Il paradosso della “friendly parent provision” e il caso dell’Australia

Una breve premessa:  il termine paradosso deriva dal greco ed e’ composto da para (contro) e doxa (opinione); letteralmente significa quindi “che va contro l’opinione corrente”.

Dall’enciclopedia Treccani: (il paradosso è una) affermazione, proposizione, tesi, opinione che, per il suo contenuto o per la forma in cui è espressa, appare contraria all’opinione comune o alla verosimiglianza e riesce perciò sorprendente o incredibile.

Quando il paradosso è contrario ai principi elementari della logica, conduce ad una contraddizione.

Vorrei attirare la vostra attenzione sul “paradosso del comma 22”: il paradosso del comma 22 è un paradosso contenuto nel romanzo Catch 22 (Comma 22) di Joseph Heller e riguarda un’apparente possibilità di scelta in una regola o in una procedura, dove in realtà, per motivi logici nascosti o poco evidenti, non ci sono alternative ma vi è solo un’unica soluzione possibile.

art. 12 comma 21: “L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia”
art. 12 comma 22: “Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo”

Se il comma 21 sembra offrire la possibilità di chiedere il congedo, questa possibilità è negata dal comma 22, che sancisce che chiunque si avvalga del comma 21 per chiedere il congedo, proprio per il fatto di averlo richiesto non può ottenerlo: all’atto pratico non si può in alcun modo ottenere il congedo, sebbene sembri che esista la possibilità di farlo.

E’ quanto avviene in caso di divorzio o separazione applicando il concetto del “friendly parent”.

catch-22Il “friendly parent” (“il genitore amichevole”) è comunemente definito dalla giurisprudenza come quel genitore che “actively supports the child’s contact and relationship with the other parent”, cioè che contribuisce attivamente al mantenimento del rapporto fra la prole e l’altro genitore (THE “FRIENDLY PARENT” CONCEPT: A FLAWED FACTOR FOR CHILD CUSTODY, Margaret K. Dore)

La “friendly parent provision” è un concetto sulla base del quale si pretende di giudicare la competenza genitoriale in sede di separazione: è un bravo genitore quel genitore che -dopo la separazione – agisce in modo da incoraggiare e favorire i contatti del minore con l’altro genitore.

La “friendly parent provision” venne introdotta in Australia con il Family Law Act nel 2006, per essere poi abrogata nel 2011 con il Family Law Legislation Amendment (Family Violence and Other Measures) Act.

Perché?

Se confrontiamo la “friendly parent provision” con il paradosso del comma 22, ci rendiamo subito conto della somiglianza: la “friendly parent provision” toglie ogni possibilità di scelta rendendo lo “shared parenting” (l’affido condiviso) l’unica modalità di affido possibile.

Chiedere l’affido esclusivo significa richiedere una limitazione dei contatti fra la prole e l’altro genitore; se un bravo genitore è quel genitore che incoraggia e favorisce i contatti con l’altra figura genitoriale, chiunque faccia richiesta dell’affido esclusivo non è un bravo genitore e di conseguenza perde ogni possibilità di ottenere l’affido esclusivo.

Alla luce della “friendly parent provision”, è la definizione stessa di affido esclusivo che lo rende impossibile da ottenere.

L’applicazione della “friendly parent provision” in Australia ha comportato una grossa difficoltà di gestione di tutti quei casi di separazione in cui uno dei genitori accusava l’altro di violenza domestica o abuso o negligenza.

Come risulta evidente anche dalle considerazioni dei Giudici italiani che leggiamo sui giornali, quel genitore che in sede di separazione presenta qualunque genere di accusa verso l’ex-partner è percepito come “unfriendly”, ovvero fortemente motivato a danneggiare il rapporto fra i figli e l’altro genitore e diventa automaticamente un genitore che danneggia la prole.

Di conseguenza, nel momento in cui un genitore volesse proteggersi dagli abusi del partner o manifestasse l’intenzione di proteggere i figli da abusi e/o negligenza e richiedesse al Tribunale di diventare l’unico genitore affidatario, diventerebbe proprio per questo un genitore “inadatto” a diventarlo.

Applicando la “friendly parent provision” non c’è di fatto alcun modo per ottenere l’affido esclusivo, anche quando questa possibilità è prevista dall’ordinamento e quando ci sono ottime ragioni per chiederlo.

L’effetto ottenuto in Australia dalla “friendly parent provision” è stato che il genitore vittima di violenza domestica ha smesso di produrre in sede di separazione le prove delle violenze fisiche e psicologiche subite, nella consapevolezza che non avrebbero sortito altro effetto se non il peggiorare la situazione (perché avrebbero comportato l’essere etichettato come “unfriendly” e quindi inadeguato), a detrimento della sicurezza dei bambini coinvolti in separazioni causate dagli abusi dell’altro genitore.

Per questa ragione, a soli 5 anni dalla riforma, gli emendamenti concernenti la “friendly parent provision” sono stati eliminati, mentre è stata inserita una definizione più articolata e complessa di “violenza domestica”:

the new definition of violence means behaviour that is physical violence, threatening or other behaviour that coerces or controls somebody or causes them to be afraid. It also includes socially and financially controlling behaviour and exposing a child to violence.

The changes go so far as to detail circumstances which may expose children to family violence, including hearing violent behavior, comforting family members following an assault, and cleaning up after property has been intentionally broken. Other additions include violence or threatened violence to family pets, unreasonable withholding of financial support and isolating the family member from their own family.

“La nuova definizione di “violenza” ricomprende, oltre alla violenza fisica, le minacce, o altri comportamenti coercitivi che mirano a controllare la vita dell’ex-partner o a spaventarlo e tutti quei comportamenti volti a controllare la vita sociale e finanziaria, nonché quei comportamenti che espongono il minore alla “violenza assistita”.

Vengono descritte dettagliatamente anche le circostanze che permettono di identificare la violenza assistita, come mettere il minore nella condizione di assistere a comportamenti violenti, di dover confortare il genitore aggredito o di dover ripulire dopo che oggetti di proprietà sono stati intenzionalmente distrutti, la violenza e le minacce contro animali domestici, il negare senza ragione il supporto economico o i tentativi di isolare l’ex-partner dai componenti della sua famiglia.”

In Australia, oggi, la buona volontà dimostrata nel favorire i contatti con l’altro genitore non è più nell’ordinamento come parametro atto a valutare le competenze genitoriali in caso di controversia per l’affido di un minore.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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51 risposte a Il paradosso della “friendly parent provision” e il caso dell’Australia

  1. alessiox1 ha detto:

    Ti occupi quasi esclusivamente dei discorsi relativi al affido e alle violenza dei mariti/compagni sulle moglie e sui figli, ma poniamo ci sia una famiglia normale con dei genitori (quindi niente violenza) con un figlio, si lasciano questo figlio ha 16 anni , secondo te che tipo di affido dovrebbero fare esclusivo della madre o condiviso ? e quante volte il padre dovrebbe vedere il figlio, e poi separazione o divorzio possono essere anche alle volte un pò duri anche in contesti dove non ci sia un genitore violento , e poi ma l’affido condiviso lo bocci in toto oppure dipende dalle situazioni?

  2. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Non sorprende affatto che l’Australia abbia rivisto il “friendly parent provision”.
    Ed è altrettanto ovvio che abbia escluso dai criteri per l’adeguatezza genitoriale la capacità di favorire i contatti con l’altro genitore: l’Australia ha costruito la propria identità proprio col rapimento di massa dei figli della “Stolen Generation”.
    Cioè: i figli degli aborigeni (“non ho visto una famiglia che non abbia un bambino sottratto”, Larissa Behrendt, http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/spettacoli_e_cultura/passaparola/home/home.html) venivano sottratti ai loro genitori e portati a vivere nelle case dei “bianchi”.
    Le depredazioni di bambini iniziarono nel 1869 e terminarono cento anni dopo. Ma solo nel 2008 il Governo ha garantito che avrebbe chiesto formalmente scusa alle popolazioni depredate (http://www.lastampa.it/2008/01/31/esteri/piccoli-aborigeni-rubati-laustralia-chiede-scusa-5ahrh4Tybu5nFp4qg50MON/pagina.html).
    Citare l’Australia come terra illuminata perché “la buona volontà dimostrata nel favorire i contatti con l’altro genitore non è più nell’ordinamento come parametro atto a valutare le competenze genitoriali in caso di controversia per l’affido di un minore”, spiega bene quanto l’Australia si intenda di “stolen generation” e quanto una decisione del genere sia una misura lesiva di ogni interesse del minore.
    Come la storia dimostra e il buon senso conferma

    • Ma che c’entra? Qual è il legame fra l’abolizione della “friendly parent provision” con provvedimenti razzisti di 100 anni fa? Equivale a dire che siccome in questo paese Mussolini ha varato le leggi razziali fasciste, qualsiasi legge varata oggi lede i cittadini italiani, o che siccome Hitler era tedesco nessun cittadino tedesco può fare niente di sensato. Oppure che siccome la Grünenthal c’ha messo 50 anni per scusarsi per la Talidomide (http://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/8433-talidomine-farmaco) le donne in gravidanza non dovrebbero più assumere alcun farmaco.
      Questo è l’argumentum ad hominem più patetico che io abbia mai letto. E dire che di stronzate nei commenti ne leggo tante…
      Mi tolga una curiosità: lei si illude di vivere in un paese non razzista?
      Io ho spiegato perché la “friendly parent provision” è un paradosso: che l’Australia l’abbia abolita o meno, non toglie nulla alla logica che sottende il mio discorso.
      Per chi fosse interessato ad approfondire seriamente, qui una ricerca statunitense: http://margaretdore.com/pdf/DORE2.pdf

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        Premesso che di patetico come mai qui ci sono solo le sue deduzioni, e non le critiche che riceve, cerco di spiegar meglio quello che è in re ipsa.
        L’Australia non ha varato “provvedimenti razzisti” cento anni fa.
        Ha fatto molto peggio: ha praticato una predazione di figli degli aborigeni per cento anni, lo ha nascosto al mondo, e non ha riconosciuto questo crimine se non pochissimi anni fa.
        Si parla di oltre centomila bambini sottratti ai genitori per negarne tutte le radici.
        La sua identità di popolo moderno si è costruita su questa depredazione: e una nazione nata da una depredazione del genere non può certo comprendere cosa significhi la tutela del rapporto genitoriale, e l’importanza che ha.
        La “stolen generation” nega in radice che gli australiani possano capire il senso del conservare un legame genitori figli, perché la loro identità si è costruita proprio nello strapparli.
        Questa è, purtroppo per lei, la critica più sensata che poteva ricevere su un argomento del genere.
        Lo vada a dire ai discendenti degli aborigeni, che l’Australia è da prendere come riferimento quando abolisce il valore della tutela del legame genitori-figli, e vediamo che ne pensano

      • Guardi, voglio sforzarmi di essere gentile, perché è appena passato Natale. Il mio post parla di un concetto – la friendly parent provision – un concetto ridicolo in sé e per sé, a prescindere da quale paese decide di applicarlo o non applicarlo.
        L’argumentum ad hominem è una fallacia logica (fallacia, dal latino fallere, ingannare); in questo caso lei cerca di confutare una tesi appellandosi ad una circostanza che nulla ha a che fare con la suddetta tesi; lei sostiene che siccome l’Australia ha discriminato la popolazione aborigena, e l’Australia ha nel 2011 abolito la friendly parent provision, allora la friendly parent provision è un principio valido. Questo ragionamento non è logico.
        Se questa è la critica più sensata che posso ricevere, mi sembra più che evidente che contro il mio ragionamento c’è poco da dire…

  3. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    ADDENDUM
    Premesso dunque che l’Australia non ha nulla da insegnarci quanto a tutela del legame genitoriale, e che non risulta che altre nazioni abbiano prese decisioni del genere (che giusto in Australia, appunto, sembrano avere un senso), è evidente che il suo ragionamento nasce da un paradosso.
    Perché è come affermare che siccome la schizofrenia può essere usata come causa di non punibilità in crimini orrendi, allora bisogna abolirla dal novero delle malattie mentali.
    Oppure che -a motivo dei frequenti incidenti automobilistici- bisogna fare a meno delle auto.
    O come voler abolire la democrazia perché lo strumento dell’ostruzionismo a colpi di centinaia di emendamenti paralizza la vita parlamentare e crea squilibri opeativi nella maggioranza.

    Posso essere d’accordo sul fatto che l’affido condiviso a oltranza può creare tragedie o, quanto meno, disagio e incertezza.
    Posso essere d’accordo sul fatto che di necessità c’è un genitore che ha più contatti dell’altro col figlio, e che non si può arrivare a una straziante divisione algebrica di incontri, indirizzi, giorni e ore di contatto.

    Ma l’adeguatezza genitoriale non può non fondarsi sulla capacità di tutelare -in condizioni normali- il rapporto del figlio con l’altro genitore, e dunque di “condividere” l’esperienza genitoriale.
    Sono gli abusi che devono essere puniti.
    Ma tutti gli abusi: da quello di chi vuole imporre una salomonicità delle divisioni del bambino, a quello delle false accuse -più o meno gravi- messe in piedi per eliminare un genitore dalla vita di un figlio.

    Il paradosso che lei crea è, altrimenti, devastante

    • Quello che ho cercato di spiegare è che la “friendly parent provision” genera, in chi è chiamato ad applicarla, un pregiudizio: il pregiudizio che il bravo genitore sia quello in grado di collaborare con l’altro genitore. Questo non è vero per il semplice motivo che ci sono circostanze nelle quali il bravo genitore è invece colui che si rifiuta di collaborare con un soggetto pericoloso per la propria incolumità, per il proprio benessere e per il benessere e l’incolumità del minore.
      Come non è vero che la cosa più importante è preservare il legame genitore-figlio: lo abbiamo visto proprio in questo Natale. L’omicidio di Simone Forconi, avvenuto il 24 dicembre 2014 (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/12/26/il-vero-affido-condiviso/), ci dimostra che assecondare il principio che il legame genitore-figlio è più importante del benssere dei singoli soggetti coinvolti nel rapporto, mette a rischio la vita dei più deboli e indifesi, i bambini.
      Tanto che anche la Gran Bretagna ha rifiutato un simile principio (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/12/06/the-shared-parenting-orders-bill-il-caso-della-gran-bretagna/) decretando (può verificare qui: https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/217343/family-justice-review-final-report.pdf) che “The child’s welfare should be the court’s paramount consideration, as required by the Children Act 1989. No change should be made that might compromise this principle. Accordingly, no legislation should be introduced that creates or risks creating the perception that there is a parental right to substantially shared or equal time for both parents.” (Il benessere del minore dovrebbe essere la pricipale preoccupazione della corte, come previsto dal Children Act del 1989. Nessun cambiamento dovrebbe intervenire a compromettere questo principio e non dovrebbe essere introdotta nessuna legge volta ad introdurre o a creare la percezione dell’esistenza di un diritto dei genitori a pretendere un equa divisione del tempo fra le due figure genitoriali.)
      L’applicazione della “friendly parent provision” genera situazioni paradossali, che finiscono con il rivittimizzare chi ha già subito abusi e violenze: https://mammeinrete.wordpress.com/2014/12/02/la-storia-di-fulvia/
      Le false accuse sono solo un mito da sfatare: tutti i paesi che hanno effettuato delle ricerche statistiche per calcolare in quanti casi di separazione uno dei genitori inventasse abusi e violenze per vendicarsi dell’ex partner sono rarissimi in confronto ai casi in cui quelle accuse erano fondate. Ci sono delle statistiche in merito, e in questo blog ne ho citate diverse:
      in Spagna hanno calcolato che le false accuse rappresentano lo 0,022% dei casi: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/12/11/il-diritto-di-visita-del-genitore-abusante/
      In Inghilterra lo 0,005%: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/18/le-false-accuse/
      Non le piace l’Australia? Allora parliamo di Stati Uniti e Canada: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/05/sui-falsi-abusi/
      Ovunque venga applicata la “friendly parent provision”, il risultato non è di rivelarsi determinante per la tutela di chi si trova coinvolto in questi casi particolari, ma di danneggiare chi è vittima di abusi concreti e – quelli si – davvero devastanti.

