La Dea Madre

“Vivevamo, come al solito, ignorando. Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà. Nulla muta istantaneamente: in una vasca da bagno che si riscaldi gradatamente moriresti bollito senza nemmeno accorgertene… Le storie dei giornali erano come sogni per noi, brutti sogni sognati da altri. Che cose orribili, dicevamo, e lo erano, ma erano orribili senza essere credibili. Erano troppo melodrammatiche, avevano una dimensione che non era la dimensione della nostra vita. Noi eravamo la gente di cui non si parlava nei giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui. ” (Margaret Atwood, “Il racconto dell’ancella”)

madre

(http://www.labambinafilosofica.it/)

E’ la notizia di questi giorni: il divieto di fecondazione eterologa contenuto nella legge 40 è incostituzionale.

L’Accademia Pontificia per la Vita manifesta «sconcerto e dispiacere», gli esponenti politici cattolici parlano di «grave attacco alla famiglia».

Stiamo parlando delle stesse persone che hanno bloccato la diffusione dei libretti Unar per il contrasto al bullismo omofobico nelle scuole, delle persone che ascoltano rapite Papa Francesco che sentenzia:

«Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre»

dimentico del fatto che nel Vangelo Gesù reagisce sempre piuttosto infastidito quando qualcuno gli parla di “famiglia” intesa come famiglia biologica:

Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! (Marco 3,31-34)

Parliamo di gente che pensa di trovare nella Bibbia la risposta a tutte le domande senza neppure prendersi il disturbo di leggerla, gente che preferisce non leggere, non studiare, non documentarsi, non approfondire (perché dai tempi della Bibbia ne sono stati scritti di libri!), gente che si limita a ripetere “Come era nel principio, è ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia”, perché da secoli e secoli siamo abituati a ripetere formule delle quali non conosciamo il significato, senza neanche chiederci perché lo stiamo facendo.

Gente che vive ignorando, rintanata negli spazi bianchi bianchi tra le notizie che riguardano altri (mi è piaciuta molto questa frase), perché le cose possono essere orribili, ma non per questo diventano importanti per quelli che non le vivono sulla propria pelle.

Di questa colpevole indifferenza ci racconta Loredana Lipperini in un commento alla legge 40, e su questo punto – l’indifferenza – concordo in pieno con lei.

Ma lo fa in un modo che, lo confesso, mi ha ferito.

Lo fa tirando il ballo la “Dea Madre”.

Secondo Loredana Lipperini in Italia si “idolatrano le madri” (uno dei temi prediletti di un certo maschilismo): “perché nel paese che idolatra le madri e le pone su altari dove spesso si è ben liete di salire, per le madri si fa ben poco.” Sebbene sia costretta ad ammettere che per le madri questo paese non faccia praticamente nulla, ci tiene a ribadire che

“la battaglia per i referendum non venne  sentita come propria da molte donne. Da molte madri, anche: che rivendicavano il diritto alla “naturalità” del parto. Di fatto, vietandolo ad altre. Per quanto nascosto nel pozzo nero delle emozioni inconfessabili, il sottile disprezzo verso le infertili esiste. Si dice ancora “non è stata capace” di una donna che non riesce ad avere figli. Capace, abile. Come se dipendesse dal talento. Di contro, essere madri viene percepito come uno status che accomuna. Noi madri. Noi che sappiamo. Noi che ci capiamo. Noi che ci siamo passate. Noi che diamo la vita. Per molte donne, “in quanto madri” si dovrebbe avere diritto di parola su tutto: come se partorire rendesse, di per sé, atte alla comprensione delle leggi dell’universo. In occasione dei referendum, ci sono state donne colte e influenti che hanno invitato all’astensione perché il mito potente della Dea Madre non venisse intaccato da mano umana.”

Esiste, ci dice Loredana Lipperini, un “sottile disprezzo per le infertili”.

Vero.

