La casa – parte II

la_casa

Tempo fa vi avevo raccontato della simpatica iniziativa del Senatore statunitense Richard J. Ross: una proposta di legge dedicata ad impedire al coniuge che continuava a vivere nella casa coniugale dopo la separazione di avere una relazione sentimentale.

La Lega Nord ha pensato che fosse una buona idea, così la Senatrice Stefani ha vergato un disegno di legge, il DDL 1441, nel quale all’articolo 5 così scrive:

(Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza)

1. All’articolo 337-sexies del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, dopo le parole: «Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio», sono inserite le seguenti: «ovvero ospiti frequentemente un’altra persona all’interno della casa familiare»;

Questa aggiunta ci viene così spiegata nella relazione introduttiva:

Di poi, con la modifica all’articolo 337-sexies del codice civile, in materia di assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza, laddove la nuova normativa prescrive che «il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio» si aggiunge la previsione che tale diritto viene meno anche quando «ospiti frequentemente un’altra persona all’interno della casa familiare». Tale previsione appare utile, considerato il comportamento di alcune ex mogli che molto spesso vorrebbero mantenere il diritto della casa coniugale, evitando di far vivere stabilmente il «nuovo compagno» presso l’abitazione, ma di fatto ospitandolo frequentemente e così alla fine, nella sostanza, eludendo la prescrizione. Con questa previsione sarà più difficile eludere la prescrizione stabilita dalla legge, poiché si perderà il diritto al godimento della ex casa coniugale anche nell’ipotesi sopra descritta.

A “comportarsi male”, ci dice la Senatrice Stefani, sono “alcune ex-mogli” (gli ex mariti si comportano sempre impeccabilmente… perché sono maschi e quindi sono bravi, bravi, bravi), che vogliono mantenere “il diritto alla casa coniugale” e contemporaneamente portare avanti una relazione con un nuovo compagno.

Naturalmente la Senatrice Stefani sorvola sul fatto che la decisione di lasciare la casa coniugale alla donna è una conseguenza del fatto che le donne, generalmente, hanno un reddito nettamente inferiore a quello del coniuge al momento della separazione:

(questo è quanto emerge da un’analisi effettuata per Repubblica ed elaborata dal centro studi Red Sintesi con i dati che sono stati forniti dal Ministero dell’economia e delle finanze in relazione agli anni di imposta 2007 e 2011, quindi alle dichiarazioni dei redditi del 2008 e del 2012)

  • lo stipendio delle donne è in media pari al -34% di quello degli uomini;
  • le contribuenti donne in cinque anni sono cresciute di 122mila unità, vale a dire +0,6% e hanno sfiorato così quota 20.000.000. Non hanno compensato però la diminuzione del 2% dei contribuenti maschi, che risulta pari a 465.000 persone;
  • le donne nel 2012 hanno dichiarato un reddito medio pari a 15.400 euro, il 34% in meno dei 23.500 euro percepito dai maschi;  per guadagnare come gli uomini le donne dovrebbero lavorare una settimana circa in più al mese;
  • il 41% delle donne si colloca nella fascia sotto i 10mila euro l’anno; il 34,6% dei maschi invece in quella tra i 15mila e i 26mila euro;
  • le donne che dichiarano più di 55.000 euro sono solo il 2%, contro il 6% dei maschi;
  • per quanto riguarda la tipologia di rapporto di lavoro le donne che se la cavano meglio sono le dipendenti, il 46,9% del totale femminile: guadagnano 16.710 euro l’anno, che corrisponde al  -26% degli stipendiati uomini.

Per non parlare del fatto che, ci dicono le statistiche del 2012, sono disoccupate in Italia 3,6 milioni di donne (il 62% dei disoccupati), somma alla quale vanno ad aggiungersi 605 mila sottoccupati part time, di cui 386 mila donne (il 63% dei sottocupati).

