I trucchi magici del patriarcato

Una traduzione di questo post: Patriarchy’s Magic Trick: How Anything Perceived As Women’s Work Immediately Sheds Its Value

magia

Il divario salariale di genere è stata a lungo una questione importante per le femministe, una questione dibattuta costantemente all’ONU e presente nelle agende governative. Nonostante questo, persiste in molti l’idea che, nella società odierna (per lo più ne sono concinti gli uomini, ma ci sono anche alcune donne che lo pensano) il divario salariale di genere è semplicemente un mito: le donne sono pagate meno, in media, a causa delle particolari scelte che fanno in merito alla carriera.

Il settore che una donna sceglie, le ore che sceglie di lavorare, la sua decisione di prendere tempo da trascorrere con i figli, sono questi i fattori che portano ad una retribuzione inferiore: tutti elementi che, ci viene assicurato,  non hanno nulla a che fare con il sessismo.

Ora potremmo approfondire e dibattere questi argomenti a lungo, ma in questo post mi concentrerò solo sull’affermazione che il divario salariale esiste in parte perché le donne scelgono di andare a lavorare in settori che casualmente – che coincidenza ! – comportano una retribuzione inferiore.

Quindi, ecco come è trattato di solito questo argomento. Le donne, ci dicono, gravitano intorno a settori che comportano un basso reddito quali l’assistenza, la pulizia, l’insegnamento, il lavoro sociale, l’assistenza all’infanzia, il servizio clienti o il lavoro amministrativo, mentre gli uomini scelgono di lavorare in politica, nel mondo degli affari, della scienza e altri settori a prevalenza maschili e ben pagati.

Quelli che la pensano così di solito non sono interessati ad una soluzione, perché non vedono nessun problema, ma se si richiede loro di fornirne una, possono suggerire alle donne di comportarsi più come gli uomini, cioè di intraprendere una carriera in uno dei settori dominati dai maschi, così da essere pagate di più (e rispettate di più, ma raramente questo verrà detto ad alta voce).

Ma è davvero una soluzione, un modo di risolvere il problema?

In primo luogo questo tipo di analisi non ci spiega come vengono decisi i livelli medi di retribuzione dei diversi settori. C’è la legge della domanda e dell’offerta, naturalmente, ma un altro fattore è il valore attribuito ad ogni ruolo professionale e che cosa significa quel ruolo per la società.

Esaminiamo un ruolo tradizionalmente maschile che è molto rispettato e ben pagato, in molte parti del mondo – quello di medico. Nel Regno Unito  è nella top ten delle carriere più remunerative e il reddito medio annuo di un medico di famiglia negli Stati Uniti è di ben sei cifre. Essere medico conferisce anche un elevato status sociale e uno stereotipo comune nelle comunità asiatiche è il genitore che incoraggia i figli a diventare medici.

Uno dei miei docenti dell’Università volta ci ha posto questa domanda: perché i medici sono così ben pagati e così rispettati? Le nostre risposte erano prevedibili. Perché salvano vite umane, le loro competenze sono estremamente importanti e ci vogliono anni e anni di formazione per acquisirle. Tutte ragioni che suonano logiche. Ma il fatto che il medico sia rispettato e ben pagato non è una carattistica della professione medica ovunque. Allora perché – chiese il mio docente – i medici in Russia sono pagati così poco? Guadagnano meno di 7.500 £ l’anno, è una delle professioni meno remunerativa in Russia e per questo motivo il medico non gode di un grosso prestigio. Perché?

La risposta è incredibilmente semplice e chiarificatrice. In Russia, la maggior parte dei medici sono donne. Ecco una citazione da Carol Schmidt, un’infermiera geriatrica che ha visitato le strutture mediche a Mosca: “Il loro status e la loro retribuzione corrispondono a quelli dei nostri operai, anche se diventare medico richiede più o meno la stessa quantità di formazione di quella che deve affrontare un medico americano … la professione medica è considerata come una “vocazione alla cura”, motivo per il quale è “naturalmente adatta” alle donne, quindi appartiene ad un livello di seconda classe nella psiche Sovietica”.

