Bagnasco: non ci casco

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Da un articolo di Repubblica: Bagnasco parla poi con “sgomento” del rinascere di una “logica distorta e ideologica”. In questa – dice – si “innesta la recente iniziativa, variamente attribuita, di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado”. Contro l’iniziativa il presidente dalla Cei usa parole dure: “In teoria – ha spiegato l’arcivescovo di Genova – le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta -, in realtà mirano a ‘istillare’ (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre... Parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte”. Bagnasco parla dell’iniziativa come “di lettura ideologica del ‘genere’ – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni.

Vi pregherei di mettere a contronto le parole del Cardinale Angelo Bagnasco con una recente notizia dagli USA: una bambina di 8 anni, Sunnie Kahle, di Timberlake, Virginia, è stata espulsa dalla scuola che frequentava con queste motivazioni

“We believe that unless Sunnie as well as her family clearly understand that God has made her female and her dress and behavior need to follow suit with her God-ordained identity, that TCS is not the best place for her future education.”

Traduco: Riteniamo che finché Sunnie e la sua famiglia non comprendono che Dio l’ha creata femmina e che i vestiti che indossa e il suo comportamento debbono adeguarsi con l’identità sessuale che Dio le ha dato, la TCS non è il posto più adatto alla sua educazione.

Che cosa ha combinato questa monella di una Sunnie?

“…she wants to wear pants and shirt, and go out and play in the mud…”

Traduco: vuole indossare pantaloni a maglietta, correre fuori e giocare nel fango.

Questo la rende, secondo chi ha deciso di cacciarla da scuola, una bambina  “confused about whether she is a boy or girl”, cioè una bambina confusa a proposito della sua identità sessuale.

Sunnie è disperata per essere stata cacciata da scuola:

“She cries every morning to get on the bus. She cries when she comes home because she wants to go back to Timberlake Christian with her friends.”… , “Sunnie says, I’m a girl. I know I’m a girl.”

Piange ogni mattina. Vorrebbe tornare nella scuola dove ha lasciato i suoi amici. Dice: sono una bambina, lo so che sono una bambina.

Ma non si possono ammettere simili ideologie dittatoriali e discriminatorie in un accogliente ambiente cristiano: Sunnie è fuori, perché il suo comportamento irrispettoso nei confronti di ciò che Dio le ha dato turba “the classroom environment“, l’ambiente scolastico.

Sunnie e il suo bizzarro modo di essere rischiano di instillare negli altri bambini il pregiudizio che alcune femminucce non sono interessate a vezzosi abitini pieni di fiocchi e paillettes, e che, invece di organizzare dei parties nelle villette rosa che hanno costruito con il loro lego-friends popolato di fiori e teenagers, amano giocare a calcio in giardino insieme ai maschi…

Dove andremo a finire?

Se Sunnie oggi piange… ben le sta. Ci penserà due volte a tagliarsi io capelli in quel modo di nuovo.

A questo punto vorrei darvi un assaggio della pericolosa ideologia del genere veicolata da quegli strumenti del demonio che sono i libretti incriminati. Da quello scritto per le scuole medie, un peccaminoso assaggio:

Gli insegnanti che si impegnano in questo lavoro dovrebbero cercare di:

Promuovere negli studenti la conoscenza della diversità, mostrando dei modelli attraverso la letteratura, il cinema o delle lezioni condotte da ospiti esterni. L’insegnante dovrebbe cercare di scegliere libri (o suggerire film o serie televisive) in cui ci sono uomini e donne, così come famiglie, diversi dallo stereotipo da pubblicità. Può eventualmente cercare degli ospiti esterni per parlare in classe, ad esempio un soldato donna.
Non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assuma che l’eterosessualità sia l’orientamento ‘normale’, invece che uno dei possibili orientamenti sessuali). Tale punto di vista, ad esempio, può tradursi nell’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà.
Non dividere gli studenti (ad esempio per fare un compito) in ragazzi e ragazze, o non assegnare attività diverse a seconda del sesso biologico.
Usare un linguaggio rispettoso quando si parla degli studenti, delle loro famiglie o di altre persone estranee alla classe. In questo modo si insegna indirettamente agli studenti a usare lo stesso tipo di linguaggio.
Essere consapevoli dei diversi modi in cui in classe si sostengono stereotipi basati sul genere. Questo può avvenire tra gli studenti, ma talvolta può accadere anche agli stessi insegnanti. Ad esempio, il docente potrebbe aspettarsi che gli studenti di sesso maschile siano più avventurosi o portati per le attività all’aperto rispetto alle studentesse. Oppure potrebbe aspettarsi che gli studenti abbiano dei particolari interessi in quanto maschi (ad esempio, guardare la Formula 1 o giocare ai videogiochi) o in quanto femmine (ad esempio, essere interessate alla cucina o allo shopping). Riconoscere (soprattutto in se stessi) e mettere in discussione tali pregiudizi può essere faticoso, ma aiuta a creare un ambiente più accogliente per tutti gli studenti.
Nell’elaborazione di compiti, inventare situazioni che facciano riferimento a una varietà di strutture familiari ed espressioni di genere. Per esempio: “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”; oppure: “Dario vuole fare una torta per la nonna. Nella ricetta originale vengono indicati 300gr di farina. Se Dario vuole raddoppiare la ricetta, quanta farina dovrà usare?”.
Incoraggiare gli studenti a utilizzare nella loro vita quotidiana gli atteggiamenti rispettosi appresi a scuola. Va ricordato loro che ogni abilità nuova (come il rispetto e l’accoglienza) richiede tempo e pazienza. Quando l’insegnante assiste a scambi verbali che non sono in linea con tali valori, invece di sgridare gli studenti coinvolti, li riporta aquanto detto nelle lezioni passate.

