Femminismo e industria del sesso

Una traduzione da “Feminist Arguments Against Industry of Prostitution

Questo articolo si basa su un discorso di 10 minuti pronunciato da Nicola Harwin a Bristol, nel novembre 2011, in occasione della conferenza sulla violenza contro le donne organizzata da  Women’s Aid.

E’ stato pubblicato sul ‘Safe’ magazine, Spring issue of Women’s Aid magazine, nel 2012.

Grazie a Finn Mackay, Feminist Activist & Researcher

this way

Il dibattito sui diversi approcci giuridici alla prostituzione si è nuovamente acceso grazie ai commenti di Simon Byrne, a capo della ACPO (Association of Chief Police Officer), su prostituzione e sfruttamento sessuale [1]. Le sue considerazioni a sostegno della legalizzazione dei bordelli si basano sull’esempio della Nuova Zelanda, che ha introdotto questo approccio nel 2003.

La prostituzione è stata a lungo una questione controversa nel Movimento di liberazione della donna, dividendo individui e gruppi femministi. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che il dibattito è spesso ridotto alla dicotomia tra minimizzazione del danno e abolizione, con quelli che propendono per la seconda ipotesi accusati di moralismo, conservatorismo e, peggio ancora, di disprezzo nei confronti della sicurezza delle donne.

E’ forse opportuno quindi rivedere la lettura femminista della prostituzione come forma di violenza contro le donne, e questo articolo tenterà di affrontare alcune delle sfide contemporanee a questa posizione politica [2].

I lettori probabilmente hanno familiarità con l’argomento che definisce la prostituzione un lavoro come un altro, che la decisione di entrare in questo settore è una questione di scelta individuale, con la quale lo Stato o chiunque altro non dovrebbe interferire, anzi, lo Stato dovrebbe piuttosto facilitare tale scelta perché possa essere vissuta nel modo più sicuro possibile.

Gruppi come English Collective of Prostitutes (ECP – che fa parte di Wages for Housework) chiedono ciò che è noto come brothelisation, ovvero una regolamentazione dei bordelli da parte dello Stato simile a quella avvenuta in Australia e Nuova Zelanda, e descrivono la prostituzione come “sesso consenziente” che “non deve diventare il business degli avvocati”[3]. Gruppi come l’International Union of Sex Workers (IUSW) [4] sostengono il modello della Nuova Zelanda e sostengono che la prostituzione dovrebbe diventare un business legittimo.

Ci sono alcune cose sulle quali, sono sicura, tutti concordano: per esempio, che le persone coinvolte/sfruttate da questo settore non dovrebbero essere criminalizzate.

Le femministe chiedono che le persone sfruttate dal mercato del sesso non vengano perseguite per vagabondaggio o adescamento, reato che dovrebbe essere eliminato dalle normative, come anche la menzione dell’essere state inquisite dovrebbe sparire, perché l’essere ingiustamente etichettate come criminali limita la concreta possibilità di queste donne di uscire dalla prostituzione ed accedere al mercato del lavoro attraverso la formazione professionale o l’istruzione. Le femministe non chiedono che le donne prostituite siano perseguite e non supportano l’uso di sanzioni o del carcere o l’ASBO (Anti-social behaviour order) nel contesto prostituzione.

Senza dubbio c’è anche accordo, a prescindere dalla posizione politica, sul fatto che chi è sfruttato ha diritto a protezione e sostegno. Tutti in questo paese dovrebbero godere dei fondamentali diritti umani e dei diritti concessi in quanto cittadini, a prescindere dallo status di immigrato e indipendentemente da come si procurano un reddito.

Questo è l’ambito nel quale ciò che viene chiamato harm-minimisation (riduzione del danno) può svolgere un ruolo importante.

Nessuna femminista si è mai espressa contro la “riduzione del danno”, ad esempio contro le telecamere a circuito chiuso nelle zone nelle quali la prostituzione si svolge comunemente. Non esistono femministe che non invochino una diversa e migliore risposta della polizia quando le prostitute denunciano crimini, compreso lo stupro. Non ci sono femministe che argomentino contro servizi come la contraccezione gratuita o l’assistenza in caso di dipendenza da droga e alcol, contro un accesso all’aborto legale e sicuro o contro servizi in grado di fornire consulenza, alloggio, lavanderie, rifugi, siringhe ecc. Questi servizi sono tristemente vitali finché la prostituzione continua ad esistere; ma, oltre a porsi come obiettivo la riduzione del danno, le femministe debbono continuare a porsi come obiettivo anche la fine di tutto questo. La società non può, e non deve, accontentarsi di quelli che sono solo piccoli cerotti sulle enormi ferite causate dalla prostituzione, ferite che riguardano principalmente quelle donne che il sistema prostituzione ingoia e consuma: le donne assassinate, scomparse, violentate, martoriate, sfregiate [ 5].

La regolamentazione lascia che un’intera classe di persone rimanga asservita ai bisogni sessuali dell’altra metà della popolazione, e sostiene questa ingiustizia fondamentale, un’ingiustizia che si fa beffe delle rivendicazioni di uguaglianza nel nostro Paese.

E mentre queste discussioni vanno avanti, stasera sulle nostre strade fino a cinquemila giovani saranno sfruttati nella prostituzione, per soddisfare una domanda che ci viene chiesto di accettare come inevitabile. I bambini continuano ad essere prostituiti, con una età media di ingresso nel mondo della prostituzione stimata intorno ai quattordici anni [6]. Donne, bambini e uomini in questo settore continuano ad essere sproporzionatamente colpiti dalla violenza, compresa la violenza sessuale: studi canadesi ci dicono che le donne che si prostituiscono corrono un rischio quaranta volte superiore alla media nazionale di essere uccise [7].

E’ tempo di immaginare una società e un mondo senza prostituzione. Questo può sembrare poco realistico, ma le teorie sono importanti, l’obiettivo cui si tende ha importanza, le aspirazioni contano, perché se non siamo in grado di immaginare una società senza prostituzione, allora non cominceremo mai lavorare per costruirla.

Questo è il motivo per cui molte femministe stanno sostenendo il modello nordico, chiedendo la totale depenalizzazione di chi è sfruttato nel mondo della prostituzione e la criminalizzazione della domanda [8]. Nel 1999 la Svezia ha messo al bando l’acquisto sesso, criminalizzando il cliente e rendendo non perseguibili tutti coloro che vendono “servizi sessuali”. Questa decisione è in linea con una interpretazione della prostituzione come una forma di violenza contro le donne e come sintomo di disuguaglianza, oltre ad essere parte integrante dell’impegno svedese nella lotta contro il traffico internazionale di esseri umani [9]. Qualsiasi cambiamento nelle norme deve andare di pari passo con grossi investimenti di denaro sia nei servizi per la riduzione del danno sia in quelli mirati al sostegno nell’uscita dalla prostituzione, e questo non è altro che quello che le persone sfruttate e lese dalla prostituzione meritano, quelle persone che molto spesso sono rimaste deluse dallo stato dei servizi che avrebbero dovuto proteggerle.

E ‘ possibile implementare contemporaneamente servizi di minimizzazione del danno e i servizi per sostenere l’abbandono della prostituzione, una cosa non esclude l’altra, anche se spesso la questione è presentata in questi termini dai sostenitori dell’industria del sesso e da gruppi come l’IUSW, che sono stati descritti come una lobby dell’industria [10].

Non è necessario legalizzare e normalizzare l’intera industria del sesso per fornire i servizi di minimizzazione del danno, e dovremmo diffidare di quei gruppi che impostano il dibattito in questo modo. Come affermato in precedenza in questo articolo, i cittadini di questo paese hanno diritto al welfare e all’assistenza sanitaria, ad essere tutelati dalla polizia quando contro di loro vengono commessi dei reati, alla formazione professionale, all’occupazione, all’istruzione, al supporto nella cura dei figli, al supporto per i problemi con droga e alcolismo. Le persone hanno questi diritti indipendentemente da quello che fanno per guadagnare i soldi necessari a sopravvivere e tutti dovrebbero essere in grado di accedere e di beneficiare di tali diritti. Non che sia facile, soprattutto per i rifugiati e i richiedenti asilo, e soprattutto nel clima economico attuale, dove stiamo assistendo a tagli devastanti al welfare e a quei servizi essenziali che sono di vitale importanza per i più svantaggiati [11].

Ma la risposta alla povertà e all’emarginazione non può essere il rinnegare le nostre responsabilità e consegnare questa autorità alla multi-miliardaria industria del sesso. I bordelli e gli strip club delle nostre comunità non si occupano di riabilitazione dalle tossicodipendenze, di counselling per chi ha subito uno stupro, di procurare alloggi. I club di lap dance delle nostre comunità non forniscono istruzione superiore, perché non è un servizio pubblico assumere quelle giovani studentesse che non riescono a pagare le alte tasse e tutte le spese necessarie a conseguire una formazione universitaria. La risposta a quest’ultima situazione, ad esempio, è unirci e lottare per la distribuzione di borse di studio e per una istruzione gratuita per tutti – non certo chiedere aiuto all’industria del sesso, spesso criminale, come se fosse una sorta di rete di sicurezza per le donne, quando di solito è l’esatto contrario [12].