Ma le donne fertili sono immuni dal disprezzo?

Chi è questa Dea Madre? E in che modo l’Italia oggi idolatra le madri? Dove sono questi altari sui quali le madri sono spesso liete di salire? E quali doni ricevono le madri che vi salgono?

Il discorso è interessante. Sono tanti i temi che si potrebbero toccare. Siccome un post in un blog non dovrebbe essere troppo lungo e troppo noioso, mi limiterò a suggerire alcuni spunti di riflessione.

Maria Gimbutas, archeologa lituana, nel suo famoso libro “Il linguaggio della dea”, analizza i culti preistorici (mesolitici e neolitici) collegati alla terra e fondati su divinità femminili preindoeuropee lunari e terrestri. La Gimbutas sostiene che in Europa e in Asia Minore (antica Anatolia) tra il 7.000 e il 3.000 a.C. sarebbe esistita una società caratterizzata dall’uguaglianza tra i due sessi, le donne avrebbero ricoperto in questa società un ruolo dominante come sacerdotesse o capi clan, e la vita sarebbe stata governata da una Grande Dea simbolo di nascita, morte e rinnovamento. Questa società sarebbe stata poi soppiantata da una cultura diversa, che si sarebbe imposta tra il 4.300 e il 2.800 a.C., trasformando l’antica cultura detta protoindoeuropea in una cultura patriarcale.

Un altro sostenitore dell’esistenza della “Dea Madre” e di preistoriche società matriarcali primitive che mi viene in mente è Erich Neumann, psicologo e allievo di Jung, per il quale l’esistenza di un ancestrale culto della Dea è funzionale a supportare l’esistenza dell’archetipo della Grande Madre nell’inconscio collettivo e quindi dentro ognuno di noi. Cercherò di spiegare la sua idea in poche parole, e chiedo perdono a tutti coloro che si sentiranno offesi dall’eccessiva semplificazione di concetti tanto alti e complessi. Per Neumann lo sviluppo di ogni essere umano ricalca la storia dell’umanità: così come le primitive società si sono evolute dal matriarcato al patriarcato, così ogni singolo essere umano, dopo aver vissuto i primi anni di vita una fase di fusione mistica in cui è un tutt’uno con la madre, deve emanciparsi dal suo abbraccio soffocante per confrontarsi con l’Archetipo del Padre, che rappresenta la coscienza e il Logos.

Non so voi, ma io non c’ho mai trovato niente di particolarmente gratificante per una donna-madre in tutta questa storia degli archetipi: se la Grande Madre è colei che dona la vita, è anche il principale ostacolo allo sviluppo del Sé; chi schiude veramente l’individuo alla vita è il Padre, ovvero quell’archetipo che invita a volgere lo sguardo altrove, ad agire, a decidere e volere, e il momento del distacco dalla madre è una sorta di seconda nascita, l’inizio di una vera consapevolezza di sé, e l’ingresso dell’individuo nella vita sociale. Per non parlare poi del fatto che il matriarcato sarebbe l’infanzia dell’umanità e il passaggio al patriarcato rappresenterebbe una maturazione…

Vado avanti per libere associazioni, e mi viene in mente un altro passo del Vangelo, Luca 11,27-28:

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”
Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”

In che modo oggi l’Italia idolatra le madri?

Sappiamo che la parità nella famiglia italiana è conquista piuttosto recente: solo nel 1975, con la L.151, la riforma del diritto di famiglia ha introdotto il concetto di potestà genitoriale, sebbene le tracce della “patria potestà” di romana memoria fino a pochissimo tempo fa erano ben visibili nel nostro ordinamento. Così recitava l’articolo 316 del codice civile (modificato solo dal recente decreto sulla filiazione):

Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione. La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei. Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili…

