Wonder Woman

Wonder-WomanE’ da un po’ che una corrente di pensiero racconta alle donne che è “sbagliato essere vittime“.

Non importa se sei stata stuprata, picchiata, molestata, perseguitata, ingiuriata, se sei donna devi essere forte e se proprio ci tieni a rivendicare un appellattivo, in alcuni casi eccezionali ti puoi definire “sopravvissuta”, ma vittima, quello mai.

Le vittime sono deboli. Le donne, invece, sono forti.

Gli uomini non sembrano avere questo problema. In quanto maschi possono piagnucolare in qualunque occasione, soprattutto quando commettono un reato.

Vi ricordate il povero Pistorius affranto dopo che aveva crivellato di colpi la fidanzata Reeva Steenkamp? Come si sono commossi tutti quando singhiozzava mentre gli leggevano i capi d’accusa! Scriveva allora il quotidiano La Stampa:

Appena il procuratore lo accusa di omicidio scoppia a piangere, poi resta a fissare il vuoto, un fantasma anche se si è rasato e indossa una giacca nera sopra una camicia azzurra, ma il vestito formale non lo aiuta a sembrare più presente. Il padre Henke vedendolo in quello stato si fa largo per raggiungere il banco dell’imputato per appoggiargli una mano sulla schiena. Non serve a niente, il ragazzo continua a singhiozzare davanti a tutte le accuse lette in aula. Il suo avvocato lo definisce: “in uno stato emotivo estremamente turbato e traumatizzato”, ma l’accusa replica e chiede “l’omicidio premeditato” e Pistorius sprofonda con la testa tra le mani.

Straziante, davvero, l’immagine di questo ragazzo ridotto l’ombra di se stesso, sperduto e tremante, che ha bisogno dell’abbraccio del genitore, perché da solo non riesce a rimanere saldo di fronte alle dure parole del procuratore.

Questa immagine non danneggia tutti gli altri uomini. Nessun uomo si è sentito sminuito nella sua virilità dalle lacrime di Pistorius. Anzi, si sono sentiti solidali: povero ragazzo! La sua vita è rovinata, come farà adesso?

Le donne, invece, non devono piangere mai.

“Dopo lo stupro? Io sto benissimo!”, titolava qualche tempo fa il blog “Al di là del buco”.

Perché la “vera” donna di fronte alle avversità se la ride. Choc, umiliazione, dolore, paura, sono emozioni che la “vera” donna non prova mai, e se le prova non le manifesta, perché è una dura, come l’ispettore Callaghan, o al massimo è irriverente, come Martin Riggs in “Arma letale”.

Ma soprattutto la “vera” donna non sa che farsene della legge, come “Il giustiziere della notte”.

Da un po’ di tempo stiamo assistendo a ripetuti inviti a non denunciare i reati commessi contro le donne: ti toccano il culo in strada? E che sarà mai! Una “vera” donna non chiama un poliziotto per una palpatina! Ti danno della pompinara, e allora? Non ti rendi conto che ti rendi ridicola a frignare davanti ad un Pubblico Ministero per una cosa del genere? Ti hanno stuprata? E pensi sia il caso di chiedere aiuto per una cosa del genere?

La “vera” donna, la massacri e la spedisci in ospedale e lei esce dall’ospedale serena come fosse stata un weekend a Eurodisney, piena di compassione per quel poverello che l’ha picchiata, che magari aveva pure le sue buone ragioni. La “vera” donna è comprensiva, non porta rancore: in fondo non le hai fatto nulla, anzi, lei sta meglio di prima. Più la massacri, più si rafforza. Il trauma? Quale trauma? Le “vere” donne non soffrono. E se soffrono, certo non lo vengono a raccontare a te. Fanno finta di niente e il trauma lo superano tutte da sole.

La “vera” donna non ha bisogno di aiuto, mai. Se la accoltelli si ricuce con le sue mani, come Rambo, senza un gemito.

La “vera” donna, quelle fragili e problematiche bamboline che pensano di nascondersi come pecorelle indifese dietro i tutori della legge, le sberleffa senza pietà. Dileggia loro e i tutori. E’ sempre spiritosissima, la “vera” donna.

Il paradosso è che mentre assistiamo a questa apologia della “forza”, gli uomini diffondono video in cui invitano a prendere coscienza di quanto crudele sia una società che impone al maschio di comportarsi da “vero” uomo, soffocando tutti quelle emozioni e quei sentimenti che potrebbero farlo apparire troppo fragile o vulnerabile, video in cui si invitano gli uomini a chiedere aiuto quando si sentono sopraffatti dalle circostanze, senza lasciarsi bloccare dal bisogno di apparire sempre e comunque all’altezza della situazione.

L’obiettivo del femminismo non è mai stato quello di trasformare tutte le donne in Wonder Woman.

La vita offre ad ognuno di noi una gamma vastissima di emozioni e sentimenti: ci sono momenti in cui ci sentiamo forti e pieni di energia e momenti in cui ci sentiamo sconfitti e abbiamo bisogno di una pacca sulla spalla, momenti in cui riusciamo a tirare fuori tutto il nostro coraggio e momenti in cui siamo preda della paura. Abbiamo tutti, uomini e donne, il diritto di vivere le nostre emozioni senza provarne vergogna. Una persona che in un dato momento della vita si sente fragile non vale meno di qualsiasi altro “forte” essere umano, e quello che non abbiamo il diritto di fare è biasimare le fragilità degli altri.

Quello che non abbiamo il diritto di fare è impedire ad una persona di reclamare lo status di vittima: essere stata vittima in un certo momento della vita non significa che vittima si debba restare per il resto dei propri giorni, significa solo chiedere alla società il riconoscimento di una ingiustizia subita della quale ci si sente incolpevoli.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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53 risposte a Wonder Woman