Questo esempio ci mostra che le donne non sono sottostimate nel mercato del lavoro perché svolgono professioni che vengono considerate di scarso valore. E’ il contrario. Le professioni svolte dalle donne sono sottostimate nel mercato del lavoro perché le donne hanno uno scarso valore. Questo significa che tutto ciò che una donna sceglie di fare, che si tratti di assistenza all’infanzia, di insegnamento, di medicina o di scienza missilistica, diventerà di minor valore quando è svolto soprattutto dalle donne. Non sono le donne che scelgono i lavori che si collocano in settori meno retribuiti, è che ogni settore nel quale la maggior parte dei lavoratori sono donne automaticamente diventa meno rispettato e meno pagato.

Quindi non è sufficiente per noi chiedere l’accesso ai settori tradizionalmente a prevalenza maschile. Sì, abbiamo bisogno di stimolare le donne ad entrare nel campo della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica, e sì, abbiamo bisogno di consentire a più donne di interessarsi e avere successo nel mondo degli affari e della politica.

Ma abbiamo molto più bisogno di cambiare una cultura che considera le donne inferiori, che ci dice, in modo sottile ma anche non-così-sottile, che tutto ciò che una donna fa è ovviamente facile, richiede poco sforzo ed è di scarso valore per la società .

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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54 risposte a I trucchi magici del patriarcato

  1. Luciana ha detto:

    La Russia è uno dei paesi con la più bassa vita media. Io preferirei andare da un medico uomo che costa di più ma che sa fare il suo lavoro
    http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_aspettativa_di_vita

    • Seguendo il link si scopre che la “speranza di vita” è un indicatore statistico che esprime il numero medio di anni della vita di un essere vivente a partire da una certa età, all’interno della popolazione indicizzata che dipende dal tasso di mortalità alle diverse età. Non vedo cosa c’entri l’abilità della classe medica, visto che, ad esempio nel 2012, Mosca era nella top ten delle città più violente al mondo. http://viaggi.attualissimo.it/dieci-citta-piu-pericolose-al-mondo/

      Ma che commento è? Vorrebbe insinuare che se le donne sono medico la gente muore? Ecco, questo è sessismo.

    • Cinzia ha detto:

      A proposito della tabella di Luciana, vorrei far notare che la Russia è uno dei pochi paesi in cui il divario tra uomini e donne è così ampio:: ben dodici anni.
      Cos’è, dobbiamo dedurne che i medici donne si divertono a lasciar morire i pazienti uomini?
      O forse è più credibile che questa malattia sociale travalichi le possibilità della medicina stessa?
      http://temi.repubblica.it/metropoli-online/russia-lalcol-fa-strage-tra-gli-uomini/

    • Alice ha detto:

      Gli uomini russi muoiono presto per via della piaga dell’alcool, comunque. Quindi non vedo come una dottoressa potrebbe fare qualcosa a riguardo.
      Mi fa piacere che una donna consideri le sue simili delle inette a livello lavorativo, i miei complimenti!

      • Vale ha detto:

        Alice, è più probabile sia il solito troll maschio all’anagrafe, che usa il nome di una femmina proprio per “dimostrare” che non è solo opinione maschile che le donne siano idiote.

        Sì, fanno anche cose simili, giuro. Sì, è proprio patetico!
        Vale

  2. Paolo1984 ha detto:

    ma parlava della Russia sovietica? Chissà come stanno le cose dopo il crollo dell’URSS.
    Comunque, tutte le professioni hanno un loro grado di importanza e un loro valore, dal fotomodello/a al medico allo scienziato/a a prescindere dal sesso di chi le svolge..
    E naturalmente le persone hanno valore anche al di là del lavoro che fanno

    • Alex19 ha detto:

      Paolo ma l’hai letto l’articolo o ti piace sparare sentenze qualunquiste a caso? NO, non tutte le professioni hanno lo stesso grado di importanza, a meno di non negare ferocemente la realtà e NO, non si prescinde dal sesso di chi le svolge. La prossima volta, invece di portare commenti del tutto inutili, almeno leggi l’articolo e cerca di farci qualche riflessione sensata sopra!

      • Paolo1984 ha detto:

        guarda che nessuno ti obbliga a leggere le sentenze qualunquiste che sparo

      • “non tutte le professioni hanno lo stesso grado di importanza, a meno di non negare ferocemente la realtà e NO, non si prescinde dal sesso di chi le svolge”: questa è la tesi del post ribadita dal commento. Avere una opinione diversa è legittimo, ma andrebbe argomentata, magari con degli esempi, come ha fatto Il Rasoio di Occam.

