Separazione della coppia e bambino disorientato: gli equivoci della legge sulla famiglia

Una traduzione di Maria Rossi da Séparation parentale et enfant “décomposé”: les malentendus de la loi famille di Hélène Romano


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L’attuale dibattito sul progetto di legge sulla famiglia si fonda su parecchi equivoci fortemente pregiudizievoli per il bambino, ma anche per i suoi genitori:

Il primo è quello che induce a parlare del “bambino”, senza considerare l’infinita complessità del termine e le differenze che intercorrono tra un neonato, un bambino piccolo, un preadolescente e un adolescente. Se il bambino è una persona, ciò significa che non è un adulto in miniatura. E’ un “piccolo uomo” che ha dei bisogni specifici che dipendono dall’età, dal livello di sviluppo e dalle competenze cognitive, affettive, educative e culturali acquisite. Per crescere serenamente, un bambino ha bisogno di avere accanto a sé adulti in grado di soddisfare i suoi bisogni vitali, ma anche e soprattutto di proteggerlo e di rassicurarlo, garantendo la continuità delle relazioni che gli assicurano protezione. E più il bambino è piccolo, più l’attenzione all’appagamento dei suoi bisogni diventa essenziale.
Le ricerche sull’impatto della rottura dei legami importanti nella vita dei neonati e dei bambini piccoli ci permettono di constatare la presenza di gravi conseguenze per il loro sviluppo, quando non viene garantita la soddisfazione dei loro bisogni. Se la qualità dei legami di attaccamento del bambino alle persone della cerchia famigliare si evolve in concomitanza con la crescita, il bambino piccolo ha bisogno di costruirsi una base di sicurezza psichica tale da non subire disturbi dello sviluppo. Egli non ha le competenze cognitive necessarie per pervenire a una rappresentazione esatta del tempo, per comprendere che assenza non significa perdita definitiva, per esprimersi e per farsi capire. Molti studi, validati dalla comunità scientifica internazionale (McIntosh e altri, 2010; Smyth, 2009; Solomon e George, 1995; Lamb, 1983) mostrano gli effetti dannosi per il bambino piccolo dell’affido condiviso con residenza alternata. E’ questo il motivo per cui la World Association for Infant Mental Health e numerosi psicologi infantili ripetono in continuazione che la residenza alternata non tiene conto del livello di sviluppo dei bambini più piccoli ed è contraria ai loro bisogni, anche nel caso in cui i genitori siano d’accordo e non abbiano rapporti conflittuali.
Quanto ai bambini più grandi, che acquisiscono progressivamente le competenze necessarie ad esprimersi e ad individuare punti di riferimento stabili nella propria vita, non bisogna scegliere modalità di affido che non siano a loro gradite. Dovendo subire decisioni percepite come ingiuste, il bambino imparerà a diffidare dell’autorità e della giustizia.

Il secondo equivoco è quello che induce a teorizzare l’uguaglianza e l’intercambiabilità dei genitori nella vita del bambino. Ora, un padre e una madre non sono uguali, non lo sono mai stati e non lo saranno mai. Per fortuna! Essi sono complementari ed è la loro differenza a rendere fecondi i rapporti educativi e a permettere ad un bambino di formarsi in modo sereno quando padre e madre si riconoscono mutualmente nella diversità. Se a padri e madri, a uomini e donne, a ragazzi e ragazze dovesse essere riconosciuto lo stesso valore umano, essi non si comporterebbero come il clone l’uno dell’altro.
Un padre offre al suo bambino cose che una madre non gli darà mai. Non si tratta, però, di santificare un genitore e di demonizzare l’altro. L’uno non è più importante dell’altro; semplicemente in base all’età il bambino avrà bisogno più dell’uno che dell’altro.
E’ probabilmente questa assenza di distinzione tra padre e madre che induce il legislatore a pensare che il tempo trascorso da un padre e da una madre con il figlio dovrebbe essere uguale, in nome della parità. Questa logica non è quella del bambino e la quantità di tempo trascorso con lui non è mai correlata all’affetto che egli nutre per il genitore.