Sappiamo anche che lo status di madre non tutela le donne dalla violenza di genere:

il 30% dei maltrattamenti ha inizio durante il periodo della gravidanza e una donna su 4 è vittima di abusi in questa fase della vita. Un dato preoccupante, cui si somma quello secondo il quale il 69% delle donne maltrattate in gravidanza continuino a subire violenze anche dopo la maternità. (fonte il Messaggero)

E’ ciò che emerge da una ricerca dell’associazione “Differenza donna” condotta su un campione di 500 donne maltrattate, secondo la quale il 90 per cento di queste continua a subire violenze anche durante i nove mesi della gravidanza. Anzi, secondo il 24 per cento del campione, sarebbe proprio con la scoperta dello stato di gravidanza che inizierebbero le violenze domestiche, mentre per un altro 26 per cento durante la gravidanza botte e violenze sessuali aumenterebbero. E se per il 39 per cento delle donne intervistate il livello di brutalità rimane invariato, solo un otto per cento dichiara che gli aguzzini si ravvedono e abbassano il tasso di violenza. (fonte Repubblica)

Ma veniamo al disprezzo riservato alle donne fertili:

le_pessime_madri

Se i ragazzi si comportano male, è perché le madri danno il cattivo esempio. I padri non danno il cattivo esempio.

colpa_mamme

Vi giuro che una volta ero ad una partita di mio figlio, la sua squadra stava perdendo, quando un papà di un suo compagno di squadra si è chinato verso di me e mi ha sussurrato “E’ colpa di voi mamme se sono così mollaccioni”. Perché non siamo colpevoli solo del fallimento delle figlie femmine, noi mamme…

solo_mamma

Le famiglie “solo papà”, invece, non sono focolai di abusi.

Se del padre va parecchio di moda invocarne il ritorno e tutto ciò che non va è attribuibile alla sua “evaporazione” (e ci si appella costantemente a figure mitologiche come Ulisse o Giasone), per le madri è trendy invocare la “Sindrome della Madre Malevola”:

madre_malevola

In un paese che idolatra le madri potrebbe una simile sindrome, priva di qualsiasi conforto scientifico, riscuotere tanto successo?

In un paese che idolatra le madri la Ministra Lorenzin parlerebbe di “educare alla maternità“?

Una potente Dea Madre può avere delle colpe oppure essere educata?

Se esitesse davvero una potente Grande Dea Madre, tutto le sarebbe concesso e perdonato.

Esattamente come accade per il Padre, che – ci insegna la vicenda del “povero Floriani” – qualsiasi cosa combini non perde lo status di bravo genitore:

floriani

La mia personalissima opinione in merito è che, se nel neolitico si venerava davvero una Dea Madre, di quel culto se ne è persa ormai ogni traccia.

O magari l’invidiabile e invidiato super-potere della Grande Madre italica consiste nel manifestarsi quando c’è bisogno di un capro espiatorio, che si tratti di una legge incostituzionale, di un episodio di bullismo a scuola o di un divorzio che sfocia nel penale.

Sul fatto che le donne siano “spesso” felici di salire su un simile altare, credo ci dica tutto il basso tasso di natalità di questo paese che ci idolatra.

E intanto il Grande Padre se la ride…

 

Idolatrando le madri:

Il potere logora chi ce l’aveva

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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30 risposte a La Dea Madre

  1. Non ho mai commentato un tuo post, lo faccio questa volta ma vale anche per tutti gli altri: grazie.
    Leggerti è sempre come aprire una finestra e far entrare aria pulita, come stiracchiarsi e sgranchirsi dopo esser rimasti a lungo in una posizione scomoda, aprire gli occhi e scoprire che non si è soli.
    Grazie per quello che dici, per come lo dici, per l’intelligenza l’ironico garbo e la cultura con cui lo dici, e soprattutto per il fatto che lo dici!!!

  2. Donatella ha detto:

    Condivido: Grazie di esistere!