  4. Andrea Mazzeo ha detto:

    Ma i padri separati, e i professionisti del loro giro, sono capaci di seri approfondimenti? Ne dubito seriamente, altrimenti avrebbero approfondito ‘seriamente’ le scemenze scritte da Gardner e tutto questo non sarebbe mai iniziato. La logica che guida i loro ragionamenti è solo quella del modo in cui fare più soldi. E di fronte a questa logica non c’è approfondimento serio che tenga.

  5. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Mia cara Anonima (con l’aggravante che lei gestisce un blog e spaccia giudizi e saperi -che a me sembra lei non abbia proprio- come se fosse una ricercatrice di livello universitario, ma nemmeno ci fa sapere chi è): anche io cercherò di essere chiaro, visto che ha censurato il mio commento successivo, quello nel quale sostenevo le ragioni per ritenere assurdo il suo ragionamento.

    Premesso che la sua attitudine ad insultare chi la critica è pari solo alla sua volontà di non cogliere il senso di quello che le si scrive, alla scarsissima informazione che produce, e premesso che di “stronzate” (non sono avvezzo come lei a usare parole del genere, ma lo farò in suo onore) ne ho lette anche io tante (e non specifico dove e da chi, come non lo ha fatto lei) ecco cosa lei fa finta di non capire.

    1) Che l’Australia sia portata ad esempio di civiltà in tema di tutela dei minori, è assurdo. La decisione che lei strombazza come tutelante del minore NON A CASO E’ STATA APPLICATA SOLO IN AUSTRALIA (uso il maiuscolo per sottolineare e non per gridare: altrimenti, mi dica in quale altro paese la troviamo, allora).
    E’ stata applicata solo in Australia proprio perché lì il riguardo verso la cura della relazione genitori-figli è minimo, e solo perché giusto una nazione che ha costruito in cento anni di depredazione di minori la propria identità può ritenere valida una soluzione del genere.

    2) La sua proposta di escludere la capacità di tutelare il legame con l’altro genitore quale criterio di adeguatezza genitoriale è assurda, lontana da ogni accettabilità scientifica, non è rintracciabile in nessuno scritto, ricerca, parere di specialisti nella relazione genitore-figlio, e non è sostenuta da nessun specialista del settore (psicologi, medici, pedagoghi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, e via dicendo).

    3) Non è un caso che l’articolo da lei citato è scritto da un “attorney”, vale a dire un avvocato, a quanto ho capito che si occupa di accuse: me ne trovi uno di coloro che si occupano di bambini, di scienza della crescita e dei bisogni infantili, e non di condanne. E’ evidente che solo un procuratore legale può trovare normale rimuovere un criterio che è fondamentale per i minori, ma intralcia l’applicazione di quella che lei ritiene una buona procedura giudiziale. All’attorney non gliene frega niente dei bambini, gli interessa solo (siamo in USA, popolo dove la gente vuole vincere a tutti i costi anche se fa a gara a palline) vincere le sue cause. Ovvio che propugni una soluzione che a nessun psicologo, neuropsic infantile, ecc., viene in mente: in alternativa, mi trovi un articolo specialistico che stabilisca come della adeguatezza genitoriale non faccia parte la capacità di tutelare i rapporti con l’altro genitore, cioè che per essere un buon genitore non è importante presentare una buona immagine dell’altro e tutelarne contatti e figura agli occhi del figlio.

    4) il suo ragionamento è un paradosso totale: è come affermare che -ad esempio- dal momento che la “schizofrenia” viene utilizzata per ottenere, falsificando o meno le perizie, la non punibilità dell’incapace di intendere e volere, allora bisogna abolire la diagnosi di schizofrenia.
    Oppure come affermare che siccome si fa un uso smodato del dibattito parlamentare, con gli ostruzionismi ad oltranza da parte delle minoranze, allora bisogna abolire le discussioni in Parlamento.
    O, ancora, come sostenere che a causa dei gravemente incidenti automobilistici che ci sono, è urgente abolire le auto.
    Oppure che bisogna sospendere le ristrutturazioni di case perché ci sono ditte che lucrano anche su case stabili o in nome della sicurezza si mangiano un mucchio di soldi (o, visto che siamo in tema, abolire i campi profughi perché la falsa tutela di profughi e migranti è divenatto un business per criminali).
    Ovvio che all’attorney (americano), stia bene una soluzione che propugna una cosa del genere: vince le cause con estrema facilità passando però -da buon yankee- come un carrarmato o un Navy Seals al bisogno fondamentale del bambino: avere due genitori.
    Ed è questa, credo, l’obiezione a cui lei più non riesce a far fronte: che il rimedio da lei proposto equivale al taglio della mano in caso di dolori alle dita…

    5) Posso capire che la logica dell’affido condiviso a oltranza crei con facilità instabilità, disagio, e non sempre tutela il minore (la cui unica tutela è l’accordo fra i genitori, al di là della algebricità alienante degli alambicchi a base di ore, giorni, vacanze affettate salomonicamente in due). Ma allora la logica non è abolire il “condiviso”, o -peggio ancora, come propugna lei- uno dei fondamentali criteri di adeguatezza genitoriale, cioè la capacità di andar d’accordo come genitore con l’altro, e tutelarne il contatto col figlio, ma abolire l’abuso strumentale del condiviso, la logica salomonizzatrice dell’affettare i bisogni del figlio per accointentare padri e madri, e via dicendo.
    Ed è strano, ma forse illuminante, che lei abbia censurato proprio l’intervento in cui faccio mie alcune sue ragioni.
    Ma allora la soluzione è nel dissolvere la logica salomomica (logica che, glielo ricordo, taglia in due il bambino per darlo in parti uguali a entrambi) del condiviso, ma anche perseguire l’abuso dell’abuso.
    Cioè: costruire sentenze a misura di bambino e non sulle pretese aritmetiche del genitore, ma anche perseguire con decisione il genitore calunniante che inventa false accuse per strappare l’altro genitore dalla vita del figlio (nessuno si è reso conto che se si fossero puniti i genitori calunnianti, si sarebbe evitato proprio l’abuso del condiviso).

    E spero che stavolta pubblichi questo parere. Che riesca a rispondere con argomentazioni valide, non ci credo proprio… E non insulti più chi la critica

    • Ma di che parla, io ho pubblicato tutto!
      Lei non tiene conto del fatto che le sue opinioni, non supportate da alcun dato concreto, da nessuna bibliografia, offendono la mia intelligenza e l’intelligenza dei lettori di questo blog (alcuni dei quali sono di gran lunga più intelligenti di me).

      Ma perché un genitore dovrebbe preoccuparsi di “costruire” e “presentare” una buona immagine dell’altro? Se entrambi si impegnano ad essere dei bravi genitori, che bisogno c’è di una campagna di sponsorizzazione? E’ ciò che un genitore fa per il proprio figlio che conta davvero.
      Se seguisse i miei link e si sforzasse di leggere cosa scrive chi fa ricerche serie su questi argomenti (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/03/31/mito-e-realta/) scoprirebbe che la denigrazione di un genitore non ha nessun effetto sul minore, se il genitore denigrato è incolpevole. Gli unici casi in cui il bambino reagisce rifiutando il genitore sono quelli in cui le accuse mosse dal genitore che rifiuta di “presentare una buona immagine” dell’ex partner ha ottime ragioni per rifiutarsi.
      Segua il link e scoprirà che “su 125 bambini, il 50% dei quali – ovvero 62 – subiva una “campagna denigratoria” messa in atto da uno dei genitori, solo il 6,4% -cioè 8 bambini – ha manifestato un rifiuto di una delle figure genitoriali; 7 di questi bambini avevano effettivamente subito abusi, pertanto non possono essere definiti “alienati” in senso stretto, perché a causare il rifiuto hanno concorso cause oggettive come il maltrattamento diretto e la violenza domestica subiti durante la convivenza”.
      Si può parlare di “campagna denigratoria” quando il genitore accusato è abusante? Io direi di no. Si dovrebbe invece parlare di genitori protettivi, che tentano disperatamente di tutelare un minore da un adulto maltrattante o negligente (perché la negligenza è pur sempre una forma di maltrattamento, si informi).
      E no, non sono una ricercatrice universitaria (non ho neanche mai sostenuto di esserlo), però so leggere.

    • A proposito del suo morboso interesse per il mio nome e cognome, le rispondo così: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/07/10/la-mia-vita-privata/

  6. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Per quanto riguarda la mancata pubblicazione, ha ragione lei.
    Per quanto riguarda invece il resto, no.
    A cominciare dal fatto che chi qui offende l’intelligenza del lettore è lei, che continua pure ad insultare chi la critica.

    1) Non ho citato la bibliografia per risparmiarle lunghe liste di articoli e libri.
    Eccogliene un po’.
    Circa l’assunto che tutelare il rapporto con l’altro genitore è uno dei criteri per far crescere bene un bambino, legga qui sotto, anche se c’è molto ma molto di più in circolazione. Controlli, legga bene, e poi torni:
    Camerini, G.B. et al. (2007). Criteri e strumenti di valutazione delle capacità genitoriali. Minorigiustizia, 3, 46-57.
    Camerini, G. B., Lopez G. & Volpini L. (2011). Manuale di valutazione delle capacità genitoriali. Rimini: Maggioli.
    Camerini, G.B., Volpini, L., Sergio, G., De Leo, G. (2008). Criteri psicologico-giuridici di valutazione delle capacità genitoriali: proposta di uno strumento clinico. Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, 75(1) 61-78.
    Choate, P.W. (2009). Parenting Capacity Assessment in Child Protection Cases.  (30.09.2011).
    Di Vita, A.M. & Salerno, A. (Eds.) (2005). La valutazione della famiglia. Dalla ricerca all’intervento. Milano: Franco Angeli.
    Greco, O. & Maniglio, R. (2009). Genitorialità. Profili psicologici, aspetti patologici e criteri di valutazione. Milano: Franco Angeli.
    Iannello, L. & Mari, L. (2007). Minori, famiglie, tribunale. Milano: Giuffrè Editore.
    Josephson, A.M. (2007). Practice parameter for the assessment of the family.Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 46(7) 922-937.
    Luongo, M. (2012). La valutazione delle capacità genitoriali. Criteri e strumenti.  (06.01.2012).
    Malagoli Togliatti, M.L. & Mazzoni, S. (Eds.) (2004). Osservare, valutare e sostenere le relazione genitori figli: il Lousanne Trilogue Play Clinico. Milano: Raffaello Cortina.
    Malagoli Togliatti, M. & Montinari, G. (Eds.) (1996). Famiglie divise. I diversi percorsi fra giudici, consulenti e terapeuti. Milano: Franco Angeli.
    Montecchi, F. (2005). Dal bambino minaccioso al bambino minacciato. Gli abusi sui
    bambini e la violenza in famiglia: prevenzione, rilevamento e trattamento. Milano: Franco
    Angeli.
    Nicolini, M. (2009a). La valutazione delle capacità genitoriali: criteri e strumenti. (30.09.2011).
    Bruno Colombo, Claudia Spettu
    Sostegno e tutela dei legami familiari durante la separazione dentro e fuori le aule del tribunale Psicologia e Giustizia Anno 13, numero 2 Giugno-Dicembre 2012

    Volpini, L. (2011). Valutare le competenze genitoriali: teorie e tecniche.Roma: Carocci.
    Lubrano Lavadera, A., Caravelli, L., & Malagoli Togliatti, M. (in press). L’uso psicologico-clinico
    della consulenza tecnica d’ufficio: prassi dei consulenti ed orientamenti dei giudici
    nel tribunale di Roma. Rassegna di Psicologia. Accettato per la pubblicazione.
    Malagoli Togliatti, M. (2002) (Eds). Affido congiunto e condivisione della genitorialità.
    Milano: Franco Angeli.
    Malagoli Togliatti, M., & Lubrano Lavadera, A. (2002a). L’adolescente come elemento
    dinamico di cambiamento nelle cause di separazione e divorzio. Psicologia Clinica e dello
    Sviluppo, 3, 423-442.
    Malagoli Togliatti, M., & Lubrano Lavadera, A. (2003b). I figli dei genitori separati nella
    consulenza tecnica d’ufficio. Rassegna di Psicologia, 1, 15-42. Maltrattamento e abuso all’infanzia, Vol. 7, n. 3, dicembre 2005 88
    Meister, R. (2003). Therapeutic interventions for children with parental syndrome.
    American Journal of Family Therapy. 31, 4, 321-324.
    Minuchin, S. (1974). Families & family therapy, Harvard University Press, Cambbridge,
    Mass. Trad. it. Famiglie e terapie della famiglia. Roma: Astrolabio, 1976.

    ce n’è molto di più, ma la lascio a lei. Il concetto chiave è che il genitore funziona come modello per lo sviluppo affettivo di un minore: non curare il rapporto con l’altro genitore è sottrargli una possibilità di crescita.

    2) per quanto riguarda il perché “un genitore dovrebbe preoccuparsi di “costruire” e “presentare” una buona immagine dell’altro? Se entrambi si impegnano ad essere dei bravi genitori, che bisogno c’è di una campagna di sponsorizzazione? E’ ciò che un genitore fa per il proprio figlio che conta davvero.”, le faccio notare che per potermi criticare lei mistifica del tutto il mio pensiero.
    Uso il maiuscolo per sottolineare: NON HO MAI PARLATO DI “SPONSORIZZAZIONE”. HO SOLO PARLATO DI “TUTELA” del legame con l’altro genitore. Cosa del tutto diversa.

    3) E’ falso che in Inghilterra abbiano abolito la capacità di tutelare il rapporto con l’altro genitore come criterio di adeguatezza genitoriale: hanno solo abolito, e secondo me hanno fatto benissimo (in teoria: bisogna vedere poi come lo applicano) l’assurdità di un condiviso algebrico e a somma zero (che diventerebbe a somma zero per tutti). Personalmente, sono sempre stato contrario al condiviso, anche se forse era una tappa in qualche modo obbligata.

    Forse la stupirà sapere che sono separato, che non ho nessun accordo di frequentazione con la mia ex moglie, che vedo mio figlio abbastanza poco ma quando voglio perché ci fidiamo l’uno dell’altro, che la cosa funziona molto bene proprio per il comportamento della madre del ragazzo, che ha garantito una bellissima qualità al mio rapporto con lui.
    E’ una donna eccezionale, e vorrei che tutte le madri separate fossero come lei, perché è la perfetta dimostrazione di come la giustizia (ed il condiviso a oltranza) dovrebbero uscire dalle separazione (se avessi richiesto io il condiviso, avrei distrutto io la mia relazione con il ragazzo).