  1. Cinzia ha detto:

    “Essere stata vittima in un certo momento della vita non significa che vittima si debba restare per il resto dei propri giorni”
    Grazie Ricciocorno di questa chiusura, perché essere padrone delle nostre vite è un diritto…
    Abbiamo già dialogato sull’argomento, ma la prospettiva con cui l’affronti questa volta, mi trova particolarmente in accordo.
    Ritengo anche io che arrivino troppi inviti ad essere “individualmente forti e reattive” contro la violenza. In realtà si perpetua con altri argomenti la cultura dell’omertà familiare. Se un tempo si promuoveva il silenzio con lo stigma del disonore e della vergogna sociale, oggi lo si rinnova con lo spregio dell’accusa di debolezza, di vittimismo, di mancanza di modernità femminile (rappresentazione della vittima come figura arcaica, involuta, anacronistica)
    Le donne hanno il pieno diritto di essere “forti e determinate” per se stesse, nessuno può chiedere loro di esserlo per sollevare altri dalle proprie responsabilità.
    In realtà denunciare è l’unico modo per ottenere riconoscimento del discrimine di genere, che una società ancora profondamete maschiocentrica com’è quella Italiana, perpetua.
    Il numero delle denunce e delle condanne sono inconfutabili. Sono il punto fermo contro il negazionismo di chi non vuole ammettere che questo paese tra i più economicamente sviluppati al mondo, ha ancora lo stesso impianto relazionale tra gli individui del feudalesimo.
    Denunciare, chiedere aiuto, fare rete, pretendere giustizia e risarcimento del danno sono l’unica porta d’uscita dal medioevo culturale in cui si vuole mantenere intere categorie sociali (donne, ma anche giovani)

  2. Paolo1984 ha detto:

    forza e fragilità possono appartenere in misure e modi diversi a ogni essere umano (e aver bisogno di aiuto non vuol dire necessariamente essere degli inetti) e ognuno reagisca agi insulti come crede. Poi aggiungerei: ben venga “l’uomo che sa piangere” (ma le lacrime dei maschi adulti mi sembrano già sdoganate oggi) ma ricordiamo che a sensibilità non dipende dalla quantità di lacrime, cioè si può piangere come fontane ed essere stronzi ugualmente.
    Ciò detto, se ci fossero più Callaghan d’ambo i sessi non sarebbe male

    • Paolo1984 ha detto:

      “Ciò detto, se ci fossero più Callaghan d’ambo i sessi non sarebbe male”
      questo per dire che a me i personaggi (maschili e femminili) “forti” (il che non esclude la complessità) piacciono esattamente quanto ogni altro personaggio se scritto bene. Alla fine fa tutto parte dell’umano ed è legittimo raccontarlo

  3. Ina ha detto:

    Scusa ma perchè non linki il post di Al di là del buco ma ne parli male e lo citi e basta?

    http://abbattoimuri.wordpress.com/2014/01/26/dopo-lo-stupro-io-sto-benissimo/

    Dopo lo stupro, io sto benissimo, è esattamente quello che è successo anche a me, per esempio, e non mi pare che c’è scritto quello che tu dici. secondo me non l’hai letto. comunque non siamo tutte uguali. Io non ho denunciato nessuno e mi sono salvata da sola. questo mi ha fatto bene.

    ciao

    • Già, non siamo tutti uguali. Io lo so bene, ed è proprio di questo di questo che parlo: del rispetto nei confronti del vissuto degli altri.
      Tu stai benissimo, e sono felice per te: significa che chi invece sente il bisogno di chiedere aiuto deve sentirsi per questo in difficoltà? Chi non si salva da solo deve sentirsi inferiore, inetto, inadeguato, troppo debole per meritare il tuo rispetto?
      Il mio post parla di una certa immagine di donna che si vuole proporre come “giusta”, in contrapposizione ad una donna sbagliata perché debole.
      Quello che vuole dire la storiella di “Abbatto i muri” non l’ho capito. E’ una storia inventata e ci sono storie vere che leggo in giro che raccontano tutto un altro vissuto: http://lunanuvola.wordpress.com/2013/08/23/non-hai-idea/
      Ognuno ha il diritto di raccontare quello che sente, se lo sente davvero.
      Non intendo schierarmi con chi etichetta le donne che raccontano il loro dolore come “deboli” e le biasima perché denunciano un torto subito e le drammatiche conseguenze di questo torto nelle loro vite. Io sto accanto alle vittime, tutte, quelle fragili e quelle meno fragili, per offrire il mio aiuto affinché possano stare bene anche quelle che da sole non ce la fanno, come stai bene tu. Tutti hanno il diritto di stare bene, non solo “i forti”, mentre nessuno ha il diritto di infliggere simili sofferenze.
      Io biasimo chi stupra, non chi non è in grado di “salvarsi da sola”. E’ questo che vorrei leggere più spesso: critiche a chi insulta, molesta, stupra, picchia, invece delle analisi della personalità chi viene insultato, molestato, picchiato e stuprato.

      Sulla questione della denuncia: denunciare una violenza subita non è un atto vendicativo e inutile, è un atto estremamente coraggioso, che costa molto a chi si espone in prima persona. Penso allo stupro di Montalto di Castro, alla violenza con cui la comunità si è scagliata contro una ragazzina che ha osato raccontare la verità.
      Perché da sempre quello che si chiede alla donne è di subire in silenzio, di leccarsi le ferite in segreto, di non raccontare, di non rendere pubblica la violenza contro di loro.
      Io concordo con Elie Wiesel: “Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, mai il torturato.” (Tom Regan, Gabbie vuote)
      Il silenzio intorno allo stupro nutre la cultura dello stupro e incoraggia gli stupratori nel sentirsi legittimati a servirsi del corpo degli altri: se possono farlo impunemente, perché non farlo?

      • Cinzia ha detto:

        Salvarsi da soli è una delle caratteristiche della specie umana che però non appartiene a tutti gli individui della specie.
        Lo spiega bene un film come “La ciociara” come lo stesso tipo di violenza possa avere esiti diversi su persone diferenti per età ed esperienza.
        Posso sperare di essere capace di salvarmi da sola, se domani toccasse a me di subire violenza, ma questo mi esime dal dovere di denunciare un criminale (perché è bene chiamare gli stupratori col loro nome), che da libero potrebbe reiterare la violenza su altre donne magari semplicemente troppo giovani per poter contare sulle mie stesse risorse? Non rischio di diventare corresponsabile morale della distruzione di un altro essere umano?
        Non pongo questa domanda a cuor leggero… denunciare è spesso condannarsi ad una passeggiata all’inferno e ritorno … ma ogni battaglia di civiltà e progresso è cominciata con chi ha deciso che non poteva salvarsi se non ci si salvava tutt*