  3. Morgaine le Fée ha detto:

    Oppure come un articolo del Corriere, qualche anno fa, che parlava dell’incidenza della carie tra i bambini: il dentista intervistato puntava il dito proprio sulle mamme, che non sarebbero sufficientemente attente all’igiene orale dei piú piccoli. I papá dove sono? Se hai un pisello sei geneticamente incapace di mettere uno spazzolino in bocca ai tuoi pargoli?

    Per me il disprezzo delle infertili e la mortificazione delle madri sono due facce della stessa moneta del sistema patriarcale, quello che dá importanza alla linea di discendenza maschile e alla certezza della paternitá (con la conseguenza che la donna e il suo comportamento sociale e sessuale vanno strettamente controllati e regolati, e il suo eventuale, scarso valore é limitato alla procreazione).
    Una donna che non figlia, é inutile: non propaga la linea di discendenza (notare anche che, di solito, la donna é la prima indagata se ci sono problemi di fertilitá, ed é la prima accusata se invece i figli non ci sono perché non li vuole: le esecrabili egoiste *donne in carriera*)
    Una donna che ha fatto figli é relegata unicamente a quel ruolo e guai se sbaglia: una madre il cui operato é continuamente minato da critiche, penserá solo a come far bene e null’altro, naturalmente nel rispetto delle regole patriarcali (vedi l’esempio dei figli *mollaccioni* alla partita). Autostima a zero, vivisezione di ogni comportamento, mancanza di un welfare decente e -perché no- un po’ di botte, la faranno restare al suo posto e ben controllata. E state sicure che, qualunque cosa facciate, state sbagliando (allattare? artificiale? cesareo? epidurale? mamme tigri? mamme chiocce? ecc.)
    Partorire ed occuparsi della prole non sono un merito, ma il dovere minimo sindacale della femmina nel sistema patriarcale. Perché dovremmo mai, noi donne, essere considerate delle dee per questo?
    Il padre patriarcale potrá cosí vedere la discendenza proseguire, e continuare ad occuparsi del suo sistema dominante senza sporcarsi le mani coi pannolini (e il resto).

    per il resto, mi associo ai commenti qui sopra di lodi per il blog .

  4. Il Rasoio di Occam ha detto:

    Ma se anche esistesse un altare della Dea Madre, e le donne desiderassero salirci, che c’è da meravigliarsi? In un Paese dove le loro vite non valgono niente, dove tutte le altre loro competenze sono sminuite o ignorate, dove sono trattate come corpi estranei in qualunque posto non sia il focolare domestico, non mi pare così strano né così deplorevole che alcune donne cerchino rifugio nell’illusione di una superiorità derivata dal ruolo di madre (pura illusione, come hai fatto notare).

    Scrive Lipperini: “Per molte donne, “in quanto madri” si dovrebbe avere diritto di parola su tutto: come se partorire rendesse, di per sé, atte alla comprensione delle leggi dell’universo”.

    Faccio notare che gli uomini non hanno alcun bisogno di diventare padri per sentirsi in diritto di mettere bocca su tutto. Date un’occhiata a una manifestazione anti- aborto e state a sentire i loro ‘argomenti’. La verità è che la saccenza maschile è tollerata e pure ammirata, quella femminile no. Forse per alcune donne la maternità è la prima occasione che hanno in vita loro per sentirsi autorevoli.

    Il sessismo benevolo attecchisce tra le donne nei Paesi ad alto tasso di misoginia, questo è arci-noto. L’Italia è un Paese spaventosamente patriarcale, che dopo decenni di battaglie non vuole saperne di uscire fal medioevo. Svergognare le donne per come tentano di sopravvivere al patriarcato mi pare una forma di victim-blaming.