    3) che la denigrazione di un genitore non ha nessun effetto sul minore, se il genitore denigrato è incolpevole, è falso. Fornisca una bibliografia ben ampia che lo afferma. Parliamo ovviamente di traumi psicologici: che la denigrazione di un genitore ha effetti devastanti -da un punto di vista affettivo ed emotivo- anche se, e forse soprattutto se, il genitore è incolpevole (perché si altera il senso di realtà del bambino, che deve concettualizzare come negativo e maltrattante un modello di relazione in cui non c’è nulla di tutto questo). Cortesemente, fornisca, come ho chiesto prima, la relativa bibliografia che afferma il contrario.
    Lo studio di Johnston, Walters, & Olesen che lei cita è l’unico a sostenere un dato del genere, e dunque è da prendere con molta attenzione: soprattutto, bisognerebbe valutare i criteri utilizzati per definire problemi e comportamenti, si basa su una casistica limitata e non descritta, e non è relativo alla realtà italiana. Soprattutto considerando come la realtà giudiziaria degli S.U. sia ben diversa dalla nostra (specie per quanto riguarda i meccanismi di imputazione e difesa).
    Soprattutto, quello è l’unico articolo che afferma una assurdità del genere e nonb chiarisce in base a cosa sono stati appunto definiti problemi e comportamenti.

    3) Quanto al morboso interesse per il suo nome e cognome, è singolare come lei riesca a patologizzare una semplice constatazione e una legittima e normalissima critica: scrive da anonima, sul blog, e se qualcuno lo fa notare è morboso e patologico.
    Complimenti: rispunta qui una sua evidente abitudine, l’incapacità al confronto, tipica degli psicoanalisti, che quando non sanno cosa dire fanno subito una diagnosi di patologia (e denigrazione) o, come ha già fatto, con l’offendere chi la critica.
    Complimenti vivissimi!

    • Abbia pazienza, ma io come faccio a sapere cosa c’è davvero scritto in tutti i testi che lei mi cita 🙂 Me li devo andare a cercare uno per uno? Per poi scoprire, come mi è capitato diverse volte, che i testi citati non sostengono la sua tesi?
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/17/lezioni-di-inglese-agli-psicologi-qualcuno-provveda/
      La prego, non mi faccia perdere tempo.
      Io ho tentato di spiegarle che il “tutelare” il rapporto con l’altro genitore non può essere un criterio di valutazione, perché ci sono situazioni nelle quali tutelare il minore equivale a tenerlo lontano da un genitore pericoloso perché maltrattante, negligente o con problematiche che minano la sua capacità di prendersi cura del minore. E’ un criterio dunque che non può essere preso in considerazioni in tutte le situazioni, anzi, considerata la diffusione del fenomeno della violenza intrafamiliare sono molte le situazioni in cui non dovrebbe assolutamente essere invocato. Quando si fa riferimento a questo parametro di valutazione in una situazione in cui c’è una storia pregressa di maltrattamenti e violenza le conseguenze sono gravissime: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/10/10/il-familismo-amorale/
      In Inghilterra non hanno “abolito” un bel niente. Si sono limitati a rigettare le istanze di chi pretendeva che il condiviso con tempi paritetici da trascorrere con ognuno dei genitori fosse per legge considerata un’opzione preferibile rispetto agli altri possibili accordi: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/12/06/the-shared-parenting-orders-bill-il-caso-della-gran-bretagna/ sostenendo che il principio ispiratore deve essere innanzi tutto il benessere del minore, che non sempre è collegato al creare un contesto nel quale entrambi i genitori collaborano. Nel post troverà la bibliografia che dimostra perché obbligare dei genitori riluttanti collaborare per mezzo di disposizioni giudiziarie non fa che peggiorare la situazione a detrimento della salute psico-fisica del minore.
      Lo studio di Johnston, Walters, & Olesen è l’unico studio che io ho trovato che si è preoccupato di analizzare gli effetti di quella che impropriamente viene definita “campagna denigratoria”. Le ho anche spiegato perché trovo che il termine campagna denigratoria sia improprio quando è riferito a situazioni nelle quali il genitore accusato è effettivamente un genitore negligente, abusante o maltrattante.
      Viene qui a lamentarsi che non mi confronto con lei, quando sto pazientemente rispondendo alle sue obiezioni, per quanto ridicole mi possano sembrare. Le sue argomentazioni sono per lo più fallacie, ovvero discorsi solo apparentmente logici, ecco perché mi permetto di trovarli ridicoli.
      Mi accusa di “patologicizzare” le sue allusioni al fatto che quanto scritto su questo blog non è attendibile in quanto non divulgo i miei dati anagrafici e il mio curriculum, perché ho usato l’aggettivo “morboso”. In effetti avrei fatto meglio a farle notare che se non trova argomenti più validi dello screditare le persone che non la pensano come lei (di nuovo l’argumentum ad hominem, come quando scrive che un articolo di un “attorney” non è attendibile perché “gli avvocati” non si interessano di bambini) forse dovrebbe rivedere le sue opinioni.
      Lei è liberissimo di non concordare con me, e come vede la lascio libera di scrivere ciò che vuole. Il suo appunto sulla mia incapacità di confrontarmi con le critiche lo trovo alquanto inopportuno.

    • Salvo ha detto:

      Questa non e’ una bibliografia — questa nel mondo anglosassone e; chiamata “laundry list”. In piu’ e’ una laundry list tipo Maremma Toscana, cioe’ puublicata chilogrammi (forse quintali) a uso e abuso di tribu’ che ci abitano.
      La domanda che pongo io: questi vari Don Abbondii tipo Lubrano Lavadera, A., Caravelli, L., & Malagoli Togliatti, M. chi sarebbero? Li troverei questi nomi in un libro di testo di psicologia di primo anno (o secondo, o terzo, o quarto o … fuori corso)? E troverei i loro nomi citati in lavori di altri studiosi che infatti hanno contribuito al ‘progresso’ della loro disciplina. Una visura veloce — non ho tempo per queste baggianate — mi lascia in mente citazioni in (i) riviste maremmane, quelle che si pubblicano a peso per mettere carne nel cv; (ii) riviste esterofile di dubbio valore o perche’ non sono peer reviewed o se sono peer reviewed sono di infino rango .. per sapere si vada a controllare il tasso di impatto della rivista e le citazioni dell’articolo fuori dal recinto della stalla maremmana; (iii) testi pubblicati … non ricordo bene … nel secolo 1974. Oooops! Stavo per dimenticare il sommo Cameriniche sembra essersi formattato il cervello alla scuola del Gardner — come? Credendo nel verificazionismo induttivista, che e’ una fallacia logica rigettata nelle sceinze e nella filosofia delle scienze negli anni 30 del secolo XX; e dimostrando nella sua ‘ricerca’ capacita’ concettuali, metodologiche, e statistiche irrisorie.

      E calma con la ‘minaccia’ di pubblicare la bibliograia intera — una volta Maremma, sempre Maremma. E comunque, il Pingitore, pupillo del Camerini, che di bibliografia critica ne sa meno di zero, ha pubblicato una bibliografia sulla PAS che si avvicina ai 1254 Kg. Includero’ questa opus magna in un folder che faro’ arrivare al Direttore del Diaprtimento di Psichiatria della Columbia University — quel posto in cui il divino Gardner, capostipite di tutta la tribu’ PASISTA italiota, non fu ne’ professore ne’ dottore, come il pullulare di siti italioti sulla PAS/PAD continua a mantenere. Io direi: vediamo cosa si possa imparare dal volumetrico carteggio del Pingitore — che comunque ha lavorato sulla bibliografia con l’ausilio di altre menti italiote, come Gulotta, Casonato, Verrocchio, Mazzoni e altri … menti che ora sono capitanati dal brillante professore Bernet, da almeno un decennio in pensione dalla VAnderbilt University.

  7. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Sorella, ha mai sentito parlare di doppio messaggio?
    Bene, eccone uno bello caldo caldo.
    Lei PRIMA mi accusa di non aver fornito una documentazione attendibile a sostegno delle mie tesi, (CIT.: “Lei non tiene conto del fatto che le sue opinioni, non supportate da alcun dato concreto, da nessuna bibliografia, offendono la mia intelligenza e l’intelligenza dei lettori di questo blog (alcuni dei quali sono di gran lunga più intelligenti di me).”).
    POI, QUANDO GLIENE FORNISCO UNA, mi critica per averlo fatto (CIT.: ” ma io come faccio a sapere cosa c’è davvero scritto in tutti i testi che lei mi cita 🙂 Me li devo andare a cercare uno per uno? Per poi scoprire, come mi è capitato diverse volte, che i testi citati non sostengono la sua tesi?”. E che le devo dire? Lei ha chiesto la documentazione, non può ora sostenere, con una classica trappola a gradino -LAING (ad ogni conferma si mette in dubbio che quella sia una “vera conferma)-, che FORSE non c’è scritto quello che io affermo e FORSE è troppo dispendioso andarsela a cercare).
    Classico giochetto per tentare di metter sempre l’altro a terra (Haley diceva: “down”).

    PUNTO 2) la tutela dei rapporti con l’altro. Vero che non può e non deve essere utilizzata in presenza di genitori abusanti, maltrattanti, ecc. Ma questo non elimina alla radice nulla, perché il vero problema è definire l’abuso: a mio avviso, abuso è anche denigrare l’altro genitore quando non ce ne sono motivi, e mille autori la pensano come me (adesso mi chieda la bibliografia e quando gliela fornisco mi accusi di avergliela dato in eccesso e senza che lei possa controllare…)

    PUNTO 3) la citazione sull’Inghilterra, così come lei l’ha contestualizzata, faceva pensare che il problema era comunque riferito alla capacità di tutelare l’altro quale segno di adeguatezza genitoriale.

    PUNTO 4) Mi dispiace se ritiene quello di Johnston, Walters, & Olesen l’unico studio che (CIT.) “si è preoccupato di analizzare gli effetti di quella che impropriamente viene definita “campagna denigratoria”.”
    Non è vero.
    E’ l’unico studio che conferma il suo punto di vista, e per questo lei lo ritiene valido.
    Ce ne sono infiniti altri che dicono il contrario, e ad esempio convalidano il concetto di PAS come conseguenza di una campagna denigratoria, ma lei li definisce non validi. Solo perché non affermano quello che vuole lei. Quanto al concetto di campagne denigratorie, è ovvio che non sono tali se il genitore è abusante, maltrattante, ecc.: il problema è -come detto prima- definire cosa sia un abuso in concreto.

    PUNTO 5) le mie obiezioni “ridicole”. Pensa che non potrei dire la stessa cosa delle sue affermazioni? Solo che io rispondo alle critiche e non offendo chi mi critica.

    PUNTO 6) l’argumentum ad hominem nel caso dell’attorney. E’ evidente in sé che un avvocato non può far testo perché le sue competenze nel campo della psicologia infantile sono limitatissime e usate in modo strumentale. E le conclusioni che quell’autrice riporta sono solo la lettura della adeguatezza di criteri giuridici, non di teorie psicologiche confortate da ricerche psicologiche. Ecco perché è inattendibile

    PUNTO 7) Il suo anonimato: ho una antipatia istintiva per chi non si firma, e solo nel suo caso ho fatto per me una eccezione. L’argomentazione anonima è -per quanto mi riguarda- scadente a priori. Se uno parla deve avere il coraggio di firmarsi, se non altro per comprendere qual è il suo contesto culturale di riferimento e gli studi di riferimento. Gli articoli seri elencano non solo nome e cognome e attività degli autori, ma anche se hanno interessi nel campo trattato. Lei, invece, con l’anonimato evita abilmente ogni confronto e ogni altra valutazione del suo percorso esplicativo.

    PUNTO 8) Devo uscire con mio figlio (quello da cui sono separato) e pertanto la prego di non rispondermi più. O, perlomeno, di non considerare l’assenza di risposta come assenza di confronto

    • Ha mai notato come chi espone una tesi la supporta per mezzo di dati e per mezzo di una bibliografia? Chi scrive di solito non si limita a fornire una lista di titoli, ma mentre spiega fa riferimento all’autore, al testo, all’edizione e spesso anche al numero della pagina, magari facendo uso di note, o mettendo i riferimenti fra parentesi. E’ evidente che lei non è troppo abituato a fornire una bibliografia, perché di norma si cerca di renderla fruibile al lettore. Messa così serve solo a dare una parvenza di credibilità.
      Per ciò che riguarda la definizione di abusi sui minori, le ho già spiegato che tutte le statistiche sulle cosiddette “false accuse” dimostrano che i casi in cui un genitore è “denigrato” senza motivo sono infinitamente pochi rispetto a ben altri abusi: maltrattamenti, violenza domestica, abusi sessuali, vilolenza assistita e negligenza. La diffusione della credenza che le “false accuse” siano un problema di grandi dimensioni (ha affermato il Director of Public Prosecutions DPP, a capo del Crown Prosecution Service del Governo della Gran Bretagna https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/18/le-false-accuse/) “può minare il lavoro di polizia e autorità giudiziarie nel momento in cui si trovano ad investigare su questo genere di crimini.” Se su 111.891 casi di violenza domestica il governo britannico ha rilevato solo 6 “false accuse”, ritengo che è molto probabile che quel genitore che “denigra” l’ex partner, in realtà non sta denigrando nessuno, ma sta solo denunciando una situazione di abuso intrafamiliare. Se l’incidenza è di 6 casi su 111.891 in 17 mesi, direi che sono veramente tante le situazioni in cui la friendly parent provision non serve. E come le ho dimostrato con link che non ha neanche aperto, purtroppo la “frindly parent provision” viene invocata anche quando ci sono le prove di abusi intrafamiliari.
      Fra i testi che lei mi cita, noto che ci sono di autori che hanno firmato il documento a sostegno dell’alienazione genitoriale – Camerini, Malagoli Togliatti, ad esempio -(http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/67.pdf), oppure che hanno “alienazione genitoriale” addirittura nel titolo. E’ evidente che il concetto di alienazione genitoriale ha una discreta importanza nelle sue argomentazioni. Peccato che l’alienazione genitoriale sia un concetto rifiutato dalla comunità scientifica non supportato dalla ricerca empirica. E ricerca empirica non significa “articoli pubblicati”.
      Forse non è informato del fatto che questo è un blog anti-Pas: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/14/questo-e-un-blog-anti-pas/
      A tale proposito la rimando alle obiezioni in merito del Professor Emery https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/25/criticaletteraria/, autore dell’articolo “PARENTAL ALIENATION SYNDROME: Proponents Bear the Burden of Proof” http://www.ncdsv.org/images/PASProponentsBeartheBurdenofProof_Emery_2005.pdf
      Scrive, il Professor Emery: “Le osservazioni che scaturiscono dalla pratica con i pazienti (clinical work) sono il terreno più fertile per la nascita di nuove ipotesi, ma osservazioni cliniche e studio di casi non provano assolutamente nulla. Non ha nessuna importanza con quanta forza esperti come il Dott. Gardner affermino l’esistenza della Pas, la Pas non esisterà fin quando non sarà sottoposta al vaglio della ricerca scientifica, una ricerca oggettiva, pubblica e indipendente basata su una raccolta di dati che sia replicabile; fino a quel momento un esperto è libero di testimoniare: “è mia opinione che il minore sia vittima di deliberata alienazione da parte del genitore affidatario” posto che aggiunga “ma non un brandello di prova scientifica a sostegno delle mie valutazioni cliniche” (pag.5).
      A tutt’oggi non esiste una ricerca scientifica pubblica, oggettiva e indipendente che dimostri quanto affermato da questi signori.
      Lei interviene nel mio blog e mi prega di non risponderle più? Mi dispiace, ma lei è venuto a crticare un mio post, sostenendo che ciò che dico è falso.
      Rispondere e difendere quanto ho scritto è un mio diritto.
      Se le dà tanto fastidio relazionarsi con una persona che preferisce rimanere anonima, le ricordo che nessuno la obbliga a scrivere qui o a relazionarsi con me. Lei non può pretendere è che io mi adegui alle sue personali esigenze, visto che il web è tanto vasto che sono certa trovarà facilmente un luogo ove dialogare con persone che non trova antipatiche.
      Le faccio solo notare che il motivo principale per cui le è tanto indispensabile avere a portata di mano i dati anagrafici del suo interlocutore è perché le uniche argomentazioni che lei porta a sostegno delle sue tesi (come la discriminazione degli aborigeni in Australia, l’incompetenza degli avvocati in tema di affido di minori) sono tutte argumenti ad hominem: lei scredita chi parla senza entrare davvero nel merito della questione.