Ovviamente, questi dati non ci dicono che in tutte le separazioni la donna è il soggetto economicamente più debole. Semplicemente che è molto probabile che lo sia, come è molto probabile che la decisione di assegnare la casa coniugale alla donna sia una misura volta ad evitare che si verifichino spiacevoli episodi analoghi a quello accaduto poco tempo fa ad Alghero: 7 donne single e disoccupate che con prole al seguito sono state costrette ad occupare un albergo abbandonato pur di avere un tetto sulla testa.

Ormai abbiamo capito che in questo paese essere poveri è percepito come una colpa; se assumiamo questa propettiva – come ci hanno consigliato in tanti, ultimamente, dalla Fornero col suo accenno alla tendenza ad essere choosy fino alle recenti esternazioni del rampollo Agnelli – non è così strano che la Senatrice Stefani pretenda che a quelle sfaticate che non hanno un reddito sufficiente a trovare autonomamente un nuovo alloggio venga vietato di invitare “troppo spesso” qualcuno a casa. Sarebbe comunque opportuno che la Senatrice specificasse cosa intende con “frequentemente”: una volta a settimana? Due volte a settimana? Tre volte al mese? E magari sarebbe carino che ci spiegasse come dovrebbe fare un Giudice a sincerarsi che quella persona che frequenta “troppo spesso” la casa sia “il nuovo compagno” della donna. Si pensa forse ad una situazione alla Grande Fratello, con telecamere posizionate strategicamente in camera da letto?

E’ curioso che in un momento storico in cui si stilano progetti di legge sull’assistenza sessuale, volti a difendere il diritto dei disabili al necessario e sano sesso, si introducano delle modifiche al codice per lanciare questo genere di messaggio alle ex-mogli: scegli mia cara, o un tetto sopra la testa o un nuovo compagno!

Come ci insegna la Svizzera con i suoi “corsi per ragazze“, se la sessualità dei disabili (maschi) non è più un tabù, la sessualità per le donne è di fatto un privilegio da non concedere con troppa munificenza, e la legge non solo non si preoccupa di favorirla, quanto piuttosto di limitarla il più possibile.

Altrettanto curioso  è che ci si preoccupi della vita sentimentale delle ex-mogli, visto che quando le statistiche hanno indagato la situazione dei separati in Italia, è risultato che dopo i 55 anni vive con un partner il 30,3% degli uomini e solo il 13,4% delle donne: insomma la legge, così com’è, ha già fatto molto per scoraggiare le donne ad intraprendere una nuova relazione stabile.

Evidendetemente l’obiettivo è portare quella percentuale allo zero assoluto. Oppure di aumentare la percentuale delle donne senzatetto. O di incoraggiare una vita sessuale più promiscua e “alternativa”, con il sesso consumato in tutti i luoghi e tutti i laghi fuorché sotto le lenzuola. O ancora, di rendere il divorzio un’opzione insostenibile per i cittadini di sesso femminile.

Perché a leggerla attentamente, tutta la relazione introduttiva della Senatrice Stefani sottintende che le modifiche da lei redatte si rendono necessarie soprattutto per mutare l’attuale condizione delle donne:

…poiché se il periodo di permanenza del minore presso la madre, spesso preposta a ricevere dal padre l’assegno di mantenimento per il figlio o i figli minori, è solo di pochi giorni a settimana, il padre dovrà corrispondere alla stessa un assegno meno oneroso, in quanto provvederà direttamente al mantenimento nel periodo in cui il figlio o i figli vivranno con lui.

Ci spiega, la Senatrice Stefani, che il “vero affido condiviso” elimina la figura del genitore collocatario (quello che trascorre più giorni con i figli dopo la separazione) con lo scopo dichiarato di diminuire significativamente l’importo dell’assegno di mantenimento per i figli.

Dopo tante chiacchiere sul “superiore interesse del minore”, discorsi smentiti da frotte di esperti, finalmente un po’ di sincerità: si tratta di soldi, non di bambini o ragazzi.

Se oggi i genitori separati vivono serie difficoltà economiche e non ci sono significative differenze di genere fra separati e separate (ci dice la Caritas italiana), credo proprio che il disegno di legge della Senatrice Stefani si proponga di favorire il genere maschile ed aumentare sensibilmente il numero delle povere separate. Che non solo saranno più povere, ma molto probabilmente anche più caste.