La cosiddetta ‘industria del sesso’ è un’industria costruita sulla disuguaglianza delle donne, su tutte quelle diseguaglianze che caratterizzano la società ad ogni livello, come le disuguaglianze di classe, di razza e di ricchezza [13]. Si tratta di un settore che danneggia chi vi rimane invischiato e non sorprende che le ricerche in merito ci dicano che circa il 90% di chi si prostuisce smetterebbe immediatamente se avesse la possibilità economica di farlo [14].

Garantire l’esistenza di una simile possibilità deve quindi essere uno degli obiettivi di tutte le campagne femministe contro l’industria della prostituzione. Se si ammette che la prostituzione non è un aspetto positivo della società, se siamo d’accordo che non è una possibile “carriera” per donne, bambini o uomini, allora dobbiamo affrontare e modificare le condizioni economiche e sociali che permettono alla prostituzione di prosperare.

La nostra società ha tradito tutte quelle persone che hanno bisogno di rifugio, che hanno bisogno di alloggi sicuri, che hanno bisogno di cibo, che necessitano di servizi sanitari, che hanno bisogno di soldi per sopravvivere, che hanno bisogno di giustizia per essere tutelate da stupratori e abusatori. Abbiamo cresciuto bambine che pensano di valere tanto quanto attraggono il sesso opposto, abbiamo ridotto le donne a niente altro che oggetti sessuali, abbiamo educato i ragazzi a credere che le donne siano esseri umani di serie B. E’ così che abbiamo creato un ambiente favorevole alla prostituzione. Questo non è naturale, non è inevitabile, e può essere cambiato, magari del tutto; per lo meno ci si deve provare, anziché rendere tutto più glamour, tutto normale, accettabile.

Se il Regno Unito dovesse seguire l’esempio della Nuova Zelanda, di Amsterdam e dell’Australia, ovvero la brothelisation, che cosa ci aspettiamo accadrebbe a questa cosiddetta industria? Non è lecito supporre che un settore legalizzato e promosso, che può liberamente pubblicizzare e aprire nuove attività ovunque nelle nostre città, non farà altro che crescere, che si espanderà? E se l’industria cresce, chi risponderà alle nuove “offerte di lavoro” che verranno create? Ci saranno più donne, più bambini e più uomini che si prostituiscono: dobbiamo chiederci se questo è il tipo di risultato che vogliamo.

C’è anche da considerare che ovunque c’è una industria del sesso legale continua ad esserci sempre un settore illegale, questo è quello che è avvenuto ovunque si è optato per la regolamentazione [15]. Ci saranno sempre quelle che non vogliono registrarsi, quelle che non vogliono o non possono pagare le tasse, quelle che stanno lavorano illegalmente senza documenti, quelle che sono immigrate illegalmente o trafficate, o minorenni [16].

Può essere illuminante leggere i giornali locali delle città nei paesi in cui sono stati legalizzati i bordelli, per vedere cosa sta accadendo. Nel Queensland, ad esempio, i giornali locali recentemente riportano le denunce di tre bordelli legali, che hanno dovuto chiudere a causa della concorrenza di quelli illegali, che offrivano tariffe più convenienti [17]. Si continua a parlare di traffico di esseri umani e di collegamenti con la criminalità organizzata e di mancanza di sicurezza in entrambi i settori [18]. Il settore legale non è la panacea di tutti i mali, non garantisce la sicurezza delle donne, ad esempio in un bordello legale a Victoria una donna sembra abbia sporto denuncia dopo essere stata minacciata con una pistola per essersi rifiutata di avere rapporti sessuali non protetti [19]. Un sondaggio svolto in Australia quest’anno riporta che la sicurezza è ancora la maggiore preoccupazione per le donne che lavorano nei bordelli legali [20]. Le donne sono ancora violentate e aggredite nei bordelli legali e nelle tolerance zones [21]. E, nei paesi che hanno deciso per la regolamentazione, tutto questo accade dietro le porte chiuse dei bordelli che pagano un canone allo Stato, rendendo lo stesso stato uno sfruttatore.

Legalizzare la prostituzione la trasforma in un business, la trasforma in una possibilità di carriera e trasforma protettori e trafficanti in legittimi uomini d’affari. Legalizzare la prostituzione rimuove qualsiasi obbligo di fornire un supporto per uscire da quello che diventa un mestiere come un altro, legittima la criminalità organizzata e definisce formalmente le donne come merce, come oggetti a disposizione dei “bisogni naturali” degli uomini [22].

E questa è la questione fondamentale sulla prostituzione: i diritti degli uomini, se noi come società crediamo che gli uomini hanno il diritto di comprare e vendere il corpo delle donne o no.

Sappiamo che le persone fanno quello che possono per sopravvivere, per fare soldi, questa non è scienza, non è una caratteristica della sessualità delle persone che ha qualcosa a che fare con l’identità sessuale. Le persone fanno scelte disperate per provvedere ai loro figli, per mantenere un tetto sopra la testa, per sfamare la famiglia – e non dovrebbero essere criminalizzate per questo, quando la loro disperazione è sfruttata dal business della prostituzione.

Ma perché gli uomini scelgono di acquistare i corpi delle donne, quegli uomini che hanno un lavoro a tempo pieno, che hanno relazioni e che godono di una posizione di relativo privilegio? [23] E perché noi come nazione proteggiamo e accettiamo una simile scelta, come se non ci fossero alternative, come se fosse intrinseco nella biologia umana che alcuni di noi sono nati con una taglia sulla testa mentre altri sono nati con il diritto di acquistarci?

Immaginate se il nostro paese si alzasse e dicesse che questo non è accettabile, come ha fatto la Svezia, che ha deciso che ogni donna vale più di quello che un uomo può pagare per lei e che è un crimine tollerare che gli uomini si attribuiscano il diritto di comprare il corpo di un altro essere umano. Se le nostre leggi sono linee nella sabbia, se definiscono le aspirazioni collettive, allora le nostre sono chiaramente carenti su questo tema. Questo nonostante le modifiche nel Policing & Crime Act 2009 apportate dall’ultimo governo, che erano davvero un passo avanti, perché per la prima volta hanno puntato il dito contro il vero carburante che alimenta la prostituzione: i clienti [24]. Questa vittoria è stata il risultato di una campagna instancabile da parte di gruppi di donne, con in testa la campagna femminista ‘Demand Change’ [25].

Tuttavia, questi cambiamenti non sono sufficienti, chi è sfruttato dall’industria del sesso è ancora stigmatizzato e trattato da criminale, con tutta la enorme vulnerabilità che questo comporta.

Piuttosto che limitarsi ad alzare le mani in segno di resa e legalizzare il commercio del sesso [26], è necessaria una visione, una ambizione. E’ il momento di scegliere da che parte stare, perché l’industria multimiliardaria del sesso sta lavorando bene, non ha bisogno del nostro sostegno, certamente non ha bisogno della nostra protezione. Ma in tutto il mondo, sfruttati dal business della prostituzione, ci sono donne, bambini e uomini, molti dei quali non vedono una via di uscita alla loro situazione, quindi dobbiamo scegliere. Dobbiamo farlo accadere, dobbiamo mettere fine ad una delle più antiche violazioni dei diritti umani che il nostro mondo ha mai conosciuto e relegare questa macchia sulla nostra umanità alla storia.

 

 

[1]http://www.acpo.police.uk/ThePoliceChiefsBlog/SimonByrnePolicingProstitutionandSexualExploitatio.aspx

[6] M.H. Silbert and A.M. Pines, 1982, “Victimization of street prostitutes, Victimology: An International Journal, 7: 122-133;

D.Kelly Weisberg, 1985, Children of the Night: A Study of Adolescent Prostitution, Lexington, Mass, Toronto

[7] Special Committee on Pornography and Prostitution, 1985, Pornography and Prostitution in Canada 350

[9] ‘Prostitution & Trafficking in Women’, Regeringskansliet, (Swedish) Ministry of Industry, Employment & Communications, July 2004

[12] http://www.object.org.uk/lapdancing-testimonies

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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67 risposte a Femminismo e industria del sesso

  1. ladymismagius ha detto:

    Solo un appunto: nel titolo hai scritto “femmismo” invece di “femminismo”! 🙂
    (Puoi anche non pubblicare questo commento, non voglio fare la grammar nazi, ma magari non te n’eri accorta, tutto qui).

  2. Maura ha detto:

    Proporrei la denuncia a tutti i deficienti che scrivono della prostituzione come” il mestiere più antico del mondo!!