    • Lilli ha detto:

      Riprendo questo suo punto “PUNTO 6) l’argumentum ad hominem nel caso dell’attorney. E’ evidente in sé che un avvocato non può far testo perché le sue competenze nel campo della psicologia infantile sono limitatissime” e la ringrazio per avermi fornito l’occasione di dire che la Legge 54, quella che ha introdotto l’affido condiviso in Italia, è stata scritta da un certo Marino Maglietta, che di professione fa l’ingegnere, e quindi. come dice anche Lei, “non può far testo perché le sue competenze nel campo della psicologia infantile sono limitatissime” . Infatti per me questa legge è un danno, perché non chiarisce i casi in cui un genitore non deve avere l’affido, e da quando esiste ha permesso lo scempio delle vite di tanti figli di genitori separati in Italia.

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        Mia cara signora Lilli,
        Non ho mai appoggiato la battaglia del prof. Maglietta (che è un fisico, non un ingegnere), per il condiviso.

        In questa Italia manicheista, campanilista, e in bianco e nero, di fazioni contrapposte, mi prendo il lusso intellettuale, possedendo una notevole intelligenza, di una posizione molto -ma molto- complessa, irriducibile ad una diatriba da stadio.

        Mi perdoni

      • Mi permetta di farle i complimenti per la modestia e l’umiltà con cui si rapporta al prossimo.

      • Lilli ha detto:

        Fisico o ingegnere non cambia nulla : conoscenza dei bambini praticamente vicina allo zero.

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        RICOPIO QUI UN COMMENTO CHE PER ERRORE HO POSTATO SOPRA:

        Si figuri! A me da Crescere Insieme mi hanno espulso più di dieci anni fa!
        Lo sa perché?

        Beh… La signora Ricciocorno non ci crederebbe mai: non ero d’accordo sul condiviso.
        Ero contro.

        Giuro: non ero d’accordo sul condiviso e lì il dissenso era praticamente vietato…
        Ma questa è tutta un’altra storia….

      • Ecco, magari questa è una storia che ci interessa di più…

  8. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Che io usi argumenti ad hominem è una mistificazione bella e buona.
    Li usa lei e solo lei, e poi attribuisce a me questo comportamento.

    L’ho riempita di argomenti, ma è lei che non li considera tali perché non sostengono il suo punto di vista (veda il concetto di adeguatezza genitoriale, che implica di necessità la tutela della relazione con l’altro genitore).
    Oppure li mistifica attribuendomi un concetto che non ho usato (es.: “sponsorizzare” invece di “tutelare”).
    Morale: per lei gli unici argomenti che considera tali, dunque validi e seri sono solo quelli che le danno ragione. Gli altri sono non-argomenti, per lei.
    Altro punto.
    Mi ha criticato perché non fornivo letteratura, ma quando l’ho fornita ha sostenuto che non era un modo adeguato di fornire bibliografia, perché bisogna renderla “fruibile” all’utente.
    Lei usa tutti i classici giochi di delegittimazione continua: l’unica letteratura che considera valida è quella che conferma il suo punto di vista.
    Lo ha anche detto: questo è un blog ANTI PAS, e la letteratura a favore non viene accettata. Peggio ancora: tutta la letteratura che viene da autori “pro Pas”, non è nemmeno letta. Tanto meno discussa con argomentazioni valide.
    Il che completa il quadro: lei critica per partito preso, per “argumenti ad hominem”, e poi accusa me di farlo.
    Ancora.
    Critica la PAS, sostenendo che a suo avviso non è accettata dal mondo scientifico, e non sa di dire un falso: ci sono oltre cinquecento pubblicazioni che accettano il concetto di “PAS” o di “AP”.
    Se vuole gliele elenco tutte (per farmi rispondere che non può andare a cercarsele e a leggerle? No grazie: ormai conosco i suoi “Nodi” – cit. da Laing)
    Prima allora di dire che la “PAS” non è accettata nel “mondo scientifico”, deve smontare ognuno di quegli articoli uno ad uno, e/o dimostrare che vengono da istituti o riviste squalificati e privi di credito (e molti sono pubblicati online).

    Se poi mi dice che non può controllarli tutti, se ne faccia una ragione: la discussione scientifica si fa così. Non devo ricopiarli io per renderli “fruibili” a lei.

    E se non li conosce ma non vuol conoscerli, si arrenda: classificarli in blocco come ciarpame senza dimostrare nulla, e solo perché a lei non piace la PAS, è un atteggiamento talmente ascientifico e culturalmente dozzinale che rende inutile ogni discussione.
    Viene fuori un quadro molto chiaro: ad ogni argomento o dimostrazione che tende a darle torto, lei la delegittima senza mai discuterla.
    E’ qui che il suo anonimato ha un senso: non si sa nemmeno quali siano le sue competenze, però si permette di bocciare in blocco e senza nemmeno averli letti centinaia e centinaia di testi di autori e istituti accreditati, e rifiutare in blocco quelli di chi è a favore della PAS senza nemmeno leggerli (tanto sa già che dicono il falso).
    Il suo stile e la sua competenza in questo campo sono tutti qua.

    E sembra che il suo obiettivo non sia discutere.
    Scorrendo il blog viene infatti il forte sospetto che lei abbia come mission la distruzione della lobby dei padri separati che secondo lei esiste in quanto tale, è piena di gentaccia prepotente, imbrogliona, violenta, e va sconfessata continuamente. Forse c’è dietro un fatto personale?

    Finisco.
    Vero è che la PAS non è inserita nel DSM IV: ma è altrettanto vero che nel DSM IV è incluso un disturbo della relazione genitore figlio (“Z63.8 Problema Relazionale Genitore-Bambino [V61.20]), la cui psicoterapia viene rimborsata da diverse assicurazioni americane.

    Nell’handbook di una di queste assicurazioni (che non ha costi bassi), un handbook che regola i criteri di gestione e applicazione della polizza, si legge testualmente che per rientrare in questo codice (e avere dunque diritto al rimborso delle spese mediche) bisogna, tra l’altro, considerate i seguenti comportamenti e/o sintomi:
    “Problemi relazionali tra genitore e figlio:

    svalutazione di un genitore da parte dell’altro) in famiglie divorziate o separate che risultano in sindrome di alienazione parentale. ”

    Ecco il link dove può leggere tutto: http://www.valueoptions.com/providers/Handbook/PDFs/Treatment_Guidelines/V_CODES_RELATIONAL_PROBLEMS.pdf

    Aggiungo, che secondo me la PAS non è una patologia individuale, ma un disturbo relazionale.
    Proprio come dicono il DSM e il manuale delle assicurazioni americane.

    Se ne faccia una ragione: dicono proprio così.

    • Io non ho classificato la sua bibliografia come “ciarpame” (dove l’ho scritto?)
      Ora le spiego perché ho sostenuto che le sue argomentazioni sono fallacie.
      Prendiamo la storia dell’Australia e degli aborigeni.
      Dalla seconda metà dell’800 ad oggi tante cose sono cambiate: è intorno al 1950 che John Bowlby elabora la teoria dell’attaccamento, la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo è stata redatta nel 1924, Maria Montessori inizia a lavorare con i bambini nel 1900 e solo negli anni ’80 si diffonde il lavoro di Alice Miller. E questi sono solo alcuni esempi.
      Per non parlare poi dei cambiamenti nella giurisprudenza, di quella rivoluzione copernicana che è il passaggio dal concetto di patria potestà a quello di genitorialità.
      Del 1920 è l’esperimento noto col nome del suo piccolo protagonista: il piccolo Albert, condotto dal comportamentista John B.Watson: al piccolo Albert venne presentato un topolino; la sua reazione a questo stimolo fu allegra e curiosa; quando negli incontri successivi Albert stava per prendere in braccio l’animaletto, fu prodotto un rumore forte e improvviso colpendo un tubo di metallo, che produsse nel piccolo un’istintiva reazione di paura e pianto. Dopo ripetute esposizioni contemporanee del bambino al topo accompagnato al rumore improvviso, la sola vista della creatura sfociava in violente manifestazioni di paura, quali grida, pianti e tentativi di fuga dall’animale. La fobia verso animali bianchi e pelosi al povero Albert è rimasta.
      Oggi, se qualcuno solo proponesse un esperimento del genere si sentirebbe apostrofare come mostro.
      Il fatto che lei voglia liquidare le ricerche australiane degli ultimi 10 anni sugli esiti della friendly parent provision perché 100 anni fa in Australia i bambini aborigeni venivano sottratti alle loro famiglie non ha senso da nessun punto di vista: la concezione del bambino di 100 anni fa non ha nulla a che vedere con quella che si ha oggi in tutti i campi, dalla psichiatria, alla psicologia infantile, alla pedagogia, fino alla giurisprudenza.
      Nel 2006 l’Australia ha approvato una legge sulla famiglia che applicava la friendly parent provision (quindi inizialmente ne erano entusiasti quanto lei), ma il monitoraggio costante della situazione ha costretto i legislatori a tornare sui loro passi.
      Il rigetto della friendly parent provision in Australia non è quindi il frutto di una posizione meramente ideologica, ma il risultato dell’osservazione dei risultati concreti della sua applicazione.
      Questa è sempre stata la mia confutazione della sua prima argomentazione, ma evidentemente lei non lo aveva capito.
      I “disturbi relazionali” non esistono, nel DSM. Esistono i “problemi relazionali”, che non sono “disturbi” (cioè patologie).
      Ma di questo ho già parlato: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/05/problemi-relazionali/
      Suggerire che “disturbo” e “problema” siano la stessa cosa è una mistificazione bella e buona.
      Che io non conosca i teorici della Pas, non è vero. Semplicemente trovo che le teorie di Richard Gardner siano tanto mostruose quanto lo è l’esperimento sul piccolo Albert: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/27/la-terapia-della-minaccia/
      In questo post può sincerarsi del fatto che Gardner l’ho letto, eccome se l’ho letto. Ed è da quando l’ho letto che mi chiedo che cosa ci trovi la gente di tanto affascinante…
      Sempre a proposito di Pas le consiglio questo blog: http://infobigenitorialita.altervista.org/blog/il-tempo-la-pas-e-la-disinformazione/

    • Salvo ha detto:

      Due correzioni – ci prendo gusto.
      La prima — Aggiungo, che secondo me la PAS non è una patologia individuale, ma un disturbo relazionale. — Chi se frega di cosa ‘lei’ pensa sulla PAS. La PAS non ‘esiste’ nel DSM IV e V. Capisco che ci sono Testimoni di Geova che vanno a cercare le sezioni, paragrafi, sotto paragrafi, ecc. nel DSM per essere abbagliati dalla conoscenza del Divino. E naturalmente, come i Testimoni di Geova, sanno di sapere che hanno trovato il Divino. Personalmente, io preferisco ‘divinare’ le frattaglie di corvi bianchi quando devo decidere se laserare parti del mio cervello per non leggere, o ascoltare, cretinate.

      La seconda — meno individuale. Una storia che il ‘lei’ a cui qui ci si riferisce sconosce … ed ho paura che la rivelazione lo faccia entrare in crisi ischemica. Ma siccome non me ne frega un cavolo di una tale crisi, la storia la racconto. Quando l’APA (American Psychiatric Association) stava per completare (e pubblicare) il DSM IV (che aveva rigettato le richieste imperiali del Gardner, poi, dopo poco tempo suicidatosi, la Commissione APA concluse che avrebbero pubblicato un altro volume — l’ultimo: il DSM V. Il DSM V (che rigettò le richieste altrettanto imperiali del Bernet di includere la PAS, e che ora come i Testimoni di Geova gira attorno al DMS V per captare segni di esistenza della PAS nel volume) sarebbe stato l’ultimo volume perché’ il progetto DSM, iniziato negli anni 79, era diventato obsoleto. In parole spicciole, il DSM V aveva poco da spartire con la disciplina della psichiatria degli ultimi 15-20 anni … che guarda caso, ci riporta vicini al fatidico 1985, quando la Facoltà di Psichiatria alla Columbia University votò in modo unanime per espellere il Gardner, che proprio allora aveva cominciato a sproloquiare pubblicamente sulla PAS. Volendo usare il jargon di Kuhn, il progetto / paradigma del DSM era diventato un ‘paradigma degenerativo’ — perdeva la sua capacità esplicativa e predittiva; non portava a porre nuove domande di ricerca, ecc. La disciplina già si muoveva in nuove direzioni teoriche, concettuali, e metodologiche … più verso la biologica, chimica, fisica, neurologia e altro. In questo nuovo paradigma — che oggi domina la ricerca internazionale di spicco — uno come il Gardner era come un dinosauro estinto milioni di anni fa. Così l’APA completò il DSM V. Poiché’ molti dei collaboratori erano della Columbia, il DSM V fu presentato e discusso a New York, sponsorizzato dall’Università. Guarda caso, il Presidente dell’APA era stato un certo Lieberman che era pure direttore del Dipartimento di Psichiatria della Columbia. Una nullità. Della PAS, del Gardner, e ora del nuovo DemiDio del Bernet e la sua tribù italiota, nessuna menzione. E il Bernet & Co. pontificavano con lo slogan: il DSM V non menziona la PAS, ma la PAS è nel DSM V. Non seguo la logica … ma perché’ aspettarsi altro da PASISTI che di logica ne hanno mostrato meno di zero.

      In un’intervista dopo alcune settimane, Lieberman reiterò il messaggio sul progetto DSM, e aggiunse: il DSM V sarà ancora utilizzato per alcuni anni (2) da clinici per arrivare a delle diagnosi. Ma il DSM cadrà in disuso perché’ la psichiatria di oggi esiste in una dimensione completamente diversa.

      Trovo allucinante l’ironia della Storia (non la mia storia qui) che l”APA non ha mai accettato di includere nel DSM IV e V la PAS, ora osannata dal manipolo italiota sotto l’egida del Bernet’ che proclama “il DSM V non menziona la PAS, ma la PAS è nel DSM V”. Il messaggio di Lieberman non aveva nulla da fare con la PAS e il progetto DSM V, cosi caro ai centurioni italioti. Il messaggio del Lieberman era: divinare il DSM è uno spreco di esistenza perché’ come paradigma degenerativo ha raggiunte la sua fine — morto e sepolto. E proprio nel momento in cui del DSM ne viene dichiarata la morte, l’Araba Fenice Italiota torna a risplendere nell’universo divinando il DSM V e trovandoci la PAS. È sempre un miracolo assistere a un miracolo — qui il DSM V morto, sepolto e in via di putrefazione, eppure da questa putrefazione emerge la nuova linfa vitale per i PASISTI italioti. Riescono a trovare sana e vegeta una PAS che non doveva esistere secondo l’APA,, nel DSM V ma che comunque è in fase di putrefazione.

      il nuovo Gesù del pasismo è riuscito a fare ciò che era riuscito solo a Gesù 2.000 anni fa e passa. Gesù riportò in vita Lazzaro, e il Gesù dei PASISTI ha riportato a nuova vita l’insistente PAS dal DSM in putrefazione.

