Premio solidarietà

L’associazione “Cuore di Blogger” è lieta di assegnare, in questo caldo giugno 2014, il premio “La solidarietà è donna” al blog Abbatto i muri, per il commovente post “Lettera ad una vittima di violenza“.

A seguire le motivazioni:

per l’impegno profuso a confondere l’essere vittima con l’indulgere nel vittimismo, l’essere vittima con l’essere debole e fragile;

per il ritratto preciso e dettagliato delle destinatarie della missiva, che sono “la donna che sta a spalle dritte, che ha uno sguardo fiero, giacché si sveglia e cammina, con orgoglio, tutti i giorni”, ” una donna intelligente, coraggiosa”, ma anche “la martire” e “tu che a distanza di tempo ancora stai a rompere il cazzo a tutta la comitiva con la violenza che fu, tu che adoperi la violenza come alibi per non esistere”;

per l’invidiabile consapevolezza del fenomeno della colpevolizzazione della vittima: “diciamo che hai problemi con te stessa, che puoi anche addebitare al mondo intero ma se ce li hai ancora significa che sono cose antiche e in fondo ti piace restarci dentro”;

per la toccante disponibilità all’ascolto: “Non hai più scuse, non ti si può proprio ascoltare, sei di una pesantezza unica, hai rotto le ovaie, le tue e quelle di molte altre persone”;

per le immagini poetiche che evocano con struggente lirismo la disperata ricerca della felicità che alberga nell’animo di ognuno di noi: “Tu che ancora vivi con passione il momento in cui ti fai un bidet perché ti puoi toccare e ritoccare e senti che laggiù c’è tutto quello che ti serve per farti stare bene.”

ma soprattutto per il profondo rispetto dimostrato a tutti coloro che lavorano per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne: “la prima imbecille di passaggio che ciancia di violenza senza saperne un cazzo” e le “piagnone che vogliono accostarsi alla tua personale causa e ti usano come alibi per dire che le donne tutte sarebbero assolvibili e vittime.”

Per tutte queste ragioni, e perché c’era proprio bisogno che qualcuno lo dicesse, a ‘ste rotte in culo, di starsene un po’ zitte, che la storia che siete state picchiate, stuprate, molestate, umiliate, ferite ecc. c’ha rotto il cazzo, perché noi siamo sopravvissute fighe, ce piace tromba’ e la tristezza non è femminista.

Grazie di esistere, Abbatto i muri.

silence_please

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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25 risposte a Premio solidarietà

  1. Morgaine le Fée ha detto:

    Uno dei progetti satellite del gruppo di ricerca con cui lavoro é stata la valutazione delle condizioni di stress delle vittime di violenze sessuali. Una percentuale spaventosa soffre di disturbo di stress posttraumatico (PTSD), quello di cui soffrono i veterani di guerra dall’Iraq, per intenderci, solo che le vittime di violenza sono in percentuale maggiore rispetto a quei soldati.
    È un disturbo molto serio, che richiede professionisti, pazienza e molta comprensione e rispetto per poterlo superare.
    Leggere i consigli della suddetta blogger, oltre che far rabbrividire per l’orribile mancanza d’empatia, fa venire molti dubbi su quell’affermazione “perché io ti conosco, so cosa stai passando”.
    Dell’articolo, condivido solo la critica verso le istituzioni che sono latitanti nell’offrire alle vittime un giusto ed efficace supporto.

    • La critica alle istituzioni la condivido anche io. Come non condividerla? Questo Stato non supporta nessuno, non soltanto le donne vittime di violenza. Ma se le istituzioni non fanno il loro dovere, è sensato prendersela con quei cittadini che patiscono la situazione?
      Penso, ad esempio, al mail bombing lanciato dal blog Le Amazzoni Furiose per (cito testualmente) ” sbugiardare la presidenza del consiglio che, in occasione della giornata del malato oncologico, millanta successi in campo legislativo sul fronte cancro-lavoro che hanno ben poco impatto sulla realta` di chi la malattia la vive tutti i giorni.” http://amazzonefuriosa.blogspot.it/2014/05/mail-bombing-andiamo-avanti.html
      Ragionando per analogia, è come se le Amazzoni inserissero, nel contesto della loro legittima e importante protesta, un’invettiva contro “la donna malata di cancro”, esortandola a “non rompere troppo le palle con la storia che ha avuto il cancro”.

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Embé si che le persone malate di cancro non vengano anche loro a rompere le balle, scusami eh. Cosa vuoi che sia, al giorno d’oggi sono in tante che ce l’hanno, é una cosa che si supera, se non ti passa é colpa tua che in fondo ti piace tenertelo perché vuoi che la gente ti coccoli e tu non hai voglia di tornare a lavorare, brutta zoccola assenteista dei miei stivali. Fate un po’ di lavoro di mano giú in basso, un beverone di bicarbonato e piú sarete meglio di prima.
        (sono ironica, ovviamente, eh).
        Mo che nervi a leggere ste cose!