      • Ci sono persone che – quando lo reputano conveniente – si descrivono al di sopra di tutti gli altri esseri viventi https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/02/21/i-pro-life-nelle-scuole/
        quando invece devono giustificare la loro mancanza di umanità (intesa come empatia e rispetto dell’altro da sé) si appellano alla loro natura animale.
        L’importante è fare quello che vi pare quando vi pare, senza dovervi porre il problema delle conseguenze sulla vita degli altri delle vostre azioni…
        Se pure alcune società animali si fondassero sulla diseguaglianza, questa non è una ragione sufficiente per sostenere che la diseguaglianza è inevitabile anche nella società degli uomini.
        Nessuno di questi discorsi risponde alla domanda: che cosa dà il diritto ad alcuni di acquistare altri esseri umani allo scopo di usarli come si userebbero degli strumenti?
        Sebbene siano molti quelli che si sforzano di assimilare la prostituzione ad altre professioni – la prostituta è come una badante, la prostituta è come un massaggiatore – queste similitudini non hanno alcun senso. Il sesso non è un modo di prendersi cura di qualcun altro, non è un qualcosa che si fa sul corpo di qualcun altro, come un massaggio: il sesso è un qualcosa che un individuo fa (dovrebbe avere il diritto di fare) per soddisfare il proprio desiderio, per provare piacere… Quello che invece fa la prostituzione è togliere ad alcuni soggetti il diritto di godere del sesso per mettersi a disposizione del piacere altrui: e questo non avviene in nessun’altra professione. Per chiarire il concetto: mentre è possibile che una donna che fa sesso con qualcuno per il quale prova un sincero desiderio raggiunga un orgasmo, non mi è mai capitato di sentire di una donna che abbia raggiunto l’orgasmo cambiando il catetere ad un vecchietto.
        Qualsiasi storiella veniate a raccontare qui, nascondendovi dietro ai pinguini o alle scimmie (profittando del fatto che né i pinguini né le scimmie possono comunicarci la loro opinione in materia), la prostituzione rimane a testimonianza del fatto che alcuni pensano di avere più diritti di altri e non esitano a privare un altro essere umano del piacere che invece con tanto impegno rivendicano per sé.

  3. maura ha detto:

    Andrea

    No no no, van bene gli animali. Sono disposta a prostiturmi a un maschio che ogni volta desideri fare sesso si batta per me a mani nude, a morsi, col kalasnhikof o come si scrive. E se perde, si levi definitivamente dalle palle andando a morire di stenti nel deserto. Mica mi uccide se “cedo al maschio alfa dominante” E’ legge di natura. Di regola, tali lotte si svolgono tra conspecifici dello stesso sesso e sono spesso inoffensive, anche se non mancano casi in cui la contesa termina con la morte dell’avversario. Di conseguenza, gli esemplari alfa sono spesso soggetti ad attacchi, atti a spodestare il precedente maschio dominante e, nelle specie in cui essere spodestati significa la morte, difficilmente raggiungono la vecchiaia
    Sono pronta a prostituirmi per un maschio che, per avermi, si lavi, si profumi e si vesta di Armani e canti e balli per me e mi faccia regali”ogni volta” se non può pagarsi Armani, peggio per lui. E poi mi costruisca con le sue manine sante una villa tripiani, con i mobili di Pomodoro.
    Mentre gli altri maschi non alfa si suicidano come i lemuri quando la popolazione supera le risorse disponibili e quindi, adesso, circa 1/ 2 miliardi di maschi sono in soprannumero, via via, giù nei burroni.
    Sono disposta a prostituirmi se poi non mi tocca lavare le mutande, cucinare, pulira la casa perchè i maschi se ne stanno per conto loro e si arrangiano.
    Donne che corrono con le lupe. Maschi che si picchiano tra loro, che pacchia.
    (scherzo, si capisce?)

    • Mai nessuno di questi cultori della natura che si mostri entusiasta di sistemi come l’alveare, hai notato? 🙂

      • andrea c ha detto:

        Veramente nell’universo maschile ci sono anche tanti zerbini, tanti uomini che amano essere dominati, e sono persino disposti a pagare per avere una loro “ape regina”.
        Per non parlare delle donne/matidi religiose, che arrivano a sbranare(spesso in senso metaforico, ma a volte anche a livello molto concreto- vedi ad esempio il caso dell’infermiera che avvelenò il marito, perché si era innamorata di un altro) il compagno. Nel comportamento umano ci sono tante analogie con il regno animale(in fondo siamo animali anche noi)!

      • Mi ha detto mio cuggino che una volta ha trovato in spiaggia un cane e invece era un topo…
        Mi ha detto mio cuggino che una volta e’ stato co’ una che poi gli ha scritto sullo specchio benvenuto nell’aids…
        Mi ha detto mio cuggino che una volta ha visto una senza reggipetto
        Mi ha detto mio cuggino che una volta in discoteca ha conosciuto una tipa che pero’ poi non si ricorda piu’ niente e alla fine si e’ svegliato in un fosso tutto bagnato che gli mancava un rene…
        (no perché se il livello della conversazione è questo!)

    • andrea c ha detto:

      “Mentre gli altri maschi non alfa si suicidano come i lemuri quando la popolazione supera le risorse disponibili e quindi, adesso, circa 1/ 2 miliardi di maschi sono in soprannumero, via via, giù nei burroni.”
      Infatti il tasso di suicidi nel sesso maschile, è 3-4 volte più elevato rispetto ai suicidi femminili. http://it.wikipedia.org/wiki/Suicidio#Sesso
      Altra triste analogia col regno animale, che dimostra che gli uomini “beta”(cioè poveri), non se la passano tanto meglio dei maschi non alfa di altre specie di mammiferi. Mentre le donne povere, se non sono brutte, hanno molte più speranze di cavarsela, tramite prostituzione, o matrimonio d’interesse.
      Tra suicidarsi e prostituirsi/sposarsi un riccastro, VOLONTARIAMENTE(perché le schiave del sesso, secondo le statistiche più attendibili sono un 10% max. Il restante 90% lo scelgono!), la seconda opzione mi sembra senz’altro meno peggio!

      • Oh un tema molto amato dai maschilisti di tutto il mondo: i suicidi degli uomini.
        Si suicidano più uomini che donne. Che cosa dovremmo dedurne? Una biologica fragilità emotiva/psicologica legata alla presenza del pene?
        E comunque, prima di commentare, sarebbe carino leggere il mio post e magari seguire i link. Oppure, se si riportano delle percentuali, magari citare le fonti: da dove viene il dato “il 90% lo scelgono”? Perché i dati sul traffico internazionale di esseri umani nonché le ricerche sul tema suggeriscono un diverso scenario…

      • andrea c ha detto:

        “Si suicidano più uomini che donne. Che cosa dovremmo dedurne? Una biologica fragilità emotiva/psicologica legata alla presenza del pene?”

        Secondo te ai tempi dello schiavismo dei neri, si suicidavano di più gli schiavi, o gli schiavisti?
        Secondo la teoria femminista dalla quale ti abbeveri acriticamente, le donne sarebbero il sesso “schiavizzato”, e socialmente/economicamente “svantaggiato”, mente gli uomini sarebbero la “razza padrona”, giusto?
        E’ quantomeno curioso che i “padroni” e oppressori delle donne, il sesso “socialmente privilegiato” abbia un tasso di suicidio 3-4 volte superiore alle donne presunte “oppresse”, e un’aspettativa di vita media di circa 10 anni in meno.
        Analizzando il paragone con lo schiavismo, è ancor più curioso che sia proprio la “razza padrona” a svolgere i lavori più rischiosi e logoranti sul piano fisico.
        Ad esempio i muratori sono al 99.74% UOMINI(dati ISTAT), carpentieri e falegnami 99.88% UOMINI, pavimentatori stradali 98.05% UOMINI, Manovali ed altro personale non qualificato delle miniere e delle cave 99.42% UOMINI,

        Insomma il mondo visto attraverso le lenti del femminismo, è un mondo alla rovescia, in cui i “negrieri” lavorano nei campi di cotone e nelle miniere, mentre le “povere negre” prevalgono in lavori decisamente meno logoranti e meno rischiosi, tipo le segretarie 85% DONNE, Professori di scuola secondaria superiore 69% donne, Interpreti e traduttori 79% donne ecc…. E le “negre” più “sfortunate” si prostituiscono nel matrimonio con un uomo ricco, facendo le mantenute a vita!

      • Dubito fortemente che essere muratore sia più “logorante” che leggere simili argomentazioni ogni giorno. Ti assicuro che sono logorata – e immagino che lo sia anche chi mi segue da un po’, nello scoprire quanti soggetti diversi riescono a ripetere a pappagallo le stesse quattro o cinque frasette che ritrovo puntualmente sotto la maggior parte dei miei post.
        Immagino sia tempo perso cercare di spiegarti che no, questo non è un mondo in cui i poveri maschi sono discriminati. Immagino sia inutile ricordarti l’esistenza del World Gender Gap, o del problema della violenza di genere come quella del femminicidio, come sarebbe inutile farti notare quanto sia offensivo e sessista il termine “mantenute” – termine che occulta tutta quella mole di lavoro domestico e di cura che le donne si accollano dalla notte dei tempi sempre accompagnate dal biasimo e dalle lamentele dell’uomo “che lavora davvero”.
        Visto che sono logorata e ho poca voglia di riscrivere sempre le stesse cose, ti lascio con una osservazione in merito scritta da un uomo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/11/15/un-po-di-ironia/
        E con la lista minima dei privilegi dei quali non sai di godere: http://lunanuvola.wordpress.com/2013/08/03/la-lista-minima-dei-vostri-privilegi/

      • andrea c ha detto:

        la fonte dei dati è la seguente:
        http://professioni.istat.it/datifol/index.php

      • IDA ha detto:

        il suicidio, è uno dei pochi punti, dove la sociologia ha le maggiori convergenze tra le varie componenti….
        Gli uomini, si suicidano di più, perché la società maschilista, richiede maggiori aspettative, ai singoli componenti maschi. Più la differenza tra uomini e donne è maggiore, più la società è gerarchica, rigida e maschilista..basta vedere i dati dei suicidi in Giappone, nell’evoluzione storica dell’ultimo secolo..