  9. Andrea Mazzeo ha detto:

    Quanto parla questo qui. Troppo per essere un anonimo. Che sia proprio papà-pinguino?
    Le questioni intorno alle quali girano in tondo come tordi ma non vogliono mai affrontare di petto, perché oltre che violenti sono vili e vigliacchi, sono le seguenti:
    a un genitore violento deve essere consentito l’accesso ai figli? e a un genitore abusante?
    Dalla risposta a queste domande discende tutto il resto del discorso.
    Se uno/a sostiene che anche a un genitore violento e/o abusante deve essere consentito l’accesso ai figli vuol dire che egli stesso/a è un genitore violento/a e/o abusante, e allora non serve continuare a discutere, non c’è logica che tenga, girerà in tondo come un tordo, si avviterà su se stesso/a, ma continuerà a pretendere di avere ragione. Esibirà decine di libri che manco ha letto, citerà anche quelli che contraddicono quello che lui stesso afferma (ne abbiamo avuto esempi di ogni tipo, il pediatra docet).
    Nel momento in cui un genitore si comporta con suo figlio come un non-genitore (violenza e/o abusi) perde, ipso facto, ogni diritto di genitore e si trasforma nel carnefice di suo figlio. Il figlio ha tutto il diritto di rifiutare la relazione con il suo carnefice e l’altro genitore ha tutto il diritto di opporsi all’accesso del figlio al suo carnefice.
    Da qui tutte le invenzioni (PAS e porcherie simili) per screditare la testimonianza del minore e del genitore protettivo, per farlo passare per pazzo (alienato/alienante significa proprio questo, che quello che dice non è attendibile).
    Padri separati associati, i vostri giochetti sono stati scoperti, sono ormai finiti, rassegnatevi.

  10. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Mi scusi, ma credo che questa conversazione sia del tutto inutile.
    E le spiego i motivi.

    Lei mi accusa di non produrre nessuna argomentazione.

    Quando poi si tratta di discutere della PAS, lei non ha nessun argomento per controbattere la teoria che (legittimamente) detesta.

    Nessun dato. Si limita a dire che “trovo che le teorie di Richard Gardner siano tanto mostruose quanto lo è l’esperimento sul piccolo Albert”

    E questo è un argomento scientifico come quelli che mi accusava di non avere?
    Perché in una sua risposta Lei mi ha scritto:
    “Lei non tiene conto del fatto che le sue opinioni, NON SUPPORTATE DA ALCUN DATO CONCRETO, da NESSUNA BIBLIOGRAFIA, offendono la mia intelligenza e l’intelligenza dei lettori di questo blog”

    Adesso si limita a dire che “TROVA” le teorie di Gardner mostruose, senza fornire alcun dato concreto e nessuna argomentazione a supporto? E i “dati concreti”, e la “bibliografia”, con cui supporta questo “TROVARE”, dove sono? E io non dovrei sentirmi offeso da questa totale autoreferenzialità del suo “TROVARE”?

    Poi: le ho fornito una sterminata bibliografia, ma nemmeno la legge (ignorando che nei veri articoli scientifici non si fanno i copia e incolla: si citano gli autori riportando sinteticamente i pareri: lei sarà avvezza a parolismi da blog, ma non certo a letture scientifiche).
    Mi accusa di non renderla fruibile a lei.

    Le annuncio oltre cinquecento scritti che convalidano il concetto di PAS (fra cui un pronunciamento della SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile) e lei non ne prende atto.
    Si limita a dire che “TROVA” la teoria mostruosa e nemmeno approfondisce alcunchè.

    E questo dopo aver accusato me di “argumenti ad hominem” e di esprimere “opinioni, NON SUPPORTATE DA ALCUN DATO CONCRETO, da NESSUNA BIBLIOGRAFIA?”

    Sta scherzando, vero?
    Io devo dare fatti concreti, opinioni, bibliografia, gliela devo copiare e incollare perché lei nemmeno vuol leggere, e poi sono io che non do fatti e bibliografia e parlo per partito preso?

    Mi scusi: siamo su “Scienza a Parte”, vero?

    Ultima perla: il link con i “PROBLEMI RELAZIONALI”.

    Lei mi rampogna severamente (e dopo tutto questo sono sempre più convinto che lei è un’insegnante di provincia -nulla di che: vivo anche io in provincia- con velleità di studi scientifici o filosofici che si nasconde per sfuggire i suoi alunni); mi rampogna severamente perché, sostiene:
    “I “disturbi relazionali” non esistono, nel DSM. Esistono i “problemi relazionali”, che non sono “disturbi” (cioè patologie).”

    Ha dimenticato di leggere il seguito!
    Proprio lei che mi aveva rampognato anche perché -secondo lei- non avevo nemmeno aperto un link.

    Lei fa peggio ancora! Mette i link nei suoi post, e poi li cita in modo del tutto fuorviante!

    Cavolo! Le metto tre!

    Ecco cosa c’è scritto (le sottolineo in maiuscolo quello che manca dalla SUA descrizione) NEL LINK CHE LEI HA FORNITO IL 5 NOVEMBRE 2012 nel suo blog e oggi ha indicato a me :

    I problemi relazionali includono le modalità di interazione tra i membri di un gruppo relazionale CHE SONO ASSOCIATE CON COMPROMISSIONE CLINICAMENTE SIGNIFICATIVA DEL FUNZIONAMENTO, O SINTOMI, IN UNO O PIÙ MEMBRI DELL’UNITÀ RELAZIONALE, o compromissione del funzionamento dell’unità relazionale stessa.

    Parliamo dunque di “COMPROMISSIONE CLINICAMENTE SIGNIFICATIVA”, non di semplici problemi di relazione, tanto che le assicurazioni americane (fatto sul quale lei sorvola tranquillamente) risarciscono le psicoterapie!

    Se non fossero “compromissioni clinicamente significative” le assicurazioni americane se ne guarderebbero bene dal risarcire simili “problemi”, inserendo addirittura nel loro handbook i criteri per la valutazione dei casi (nei quali inseriscono -se ne faccia una ragione- i “problemi relazionali” di QUESTO TIPO (cioè che siano CLINICAMENTE SIGNIFICATIVI e necessitino di psicoterapie) e che avvengano anche in “famiglie divorziate o separate che risultano in sindrome di alienazione parentale.”

    Chiaro?

    La prego: legga lei meglio i link che mette. E la smetta di dare lezioncine, se fa simili errori.

    Chiudo, COPIANDO INTEGRALMENTE (così accontento le sue prospettive di scrittrice da blog ma di scarsa conoscitrice di testi veramente scientifici) una parte dell’ultimo volume di Francesco Montecchi.

    Francesco Montecchi è stato per anni il primario del reparto di neuropsichiatria dell’Ospedale Bambino Gesù.
    Non ha mai fatto consulenze in ambito giudiziario (se non -forse- come ctu) ed ecco cosa scrive al riguardo (testo che consiglio pure al signor Mazzeo).

    Se deve rispondermi che lei non lo legge perché “TROVA MOSTRUOSA” la PAS, lasci perdere.
    Montecchi è uno dei più bravi neuropsichiatri infantili italiani, come primario per anni e anni di un reparto pediatrico di eccellenza in senso neuropsichiatrico ha un’esperienza e una competenza fuori dal comune.
    Se il suo livello di risposta deve scadere a non argomenti del tipo “TROVA MOSTRUOSA la PAS”, “i bambini non mentono sono i papa’ cattivi”, “i falsi abusi sono rarissimi e Montecchi ha torto”, senza portare nulla che le sue affermazioni, meglio -per quanto mi riguarda- che lei torni ai suoi alunni.

    Io mi guarderò bene dal rispondere ancora, ovvio: non avrebbe proprio senso.

    Ecco qui il suo bel copia e incolla
    Dal volume:
    I figli nelle separazioni conflittuali e nella (cosidetta) PAS (Sindrome di Alienazione Genitoriale). Massacro psicologico e possibilità di riparazione
    di Francesco Montecchi
    PARTE PRIMA: PAS E DINTORNI

    2. Le controversie sul riconoscimento della PAS
    Allo stato attuale risulta molto controverso il riconoscimento della sua esistenza. La diagnosi di PAS è stata molto utilizzata in ambito giudiziario e nelle CTU, mentre attualmente, a causa dell’opposizione in ambito giudiziario, si è molto timidi e prudenti a nominare.
    Sulla definizione di questa “sindrome” ci sono molte controversie che si svolgono in maniera accesa non solo in Italia: considerata inesistente da alcuni gruppi negazionisti: a sostegno viene esibita una corposa bibliografia tra cui per esempio:
    – l’Istituto di ricerca dei procuratori americani (American Prosecutors Research Institute) l’ha definita come “una teoria non verificata non dimostrata che, se non contestata, può provocare conseguenze a lungo termine, in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi”);
    — nell’ultima edizione delle Linee guida in tema di abuso su minori stilate dalla Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (SINPIA) la inserisce come una forma di abuso;— l’Italia non ha una legislazione diretta in materia di PAS ma una recente sentenza della Cassazione del marzo 2013 “ha giustiziato” la teoria di Gardner sostenendo che non era possibile considerare l’esistenza della PAS perché teoria che “presenta devianze dalla scienza medica ufficiale e non può ritenersi che, soprattutto in ambito giudiziario, possano adottarsi delle soluzioni prive del necessario conforto scientifico, potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli per teorie non prudentemente e rigorosamente verificate”.
    Le argomentazioni che si oppongono e la considerano un’inesistente malattia, poggiano su due argomentazioni:
    – non viene classificata tra le patologie riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, in particolare non risulta presente nel DSM IV (è stata diffusa, recentemente, la quinta edizione del DSM di cui si parlerà di seguito);
    – vi è una denigrazione e la svalutazione di Gardner che l’ha descritta per primo attribuendogli di essere un imbroglione definitosi psichiatra universitario pur non essendolo, di provenire da un backgroundfilo-pedofilo, di aver fatto una descrizione autobiografica essendo un padre alienato che per ciò si suicidò.

    3. Alcune considerazioni sul motivo dell’inesistenza della PAS
    Nello specifico si prenderanno in considerazione criticamente i vari motivi per cui se ne nega l’esistenza.

    3.1. Non è presente nel DSM IV
    Chi esibisce il motivo dell’inesistenza della “sindrome” usa in modo pretestuoso il DSM e non conosce il senso della sua esistenza; chi fa pratica clinica psichiatrica spesso si chiede, e c’è da chiedersi: ma il DSM è veramente depositario di verità diagnostiche?

    Nella diagnosi psicologico-psichiatrica ci si riferisce a due principali orientamenti diagnostici: l’approccio categoriale e il dimensionale; il categoriale offre categorie diagnostiche, il dimensionale spiega come le patologie si formano.
    Il DSM è un manuale che esibisce diagnosi categoriali, fondamentali per dialogare tra professionisti nel porre le diagnosi delle patologie psichiatriche e che possono avere un criterio condiviso.
    — è riferito all’individuo e non contempla il gruppo o il sistema familiare;— non è una verità assoluta tant’è che nel tempo sono state necessarie cinque revisioni. Di fatto viene gestita, dalla società psichiatrica americana, che si intreccia con vari interessi: dalle diagnosi derivano i protocolli farmacologici (= soldi), l’assistenza sanitaria specie assicurativa (= soldi), i finanziamenti statali (= soldi) ecc.;
    non è l’unica classificazione delle malattie, ci sono anche gli ICD (9 e 10) dell’OMS utili772ti soprattutto in ambito europeo per codificare le cause di malattia nei ricoveri e per le ricerche epidemiologiche.

    L’approccio categoriale (DSM e ICD) seppur necessario entro limiti, rischia di ridurre la complessità della pratica clinica reale. Diversamente la diagnosi dimensionale, legge i disturbi dal punto delle interazioni e delle cause che incatenano alcune dimensioni separatamente misurabili, facilita la classificazione di casi al confine tra differenti categorie, dei casi difficili e della co-morbilità, valorizza il senso dei sintomi che ordina in un processo che tiene conto della storia dell’individuo.
    In altre parole, non esiste solo la diagnosi categoriale ma, nelle dimensionali, per esempio, anche:
    la diagnosi strutturale;
    la diagnosi psicologico-clinica (processo attivo di: anamnesi, integrazione di informazioni);
    la diagnosi psicodinamica (i processi intra-psichici e le relazioni interpersonali, familiari e di gruppo) ecc.

    3.2. Non può essere definita “sindrome”
    In medicina per sindrome si intende, un insieme di sintomi e segni clinici (= quadro sintomatologico), che può essere dovuto a più malattie o a più eziologie. La dizione di sindrome in psichiatria è molto diffusa nella psichiatria dinamica (che è la sintesi tra la psichiatria biologica e la psicoanalisi) e c’è una miriade di sindromi non comprese nel
    DSM e nell’ICD ma riconosciute in medicina e anche in medicina legale: per farne un esempio se ne citano alcune che forse chi legge ha potuto incontrare sul proprio lavoro: Sindrome da indennizzo, Sindrome da burnout, Sindrome da ospedalizzazione, Sindrome da astinenza, Sindrome psicosomatica, Sindrome di Ganser, Sindrome neurasteniforme fisiogena, Sindrome di Cotard, Sindrome di Miinchausen, Sindrome di Múnchausen per procura, Sindrome di Peter Pan, Sindrome di Stendhal, Sindrome di Stoccolma, Sindrome di Gerusalemme, Sindrome amotivazionale, Sindrome post-commozionale ecc.

    4. Le reali fragilità della diagnosi di PAS
    Nella vasta letteratura che cerca di spiegare la PAS in termini relazionali, si evidenzia che il rischio nell’assumere la prospettiva di Gardner possa stare nel fatto che il genitore alienato, come il genitore alienante, non riconoscono il proprio contributo nella creazione e mantenimento della situazione disfunzionale e che possano avere difficoltà a separare i propri sentimenti verso il figlio da quelli verso il partner (Fidler, Bala, 2010b); ma, questa lettura, non
    coglie che i principali attori nella costituzione di questa cosiddetta sindrome, sono i figli:
    – la definizione della PAS nasce da una lettura adulto-centrica, che occhieggia maggiormente i contrapposti “diritti degli adulti”; è una “patologia” secondo una lettura dalla parte del genitore alienato, o focalizzato sul genitore “alienante” come “colpevole” dell’alienazione, o in termini di continuità/discontinuità rispetto alle situazioni in cui il rifiuto di un genitore è associato a relazioni disfunzionali tra il genitore rifiutato e il figlio (Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera, 2009);- è, cioè, vista dalla parte del diritto del genitore escluso dalla frequentazione del/dei suoi figli;- il bambino, come individuo, è sullo sfondo, ma centrale strumento per la ricerca di chi deve vincere o chi ha ragione o chi degli adulti è vittima e chi carnefice;- sotterraneamente, non riconosce e valuta il disagio emotivo dei minori che svolgono un ruolo attivo nella realizzazione PAS e, di fatto, disconosce il loro diritto di salute, se non nel sollecitarli, a volte in modo incongruo, a ristabilire la frequentazione del genitore rifiutato. Gardner, nei criteri diagnostici della PAS, indica che non rientrano in questa patologia quelle condizioni in cui il minore rifiuta il genitore che è stato autore di maltrattamenti e abusi. Anche in quest’occasione fa questa distinzione, adultocentrica, che poggia su una valutazione del comportamento dei genitori, mentre secondo l’angolazione proposta in questo testo non è rilevante quello che fanno o hanno fatto i genitori ma è centrale il funzionamento psicodinamico e psicopatologico del bambino. Gardner nel fare questa distinzione non tiene conto che raramente il minore che ha subito abusi dal proprio genitore molto spesso rimane a esso legato da un rapporto, seppur molto complesso, e non sempre è lui a decidere di interromperne i rapporti ma le disposizioni giudiziarie e l’altro genitore;— l’alienazione non è soltanto il frutto del genitore programmante, ma è una dinamica familiare nella quale tutti i membri della famiglia giocano un ruolo ed hanno proprie motivazioni ed è per ciò che non potrà mai essere considerata nel DSM che accoglie le diagnosi dell’individuo mentre la PAS è diagnosi riferita al sistema familiare.