  2. inhanna ha detto:

    Questa donna è una fine psicoanalista! Dove ha svolto il dottorato? È semplicemente geniale suggerire come percorso di guarigione la masturbazione! Laggiù c’è tutto quello che serve per stare bene. Basta ricerca scientifica!
    E cosa posso dire della sfolgorante intuizione: ““diciamo che hai problemi con te stessa, che puoi anche addebitare al mondo intero ma se ce li hai ancora significa che sono cose antiche e in fondo ti piace restarci dentro”? Sono conquistata. Fino a poco fa sapevo dell’esistenza di pazienti che non sono riusciti a superare i propri traumi in una vita di tempo, che hanno impiegato anni solo per identificarne l’origine, che si sono dovuti aggrappare agli psicofarmaci per trovare anche solo la tranquillità per uscire di casa a fare la spesa. Ora il mondo scopre che non si parla che di noiose entità con problemi con “se stesse” , un po’ come se fosse naturale la schizofrenia, quindi la separazione della propria coscienza in due differenti identità delle quali almeno una ti detesta tanto quanto di detesta il resto della comitiva. Il senso è quello, l’intento è offensivo e manca di ogni cognizione psicologica. Se, invece, parliamo seriamente e non come bambine in gita, l’autoaccettazione è un problema serio e mai autoindotto.
    Tutto questo è, a dir poco, a dir pochissimo, semplicistico ( vorrei poterlo editare e scrivere in grassetto) e ciò nonostante, senza alcuna preparazione in materia di superamento dei traumi, addirittura addita “la prima imbecille di passaggio che ciancia di violenza senza saperne un cazzo”.
    Magari non sono la più esperta sul pianeta (nemmeno una imbecille che non ne sa un cazzo) ma temo d’avere una mezza idea che questo articoletto non possa che alimentare il senso d’inadeguatezza che accompagna molte vittime perché manca della più elementare competenza, anche amatoriale. Un vademecum arrivato direttamente da Sparta?

  3. IDA ha detto:

    La vittima è vittima al di la della sua volontà. è il soggetto passivo, puoi essere forte o debole.
    per esperienza posso dire che ti senti inadeguata e ti colpevolizzi, ti vergogni e riesci a superare tutto questo, solo quando riesci a parlarne tranquillamente.. e dire ad una persona che ha subito un torto o una violenza, “alza il culo e datti una mossa”è una forma di violenza, superiore a quella ricevuta precedentemente.. Ma oltre alla totale mancanza di empatia e di solidarietà,per la vittima, quello che mi disturba di più è la complicità con il carnefice.. se non c’è vittima non c’è il carnefice, se non c’è lo sfruttato non esiste nemmeno lo sfruttatore.. e colpevolizzare nuovamente la vittima dicendoli, se te ti dichiari vittima, vuol dire che vuoi dividere il mondo in buoni e cattivi, istigazione alla lotta di classe.. ecc..ecc.. ma accarezzare i poteri forti oggi fa molto Post- e poco ideologico, e politicamente corretto.. poi si dichiara femminista libertaria, anarchica…Emma Goldman le sputerebbe in faccia.

  4. Vale ha detto:

    O.O ma scherza, vero? Non riesco proprio a capire cosa possa instillare a qualcuno il bisogno di scrivere un post come quello…

  5. Morgaine le Fée ha detto:

    Interessante anche questo articolo a riguardo della debolezza/forza delle vittime:
    http://femminismoematerialismo.blogspot.it/2014/06/il-braccialetto-capitalista-della-donna.html

  6. Gabriele Logozzo ha detto:

    Abbatto i muri… delle decenza. Dell’empatia, della correttezza.
    Con esempi di donne simili, la violenza fisica e psicologica di prima mano (di uomini e donne contro le donne), trova cosi completo compimento.
    Non solo soffrirai violenza, ma devi pure essere punita per esserlo: non solo da chi la perpetra, ma anche dalle auto proclamatasi paladine degli indifesi.
    Ha bisogno di una seria rieducazione sentimentale, la sua empatia è totalmente andata in frantumi….

  7. missloislane79 ha detto:

    Io leggo il blog Abbatto i muri, perché mi piace avere più “versioni” di uno stesso argomento per aiutare me stessa a considerare diversi aspetti e farmi un’idea. In questo caso però sono MOLTO d’accordo con te. E’ un articolo assurdo.

  8. Blossom ha detto:

    A me pare chiara una cosa, che queste donnette pubblichino/dicano queste cose per farsi belle e piacere ad uno sguardo maschile, e soprattutto di un certo tipo di uomini. Va da sé che è facile comprendere che sia la blogger anzitutto l’esserino debole e spaurito di cui parla nel post, o non avrebbe bisogno di tittillare certi lettori.
    Da qualche parte ho letto che è una di quelle di femminismo a sud e la cosa non mi ha stupito, l’odio per le donne era palese in quel blog, soprattutto per un certo tipo di donne: quelle diverse da loro, quelle che loro definivano “le altre”; ovvero di quando il sessismo è un’altra forma di xenofobia.
    Son comunque contenta che queste qui abbiano gettato la maschera ed iniziato a mostrarsi per ciò che sono sempre state, bravò!

