C’è del sessismo in Danimarca

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Nel giugno 2013 la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo ha effettuato una missione conoscitiva in Danimarca.

L’obiettivo della visita era ascoltare le autorità amministrative, politiche e di polizia danesi competenti, e i firmatari delle petizioni riguardanti i casi di affidamento e sottrazione di minori in Danimarca sottoposti all’attenzione della commissione.

I membri della delegazione non hanno potuto incontrare né i ministri né il capo della Polizia, che si sono giustificati adducendo come motivazione della loro mancanza di disponibilità la coincidenza della visita con il periodo conclusivo dell’attività parlamentare in Danimarca.

Un alto funzionario del ministero degli Affari sociali ha presentato la legge danese vigente.

La delegazione ha incontrato poi dei rappresentanti del Ministero della giustizia e il difensore civico danese.

Quello che riporto integralmente è il resoconto dell’incontro con i firmatari delle petizioni: (qui la fonte del documento, allegato in PDF sotto l’articolo)

Incontro con i firmatari (questa parte riflette le presentazioni dei firmatari presenti)

All’incontro erano presenti circa 40 firmatari. L’incontro era previsto dalle 19:00 alle 21:00, ma si è protratto fino alle 23:30.

Quanto segue non è un resoconto esaustivo di tutti i casi che la delegazione ha ascoltato. Su richiesta di alcuni partecipanti, nessun nome sarà reso pubblico.

La maggioranza dei firmatari era composta di donne, danesi e non, sebbene la maggioranza fosse di origine danese (90%). Quasi tutti i casi presentati riguardavano madri che cercano di ottenere o mantenere l’affidamento del proprio figlio o dei propri figli e/o di proteggere il proprio figlio o i propri figli da un padre violento.

I firmatari, che hanno riferito i loro casi in modo particolareggiato, lamentavano il fatto che l’amministrazione statale e la polizia danese non aiutano le madri (non danesi) che cercano di proteggere i propri figli da un padre violento. In molti casi, l’amministrazione statale non ha svolto accertamenti sulle segnalazioni di casi di padri violenti ma ha continuato a ribadire i diritti di visita del padre (danese).

La legge danese in materia di responsabilità genitoriale esige, da un lato, che il minore sia protetto dalle violenze, mentre dall’altro rende obbligatori i contatti tra il minore e i genitori. Generalmente all’amministrazione statale è contestato il fatto che sia molto rigida nell’applicazione della legge per quanto riguarda i contatti, mentre è sorda alle segnalazioni di casi violenti e ignora il diritto del minore di essere protetto e il diritto della madre di proteggerlo a sua volta.

Una madre è stata detenuta per aver tenuto il proprio figlio lontano dal padre. L’amministrazione statale non ha dato ascolto alle segnalazioni di violenza e pericolosità dell’uomo, e ha insistito affinché la madre consentisse i contatti tra il padre e il minore. L’unico modo per proteggere il proprio figlio e non essere accusata di violare la legge (e rischiare di perdere l’affidamento) è stato quello di dare il minore in affido. Il caso è stato riesaminato, al padre è stata diagnosticata una forma di psicopatia ed è stato accusato di abusi sessuali.

Un membro del personale dell’ambasciata italiana, parlando a nome di due padri italiani, ha riportato l’atteggiamento passivo delle autorità amministrative danesi, una mancanza di indagini, nonché incongruenze tra le decisioni dei giudici in paesi diversi come tratti comuni.

I padri italiani non sono stati autorizzati a vedere i propri figli. Il “pericolo di sottrazione” è stata la motivazione addotta dalle autorità. Al personale dell’ambasciata italiana non è stato concesso di contattare i minori per accertamenti sul loro stato.

Un avvocato specializzato in diritto di famiglia ha spiegato che la legge non protegge né i minori né il principale affidatario. La legge precedente era migliore poiché l’interesse superiore del minore era espresso in termini di pace, stabilità (nessun cambiamento all’ambiente del minore), sicurezza e contatto con l’altro genitore. Anche il trascorso del minore era preso in considerazione. Quando era in vigore la legge precedente, l’uso della forza da parte delle autorità era molto raro, in quanto considerato troppo traumatico per i minori. I principali affidatari non erano detenuti né obbligati a pagare ammende.