    5. I punti del DSM-5 che descrivono la PAS
    Pur tuttavia leggendo attentamente l’ultima edizione del DSM, il DSM5, di cui è attualmente fruibile l’edizione italiana, traduzione dell’edizione inglese, compaiono dei riferimenti che possono riportare alla PAS ma che viene presentata sotto una diversa titolazione. Se ne riportano queste parti con il codice di riferimento e la pagina del DSM-5 edizione italiana (2014):
    DSM-5

    Altre condizioni che possono essere oggetto attenzione clinica (pp. 831-833)

    Problemi relazionali
    Problemi correlati all’allevamento dei figli
    V61. 20 (Z62. 820) Problema relazionale genitore-bambino
    Questa categoria dovrebbe essere utilizzata quando il principale oggetto di attenzione clinica è indirizzare la qualità della relazione genitore-bambino oppure quando la qualità della relazione genitore-bambino influenza il decorso, la prognosi il trattamento di un disturbo mentale o medico. Tipicamente, il problema relazionale genitore-bambino viene associato a una compromissione del funzionamento comportamentale, cognitivo o affettivo. Esempi di problemi comportamentali comprendono inadeguato controllo genitoriale, supervisione e coinvolgimento del bambino; iper-protezione genitoriale; eccessiva pressione genitoriale; discussioni che possono sfociare in minacce di violenza fisica ed evitamento senza soluzione dei problemi.
    Problemi cognitivi possono comprendere attribuzioni negative alle intenzioni altrui, ostilità verso gli altri, o rendere gli altri il capro espiatorio, sentimenti non giustificati di alienazione. Problemi affettivi possono comprendere sensazioni di tristezza o rabbia verso gli altri individui nelle relazioni. I clinici dovrebbero tenere in considerazione le necessità di sviluppo del bambino e il contesto culturale.

    V61. 29 (Z62. 898) Effetti negativi del disagio relazionale dei genitori sul bambino
    Questa categoria dovrebbe essere utilizzata quando l’oggetto di attenzione clinica sono gli effetti negativi della discordia nella relazione genitoriale (per es. alti livelli di conflitto, disagio o denigrazione) su un bambino in famiglia e comprende gli effetti sul disturbo mentale o su un altro disturbo medico del bambino.
    V61. 8 (Z63.8) Alto livello di emozioni espresse all’interno della famiglia
    L’espressione emotiva è un costrutto utilizzato come misura qualitativa della “quantità” di emozioni – in particolare, ostilità eccessivo coinvolgimento emozionale e critica diretta verso un membro della famiglia che è un paziente identificato – mostrate nell’ambiente familiare. Questa categoria dovrebbe essere utilizzata quando un alto livello di espressione emotiva in una famiglia è l’oggetto di attenzione clinica oppure quando influenza il decorso, la prognosi o il trattamento di un
    disturbo mentale o un altro disturbo medico di un membro della famiglia.

    Disturbo fittizio 300. 19 (F68. 10) (p. 375)
    Disturbo fittizio provocato ad altri (precedentemente, disturbo fittizio per procura)
    a) Falsificazione di segni o sintomi fisici o psicologici, o induzione di un infortunio o di una malattia in un altro individuo, associato a un inganno accertato.
    b) L’individuo presenta un’altra persona (vittima) agli altri come malata, menomata o ferita.
    c) Il comportamento ingannevole è palese anche in assenza di evidenti vantaggi esterni.
    d) Il comportamento non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale, come il disturbo delirante o un altro disturbo psicotico.
    Nota: È il perpetratore, non la vittima, a ricevere questa diagnosi.
    Disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici con altra specificazione 298. 8 (F28) (pp. 140-141)

    4. Sintomi deliranti nel partner dell’Individuo con disturbo delirante
    Nel contesto di una relazione, il materiale delirante del partner dominante fornisce il contenuto per convinzioni deliranti da parte dell’individuo che non può altrimenti soddisfare interamente i criteri per un disturbo delirante.
    Se è vero che la PAS si presta a essere dibattuta, è vero anche che posizio#ni integraliste di tesi contrapposte non sono utili a un dibattito né scientifico
    né legale. In realtà non è molto chiaro se non viene accettata la categoria diagnostica o, nel fondo, se le posizioni negazioniste non accettano il fenomeno clinico.

    Su tali argomentazioni, comunque sia, – anche se la PAS non è specificatamente presente nel DSM-5 ma ha diversi riferimenti che potrebbero essere coagulati nella dizione di PAS;- anche se fosse vero ciò che viene attribuito a Gardner, indica l’esistenza di fatti innegabili che in Italia sono stati
    approfonditi soprattutto nelle ricerche della Malagoli Togliatti e Lubrano Lavadera, della Mazzoni, di Gulotta e il riconoscimento della SINPIA (Società italiana di neurologia e psichiatria dell’infanzia e adolescenza) orientano a confermare l’esistenza del “fatto clinico”.

    2. Abusi sui bambini e PAS
    di Francesco Montecchi
    In tutte le decisioni relative al fanciulli, di competenza delle Istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, del tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’Interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
    (dall’art. 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia)

    1. Le diverse forme di abuso
    Raramente il bambino abusato subisce una sola forma di abuso, ma, spesso, nel corso della sua vita sperimenta contemporaneamente più tipi di abuso. È per ciò che il termine “abuso ai bambini” da noi utilizzato è onnicomprensivo di tutte le forme di abuso, come traduzione della forma inglese child abuse. La classificazione sviluppata dalla nostra osservazione clinica dei bambini abusati e da noi seguita già dal 1991 (Montecchi, 1991; 1998; 2005) è stata recepita dalle Linee guida della Regione Lazio e della SINPIA (Società italiana di neurologia e psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) (v. tab. 1).
    L’ultima edizione delle linee guida della SINPIA (Società italiana di neurologia e psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza), inseriscono la PAS in una forma di abuso psicologico.
    Seguendo la nostra classificazione, relegare la PAS al solo abuso psicologico rischia di essere restrittivo: se osserviamo le diverse modalità di espressione dell’abuso, molte altre forme di abuso possono interessare trasversalmente la cosiddetta PAS, quali:
    — la patologia della somministrazione delle cure;— l’abuso sessuale;— la violenza assistita.
    Ci soffermeremo specificamente nell’incrocio tra PAS e patologia delle
    cure, e tra PAS e abuso sessuale.

    In tal modo si garantisce la relazione con un materno totalizzante, che lo solleva dal confronto e dalle richieste del mondo esterno, riceve in cambio l’illusione di avere una madre che può assicurargli quelle garanzie narcisistiche e affettive, che in realtà non ha mai avuto nella sua vita, essendo stato, invece, confermato sempre come oggetto materno, propaggine del corpo materno. Fin dall’inizio della sua vita, il bambino sviluppa una percezione alterata del corpo che, nel passaggio dal corporeo al mentale, si traduce in una dis-percezione emotiva, predisponendosi a un possibile destino psicotico.
    La SMP si incrocia con la PAS quando l’impossibilità della frequentazione del genitore rifiutato, in questo caso il padre, è motivata da una serie continua di asserite malattie che coinvolgono via via il minore, il quale si conforma alle descrizioni materne, talvolta con l’involontaria collusione dei medici e pediatri curanti che, non riconoscendo la reale situazione, rilasciano
    con facilità certificati di malattia.
    In un caso, seguito in psicoterapia, la madre eludeva le sedute con lo stesso stile con cui impediva le frequentazioni con il padre; quando doveva venire in seduta anziché venire in “analisi” (psicologica) portava la bambina a fare le “analisi”, ma del sangue; un’altra madre, portatrice su di lei della sindrome di MOnchausen, piuttosto che portare in terapia il figlio si sottopose a un inutile intervento chirurgico, invalidante per mesi, tale che non poté accompagnare il figlio in terapia. Ma sia nella casistica personale sia da parte di diversi autori (Rand, 1990) è stato proposto di considerare alcuni casi di false accuse di abuso sessuale su minore come espressioni della Sindrome di Miinchausen per procura.

    4. ABUSO SESSUALE E PAS
    Recentemente si sta assistendo a un incremento delle accuse di abusi sessuali compiuti dal padre o dal nuovo partner della madre a danno del minore, oppure all’accusa di far assistere quest’ultimo ai rapporti sessuali tra un genitore e il suo, o i suoi, partner. Queste accuse, qualche rara volta, hanno un fondamento di verità, altre, però, sono la proiezione e l’attribuzione all’altro coniuge di proprie esperienze o fantasie o paure, percepite come reali;
    altre volte ancora sono invece un’accusa consapevolmente espressa, anche se non vera, utilizzata per colpire, aggredire e danneggiare l’ex marito e in qualche raro caso l’ex moglie. Il bambino/a, specie se di età prescolare, subisce le descrizioni del genitore accusante, vi si identifica, assumendole come vere. In questi casi anche se non c’è stato un vero e proprio abuso sessuale, viene comunque operata una violenza psicologica e una sessualizzazione dei linguaggi.

    Tra i “sintomi”, il bambino-PAS offre la dichiarazione di avere subito, attenzioni sessualizzate, toccamenti, o veri e propri atti sessuali. Tali denunce, raggiungono di solito lo scopo di interrompere immediatamente le visite al genitore.
    Il genitore sostiene tali affermazioni elaborando alcuni dettagli che il figlio gli fornisce per convincersi che siano di tipo sessualizzato giustificando il rifiuto ad andare dall’altro. Una bambina-PAS affermava ripetutamente e accanitamente che il padre la “toccava” e perciò ne rifiutava le frequentazioni. La madre interpretava questo “toccare” in termini sessuali e lo enfatizzava per sostenere il rifiuto del padre. La madre con un pensiero centrato su tematiche sessuali le chiedeva ripetutamente se il padre la “toccasse” e la bambina alla fine, confermava. Nel corso del colloquio clinico le chiesi di spiegarmi cosa intendesse con “l’essere toccata”, con molta disinvoltura e sicurezza mimava il toccare in modo carezzevole la spalla. Nella mia casistica quasi la metà dei bambini PAS motivavano il rifiuto del genitore con la dichiarazione di abusi sessuali. Nel corso degli anni, quando ancora lavoravo all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ho trattato numerosissimi abusi sessuali, realmente subiti dai bambini, ma anche gli pseudo-abusi; la narrazione è spiccatamente differente: negli abusi, realmente subiti, il bambino è fortemente tormentato, ambivalente, sofferente a parlarne, mentre negli pseudoabusi manca la sofferenza ma c’è certezza, una sorta di recitazione; nei bambini-PAS osservati in cui veniva affermato un abuso o un maltrattamento, la modalità delle dichiarazioni e delle descrizioni non corrispondevano a quelle tipiche degli abusi veri, il bambino/a PAS li descrive con distacco, certezza, tranquillità come a recitare un copione e descritti con un linguaggio fortemente adultizzato. Ma gli pseudo-abusi che presentano le caratteristiche e il funzionamento dei bambini invischiati nella S. di Miinchausen per procura erano forme particolarmente gravi tanto da poterla individuare come forma clinica, e parlare di pseudo-abuso sessuale per procura come abbiamo segnalato e descritto già nel 2005 (Montecchi, 2005). Quest’intuizione è stata confermata anche da molti clinici che hanno esperienze di abusi sessuali e di S. di Miinchausen per procura che ritengono che la moderna SMP dovrebbe comprendere anche le false accuse di abuso sessuale che hanno luogo quando i genitori lottano per la custodia del figlio.
    L’interesse delle madri di questi bambini è particolarmente polarizzato sull’area della sessualità, queste donne spesso hanno subito nell’infanzia abusi o molestie sessuali o nel trans-generazionale ci sono segreti o contenuti non elaborati a contenuto sessuale (vedi cap. 4), trasferendo poi quest’esperienza sul figlio/a, che credono vittima di abusi sessuali. Questa convinzione ha le caratteristiche del “delirio lucido”, non recede né con la convinzione, né con il confronto con la realtà. Il pensiero mantiene nessi logici, si poggia su contenuti e forma del pensiero comune, tali da indurre, a un ascolto superficiale, una sensazione di credibilità. Il carattere delirante può trasparire
    se il colloquio clinico si prolunga nel tempo e in una situazione stressante, gradualmente la forma del pensiero si sfrangia. Quando i clinici, i periti e i neuropsichiatri non confermano l’abuso, queste madri proseguono a far visitare il proprio figlio/a, alla ricerca di un professionista che confermi la loro convinzione (e prima o dopo un professionista che lo certifica lo trovano); nella casistica personale le madri accettavano in modo fittizio la psicoterapia perché prescritta dall’area giudiziaria, con la finalità non di curare ma aspettando che il bambino/a “recitasse” in seduta gli abusi sperimentali, tale da crearsi una base per sostenerlo in modo forte a livello legale (se lo racconta allo psicoterapeuta ha una maggiore veridicità!).
    In tutte le forme, tipiche e atipiche, l’ulteriore elemento psicotizzante è rappresentato dal fatto che le descrizioni del genitore accusante, determinano una distorsione dei processi di memoria del bambino/a, convincendosi delle descrizioni che ascolta, vengono poi riferite come certe. È facile immaginare, oltre ai danni psicologici, anche i danni morali e sociali, a cui questi bambini sono esposti se un clinico o magistrato ritengono verosimili le loro descrizioni.

    5. Ma negli pseudo-abusi e nella (cosiddetta) PAS, i bambini sono protetti?
    La magistratura e i servizi, a fronte di un’accusa di sospetto abuso sessuale o maltrattamento fisico, assumono iniziative di protezione per il bambino/a sospendendo cautelativamente la frequentazione con il genitore sospetto abusante, fin tanto che non si conclude l’indagine, perlopiù in tempi
    lunghissimi. La maggior parte di queste situazioni si concludono con l’archiviazione, ma non si esauriscono, perché il genitore accusante si impegna in un’ esca/ation giudiziaria, per esempio si oppone all’archiviazione e cerca di raccogliere altre prove (funzionando o
    come nella S. di Miinchausen per procura o come nel funzionamento querulomanico) e talvolta, dopo molto tempo, riesce anche a ottenere un rinvio a giudizio dell’ex coniuge.
    Sembra, però, che il bambino debba essere protetto solo se ha un coinvol#gimento del corpo (abuso sessuale o maltrattamento fisico). Ma quando c’è un sospetto falso abuso o un sospetto di PAS, che hanno una ricaduta certa sullo sviluppo emotivo:

    PERCHÉ NON VIENE PROTETTO ANCHE IN QUESTI CASI E NON GLI SI DA LA GARANZIA DELLA CURA?
    COME VIENE PROTETTO DAL RIMANERE IN QUESTO CONTESTO DI SOTTILE FOLLIA LUCIDA?
    PERCHÉ I MAGISTRATI EMETTONO PROVVEDIMENTI DI PROTEZIONE A FRONTE DI UN SOSPETTO ABUSO SESSUALE E MALTRATTAMENTO, E NON RICONOSCONO IL DIRITTO A ESSERE PROTETTO ANCHE IN UN SOSPETTO PSEUDO-ABUSO E SOSPETTA PAS?
    QUESTI BAMBINI NON SOLO VIVONO PRIVATI DI UN GENITORE MA RESTANO IN UN CONTESTO PSICOLOGICAMENTE ABUSANTE CHE LI SEGNANO A UN DESTINO PSICOPATOLOGICO E, COMUNQUE, SARANNO ADULTI “ROTTI” NELL’ASSUNZIONE DEL RUOLO SOCIALE E GENITORIALE.
    Ma, attenzione a non fraintendere questi interrogativi e queste affermazioni! Non si sta perorando la causa dei genitori che reclamano il loro diritto alla genitorialità né a sostenere i diritti dei genitori, ma ci si sta centrando esclusivamente sui bisogni e gli interessi dei minori e al loro diritto alla salute emotiva.
    Come giustamente afferma Malagoli Togliatti (2005), in Italia si tende a riconoscere e a denunciare la presenza della sindrome solamente quando questa appare con tutta la sua evidenza e problematicità, ma anche in queste situazioni vediamo iniziative di protezione molto, molto raramente.

