cinzia ha definito il suo modo di pensare “bruto”, ritengo che l’insulto sia il modo in cui rendete palese di non avere spiegazioni razionali, diversamente avreste usato quelle.

    • Per ciò che riguarda l’analfabetismo di ritorno, ho messo anche il link della fonte, ma cito un passo dell’articolo (visto che non vi prendete il disturbo di aprirli, i link);
      “Tra i numeri evocati da De Mauro e fondati su ricerche internazionali, ce ne sono alcuni particolarmente impressionanti: per esempio, quel 71 per cento della popolazione italiana che si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Al che corrisponde un misero 20 per cento che possiede le competenze minime «per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana». Basterebbero queste due percentuali per far scattare l’emergenza sociale.”
      Questi sono i dati forniti da Tullio De Mauro, insigne linguista.
      La mia argomentazione è questa: chi ha interpretato questo post – che è scritto in un italiano piuttosto comprensibile, mi pare, ma potrei sbagliarmi, ovviamente, ed accetto critiche su sintassi, coerenza testuale ed affini – come una accusa nei confronti del genere maschile, e ha concluso che intendessi “i maschi sono più violenti o più cattivi delle femmine per qualche ragione biogica”, è evidente che non ha capito ciò che leggeva, pertanto, collocarlo in quel 71% non è un’offesa, ma una triste costatazione.
      Non leggete i miei post, non leggete i miei commenti, e poi mi accusate di non avere spiegazioni razionali.
      Avrei tutto il diritto di essere offesa, ma invece sono depressa a causa dell’evidente emergenza sociale, che forse non dipende interamente dalla mancanza di buona volontà dei singoli individui.

      Gli uomini parlano di meno, le donne chiacchierano sempre… gli uomini menano le mani per via degli ormoni, le donne sono per natura più tranquille… Questa roba è priva di qualunque fondamento scientifico e si chiama sessismo.
      Non sono le “femministe” a criminalizzare il genere maschile in quanto “persone portatrici di un determinato apparato riproduttore”: siete voi a descrivere “tutti gli uomini” come una categoria di soggetti privi di raziocinio e capaci solo di reazioni violente. Siete voi che criminalizzate tutti gli uomini nel tentativo di cercare giustificazioni a quegli uomini che agiscono con violenza.

    • Cinzia ha detto:

      per Shin

      “Jerry ha detto:
      1 gennaio 2014 alle 16:02

      Io devo ancora capire, secondo i vostri cazzo di “ragionamenti”, per quale motivo se uccide una donna è al massimo solo colpa sua (quando non date addirittura la colpa all’uomo anche quì), e perché mai quando è l’uomo ad uccidere la colpa è di TUTTI gli uomini.
      Visto che censurate sempre le opinioni contrarie, stavolta censurate ‘sta cippa di cazzo!”

      Rivendico il diritto di considerare questa una forma di “pensiero bruto”, e sono curiosa di sapere che tipo di argomentazioni razionali avrei dovuto contrapporre. ???

      • Ci sarebbe anche da sottolineare il fatto che il termine “censura” è inappropriato.
        Io non ho alcuna autorità e neanche autorevolezza sufficiente per controllare o reprimere la libera circolazione del pensiero.
        C’è tento spazio nel web!

  8. Milo ha detto:

    Io ci vedo la solita cosa, altro che criminalizzazione, è una grande e grave manipolazione, questi poveretti senza lavoro, depressi, malati, che vuoi fare? è normale che “impazziscano”, ma la violenza ce l’hai dentro o non ce l’hai, depresso o no, malato o no. Io credo che per ammazzare tutta la tua famiglia devi aver preso coscienza del fatto che hai fallito tutto nella vita, la donna che hai scelto, la figlia con la quale non riesci ad avere un rapporto sereno e di cui non senti l’affetto, la suocera che hai odiato per una vita e che ora ti fa impazzire perchè arteriosclerotica. Ma non dobbiamo dimenticare in che società viviamo, i soldi, le cose materiali sono l’essenza di questa tecnosfera, e se ti mancano i mezzi e anche una certa educazione, ti senti un fallito, impotente e solo. Le relazioni familiari perdono senso e sono pericolosissime se non c’è attaccamento e rispetto, manca la capacità di vedere oltre e figurarsi un futuro anche senza la tua famiglia, sei solo e senza speranza. L’ignoranza è una brutta bestia ed è in questi fatti che si rivela tale verità.

    • Cinzia ha detto:

      In effetti Milo hai usato una parola magica : rispetto.
      Il rispetto è la forza che sorregge tutti i nostri rapporti e legami.
      Rispetto per noi stessi, rispetto per gli altri.
      Credo anche io che lo stile di vita che descrivi abbia stordito la nostra umanità…
      e ci abbia reso più fragili … sottoposti a pressioni e frustrazioni, che disgregano i legami e gli affetti.
      Con il tuo intervento introduci la contrapposizione tra ESSERE e AVERE, ed è una analisi interessante… in effetti se sono quello che ho ( lavoro,casa,soldi,posizione sociale,famiglia) chi sono io se perdo quello che ho?
      Mentre se invece sono quello che sono (i miei pensieri, le mie idee e opinioni,le mie relazioni, i miei sentimenti, le mie capacità) bhe! niente può togliermi quel che sono.
      E anche sulla mancanza di cultura, intesa come consapevolezza di sé stessi credo tu abbia ragione.

