La legge della giungla

In questi giorni i mass media palpitano per il bambino conteso.

Fa discutere il video reso pubblico su you tube, nel quale il bambino, incalzato dal papà, dichiara: “La mamma è cattiva”.

Cito due articoli sulla vicenda:

Un resoconto dei fatti che hanno preceduto questi sviluppi di Luisa Betti

Il commento al rapimento di Concita De Gregorio

Ci sono i fatti:

la madre denuncia di aver subito violenza domestica durante la relazione con il padre del bambino e di essere fuggita con il figlio per questa ragione;

il padre sostiene di essere innocente, accusa la madre di essere una alcolista e di dover proteggere il bambino da lei.

Ci dice Concita De Gregorio:

I genitori non li scegli. A Leonardo Rigamonti ne sono toccati due di nazionalità diverse (la madre americana, il padre italiano) che si accaniscono in reciproche accuse — lei dice di lui: è violento, lui di lei: è alcolista — e vogliono, ciascuno, il figlio per sé. È una storia ordinaria, anche al netto del diritto internazionale che complica parecchio. Non importa, qui, chi abbia ragione: sono affari loro. La differenza fra avere più di quarant’anni e averne meno di dieci dovrebbe consistere in questo: non far ricadere su chi è venuto dopo gli errori di chi è venuto prima. Sacrificarsi, persino. Rinunciare e fare un passo indietro se necessario. Amare significa anteporre il bene di chi si ama al proprio. Non può essere Leonardo a decidere chi ama di più, per fortuna o purtroppo.

Per Concita De Gregorio qualunque storia è “ordinaria”, ma io non concordo.

Violenza domestica, alcolismo, fughe all’estero, rapimenti: anche al netto del diritto internazionale, cosa c’è di ordinario?

Io l’atteggiamento di Concita De Gregorio lo chiamo “banalizzazione della violenza” e mi sento di affermare che no, non c’è niente di ordinario.

Non tutte le donne che si separano si rivolgono al un centro antiviolenza per denunciare le violenze subite, anzi sono pochissime – il problema della violenza domestica è sommerso, denunciano gli operatori del settore.

Cito: Si tratta però di dati che, secondo i ricercatori, “rischiano di non spiegare fino in fondo la gravità del fenomeno, perché soltanto il 7,2 per cento delle vittime denuncia l’accaduto”, solo il 18,2 per cento delle donne che hanno subito violenze li considera reati, mentre un terzo delle donne che hanno subito violenza trascorre una vita senza parlarne mai con nessuno.

Quindi, definire una donna che denuncia le violenze subite in famiglia “un fatto ordinario” mi pare fuoriviante.

Se è vero che il padre in questione è un violento, questo non riguarda solo la donna che ha subito violenza, ma anche il minore, perché quando si parla di violenza non bisogna dimenticare gli effetti dirompenti di quella che viene definita “violenza assistita“.

“E’ ormai dimostrato che un bambino che assiste a una violenza su una persona per lui fondamentale come la madre vive un trauma e avrà delle conseguenze uguali a quelle di un bambino che abbia subito direttamente maltrattamento e violenza”, ci spiega Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children. “E’ molto importante che questa consapevolezza raggiunga tutti i settori della società e non resti confinata fra gli addetti ai lavori e gli operatori. Intorno a questi bambini è necessario accrescere l’attenzione e rafforzare le reti e i servizi di protezione, cura e tutela.”