    • Abbia pazienza, io le ho messo un link nel quale le dimostro che non solo ho letto Gardner, ma nel quale spiego – portando ad esempio alcuni suoi scritti – perché il suo modo di argomentare (di Gardner) non solo ha molto poco di scientifico, ma le sue deduzioni sono prive di logica.
      Prima i cosiddetti esperti di Pas hanno speso tempo e denaro per ottenere che la Pas ottenesse dignità nosologica dal DSM (basta pensare al lavoro del Dottr Bernet in proposito, e alle dichiarazioni di qualche anno fa, quando a destra e a manca si annunciava che presto la sindrome sarebbe stata nella nuova edizione del DSM) e poi, quando hanno perso la battaglia e la sindrome di alienazione genitoriale non è stata accolta nel manuale hanno iniziato ad affannarsi a spiegare che non era poi così importante.
      Patetico. Mi perdoni pertanto se non perdo tempo a leggere cosa ha scritto. Ho già letto “La volpe e l’uva” di Esopo sull’argomento.
      Io penso che nulla possa darci la misura di quanto la Pas non sia che uno strumento creato ad arte per ottenere determinati risultati, quanto lo fa proprio la dichiarazione del Dottr Bernet dopo la sconfitta: “The actual words “parental alienation” are not in DSM-5, but there are several diagnoses that can be used in these cases. I would say the “spirit” of parental alienation is in DSM-5, even if the words are not.” Lo spirito! Quanto è scientifico questo modo di ragionare, non trova? “Ci sono diverse diagnosi che POSSONO ESSERE USATE”: questo che cosa le dice? La Pas non è una malattia, un disturbo, un problema relazionale, non è niente di tutto questo: è uno strumento.
      Quello che dovreste fare, voi esperti, è dare un’occhiata ai danni che stanno facendo le vostre teorie alle persone. Occuparvi dei pazienti che pretendete di “curare”, invece di citarvi l’un l’altro beandovi del vostro fraseggiare privo di contenuti.
      Di persone che soffrono a causa dell’accanimento di gente come lei ce ne sono fin troppe.
      Persone come Alanna: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/24/alanna/
      Rebecca: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/21/rebecca/
      Jennifer: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/19/jennifer/
      Damon: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/02/26/lappello-di-damon/
      o Alycia, che a causa delle vostre teorie è addirittura morta: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/02/22/errori-che-costano-la-vita/
      Le vittime delle vostre teorie cominciano a farsi sentire sentire, caro anonimo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/25/i-giudici-si-servono-di-una-teoria-controversa-per-punire-le-madri-che-denunciano-gli-abusi/
      E prima o poi la loro voce sarà più forte dei vostri sofismi, e chi dovrà confrontarsi con la realtà sarete voi. I bambini che rivittimizzate oggi saranno i ragazzi che punteranno il dito contro di voi domani, come sta accadendo negli Stati Uniti.

      P.S. alunni??? Sono certa che non ci conosciamo. Sono sicura di non conoscere nessuno come lei, fuori dal web. Se pensa che io sia qualche sua collega, o conoscente, le assicuro che non è così: ho controllato, non abitiamo nella stessa zona d’Italia.

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        Signora Ricciocorno Schiattosa, ho capito.
        Doveva scrivere sul blog: “Cciò raggione comunquo io”.
        E rispondere così ad ogni intervento.
        Facevamo prima tutti.

        Ciao, Professore’!

      • Io non ne ho bisogno. Quello che sente il bisogno di darsi dell’intelligente da solo è lei.

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        PS: Ho dimenticato una cosa.
        Questa. E forse l’ha dimenticata anche lei: 🙂 🙂 🙂

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        Professore’!
        Ma si è corretta da sola?

        Brava!
        Mi aveva scritto che il patetico ero io e poi l’ha cancellato (sostituito con la frase: “Quello che sente il bisogno di darsi dell’intelligente da solo è lei.”)
        Vede? Ogni tanto si accorge dei suoi errori! Continui così!!!

        🙂 🙂 🙂

      • Si, non mi va di essere offensiva. Se chi commenta è deciso ad abbassare il livello della conversazione, non devo lasciarmi tentare.

      • Ma professoressa è ironico? Sta per “maestrina dalla penna rossa”? Perché se ho ceduto alle provocazioni di prima, guardi che ho preso una tisana e può inserire tutti i commenti che vuole, che tanto non la insulterò più.

  11. Andrea Mazzeo ha detto:

    Quindi questo anonimo è pure uno che non appoggia. Appoggia solo se stesso.
    Anonimo dalla notevole intelligenza:
    1) La mistificazione e la manipolazione è la caratteristica di tutti quelli come lei. La PAS non è mai stata presa in considerazione dalla comunità scientifica internazionale sin dalla sua formulazione. L’articolo di Gardner non è stato pubblicato su riviste scientifiche ma su una rivista di opinioni, priva di qualsiasi validità scientifica. Tutta la cosiddetta letteratura cui lei fa riferimento per sostenere la PAS è solo del ciarpame inutile, ripetizione a pappagallo sempre degli stessi concetti. L’obiettivo dei sostenitorei della PAS è solo e soltanto quello di far soldi sulla pelle dei bambini. I DSM li lasci stare, non è materia per lei, ripete a pappagallo le minchiate dei vari tromboni che hanno tutto l’interesse a mantenere in piedi il business della PAS.
    2) La sua presunzione è pari alla sua ignoranza, che è notevole. Maglietta è ingegnere, ha insegnato Fisica della materia all’Università di Firenze; il giurista dilettante adesso ha la pretesa di riciclarsi come mediatore familiare. Un po’ confuso mi sembra. Saprà bene come siamo riusciti a bloccare nella scorsa legislatura i suo progetti di legge, bloccheremo anche gli attuali.
    3) Liberissimo di amare la PAS-spazzatura, di fatto sconfessata dal Ministro della salute, rigettata dalla Corte di Cassazione e di recente distrutta dal Tribunale di Milano che non ha ammesso alcun accertamento istruttorio (legga CTU) in merito alla cosiddetta PAS perché priva di fondamento scientifico. Quindi la PAS è morta e sepolta. E chi dovesse ancora utilizzarla nelle CTU sarà denunciato per colpa grave, negligenza e imperizia; e mi farò parte attiva perché questi soggetti vengano denunciati uno per uno.
    4) Mi sembrate come quei giapponesi che hanno continuato a mantenere le posizioni ignorando che la guerra era finita da tempo; siate coerenti, fate harakiri, farete un servizio alla società, almeno.
    5) Montecchi, ma anche Volterra e altri, non hanno mai saputo cosa fosse la PAS in tutta la loro vita professionale altrimenti ne avrebbero parlato nelle loro pubblicazioni, poi in vecchiaia hanno sposato la teoria infame della PAS, capendo così che potevano arrotondare la pensione; scherzi della vecchiaia.
    S’era partiti dal fatto di stabilire se ai genitori violenti o abusanti deve essere consentito l’accesso ai figli che non vogliono vederli. L’anonimo ha creato un fuoco di sbarramento per evitare di rispondere a questa domanda; poiché non si può non comunicare, è evidente che ha risposto uguamente. La sua risposta è sì, ai genitori violenti o abusanti deve essere consentito l’accesso ai figli. Chissà se lui è del primo tipo o del secondo.

    • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

      Signor Mazzeo, perché si mette a scrivere di cose che non sa e non sa nemmeno argomentare?

      Lasci perdere, su.

      Per completezza (e anche per non lasciar spazio ai dubbi che lei insinua), dico la mia sul diritto di visita.

      Al genitore abusante NON deve essere consentito il contatto col figlio.
      Al genitore NON abusante -fra cui quello accusato falsamente di abusi- DEVE essere consentito il contatto col figlio.

      Chi deve stabilire se abuso c’è stato o no?
      Un Tribunale (nel caso avvalendosi di esperti scelti dal magistrato).

      L’abuso è solo quello sessuale o fisico?
      No. Secondo me ha ragione Montecchi (che lei con troppa facilità, e con una logica che fa sorridere, liquida insieme all’autrice del blog, ): la falsa accusa è una grave forma di abuso.

      A proposito, signor Mazzeo… ma non è che lei per caso è così arrabbiato perché una volta ha perso una perizia in tema di PAS?
      O mi sbaglio?

      Bye bye…!

      • Caro Anonimo, ha sentito che in Spagna si stanno mobilitando contro chi diffonde il mito delle false accuse?
        http://www.elmundo.es/espana/2014/12/28/549efdf3268e3ed01a8b457b.html?cid=SMBOSO25301&s_kw=facebook
        “Il Governo emenderà l’art.510 del Codice Penale per sanzionare l’apologia machista.
        E’ stata aggiunta oltre alle diverse discriminazioni già presenti nel citato articolo ( omofobia o contro le identità di genere – transessuali) quella per “ragioni di genere”, come sanzionatoria della violenza machista, con una pena che prevede ” il carcere e da uno a quattro anni e una multa da 6 a 12 mesi, per chi fomenta, promuove, incita direttamente o indirettamente o distribuisca diffonda o venda scritti, contro un gruppo o una persona per ragioni di genere”.
        ” Si tratterà – spiega la delegata del governo contro la Violenza di Genere, Blanca Hernández, di includere qualunque comportamento che supponga violenza di genere, in un senso più ampio, intesa come violenza contro la donna per il solo fatto di essere tale, come rileva l’ONU”.
        Marta González lancia la casistica. “Alcune associazioni di padri separati scrivono che le denunce in Spagna sono false [0.020%, invece, per la Procura di Stato) e che le donne denunciano per prendersi tutto.Questi gruppi con la nuova ammenda, potranno essere adesso perseguiti”.
        Se il Parlamento approverà l’emendamento governativo, sarà punibile con il carcere o con un’ammenda,la giustificazione o apologia del reato, l’umiliazione o il disprezzo, l’incitamento o la promozione dell’odio, il favoreggiamento di un clima di ostilità o di produzione di materiale che dà luogo a questi comportamenti …per ragione di genere.”
        Diffondere che false accuse di violenza e abusi su minori (come ha fatto Gardner nei suoi testi) è alla radice di tutti quei delitti che si consumano dopo che chi voleva solo difendersi e difendere i propri figli aveva disperatamente cercato aiuto proprio in quei Tribunali chiamati a deliberare: penso alla morte di Rosi Bonanno, o la morte dei piccoli Andrea e Davide per mano del padre Pasquale Iacovone.
        L’ “isteria collettiva” di cui parlava Gardner riferendosi alle false accuse abusi sui minori è stata ampiamente confutata dai numeri. E chi ha i numeri dalla sua parte non ha bisogno di servirsi di attacchi personali, come fa lei.

  12. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Si figuri! A me da Crescere Insieme mi hanno espulso più di dieci anni fa!
    Lo sa perché?

    Beh… La signora Ricciocorno non ci crederebbe mai: non ero d’accordo sul condiviso.
    Ero contro.

    Giuro: non ero d’accordo sul condiviso e lì il dissenso era praticamente vietato…
    Ma questa è tutta un’altra storia….

  13. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Anonimamente Anonimo Come Lei (entrando in classe come al solito in ritardo):
    – Professore’, buongiorno! 🙂 –

    Professore’ (dalla cattedra, senza alzare gli occhi dal registro):
    -Sempre irritante e provocatorio lei!-

    Anonimamente Anonimo Come Lei (sedendosi):
    -Professore’, non ci badi, so’ sofismi anche i miei, come quelli del Montecchi…

    “Professore'” (guardandolo fisso e col dito puntato):
    -Sofismi? I miei sono argomenti scientifici! Lo dicono tutte le mie lettrici, anche quelle australiane! E poi, lei li ha fatti i compiti? Quelli che le avevo consigliato stanotte?-

    Anonimamente Anonimo Come Lei (cadendo dalle nuvole):
    -Quelli su Maglietta? Le mie avventure a Crescere Insieme? …

    “Professore'” (guardandolo fisso e col dito puntato):
    -Quelli! Se ci dice qualcosa io e Mazzeo le abboniamo tre anni di critiche e dileggi sul WEB!-

    Anonimamente Anonimo Come Lei (pensandoci su):
    -…. Senta… Le prometto che le racconterò qualcosa a patto che… -si interrompe, gli sovviene in mente qualcosa e…: -Comunque la mia vicenda con Crescere Insieme non è certo la sola: anche altre associazioni di genitori e/o padri separati hanno avuto reazioni simili. E’ che il mondo dei separati ha logiche veramente …emblematiche, e, mi perdoni, questo stesso blog ne è una prova.-

    “Professore'” (interrompendolo tutta irritata, e puntandogli contro la matita rossa e blu): -Ma lei deve sempre provocare? Sempre argumenti ad hominem?-

    Anonimamente Anonimo Come Lei (sghignazzando): -Se ogni volta che dico la mia per lei è una provocazione… si, provoco sempre. Comunque… Le racconterò qualcosa del Marino Nazionale solo se lei mi pubblica un suo bel commento su questa …tragica (per lei) notizia:

    http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2669408/Rise-female-relationship-terrorists-Study-finds-women-controlling-aggressive-partners-men.html

    che fa capo a questo …ehm… obbrobrio qui:
    http://www.bps.org.uk/news/women-more-aggressive-partners-men

    e, ovviamente, se provvede a segnalare Elizabeth Bates (una donna!!!) e la sua equipe alle Autorità spagnole per le denunce del caso!!!

    Le do il link un documento che conforta la mia attitudine alla provocazione:
    Dimostra che “La maggioranza delle donne che vivono in coppia ritiene di avere lo stesso potere decisionale del partner in molte delle decisioni che riguardano la vita quotidiana, ossia chi frequentare (86,6%), cosa fare nel tempo libero (85,2%), dove andare in vacanza (83,5%) e come educare i figli (83,1%).”

    http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20060821_00/testointegrale.pdf

    La domanda (che non è mia, ma ho rubato a un altro) è: come fa a esserci tanta violenza contro la donna, nella coppia, se usualmente la violenza è considerata come un modo per cercare di esprimere un potere, e in questa ricerca tra l’80% ed il 90% delle donne ammette invece di avere, per le tematiche familiari più importanti, lo stesso potere degli uomini, all’interno della coppia?

    La prego!
    Mi posti uno dei suoi bellissimi post, e mi spieghi l’arcano. E mi spieghi anche l’arcano di quella ricerca lì… Se la sono comprata le lobby dei padri separati, vero? l’hanno finanziata loro, insieme ad un gruppo di imputati per stalking e violenze…

    ….Vabbè, vabbè, smetto subito di fare della trucida (per lei) ironia. Il fatto è che quella ricerca, e lo studio Istat, devono avere una spiegazione. O no? Mi da il suo parere?

    Giuro che mentre parla prendo appunti, Professore’. E poi le scrivo qualcosina su Crescere Insieme & Gli Altri (bbboni pure quelli!)…

    Saluti!