      • Lilli ha detto:

        Potrebbe farci degli esempi pratici di lavori inutili e lavori utili? Tra quelli utili, immagino che al primo posto ci sia il dottore.Non la dottoressa, per carità! Quelle ammazzano tutti!

        E magari potrebbe dirci anche i lavori per i quali sono indicati gli uomini e negate le donne e il contrario-se ce ne sono? La ringrazio. 🙂

  3. Vale ha detto:

    Faccio un lavoro a quasi totale presenza maschile. Penso che più del 98% della mia azienda sia composta da uomini e le poche donne che ci sono fanno per lo più le segretarie o stanno in portineria. Io no.
    Quando sono arrivata qui mi hanno accolta con il tipico atteggiamento che detesto, alias “sei di sicuro carina e stupida”, in quanto individuo di sesso femminile. Per una settimana. Quando alla prima rogna si è capito che quella in gamba ero io, pure se stavo qui da una settimana, la cosa è cambiata. Ora tutti sanno che quella brava sono io, quando c’è da litigare coi piani alti per qualcosa mandano me (perché ottengo risultati) e quando ci sono rogne vengono a chiedermi aiuto. Però mi considerano un maschio. Oh, sempre carina, eh, dal sessismo non ci spostiamo, ma una specie di maschio mancato.
    Questo per dire che non ci sono santi: se sei in gamba, devi avere qualcosa di maschile. Che pochezza, signori, che pochezza!
    Vale

  4. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Un esempio folgorante è il campo della programmazione. Le prime autrici di software erano quasi tutte donne e sviluppare un software era considerato come archiviare o stenografare, un lavoro di basso prestigio, che richiedeva meticolosità più che intelligenza.
    Oggi che il campo è dominato da uomini, programmare computer è considerato un’attività prestigiosa svolta da persone creative e brillanti.

    http://www.smithsonianmag.com/smart-news/computer-programming-used-to-be-womens-work-718061/

  5. Yellow ha detto:

    Scriveva la Pitzorno nel suo Extraterrestre alla Pari che gli uomini disprezzano i lavori tipicamente femminili per riflesso del disprezzo che hanno verso le donne. Quindi, come dice l’articolo, non importa cosa fanno le donne, “se ci riesce anche una donna” è facile. In fondo lo stesso discorso può essere fatto anche per le virtù o le doti tipicamente femminili, che dagli uomini sono disprezzate e ritenute sciocche e inferiori a quelle associate agli uomini, come scrive la Belotti “purtroppo l’identità maschile prevede la totale espulsione del femminile da sé, con una perdita drammatica di “virtù sociali” che dovrebbero essere semplicemente umane: l’attenzione e la sensibilità verso il prossimo, l’empatia e la capacità di identificarsi nell’altro, saper ascoltare, consolare, accudire, curare. Non a caso il 705 del volontariato è svolto da donne”, ma mentre, aggiungo io, si esortano le donne se davvero valgono a intraprendere professioni maschili e ad “essere uomini” (affermando implicitamente come dato di fatto che lavorare in banca, per fare un esempio, vale di più che insegnare e che la grinta è preferibile alla compassione) c’è qualcuno che esorta gli uomini ad essere disponibili, comprensivi ed accudenti?

  6. Emanuele Di Felice ha detto:

    “2009 la ricerca mostra che la maggior percentuale di donne che lavorano sono in servizio di sanità pubblica (85%), educazione (81%), credito e finanza (78%), informazioni e servizi di contabilità (75%), mentre la percentuale più bassa è nel settore delle costruzioni (22%). Formazione medica e pedagogica in Russia ha una priorità più alta tra le donne. Questo non è solo il tributo alle tradizioni, ma è anche spiegato dal fatto che queste sfere sono stati sottopagati per lungo tempo e quindi non sono l’obiettivo principale degli uomini russi.”
    http://donne-russe.russian-women.net/Le-donne-russe-Istruzione.shtml.

    Perché il lavoro di medico è a basso reddito viene svolto principalmente dalle donne, e non perché sono lavori che svolgono prevalentemente le donne che è un lavoro a basso reddito.
    Si scambia la causa con l’ effetto per creare una colpa a danno degli uomini.
    Gli uomini cercano lavori a più alto reddito per poter essere appetibili nei confronti delle donne, e anche le donne russe sono tendenzialmente ipergamiche.
    Non ci sarà l’uguaglianza sostanziale tra i sessi fin quando le donne cercheranno gli uomini con più reddito e status.