Con la legge attuale, i genitori hanno diritto sul minore e il principale affidatario è obbligato a consentire contatti e visite. Se il contatto è contestato o le visite sono rifiutate, un genitore può perdere i diritti di affidamento. Era quindi quasi impossibile per il principale affidatario proteggere un minore dall’altro genitore. La stabilità era definita come il diritto dei genitori di avere contatti con il minore. Non si crede più ai minori e il percorso del minore e altre circostanze (altre testimonianze) non sono presi in considerazione.

In un caso, una madre e suo figlio si sono allontanati dalla Danimarca per sfuggire a un padre violento. Di ritorno in Danimarca, su decisione di un giudice, il minore è stato prelevato con la forza e consegnato al padre. La madre è stata minacciata con ammende e detenzione se non avesse acconsentito ai contatti tra suo figlio e il padre. L’affidamento è stato concesso al padre a causa della mancanza di un indirizzo di visita e la madre può vedere suo figlio solo per 4 ore a settimana.

Il minore è stato ascoltato da esperti ma non sono stati presi provvedimenti in seguito alla richiesta esplicita del minore di non essere portato nuovamente da suo padre. Il materiale audiovisivo contenente le audizioni del minore, da utilizzare come prova in tribunale, era stato distrutto.

Nel tentativo di proteggere i propri figli dal padre che si ritiene perpetrasse abusi sessuali, una delle madri è fuggita in Islanda. I minori sono stati riportati in Danimarca dalla polizia islandese per poi essere consegnati direttamente al padre. Il padre danese è stato assolto dall’accusa di violenza in una perizia psicologica basata su un incontro di 20 minuti con uno psicologo.

Un’altra madre ha riferito abusi sessuali e violenza ai danni di suo figlio. Nessun provvedimento è stato adottato. Sebbene gli esperti avessero stabilito che il minore soffriva a causa delle visite di suo padre, le autorità avevano riconfermato il diritto di visita. Il padre ha minacciato il ragazzo di uccidere la madre se avesse denunciato la violenza. Il ragazzo soffre di gravi attacchi di ansia al pensiero di dover vedere suo padre. Nondimeno, l’amministrazione statale ha asserito che al minore “giovano” le visite.

Una madre russa ha perso l’affidamento di suo figlio. L’affidamento è stato concesso al padre danese, ritenuto violento. Secondo gli esperti danesi, il minore (2 anni all’epoca e allattato al seno) “era più legato al padre”. È stato concluso un accordo per cui il minore sarebbe rimasto 9 giorni con il padre e 4 giorni con la madre. Alla madre è stato detto che un accordo di 7 giorni su 7 “potrebbe creare problemi per il minore in futuro”. La madre dovrebbe parlare con il figlio in lingua danese e non in russo. La madre è persuasa che la vera ragione per la quale le sia stato tolto l’affidamento è il fatto che sia straniera.
A un’altra madre straniera è stato sequestrato il passaporto da parte del marito danese, insieme a quello di sua figlia. Il marito è partito per la Cina, lasciando moglie e figlia senza passaporti. La polizia ha riferito che in assenza di prove non era possibile intervenire. Alla fine, è stato rilasciato un nuovo passaporto di modo che la madre potesse rinnovare il suo visto e restare in Danimarca. Il marito danese, sottoposto a trattamento psicologico, detiene una pistola in casa. In tribunale la figlia ha dichiarato di avere paura di suo padre. Non le è stato permesso di vivere con sua madre.

Una madre americana che ha denunciato abusi sessuali e violenza è stata derisa dalla polizia. Uno psicologo del tribunale ha visitato la madre e i minori, e ha chiesto alla madre di cantare filastrocche danesi con le sue due bambine. Lei, ovviamente, non è stata in grado di farlo. La perizia dello psicologo concludeva che la madre aveva “problemi di comunicazione”. Sulla base della perizia, il giudice le ha tolto l’affidamento fisico assegnandolo al padre. È stato ordinato un accordo per cui i minori rimanessero 4 giorni con la madre e 9 giorni con il padre.
Gli abusi sono proseguiti. Le bambine hanno separatamente dichiarato di aver paura del padre e di non voler rimanere con lui. I servizi sociali hanno riferito alla madre che, se non avesse collaborato con il padre, avrebbero dato i minori in affido. Adesso il padre sta presentando domanda per ottenere il pieno affidamento. Ai sensi della legge danese, i minori di 10 anni hanno il diritto di scegliere con quale genitore desiderano vivere. Il pieno affidamento impedirebbe ai minori di vivere con la propria madre.