A proposito di “interesse del minore” e “vero affido condiviso”, per chi fosse interessato ad approfondire:

Residenza alternata: una proposta pericolosa

Residenza alternata: il punto di vista di uno psichiatra infantile

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio – seconda parte

Residenza alternata: nell’interesse del bambino?

Residenza alternata: seconda parte

 

 

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, dicono della bigenitorialità, politica, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

36 risposte a La casa – parte II

  1. Michela Poser ha detto:

    “…le ex mogli”, non ci vorrei credere anche se l’ho appena letto sul sito del senato

    • Gli ex mariti sono bravi, bravi, bravi… 😉

    • Lilli ha detto:

      Altri punti del DDL della Stefani in cui viene demonizzata la figura della madre e angelicata quella del padre sono:
      “-Durante tutto questo tempo, vani sono stati i tentativi di trovare una soluzione a questo deficit della legge, che, poi, ha finito per penalizzare soprattutto i padri, molto spesso relegati ad una frequentazione ridotta con i propri figli, scandita da giorni ed orari troppo limitati, anche perché la figura del genitore collocatario in via principale è stata nella maggior parte dei casi individuata nella madre. A ciò si aggiungano i frequenti provvedimenti dei vari tribunali che hanno stabilito, e stabiliscono tutt’ora a carico dei padri, assegni di mantenimento troppo onerosi, che hanno portato alcuni alle soglie della povertà o all’inizio dello stato di indigenza…

      -Una modifica di importanza primaria che si intende realizzare è quella relativa all’articolo 337-ter del codice civile, al fine di impedire che uno dei due genitori (troppo spesso il padre) venga relegato ad un diritto di visita e di frequentazione dei propri figli minori troppo «angusto», in giorni ed orari limitati, come purtroppo è stato fino ad ora…

      -In questo modo si realizza de facto il concetto di affidamento condiviso anche sotto il profilo economico, poiché se il periodo di permanenza del minore presso la madre, spesso preposta a ricevere dal padre l’assegno di mantenimento per il figlio o i figli minori, è solo di pochi giorni a settimana, il padre dovrà corrispondere alla stessa un assegno meno oneroso, in quanto provvederà direttamente al mantenimento nel periodo in cui il figlio o i figli vivranno con lui”.
      SENATRICE STEFANI, MA LEI UN POCHINO POCHINO SI E’ INFORMATA SULLA SITUAZIONE DELLE MADRI SEPARATE IN ITALIA PRIMA DI PRESENTARE QUESTO DDL? HA LETTO I DATI DELL’ISTAT E DELLA CARITAS SULLA LORO POVERTA’, CHE E’ MAGGIORE DI QUELLA DEI PADRI SEPARATI?

  2. IDA ha detto:

    Fanno di tutto per aiutare i maschi ricchi, perchè in genere si tratta di questi.. Del mancato versamento dell’assegno.. No! non è un problema.. per esempio in Francia stanno pensando alla creazione di un’agenzia recupero crediti, che prevedono pignoramenti eccc.. Da noi l’obbiettivo è uno solo, ridurre in povertà la madre, almeno così, si può sottrarre il figlio e lucrare con le casa famiglia, tutto questo nel nome dell’interesse del minore..

  3. Morgaine le Fée ha detto:

    «ospiti frequentemente un’altra persona all’interno della casa familiare» questa definizione é veramente ambigua, cosa succede se a far visita alla donna sono i suoi genitori? un’amica del cuore? E poi, dato che molto spesso l’assegno di mantenimento é per i figli e non per il coniuge, ospitare qualcuno a casa come dovrebbe migliorare le finanze familiari?
    E se, con questa norma, il bravo ex-marito si riprendesse la casa diventandone l’assegnatario, e vi ospitasse in seguito una nuova morosa, a questo punto perché non dovrebbero togliere a lui il godimento dell’abitazione? Dovrebbe valere anche per lui, no?
    Se poi fosse specificato che il provvedimento é applicabile solo alla ex-moglie, cosí a naso sarebbe un pelino anticostituzionale poiché discrimina una parte della popolazione sulla base del sesso.