Eccola, in poche frasi, l’irrispettosa ideologia: non dare per scontato che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà.

Prospettare la possibilità che da grande un bambino possa non essere attratto dal sesso opposto (prospettare la possibilità, solo la possibilità) è la grande colpa dei libretti dell’UNAR, che dicono: l’eterosessualità non è la norma (una regola da rispettare), ma solo uno degli orientamenti sessuali possibili. Che equivale a dire: l’omosessualità non è una malattia, gli omosessuali non sono “anormali” (o dissidenti).

Questo non si può: è dittatura.

Emarginare una bambina di 8 anni solo perché indossa pantaloni e maglietta, si taglia i capelli corti e gioca nel fango, invece, è cristiana tolleranza.

Sullo stesso argomento:

Anche io sono un cane!

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Le pericolose maestre di mio figlio

I riparatori

Essere omofobi è bruttissimo

Omofobia

 

 

 

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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15 risposte a Bagnasco: non ci casco

  1. Paolo ha detto:

    famiglie eterosessuali esistono (gran parte di noi, etero e gay viene da lì), esistono donne a cui piace la cucina, esistono uomini a cui piace la Formula 1, esistono anche donne e uomini a cui piacciono entrambe le cose o nessuna delle due..queste persone esistono, non è sbagliato raccontarli così come non è sbagliato raccontare amori etero e amori gay come infatti oggi sono raccontati in film e telefilm, si racconta ciò che fa parte dell’umano.
    Ciò che è successo a Sunny è vergognoso ma dalle scuole cristiane c’è da aspettarselo…

  2. IDA ha detto:

    Bagnasco dovrebbe sapere che i tre volumetti, non sono approdati, come lui sostiene..(tanto per terrorizzare un po’ di famiglie ipocrite come lui) ma sono stati ritirati, censurati. Parlano sempre di “famiglia”, al singolare, ma è un concetto astratto ideologico, perché non esiste la famiglia, non è mai esistita.. esistono le famiglie.. che poi loro ne riconoscono solo una, è un altro discorso.. Hanno imposto e continuano ad imporre un unico modello ideologico di famiglia, nelle religioni monoteiste la pluralità non esiste.. un dio, una verità, un modello, un’ideologia.. poi chi? questi clericali, che si guardano bene a non mettere famiglia, uomini che si mettono la sottana, pedofili e protettori di pedofili… scusa ho deragliato, ma quando sentivo padre Ernesto Balducci, mi usciva ammirazione e stima per i sacerdoti, ogni volta che sento Bagnasco, divento anticlericale.. non so perché…

    • winola ha detto:

      Bagnasco ha il potere di irritarmi come non mai, credo riuscirebbe a far diventare anticlericale chiunque. Che poi, ma quante cavolate spara? Lui e tutta la combriccola che ce l’ha tanto con questi libretti famigerati e col gender (forse pensano sia un virus altamente contagioso?).
      Ormai ne ho sentite d’ogni, si va dall’educazione sessuale pratica per bambini dell’asilo, alle teorie del complotto più disparate. Un articolo sul giornale locale addirittura teorizzava un’epidemia di aborti come causa del calo demografico, epidemia provocata dalla malefica ideologia gender, ovviamente (dettaglio: è vero che il numero di aborti è in aumento, ma è perché è l’unico ospedale in zona dove ci sono ben sei medici non obiettori, essendo non obiettore il primario e quindi le donne arrivano anche della provincie limitrofe)…

      • IDA ha detto:

        Mistificare, terrorizzare e impaurire la gente è la loro specialità, io ricordo che facevo le medie, quando c’era il referendum sul divorzio, si profilavano disastri sociali immani, per non parlare quello successivo sull’aborto.