      • IDA ha detto:

        Riporti dei dati istat, ma riporti quello che ti pare, in una società gerarchica, come siamo, la linea di comando è piramidale, comandano i vertici della piramide, non i livelli intermedi o la base.. le segretarie sono la maggioranza donne, ma i dirigenti? No! Nella scuola sono maggioranza donne, ma nell’università, no! Anche nel personale medico le donne sono numerose, ma primari? Tutti uomini.. Che poi sono anche cretine queste donne, comandano e vanno dove si guadagna meno, non dove si guadagna di più. Scusa Andrea, ma mi sembra che tu sia te, quello che vede il mondo alla rovescia, per comandare bisogna essere ai vertici della piramide..

      • A tale propostito (donne, lavoro e discriminazione) avevo già scritto https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/12/i-trucchi-magici-del-patriarcato/
        Per quanto, lo ribadisco, non credo sia un tema attinente ai quesiti sollevati dal post… Il sesso non è un lavoro.

      • andrea c ha detto:

        “Immagino sia tempo perso cercare di spiegarti che no, questo non è un mondo in cui i poveri maschi sono discriminati. ”

        E infatti non ho mai affermato niente del genere!
        Certo che se continui ad attribuirmi cose che non ho mai scritto, è impossibile qualsiasi dialogo, non ci capiamo proprio.

        Quanto ai link sui “privilegi” maschili, sono un tale concentrato di stronzate, che non vale la pena perderci tempo a rispondere.
        Dovrai sforzarti un po’ di più, per dimostrare questi fantomatici immensi privilegi maschili
        Adios!

      • No, non ritengo di dovermi “sforzare” di fronte a qualcuno in grado di obiettare solo per mezzo del turpiloquio (“stronzate”). Posso compatire, ma non so se ne ho voglia.

  4. Zorin ha detto:

    L’articolo sulla prostituzione negli animali mostra che lo scambio “sesso contro denaro o altra utilità” è la cosa più ovvia e naturale del mondo, quindi la sua battaglia contro la prostituzione è come pretendere che l’acqua scorra controcorrente.
    Detto questo, io in quanto uomo sarei il primo ad avvantaggiarmi di un un mondo senza prostituzione, per l’ovvio motivo che la prostituzione è un mezzo con cui le donne sotraggono risorse agli uomini.
    Se davvero nelle donne, in tutte le donne, ci fosse la consapevolezza che si devono concedere senza pretendere o aspettarsi niente in cambio, per me sarebbe come stare in paradiso 🙂

    • Vedi? E’ proprio in questo tuo modo di vivere il sesso che sta il problema: secondo te le donne “si concedono”, ovvero sono soggetti passivi che donano il loro corpo a qualcuno che se lo prende, minus habens che possono solo acconsentire a lasciarsi prendere. E’ così difficile pensarle come soggetti attivi che desiderano e partecipano?
      E cosa c’entra l’acqua che scorre con le abitudini di alcune specie animali? La forza di gravità forse è inevitabile (se non siamo abbastanza lontani dal pianeta), ma ha poco a che fare con la prostituzione…

      • andrea c ha detto:

        Quando le donne inizieranno a comportarsi come in maniera più attiva, anziché aspettare che sia l’uomo a corteggiarle e prendere l’iniziativa sul piano sessuale, limitandosi a un’attività di selezione, anche gli uomini smetteranno di usare espressioni tipo “si concedono”. Per il momento le donne che si comportano attivamente sul piano sessuale, che fanno il primo passo, che ti dicono chiaro e tondo “mi piaci, scopiamo!”, “leccami figa” oppure “ho voglia di succhiarti l’uccello!”(o qualunque desiderio/fantasia sessuale) sono mosche bianche, si contano sulle dita di una mano, saranno meno di una su mille. Anche questo è colpa degli uomini?

      • No, certo! Fosse mai che un uomo debba assumersi una piccola responsabilità! C’è il rischio che si suicidi per lo stress che la faccenda comporta. Non se ne suicidano già abbastanza così?
        E allora non rimarrebbe neanche un uomo su questo pianeta, e sarebbe la fine di tutto!
        Allerterò il WWF. E’ grave che si parli male degli uomini che vanno a prostitute: urge una campagna a protezione del maschio afflitto da tutte queste ignobili e ingiustificate accuse. Sono le donne, le donne, che non sanno come approcciarlo nel modo giusto, e lui, poverino, senza figa è perso come il panda senza alberi di bambù, e allora c’è necessità di importare donne da altri paesi – quelle a cui piace chiunque per 30 euro soltanto, che non si debbono prosciugare troppe risorse finanziarie, si sa che la donna italiana è troppo esigente, a volte arriva a pretendere che ti ricordi come si chiama – assurdo! – o che addirittura ti preoccupi del suo orgasmo – non hanno ritegno, davvero – qui si rischia una catastrofe ambientale, l’ecosistema va a puttane (e non nel senso buono dell’espressione…)
        Ho sentito dire che chi ha qualcosa da obiettare alla regolamentazione della prostituzione è perverso e demoniaco al punto da riuscire a far scorrere l’acqua controcorrente… Sarà vero? Stasera provo a far rientrare l’acqua nel rubinetto mentre mi lavo i denti.

        Ho esagerato? Non credo. C’è qualcosa di davvero ridicolo negli uomini. Da una parte sono sempre pronti ad insultare la donna “di facili costumi”, quella che “la dà come il pane” – ah ci sono pagine e pagine facebook sul tema! perché non vai ad insultare i tuoi colleghi di pene Andrea? – non per niente esiste l’espressione “slut shaming” – per poi venire qui a piagnucolare che le donne non sono sessualmente disinibite solo perché si cerca di distinguere fra “sesso con una donna consenziente/che ha voglia di fare sesso” e “comprare sesso da una prostituta”. Nonostante questo destabilizzante trattamento, noi donne non ci suicidiamo. Ha dell’incredibile… su questo concordo. Mi chiedo come mai non ci suicidiamo in massa dal fastidio.

        Sul tema: “the more sex a woman has, the lower quality she is”: http://manboobz.com/2013/11/27/how-slut-shaming-transforms-dirty-cheeseburgers-into-sex-gold/ (più una donna fà sesso, meno vale) Non lo dicono le donne… lo dicono proprio gli uomini che si dichiarano “sex-loving dude”.

      • winola ha detto:

        Forse sarà mica perché gli uomini lagnosi che prima ci vogliono disinibite, poi ci danno delle puttane perché lo siamo, ma non con loro, ci hai mai pensato?
        Che poi, di quelle che ti chiami mosche bianche ne conosco tante, magari meno volgari ecco, ma ti assicuro che l”iniziativa la prendiamo, quando ci va di farlo. IL problema non è che le donne non prendono l’iniziativa, è che non la prendono quando lo vogliono gli uomini, ma quando pare a loro, vero? Difendente tanto la prostituzione perché quello che davvero volete è un buco a disposizione quando vi viene voglia… Beh, i rapporti umani non funzionano così, questa è oggettificazione della donna. Questo diritto inviolabile del maschio di fare sesso, sinceramente, ho a un pochino rotto. Pure io rivendico il diritto di fare sesso come e quando e con chi mi pare senza che per questo mi sia dato della puttana, ma a nessuno pare interessare, guarda un po’…

      • winola ha detto:

        (Mi scuso per il tono un po’ adirato, è che oggi è una pessima gioranta e ho esaurito ogni forma di diplomazia in mattinata.)

      • andrea c ha detto:

        Ma perché non fai altro che attribuirmi cose che non ho mai detto, né pensato? Per esempio io non ho assolutamente nulla contro le ragazze disponibili e generose sessualmente!

        “per poi venire qui a piagnucolare che le donne non sono sessualmente disinibite solo perché si cerca di distinguere fra “sesso con una donna consenziente/che ha voglia di fare sesso” e “comprare sesso da una prostituta”.

        Veramente sei tu che piagnucolavi, e ti lamentavi del fatto che le donne sarebbero trattate come “soggetti passivi” in campo sessuale. Io ti ho semplicemente risposto che le donne non sono “pensate come soggetti attivi” perché nella stragrande maggioranza dei casi NON SI COMPORTANO COME TALI!

        Ma probabilmente sei troppo ottusa per capire un concetto tanto semplice!

      • Innanzi tutto ottusa lo scrivi a tua sorella: insultare non è certo un modo per farsi prendere sul serio, ma solo per dimostrare che non si ha uno straccio di argomentazione decente per sostenere una conversazione civile.

