Trisha

Una traduzione da Equality Now – Survivor stories

notforfun

Sono cresciuta in una famiglia della classe media nel Canada occidentale, ero la più grande di 3 bambini e i miei genitori avevano un rapporto così tumultuoso che ricevevamo molte visite da parte della polizia. Finalmente i miei genitori si separarono quando avevo circa 11 anni, e mia madre divenne poverissima. Nessuno poteva aiutarmi a rielaborare la mia vita, ed io affrontavo la mia rabbia – un sacco di rabbia – attraverso le droghe, il fumo e l’alcool. Mia madre non era in grado di gestire il mio comportamento e io ero un rischio per i miei fratelli, così, poco prima del mio 13 ° compleanno, venni affidata ai servizi sociali. Come tanti altri ragazzi nella mia stessa situazione, finii nel mirino di quei predatori che si aggirano attorno alle case-famiglia e ovunque i ragazzi sono più vulnerabili.

In tutta onestà non mi ricordo il mio ingresso nel mercato del sesso. Ovviamente ho avuto una “prima volta”, ma non ne conservo alcun ricordo reale. Ricordo solo che sembrava accadere lentamente. Non so se è la mia memoria che cerca di proteggermi o se ero fatta. So che era con un uomo più anziano, credo che avesse 30 o 40 anni, ed io ne avevo circa 13. Posso vedere lui e i suoi lunghi capelli biondi nella mia mente, ma non mi ricordo cosa è stato detto o cosa è successo.

“La violenza diventa normale, che gli uomini si rivolgano a te con nomi dispregiativi diventa normale, il disgusto di sé diventa normale … che è il motivo per cui – credo – il bere, la droga e le relazioni disfunzionali diventano normali”.

Un giorno tipico era quello che allora pensavo fosse una festa. Droga e alcol per tutto il tempo. Non mi rendevo conto del danno che stavo facendo a me, ai miei cari, e, più avanti, anche ai miei figli. Cercavo sempre di nascondere quello che facevo, raccontavo alla gente che lavoravo in un bar o un cocktail lounge, ma, come avrei scoperto in seguito, ho fallito miseramente nel mantenere il segreto. Quegli anni sono sfocati, immersi nella nebbia. Un giorno “normale” era solo quel qualcosa al quale cercavo di sopravvivere. Ogni giorno era “anormale”, ma quando entri a far parte di quel sistema ciò che fai è quello che fanno tutti, così diventa “normale”. La violenza diventa normale, che gli uomini si rivolgano a te con epiteti dispregiativi diventa normale, il disgusto di sé diventa normale … che è il motivo per cui – credo – il bere, la droga e le relazioni disfunzionali diventano normali

E ‘difficile descrivere lo sfruttamento, era proprio dappertutto, era parte della vita. Le ragazze arrivavano all’angolo dove stavo lavorando dopo essere state picchiate, o affrante a causa della violenza psicologica esercitata dal loro magnaccia. C’era questa ragazza che ha provato a prendersi il mio angolo, abbiamo lottato per quell’angolo, e poi mi sono accorta di quanto giovane fosse. Ho cercato di proteggerla; avrebbe dovuto essere in una famiglia affidataria, ma era finita nelle mani di un pappone. Poi, un giorno, lei scomparve. Un paio di settimane più tardi vidi il suo pappone, e gli chiesi dove fosse finita. Lui rise e disse: “Se n’è andata. L’ho venduta a una fermata di camion.”

All’epoca, non comprendevamo il linguaggio del traffico di esseri umani, né lo sfruttamento. Non c’erano i proprietari di bordelli, c’erano uomini o donne che affittavano camere o appartamenti. Non c’erano protettori, ma c’erano “fidanzati” o fratelli  – erano persone che apparentemente si prendevano cura di noi. In seguito mi resi conto che, nel settore, o sei una persona prostituita o sei uno sfruttatore. Guadagnare soldi sfruttando un altro essere umano fa di te uno sfruttatore.

Così tante persone oggi hanno questa immagine della vittima di tratta legata in una stanza o coperta di lividi, non capiscono che molte delle ragazze e delle donne che entrano nel mondo della prostituzione lo fanno perché sono innamorate di trafficanti o sfruttatori, e che gli sfruttatori preferiscono usare una forma di coercizione più sottile, piuttosto che la violenza vera e propria. Le relazioni sono complesse; ricordo di più sfruttatori – sono stata nel mestiere per anni – essi sanno che il modo migliore per controllare una donna prostituita è attraverso la manipolazione mentale ed emotiva. Il vantaggio è che non lascia lividi. So di un magnaccia che aveva studiato psicologia al community college e usava ciò che aveva appreso per controllare le sue ragazze; studiare fu un investimento per lui.

Sono stata nell’industria del sesso per 15 anni, dai 13 ai 28. Ora ne sono fuori e lo sono da circa 13 anni. Ci sono riuscita grazie ad un’assistente sociale. Ha infranto tutte le regole e siamo diventate amiche, e attraverso l’amicizia – un’amicizia che dura ancora oggi – lei mi ha mostrato una vita completamente diversa dalla mia. Col tempo ho deciso che era la vita che volevo per i miei figli e per me stessa.

