La malafede delle associazioni di “difesa dei diritti dei padri”

In Francia, come in Italia, le associazioni di “papà separati” diffondono a mezzo stampa dati e percentuali che non corrispondono alla realtà.

Se mettete a confronti gli argomenti degli attivisti francesi con quelli dei “papà separati” italiani, noterete che gli argomenti sono pressoché identici: i poveri papà che dormono in auto, i poveri papà bistrattati e discriminati in tribunale, i poveri papà costretti a versare somme che non possono permettersi…

Abandon de Famille – Tolérance Zéro è un movimento autonomo di cittadini francesi che cerca di portare all’attenzione dei media un’altra versione della storia: quella che racconta di tutti quei genitori che abbandonano i propri figli nell’indigenza, senza contribuire economicamente ai loro bisogni.

Secondo il rapporto dell’Istat “Condizioni di vita delle persone separate, divorziate e coniugate dopo un divorzio“, nel 2009 i tre quarti dei papà separati italiani non ha rispettato l’obbligo di pagare gli alimenti e/o l’assegno di mantenimento per i figli alla ex-moglie.

 

abandon de famille

Una traduzione di Maria Rossi da La mauvaise foi des associations de “défense des droits des pères” exposée.

La mauvaise foi des associations de “défense des droits des pères” exposée.
En savoir plus sur http://www.lexpress.fr/actualite/la-mauvaise-foi-des-associations-de-defense-des-droits-des-peres_1299350.html#BFqqI4j4CS0bTS7I.99
La mauvaise foi des associations de “défense des droits des pères” exposée.
En savoir plus sur http://www.lexpress.fr/actualite/la-mauvaise-foi-des-associations-de-defense-des-droits-des-peres_1299350.html#BFqqI4j4CS0bTS7I.99

Il collettivo Abandon de Famille – Tolérance Zéro, che combatte la violenza economica perpetrata contro donne e bambini in seguito alle separazioni, è indignato per le affermazioni menzognere del signor Gérard Révérand dell’associazione Les Papas = Les Mamans, contenute in un articolo pubblicato nel mese di novembre sulla rivista Marie Claire intitolato “Les pères divorcés sont-ils discriminés par la Justice?” (“I padri divorziati sono discriminati dalla Giustizia?”)

Ignoranza o malafede?

La manipolazione dei fatti da parte del signor Révérand è tanto più flagrante in quanto la più recente indagine del Ministero della Giustizia (novembre 2013, relativa al periodo compreso tra il 4 e il 15 giugno 2012, e riguardante le decisioni giudiziarie in materia di residenza di 9.399 bambini) rivela che il 93% dei padri e il 96% delle madri vedono accolte le proprie richieste dal giudice che si occupa del diritto di famiglia – un tasso di accoglimento che si avvicina all’uguaglianza assoluta.

Intendiamo, in primo luogo, denunciare le libertà che si è preso il signor Révéland riguardo ai dati e alle statistiche, abitudine rilevabile in tutti i comunicati delle associazioni di “difesa dei diritti dei padri”, che consente loro sostanzialmente di ergersi a paladine della paternità, quando in realtà rappresentano solo un’infima minoranza di padri.

Révérand: “Solo il 20% dei padri richiede la residenza alternata”.

Infatti sono il 18%, cui occorre aggiungere il 15,3% dei padri che chiedono l’affido esclusivo. In sostanza il 29,7% dei padri separati/divorziati coabita con i figli.
Per quanto concerne l’affido esclusivo, lo chiede il 15,3% dei padri e lo ottiene il 12,4%.
Per quanto concerne la residenza alternata, la chiede il 18, 8% dei padri e la ottiene il 17,3%. L’1,5% di non accoglimenti delle richieste dei padri è motivata dall’interesse superiore del minore, ma spesso è proposto al padre un affido per un numero maggiore di giorni.
I genitori scelgono concordemente l’affido principale alla madre nel 71% dei casi.
Solo il 10% delle separazioni sono classificate come “conflittuali” e concernono le modalità di affido.
Il 7,9% dei padri non si pronuncia sulle modalità di affido (ossia non si presenta all’udienza per la fissazione delle regole di affidamento dei figli). Il tasso di assenza dei padri dalle udienze è quattro volte superiore a quello delle madri.

Révérand:”La Francia è il Paese con il maggior tasso di occupazione delle donne; eppure, quando i padri hanno l’affido esclusivo dei figli, viene loro attribuito il diritto all’assegno di mantenimento sono nel 16% dei casi”.