  9. paolam ha detto:

    Rispondo di passaggio alla prima domanda, e appena posso me lo leggo tutto con attenzione. La risposta è: perché non so se il possesso legale di un’arma sia subordinato alla presentazione di un certificato medico relativo alla buona salute psichica del richiedente, e all’assenza di patologie in corso. Se anche così fosse, non credo che la depressione, anche in senso clinico, sarebbe considerata una patologia così grave da rendere impossibile l’ottenimento della licenza di possesso. Per dire, per non avere la patente devi essere invalido psichico riconosciuto al 100%.

  10. alessioX1 ha detto:

    Allora i giornalisti quando parlando di questi fatti molto spesso sbagliano parlando di gelosia o di usare il termine omicidi passionali, però quando descrivono l’assassino suicida con il termine mite ecc.. quello che i giornalisti vogliono dire cosa ha spinto una persona normale non violento a fare questa macabra fine a quasi tutta la sua famiglia ed ha togliersi la vita, quello che citano i giornalisti la perdita di lavoro la malattia ecc…. be i giornalisti si chiedono se queste azioni cosi estreme e cosi violente possano trovare un parziale spiegazioni per questi motivi, comunque a differenza del autrice leggendo ciò che hanno scritto i giornalisti non mi sembra che vogliano dire che il marito era succube della moglie, io leggo di una moglie premurosa che anzi ha cercato di aiutare il marito fino al ultimo, ma purtroppo non è servito a evitare questo massacro ,be però è chiaro che i giornalisti non possono dare una notizia del genere come la vogliono dare alcune femministe del tipo “il marito probabilmente beveva la sua birra spaparanzato sul divano come molti uomini a vedere la partita o qualche donna oggetto sessuale in tv mentre la povera moglie faceva i lavori di casa, la figlia non era in casa , il padre era molto severo con lei una specie di padre padrona, e senza una spiegazione apparente ha ucciso sia la moglie che la suocera , la moglie era una donna affettuosa che sopportava la presunta ottusa del marito e nonostante tutto l’aiutava , non è da escludere che la picchiasse regolarmente anche se non abbiamo prove al riguardo, e alla fine in un atto di codardia si è tolto la vita non sopportando l’idea di stare in carcere (anche se spesso la fanno franca) questa donna come la suocera si va ad aggiungere alle altre tantissime(purtroppo) donne uccise dagli uomini, gli uomini dovrebbero fare una riflessione collettiva su questi fatti anche quelli non violenti ,perché loro potrebbero essere il prossimo assassino, fra le tante cause di questa mattanza troviamo le donne oggetto, la pornografia e altri media che rappresentano una donna sessualizzata rappresentata come un oggetto in mano agli uomini ricchi nata solo per soddisfare i loro istinti peggiori”

  11. Pinzalberto ha detto:

    Il mio primo pensiero è stato il solito, si parla sempre bene dei morti. Personalmente, per rispetto, qualche buona parola su Berlusconi la sprecherei anch’io dopo la sua morte, sempre per rispetto. Vorrei credere che il giornalista non volesse colpevolizzare nessuno, sempre per rispetto….. ma di chi? Della figlia? Di quei poveri bambini che non nasceranno mai? Mah, con un po’ di zucchero si mandano meglio giù i bocconi amari. Queste sono notizie che turbano il bel paese e tenerci inebetiti addolcendoci la notizia, che non esistono mostri in Italia ma solo persone depresse e non capite, che i nostri familiari possono dormire sonni tranquilli. E’ la normalità nell’informazione italiana, Ustica è ancora un tragico errore! Quello che mi sconcerta di più sono i soliti “scemetti” che postano commenti idioti, questa gente sì che mi fa veramente paura! E possono essere i vostri mariti, generi, vicini di casa o colleghi…… o magari amanti…

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  15. Joypog ha detto:

    La misandria non esiste. Una donna che odia un uomo è come un bambino che odia i genitori amorevoli ma che prima o poi cerca di nuovo la pappa. Secondo me questi fautori della misandria sono semplicemente dei gorilla che si sentono in competizione con gli altri maschi e che per i loro istinti di competizione perdono la testa perché non accettano la sconfitta.

    • In questo post si parla di “criminalizzazione del maschio nei media”, non nei rapporti interpersonali, ovvero di come generalmente gli articoli di giornale trattano il reato di femminicidio. Quello che si rileva è una generale tendenza a minimizzare, a giustificare (aveva perso il lavoro, era depresso), mentre non si trovano articoli che istigano all’odio verso un intero genere, attribuendo la maschio una qualche biologica inclinazione alla violenza – come invece sostiene chi parla di misandria.

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