      • Penso al documentario “processo per stupro”, del 1979. Che cosa è cambiato da allora per le donne italiane? Alla luce delle scene che abbiamo visto a Montalto di Castro, poco o niente. (http://www.youtube.com/watch?v=EbWOExh9n-o)
        Qui l’arringa di Tina Lagostena Bassi: http://www.onerpo.it/altre/626-larringa-di-tina-lagostena-bassi-in-processo-per-stupro-1979-.html
        Questo l’incipit:
        “Presidente, Giudici,
        credo che innanzitutto io debba spiegare una cosa: perché noi donne siamo presenti a questo processo. Intendo prima di tutto Fiorella, poi le compagne presenti in aula, ed io, che sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato. Che significa questa nostra presenza? Ecco, noi chiediamo giustizia. Non vi chiediamo una condanna severa, pesante, esemplare, non c’interessa la condanna. Noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia, ed è una cosa diversa. Che cosa intendiamo quando chiediamo giustizia, come donne? Noi chiediamo che anche nelle aule dei tribunali, ed attraverso ciò che avviene nelle aule dei tribunali, si modifichi quella che è la concezione socio-culturale del nostro Paese, si cominci a dare atto che la donna non è un oggetto. Noi donne abbiamo deciso, e Fiorella in questo caso a nome di tutte noi – noi le siamo solamente a lato, perché la sua è una decisione autonoma – di chiedere giustizia. Ecco, questa è la nostra richiesta.
        E certo, io non sarò molto lunga, ma devo purtroppo ancora prendere atto, e mi scusino i colleghi, che se da parte di questo collegio si è trattato in questo caso Fiorella, ma si sono trattate le donne, come donne e non come oggetti, ancora la difesa dei violentatori considera le donne come solo oggetti, con il massimo disprezzo, e vi assicuro, questo è l’ennesimo processo che io faccio, ed è come al solito la solita difesa che io sento.”

    • Anne ha detto:

      Non hai denunciato uno stupratore? Hai fatto malissimo, perché questa persona così potrà continuare a far del male ad altre donne, magari a delle bambine, e la colpa sarà anche tua. Tu e quella blogger come fate a non rendervi conto che l’omertà aiuta i criminali a continuare a commettere dei reati?

      • Blossom ha detto:

        Io sono d’accordo sul bisogno di denunciare ed anche sulla responsabilità che comporta, ma non su quello di colpa. La colpa è comunque di chi stupra. In piú ci sono delle difficoltà oggettive e. soggettive nel denunciare, denunceresti sapendo di dover passare quello che ha subito ragazza di montalto di castro? Tu sulla gogna, loro impuniti anche se reoconfessi.

    • Blossom ha detto:

      E magari dopo te il tuo stupratore ne ha stuprate altre visto che tanto nessuna denuncia… circolo che magari tu, denunciando, avresti potuto spezzare. Perché c’è anche questo di cui tenere conto: l’impunità ed il senso di onnipotenza di chi stupra e la fa franca.
      E c’è anche un’altra cosa che vorrei aggiungere riguardo quel post osceno: perché una donna abusata dovrebbe non denunciare tenendo in maggior considerazione la futura vita rovinata dell’abusatore che non la sua? perché la vita dell’uomo criminale dovrebbe venire prima di quella della donna vittima? Non è forse fallocrazia questa? E perché non dovrebbe essere l’uomo stesso a pensare a ciò che comporta il suo gesto? Rovinare la sua vita oltre che quella della donna. Quindi da una parte abbiamo degli uomini giustificati, vittimizzati e trattati quasi da incapaci mentali dall’altra delle donne vittimiste – ma NON vittime, sia mai! – e vendicatrici che vogliono rovinare la vita degli aggressori.
      E queste si considerano femministe? Si considerano donne?

      • Si fa una gran confusione, secondo me, fra il concetto di perdono – che è un percorso individuale, che riguarda la vittima, solo la vittima e il suo processo di guarigione, perché è la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un’altra persona e la rinuncia a ogni forma di rivalsa di punizione o di vendetta nei confronti di chi ha offeso – e l’assunzione di responsabilità, che invece è il percorso che deve affrontare chi ha fatto del male.
        Assumersi la responsabilità di un atto che si è compiuto significa diventare consapevoli delle conseguenze della propria condotta; riconoscere la propria responsabilità significa anche, in un certo senso, rivendicare la propria libertà: solo se mi considero un essere umano veramente libero posso arrivare a comprendere che le mie azioni sono la diretta conseguenza delle mie scelte. Chi compie una azione violenza fa una scelta, quella scelta ha delle conseguenze sulla vita di un individuo che non ha agito, ma ha subito suo malgrado, quindi non aveva la possibilità di scegliere.
        Assumersi la responsabilità delle proprie azioni è necessario a comprendere che il limite della propria libertà è la libertà degli altri e che l’esercizio della propria libertà non può costringere gli altri a subire una sofferenza della quale non hanno alcuna responsabilità.
        Credo sia alla base di una convivenza civile… o no?

    • IDA ha detto:

      Tipica espressione borghese e fascistoide, io mi salvo da sola corrisponde al classico mi sono fatto da solo. Tutti gli altri sono dei fannulloni e parassiti, oppure dei deboli.. in più è anche un’affermazione sessista, perché questa regola deve valere solo per le donne? Perchè per gli uomini questa regola non vale? perché per il capitale non vale?
      Abbatto i muri, sovradetermina, ( se questa parola ha un significato) le altre donne, perché è lei che stabilisce come è corretto comportarsi, che stabilisce nuove norme per le donne. Fa confusione di termini e logici, si dichiara libertaria, ma fa regali al dominio… Se una donna subisce una violenza , e non fa denuncia, chi ne trae vantaggio? La vittima o l’aggressore? Tu dici: “Io non ho denunciato nessuno e mi sono salvata da sola. questo mi ha fatto bene.” Questo corrisponde perfettamente ad una delle caratteristiche della femminilità del patriarcato, che vuole la donna masochista. In più esprimi nuovamente un concetto borghese, in quanto è utilitarista e non si cura del destino delle donne in senso globale. E poi, ti sei salvata da cosà? Dall’essere considerata debole? No! È illogico, perché la vera forza stà nel denunciare e non nel rinunciare, la donna forte è quella che lotta per avere giustizia..
      Ma qual è l’errore di fondo? Le società non sono statiche, cambiano in continuazione, e anche l’immagine della donna cambia e si trasforma, ma la nuova immagine dettata dal dominio, non si dissolve con l’isolamento ma con la solidarietà, il dominio non ha paura della donna sola e forte, ma delle donne unite, della solidarietà, solo la solidarietà, può spezzare l’isolamento.

      • Per onestà non bisogna dire che questo pensiero non è tipico solo di un blog, ma appartiene a tante donne che scrivono, e sono molte le questioni ambigue.