  3. paolam ha detto:

    Ecco brava Ida, stavo per cominciare con un aneddoto, che racconto ormai come esemplare al proposito: correva la metà degli anni ’70, e al liceo Giulio Cesare (altra cosa dall’attuale) teneva l’ora di religione don Carleo, da poco subentrato al mitico don Gennari, e così, nel mezzo di una delle solite assemblee in cui consisteva la lezione (giustamente, perché chiesa=assemblea, per dire) sul tema clericalismo-anticlericalismo, la sottoscritta si espone in una dichiarazione del tipo “penso che l’anticlericalismo sia una posizione superata”, avendo la sottoscritta presente le cd. comunità di base, la teologia della liberazione e tutte quelle belle cose che allora stavano sulla scìa del concilio del decennio prima. Ma il Carleo, più vecchio della sottoscritta, pensò bene di rimandare: “io invece penso che l’anticlericalismo sia sempre necessario”. Sante parole, Carle, poi infatti venne il 1978, gli anni ’80, ’90, e quelli a seguire. In quei decenni, la sottoscritta scoprì la necessità dell’anticlericalismo, fino a diventare più mangiapreti di un liberale dell’ottocento. Se non che, vedi che il fondamentalismo infame sta in tutte le confessioni, non solo in quella cattolica, come l’esempio USA insegna luminosamente. Che fare? Augurargli i fulmini di qualche dio?

    • Quello che mi fa male, è che a queste persone del dramma che vivono ragazzi come questo non frega assolutamente niente: http://comitexo.wordpress.com/2007/04/05/sedicenne-suicida-vittima-di-omofobia-e-bullismo/

      • paolam ha detto:

        Già, ma se provi a dirglielo ti diranno che nooo, loro hanno la massima considerazione e sensibilità per le condizioni personali etc. etc. Basta non riconoscere che le situazioni personali dipendono da un contesto culturale, e che il contesto culturale può essere modificato con interventi che si pongano su quel piano. Ah no, vogliamo mettere in discussione l’ordine costituito, in base al quale viene controllato anche e prima di tutto il corpo delle donne e la mente delle donne? Seeee..

    • IDA ha detto:

      Aneddoto per aneddoto Paola, te ne voglio narrare uno pure io… primi anni 80, una mia amica mi chiese di accompagnarla, a fare la stima su un organo a canne della fine dell’ottocento, in una chiesa di un paesino abbandonato e sperduto sull’appennino tosco-emiliano. Come era prassi in quel periodo gli organi sono situati in alto e raggiungibili da strette scale.. sugli scalini c’erano appoggiati messali, fogli vari libri e quaderni.. io non sono capace di resistere ai libri, mi misi a curiosare, fino a che non trovai dei quaderni compilati da un parroco, tra i primi anni 60 e gli anni 70.. più o meno era così:
      “Vengono alla messa” e l’elenco delle famiglie che andavano alla messa..
      “ Non vengono alla messa” e l’elenco delle famiglie che non andavano alla messa..
      “Comunisti” e l’elenco di quelle che secondo lui erano comunisti.. in un punto si lamenta che in quell’anno erano nati troppi comunisti..
      Annotava storie di corna, di figli legittimi e illegittimi, di soldi che aveva prestato, e a chi..ecc.. ma quello che ci colpì era il commento ad un battesimo di una bambina, che più o meno diceva cosi: la madre è una puttana anche la figlia sarà un puttana.. il senso era questo.. Mi dispiace solo di non aver portato via quei quaderni…..

  4. Un'altra Laura ha detto:

    In tutto questo, davvero, ancora mi sorprende che abbian trasmesso Ranma in Italia il tardo pomeriggio. Che bei ricordi, Ranma…

  5. Antome ha detto:

    Tutto questo favorisce il bullismo. Il meccanismo infatti è quello, i bulli agiscono da agenti sociali per il conformismo per uccidere le differenze. Molto complottisti antimoderni parlano di appianare le differenza, come quelle tra uomo e donna, io dico che stavano facendo tutto loro invece, poichè sono questi modelli che cancellano gran parte delle differenze, cercando di rendere i sessi simili al loro interno.
    Non è solo la religione, ma tanti altri condizionamenti, quelli attraverso cui il bullismo opera, ma di certo la mancanza dell’educazione alla diversità a partire anche dalle diverse espressioni individuali all’interno dello stesso genere (che sono cose diverse dal diverso orientamento di genere), favorisce il bullismo, perchè essendo prescrittiva, crea norme e modelli. Lo fa la moda, lo fanno i professori che non intervengono, lo fa la politica delle uniformi nei paesi anglosassoni (mettere il problema sotto il tappedo o sotto il grembiule).

    • Paolo ha detto:

      il bullismo va combattuto percè una persona ha diritto di esprimere individualmente la propria identità di genere maschile o femminile e poco importa se il modo in cui la esprime è statisticamente maggioritario o no.

      • E’ difficile, Paolo, che una persona che si colloca in una maggioranza divenga oggetto di bullismo…

      • Paolo ha detto:

        non l’ho messo in dubbio

      • Antome ha detto:

        E’ vero tutti sono “minoranza” in qualcosa, se questo qualcosa non è così aggettante e visibile, lo si nasconde per fare parte di un gruppo ed uniformarsi.
        Dimenticavo parlando di educazione non parlo solo della solita, insegnante o comunque adulto – bambino / ragazzino, ma anche dell’interazione. Come detto non si è naturalmente razzisti se si ha a che fare fin da bambini con le differenze, come per il caso delle “razze”.

      • Paolo ha detto:

        è impossibile entrare in contatto con tutte le differenze esistenti al mondo fin da piccoli, ma si può imparare a rispettare chi è diverso

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