    Se fossero gli uomini a primeggiare in quei campi si parlerebbe di sessismo, ma quando sono le donne primeggiare no. Due pesi e due misure.

    I lavori da “negri” vengono svolti prevalentemente dagli uomini perché sono il sesso superiore?

    • “Gli uomini cercano lavori a più alto reddito per poter essere appetibili nei confronti delle donne”: che carini, lo fate per noi! E’ incredibile come il genere maschile si distingua per altruismo e generosità…

      • romano ha detto:

        non è che lo fanno per altruismo, lo fanno per soddisfare il loro bisogno di avere una persona affianco

      • Certo, è per quello che hanno stabilito che un uomo guadagna di più e una donna di meno: è bisogno d’amore. Così possono comprarsi tutte le donne che vogliono. Non fa una piega.

        Ma vi rendete conto di come ragionate? Ma che solo i maschi possono avvertire il bisogno di una persona accanto? Le femmine no?

      • romano ha detto:

        a volte mi sembri un troll

      • Buffo, perché questo è il MIO blog. Sarebbe più strano se rispecchiasse la prospettiva sulle cose di qualcun altro, oppure se al primo commento critico reagissi con un “cavolo davvero? Ma sai che mi sbagliavo e invece hai ragione tu?”
        Oppure no?

    • Alice ha detto:

      Non vedo l’ora di diventare una donna delle pulizie per poter finalmente sposare un uomo estremamente ricco, è il mio sogno sin da bambina!

      Primeggiare nelle professioni sottopagate non mi sembra questo gran vanto, eh. Ci sarà un motivo se gli uomini russi certe professioni non le fanno, o no? Oltre al fatto che fare lavori cosiddetti da donna rischia di far loro cadere il pisello, se fossi uomo probabilmente anch’io ambirei a qualcosa di più, visto che tanto saprei che determinati lavori (svolti quasi sempre da uomini, ma che caso!) sono molto meglio retribuiti di altri.

      Poi tu scrivi: “Perché il lavoro di medico è a basso reddito viene svolto principalmente dalle donne”. Cosa vorrebbe dire? Che le donne non vogliono un reddito alto, perchè non aspettano altro che un uomo che le mantenga? Ma ti prego.

    • Yellow ha detto:

      Quali sarebbero poi i lavori da “negri”?
      >>Perché il lavoro di medico è a basso reddito viene svolto principalmente dalle donne. Quindi tu stai dicendo che una donna sceglie di fare il medico perché (per il motivo, in quanto) è una professione a basso reddito? Che razza di criterio di scelta sarebbe?

  7. IDA ha detto:

    Ho fatto una scuola prettamente maschile, in base ai miei studi ho fatto un concorso pubblico e sono rientrata tra i vincitori, l’unica donna, ma il mio lavoro, per cui avevo fatto il concorso non l’ho mai fatto.. sono sempre stata trasferita da un ufficio ad un altro, da un’ incarico ad un altro.. colpa anche mia, che non ho mai fatto pressioni per fare il mio lavoro, al contrario da vera cretina, mi sono messa a studiare, a fare corsi a mie spese per essere all’altezza dei nuovi compiti che mi venivano assegnati. Dopo venticinque anni di lavoro, e grazie anche alla Fornero, (dio come amo quella donna) mi sono ritrovata a casa, reddito zero.. ora faccio assistenza ad un anziano con l’Alzheimer.
    Dove lavoravo, la maggioranza eravamo donne, ma i dirigenti tutti uomini.. (come i maiali, sono adatti alla dirigenza) Non c’è solamente la differenza di stipendio, tra uomo e donna, c’è anche una maggior facilità di licenziamento, o meglio ci sono meno scrupoli a licenziare una donna.. e sostengono che un uomo tiene una famiglia, la donna no! Secondo questa logica, la donna lavora per “capriccio”, per egoismo personale, l’uomo no.. lui si sacrifica, per la famiglia.. Gli uomini hanno sempre considerato importante solo i loro interessi e i loro lavori, quello delle donne sono sempre secondari e di scarsa importanza. Anche quando fanno un lavoro, tipicamente femminile, come in cucina, gli uomini diventano artisti, si fanno chiamare CHEF o Maestri.. e le donne che fanno quel lavoro da generazioni, vale talmente così poco che non vengono nemmeno pagate….