    • No, beh non è specificato nella legge! Non si potrebbe proprio fare… Però è spiegato nell’introduzione che questa modifica si è resa necessaria a causa del comportamento delle ex-mogli. Sulla base di quali dati sensibili, non è chiaro.

      • winola ha detto:

        Pensavo esattamente la stessa cosa. Ovvero è usato con il significato di oppure in legalese, quindi non è una specifica sulla convienza more uxorio, ma un punto a parte che quindi va a riguardare qualsiasi persona ospitata e non solo eventuali nuovi/e compagni/e. Ora, che una donna separata debba non aver più alcun tipo di vita sociale, beh, mi pare francamente un po’ esagerato. Tanto più che la casa, in genere, è assegnata per i figli…
        E poi, mi chiedo, frequentemente cosa mi sta a significare? Direi che è un po’ troppo soggettivo come termine. Il mio ex mi ha fatto scenate di gelosia per “frequentazioni frequenti” che, in realtà, erano due caffè in tre mesi, per dire (ovviamente l’ho poi lasciato, se non si fidava di me non aveva senso portare avanti una relazione e comunque non ero una sua proprietà, non stava a lui dirmi chi potevo frequentare e con quale frequenza)…
        A me pare tanto un modo per controllare la vita privata dell’ex, questo. Esattamente come la proposta sulle povere case turbate dal sesso del senatore Ross.
        Oltre, ovviamente, ad un modo per negare casa e mantenimaneto, che evidentemente i soldi sono più importanti di qualunque cosa, compreso dare un tetto sulla testa ai proprio figli.

    • Lilli ha detto:

      Le madri separate devono diventare delle ascete in Italia: vivere di solo pane e acqua e indossare abiti dismessi (voto di povertà), astenersi totalmente e perpetuamente dai rapporti sessuali (voto di castità) e assecondare qualsiasi richiesta da parte del padre dei propri figli (voto di obbedienza).

      • Lilli ha detto:

        Santità che ,come sappiamo , arriva dopo la morte e quindi per le madri potrebbe essere ottenuta presto. O venendo ammazzata dal proprio ex (almeno 150 casi all’anno in Italia). O morendo per problemi di salute , perché non percependo l’assegno a loro dovuto dall’ ex molte madri mangiando im modo insufficiente e non fanno controlli medici né comprano farmaci per spendere i loro pochi solfi per i figli.

      • Avevo letto, in effetti, anche di questa emergenza dovuta alla povertà crescente: http://www.telemeditalia.it/it/ej-salute/content/detail/0/181/3060/famiglie-e-crisi-economica-parlano-i-pediatri.html?cache=false#.U2SI-leO5co
        “Le ricerche hanno messo in luce gli effetti della crisi economica sulla sfera sanitaria rivelando come la crisi stia colpendo le famiglie tanto da costringerle a ridurre le spese sanitarie, persino quando si tratta dei bambini, e limitandole allo stretto necessario.
        Non solo le famiglie ritengono spese difficili da sostenere quelle per cure dentistiche (38%), occhiali (26%) e correzioni ortopediche (22%), ma secondo quanto dichiarato dalla maggioranza dei pediatri negli ultimi mesi i genitori dei loro piccoli pazienti hanno riferito di avere “difficoltà economiche nel garantire cure appropriate ai propri figli”: ciò accade“abbastanza spesso” (65%) e “sempre” (12%), con maggiore evidenza nelle regioni del sud e, soprattutto, più frequentemente rispetto al passato.
        Qualche esempio concreto? Per il 60 per cento dei medici intervistati l’anticipo dello svezzamento per ragioni legate al costo del latte artificiale è un’evenienza che dei casi si verifica “sempre” (5%) o “abbastanza spesso” (56%).”