  5. Paolo ha detto:

    in effetti sia il padre sia la madre hanno delle responsabilità per come cresce il figlio (quando sono presenti e a volte anche quando non lo sono)

  6. Alex19 ha detto:

    Se vogliamo davvero prendere spunto dal culto della Grande Dea, potremmo dire che essa è davvero sopravvissuta a livello di archetipo come maternità “venerata” nella nostra cultura cattolica con il culto mariano. Purtroppo, la conseguenza di mettere la maternità a livello di archetipo o ideale è che nella realtà quotidiana chi la incarna, la donna-madre, subisce il disprezzo e il biasimo di non essere in grado (in quanto essere umano) di raggiungere la perfezione della maternità divina di Maria, che sola la affrancherebbe dal “peccato originale” di Eva. Mentre scrivo mi sembra davvero di rievocare scenari medievali, ma in fondo la cultura italiana non se ne è discostata molto. Le accuse continue e drammatiche alle madri (ferma restando naturalmente la vitale importanza del rapporto madre-figlio soprattutto nei primi mesi di vita) secondo me si inquadrano in questo scenario: se tuo figlio non è perfetto, qualsiasi cosa questo significhi, la colpa è tua che non sei stata una madre ideale. L’ideale, ovviamente, è un peso solo femminile. Mai sentito parlare di un uomo accusato di non avere educato adeguatamente i propri figli e di non avergli fatto mangiare le verdure.

  7. Vale ha detto:

    Riporto la mia testimonianza fuori dal coro. Per quanto mi riguarda, la Lipperini ha ragione. Non ho figli, non ne voglio, non sopporto i bambini e sono contenta quando me li tengono alla larga (purtroppo per me, i bambini invece mi adorano).
    Ogni volta che, interrogata, faccio presente che non voglio figli, devo sempre trovare qualcuno (nel 99% dei casi una donna) che monta in cattedra e mi fa sapere quanto bello è avere figli, che cambierò idea, che la vita di una donna non ha senso se non figlia (ma vai, vai, sai bene dove ti sto mandando) e che appena trovo uno di cui mi innamoro…
    Mi sono innamorata un paio di volte, ma non ho comunque mai voluto fare figli.
    Quello che mi manda in bestia è che io non cerco in alcun modo a convincere loro a non figliare, quindi non vedo perché loro debbano sentirsi in dovere di dare lezioni di vita a me.
    Quindi, sì, molte madri si sentono come investite di un compito divino e si auto-osannano come Dea Madre… solo che fanno pesare questa auto-osannazione alle povere disgraziate che di figli non vogliono (o magari non possono) saperne.
    Che poi agli uomini del fatto che una sia madre o meno non freghi un accidenti, è un altro discorso. Ma alla prossima che sento farmi la predica perché non voglio figli sputerò in un occhio. Con molta soddisfazione personale.
    Vale esasperata

    • Ci sarà sempre qualche rompiscatole che ti consiglia che cosa è meglio è per te. Ovvio che le persone tendono a consigliare agli altri di fare esattamente le stesse cose che hanno fatto loro, perché credo che a muoverle sia la ricerca di una conferma della profonda saggezza delle proprie scelte, piuttosto che il desiderio di fare la felicità altrui.
      La gente consiglia una miriade di cose e giudica universalmente sbagliato tutto quello che non condivide, senza tenere conto dei gusti e dei desideri altrui, e questo non riguarda solo la maternità: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/20/il-desiderio/
      Ti è mai capitato di essere a cena fuori con qualcuno che insiste che assolutamente devi assaggiare quel piatto, e quando tu balbetti “mi spiace, non mangio interiora di animali”, ti risponde “ma non capisci niente di cucina!” – ecco, questa è la situazione-tipo di cui parli tu.
      E non dipende dalla fertilità o dalla non-fertilità delle donne, ma dalla fastidiosa tendenza di alcuni (possono essere uomini e donne) a prevaricare. Se alcune donne si atteggiano a divinità, questo non significa che vengano davvero venerate.
      Ciò di cui parlo io è un’altra cosa. Parlare di altari, di “potente” culto della “Grande Madre”, dà ad intendere che queste donne che si atteggiano a divinità vengano anche trattate da divinità e magari godano di qualche privilegio speciale… E’ quel genere di glossario – per intenderci – che rimpolpa le lamentele di molti uomini sulle “madri supertutelate”, ma le madri, nella realtà, supertutelate non lo sono affatto e non godono di maggiore stima di qualsiasi altra donna.
      Sui giornali troviamo il pancione della starlet di turno tanto quanto troviamo il topless della diva del momento, e a nessuna delle due verranno risparmiati i commenti odiosi sulla cellulite. Perché la donna, fertile o non fertile, che ne sia consapevole o meno, è sempre carne da macello.
      Quello che volevo fare con questo articolo non era consigliare la maternità a chi non vuole essere madre, bensì raccontare a chi madre non lo è (e forse anche a chi lo è, se non se ne è già accorta) che alle donne fertili non è concesso nulla di più né nulla di meno di quello che è concesso a qualsiasi altra donna, e che essere madre comporta solo modi diversi di essere disprezzata.