        Io personalmente sono rimasta molto più turbata dalla posizione di Natalina Lodato, che nel suo articolo accusa le deputate che hanno deciso di sporgere denuncia di essere “prive degli strumenti per contrastare il sessismo sul piano culturale e politico”, per poi alludere ad una loro “fragilità” (scrive “Certo, capisco che le sensibilità e i tratti caratteriali differiscano in ciascuna di noi, che ognuna si porti con sé le proprie fragilità e le proprie contraddizioni…”).
        Secondo questa visione delle cose, una denuncia all’autorità costituita non sarebbe uno strumento politico. Che è l’esatto contrario di quello che sostenne Tina Lagostena Bassi nella sua arringa conclusiva del celebre “processo per stupro” (ho messo il link in un altro commento).
        Ci sto ragionando da un po’ e non comprendo le ragioni di questa posizione: denunciare pubblicamente a mezzo stampa è ok, chiedere che l’insulto sessista pronunciato in Parlamento venga dibattutto in un aula di giustizia non va bene. Perché?
        Tutta questa enfasi – e qui mi trovo d’accordo con te – sul fatto che le donne non dovrebbero essere ossessionate dal “sanzionare”, non è conseguenza di quell’immagine di mater misericordiae, di donna “per sua natura” piena di infinita comprensione per il prossimo, “per sua natura” amorevole che forse dovremmo scrollarci di dosso?

  4. IDA ha detto:

    Essere vittima è una condizione, prevede sempre la responsabilità di terzi.. … termini con questa frase, ” […]una ingiustizia subita della quale ci si sente incolpevoli.” . No! la vittima si sente colpevole, è mortificata,avvilita e prova vergogna, per la sua condizione di vittima. Hanno paura, si sentono fragili e deboli. Quindi non c’è nemmeno bisogno di ricordarli che sono dei deboli, lo sanno già di suo! Non hanno bisogno di persone che le ricordano che sono delle deboli, ma hanno bisogno di solidarietà. Anche perchè la forza, non appartiene agli esseri umani, ma agli eroi, che sono vicini agli dei e non agli uomini.
    Un certo pseudo femminismo, che esprime concetti borghesi, che si arrampicano sugli specchi, che dice di combattere il sessismo esprimendo concetti sessisti, e classisti.. se dai del ladro o del corrotto ad un politico, questo ti querela, e nessuno li dice che fa la vittima.. ma se dai della pompinara ad una donna, che cosa vuoi che sia, anzi, lei lo punirà facendoli un pompino, così impara.. e questo se non è sessismo cosè? Classista, perchè quel discorso, non viene mai fatto nei confronti del profitto e della proprietà privata, se un banca subisce una rapina, nessuno le dice non denunciare, non ti mettere a fare la vittima. Bene ora vado a vedere a partita.. a più tardi.

  5. sabbry ha detto:

    a me l’articolo di al di lá del buco aveva dato la sensazione che l’argomento fosse usato a pretesto per parlare di prostituzione …un modo come un altro per convincere che in fondo puttane lo siamo sempre state tutte e che ci dobbiamo solo che arrendere alla realtá…real politik! jejejee non proprio ‘sta ventata di aria libertaria ! poi sul vittimismo e l’avversione a nominare la vittima andrebbe aperto un discorso a parte. se da un lato é vero che una certa cultura mainstream incentiva politiche di repressione sulla pelle delle donne anche quelle vittime, incoraggiando atteggiamenti vittimistici con ( forse) lo scopo di confondere le acque, cambiar tutto per non cambiare niente, “abbatto non so cosa ” sembra interessata solo alla liberalizzazione del lavoro sessuale. delle vittime alla fine , nessuno se ne frega. salvarsi da sole…mmm interessante …come?dove?quando? non si sa, ovvio.

    • La vittima, da dizionario, indica quel soggetto passivo che subisce suo malgrado una sciagura, una calamità (ad esempio, la vittima di una alluvione, di un terremoto) o una altrui sopraffazione, un danno, un torto.
      Il vittimista è qualcuno che si atteggia a vittima, che recita il ruolo di vittima, senza esserlo davvero.
      Oppure, è quel soggetto patologico che vive un perenne stato di sfiducia nei confronti delle possibilità positive della vita; la differenza fra la vittima e il vittimista patologico risiede nel desiderio di liberarsi della sofferenza che segue all’evento che l’ha provocata: mentre il vittimista si crogiola nel dolore, la vittima fa appello a tutte le sue risorse per superarlo ed uscire dalla situazione critica che l’ha generato.
      Chiedere aiuto per superare un momento difficile è tutt’altro che da vittimisti: è invece un atteggiamento costruttivo, che denota la volontà di riprendere le redini della propria vita nonostante le avversità.

    • Blossom ha detto:

      Ennesima cosa che mi torna in mente in ritardo: nel post si allude alla giustizia fai da te come prova di forza e di rivalsa. Si ignora volutamente che la giustizia fai da te non è giustizia ma vendetta e che una civiltà basata su questo modo di ragionare non è una civiltà. Dunque i giudici sono cattivi, i poliziotti sono cattivi, il carcere è brutto brutto e l’occhio per occhio sarebbe la base di una società perfetta? È un inno alla barbarie.

      • Paolo1984 ha detto:

        a volte la voglia di vendetta davanti a certi atti può essere umanamente comprensibile. Ciò detto, io non sono affatto per l’abolizione del carcere davanti a certi reati violenti

      • Blossom ha detto:

        @Paolo: eccome se viene! A me vien voglia di andarmene in giro con la mazza chiodata!
        Ma non la rivendico come una giusta via. La verità èche il carcere sarà anche brutto ma è necessario, ci sono determinati tipi di criminali che puoi fermare davvero solo con il carcere. Queste libererebbero charles manson!
        C’è poi un’odiosa arroganza di fondo che mira a trattare i criminali come poveri innocenti incapaci di comprendere la gravità delle proprie azioni: sì vabbè ha stuprato e non è cosa carina ma perché. mandarlo in carcere quando gli si può semplicemente spiegare che è sbagliato e non lo deve fare più? Nota sul quaderno e a casa…
        ma è uno scherzo?
        Questa tattica viene usata spesso per giustificare la violenza in sé e lasciare volutamente impuniti i colpevoli.