  14. maria serena ha detto:

    io invece chiedo solo una cosa: ma se per i padri separati il 70-80-90% (ogni giorno c’è una percentuale nuova) delle accuse sono false,ma questi sono per la parità,come mai non li vedo mai parlare di quel 30-20-10% di accuse vere? come mai non li sento mai yuonare contro quei genitori violenti davvero che rendono difficile la credibilità di tutti gli altri? non fate prima a scrivere che il 500mila% delle accuse sono flase?

  15. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Buon Anno!
    E grazie per la censura!
    Era un commento simpatico anche se ironico, e dunque… non è stato apprezzato.

    Le auguro dunque uno splendido 2015 per lei. Anche se non ci crede, sono auguri davvero sinceri.
    Il “nemico” (ovviamente mi riferisco solo al fatto che abbiamo concezioni culturali profondamente diverse e apparentemente in conflitto, circa la situazione sociale di adesso) va sempre trattato con simpatia.

    Mt., 11 In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza.
    12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
    13 Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi.
    14 Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.

    • Ma che censura, ero in vacanza…Questa è paranoia!

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        Allora, intanto cerchi di andarci piano con le parole, e si ricordi che se si desse a lei della paranoica, si arrabbierebbe e ululerebbe alla violenza di …genere.

        Dunque si informi.
        Allora: poche ore dopo l’ultimo commento con cui mi rispondeva, ho postato queste righe, che non sono mai comparse.
        L’ho fatto due volte, e il suo blog mi ha pure risposto che stavo raddoppiando l’invio.
        A me, pertanto, l’invio risultava.

        Se il suo blog non funziona non dia subito del paranoide a me, perché potrebbe risultare che invece lo è lei.

        ECCO COSA AVEVO SCRITTO IN RISPOSTA AL SUO COMMENTO:
        “Ecco, magari questa è una storia che ci interessa di più…” [riferita ai miei rapporti con Crescere Insieme]:

        – SCENE DA UNA VIOLENZA
        Anonimamente Anonimo Come Lei (entrando in classe come al solito in ritardo):
        – Professore’, buongiorno! 🙂 –

        Professore’ (dalla cattedra, senza alzare gli occhi dal registro):
        -Sempre irritante e provocatorio lei!-

        Anonimamente Anonimo Come Lei (sedendosi):
        -Professore’, non ci badi, so’ sofismi anche i miei, come quelli del Montecchi…

        “Professore'” (guardandolo fisso e col dito puntato):
        -Sofismi? I miei sono argomenti scientifici! Lo dicono tutte le mie lettrici, anche quelle australiane! E poi, lei li ha fatti i compiti? Quelli che le avevo consigliato stanotte?-

        Anonimamente Anonimo Come Lei (cadendo dalle nuvole):
        -Quelli su Maglietta? Le mie avventure a Crescere Insieme? …

        “Professore'” (guardandolo fisso e col dito puntato):
        -Quelli! Se ci dice qualcosa io e Mazzeo le abboniamo tre anni di critiche e dileggi sul WEB!-

        Anonimamente Anonimo Come Lei (pensandoci su):
        -…. Senta… Le prometto che le racconterò qualcosa a patto che… -si interrompe, gli sovviene in mente qualcosa e…: -Comunque la mia vicenda con Crescere Insieme non è certo la sola: anche altre associazioni di genitori e/o padri separati hanno avuto reazioni simili. E’ che il mondo dei separati ha logiche veramente …emblematiche, e, mi perdoni, questo stesso blog ne è una prova.-

        “Professore'” (interrompendolo tutta irritata, e puntandogli contro la matita rossa e blu): -Ma lei deve sempre provocare? Sempre argumenti ad hominem?-

        Anonimamente Anonimo Come Lei (sghignazzando): -Se ogni volta che dico la mia per lei è una provocazione… si, provoco sempre. Comunque… Le racconterò qualcosa del Marino Nazionale solo se lei mi pubblica un suo bel commento su questa …tragica (per lei) notizia:

        http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2669408/Rise-female-relationship-terrorists-Study-finds-women-controlling-aggressive-partners-men.html

        che fa capo a questo …ehm… obbrobrio qui:
        http://www.bps.org.uk/news/women-more-aggressive-partners-men

        e, ovviamente, se provvede a segnalare Elizabeth Bates (una donna!!!) e la sua equipe alle Autorità spagnole per le denunce del caso!!!

        Le do il link un documento che conforta la mia attitudine alla provocazione:
        Dimostra che “La maggioranza delle donne che vivono in coppia ritiene di avere lo stesso potere decisionale del partner in molte delle decisioni che riguardano la vita quotidiana, ossia chi frequentare (86,6%), cosa fare nel tempo libero (85,2%), dove andare in vacanza (83,5%) e come educare i figli (83,1%).”

        http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20060821_00/testointegrale.pdf

        La domanda (che non è mia, ma ho rubato a un altro) è: come fa a esserci tanta violenza contro la donna, nella coppia, se usualmente la violenza è considerata come un modo per cercare di esprimere un potere, e in questa ricerca tra l’80% ed il 90% delle donne ammette invece di avere, per le tematiche familiari più importanti, lo stesso potere degli uomini, all’interno della coppia?

        La prego!
        Mi posti uno dei suoi bellissimi post, e mi spieghi l’arcano. E mi spieghi anche l’arcano di quella ricerca lì… Se la sono comprata le lobby dei padri separati, vero? l’hanno finanziata loro, insieme ad un gruppo di imputati per stalking e violenze…

        ….Vabbè, vabbè, smetto subito di fare della trucida (per lei) ironia. Il fatto è che quella ricerca, e lo studio Istat, devono avere una spiegazione. O no? Mi da il suo parere?

        Giuro che mentre parla prendo appunti, Professore’. E poi le scrivo qualcosina su Crescere Insieme & Gli Altri (bbboni pure quelli!)…

        Saluti!

      • La paranoia, secondo il Dsm, è quella psicosi caratterizzata da diffidenza e sospettosità nei confronti degli altri, al punto che che le loro intenzioni vengono interpretate come malevole.
        Ovviamente io non intendevo diagnosticarle niente, visto che il termine è entrato nel tempo nel linguaggio comune: “sono in paranoia” è solo un modo di dire, che per chi si esprime così rappresenta uno stato d’animo, un momento di crisi, e non certo una patologia.
        Ho scelto il termine “paranoia” non con l’intento di offendere qualcuno – certo non pensavo lei fosse così ipersensibile, dato il tono dei suoi commenti, che non si possono definire pervasi dal rispetto per il suo interlocutore – ma per sottolineare il vittimismo dei suoi interventi.
        E’ già la seconda volta che si lamenta immotivatamente di non potersi esprimere liberamente in questo blog, nonostante lo abbia riempito di chilometriche osservazioni. Le è stato risposto con pazienza, anche quando le sue argomentazioni erano palesemente illogiche e pretestuose (ad esempio il ribadire la pertinenza delle sottrazioni dei bambini aborigeni).
        Lei mi attribuisce intenzioni malevole (il volerla censurare, zittire) senza alcuna ragione. Le sembra tanto inappropriato il termine paranoia? Allora mettiamoci “malafede”. Le suona meglio?
        Come ebbe a dire un’altra donna, tempo fa, “io non sono una donna a sua disposizione”: non sono qui in attesa dei suoi illuminati commenti, e li pubblico (eventualmente, a mia discrezione, perché questo è il mio blog e io decido cosa è interessante e cosa no), quando posso, ma soprattutto non scrivo in questo blog per convincere lei di qualcosa. Lei non è il mio unico lettore né il mio unico interlocutore. Questo blog non è per lei.
        Che esista la violenza di genere è una cosa tanto fastidiosa – per gli uomini come per le donne – che esistono innumerevoli studi che si sforzano in tutti i modi di negarla. Se i dati concreti – i ricoveri in ospedale, le denunce, gli omicidi – ci riportano spietatamente una realtà in cui il maschio è il perpetratore e la femmina è la vittima, ci sono una infinità di “interviste” che mirano a dimostrare che la donna in realtà è altrettanto “cattiva”.
        Il problema è che l’errore sta nell’analisi che si fa sia dei dati concreti sia delle interviste: non è mai stata una gara a chi è più cattivo, o manipolatore, o aggressivo, se l’ “uomo” o la “donna”. Ad essere indagato dal femminismo non è la natura dell’essere umano, e certo il femminismo non mira ad attribuire dei ruoli sulla base del genere (le donne sono “buone”, gli uomini sono “cattivi”); il femminismo analizza il sistema patriarcale, e la domanda non è “chi è più cattivo? Il maschio o la femmina?” (questa è una domanda cretina, così sciocca che non sto neanche a spiegare perché), ma le domande che pone il femminismo sono “è vero che il sistema patriarcale si serve della violenza per perpetuare uno stato delle cose caratterizzato dalla diseguaglianza? Il genere maschile è titolare di una serie di privilegi?”. La risposta a queste domande è si.
        Le linko qui (ma lo faccio più che altro per gli altri lettori) un articolo che affronta il problema della non coerenza dei dati da lei sollevato dal punto di vista metodologico: http://www.ncdsv.org/images/male_dv_victims1.pdf

  16. ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

    Vede, mia cara figliola,
    mia madre veniva (adesso è morta), da una terra del Sud spaventosamente arretrata e chiusa alle volontà femminili.
    Rimase orfana a pochi anni.
    Il fratello maggiore, ormai capofamiglia e laureato, le voleva ovviamente impedire di studiare perché, diceva, “se vai all’Università i maschi ti guardano”.
    Nei suoi piani c’era che lei vivesse con lui e sua moglie per accudire lui insieme alle sorelle della moglie (se l’era scelta bene!!!)

    Quando mia madre si iscrisse all’Università, pianse giornate intere all’idea di mia madre “guardata dagli altri uomini”.

    Mia madre -donna di straordinaria intelligenza (e mi dispiace dirlo, ma me l’ha lasciata in dono)- si laureò (1939) in una materia scientifica (quattro donne a frequentare: gli altri “…tutti masculi, jerano”) e divenne assistente universitaria in matematica.
    Data l’ostilità del fratello, viveva -le parlo del Sud profondo- da sola (scandalo).
    Lavorava (altro scandalo) per pagarsi gli studi, e studiava la notte. Si sposò difatti in ben tarda età.

    Quando lei era nata il padre, morto una diecina d’anni dopo, era al confino per una serie di discorsi antigovernativi.
    Successivamente, fu uno dei primi nella zona ad avere una scorta perché col suo lavoro aveva calpestato interessi di stampo mafioso nel suo lavoro.
    La famiglia è questa.

    Ma mia madre -che aveva comunque un bel mucchio di difetti come me e tutti- mi ha insegnato che di fronte alla irriducibile volontà e specificità del singolo che pretende di esprimersi, non ci sono culture patriarcali che tengano.
    Se c’è un messaggio che libera dall’oppressione, io credo sia questo.

    E con questo saluto anche le ragazze di FEMMINISMO A SUD con i cui ragionamenti non raramente mi trovo allineato

    • Vede, il singolo può decidere di lottare esclusivamente per se stesso (lasciando intatto il sistema), o di lottare per cambiare un sistema ingiusto.
      Io appartengo alla seconda categoria.

      • ANONIMAMENTE ANONIMO COME LEI ha detto:

        Lei usa troppe illusioni di alternative, professore’.

        Da cioè troppo per scontato che i suoi assiomi siano dimostrati e validi. E da le letture che più servono alla sua volontà di conflitto.

        Nello specifico, in primis NON AMMETTE che la cosiddetta “CULTURA PATRIARCALE” sia in realtà molto meno granitica e imbattibile, anche di fronte ad un solo individuo che sappia combatterla.

        Le ho appena fornito invece un esempio molto chiaro., ma lei ha rigirato la risposta.

        Secondo punto: invece di accettare che anche un singolo impegno ha valore, risponde facendo una predica sul piano dell’impegno etico e della condivisione della lotta.

        In questo modo, si elegge a punto di riferimento etico e operativo, e mi da (e lo da a mia madre) dell’individualista egoista.
        L’ho vista già altre volte ignorare i punti di non conflitto con l’interlocutore: lei deve sempre vedere la guerra e l’errore, quando dall’altra parte c’è uno che non è in totale accordo con lei (e, soprattutto, non lo è sul suo tema di fondo: siamo dominati da un sistema patriarcale di cui tutte le donne sono per forza vittime, con evidenti allusioni alla malignità esclusiva del mondo maschile -altrimenti mi porti un suo post in cui ha criticato una donna).
        Con me, ad esempio, lo ha fatto col condiviso: si è guardata bene dal notare che sono in disaccordo sul condiviso e davo RAGIONE A LEI.

        E poi chi le ha detto che mia madre non ha partecipato a momenti collettivi di ripensamento dei ruoli femminili?
        Le fa comodo SCRIVERLO SENZA AVER NEMMENO CHIESTO, così da farsi tornare l’unica possibilità di critica che le rimane (fustigazione per chi lotta solo per se stesso e non anche per gli altri, sviando sul moralismo un dato di fatto: il sistema patriarcale, ammesso che esista e non sia della Madre in quanto tale, ha crepe che il singolo può sfondare).

        E’ infatti falso che chi lotta per se stesso lotti ESCLUSIVAMENTE per se stesso.
        Ed è ancor di più falso che in tal modo LASCI INTATTO un sistema.
        Ed è oltretutto falso che solo perché non lo si scrive è vero.

        Questo le serve per poter non ammettere che la ragione può stare anche nelle mie posizioni: ha bisogno di un nemico integrale, funzionale al suo ruolo di severa notatrice delle colpe maschili.

        L’esempio di mia madre dimostra invece non solo che un sistema patriarcale può essere messo in discussione anche da un solo individuo, il cui esempio diventa una condivisione e crea un riferimento per chi viene dopo, ma anche che anche fra chi non è affatto d’accordo con lei ci sono persone che condividono alcune prospettive sul ruolo femminile. Solo impostano il problema da un altro punto di vista.

        Ma lei ha bisogno di NEMICI CHE SIANO SEMPRE NEMICI, e trova cosi’ sempre modo di ammannire i suoi moralismi e i suoi presupposti a chi non e’ sempre d’accordo con lei.

        La verità è che la sua è una posizione PERICOLOSISSIMA E DISTRUTTIVA PROPRIO DELLA AUTONOMIA FEMMINILE, perché lei TOGLIE A CIASCUNA DONNA LA POSSIBILITA’ DI ESSERE SINGOLARMENTE E REALMENTE AUTONOMA (e non solo inutilmente rabbiosa) nella vita di tutti i giorni, se non inserita nel contesto di pensiero, riferimenti, operatività che LEI definisce adeguato

        Sono gli individui che cambiano i sistemi: le segnalo dunque, al proposito, Erin Pizzey, Wendy McElroy e, di nuovo, FEMMINISMO A SUD.

      • Io non Le ho chiesto niente di sua madre e non ho scritto niente di sua madre. Inventarsi che ho insultato sua madre! Veramente patetico.
        Non ho mai scritto che la cultura patriarcale è granitica e imbattibile (se lo pensassi, non sarei qui a cercare di demolirla. Lei disconosce la logica. Sappia che è questo che il femminismo si propone: distruggere il patriarcato, annientarlo, eliminarne ogni traccia residua).
        Lei non ha elementi per stabilire di cosa io ho bisogno, non mi conosce non sa nulla di me, e non credo che avrà mai occasione di conoscermi.
        Lei dà per scontato che la mia pazienza sia infinita. Non è così.
        L’unica verità che mi sento di presupporre senza averne le prove è che lei vuole avere l’ultima parola. Ma non la avrà. E sa perché? Perché questo è il mio blog. Ed ora la accompagno gentilmente alla porta. Buona serata.

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