I bambini esposti a violenza domestica provano paura, terrore, confusione, impotenza e rabbia e vedono le figure di attaccamento da un lato terrorizzate e disperate, dall’altro pericolose e minacciose; questi bambini provano la pena di esistere poco perché non visti nella propria sofferenza dai genitori… nei bambini testimoni di violenze può essere presente il senso di colpa per il fatto di sentirsi privilegiati quando non vittimizzati direttamente, nello stesso tempo possono percepirsi come responsabili della violenza perché cattivi e sentirsi impotenti a modificare la situazione con conseguenti problemi appunto di depressione, ansia, vergogna, disperazione; i piccoli possono sviluppare comportamenti adultizzati d’accudimento verso uno o entrambi i genitori ed i fratelli e diventare protettori mettendo in atto a tal fine numerose strategie … le piccole vittime di violenza assistita apprendono che l’uso della violenza è normale nelle relazioni affettive (esse possono essere incoraggiate o costrette ad insultare o picchiare la madre ed i fratelli) e che l’espressione di pensieri, sentimenti, emozioni è pericolosa in quanto può scatenare violenza; in alcune ricerche si rileva una più alta incidenza negli adolescenti di comportamenti devianti e delinquenziali: la violenza assistita è considerata una delle cause delle fughe da casa, del bullismo, della violenza nei rapporti sentimentali tra adolescenti e dei comportamenti suicidiari… Senza un intervento finalizzato alla protezione fisica e psicologica ed alla cura degli effetti post-traumatici, i bambini possono avviarsi alla vita adulta con un bagaglio di problematiche comportamentali e psicologiche cronicizzate. (LA VIOLENZA ASSISTITA: UN MALTRATTAMENTO “DIMENTICATO” – DATI EPIDEMIOLOGICI ED ANALISI DEL CONTESTO – Dott.ssa Nastinga Drei, Responsabile Progetto sostegno ai minori vittime di violenza assistita – Aprile 2008)

Parliamo di alcolismo: l’alcolismo è una malattia cronica caratterizzata da alterazioni comportamentali, fisiche e psichiche causate dal consumo continuativo o periodico di quantità elevate di alcol. Si parla di consumo rischioso o dannoso di bevande alcoliche quando le quantità di alcol consumate possono esporre la persona o i terzi ad un pericolo o un rischio per la salute o la sicurezza, giungendo ad interferire sul regolare svolgimento della vita sociale, lavorativa o scolastica, a condizionare negativamente l’integrità delle capacità individuali, come quelle necessarie ad affrontare potenziali situazioni di pericolo (ad esempio prima di mettersi alla guida), a provocare in chi lo consuma problemi con la legge. Non esistono quantità considerabili “sicure” di consumo alcolico e maggiore il consumo, maggiore è il rischio per salute e sicurezza. L’alcol deprime il sistema nervoso centrale, riduce i freni inibitori e influenza pensieri, emozioni e capacità di giudizio. Può causare problemi di vario grado di gravità che coinvolgono non solo il soggetto ma anche la sua famiglia e la società  (in caso di incidenti stradali o di atti di violenza).

Che questo padre sia un violento o che questa madre sia un’alcolista bugiarda, in entrambi i casi non sono “affari loro“, non sono questioni irrilevanti ai fini della tutela del bambino: sono questioni fondamentali che riguardano in primis proprio il benessere di questo bambino.

Il fatto che il Tribunale non sia stato in grado di accertare se questo caso di “separazione conflittuale” è un caso in cui una delle persone coinvolte è vittima di violenza è gravissimo, come è gravissimo che si diffonda la notizia di un presunto alcolismo di uno dei genitori senza sentire il bisogno di chiedersi “ma sarà vero?”, perché un genitore alcolista è un genitore che potrebbe mettere in pericolo se stesso e i propri figli.

Ci dice Concita De gregorio:

La differenza fra avere più di quarant’anni e averne meno di dieci dovrebbe consistere in questo: non far ricadere su chi è venuto dopo gli errori di chi è venuto prima. Sacrificarsi, persino. Rinunciare e fare un passo indietro se necessario.

Rinunciare? Fare un passo indietro? Ma stiamo scherzando?

Immaginatevi di essere un padre e di vedere vostro figlio affidato ad una donna affetta da alcolismo, una donna che non esita ad inventarsi accuse di violenza domestica: comportarsi come se fosse una mamma responsabile significherebbe tutelare un bambino di 8 anni?

Direi proprio di no.

Immagino l’angoscia di lasciar salire in auto un bambino con una persone che beve. Voi la immaginate?

E adesso immaginate di essere una donna vessata da un uomo violento al punto da decidere di fuggire in un altro continente: affidereste vostro figlio all’uomo che ha abusato di voi? Nella consapevolezza che un partner abusante – ci dicono gli studi in merito – è un genitore che molto probabilmente adotterà il medesimo comportamento vessatorio e di controllo psicologico anche nei confronti della prole, tutelare il proprio figlio può coincidere con il “dimenticare gli errori“?

(Notate l’uso della parola “errori”: la violenza, le calunnie, sono “errori” o atti criminali?)