        Secondo: hai dato ad intendere che la prostituzione nasce da quei bisogni dell’uomo insoddisfatti a causa dell’incapacità femminile di vivere liberamente la propria sessualità (“Quando le donne inizieranno a comportarsi come in maniera più attiva…”) e io ti ho risposto che ci sono uomini molto impegnati a denigrare tutte quelle donne che mostrano di essere sessualmente disinibite e ti ho invitato a discutere della faccenda con loro, visto che secondo te gli uomini non hanno nessun ruolo nelle difficoltà di molte donne con la propria sessualità. Hai domandato: “Anche questo è colpa degli uomini?” E la mia risposta è: si. Non tua, ovviamente, in quanto individuo, ma di un sistema patriarcale che da secoli mira a controllare la sessualità femminile allo scopo di rendere il corpo delle donne uno strumento atto a soddisfare il piacere maschile e nulla più.

        Io non piagnucolo, io contesto, le argomentazioni di tutti quelli che sostengono che la depenalizzazione del reato di sfruttamento sessuale e l’apertura di bordelli possa in qualche modo migliorare la vita delle donne che si prostituiscono e la vita delle donne in generale. Perché questo era l’argomento del mio post, al quale hai risposto linkando un testo sulle abitubini dei pinguini. Cosa volevi dire – parlandoci di scimmie e pinguini – non è chiaro, ma forse non lo sai neanche tu. Fatto sta che il tema del post non lo hai mai sfiorato…

        Ti ricordo che la prostituzione in Italia non è illegale, ma sono reati lo sfruttamento della prostituzione e la prostituzione minorile.

    • IDA ha detto:

      Bisognerebbe chiedersi anche perché quella pagina di wiki, creata nel 2012, si trova solo in inglese e cinese? Forse sono studi poco seri? Io credo di si! E lo dimostra, l’aver usato scorrettamente gli Scimpanzé..
      Perché uno zoologo, o un etologo, dovrebbe sapere che gli scimpanzè usano il sesso per relazionarsi con gli altri membri del gruppo, fanno sesso per fare pace dopo un litigio, per mille motivi, tra lo stesso sesso, e cambia da gruppo a gruppo, che può essere più o meno accentuato, il sesso è un loro linguaggio, un modo di comunicare, che è culturale, perché il linguaggio del sesso e assente tra quelli che nascono in cattività.. quindi è scorretto usare gli scimpanzè, anche perché, ancora, non conosciamo bene questo loro linguaggio..sono solo pregiudizi del ricercatore che ci ha visto atti prostitutivi, e forse non ci ha capito nulla.. Anche quella sui cacciatori mi sembra una sciocchezza, ma posso aver tradotto male… I pinguini sono uccelli, il maschio del rospo si fa trasportare sul dorso dalla femmina, per essere il primo a fecondare le uova, che la femmina depone sulla superficie dell’acqua, loro si divertono così.. La mantide si mangia il maschio dopo l’accoppiamento..

    • IDA ha detto:

      Poi non sono le donne che sottraggono risorse agli uomini, ma al contrario, sono gli uomini che sottraggono risorse alle donne.. hai mai sentito parlare dei “magnaccia”, “papponi” quelli che oggi vengono chiamati “imprenditori”?
      Vediamo chi c’è ai vertici delle grandi società dei gruppi pornografici.. dietro la tratta? chi c’è? Uomini o donne? Anche quelle, che dicono di essere senza protettore, in realtà, hanno un “agente” un “procuratore”, non più papponi, ma imprenditori, agenti e procuratori.. ma le puttane rimangono puttane, lo stigma è lo stesso.. Quindi quelli che sottraggono le risorse agli uomini, non sono le donne, ma altri uomini.. anche perché lo sfruttamento è più vecchio della prostituzione.. ecco se la prostituzione è il mestiere più antico del mondo, lo sfruttamento viene prima del mondo.

    • winola ha detto:

      A proposito di pinguini: “Gli esemplari giovani senza esperienza sessuale possono reagire a falsi stimoli per l’accoppiamento. Possono ad esempio tentare di accoppiarsi con altri maschi, con pulcini o femmine morte, fino a giungere a veri e propri stupri.”
      Da domani andiamo tutti a stuprare uomini, donne, bambini e cadaveri perché tanto lo fanno i pinguini e quindi è qualcosa di naturale?

      http://it.wikipedia.org/wiki/Pygoscelis_adeliae

  5. IDA ha detto:

    Andrea..e a tutti sostenitori di queste sciocche teorie maschiliste: Io questa sciocchezza dello schiavismo, l’ho già sentita più di una volta, e oltre ad essere una sciocchezza è fallace.. in pratica stai sostenendo che il disoccupato stà meglio di un manager d’azienda, perché il disoccupato non fa nulla, e al manager li tocca lavorare.. Altro esempio; in molti paesi islamici, ( Afganistan, Pakistan, Arabia Saudita, Iran, Kuwait..ecc), le donne non hanno accesso nel mondo del lavoro, se non in piccoli e marginali settori.. Quindi secondo questa logica, nei paesi islamici, comandano le donne?
    Non dimenticare che noi, ( come società) siamo il frutto della nostra storia, e la nostra storia è basata sul dominio di uomini, su altri uomini e donne.. meno di un secolo fa, le donne non potevano fare contratti, di proprietà ne commerciali. Negli anni 50, questo me lo raccontava la mia mamma, le donne, non potevano manifestare. Per fare la manifestazione dell’8 marzo, ufficialmente le manifestazioni venivano indette dagli edili, metalmeccanici, ecc.., che poi si trasformavano in manifestazioni di donne, perché in questura non accettavano le firme da donne. Il ministro Scelba, (uomo) fece la legge per impedire la distribuzione di mimose e la distribuzione di “Noi Donne” , “atto a turbare l’ordine pubblico” mentre tenere un banchetto per strada diveniva “occupazione abusiva di suolo pubblico”. Perché vietare le manifestazioni di donne era anticostituzionale…Mi dirai, questo è il passato, ora non è più così. Ma noi siamo il frutto di questo passato per non parlar dei millenni precedenti, dove forme di discriminazione contro le donne ce ne sono quante ne vuoi.. il negazionismo non ha senso!
    Eileen O’Shaughnessy, nome che probabilmente non ti dice nulla, era la moglie di George Orwell, voleva fare il medico chirurgo, si era laureata in medicina, ma le fu negata la specializzazione in chirurgia, quindi negato, l’esercizio della professione, in compenso le fu concessa la specializzazione in erboristeria, ( si sa le streghe, con le erbe, sono specializzate ) ed era figlia dell’alta borghesia inglese, quindi le è stato negato l’accesso a esercitare una professione solo perché era donna.. .. Sempre Orwell, (quindi uomo) nel suo “libro denuncia”, sulla condizione dei minatori inglesi, “La strada di Wigan Pier” :La compagnia carbonifera, che gestiva le miniere, dava la casa ai minatori, la mortalità in miniera era elevata e le vedove, entravano a lavorare nella miniera, oppure dovevano lasciare la casa.. queste donne, facevano gli stessi lavori che facevano prima i mariti, ma venivano pagate la metà degli uomini, quindi spesso oltre a lavorare si prostituivano per dare da mangiare ai figli…. Il tema del post è la prostituzione, non il negazionismo, quindi domanda: quello di prostituirsi da parte di queste donne, era una scelta o una condizione???
    Poi parli di uomini zerbini, perché probabilmente, vedi rapporti relazionali solo diseguali, solo in maniera comando/obbedienza, Se non è l’uomo a comandare è la donna che comanda, conclusione apparentemente logica.. Ma, ti informo che esistono anche rapporti paritari, dove nessuno comanda…Lo so, ti potrà suonar strano, ma ti garantisco che esiste… in più è importante conoscere che : per saper comandare, bisogna saper obbedire, e il famoso “maschio alfa” è in realtà un servo sciocco.. sarà sempre spennato e vittima di qualche donna, e quelli che chiamate con disprezzo zerbini, sono uomini che hanno un’intelligenza e sensibilità che li fa scegliere sempre la donna giusta.. Se vi capita sempre la donna sbagliata, non è colpa delle donne, non è colpa degli altri uomini…
    Il prostituirsi nel matrimonio o in strada, non è un privilegio, che hanno le donne, come vorresti far credere, ma è una condanna, lo è da millenni.. Non può essere una scelta, ma una condizione.. la prostituzione, sono uomini che fanno soldi, sfruttando le debolezze di altri uomini usando un corpo che non gli appartiene, quello delle donne. Le donne non sono artefici della prostituzione, nemmeno quelle che lo scelgono volontariamente..
    Le donne, hanno sempre cercato di comportarsi in maniera attiva nel sesso, ma sono sempre state represse dagli uomini, i termini; puttana, troia, vacca, mignotta ecc.. sono stati coniati per questo, e non ci sono correspettivi nel maschile.. Mi sai spiegare perché prima del matrimonio, un uomo è bene che faccia molta esperienza, e le donne meno possibile, anzi se vergini al matrimonio è ancora meglio? Certamente che tutto questo è colpa degli uomini… o meglio, avete delle grosse responsabilità e non serve a nulla scaricarle sulle donne.. assumetevi una volta tanto un po’ di responsabilità nei vostri comportamenti….