      Quello che volevo dire è che quando devo puntare il dito contro qualcuno – pensando alla legge 40, all’aborto e alle speculazioni sul corpo e la fertilità delle donne – mi vengono in mente tanti altri soggetti con molto più potere, soggetti molto più venerati delle mamme orgogliose della propria maternità… Un suggerimento: alcuni, anche se portano la gonna, sono maschi. Non parlo degli scozzesi.

      Mai sentito dire “divide et impera”?

      • IDA ha detto:

        “essere madre comporta solo modi diversi di essere disprezzata.” Si! Mi trovo molto d’accordo con questa tua affermazione, che comunque non ti salva ad non essere madre, perchè sarai lo stesso disprezzata, perchè non sei madre..

    • IDA ha detto:

      Vale: Fai bene a fare quello che fai, devi fare quello che ti senti di fare, anche se non ti salva da nulla, perchè il modello “madre” colpisce chi ha figli e chi non ne ha. Ma almeno hai fatto quello che credevi giusto per te. e non è poco… Io non avevo mai pensato, ad essere madre,fino ad un giorno, che pensavo di essere incinta, ma non lo ero, e mi è dispiaciuto molto.. e poi ho fatto due figli in due anni.. il primo figlio avevo 30 anni, ed erano già cinque anni che si stava insieme, sai quante volte i vicini, i parenti, venivano a dirci, ma un bambino quando? Poi io mi ritrovo dei parenti invadenti, che hanno sempre da dirti qualcosa, ma è un’altro discorso…..

  8. IDA ha detto:

    Sono d’accordo con Alex19, che le società Gilaniche, siano sopravvissute nel culto mariano. Non sono d’accordo come spesso capita con la Lipperini, ma è normale. Perché fa il solito errore, giudica le donne e non la “madre”. Madre intesa come modello, un modello molto rigido, ma anche molto dinamico, a tal punto che può essere considerato quasi personalizzato, ma quel quasi è già abbastanza per farti sentire inadatta in quel ruolo. La maternità serve a controllare le donne, a colpevolizzarle, l’autostima delle donne deve essere sempre ai minimi storici.. L’aspettativa per il padre è solo quella di portare soldi a casa, solo questa, che non è poco, se non ci riesce, depressione e suicidio.. Ma molti bene o male ci riescono..
    Alle donne spetta tutto il resto, e hanno sempre missioni impossibili. Le donne sono sempre giudicate, perché lo fanno, perché non lo fanno, non ti è permesso essere un po’ egoista, ma se non lo sei è sbagliato.. La maternità, è quella che da una visibilità alla donna, indifferentemente se è bella o brutta, vestita bene o vestita male.. e forse per questo che molte ci investono tutto, e non è giusto criticare le donne madri, ma quei modelli che le vogliono madri inadeguate, donne inadatte..
    Io come madre sono stata a volte troppo presente, a volte troppo assente, mi sono sempre sentita inadeguata, in compenso i miei figli hanno avuto la fortuna di avere un padre costante. Che però non si è mai fatto tutti i problemi che mi sono fatta io, perché non sono richiesti al ruolo paterno.