Qual è la soluzione che prospetta la De Gregorio?

AFFIDATELO per un breve o lungo momento a qualcuno che sappia volere il suo bene — un nonno una zia un amico una maestra — qualcuno che sappia tenerlo lontano dal calvario delle vostre reciproche sevizie e dall’egoismo adulto di volere l’esibizione del suo amore in esclusiva, clava che picchia sull’altro.

La soluzione è quella che si sta denunciando a gran voce da un po’ di tempo, una soluzione particolarmente in voga: strappare il bambino ad entrambi. Che quei due se la vedano tra di loro.

In un caso, una madre che ha subito violenza dal partner subirebbe una ennesima violenza  dallo Stato. Nell’altro caso, un uomo innocente sarebbe punito per essersi difeso. In entrambi i casi, una vittima sarebbe ulteriormente vittimizzata da quegli organi creati a tutela del cittadino. E un bambino sarebbe allontanato dal genitore che ha solo cercato di proteggerlo.

Così, per quell’assurdo familismo che pretende che all’interno di una famiglia non si commettano crimini ma solo “errori”, per quel ridicolo buonismo che rifiuta sempre e comunque l’esistenza di un colpevole, ma riesce a vedere solo litiganti ugualmente responsabili, a pagare devono essere gli innocenti.

Queste persone – il padre, la madre – si sono rivolte all’autorità competente perché facesse quello per cui è stata creata: svolgere delle indagini, verificare i fatti e prendere una decisione giusta.

La risposta che ricevono è: sono affari vostri, qualsiasi cosa sia successa non ci interessa, siete entrambi cattivi genitori e noi vi portiamo via vostro figlio.

Trovo vergognoso che si liquidino con tanta superficialità questioni serie e dolorose come la violenza domestica o l’alcolismo. Trovo vergognoso che si respingano al mittente le richieste d’aiuto di cittadini che hanno tutto il diritto – in quanto cittadini – di essere tutelati dalla legge, che si tratti di una donna che ha subito degli abusi all’interno delle mura domestiche o di un uomo ingiustamente accusato.

La colpa di tutto questo non è dei genitori, a questo punto non più, ma di uno Stato incapace di assolvere le funzioni che si è arrogato il diritto di reclamare per sé, e di una opinione pubblica che chiacchiera del “benessere dei bambini” senza la minima cognizione di causa,  incoraggiando i Tribunali a risolvere questioni tutt’altro che “ordinarie” punendo le vittime a appropriandosi dei bambini.

Nella giungla mi sentirei più al sicuro.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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17 risposte a La legge della giungla

  1. paolanu ha detto:

    Sono totalmente in accordo con ciò che ha scritto nel suo post. E’ vero che lo Stato non difende i DIRITTI e scrito DIRITTI dei bambini,
    E’ vero si fa un gran parlare di bambini e si scrive anche tanto, si firmano trattati, accordi ma rimane solo sulla carta.
    E’ vero lo Stato dovrebbe avere la capacità di accertarsi sulla capacità genitoriale dei genitori e non usare l’arma dell’affidamento a terzi (case famiglia oppure famiglie affidatarie) come soluzione unica alle conflittualità tra ex coniugi.
    Possibile che non ci sia nessuno in grado di capire ?
    A volte basterebbe semplicemente osservare ed andare al di là delle apparenze, dei luoghi comuni per capire come stanno realmente le cose.
    Ma le cause si fanno solo con le famose “carte” che in questo paese valgono più delle vite delle persone.
    Purtroppo ci sono tanti genitori che mentono solo per far del male all’altro ed i figli diventano solo degli strumenti per arrivare allo scopo. E questo è vergognoso!
    Scrivo queste cose perchè le vivo sulla mia pelle tutti i giorni da cinque anni ….. e ho visto come i bambini non vengano mai tenuti in considerazione, sono considerati semplici oggetti nelle mani di adulti scriteriati che pensano che siano scatole vuote, senza sentimenti.
    Sinceramente non so chi dei due genitori menta e chi no ….. mi dispiace solo per Leonardo.