Penso che sarei potuta uscirne prima, se avessi avuto accesso ai servizi con la garanzia di rimanere anonima. Mi vergognavo a presentarmi a dei servizi dove tutti avrebbero saputo perché ero lì. Ero convinta che nessuno dei miei amici o dei miei cari sapesse ciò che facevo e non volevo entrare in un “gruppo”, ma volevo aiuto. Sono riuscita a smettere perché la mia amica, l’assistente sociale, era disposta ad incontrarmi alle mie condizioni. Mi pare di capire che oggi ci sono agenzie che operano in questo modo – se si potesse seguire questo esempio offriremmo a molte donne la possibilità di condurre una vita più sana. Un tasso di benessere diffuso avrebbe permesso a me e molte, molte altre di non finire coinvolte nella prostituzione. Avere la certezzza che sarei stata in grado di provvedere ai miei figli una volta lasciata la prostituzione – che era quello che volevo – avrebbe fatto la differenza.

Ora ho il mio GED [General Education Development ] ma nessuna esperienza di lavoro. Mi piacerebbe tornare a scuola, magari ottenere una laurea di comunicazione. Continuerò a lavorare per l’abolizione della prostituzione.

“Per fermare il traffico di esseri umani e la prostituzione, penso che il modo migliore sia andare alla radice effettiva del problema, e la radice è la domanda maschile di accesso al corpo delle donne e dei bambini”.

Per fermare il traffico di esseri umani e la prostituzione, penso che il modo migliore sia andare alla vera radice del problema, e la radice è la domanda maschile di accesso al corpo delle donne e dei bambini. Dobbiamo smettere di considerare le persone prostitute come parte del problema. Esse sono là fuori per una miriade di motivi e hanno bisogno di aiuto e sostegno, non di condanne o giudizi, è per questo che lavoro per depenalizzare l’offerta e criminalizzare la domanda. Questa soluzione offre la concreta opportunità alle donne di uscire dalla prostituzione e attribuisce la responsabilità a chi è giusto che se la assuma. A lungo termine comporterà la fine della prostituzione. Gli acquirenti devono essere fermati. L’orgasmo maschile non dovrebbe determinare l’oppressione delle donne e questo è esattamente quello che sta facendo attualmente. E’ la richiesta maschile a tenere in piedi un simile sistema, e quegli uomini devono assumersi la responsabilità degli abusi che perpetrano, devono affrontare delle conseguenze giuridiche per il fatto che usano il loro potere e il loro denaro per approfittare della disperazione di donne e ragazze.

Regolamentare la prostituzione equivale a dire che è aperta la caccia alle donne. Soprattutto quelle emarginate e vulnerabili, che dovrebbero invece essere protette. Equivale ad erotizzare la povertà, ad ignorare i problemi di salute mentale e di dipendenza, quelli causati dai flussi migratori e dal razzismo, invece di aiutare chi soffre di questi problemi accettiamo di offriarli agli uomini a scopi sessuali. Equivale ad affermare che questo è accettabile, a dire che tutto questo è sexy e siamo legittimati a trarne un vantaggio. Gli emarginati e i vulnerabili diventerebbero più emarginati e più vulnerabili, perché nessuno potrebbe più aiutarli o tirararli fuori dalla parostituzione. E il comportamento degli uomini non potrebbe che peggiorare; perché diremmo loro che quello che fanno è giusto. La violenza aumenterà.

La Svezia ha depenalizzato la prostituzione e criminalizzato la domanda. All’inizio sarà molto difficile, ma sembra che la Svezia ce la stia facendo – e penso che anche il Canada possa avviarsi sulla buona strada per l’eliminazione della prostituzione.

Cosa si può fare: la stragrande maggioranza delle persone che si prostituiscono in Canada sono donne, e come Trisha, hanno iniziato quando erano solo delle bambine. Unitevi a Equality Now e ai nostri partner canadesi EVE, Sextrade101, e  London Abused Women’s Centre nel chiedere al governo canadese di proteggere donne e ragazze dalla violenza e dallo sfruttamento promulgando delle leggi che criminalizzano clienti, protettori e trafficanti, non le donne.

[Trisha ha iniziato a parlare pubblicamente degli abusi nell’industria del sesso dopo aver scritto del processo del 2006-2007 al serial killer Robert Pickton – la maggior parte delle sue vittime erano prostitute e molte Trisha le conosceva. Nel 2009 ha fondato EVE (formerly Exploited Voices now Educating), un’organizzazione non governativa di volontari che si propone di eliminare la prostituzione in quanto forma di violenza contro le donne. E’ un’attivista di primo piano nella campagna che chiede al governo canadese di riformare le leggi sulla prostituzione in modo che le donne che si prostituiscono non vengano in alcun modo perseguite dalla legge e ma aiutate per mezzo di servizi appositi, e vengano criminalizzati clienti, sfruttatori e proprietari di bordelli.]

Per approfondire

Trisha su Ted

Testimonianze:

L’illusione della scelta

La mia testimonianza

Voi e le vostre fantasie mi nauseate

Bevi qualcosa, Pedro

Voci delle sopravvissute

Rinascere dalla propria vergogna

Advertisements

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, le persone che stimo, politica, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Trisha

  1. migraciontotal ha detto:

    Grazie! Un articolo toccante, “Regolamentare la prostituzione equivale a dire che è aperta la caccia alle donne.” – ben detto!
    (mi è piaciuta anche la prosa ;-))

  2. Un video toccante. Come vengono adescate, ingannate e convinte a prostituirsi le bambine: la storia di Marcela http://vimeo.com/46468326

  3. Pingback: Personaggi femminili credibili: la triste realtà

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...