Le ali

“La gente mi chiede cosa c’era di speciale nell’educazione da me ricevuta che ha reso Malala così orgogliosa, così coraggiosa, così incline ad esprimersi, così posata. Io rispondo: Non chiedetemi cos’ho fatto, chiedetemi cosa non ho fatto. Non ho tagliato le sue ali, ed è tutto.

Ziauddin Yousafzai, da “What did Malala’s father do for her? I did not clip her wings”, di Katie Nguyen, traduzione di Maria G. Di Rienzo.

Maleficent-(2014)-91Il simbolismo delle ali ha radici molto antiche; angeli, demoni, creature fantastiche, mostruose e divinità, da Oriente a Occidente incontriamo un’infinità di esseri alati, forniti di ogni genere di appendici: ali piumate, ali di insetto, persino nere e minacciose ali di pipistrello, a testimonianza della nostra perenne, insaziabile aspirazione verso “l’alto”.

In basso, conficcato nelle oscure viscere della terra – ci racconta Dante nell’ultimo canto dell’Inferno – Lucifero piange ed agita impotente le sue tre paia di ali.

Nell’ultima versione cinematografica de “La bella addormentata”, la Maleficent interpretata da Angelina Jolie è dotata di enormi, possenti ali, fino al giorno in cui, felice e fiduciosa, si inoltra nel bosco con l’uomo che ha dichiarato di essere il suo “vero amore”, e si abbandona al suo abbraccio.

Lui la droga, lei giace inerme sul terreno, lui fruga fra le sue cose in cerca dell’arma adatta… e un attimo dopo lo vediamo allontanarsi con le enormi ali sottobraccio, mentre in lontananza echeggia uno straziante grido di dolore.

Come Biancaneve lascia accomodare e rifocilla la vecchina che le porgerà la mela avvelenata, Malefica aveva lasciato entrare nella sua vita lo sfortunato orfano Stefano.

E quando, alla notizia che il ferro brucia la pelle delle fate, il ragazzo non aveva esitato a scagliare lontano il suo anello per stringerle la mano, si era illusa che quella rinuncia – gettare via qualcosa di suo, lui che possedeva così poco – fosse un chiaro ed inequivocabile segno del fatto che egli avrebbe sempre rinunciato a tutto ciò che avrebbe potuto farle del male.

Molte sono le fiabe che ci raccontano di fiducia tradita: Hansel e Gretel che entrano nella casina di marzapane ingannati prima da un uccellino cinguettante e poi dagli invitanti dolcetti della strega, Cappuccetto Rosso che cede alle lusighe del lupo e si allontana dal sentiero…

Questo perché la vita è crudele ed arriva il momento in cui ognuno di noi sperimenta quel sentimento devastante che è la disillusione.

Mutilata nel corpo, ma ancora di più nell’anima (nella mitologia Atzeca, dopo la morte l’anima si libera dal corpo volteggiando sotto forma di farfalla), Malefica si rialza a fatica, sanguinante, dolorante, sola: la metafora è piuttosto esplicita, e non credo proprio di dovervela spiegare.

Tutto il suo mondo fatato si rannuvola e s’incupisce, e attorno al suo regno cresce una invalicabile recinzione di rovi. Traboccante di sofferenza, rabbia e di risentimento, Malefica vive tutte le fasi del lutto: crisi di pianto, disperazione, malinconia, la ricerca spasmodica di rimanere comunque presente nella vita dell’amore perduto, di non cadere nell’oblio, attraverso quei comportamenti molesti mirati a suscitare in lui paura, ira, rancore.

A me viene in mente una fiaba de “Le mille e una notte”, Le rose magiche:

Il principe ritornando a palazzo sosta presso la casa di un saggio sufi e gli espone il suo tormento e la sua tristezza. Il saggio gli dice: “ Quando vuoi vendicarti di qualcuno lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male. Prima di tornare al tuo palazzo devi liberarti dai ricordi che ti tormentano.” e gli narra di un giardino agli antipodi del mondo, dove crescono delle rose magiche il cui profumo ha il potere di dare l’oblio. Il principe parte con i suoi fidi e durante i mesi e poi gli anni capitano avventure insolite, incontri strabilianti, battaglie vinte e perse, paesi e costumi meravigliosi, finché dopo sette anni di viaggio, in cui ha perso la maggior parte della sua scorta, rimanendo solo con pochi amici, giunge al giardino e scorge il cespuglio dove fioriscono le magiche rose. Si avvicina al cespuglio ma, improvvisamente si chiede. “Perché devo sentire il profumo di queste rose?”