Diverse denunce riguardavano il mancato intervento da parte delle autorità e della polizia danese nei casi di stalking. Molte donne hanno testimoniato di essere state molestate e minacciate dai loro ex partner. Quand’anche segnalato alla polizia, alle autorità comunali e/o all’amministrazione statale, nessuna azione è stata intrapresa. Quasi sempre le autorità danesi si schierano in difesa del padre danese. La legislazione in materia di stalking in Danimarca non è stata applicata. Una madre ha testimoniato che un poliziotto le aveva riferito testualmente che “il suo ex marito avrebbe dovuto ucciderla prima che la polizia possa intervenire”.

Secondo uno studio condotto da un’università danese, il 79% di 200 madri con partner violenti intervistate soffre di disturbi post-traumatici da stress, tutti i minori hanno subito violenza psicologica e il 10% dei minori ha subito abusi sessuali mentre era con il padre.

Circa la metà dei presenti ha dichiarato che i propri ex partner erano membri di un’organizzazione di padri. Questa organizzazione aiuta i padri e li istruisce su come prepararsi “al meglio” per i casi giudiziari e come trattare con le autorità. È stato dichiarato che alcune mamme non hanno avuto il coraggio di presentarsi all’incontro, poiché temevano l’organizzazione di padri.

Le conclusioni della delegazione:

Sebbene ufficialmente invitati dal presidente della commissione per le petizioni, il ministro degli Affari sociali e dell’integrazione, il ministro della Giustizia e il capo della polizia danese non hanno trovato il tempo di incontrare la delegazione. Una situazione molto spiacevole e in forte contrasto con le esperienze e le modalità consuete riscontrate in altre missioni conoscitive della commissione per le petizioni.

Questa missione conoscitiva è stata la prima senza membri ex-officio del paese visitato.
Nei suoi incontri con i funzionari dei ministeri e della polizia, la delegazione ha riscontrato riluttanza da parte degli interlocutori danesi nel discutere i casi riferiti alla commissione, nonché un approccio difensivo, formale e legalistico quando venivano poste domande specifiche. I membri hanno avuto l’impressione che le autorità danesi stessero negando che ci fosse un problema con i casi transfrontalieri di affidamento nonché con i casi di sequestro di persona e di violenza.

La delegazione ha ritenuto che se i ministri e il capo della polizia avessero partecipato, sarebbe stata possibile una discussione più significativa e soprattutto più dettagliata per quanto riguarda la legge in materia di responsabilità genitoriale. Purtroppo, fino a oggi la delegazione non ha ricevuto alcuna risposta alle domande sollevate durante l’incontro.

Le ripercussioni della legge danese sull’affidamento sembrano gravare sproporzionatamente sulle madri.

In sostanza, i cittadini danesi (in particolare i padri) hanno un forte vantaggio nei conflitti di affidamento, e le madri danesi, nonché i cittadini UE non danesi e i cittadini di paesi terzi, si sentono discriminati dalle autorità danesi. In particolare, ciò comporta persino il mancato rispetto dei diritti dei minori.

Le autorità danesi sembrano essere concentrate sul rispetto delle regole e dei “problemi” danesi, piuttosto che sull’interesse superiore del minore. Generalmente si contesta alle autorità di non aver ascoltato né di aver dato seguito alle denunce di violenza e abusi. Nonostante le denunce e le segnalazioni da parte di madri, parenti, educatori e medici, le autorità e la polizia non sono intervenute a salvaguardare l’interesse superiore dei minori e a proteggerli dalle violenze. In alcuni casi, ciò riguarda anche la madre che si aspetterebbe di essere protetta contro violenze e abusi ma si ritrova lasciata a se stessa senza il supporto e la protezione adeguata.