    • Non siamo noi, privati cittadini, che possiamo stabilire chi dice la verità, ma una verità c’è ed è importante indagare in proposito. Nel caso dell’alcolismo, ad esempio, ci sono esami clinici ad hoc in grado di stabilire se una persona fa un uso abituale e massiccio di alcolici, non è così difficile.
      Certo, se l’atteggiamento è “dimenticate, sopportate e volemose bene”, le cose non possono che degenerare. Anche i bambini si devono sacrificare sull’altare del “volemose bene”?

  2. Cinzia ha detto:

    Ho già raccontato, Ricciocorno, come violenza e alcolismo siano argomenti che mi toccano da vicino. Parlo per cognizione di causa.
    Sono d’accordo con la tua analisi, quelle di cui parli sono le conseguenza della violenza subita o assistita dai bambini.
    E anche giusto però dire a chi è crescito in queste realtà che quante cicatrici e danni ci si porti dentro, tutti possiamo contare su risorse di autoriparazione emotiva. Aiutati da figure competenti è meglio, però dalle ferite non escono solo emotività deprivate, ma anche capacità di profonda empatia.
    Quello che è stato veramente difficile da “digerire” è l’atteggiamento degli adulti fuori dalla famiglia.
    ” Loro”, “gli altri”, “gli adulti” erano una massa indistinta di ipocriti, bigotti, ciarlanti a vanvera, che mi provocava disgusto.
    Non sono mai stata una ribelle plateale… la mia esperienza mi aveva insegnato a vivere muta e invisibile, ma nel mondo mi sentivo come la brace sotto la cenere, come il tarlo che nel buio del suo buco minava la solidità del legno
    Ancora oggi nonostante l’età matura, non mi sento di poter guardare il mondo con lo sguardo fisso degli “adulti”, mi è impossibile per lealtà alla bambina che sono stata, colludermi con le regole di una cultura che pur blaterando bene di diritti e tutele, in realtà sacrifica sempre i più piccoli e deboli, giustificandosi con il barbaro “è per il tuo bene” senza che nessunoi ascolti mai cosa hanno da dire e chiedere i bambini.
    Allo stato attuale la “forma mentis” della nostra cultura, non solo esclude le forme di pensiero femminile, come spesso ci diciamo, ma anche il sapere fanciullo e quello giovane.
    La scadere della nostra salute sociale è dovuta anche al fatto che le energie intellettive e le competenze attive di intere categorie umane, vengono estromesse dalle dinamiche delle relazioni comuni.
    Dentro di me questa consapevolezza si è trasformata nella decisione di raccontare la mia storia :
    sono figlia di un alcolista violento a cui volevo bene e da cui volevo essere amata.
    Perchè se anche a uno solo dei violenti e degli indifferenti che li circondano,possa sfiorare l’idea che l’omertà famigliare non gli è garantita, qualcosa di tutto quel dolore, ho potuto riscattarlo.

    • E’ molto coraggioso pensare di raccontare pubblicamente la propria storia. Spero che tu sappia che è anche a quella massa di adulti “ipocriti, bigotti, ciarlanti a vanvera” che ti ferivano allora che la racconterai. Non mi sembrano cambiati molto, sono sempre lì, ma forse tu sei più forte…

      • Cinzia ha detto:

        Non è coraggio, non è forza e non è nemmeno rabbia.
        Non basterebbero tutte le energie di una vita,per cambiare anche un solo “ipocrita, bigotto, ciarlante a vanvera” ed io non sono stupida. Non ho nessuna intenzione di regalare le mie energie e la mia vita a nessuno che non stimo, non rispetto e col quale non voglio aver nulla da condividere.
        Ho solo imparato, leggendo un grande intellettuale italiano, che un “io so” è un’arma potentissima, non io devo abbassare lo sguardo, non io devo riparare ad alcun che … a me basta sia chiaro che non sono manipolabile in virtù del mio vissuto.
        Sono cosciente che chi è adulto, non cambierà..
        Per questo dedico ai miei coetanei lo stretto necessario, mentre da tempo ho messo le mie risorse a disposizione dei ragazzi.
        Offro loro gli strumenti che servono ad esprimersi, a prendere consapevolezza. Quando qualcuno mi dice che ” è inutile, i grandi non cambieranno mai” rispondo ch’è quasi sempre vero, ma alla fine muoiono e per questo devono scegliere adesso che adulti vorranno essere quando sarà ora di sostituirli.
        Ho scelto di essere un normale adulto educante, non vedrò il cambiamento forse, ma ho seminato e qualche germoglio è già spuntato… il progresso umano puoi fermarlo, puoi fargli fare un passo indietro, ma nessuno ha mai potuto arrestarlo. 😀
        Io ho già vinto.