    • Paolo ha detto:

      bisognerebbe capire che c’è chi vuole dei figli, chi non li vuole, chi non li voleva o non ci pensava e poi li fa, chi li vorrebbe ma per svariate ragioni non può..e meritano tutti/e rispetto

  9. Sandra ha detto:

    Povere mamme, altro che altare! quando qualche amica mi ha comunicato di aspettare un figlio ho sempre accolto la notizia con un “ma sei pazzaaa!!!” certo conoscendomi hanno dato il giusto senso alla mia esclamazione. Quando decisi che non sarei mai diventata madre avevo circa sette anni, vivevo in una di quelle famiglie dove lui porta i soldi a casa, giusto quelli che rimangono dopo le sbronze e lei si dedica ai figli, una di quelle famiglie dove lei fa innervosire il marito….certo ho avuto un’ anticipazione di quello che può capitare ad una donna che si sposa e diventa mamma, la mia povera mamma distrutta dalla disperazione che mi rinfacciava di averci messi al mondo e oggi mi dice che una donna che non ha figli non è “completa”, dovrei prendermela con mia madre? con tutte le mamme che mi dicono questo? chi è serena e giustamente orgogliosa della sua scelta non ha atteggiamenti di rivalsa verso chi ha deciso diversamente.Intanto, nonostante la massiccia propaganda di fittizia considerazione riservata alle mamme, la natalità è molto bassa,e questi sono fatti, come è un fatto che l’articolo della Lipperini è superficiale.
    A proposito di superficialità, sarebbe anche il caso che questa domanda “come mai?” (non hai fatto figli o non vuoi figli) smettesse di essere fatta da persone che non si frequentano neppure magari al supermercato o in ascensore,se per ipotesi un vostro conoscente o amico diventa magrissimo o gasso in breve tempo qualcuno si permette forse di chiedere con la stessa faciloneria “come mai sei dimagrito cosi? oppure “come mai stai ingrassando?” solo se molto molto amici ci si sente in diritto di indagare magari spinti da preoccupazione sincera, anche questo in un certo senso testimonia quanto poco sia rispettata la scelta della donna.

    • Alex19 ha detto:

      guarda, io ho una figlia sola e a me spesso invece chiedono “ma il secondo non lo vuoi? Ma non sai che così, se resta figlia unica, farà fatica a socializzare e si sentirà sola?”. Ecco, questo per dire che nessuna donna, madre o no, sarà mai esente da critiche sulla maternità.

  10. IDA ha detto:

    No, Paolo io parlavo delle aspettative che sono prodotte dai ruoli e dalle norme sociali, nel ruolo della madre ci sono delle aspettative comportamentali, con cui ci devi fare i conti, anche se non li condividi.. nel ruolo del padre non ci sono…

    • Paolo ha detto:

      capisco. Certamente essere padre e madre comporta delle responsabilità, con quelle prima di tutto bisogna fare i conti

  11. ziadada ha detto:

    Non smettono di perplimermi le candidate – usualmente alle amministrative comunali – che scrivono “mamma” come qualifica, e che si piazzano mirabilmente alla convergenza di due correnti di pensiero: che “mamma” sia una versione più nobile di “casalinga e/o disoccupata” e che “mamma” piuttosto che “fabbra ferraia” o “risolutrice esperta di parole crociate senza schema” si trasferisca senza passare dal via in “adatta a gestire politicamente la cosa pubblica”. Che poi a dirla tutta l’esperienza politica di madre lavoratrice di un neonato, madre casalinga di una famiglia numerosa, madre di un preadolescente autistico o madre pensionata di un disoccupato hanno più di diverso che di comune.