      • Un'altra Laura ha detto:

        Scusate se vado controcorrente ( e forse anche un po’ OT), ma secondo me l’assegno di mantenimento all’ex partner (che nella maggior parte dei casi corrisponde all’ex moglie) tanto giusto non è. Si badi bene che non sto parlando di quello per i figli. Ma non capisco perchè il coniuge più ricco dovrebbe garantire all’ex le stesse condizioni di vita di quando erano sposati, ipoteticamente vita natural durante.
        Si badi bene, sono perfettamente a conoscenza del problema delle donne nel trovar lavoro, e degli stipendi più bassi, e se poi si è madre, con carenze di asili, orari assurdi e parcelle ancor più assurde di quest’ultimi, le cose si fanno ancora più dure, ma e allora, e le madri single?
        Cioè è un problema sociale che riguarda lo stato, non l’eventuale ex marito. E invece mi pare la solita scusa di uno stato matrigna con tasse svedesi e servizi da terzo mondo che scarica sui privati i problemi strutturali sociali. Un po’ come l’assistenza agli anziani e ai disabili. “Tanto qualcuno che se ne prende cura in famiglia c’è sempre”

      • La Senatrice Stefani non parla degli alimenti all’ex coniuge, ma del mantenimento per i figli, che sono due cose completamente diverse. Tra l’altro, oggi come oggi, sono pochissimi i Giudici che stabiliscono anche gli alimenti per la ex moglie oltre all’assegno di mantenimento per i figli: le separazioni che si concludono con un assegno al coniuge (di solito, ma non sempre, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. La tendenza è che gli alimenti sono in costante diminuzione, tanto che a volte non vengono previsti neppure nel caso in cui la moglie sia casalinga, perché se è in età da lavoro, in nome della parità, si dice che deve attivarsi. http://27esimaora.corriere.it/articolo/divorzio-allitaliana-ecco-perche-e-bene-per-tutti-che-le-donne-lavorino/

      • Un'altra Laura ha detto:

        E a corollario del discorso povertà/ cosa lo stato potrebbe-dovrebbe fare, ricollegandomi ad un’aspetto del posto, anche qui, andrò controcorrente, ma non sono certo molto felice che il SSN si prenda carico della sessualità dei disabili.
        In generale, questa idea che fare sesso con un altro sia sentito come un DIRITTO che lo stato deve provvedere a soddisfare mi inquieta molto.
        Se poi il diritto, come sembra dall’articolo, è riservato ai soli maschi l’inquietudine aumenta in maniera esponenziale.

      • Che fare sesso sia “un diritto” esigibile sulla pelle di altri esseri umani (che dovrebbero diventare strumenti sui quali un individuo esercita questo presunto diritto), non concordo neanche io. Certo è che, mettendo a confronto i due progetti di legge, sembrerebbe un diritto riservato solo ad alcune categorie di persone…

      • Un'altra Laura ha detto:

        @Riccio Sì, certo, che la senatrice Stefani parli d’altro, e di una cosa sbagliata, e pure posta in maniera confusionaria e pasticciata, sono perfettamente d’accordo. Mi inserivo nel discorso sulla povertà emergente con Lilli e sul fatto che sia dovuto, in parte, alla mancanza di assegni percepiti. Lasciando da parte l’assegno per i figli, se una donna rasenta l’indigenza senza l’assegno dell’ex è un problema, ma non necessariamente un problema dell’ex.

      • Il fatto è che una persona priva di reddito, non è detto che lo sia perché non abbia svolto un lavoro: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/29/il-lavoro/ Molte delle persone che non guadagnano niente in realtà svolgono ogni giorno un lavoro importantissimo per la società: quello di cura.

      • Un'altra Laura ha detto:

        @Riccio, son contenta di trovarti d’accordo. Il discorso sulla sessualità dei disabili ultimamente sta assumendo una piega, ammantata di buonismo, che non mi piace per niente. Per carità, io sarei solo che contenta se anche i disabili avessero una soddisfacente vita sessuale. Ma, come dici tu, non sulla pelle di altre persone. Un esempio di articolo che mi mette a disagio
        http://27esimaora.corriere.it/articolo/the-special-need-storia-di-enea-alla-ricerca-di-una-fidanzata/
        Ma come si può confondere la prostituzione con una relazione? In cerca di una fidanzata… si rivolge a prostitute!