  3. IDA ha detto:

    Nella sua testimonianza, lei descrive in maniera dettagliata una forma di violenza continua che definirei mobbing; minacce, offese , e varie angherie e vessazioni.. tra le varie conseguenze che provoca sulla vittima, oltre alla depressione, perdita di autostima, c’è anche l’abuso di alcol. Quindi non solo verificare clinicamente se lei fa uso o no di alcol, ma andrebbe anche storicizzato. Certo non stà a noi stabilire chi ha ragione e chi no, ma qualcuno ci dovrà essere che ha questa funzione, se poi chi deve tutelare i minori ha anche altri interessi, legati all’affido. E al minore chi ci pensa?

    • Quello che mi dà fastidio, di queste situazioni, è che di fronte a due persone separate si pretende che si separino cantando “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘o ppassato”, sostenendo che lo si fa “per il bene dei bambini”.
      Ma nel caso in cui una donna è vittima di violenza domestica non è possibile e non perché la donna “porta rancore” per le sofferenze subite, ma perché ha paura (e ha ragione) ad affidare ad un soggetto abusante un bambino.
      Se parlassimo di una persona che non è un membro della famiglia, nessuno avrebbe problemi a definirla inidonea a gestire dei minori.
      Prendiamo il caso di una insegnante abusante: affidereste i vostri figli alla donna che ha fatto questo? http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/08/news/maestra_picchia_bambino_autistico-5481613/ Eppure potremmo dire “non è detto che lo farà ancora, magari attraversava un periodo difficile”, invece la gente normalmente reagisce con un secco “sbattetela in galera!”
      Ma di fronte ad un familiare abusante non si reagisce così: si cerca di conciliare, si dice “venitevi incontro per il bene della famiglia”, si consiglia “non denunciate”, si parla di “sacrificarsi”… https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/10/24/buoni-consigli/
      Sacrificarsi, in un contesto in cui c’è una denuncia di violenza domestica, è un verbo che dovremmo smettere di usare, altrimenti le campagne che invitano le donne a denunciare non sono che una beffa crudele…

  4. paolanu ha detto:

    Ha pienamente ragione …. non si può fare finta di niente, non si può dimenticare.
    Non si può affidare ad un genitore abusante (padre o madre che sia) il proprio figlio, questo in teoria …. in realtà ai bambini si propina sempre la stessa cantilena: la mamma o il papà non li puoi escludere dalla tua vita, la mamma è sempre la mamma (oppure il papà è sempre il papà) e ti vuole bene (anche se ha picchiato, vessato e denigrato il proprio/a figlio/a) e tutto continua come sempre.
    Ma se una donna viene picchiata può denunciare, se un uomo viene vessato può andare via di casa………………..ma un minore cosa può fare di fronte a questi adulti ipocriti ? Chi lo ascolta ?
    Ha ragione Ida quando dice che a noi non spetta stabilire chi ha ragione e chi no ….. ma allora a chi spetta ?

  5. Maria Serenella ha detto:

    brava ricciocorno, completamente d’accordo su tutto! vorrei solo aggiungere che, nel sesso femminile, l’aumento del consumo di alcool, è uno dei primi segni di violenza domestica!
    maria serenella pignotti