  8. Emanuele Di Felice ha detto:

    “Solidarietà maschile”.
    “Talvolta la teoria femminista raffigura l’uomo alleato con tutti gli altri uomini nel perseguire lo scopo comune di opprimere le donne. Ma l’evoluzione dell’accoppiamento umano induce a ritenere che questa ipotesi non possa essere vera, perché gli uomini e le donne competono principalmente contro i membri del proprio sesso. Gli uomini aspirano a controllare le risorse sopprattutto a spese di altri uomini; li privano delle loro risorse li escludono da posizioni di status e di potere e li screditano in modo da renderli meno desiderabili agli occhi delle donne.
    In effetti, il fatto che quasi il 70% di tutti gli omicidi viene perpetrato da uomini a danno di altri uomini rivela la punta dell’iceberg dei costi della competizione maschile(Daly e Wilson 1988;Smunts 1992)”.

    Ipergamia femminile e l’uguaglianza fra i sessi.
    “Oggi le donne continuano a volere degli uomini in possesso di risorse e continuano a rifiutare gli uomini che ne sono privi. queste preferenze sono espresse ripetutamente e invariabilmente in dozzine di studi condotti su decine di migliaia di individui in un gran numero di paesi di tutto il mondo.”
    (lL’evoluzione del desiderio; David M. Buss)

    • Ti stai bullando del fatto che, a dispetto del fatto che abbiamo camminato sulla luna, gli uomini “combattono” per le femmine come i montoni?

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        Sì, anche nella specie umana gli ovuli sono scarsi e gli spermatozoi abbondanti, dove vi è una scarsità c’è la competizione tra organismi viventi.

        Se gli uomini avessero il potere e se fossero in combutta contro le donne: nessun uomo lavorerebbe e tutti starebbero a godersi i loro privilegi di uomini.
        Inoltre, tutti gli uomini sarebbero ricchi, invece esistono gli uomini poveri e quelli ricchi e delle ricchezze di questi ne godono anche le “loro” donne anziché gli altri uomini.

      • Gli studi finora riconoscono le enormi differenze presenti tra la mente e il cervello dell’uomo e le strutture cerebrali dei non umani. http://www.neuroscienze.net/?p=3371 Sebbene ci possano essere delle somiglianze, fra cosa fa un essere umano e cosa fa un delfino, non è che possiamo dare per scontato che il lupo nel branco si comporta come l’uomo in ufficio. E non riduciamo neanche le cose a mera biologia, perché – sebbene siano in molti a mettere a dura prova questa mia convinzione – nell’essere umano c’è molto di più che un fluire di ormoni.

      • IDA ha detto:

        @Emanuele. Quindi sostiene che il dominio non esiste? Che gli uomini, per millenni sono stati vittime del potere subdolo delle donne, mandandoli a lavorare mentre loro se ne stavano a casa a non fare nulla.. quindi, in Egitto, Arabia Saudita, Iran, Iraq comandano le donne? Ma poi la specie umana è una, perché ci deve essere un genere che comanda? Perché gli uomini sono lupi? E se tutti gli uomini sono lupi, chi comanda vuol dire che è più lupo degli altri.. e quindi il dominio esiste! Poi si dimentica sempre, che l’uomo ha parassitato il pianeta terra, siamo oltre i 7 miliardi.. pensi che sia frutto della competizione? Se era frutto della competizione l’uomo non si sarebbe nemmeno evoluto, il primo ominide sceso dagli alberi era facile preda dei predatori..

    • IDA ha detto:

      I Darwinisti, nota bene non Darwin, hanno sempre sostenuto che l’evoluzione si ha con la competizione all’interno della specie.. ma questa è una teoria vecchia più di un secolo. La competizione non è una caratteristica biologica ma è solo culturale.. la competizione è il frutto del dominio, (patriarcato) si sviluppa con la nascita della proprietà privata, e della città.. dalle prime guerre di espansione della “mezzaluna fertile” al capitalismo. Ipergamia, stessa cosa, per millenni alle donne è stato vietato ogni accesso alle professioni, l’unico riscatto sociale era la prostituzione nel matrimonio. Comunque l’ endogamia non risolve il problema! Parli dell’effetto ma non della causa.. che è il dominio. Il problema si risolve combattendo il dominio, quindi il patriarcato, il capitalismo ed le altre forme ed esse collegate.