  6. Blossom ha detto:

    Io di queste pseudofemministe ne ho le ovaie piene. Più leggo i loro post più inorridisco; se veramente sono delle donne reali – nel senso: non uomini mascherati – dovrebbero iniziare a farsi non poche domande sulla loro perversità, sul gusto malsano delle loro provocazioni pericolose – come invitare
    le donne a non denunciare – e sulla
    loro ideologia fanatica e fine a sé che tiene mai in conto – guarda caso – della realtà delle cose.

    • IDA ha detto:

      Il dramma è, che è una donna reale, con nome e cognome, ma questo è secondario.. parte da dei principi giusti, tipo quello del rifiuto della donna come vittima, in quanto vuol dire che è bisognosa di deleghe e tutori, ma arriva a conclusioni sbagliate.. mi ricorda sempre di più Teresa Labriola, che faceva salti mortali per conciliare femminismo con fascismo, si arrampicò sugli specchi fino a quando abbandonò del tutto il femminismo, ed è stata la teorica della nuova immagine femminile sotto il fascismo..

  7. ladymismagius ha detto:

    Io penso che la corrente di pensiero del “salvarsi da sola” derivi sostanzialmente dalla sfiducia nei confronti dello Stato o dalla delegittimazione dello stesso. Se si parte dal presupposto che lo Stato, le leggi, il sistema giudiziario siano inevitabilmente fatti per opprimere i cittadini (un pensiero che ormai vedo diffondersi in maniera inquietante) o, peggio, siano volontariamente fatti per opprimere i cittadini, allora la logica conseguenza è che denunciare non è poi diverso dal fare la spia alla maestra: un atto vile, porsi sotto la protezione dell’autorità. Un atto da deboli, che hanno bisogno di “tutela” (è una parolaccia, ora?).
    Ma lo Stato, le leggi, il sistema giudiziario esistono apposta per tutelare gli individui dagli abusi di potere di altri individui.

    Fra l’altro, io non capisco perché il femminismo e lo Stato debbano essere inconciliabili fra loro. Forse ho perso qualche testo fondamentale in merito?

    • Blossom ha detto:

      La sfiducia nello stato la ho anch’io, manco saprei dire quanta…
      ma queste sfiduciate che ci propongono in alternativa alla denuncia? lavarsi i panni sporchi in casa, da sé. E sarebbe questa la giusta base di una società civile? Direi proprio di no.
      P.S. mismagius il pokemon?

    • alessiox1 ha detto:

      Lady vediti il programma presa diretta, su cosa passano i testimoni di giustizia(non i pentiti ma persone normali che hanno aiutato la giustizia) be molte femministe hanno ideologie non governative basti pensare che molte femministe siano di estrema sinistra.

      • ladymismagius ha detto:

        Se il sistema giudiziario non funziona, non vuol dire che sia l’idea stessa di giustizia a non funzionare: credo che queste persone dicano cose rischiose confondendo i piani, e vedo che non sono l’unica a pensarlo, qui.
        Naturalmente è compito dello Stato impegnarsi per avere un sistema giudiziario equo, efficiente, che garantisca protezione a tutti e in particolar modo ai più deboli: se questo non accade, occorre chiedere che accada, non rinunciare, sfiduciati, e rifuggire completamente dallo Stato.

        Non voglio entrare nel merito politico di persone che non sono io, specie considerando che questo non è il mio blog, ma quello della grandissima Ricciocorno 🙂

  8. sabbry ha detto:

    trovo invece molto condivisibile il post di Natalina Lodato. il ricorso al penale rappresenta secondo me il fallimento della societá civile,ovvero l’incapacitá di mettere in moto meccanismi altri che siano effettivamente risolutivi. il carcere, l’ammenda non sono risolutivi.sono misure usate per tamponare un’emergenza che proviene dal corpo sociale, non é esterno ad esso. il sessismo, la violenza di genere sono appunto strutturali al corpo sociale e le deputate – santo cielo – sarebbero nella posizione di cambiare davvero le cose, peccato che giá all’interno del proprio partito nemmeno ci riescano.il decreto sul femmininicidio é lí a mostrare quanto siano lontane dal risolvere la questione. la querela é la ciliegina sulla torta. con questo non si vuole dire che avrebbero dovuto accettare l’offesa sessista, peró possibile che l’unica risposta sia il ricorso all’avvocato?e attenzione a evocare le misure cautelari della giustizia penale: non puó essere solo un giudice a riconoscere lo status di vittima, bisogna lavorare nella direzione che sia la societá civile a riconoscere l’onta del sessismo e della violenza di genere cosí strutturata a suo interno.abbiamo bisogno di anticorpi e ripeto, il carcere ,l’ammenda dovrebbero essere solo l’estrema ratio, quando proprio non se ne puó fare a meno. bisogna capire che sono 2 istituti per nulla risolutivi. si toglie un criminale dalle strade, certo , a volte, ma non si si risolve il problema a monte. questo é testimoniato anche dal calvario a cui sono sottoposte le vittime, come mostrato ampiamente da processo per stupro.

    • Il diritto è parte integrante della società civile da 2000 anni prima di Cristo. E’ attraverso il diritto che una comunità di individui stabilisce una serie di principi e prende l’impegno di vivere secondo quei principi.
      Ma cosa intendi per “società civile”?
      E come le deputate dovrebbero cambiare le cose?
      Hai presente qual è la funzione di un parlamentare? Produrre quelle norme che poi il potere giudiziario ha il compito di far rispettare. E il punto non sono le sanzioni o le ammende: è ribadire il principio che c’è a monte della norma.
      Nel caso del reato di ingiuria, quello che si ribadisce in un aula di Tribunale è che l’offesa non è tollerata dalla società civile in cui viviamo, non solo dall’individuo che è stato offeso.
      Santo cielo lo scrivo io…
      Perché ci dici che la soluzione non è rivolgersi ad un avvocato, salvo dimenticarti di fornirci un elenco esaustivo di soluzioni alternative. Esattamente come se ne è dimenticata la Lodato.
      “Bisogna lavorare nella direzione che sia la societá civile a riconoscere l’onta del sessismo e della violenza di genere”: bisogna lavorare è molto vago.
      Chi deve lavorare? E cosa deve fare?