  6. Zorin ha detto:

    Io ho sempre visto uomini e donne in egual numero stigmatizzare le donne libertine, e se proprio devo individuare chi lo fa in maniera più assidua e cattiva sono le donne. Anche perché gli uomini, dalla presenza donne più “sportive”, avrebbero tutto da guadagnarci.

    Inoltre cosa intendi con “Le donne, anche quelle che lo scelgono volontariamente, non sono artefici della prostituzione”. A me sembra che vuoi normare forme di sessualità che a te stanno scomode, esattamente come la beghina di paese che da’ della zoccola alla donna che appare troppo disinvolta.

    • A me sembra che “io ho visto” non sia una affermazione in grado di dimostrare alcunché. C’è gente che sostiene di aver visto gli alieni, ma questo non significa che gli alieni sono fra noi.
      E’ la giustificazione classica dell’uomo che biasima. Mi ricordo il “caso Cubeddu”, il giornalista che scrisse nero su bianco che le ragazzine che provocano indossando gli shorts perdono il diritto di lamentarsi in caso di stupro (luglio 2013), anche lui millantava nel suo articolo l’esistenza di “amiche femmine” d’accordo con lui. E’ uno stratagemma letterario che vuole dare ad intendere che sono le donne quelle veramente cattive con le altre donne, non sono i poveri maschietti…
      Si, ci sono donne maschiliste: ma questo non deresponsabilizza gli uomini maschilisti né toglie qualcosa al fatto che in una società in cui le donne sono biasimate per quello che fanno o non fanno del loro corpo, a guadagnarci sono soprattuto gli uomini.

    • winola ha detto:

      Dire che le donne non sono artefici della prostituzione mi pare un concetto molto semplice e pure abbastanza scontato: se non esistessero uomini che comprano sesso, non esisterebbero nemmeno le prostitute, ti pare?
      Ad ogni modo, la prostituzione non è una forma di sessualità, anzi, con la sessualità non ha proprio nulla a che fare. La prostituzione è altro rispetto alla sessualità, le prostitute non lo fanno perché provano piacere sessuale nel prostituirsi. Una prostituta dal momento che viene pagata perde automaticamente il controllo sulla prestazione: fa quello che vuole il cliente, non quello che vuole lei e durante il rapporto non prova piacere, dato che non è una sua libera scelta, ma un compiacere il desiderio del cliente. Se il cliente non le piace non importa, se fare sesso è l’ultima cosa che vorrebbe fare non importa, lo fa comunque perché è pagata. Ora, cosa c’entra tutto questo con la sessualità? IMHO proprio nulla.

  7. Zorin ha detto:

    A me sembra che nulla di quello che dice è scontato: l’uomo può pure offrire denaro per far sesso, ma se la controparte non si prestasse a tale commercio lo scambio non avverrebbe. Il fatto che lo scambio avvenga, dimostra che c’è l’incontro della volontà di entrambe le parti, salvo situazioni di schiavitù.
    La volontà della prostituta è, quindi, parte attiva dello scambio, e questo smonta anche la sua seconda considerazione, sul rapporto prostitutivo che non sarebbe sessualità.

    • Salvo questioni di schiavitù? Ci sono 21 milioni circa di nuovi schiavi nel mondo e ogni anno due milioni di persone, il 60 per cento delle quali ragazze, sono indotte alla prostituzione. Ma ignoriamoli… E’ più divertente chiacchierare di “volontà che si incontrano”, giusto?

      Notizie come queste: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/19/traffico-di-essere-umani-la-piaga-globale/819634/ non ci dicono niente…

    • IDA ha detto:

      L’unico he da le cose per scontato, mi sembra che tu sia te, dai per scontato che ci possa essere un rapporto paritario, ma non ci può essere, perché il denaro stabilisce in partenza chi è il soggetto e chi è l’oggetto..
      Poi sopra, non mi hai risposto, perché non esiste un corrispettivo maschile di puttana e troia.. dire che sono termini che usano anche le donne, non è una risposta. Guardi gli effetti, ma non le cause..
      Mi sono anche stufata di queste vacue e continue accuse di moralismo, ogni volta che si parla di prostituzione. A me non da fastidio nessuna forma di sessualità, ma lo sfruttamento Si!. Certo combattere lo sfruttamento è un fatto etico, quindi morale, ma non ha nulla a che fare con il sesso. Tutti abbiamo una morale, perché sono quei principi e valori che ti fanno stabilire cosa è giusta e cosa è sbagliato. La morale non è un disvalore, ma usare gli altri, per un fine economico o per il solo piacere personale, oltre che ad essere un principio borghese è sbagliato, e questo è un giudizio che attiene la morale.. ma sbagliato è imporre la propria morale, non la morale..
      Al contrario, la morale dominante è una morale ipocrita, è quella che parla di famiglia, matrimonio, monogamia, eterosessualità. Quanto moralismo ipocrita, c’è dietro a quelli che vogliono “la loro puttana” per farsi fare i pompini, perché dalla mogli no.. la bocca che bacia i loro figli? Quelli che vanno con le prostitute perché certe cose con la moglie non le fanno? Quanto moralismo c’è da parte di quelli che parlano di “puttane autodeterminate”, pur di non mettere in discussione il profitto? E in quelle donne che considerano normale, che un uomo adulto che possa tranquillamente “scoparsi” una ragazzina? Se è una “mignotta”, che colpa ne ha lui? E poi, la stessa, (giornalista) che si indigna, perché il nome di questo brav’uomo, va sui giornali, perché quell’uomo ha una famiglia, e probabilmente una figlia della stessa età di quella che si è “scopata” o fatto fare un pompino… Cosè questo??
      Forse è un caso, ma certamente no! Si fa riferimento alle libertà sessuali, solo quando esse riguardano il dominio e la sessualità maschile, ci sono le prostitute, perché è colpa delle donne che non la danno abbastanza, e avete anche un po’ rotto, nel voler sempre stabilire come devono comportarsi le donne, assumetevi la responsabilità delle vostre azioni senza campare giustificazioni.

    • winola ha detto:

      A me invece pare proprio scontatissimo. Se non ci fosse la domanda, ovvero gli uomini che pagano, anche se le donne si vendessero nessuno le comprerebbe. O forse vuoi dire che gli uomini comprano qualsiasi cosa gli venga offerta pure se non la vogliono?
      La prostituzione non è sessualità, lo ripeto di nuovo e niente potrà convincermi del contrario. La maggior parte delle prostitute sono schiave, come potrebbero provare piacere nel prostituirsi quando sono costrette da persone senza scrupoli a farlo? Della restante parte un buon numero si prostituisce perché spinta dal bisogno, perchè non trova lavoro vuoi per la bassa istruzione, vuoi per discriminazione, vuoi per altri motivi, tipo la crisi economica. Ah, dimenticavo, c’è anche chi si prostituisce perché tossicodipendente e quindi per comprarsi la droga.
      E buona parte del “mercato” viene controllato da protettori senza scrupoli, che si prendono buona parte dei guadagni delle loro protette, che le riempono di botte se non guadagnano abbastanza o anche così, perché tanto ci sarà un motivo per cui se le meritano. Oh, una parte di questi simpatici protettori sono gli stessi mariti e fidanzati delle prostitute, pensa un po’.
      Decisamente un ambiente bello e piacevole in cui lavorare, vero?
      E poi c’è quella minima parte di prostitute per scelta, che magari lo fanno perché è un modo veloce per guadagnare soldi e quelle che si dicono soddisfatte perché hanno una clientela in genere molto facoltosa.
      Ma credi forse che a loro piacca davvero ogni singolo cliente? Che non abbiano mai finto un orgasmo? Io ho seri dubbi…
      Ti rendi conto che quello che fa la prostituta è accontentare il cliente vero? Tu vai lì e la paghi per un pompino e lei ti fa un pompino, pure se magari le fa schifo il tuo aspetto e prendertelo in bocca è l’ultima cosa che vorrebbe. O credi forse che una donna si ecciti non appena vede un pene?
      Ora, la Treccani definisce la sessualità come: Nel genere umano, il complesso dei fenomeni psicologici e comportamentali relativi al sesso. Tali comportamenti sono diretti alla ricerca del piacere fisico e dell’appagamento psicologico mediante l’attivazione delle funzioni fisiologiche proprie degli organi genitali maschili e femminili, nonché l’insieme delle percezioni, istinti e desideri legati alla consapevolezza del proprio sesso.
      (http://www.treccani.it/enciclopedia/sessualita/)
      La prostituzione appaga solo il cliente, quindi, al massimo, può essere relativa alla sessualità dell’uomo, non di certo a quella della donna.