Se, come sottolinea il signor Révérand, molte donne lavorano in Francia, quello che lui occulta è, in compenso, la sussistenza di una forte differenza fra uomini e donne relativamente alla stabilità del lavoro e al livello della remunerazione. Secondo l’Osservatorio delle diseguaglianze: l’80% dei lavori part-time sono svolti dalle donne.
Quasi 1.000.000 di donne subiscono il part-time (cioè non l’hanno scelto).
Il divario salariale, così come la persistenza dello squilibrio tra uomini e donne nello svolgimento delle faccende domestiche, spiegano in gran parte il differenziale tra uomini e donne nel tasso di precarietà del lavoro e, di fatto, lo squilibrio, tanto rimarcato da Révérand, nel tasso di attribuzione degli assegni di mantenimento corrisposti rispettivamente ai padri e alle madri.
Malgrado le retribuzioni inferiori e la grande precarietà degli impieghi femminili, bisogna sapere che l’attribuzione degli assegni di mantenimento versati dalle madri agli ex partners che hanno l’affido esclusivo è del 25% in caso di divorzio e non del 16% come sostiene il signor Révérand. Non esiste alcun dato preciso che permetta di fare affermazioni riguardo al tasso di attribuzione degli assegni di mantenimento ai padri che hanno l’affido esclusivo nel caso di separazione.

Révérand: “Alle madri viene attribuito l’85% degli assegni di mantenimento dei figli”.

Se l’85% delle madri che hanno l’affido esclusivo dei figli hanno diritto a percepire un assegno a titolo di contributo alla loro educazione e al loro mantenimento, è utile ricordare che più del 40% degli assegni sono poche volte o mai versati (dati del 2003 – Molti esperti stimano oggi questo dato vicino al 50%). Ciò equivale, secondo i nostri calcoli,  a circa 169 milioni di euro al mese sottratti ai figli da uno dei due genitori, nel 96% dei casi il padre. Ci sembra anche profondamente ingiusto che l’affitto – la principale voce di spesa per le famiglie – non sia incluso nel calcolo dell’importo dell’assegno di mantenimento. Ciò potrebbe spiegare la bassa percentuale di reddito versato a titolo di contributo al mantenimento dei figli, rispetto ai nostri vicini europei.

Révérand afferma che “se il padre si ammala o perde il lavoro, l’importo dell’assegno di mantenimento non cambia”.

Questo è vero solo nel caso in cui il padre manca a tal punto di diligenza da non tornare dal giudice che si occupa di cause famigliari nel caso in cui si verifichino situazioni simili per chiedere la revisione dell’importo dovuto o l’annullamento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno o degli arretrati. Questa richiesta di revisione può essere effettuata in qualsiasi momento e la procedura sarà completamente gratuita dal 2014 grazie alla soppressione della marca da bollo da 35 euro. Da notare che a partire dal 2014, grazie alle nuove disposizioni contenute nella legge sull’uguaglianza tra uomini e donne, il giudice che si occupa delle cause famigliari avrà finalmente accesso diretto ai dati fiscali delle parti, in modo da decidere sulla base di una rigorosa conoscenza della situazione e nel modo più giusto.
Ricordiamo al signor Révérand e a tutte le associazioni di “difesa dei diritti dei padri” che la non presentazione della domanda di revisione dell’assegno di mantenimento nel caso di perdita accidentale di reddito non dovrebbe giustificare il suo mancato pagamento.

Révérand: “Bisogna sapere che l’80% dei senza fissa dimora sono uomini e che il 30% di loro lo diventa dopo un divorzio”.

Ancora una volta, ci permettiamo di rettificare questo dato. Il 60% dei senza fissa dimora sono uomini, il 40% donne. Non bisogna dimenticare che 30.000 bambini senza fissa dimora “risiedono” in genere presso madri single. Nessuno studio permette di stabilire le cause di questa precarietà, sicché, affermare che il 30% di queste situazioni siano causate dal divorzio è una mera congettura.

Il collettivo attira anche l’attenzione della redazione di Marie Claire sul titolo del suo articolo: “Les pères divorcés sont-ils discriminés par la Justice?” (“I padri divorziati sono discriminati dalla Giustizia?”) che sottintende che la giustizia potrebbe essere sessista.
Uno studio recente  ha permesso di stabilire che è errato e diffamatorio insinuare l’esistenza di pregiudizi a favore delle madri da parte dei giudici che si occupano di cause famigliari. Denunciamo con forza questa menzogna misogina continuamente ripetuta dalle associazioni di “difesa dei diritti dei padri”, questa asserzione che si fonda sulla seguente semplicistica equazione: poiché i giudici che si occupano di cause famigliari sono in maggioranza donne, le sentenze che pronunciano favoriscono le madri. I giudici che si occupano di cause famigliari sarebbero incompetenti in quanto donne?

Intanto, in Italia:

I poveri separati… e le separate?

Chi scrive manifesti e chi si rimbocca le maniche

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a La malafede delle associazioni di “difesa dei diritti dei padri”

  1. IDA ha detto:

    Intanto vedo che in Francia ci sono diverse associazioni, di cittadini di donne tipo sos les mamans.. che riescono in qualche modo a contrastare le associazioni maschiliste.. in uno dei link che hai pubblicato mi ha portata sul caso di Kristina Rady, la ex moglie di Bertrand Cantat, quello che ha ucciso a pugni la compagna Marie Trintignat, nel 2003, si è fatto quattro anni di carcere, uscito dal carcere si è messo a vessare la ex-moglie Kristina Rady, costringendola al suicidio..
    http://www.isabelle-alonso.com/yael-mellul/

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