      Quelli seduti nel nostro Parlamento ribadiscono pubblicamente che non c’è niente di male nell’etichettare le sue colleghe come pomipinare, quelli – mi raccomando – non nominiamoli mai. E’ più importante sottolineare che sono “le pompinare” ad aver sbagliato, giusto? E’ in questo modo che si lavora per aiutare la “società civile” a riconoscere il sessismo…

      • Blossom ha detto:

        E con la chiusa mostri tutta la fallacia dell’articolo di lodato che alla fine non è un articolo che tanto si discosta dal solito becero articolo sessista che, quando ciarla di violenza di genere, usa sempre le stesse tattiche: benaltrismo, spostamento dell’ attenzione, ribaltamento dei ruoli, vuotezza concettuale là. dove si vuole insegnare alle altre donne che loro si sbagliano e che le strade sono altre. Quali? Non pervenute.

      • sabbry ha detto:

        il diritto é uno dei modi attraverso i quali una comunitá regola il proprio vivere. esistono consuetudini espressioni del sentire comune, che sono la parte viva nel formare quei principi e a volte , non sempre, diventano anche norme di diritto.
        il parlamentare dovrebbe essere portavoce di quello che una comunitá sente, la sua attivitá non si esaurisce ne ferma alla mera produzione normativa. suo compito principale é mantenere aperto un canale di dialogo con la societá civile dato che la sua azione ad essa si riferisce e da questa dovrebbe prendere spunto. mi sembra che hai una visione quasi monarchica del parlamentare. cosa dobrebbero fare le parlamentari? spingere verso una cultura antisessista se ne sono capaci.come? incentivando ad esempio gli studi di genere per dirne una. esiste un’interrogazione parlamentare sui tagli a questa attivitá culturale per niente secondaria ma semmai urgente in un paese come il nostro?e l’elenco potrebbe essere tanto lungo quanti sono i progetti che si potrebbero attivare in questa direzione per stimolare una seria riflessione sullo stato del sessismo e per fare controcultura.
        multe e galere non fanno cultura, potrebbero aiutare se precedute da un lavoro culturale che abbia inciso sul sentire comune.altrimenti sarebbe come mettere il carro davanti ai buoi.
        nelle aule giudiziarie si celebrano processi dall’aspetto del giano bifronte. l’istituto dell’ingiuria ci dice che é sbagliato insultare offendendo una persona. benissimo. peccato che non sposta di una virgola il discorso sul sessimo: comunque vada quando si vuole offendere una donna a quel tipo di offese si fa ricorso. e se tu auspichi un mondo fatto di querele, mi chiedo quanti processi in italia si dovrebbero celebrare per gli insulti sessisti…mi pare che l’istituto della querela non risolva molto le cose. a parte il fatto che denuncia chi ha i mezzi e il tempo per farlo, dato che le cause costano e in media ci vogliono 2 anni per vedersi riconosciuto il torto subito. e non credo , spero , che vedremo la metá degli italiani impegnati a farsi causa per questo anche perché il sentire comune é sessista!motivo per il quale quando una donna denuncia uno stupro , la prima a essere processata é lei, vedi il caso di Montalto, vedi il caso di Rosa etc.
        controcultura ricciocorno questo é il punto. usare il diritto nella direzione della repressione,allo stato delle cose , é controproducente . il ddl sul femminicidio é quanto meno paradossale da questo punto di vista; davvero la sensazione é che l’obbiettivo fosse un altro:repressione ma non della violenza di genere, di chi gli sta scomodo ai parlamentari.

      • Il DDL sul femminicidio non c’entra niente con questa storia. L’istituto dell’ingiuria tutela la dignità della persona e le donne sono persone: credo che sia questo che tenta di affermare il femminismo da un sacco di tempo…
        Le donne denunciano alle autorità un ingiuria non perché sono donne, ma perché sono cittadini, e denunciano come denunciano i maschi quando vengono ingiuriati. Ribadisco: quello che si chiede ad una donna in quanto donna è tacere e sopportare, senza reagire alle provocazioni.

    • Blossom ha detto:

      Ma io, a grandi linee, sono anche d’accordo con quanto scrivi, il punto su lodato è però. diverso: le leggi, pure imperfette o parziali, sono una parte integrante della società civile, quindi perché questa donna sente di dover criminalizzare e trattare da dementi vittimiste delle deputate che esercitano un loro diritto? Per di più lei sostiene che la giusta risposta sarebbe stata abbassarsi al livello di quelli squallidotriviale: sarebbe il turpiloquio, l’ingiuria e magari la rissa la giusta risposta al sessismo? Per me poi vedere dove l’articolo è pubblicato dice, se non tutto, tanto.

  9. migraciontotal ha detto:

    Ricciocorno!! Ma se vai avanti così io finisco per innamorarmi di te!! Mi ci manca ancora l”infatuazione virtuale”, coem se di problemi non ne avessi già abbastanza 😀

    Ok, grazie anche per questo articolo, è una meraviglia e concordo con Cinzia, “Essere stata vittima in un certo momento della vita non significa che vittima si debba restare per il resto dei propri giorni” è proprio una grandiosa chiusura.
    E forse ho appena commentato sulla pagina sbagliata (“sbagliato essere vittime”).

    Leggendo “wonder woman” ho pensato che forse tutto questo imperterrito arrampicarsi sui vetri che la gran maggioranza dell’universo femminile sta facendo da secoli se non già da millenni pur di non vedere la realtà così com’è veramente [internazionalmente più o meno (ma molto più che meno) sessista fino nel midollo, così feroce contro tutto il mondo femminile, con qualche sprazzo di eccezione di tanto in tanto] dipenda dal fatto che le donne sono l’unico gruppo umano a venire oppresso che intrattenga relazioni sentimentali con i propri oppressori.

    • Se anche De Rosa fosse condannato cosa cambierebbe? E’ questo che dici?
      Dovresti riflettere sulla vicenda di Franca Viola. Il fatto che il suo stupratore sia stato condannato ha cambiato profondamente l’Italia. Se Franca Viola non avesse portato il suo stupratore in Tribunale oggi avremmo ancora il matrimonio riparatore.
      Non è vero che nelle aule di Tribunale non avviene nulla di rilevante.
      Ce lo racconta la storia. Che però nelle scuole non viene insegnata: http://www.change.org/it/petizioni/le-donne-cambiano-la-storia-cambiamo-i-libri-di-storia
      Avrei apprezzato che mi avessi parlato della scuola… come intervento che le Parlamentari potrebbero mettere in atto.