      • andrea c ha detto:

        “La maggior parte delle prostitute sono schiave, come potrebbero provare piacere nel prostituirsi quando sono costrette da persone senza scrupoli a farlo? Della restante parte un buon numero si prostituisce perché spinta dal bisogno, perchè non trova lavoro vuoi per la bassa istruzione, vuoi per discriminazione, vuoi per altri motivi, tipo la crisi economica”

        Ma questi sono gli stessi identici motivi che spingono tante persone(donne e uomini) a fare lavori umili, faticosi, e generalmente poco piacevoli e POCO PAGATI, come la cameriera, la lavapiatti, la pulisci-cessi, la badante, la stagista sottopagata, ecc..ecc…

        E allora mi si deve spiegare per quale motivo, una persona che ha bisogno di soldi e decide di prostituirsi, viene considerata “schiava”, “costretta”, “povera vittima”, mentre se decide di fare la badante o la sguattera(spesso lavorando e faticando di più, per uno stipendio molto più basso), voi femministe non avete niente da obiettare. Perché?
        Siete proprio tanto sicure che un’immigrata che fa la sguattera a 800 euro/mese(in nero) per 10 ore al giorno, sia più libera (o meno schiava) di un’immigrata giovane, molto bella e sessualmente disinibita, che fa la escort per uomini di ceto medio-alto, e magari guadagna 1000 euro in 5-6 ore di lavoro?

      • Innanzi tutto, chi ti dice che riguardo lo sfruttamento delle persone nel mondo del lavoro “le femministe” non hanno niente da obiettare. Chi te lo dice? Si affronta un argomento per volta. Vuoi un post sul lavoro? Ecco un post sul lavoro: http://femminileplurale.wordpress.com/2014/04/11/reddito-garantito/
        Ci sono tante cose a me interessano, ma in un post dal titolo “femminismo e industria del sesso” avrebbe poco senso infilarci dentro l’effetto serra, la monsanto, la Polizia che calpesta la manifestante o i dipendenti dell’asl che si rifiutano di portare in ospedale le dita di quel poveretto cui è esplosa una mano… Se fossi ancora a scuola mi verrebbe detto: “sei andata fuori tema”.

        Tu non sai a me cosa interessa. Non hai idea quali e quante sono le cose alle quali obietto fuori di qui.

        Poi: a parlare di schiavitù non sono solo “le femministe”, ma parecchie persone fra quelle che si interessano di diritti umani http://www.antislavery.org/italian/che_cos_la_schiavit_moderna.aspx
        La schiavitù esiste, coinvolge un sacco di persone, molte delle quali vengono prostituite, anche se non è la sola forma di schiavitù. Parliamo di bambini, il più delle volte: http://www.youtube.com/watch?v=FCId8kfAbx8
        Tutto questo commercio di carne umana è gestito dalla criminalità organizzata. Criminale non è proprio la stessa cosa di “datore di lavoro”.
        Sai perché questo mercato è così fiorente? Perché ci sono persone come te che si raccontano la favoletta della “giovane immigrata, bella e sessualmente disinibita”.
        Questo è quello che invece raccontano le tue belle immigrate: http://resistenzafemminista.noblogs.org/prostituzione-schiavitu-e-tortura/
        Non sono io quella che appiccica stupide etichette addosso alle persone senza ascoltarle.

        Inoltre: in Italia la prostituzione non è un reato. Una donna che decida liberamente di prostituirsi può tranquillamente farlo. E qui nessuno sta proponendo la criminalizzazione della prostituta, né tanto meno la vittimizzazione di donne libere e autodeterminate.
        Quello che è reato, oggi, è lo sfruttamento della prostituzione. Ed è di questo che si parla, quando si parla di “riaprire le case chiuse”: di sfruttamento della prostituzione. Ma l’avevo già scritto.

      • winola ha detto:

        Ma che risposta è? Io parlo di schiave o di prostitute che lo fanno perché non hanno altra scelta e tu mi rispondi parlando di escort che guadagnano 1000 euro in cinque ore, che sono forse l’1% delle prostitute…
        Come se non le avessi considerate nel mio commento precedente poi. Ti è sfuggito quel pezzo o citi selettivamente perché ti fa comodo?
        E comunque, ho parecchio da obiettare sullo sfruttamento nel mondo del lavoro, anche perché sono una delle tante vittime (faccio la cameriera in nero per campare e lavo pure i cessi, se capita, guarda un po’!), solo non era questo l’argomento del post.
        Resta il fatto che una “sguattera” si può licenziare se vuole, mentre una prostituta con un pappone se solo prova ad affrancarsi minimo viene riempita di botte, quando non direttamente ammazzata…
        E poi, mai sentito della tratta delle badanti, mentre invece si legge ovunque della tratta delle prostitute.
        Ma continua pure a raccontarti che sono giovani immigrate disibite che guadagnao mille euro al mese, se così ti senti a posto con la coscienza.

      • http://terredeshommes.it/news/bambine-sfruttate-come-domestiche-nella-giornata-mondiale-contro-il-lavoro-minorile-terre-des-hommes-chiede-forti-misure-per-leliminazione-di-questa-forma-di-schiavitu/

        Tanto per chiarire: il problema c’è, ed è orribile, e nessuna forma di oppressione mi sta bene… Ma tirare in ballo altri problemi per distogliere l’attenzione da ciò di cui si sta parlando non è un modo corretto di argomentare, è solo un modo di cambiare discorso…

      • winola ha detto:

        Effettivamente il mio commento è freintendibile in quel punto. Non volevo negare che esistano bambine (ma presumo anche donne adulte) sfruttate come domestiche, assolutamente. So che ci sono, soprattutto nei paesi più poveri, e sono perfettamente d’accordo: è orribile ogni singola forma di oppressione e sfruttamento.
        Andrea faceva l’esempio delle badanti e per quella che è la mia esperienza e conoscenza dell’argomento (ma ammetto tranquillamente di non sapere tutto di ogni singolo argomento, non sono infallibile, ci mancherebbe!) la maggior parte delle badanti non viene rapita e obbligata con la forza ad asssitere gli anziani, come invece accade con le prostitute (o anche con le bambine sfruttate come domestiche).
        Sono spessissimo sfruttate dai datori di lavoro, quello sì, anche perché tante non hanno il permesso di soggiorno e quindi si devono accontentare di paghe davvero misere e non penso sia una sfruttamento meno grave, sempre sfruttamento è.

      • Che le badanti siano sfruttate o meno, che cosa ha che vedere con la prostituzione? E’ il solito, inopportuno benaltrismo… Ti occupi di questo? E allora perché non di quest’altro? E le foibe? E comunque, il femminismo si occupa eccome anche delle badanti: http://liadiperi.blogspot.it/2013/10/e-compatibile-essere-femminista-e-avere.html

      • winola ha detto:

        Nulla, direi.
        Quella del disperdere il discorso in mille rivoli, spostando l’attenzione su altri argomenti, è una tecnica molto usata, più o meno volontariamente, nelle discussioni, sopratutto quando si vuole aver ragione a tutti i costi. 🙂

      • andrea c ha detto:

        “Ti rendi conto che quello che fa la prostituta è accontentare il cliente vero? ”

        E quindi? dove sarebbe il problema? tutte le attività aperte al pubblico, si basano sulla soddisfazione del cliente; immagino che se un’estetista o una commessa in un negozio d’abbigliamento, fossero sempre sincere al 100% con le loro clienti(chiamando ciccione le ciccione, e cesse le cesse), chiuderebbero bottega nel giro di pochi giorni!

      • Se leggessi i commenti degli altri invece di asoltare solo te stesso, a questa domanda abbiamo già risposto. La prostituta è come la badante, come la cameriera: no, non è così. E sai perché? Perché nessuna donna al mondo ha un orgasmo servendo ai tavoli spaghetti allo scoglio. Fare sesso non è come vendere magliette. Se per per te stare alla cassa di un supermercato e fare sesso sono la stessa cosa, ti consiglio di consultare un sessuologo: lo dico per te.

      • winola ha detto:

        E di nuovo estrapoli frasi senza tener conto del contesto…
        Non so se ti è chiaro, ma quella è una risposta ad un preciso commento che sostiene che la prostituzione è una forma di sessualità femminile.
        La sessualità implica un appagamento fisico e psicologico (ho pure riportato la definizione, nel caso non te ne fossi accorto) e visto che la prostituta non gode nel prostituirsi dato che accontenta i desideri del cliente e non i suoi personali desideri la prostituzione non è sessualità. Questo è il senso di quella frase.
        Ad ogni modo, il paragone non regge: la commessa vende un oggetto, la prostituta invece non vende qualcosa, ma è l’oggetto venduto, sta proprio qui la differenza. Quando compri sesso da una prostituta automaticamente la tratti come tratteresti una maglietta comprata in un negozio, ci fai quel che pare a te… Solo che una maglietta non ha sentimenti, una donna sì e quando si prostituisce li mette da parte per accontentare il cliente. Sta proprio qui il problema, se non riesci a capirlo non so che farci, è stato spiegato più e più volte e sviscerato in ogni singolo aspetto e di continuare a ripetere sempre le stesse cose a persone che non hanno nessuna voglia di ascoltare sono francamente stufa.
        Tra l’altro: nessuna prostituta si è ancora lamentata per questo articolo, mentre invece lo fanno i cliente, chissà perchè…

  8. andrea c ha detto:

    “Che le badanti siano sfruttate o meno, che cosa ha che vedere con la prostituzione? E’ il solito, inopportuno benaltrismo… Ti occupi di questo? E allora perché non di quest’altro? E le foibe? E comunque, il femminismo si occupa eccome anche delle badanti”

    NO non è affatto benaltrismo, è semplice logica!
    Se tu mi dici che le prostitute sarebbero “schiave”, in quanto non amano il lavoro che fanno, ma lo scelgono per colmare delle necessità economiche, per logica dobbiamo dedurne che la stragrande maggioranza dei lavoratori(uomini e donne) sono schiavi, visto che solo pochi hanno la fortuna di poter fare un lavoro che amano. La stragrande maggioranza della gente è costretta a lavorare per vivere, e a scegliere il mestiere che riesca soddisfare i bisogni economici individuali, e con il miglior rapporto STIPENDIO/ORE LAVORATIVE, tra quelli alla propria portata!