      • Paolo1984 ha detto:

        veramente competizioni e lotte esistono anche dentro altre specie animali..non sono una esclusiva umana

      • IDA ha detto:

        Paolo, non dico che la competizione non esiste, ma non è l’unico fattore e neppure determinante, come sostengono i Darwinisti…

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        In merito al post
        Ci sono lavori che vengono svolti prevalentemente dagli uomini ma non godono né di prestigio sociale né di alti redditi: carpentiere, minatore, bracciante etc… né sono particolarmente desiderati dalle donne.

      • IDA ha detto:

        @Emanuele. A parte l’edilizia, che in italia viene ancora considerato un lavoro esclusivamente maschile, una donna nemmeno come geometra, es.. mia figlia, per fare il geometra è dovuta andare in Francia. Agricoltura.. intanto i braccianti non esistono più, ci sono solo gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato. è vero hanno lo stipendio più basso di tutte le categorie, ci sono solo tre livelli, che in pratica si distinguono dall’uso dei mezzi meccanici, ma non è un lavoro prevalentemente maschile, perchè la presenza femminile supera il 30% . ed è in aumento.. quindi non è vero che le donne non lo vogliono fare.. da non dimenticare, che oltre la manodopera a costare poco, è molto diffuso il lavoro nero e il caporalato, sopratutto al sud, In pratica la raccolta dei pomodori o degli aranci che ora fanno gli extracomunitari, vent’anni fa veniva fatta dalle donne..

      • onnisciente ha detto:

        tua figlia non ha trovato lavoro in Italia in quanto donna?

      • IDA ha detto:

        lo so che stai dicendo della crisi dell’edilizia.. ma una donna geometra, in Italia può lavorare solo al catasto o all’Inail.. e per entrare in quei posti, bisogna essere raccomandati.. Comunque basta vedere, quante donne si diplomano, e quante hanno esercitato la loro professione, senza essere figlie di geometri, poi, quanti uomini si diplomano, e quanti esercitano la professione.. Io ho fatto agraria, ho vinto anche un concorso, ma la mia professione non l’ho mai esercitata, ma gli altri 4 uomini che hanno vinto il concorso con me, si..non voglio arrivare a conclusioni affrettate, forse è solo sfiga.. ho avvertito mia figlia dell’errore che faceva, ma lei è determinata a fare quel lavoro, era diposta ad andare anche in australia..

  9. Close The Door ha detto:

    In Canada mi sono sentita dire che per loro l’accesso a una professione da parte di donne e neri è un “indicatore” della caduta di prestigio di una professione. Evidentemente accade ciclicamente per professioni diverse, penso all’insegnamento, alla medicina appunto. Quando iniziano a entrare donne e neri, significa che quella professione non è più interessante, quindi gli uomini bianchi non si candidano più, lasciando il posto libero.

  10. Pingback: Amarcord | Cannella e cumino

  11. Cinzia ha detto:

    Vale…toccherebbe introdurre il concetto di meritocrazia.
    Argomento quanto mai detestato di questi tempi e per correttezza non a discapito delle sole donne.

    • Vale ha detto:

      Qui parlo di statistica. La mancanza di meritocrazia tocca sia gli uomini che le donne. Quindi, di nuovo, perché sono le donne quelle meno assunte, in %? O sono sfigate (in quanto donne?), o sono considerate meno in quanto donne. Che sia un motivo casuale (la sfiga) o voluto (il sessismo), c’è comunque una tendenza che va contro statistica.
      E la statistica non sbaglia, alias: se qualcosa è contro statistica, vuol dire che c’è un parametro che non abbiamo considerato e che va inserito nel modello per ottenere previsioni corrette. Io continuo a chiamare questo parametro “sessismo”.
      Vale

      • Cinzia ha detto:

        La mancanza di meritocrazia nel mondo del lavoro, allo stato attuale, colpisce prevalentemente due grandi categorie: le donne e i giovani.
        i giovani più delle donne, ( 40% di disoccupazione tra i ragazzi è una mostruosità, da suicidio sociale) Se fai un’analisi su come il sistema impedisce alle generazioni più colte e preparate che questo paese abbia mai avuto, di divenire autonome e padrone del proprio futuro, ritardando il passaggio delle redini decisionali, ci è più facile dimostrare che trattasi di una strategia posta in essere per evitare, da parte di chi lo detiene, di lasciare spazi a specifiche categorie social (giovani e donne)i. Se può essere utile definiamolo pure “sessismo”, ma anche “vecchismo”
        Data la mia età, noi si parlava di “giustizia sociale”

      • Vale ha detto:

        Quindi, vengono discriminati i giovani e le donne. Alias, le donne giovani vengono discriminate due volte: in quanto giovani e in quanto donne. Di nuovo, confermi la mia tesi.