E’ questo che avviene, in Malefica: lentamente si dimentica delle barriere che ha eretto attorno a sé per mantenere vivo il ricordo del suo tormento, e cede ad una nuova avventura, intraprende un viaggio verso un nuovo incontro con l’altro da sé.

E stavolta si tratta di una persona in grado di restituirle quelle ali che le erano state strappate, con le quali può finalmente tornare a librarsi in alto, oltre le nuvole.

Una fiaba femminista, hanno detto in molte.

Sicuramente una storia dedicata a tutte quelle donne che pensano di non avere la forza di risollevarsi da terra dopo essersi risvegliate sanguinanti e straziate dall’illusione del “vero amore”.

Di grandi amori, nella vita, ne possiamo sperimentare tanti, e non è detto che quello che ci donerà la sensazione di poter volare lontano dalle miserie di questo mondo avrà le fattezze di un Principe Azzurro.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Le ali

  1. topometallo ha detto:

    dannazione a te, pensavo di potermi evitare la visione del film e invece mi stai intrigando… 😀

  2. IDA ha detto:

    Ieri “Psico e Amore” oggi il mito di “Icaro,” stai minando le basi del patriarcato, ma non si può dire.
    Icaro è li come avvertimento, come monito, non disubbidire il padre,(Dedalo) segui i costumi usanze tradizioni e non cadrai in mare, le piume impastate con lacrime e cera, se voli troppo in alto e ti avvicini alla verità, si sciolgono e cadrai in mare..
    “Non ho tagliato le sue ali, ed è tutto.” Questa frase ci dice, che il padre di Malala, non è stato un Dedalo. Queste sono le ali, vola!
    A me è venuto a mente anche “Il coraggio del pettirosso” di Maurizio Maggiani. Un pettirosso che si esercita tutti i giorni per volare più in alto del falco, così non è visto dal falco, che è un rapace e come tale guarda solo in basso..
    Poi come dimenticare l’ossessione del volo di Leonardo da Vinci.. o nella cultura medievale, le ali e il volo sono sempre mutuate dal mito di Icaro.. gli angeli (bene) hanno le ali e volano, ma solo se sono obbedienti. La caduta degli angeli (caduta come Icaro) rappresentano i disobbedienti, i demoni. (male) che hanno sempre le ali e volano..

  3. Vale ha detto:

    Invece, quello che lascia sconcertata me, è il bisogno di “male” che ha certa gente. Perché lui ha dovuto tagliare le ali a Maleficent? Perché semplicemente non se ne è andato senza ferirla, senza farle del male?
    Perché se una persona non prova affetto per noi, semplicemente non ci sta alla larga? È questo spasmodico desiderio di fare del male, di portare sofferenza, che non riesco a concepire. Fuor di metafora, sì, ci si può sbagliare in amore, è normale. Eppure, vedo che la maggior parte delle volte c’è un chiaro desiderio di ingannare l’altra persona. Ed è orribile.

    • Lui le taglia le ali perché ne ha bisogno per ottenere qualcosa per sé. Questo avviene quando non si è in grado di percepire l’altro come un essere umano titolare della medesima dignità, degli stessi diritti che si rivendicano per se stessi; l’altro è ridotto a strumento utile a perseguire i propri scopi, fino a diventare sacrificabile… La vita dell’altro non ha lo stesso valore della propria, la felicità dell’altro non è importante come la propria: per chi vede le cose a questo modo è piuttosto semplice fare del male.

      • Vale ha detto:

        Grazie per la spiegazione (non ho ancora visto il film). Sarà che mi faccio sempre kg di sensi di colpa e scrupoli, ma non riesco proprio a capire come si possa agire in modo così egoista e non annientarsi nei sensi di colpa poi…

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