    • Come giustamente osservava il Rasoio di Occam, è molto probabile che alcune donne sperino così di godere di maggiore considerazione; le donne che lo fanno hanno creduto a messaggi come questo: http://www.huffingtonpost.it/2014/04/16/video-lavoro-piu-duro-del-mondo-mamma_n_5157742.html
      Ma ovviamente è tutto falso. O meglio è un imbroglio, è una truffa… La realtà per le madri è questa: http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/mia-moglie-niente-parto-cesareo-e-al-bolognini-arrivano-i-carabinieri_1054710_11/
      Le donne sono esseri umani? La risposta, ancora oggi, è no. E non lo diventano neanche con la gravidanza…
      (http://www.ibs.it/code/9788842096795/mackinnon-catharine-a/donne-sono-umane.html)

    • Il Rasoio di Occam ha detto:

      Mettici anche che è l’unica qualifica che non le pone in competizione con gli uomini, dove risultano sempre svantaggiate. Perché se sei avvocata, ingegnera eccetera, rispetto a un uomo con le stesse qualifiche sei sempre percepita come meno autorevole e competente. “Mamma” è forse l’unico ambito in cui nessuno può preferirti un uomo. Poi è rassicurante per gli elettori sessisti che hanno orrore delle donne ambiziose e assertive, è come dire “Okay, sono una donna in carriera, ma sono sempre mamma! Non vi spaventate!”. Sono sicura che glielo consigliano in molti di pubblicizzarsi così…

      • Paolo ha detto:

        non capisco perchè una “donna in carriera” debba occultare l’essere madre se lo è. I problemi sono nella testa dei maschilisti

      • I perché, secondo me, lo spiega bene Anne-Marie Slaughter con questo esempio (ne avevo parlato qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/09/01/un-diverso-punto-di-vista/):
        “Esaminiamo questa ipotesi: un datore di lavoro ha due dipendenti ugualmente capaci e produttivi. Nel tempo libero, uno si allena e partecipa alle maratone, l’altra si prende cura di due bambini. Che idea si farà del maratoneta il datore di lavoro? Penserà che si alza ogni mattina quando è ancora buio e passa un’ora o due a correre prima di andare in ufficio, e che è pronto ad allenarsi anche dopo una giornata particolarmente lunga. Penserà che si sottopone a una disciplina feroce e che sa combattere le distrazioni, la stanchezza e i giorni in cui tutto sembra andare storto pur di raggiungere un obiettivo lontano. E concluderà che sa gestire alla perfezione il suo tempo.
        Siate onesti: credete davvero che il datore di lavoro pensi le stesse cose di una madre? Eppure probabilmente la madre si alza ore prima di andare al lavoro, organizza la giornata dei figli, gli prepara la colazione, i panini per il pranzo, li accompagna a scuola, pianifica la spesa e altre commissioni anche se è tanto fortunata da avere una domestica. (…) La disciplina, la capacità organizzativa e la resistenza fisica necessarie per arrivare ai massimi livelli nel lavoro avendo dei bambini in casa non sono diverse da quelle che servono per correre dai 30 ai 60 chilometri alla settimana. Ma i datori di lavoro non la vedono quasi mai così, non solo quando fanno concessioni, ma anche quando decidono una promozione.”

      • IDA ha detto:

        Se si parla di lavoro, discriminazioni per le donne, ce ne sono talmente tante che non si finirebbe più.. la più diffusa è quello di considerare lo stipendio di una donna un qualcosa in più, un capriccio! Dove lavoravo io, siamo state messe in mobilità, tutte le donne oltre i 45 anni, perchè gli uomini non potevano, tengono famiglia.. e perchè le donne no?

  12. Joypog ha detto:

    AHAHAHAHAHAHAH La Grande Vagina che rifagocita i cuccioli!! Quanti ne ho visti di scemi che non si staccano dalla madre o che cercano la madre nelle altre donne!

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