  6. Testimonianze di adulti che raccontano il loro vissuto di violenza assistita: a me è piaciuta molto questa http://liadiperi.blogspot.it/2013/02/perche-sono-un-uomo-femminista.html
    “Quando ero piccolo, mio padre e mia madre discutevano molto. Certe mattine mi svegliavo al suono allarmante delle grida dei miei genitori.La discussione continuava fino a quando mio padre urlava: “E’ questo è tutto!Non voglio continuare più a parlare di questo”. La disputa finiva lì. Mia madre non ha mai avuto l’ultima parola. Le urla di mio padre facevano rabbrividire mi madre; io volevo fare qualcosa per fermare la furia contro di lei. In quei momenti, mi sentivo impotente perché ero troppo giovane per affrontare mio padre. Ho imparato presto che la forza e il potere intimidivano mia madre. Non ho mai visto mio padre colpirla, ma ho assistito ai dannosi colpi verbali che cadevano sulla psiche di mia madre.
    Mio padre non maltrattava sempre di mia madre, ma quando lo faceva, mi identificavo con il suo dolore,non con l’aggressività di lui. Quando le faceva male, faceva male anche a me. Con mia madre avevamo un legame molto speciale. Era divertente, intelligente, amorevole e bella. Era un’ottima ascoltatrice e mi faceva sentire importante. Ogni volta che le cose si mettevano male, lei era la mia roccia e il mio pilastro.
    Una mattina, dopo le grida di mio padre durante una discussione,lei ed io, ci siamo chiusi in bagno, soli, preparandoci per il giorno davanti a noi. La tensione nella casa era spessa come una nube di fumo nero. Sapevo che mi madre era nauseata. ” Ti voglio bene mamma,ma vorrei che tu avessi un pò più di coraggio quando discuti con papà”, le dissi a voce bassa, perché non potesse sentirmi.Lei mi guardò, mi accarezzò la schiena e si sforzò di sorridere.
    Avevo tanto desiderio che mia madre difendesse se stessa…Non capivo perché doveva arrendersi ogni volta che discutevano. Chi era lui per mettere le regole in casa? Che cosa lo rendeva tanto speciale?
    Sono cresciuto risentito del dominio di mio padre in casa, anche se gli volevo tanto bene quanto ne volevo a mia madre. La sua rabbia e la sua intimidazione impedirono che mia madre, mia sorella ed io, potessimo esprimere la nostra opinione ogni qualvolta fosse in contrasto con la sua. Qualcosa nella disuguaglianza della loro relazione mi sembrava ingiusta, ma in un’età così giovane,non sapevo dire cosa.
    Un giorno, mentre eravamo seduti al tavolo della cucina dopo una delle loro discussioni, mia madre mi disse: “Byron mai, trattare una donna come tuo padre tratta di me.” Vorrei averla ascoltata.
    Quando sono diventato grande ed ho avuto le mie relazioni con le ragazze e le donne,a volte, mi sono comportato come ho visto comportare mio padre. Anch’io sono diventato verbalmente aggressivo ogni volta che una ragazza o una donna con le quali uscivo, mi criticava o sfidava. Screditavo le mie compagne controllando il loro peso o l’abbigliamento che avevano scelto di indossare. In una relazione in particolare, ai tempi dell’università, usavo spesso la mia corpulenza per intimidire la mia ragazza, gettandomi su di lei e urlandole per difendere il mio punto di vista.
    Avevo assimilato ciò che avevo visto a casa e mi stavo lentamente trasformando in ciò che avevo disprezzato fin da piccolo. Anche se mia madre aveva cercato di insegnarmi il meglio io, come molti ragazzi ed uomini,mi sentivo in diritto di maltrattare il genere femminile.”

  7. Girolamo Andrea Coffari ha detto:

    Fino a quando? Fino a quando? ripeteva Massimo, nel film il Gladiatore, il generale Massimo eroe ma vittima della cattiveria, dei tradimenti, della brutalità, delle menzogne degli uomini. Fino a quando l’ingiustizia, la mistificazione, trionferà e proteggerà i violenti? Non mi riferisco assolutamente al caso in esame sul quale preferisco tacere e parlare nelle aule di tribunale.
    Mi riferisco in generale alle condizioni di piena e inaccettabile discriminazione cui sono soggetti i bambini vittime di violenza, maltrattamenti e abusi sessuali e le madri che li difendono. Fino a quando assistenti sociali incompetentii, giudici sordi e muti, consulenti tecnici vigliacchi continueranno a punire le donne maltattate con la prigione ideologica della conflittualità familiare? Fino a quando i bambini saranno considerati oggetti di potere e le loro parole, le loro paure, i loro bisogni saranno spazzati via dalla insensibilità (vigliacca) di adulti spietati e insensibili? Fino a quando si chiederà alle donne di denunciare reati contro le loro persone (fenomeno diffuso e sommerso secondo tutte le ricerche scientifiche) e le si tratterà al pari o peggio dei loro aguzzini, subito dopo la denucia? Fino a quando si dirà alle madri di denunciare i casi di incesto e dopo la denuncia si diagnosticheranno a danno dei loro figli malattie inventate da sostenitori della pedoiflia? Non c’è verità, scienza, equilibrio, pietà, buon senso, non è civile una società che non difende le madri e i figli che genera, non sono padri coloro che non proteggono i propri figli e non sono compagni o mariti coloro che non hanno rispetto delle loro mogli o compagne. Parlo apertamente delle colpe dei padri perchè, ben sapendo che ci sono anche donne e madri criminali, è un dato inconfutabile che esiste un fenomeno sommerso di violenza domestica e di abuso sessuale a danno di donne e bambini che, nella maggioranza dei casi, ha come autore uomini. Siamo noi (o perlomeno anche noi), uomini non violenti, padri non violenti chiamati, ognuno nella sua professione, a ribellarci a questo scempio e non lasciare colpevolemnte sole le donne e i bambini a difendersi da soli. Grazie ricciocorno!