      • Un'altra Laura ha detto:

        Esatto, e per quel lavoro andrebbero pagate!
        Per ricollegarmi al discorso dei disabili: innanzitutto grazie per gli articoli. E poi sì, Philippa Willitts mette in luce un punto fondamentale: si tagliano le spese per l’assistenza ai disabili e si vogliono spendere risorse per dargli sesso?
        Molti disabili prevedono un’assistenza continua, e a chi svolge questi lavori (i cosìdetti caregiver, che spesso è una donna della famiglia) non viene corrisposto un bel niente. Assegni di accompagnamento ridicoli che non bastano per il disabile, figurararsi per il mantenimento di chi del disabile si deve prender cura.
        E lo stesso discorso, come metti in luce tu, vale per le madri. Ammettendo che il padre assicuri il mantenimento del bambino, se io madre non ho la possibilità di lasciare il bambino all’asilo, e lo stato non mi corrisponde uno stipendio minimo di sopravvivenza, come faccio a vivere? Muoio di fame? Ma non è un problema dell’ex. Cioè, se ha un minimo di umanità aiuterà la donna con cui, bene o male, ha condivisio gioie, dolori e figli. Ma si ritorna al discorso dei caregiver: dare per scontato che qualche privato di buon cuore penserà a loro. Anche no.

      • Concordo in pieno. Oggi ottenere un assegno di accompagnamento è come mettersi alla ricerca del Sacro Graal, e trovarsi con un parente disabile mette a dura prova qualsiasi famiglia, dal punto di vista economico e non solo. Certo, gli interventi dello Stato sono necessari… Ma non sono questi: a chi è utile questo disegno di legge?

      • Il Rasoio di Occam ha detto:

        Io non sono d’accordo che non sia un problema del partner :?. Una donna che si è fatta carico di tutta una serie di responsabilità a scapito della sua carriera in molti casi ha permesso al marito di lavorare di più, più a lungo e di guadagnare meglio. Il partner che ha un reddito maggiore ce l’ha anche perché si è potuto liberare di molte incombenze relative al caregiving, al mantenimento della casa ecc. e di questo vantaggio continua a beneficiare anche dopo il divorzio. Ha il curriculum, ha l’esperienza, le conoscenze, spesso ha i contributi versati o un’attività avviata ecc. Una donna che inizia a lavorare a tarda età, senza avere esperienza, va incontro a immense difficoltà, senza contare i pregiudizi che incontra per esser stata a casa. Mi sembra assurdo che lui si tenga tutti i vantaggi acquisiti grazie al lavoro della moglie, mentre per lei il conto si azzera. Insomma, il beneficio l’ha ricevuto lui in primis, quindi in che senso non sono affari suoi?

      • Un'altra Laura ha detto:

        @Rasoio
        “Una donna che si è fatta carico di tutta una serie di responsabilità a scapito della sua carriera”
        Stiam parlando di una povera donna incapace di intendere e di volere, e che quindi ha subito passivamente ogni decisione del marito? In questo caso ti do ragione.
        Ma se stiamo parlando di una donna che ha ben valutato cosa fare della sua vita, andrò controcorrente e tutto quel che vorrete, ma sapeva a ciò che poteva andare incontro. Rinunciare al lavoro significa rinunciare all’autonomia, e questo lo aveva capito anche mia madre, donna d’altri tempi, che pure non ha smesso di lavorare alla nascita della figlia, nonostante mio padre ci abbia provato in tutti i modi (mia madre ha ora 75 anni). Ancor di più, nel 2014, le donne dovrebbero avere una certa consapevolezza di cosa significhi sposarsi, rinunciare al lavoro, valutare che non sempre il matrimonio è per sempre. E discuterne con il loro compagno/futuro marito (e magari prendere accordi prematrimoniali. Ma sono legali in Italia?)
        Molte donne vogliono fare le casalinghe, prendiamone atto. Perfetto, ma non capisco perché dovrebbero poi avere stipendi (e condizioni di vita) da dirigenti da azienda vita natural durante se si sposano (e poi divorziano!) con un dirigente d’azienda. Perché questo è dichiarato quando si parla di ‘assicurare condizioni di vita del matrimonio’. Sparo il caso più ecclatante: perché Veronica Lario dovrebbe avere in un giorno l’equivalente dello stipendio di un anno di una famiglia benestante? Berlusconi non sarebbe diventato ricco senza di lei? Ho i miei dubbi…
        (Posto che per me un marito dovrebbe corrispondere uno stipendio alla moglie casalinga, perlomeno i soldi che risparmia non dovendo pagare colf e baby sitter. Con tanto di contributi e TFR in caso di divorzio. Ma questo è un altro discorso)
        Se poi il problema è che una donna non riesce a trovare un lavoro, o il fatto che le donne si ritrovano a DOVER dedicarsi alla cura dei bambini o degli anziani perchè non esistono strutture adeguate, e si ritorna nella piaga della disoccupazione femminile in Italia ribadisco il concetto: è un problema strutturale della società e come tale va affrontato. Le divorziate hanno un’introito assicurato e almeno loro vivono, e quelle che hanno convissuto? E le single? Madri single? Ribadisco: è un problema dello stato, non si possono arrabattare soluzioni personalizzate che dipendono dal fatto che una decida o meno di sposarsi.

      • Il fatto che una decisione venga presa di comune accordo, non azzera i vantaggi di cui parla Il Rasoio di Occam. Ed è una decisione razionale, il più delle volte. Presa perché oggi come oggi un uomo comunque guadagna di più della donna, e quindi – vista la carenza di strutture a sostegno della famiglia – al nucleo familiare tutto conviene che a rinunciare allo stipendio sia la donna, piuttosto che l’uomo. Non è questione di volere o non volere, è una questione di bilancio.

      • Un'altra Laura ha detto:

        @Riccio
        Sì, ma se mia madre negli anni 80 le possibilità di scelta le aveva (e stiam parlando di una famiglia ad istruzione medio bassa, con uomo ferroviere e donna infermiera) e oggi no, mi pare si stia andando nella direzione sbagliata. La casalinghitudine DEVE essere una scelta (e come tale, una donna che la prende se ne deve assumere le conseguenze). Casalinghitudine e assegni di mantenimento non possono essere le stampelle di decisioni di politica sociale completamente sbagliate.

      • Certo che si sta andando nella direzione sbagliata! Quello che vogliamo dire tutte, credo, è che un simile disegno di legge non è affatto una soluzione al vero problema, soprattutto perché neanche lo prende in considerazione…

      • Aggiungo: non ci sono, al momento, progetti di legge che propongono di aumentare gli assegni di mantenimento in caso di separazione. Proprio perché chi conosce il problema sa perfettamente che una battaglia fra poveri non è la soluzione.

      • Un'altra Laura ha detto:

        Infatti 🙂 Al posto di affrontare per bene i problemi strutturali, si perdon tempo e risorse in proposte strizza-occhio verso i padri separati che voglion controllare le ex come roba loro, e i maschi etero che si vedono riconosciuti il sesso con le donne come un diritto inalienabile (iniziando dai disabili e, chissà! finendo a quelli che si lamentano che non riescono a trovare “una che gliela dia”)

  4. Pingback: La casa – parte II | Pinzalberto's Weblog

  5. Ilaria ha detto:

    Quindi se una donna separata ospita per un periodo di tempo più o meno lungo un amico o un’amica per vari motivi o semplicemente li inviti per un caffè 2-3 volte a settimana la casa può essere assegnata all’ex marito? Ma questa non si rende conto dell’idiozia della sua proposta?

  6. Pingback: La casa | il ricciocorno schiattoso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...