      • Vorrei chiarire il mio pensiero.
        Il fatto che sia un Giudice, una persona investita dalla comunità di una certa autorità, soggetto terzo e imparziale, a condannate un determinato atto, sposta la questione da conflitto fra due individui a conflitto fra la società tutta e un individuo che viola le regole accettate da tutti.
        Un atto penalmente rilevante non danneggia solo la singola vittima che lo subisce, ma la comunità intera, perché viola quei principi sui quali la società si fonda.
        Il diritto penale non esiste solo per risarcire il danno particolare, ma per tutelare la società civile: è il principio che viene ribadito e quindi tutelato, insieme alla persona.
        Stabilire che una persona è “colpevole” serve a sottolineare che un comportamento è sbagliato.

  10. sabbry ha detto:

    il ddl sul femminicidio rientra in questo discorso. il punto in questione non é affermare con forza che la donna sia soggetto, quanto come farlo.l’istituto dell’ingiuria tutela solo quelle persone che hanno i mezzi, il tempo e la forza di far valere le proprie ragioni in tribunale.tutela solo alcune persone tra cui le donne. inoltre l’istituto dell’ingiuria, lo ripeto , non sposta di una virgola il sessismo nella societá.

    • “l’istituto dell’ingiuria tutela solo quelle persone che hanno i mezzi, il tempo e la forza di far valere le proprie ragioni in tribunale”
      Ma che significa? Separiamo le cose: siamo tutti d’accordo che il sistema, all’atto pratico, non funziona, che la sfiducia diffusa nelle istituzioni è più che giustificata, che soprattutto il sistema giuridico oggi come oggi fa acqua da tutte le parti.
      Ma questo non c’entra niente col principio: la norma tutela tutti i cittadini e io non ci trovo proprio niente da criticare in un cittadino che trova la forza di far valere i propri diritti.

      • La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo recita
        Articolo 7
        Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un’eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
        Articolo 8
        Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

        Quello che mi stai dicendo tu non lo capisco: sono le donne che non dovrebbero denunciare in quanto donne, sono le parlamentari in quanto parlamentari, oppure nessuno dovrebbe più appellarsi al Tribunale nel momento in cui i suoi diritti vengono violati?

  11. sabbry ha detto:

    non sto dicendo niente di tutto ció. dico solo che non esistono solo le aule di tribunale,e sottolineo inoltre che quanto viene celebrato nei processi non scalfisce il vero oggetto del problema: il sessismo. se si pensa che il diritto possa cambiare la cultura di un paese, allora mi si spieghi perché nonostante la carta costituzionale, quella dei diritti umani etc. ci troviamo in questa situazione.e non si tratta di un problema di certezza della pena, ma di dichiarazioni di principi che sono lettera morta, perché ci sono consuetudini dure a morire e non sará la querela a cambiarle. inoltre ci sono sentenze che riflettono una certa consuetudine da parte del corpo giuridico di trattare queste questioni e di certo non a favore della soggettivitá delle donne.

    • Non è vero che quanto viene celebrato nei processi non scalfisce il vero oggetto del problema, lo scalfisce eccome, ti ho portato l’esempio di Franca Viola.
      Certo non si può pretendere che le cose cambino all’improvviso, considerato che abbiamo alle spalle migliaia di anni di patriarcato. Ma abbiamo fatto degli enormi passi avanti e tutto questo nichilismo – inteso come “è tutto inutile, non c’è niente da fare, non serve a niente” – a mio avviso è ingiustificato.

  12. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Io non capisco perché il lavoro culturale e la querela dovrebbero essere alternativi. I cambiamenti culturali sono lenti e i frutti si vedono solo nelle generazioni successive. Oltretutto non avvalersi del sistema giudiziario significa buttare all’aria il lavoro culturale di chi ci ha precedute. Se oggi ci sono leggi che tutelano dalla violenza di genere è una conseguenza anche di quel lavoro, no? Vogliamo dar merito alle donne che l’hanno reso possibile usando gli strumenti che ci hanno messo a disposizione? Le donne partono svantaggiate, perché il sessismo è radicato nelle istituzioni. Se rinunciano a usare le istituzioni per difendersi, è come Davide che davanti a Golia butta via la fionda. Tanto vale sedersi sulla sponda del fiume e aspettare che passi il cadavere del nemico…

    • Si sostiene che agire attraverso il sistema giudiziario è “inutile”. Eppure, se ci guardiamo indietro, secondo me ci sono episodi che dimostrano che non è affatto così. Ho portato l’esempio di Franca Viola, ho citato il documentario “Processo per stupro”.
      Ciò non toglie che, appunto, si possono scegliere altre vie, altri percorsi. Ognuno prende la strada che sente più congeniale, perché siamo diversi.
      Ma biasimare chi denuncia, perché? Su che basi? Che danno procura alle altre donne la parlamentare che sceglie di querelare? Questo non capisco…

      • Cinzia ha detto:

        Facciamo un gioco. Facciamo che quello che è successo è che tre deputate hanno aggredito verbalmente un loro collega dicendogli : ” stai zitto che lo sappiamo che sei qui perché sei un bravo “pappone”.
        Ecco, pensiamo onestamente che questo, non sarebbe corso a difendere il suo onore leso con una bella denuncia alle autorità… davvero ci sarebbero stati articoli di giornalisti che lo consigliavano di non denunciare, ma di portarle veramente le prostitute
        alla Camera ?
        Sono cittadina di questo paese, sono donna, e rivendico il mio diritto di poter decidere in coscienza come, quando e quanto tutelare la mia onorabilità, con tutte le risorse che la “cittadinanza” mette a mia disposizione.
        IO DECIDO, e mi infastidisce parecchio che qualcuno si senta autorizzato a dirmi come devo comportarmi quando si tratta della mia persona. La Lodato si sente autorizzata a “educare” le donne su come ci si deve comportare, nel solco della solida tradizione patriarcale, che vuole le donne eterne bambine da guidare.
        Se poi da cittadina con diritto di voto, vengo a conoscenza che la legittimità di alcune elette dal popolo, viene messo in discussione, allora pretendo che si vada per vie giuridiche. Se quel deputato che rappresenta i cittadini nelle istituzioni, afferma che sue colleghe sono in modo fraudolento in parlamento, lo deve provare.
        E se non riesce a provarlo allora non è persona degna di rivestire quell’incarico… perchè quando si tratta di ruoli istituzionali allora si va’ oltre la questione di genere, ma di adeguatezza all’incarico, si chiama questione di interesse pubblico.
        Da cittadina non smetto di aver rispetto delle istituzioni solo perchè la classe dirigente di questo paese è scadente. Le Regole e le Istituzioni sono lì per amministrare il diritto e la civile convivenza, non si può delegittimarle affermando ch’è inutile appellarvisi e poi lamentarsi che non ci sono più regole, nè diritti, né giustizia.