    • Paolo ha detto:

      Caro Avvocato Coffari,
      e fino a quando si impedirà ai padri di difendere i loro figli?
      Si rende conto che tutto quello che ha scritto puo’ essere con altrettanto sdegno declinato al maschile?
      Fino a quando dovremo leggere le Sue posizioni anti-uomo?
      E perché?

      • Non mi pare che si sostengano posizioni anti-uomo, nel post come nel commento dell’Avv. Coffari.
        E’ una posizione “contro l’uomo” parlare dell’esistenza di una violenza di genere?
        Si rende conto che nessuno qui ha negato la possibilità che anche una donna (una madre) possa commettere reati e reati contro i minori?
        Invece voi negate che possa farlo un padre.
        Chi assume una posizione chiaramente sessista sono le persone come Lei.

  8. tomk ha detto:

    affari vostri vedetevela tra di voi, palla al centro insomma …e il minore può pure subire in silenzio, si diceva, colpa delle autorità giudiziarie quindi perchè non sanno andare in fondo alle questioni. Ma è anche possibile che le autorità abbiano avuto tutti gli elementi necessari per fare piena luce sul caso, ma che il magistrato si sia, per così dire, “astenuto” dal prendere una posizione netta sulla vicenda per motivi “suoi personali”. Vorrei sottolineare che l’argomento violenza domestica connessa alle cause di divorzio oggi richiama tutta una serie di cose, tutela dei minori ma anche femminicidio e questioni di genere. L’esasperazione di certi temi caldissimi probabilmente ha portato oggi a delle conseguenze ancora tutte da studiare che rendono l’ambiente in cui l’operatore va ad agire simile ad un campo di battaglia in cui si respira anche aria da guerra civile più che a un luogo in cui lavorare per la giustizia. Una situazione in cui le pressioni, anche mediatiche sono talmente forti da non lasciare lo spazio di manovra e la necessaria serenità per poter prendere decisoni sane corrette. Ovviamente con questo non intendo giustificare nessuno, dico però che non mi stupirebbe affatto se poi in un clima del genere il magistrato di turno invece di ragionare la sentenza su cosa è giusto o sbagliato, propendesse più per pensare su come agire per uscirne in qualche modo, senza rendersi impopolare senza rischiare la carriera. E sottolineo di nuovo “aria da guerra civile” perchè è questo il messaggio che sta passando alle nuove generazioni da tutto il “discutere” di questi argomenti

    • Il magistrato si è, per così dire, “astenuto” dal prendere una posizione netta sulla vicenda per motivi “suoi personali”?
      Il suo lavoro consiste nel prendere una posizione, o sono io che non ho ben chiare le funzioni che competono al sistema giudiziario?

      Con estremo cinismo ci limitiamo a supporre che il magistrato possa aver avuto delle ragioni “politiche” per decidere di anteporre la sua “carriera” alla tutela di un bambino.

      Questo dovrebbe farci indignare. Ma non ci indignamo, facciamo spallucce: il mondo va così.

      • Cinzia ha detto:

        Bhe ! Nessuno ha trovato conveniente teorizzare una sindrome da Ponzio Pilato, per quanto sia riscontrabile da duemila anni a questa parte….nonostante questo temo sia molto diffusa.

        Voglio ringraziare Girolamo, ho molto apprezzato le tue parole. Grazie davvero.

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