Il terzo malinteso consiste nel dire che il bambino sia in grado di adattarsi a qualsiasi situazione e che l’amore e la buona volontà dei genitori siano sufficienti a salvaguardarne l’equilibrio interiore.

Il quarto malinteso è rappresentato dall’idealizzazione, tipica della società patriarcale, del legame di filiazione e dall’impatto delle questioni ideologiche sulla famiglia.

Il quinto equivoco è quello che induce a pensare che il sistema giudiziario sia conforme ai bisogni e all’interesse del bambino. Ora, dalla durata dei processi al vocabolario giuridico, sono molti gli esempi del divario tra i bisogni specifici del bambino e la logica giudiziaria, al di là delle competenze relazionali del giudice.

Il sesto equivoco consiste nel celebrare l’assoluta bontà delle perizie giudiziarie. In numerose situazioni, in realtà, non sono assicurate le condizioni etiche e deontologiche necessarie. Le perizie possono essere affidate a professionisti privi di adeguata formazione, senza alcun controllo.

Le attuali discussioni privano il bambino del diritto ad essere un soggetto, vale a dire del diritto ad essere rispettato come un essere umano e a vedersi riconosciute le proprie competenze, i propri bisogni e i propri limiti. La nostra società lo riduce alla condizione di oggetto: oggetto dei conflitti tra i genitori, dei conflitti famigliari, istituzionali, ideologici, oggetto di questioni di denaro, oggetto politico-mediatico. Un bambino non potrà mai essere diviso in due per appagare i desideri di una società che si fonda sul principio dell’intercambiabilità tra padre e madre. La rappresentazione del bambino non potrebbe mai pensarsi in questa prospettiva dicotomica padre/madre, ripresa nel dibattito politico sotto l’aspetto del “buon genitore-cattivo genitore”. Se il bambino ha delle risorse, queste non sono infinite. Si moltiplicano i casi di bambini diventati il sintomo di una società che non è in grado di proteggerli.
Pensare al bambino in caso di separazione dei genitori significa accettare di mettersi nei suoi panni, garantire la soddisfazione dei suoi bisogni, adattarsi al suo livello di sviluppo, prendersi cura di lui, spiegargli la situazione in modo comprensibile, essere disponibili per tutta la durata dell’ infanzia e non soltanto nel momento della separazione, per sostenerlo, se ne ha bisogno. Conviene anche capire i motivi della rottura del rapporto di coppia senza negare la realtà dei casi di violenza coniugale che espongono i bambini e l’adulto vittima ad altre violenze in seguito alla separazione. Si tratta infine di prendersi cura dei genitori, senza cercare di screditare l’uno o l’altro e senza alimentare i loro conflitti. Accompagnarli nella separazione consentirebbe di evitare che certi bambini diventino la panacea dei genitori, il sostegno delle loro difficoltà personali o le armi utilizzate per distruggere l’altro. Ogni caso resta singolare e le decisioni prese dovrebbero tener conto di tutte queste specificità senza tentare di imporre un modello unico di organizzazione della famiglia dopo la separazione.
La posta in gioco è importante: si tratta di ricollocare il bambino al centro del dibattito e di far sì che la questione dei diritti del bambino abbia la priorità su quella dei diritti al bambino. In caso contrario, qualsiasi decisione assunta nei casi di separazione coniugale e di ricomposizione famigliare sconvolgerà il bambino e distruggerà ciò che è fondamentale per il suo equilibrio: il senso di sicurezza e di fiducia nell’altro. Sacrificare il bambino e i suoi bisogni fondamentali sull’altare dei conflitti ideologici e politici significa privare la società del futuro, perché se il bambino non può vivere da solo, nessuna società si può costruire senza bambini.

Per approfondire:

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio – II parte

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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Una risposta a Separazione della coppia e bambino disorientato: gli equivoci della legge sulla famiglia

  1. elena ha detto:

    bellissimo articolo, intelligente come raramente si trova.

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