    Quindi o siamo quasi tutti schiavi(non sono molte le persone che fanno un lavoro che amano davvero), oppure le prostitute per necessità economiche(eccetto quelle che sono veramente costrette da organizzazioni criminali) sono lavoratrici come tante altre

    • Peccato che nessuno abbia scritto che le prostitute sarebbero schiave perché non amano il lavoro che fanno. Quindi?

    • winola ha detto:

      No, non ho mai detto una cosa del genere: io ho detto che la maggior parte delle prostitute sono schiave perché sfruttate da persone senza scrupoli (organizzazioni criminali e papponi).
      Poi ho aggiunto che oltre alle schiave (quindi quelle costrette da altri a prostituirsi) ci sono anche quelle che lo fanno perché non trovano altro lavoro (perché discriminate, perché hanno un basso titolo di studio, perché colpite dalla crisi economica) e in qualche modo devono pur campare. Non ritengo una libera scelta (ed è una mia opinione, eh, non una verità assoluta) il prostituirsi perché non si può fare altrimenti. Per me libera scelta vuol dire che puoi scegliere tra diverse opzioni, non che ne hai una sola disponibile. E infatti ho poi detto che esiste anche una minima parte di prostitute (minima non perchè lo dico io, eh, lo dicono i dati statistici) che lo fa per libera scelta ed è soddisfatta del suo lavoro e queste sono le famose escort che guadagnano mille euro in cinque ore che citavi qualche commento sopra.

      • Ma tu pensi che a furia di riscriverlo si deciderà a leggerti? Mi piacciono gli ottimisti! 🙂

      • winola ha detto:

        Magari a forza di insistere…
        Sai come si dice, la speranza è l’ultima a morire. 😉

      • andrea c ha detto:

        “Non ritengo una libera scelta (ed è una mia opinione, eh, non una verità assoluta) il prostituirsi perché non si può fare altrimenti. Per me libera scelta vuol dire che puoi scegliere tra diverse opzioni, non che ne hai una sola disponibile.”

        Esistono diversi lavori disponibili, anche per donne senza nessuna qualifica professionale(cameriera, commessa, babysitter, badante per anziani e malati, magazziniera ecc..ecc..) quindi le donne che non sono costrette da papponi e organizzazioni criminali, l’alternativa ce l’hanno sempre. Solo che è un’alternativa più impegnativa (in termini di ore/lavoro) e meno retribuita, perciò alcune donne per necessità (magari hanno dei figli da mantenere, o nel caso delle immigrate vogliono mandare soldi ai genitori poveri), e/o per garantirsi una vita più agiata nel presente e un futuro economicamente più sereno, SCELGONO la strada più conveniente!

        Per fare un esempio, la maggior parte delle rumene immigrate in Italia, vengono da situazioni economiche, sociali e culturali molto simili, solo che molte, la maggior parte, fanno lavori che non hanno nulla a che vedere con la prostituzione(badanti, babysitter, parrucchiere, estetiste, traduttrici ecc.. ecc..) mentre altre lavorano nel ” settore sessuale”(prostitute, spogliarelliste, massaggiatrici erotiche, ecc..ecc..) Mi pare evidente che la differenza tra la rumene che fanno lavori “normali”, e quelle che fanno le escort, sia anche questione di SCELTE!

      • Niente, da fare. Ti linkiamo articoli con le statistiche sul traffico degli esseri umani, video in cui si mostrano bambine rumene salvate dalla rete di trafficanti, testimonianze di prostitute che raccontano la loro esperienza, di quanto poco abbia a che fare con le “scelte” e quanto sia dolorosa, e tu imperterrito ricopi sempre la stessa frase: le prostitute scelgono! Sono libere di scegliere! E’ una questione di scelta! Scelta! Scelta!
        Ecco, questa è la dimostrazione di quello che ho sempre sospettato: le teorie sulle prostitute “libere autodeterminate e ninfomani” servono solo a minimizzare, se non ad occultare, il triste fenomeno della tratta di esseri umani; non esistono persone che non abbiano scelta, tutti possono scegliere.
        Il meccanismo è lo stesso di quelli che puntano il dito contro la donna che subisce violenza domestica: quell’uomo te lo sei “scelto” tu! Possibile che non hai colto i segnali? Possibile che non ti sei accorta che sarebbe finita così? Hai dei problemi se hai “scelto” una simile relazione… Così la responsabilità di chi compie oggettivamente una violenza passa in secondo piano, perché in un mondo in cui tutti “scelgono” e ogni essere umano è l’unico e il solo artefice del proprio destino non c’è violenza, non c’è prevaricazione, non c’è ingiustizia, ma al massimo ci possono essere persone che hanno fatto “le scelte” sbagliate, e chi è causa del suo male pianga se stesso e non ci rompa le palle con le sue lamentele (e non si azzardi a pretendere qualcosa di diverso da ciò che “si è scelto”).
        Questo chiacchierare di “libertà di scelta”, questo vantarvi di attribuire a tutti la capacità di autodeterminarsi come se steste facendo qualcosa di grande a favore della dignità dell’individuo, nega la realtà dei fatti, e in particolare si preoccupa di sorvolare astutamente sul fatto che viviamo in un mondo profondamente segnato dalla disuguaglianza, un mondo nel quale non a tutti gli esseri umani sono offerte le medesime opportunità e nel quale non tutti godono degli stessi diritti, un mondo che discrimina sulla base di criteri arbitrari ed ingiusti: sei donna allora vali di meno, sei povero allora vali di meno, sei straniero allora vali di meno, se sei omosessuale, transessuale, disabile, allora vali di meno…

        Quello che mi pare davvero evidente è che non c’è più spazio per il dialogo, anzi, che non c’è proprio nessun dialogo.

  9. andrea c ha detto:

    “Non so se ti è chiaro, ma quella è una risposta ad un preciso commento che sostiene che la prostituzione è una forma di sessualità femminile.
    La sessualità implica un appagamento fisico e psicologico (ho pure riportato la definizione, nel caso non te ne fossi accorto) e visto che la prostituta non gode nel prostituirsi dato che accontenta i desideri del cliente e non i suoi personali desideri la prostituzione non è sessualità. Questo è il senso di quella frase.”

    Ok, io non ho mai nemmeno lontanamente pensato che la prostituzione sia una “forma di sessualità femminile”. Nella maggior parte dei casi è una forma di sostentamento economico, e basta!
    In qualche raro caso può essere considerato un vizio;ci sono donne che hanno delle qualifiche professionali più che buone, e che potrebbero vivere benissimo anche facendo lavori “normali”, ma forse per avidità, forse per ninfomania, o per chissà quali altri motivi personali, preferiscono fare le escort.
    Come questa: http://www.gqitalia.it/show/lifestyle/2011/4/tenera-valse-l-ex-professoressa-di-un-liceo-della-roma-bene-diventata-escort-di-lusso-si-racconta-a-gq

  10. andrea c ha detto:

    “Ad ogni modo, il paragone non regge: la commessa vende un oggetto, la prostituta invece non vende qualcosa, ma è l’oggetto venduto, sta proprio qui la differenza. Quando compri sesso da una prostituta automaticamente la tratti come tratteresti una maglietta comprata in un negozio, ci fai quel che pare a te… Solo che una maglietta non ha sentimenti, una donna sì e quando si prostituisce li mette da parte per accontentare il cliente”

    Quello che molte femministe anti-prostituzione non vogliono capire, è che le prostitute, NON VENDONO SE STESSE, ma vendono le proprie prestazioni sessuali per un tempo delimitato e predefinito. E quindi non è per niente vero che una prostituta puoi trattarla “come una maglietta”. Per fare un esempio, se un cliente si accorda con una prostituta per fare sesso orale, per tot. minuti, a x euro, può fare solo sesso orale, e solo per quel determinato tempo!
    Se il cliente costringe la prostituta con la forza, a fare quello che lei non vuole, diventa violenza sessuale a tutti gli effetti, e la prostituta può denunciarlo per stupro, e ricevere la stessa tutela legale che viene riconosciuta a qualsiasi altra donna, indipendentemente dalla professione svolta!

  11. Pingback: Personaggi femminili credibili: la triste realtà

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