  12. Uno Ganzo ha detto:

    Per Giove, non pensi solo ai soldi, signorina Ricciocorno!!!
    Comunque la questione è complicata. Pensi al fatto che questo divario salariale potrebbe anche essere un sintomo di equilibrio economico.
    Le faccio un esempio fittizio, ma che potrebbe rendere l’idea: nel mondo ci sono 100 uomini e 100 donne. Di questi, hanno un lavoro 80 uomini e 60 donne. Dividiamo i lavori in due: lavori di bassa manovalanza e lavori “mentali”. Lo stipendio di una donna per i lavori di bassa manovalanza è di 20 euro, mentre quello di un uomo per lo stesso tipo di lavoro è di 25 euro. Lo stipendio di una donna per un lavoro mentale è di 80 euro, mentre quello di un uomo per lo stesso tipo di lavoro è di 100 euro. Il punto è questo: delle 60 donne che lavorano 30 di loro fanno un lavoro di bassa manovalanza e 30 di loro fanno un lavoro mentale; degli 80 uomini che lavorano 75 di loro fanno un lavoro di bassa manovalanza e 5 di loro fanno un lavoro mentale. Dunque, ricapitolando, abbiamo 100×5=500. 25×75=1875. 1875+500=2375. In totale agli uomini vanno 2375 euro. Invece: 30×20=600. 30×80=2400. 2400+600=3000. In totale alle donne vanno 3000 euro.
    L’esempio è fittizio, ma realistico. Il suo messaggio implicito è che parlare di “gender gap” significa parlare in termini sessisti, in ogni caso. Vincere gli stereotipi crea nuovi stereotipi: perché la frase: “tutto ciò che una donna fa è di poco valore per la società” dovrebbe avere, oltre al valore descrittivo, anche un valore prescrittivo, mentre la frase “la donna viene discriminata dal sistema patriarcale” non dovrebbe averne uno? E qual è il valore di questo secondo stereotipo, in cosa si differenzia rispetto al primo? Quest’ultima domanda non è retorica. Chiedo davvero una risposta.

    • “L’esempio è fittizio ma realistico” su quali elementi di realtà basa?

      • Uno Ganzo ha detto:

        Non ne ho la minima idea, né questo era il nucleo del discorso.
        Se risponderà alla mia domanda, però, potremmo portare la riflessione su un piano più ampio, al quale non riesco ad approdare da solo, a partire dal quale forse troveremo una risposta anche alla sua.

      • Caro Ganzo, non sono Mercuzio, non discuto di niente.
        Uno stereotipo è qualsiasi opinione rigidamente precostituita e generalizzata, cioè non acquisita sulla base di un’esperienza diretta e che prescinde dalla valutazione dei singoli casi, su persone o gruppi sociali.
        “tutto ciò che una donna fa è di poco valore per la società” non è uno stereotipo, è la conclusione cui arriva l’autrice (o autore? non ricordo) dell’articolo da me tradotto sulla base dell’analisi di dati concreti.

      • Uno Ganzo ha detto:

        “Ma abbiamo molto più bisogno di cambiare una cultura che considera le donne inferiori, che ci dice, in modo sottile ma anche non-così-sottile, che tutto ciò che una donna fa è ovviamente facile, richiede poco sforzo ed è di scarso valore per la società .” Invece si riferisce proprio ad uno stereotipo culturale. Se fosse come dice lei, una semplice constatazione, sarebbe una frase alquanto maschilista negli intenti conoscitivi ed alquanto pericolosa in quelli propositivi.
        In ogni caso lo stereotipo non ha solo un valore prescrittivo, ma anche descrittivo.

      • Rileggi la definizione di stereotipo, con maggiore attenzione .

      • Uno Ganzo ha detto:

        La rilegga lei, signorina Ricciocorno, ma non su Google. Apra un libro di psicologia sociale.

      • Ai posteri l’ardua sentenza 😊

      • Uno Ganzo ha detto:

        Addio, signorina Ricciocorno, mi ha fatto piacere parlare con lei. Chissà se ho saputo destarla o se rimarrà sopita.
        Ce lo diranno, appunto, i posteri.

      • Mai stata bella addormentata, ma ognuno sogna ciò che preferisce.

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