La legge danese in materia di responsabilità genitoriale esige, da un lato, che un minore sia protetto dalle violenze, mentre dall’altro rende obbligatori i contatti tra il minore ed entrambi i genitori. Generalmente, i firmatari contestano all’amministrazione statale di essere molto rigida nell’applicazione della legge per quanto riguarda i contatti, mentre è sorda alle segnalazioni di casi violenti e ignora il diritto del minore di essere protetto e il diritto della madre di proteggerlo a sua volta.

Le madri hanno ritenuto che la legge danese attuale non offra loro alcuna possibilità di proteggere i propri minori dagli abusi dei padri. Esse hanno inoltre sollevato dubbi circa le qualifiche professionali del personale dell’amministrazione statale e hanno sottolineato che vi erano differenze significative nel trattamento a seconda di chi si occupava del loro caso, nonché un grave problema per quanto riguarda il tempo impiegato nel trattamento dei casi.

Ai sensi della legge in materia di responsabilità genitoriale in vigore, un genitore (madre) rischia di perdere l’affidamento del proprio figlio o dei propri figli solo perché in procinto di trasferirsi, poiché l’altro genitore otterrebbe quindi con ogni probabilità l’affidamento e la residenza abituale dei minori.

Alla delegazione è sembrato che un genitore danese al quale sono stati concessi i diritti di affidamento da un tribunale danese – anche a posteriori – è libero di sottrarre un minore, “portarlo” in Danimarca e restare impunito anche se il minore aveva la sua residenza abituale in un altro paese.

La delegazione si è interrogata sul perché le autorità danesi sembrassero proteggere un padre danese che era stato condannato in un altro paese dell’UE e aveva persino ammesso di aver sottratto il proprio minore, portandolo in Danimarca.

Dai casi noti alla delegazione, è sembrato che fossero solo le madri (danesi e non) a essere minacciate o giudicate sulla base dell’articolo 215.

In tali casi, queste madri hanno ritenuto che a esse e ai propri minori non fossero stati riconosciuti diversi diritti, quali i diritti umani e i propri diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali. La delegazione non ha ascoltato nessun caso di un padre danese trattato in questo modo. Occorre anche affermare che diversi firmatari presenti avevano già subito l’arresto.

La delegazione è venuta a conoscenza di circostanze in cui gli avvocati danesi spesso informano su quanto viene fatto “in pratica” (diritto consuetudinario).

La delegazione è inoltre venuta a conoscenza di casi penalmente rilevanti e i membri hanno deciso di affidare tali casi al pubblico ministero danese.

Il difensore civico danese ha assunto una posizione piuttosto formale e non sembrava essere a conoscenza del numero di casi internazionali riguardanti l’affidamento o le sottrazioni in Danimarca. Il suo ufficio ha dichiarato che non vi era alcuna discriminazione, poiché “i fatti non erano registrati come discriminatori”.

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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6 risposte a C’è del sessismo in Danimarca

  1. Esiste un altro paese in cui la giustizia fa schifo quanto in Italia se non di più, che bello :S
    Che porcheria… sono indignata e senza parole.

  2. Antonio Oliva ha detto:

    Che razza di messaggio sessista, xenofobo, e razzista. Nel 65% dei casi di
    figlicidio è la madre ad uccidere: DONNE PERCHè UCCIDETE I BAMBINI ?
    hehehe… Non va bene qui eh ? Io non ho mai ucciso nessuno nella mia vita, e
    questo vale per la maggior parte degli uomini. TOTALE MALAFEDE. Equivale a
    chiedere ALLE DONNE: DONNE, PERCHè UCCIDETE ? Infatti di donne che uccidono ne è
    PIENO IL MONDO. (ricordo che in 4 omicidi su 5 la vittima è UN UOMO…). Per cui
    tu, cara “riccioschiattoso” (e grazie a dio tu NON rappresenti l’intero genere
    femmnile, ma SOLO TE STESSA), sei una femminuccia essenzialmente SESSISTA E
    MISANDRICA (cioè che ODIA gli uomini).

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