  13. migraciontotal ha detto:

    “Che danno procura alle altre donne la parlamentare che sceglie di querelare? Questo non capisco…”
    Forse è perché si mette in vista? Perché fa del privato il politico? Perché si è stanche di sentire sempre le solite lamentele, le solite reazioni indignate? Perché la donna in fondo è sempre meglio che taccia in pubblico? Quanto di tutto ciò non è radicato come complicità con il patriarcato dentro moltissime donne?

  14. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Se fossi cattivella, e in vena di psicologia da bar, direi che il danno che procura ad alcune donne è far salire il loro livello d’ansia. Ogni volta che una donna non si sottomette all’insulto, temono il contraccolpo del patriarcato. Io la vedo così: ci sono donne che si difendono dalla misoginia diffusa cercando di placare i maschilisti; e non apprezzano che il loro equilibrio venga minacciato dalla ribelle di turno, col pericolo di ritrovarsi anche loro col bersaglio sulla schiena. E’ anche comprensibile, e credo che qualche volta nelle relazioni personali abbiamo ceduto tutte al fascino del quieto vivere. Ma qui è in corso una vera e propria campagna per scoraggiare le donne dal denunciare. E in un paese con un tasso di denunce bassissimo, è una posizione veramente grave.

    PS. Per chiarezza non mi riferisco a sabbry, ma alle autrici che hai citato e anche a questo
    http://www.massimolizzi.it/2014/01/maniaco-palpeggiatore-bologna.html.

  15. Sara Capponi ha detto:

    Bellissimo post del Ricciocorno (as usual) e discussione interessante, tra l’altro mi pare che se da un lato in certi blog si demonizza la donna che denuncia tacciandola di vittimismo..però poi è esattamente nel nichilismo della posizione “i tribunali non sono la soluzione” che risiede un vero vittimismo (per non dire di peggio, l’allineamento al mono pensiero patriarcale) quello del tanto-le-cose-non cambiano-così. E per entrare nel merito del meccanismo umano di sopravvivenza all’abuso: alla Resilienza si arriva, eventualmente, dopo l’accettazione dolorosa della propra debolezza, mai prima. E fermo restando il rispetto personale per chi lo dice (e in buona fede lo crede) asserire che dopo un abuso e dopo aver “scelto” di non denunciare si sta benissimo..mi lascia l’amaro in bocca, oltre il motivo già detto del desiderio di stagliarsi gloriosamente oltre il profilo della vittima..in questo modo umiliando chi invece ci si sente non per sua mancanza, mi fa pensare che proprio a seguito di un abuso sessuale sia evidentemente per alcune importantissimo negare ancora di più il proprio corpo, scorporandosi e dando in questo ancora piena ragione (vedi tema prostituzione e sex workers) al patriarcato che del corpo delle donne..e della loro psiche vuole continuare a disporre come padrone e unico orizzonte di riferimento.

  16. IDA ha detto:

    Io insisto nel sostenere che sia una forma di sessismo, quindi di intolleranza e discriminazione. Se una donna riceve certe offese, e viene considerato normale, se si arrabbia o si offende, viene considerata come una fanciulla in cerca di protezione, invece di rispondere a tono, vuol dire che siamo sessisti, perché stabilisce una presunta superiorità dell’altro genere. Se poi queste donne hanno cariche pubbliche, si chiarisce ancora di più il concetto, perché occupano posti che spettano per “diritto naturale agli uomini” e se loro sono li è solo per meriti sessuali e non per altro, in qualche modo delle protette dall’uomo forte.
    Se a un deputato io li dico che è un “ladro e corrotto”, che tra parentesi avrei molte probabilità di averci indovinato, questo giustamente mi querela, e tutti avranno da stigmatizzare il mio comportamento e non quello del deputato che mi querela.
    Se uno subisce un furto in casa, fa la denuncia, e non viene stigmatizzato chi ha subito il furto, ma il ladro.
    Perché se delle deputate, anche se hanno detto delle sciocchezze, o si sono comportate i modo forse politicamente scorretto, non si argomenta ma si liquida il tutto dandole delle “pompinare”, e poi se si offendono o minacciano querela, si stigmatizzano loro e non chi ha lanciato l’offesa?
    I fatti di questi giorni dimostrano sempre di più che siamo in una società sempre più autoritaria, la democrazia vuol dire, oltre che la distribuzione del potere in orizzontale, anche del pluralismo e rispetto del pluralismo. l‘intolleranza e il sessismo è una forma di intolleranza, è una caratteristica dei regimi non delle democrazie, perché stabiliscono ruoli e relazioni sociali. Come il negare o lo sminuire i problemi che questo comporta.
    Ultimamente le istanze femministe sono attaccate da tutte le parti, sono considerate come un fastidio, come dei capricci e i problemi sono sempre altri. Per non parlare dei diritti umani, del razzismo che ridendo e scherzando siamo diventati un paese razzista e omofobo. Questi sono tutti i sintomi di una società grezza, autoritaria e paranoica. Leggevo proprio adesso questa affermazione del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti : “Noi non vogliamo uomini che non siano coraggiosi, né mezzi uomini, né uomini che magari sono innamorati di altri uomini”. Frase che non sfiora l’omofobia, come sostiene il Fatto, ma è omofoba (le donne no, nemmeno quelle eterosessuali)..Da quanto siamo abituati all’omofobia non la sappiamo nemmeno più riconoscere, come il razzismo e il sessismo.. Ma la cosa che mi preoccupa, è che queste persone non dicono mai nulla a caso, se fa questa affermazione vuol dire che riscuote del consenso.. Così vale per quello che ha dato delle pompinare a delle deputate, e a tutti quelli che hanno cercato di sminuire.

  17. Il Rasoio di Occam ha detto:

    I deputati Cinque Stelle (tra cui lo stesso De Rosa) hanno querelato la Boldrini per la frase sui potenziali stupratori. Ora attendiamo con ansia i rimbrotti delle post-femministe per questa penosa dimostrazione di debolezza maschile, su come danneggia tutto il genere maschile e fa sembrare gli uomini delle vittime blahblahblah. Adesso arrivano eh….da un momento all’altro….

  18. Pingback: Le deputate PD e la denuncia delle offese sessiste » Massimo Lizzi

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