    • Abbatto i muri, che io sappia, non è un collettivo… E Fas continua ad esistere, esiste, come blog indipendente. Io non confonderei le due cose.

      • Blossom ha detto:

        Nessuna confusione, il marchio di fabbrica è quello. Un collettivo può dirsi tale quando propone una pluralità di voci, non quando le persone sono tutte asservite ad un’unica voce. Ho dato un’occhiata al blog per curiosità ed ho notato che nessuna di quelle che scriveva prima scrive piú, si limitano a sponsorizzare i post di abbatto i muri; l’unica a postare qualcosa è tale lastrega che non mi pare facesse parte del cosiddetto collettivo. Chissà chi è…(sarcasmo)

      • Ti confesso che non lo seguo…

  9. Jo ha detto:

    Scusate se chiarisco un po’ le cose.
    Femminismo a Sud è stato un progetto politico collettivo che ha vissuto il suo declino nell’autunno del 2012 subito dopo il secondo Feminist Blog Camp.
    Io sono stata la prima ad uscire dal collettivo nel giugno di quell’anno quindi ricordo benissimo ogni momento, così come ricordo la collaborazione dei mesi successivi per la preparazione del Camp con una parte del collettivo e successivamente la diaspora che ne è seguita.
    Femminismo a Sud non è mai stato un gruppo di “donnette” nè tantomeno è mai stato asservito ad una sola voce: se così fosse stato non si sarebbero verificate tutte quelle dolorose separazioni. La forza di quel collettivo, composto da qualche decina di persone (persone, non per forza donne, etero o cisgender) è sempre stata quella di essere il meno corale e il più singolare possibile per privilegiare le differenze e distruggere l’omologazione dei pensieri.
    L’ex collettivo di FaS è sempre stato fortemente antisessista, queste accuse di odio nei confronti di donne “altre” sono semplicemente ridicole e strumentali, ma si trova tutto sul blog, è tutto materiale facilmente consultabile fino al 2012, dopodichè le sorti di quel blog sono finite in mano a chi sappiamo.
    P.S: non condivido un post di Eretika-Fikasicula-Enza Panebianco da almeno due anni e così come me buona parte dell’ex collettivo..per il semplice fatto che non sono interessanti, non meritano nemmeno la lettura, figuriamoci un’eventuale “sponsorizzazione”.

    • Massimo Lizzi ha detto:

      A suo tempo raccontai il declino di Fas http://www.massimolizzi.it/2012/12/femminismo-autoritario-nazifemminismo.html molto dall’esterno, osservando i mutamenti di orientamento nella sequenza dei post. Ricordo tu dicesti “questo è quello che si vede dall’esterno”. Quello che è sempre mancato, a parte commenti sparsi qua e là, è un racconto dall’interno sulla diaspora del collettivo, che desse un senso a quelle separazioni e, di fatto, alla fine di Femminismo a sud.

    • Blossom ha detto:

      Ridicole e strumentali? Ma fammi il favore. Il disprezzo per un certo tipo di donne l’ho sempre avvertito, cosí come ho sempre trovato chi contribuiva al blog ben allineato. Il post che ho indirettamente citato non era scritto da fikasicula (da tale fasse, forse?) che prendendo spunto dal capro espiatorio Chiara Ferragni attaccava in un modo retrogrado e sessista le donne che avevano – o mostravano principalmente – passioni che non erano condivise da chi postava, scrivendo let-te-ral-men-te: quelle che non sono come noi. Cioè quelle sbagliate, quelle che non valgono. Questo, ti piaccia o no, è da donnette. Dobbiamo poi tirar fuori la retorica sulle “vere donne”, concetto discriminatorio e troglodita? È tutto sul blog, se non è stato cancellato. Dobbiamo tirar fuori che la pluralità di opinioni non era ben vista nemmeno tra i commenti, visto che spesso venivano censurati o modificati? Perché a me è capitato piú di una volta. A me non è mai piaciuto fas ed il cosiddetto collettivo ed il mio giudizio non cambia di una virgola.

      • In questo caso mi dispiace sinceramente che Jo si sia sentita tirata in causa, perché è evidente che lei con ciò di cui si parla in questo post non ha niente a che fare.
        Questo post non era scritto contro una categoria di persone, o contro un gruppo: riguardava un articolo in particolare. E questo perché a me non piace discutere troppo in generale: il non riportare nomi, link, rischia di generare equivoci, e non mi piacciono le ambiguità.
        Chi mi legge lo sa: il più delle volte, se scrivo a proposito di qualcuno, o di qualcosa, faccio in modo che sia ben chiaro di chi e di cosa sto parlando.
        Criticare Fas in generale, non so quanto possa avere senso: si tratta, a quanto pare, di due blog diversi che si sono succeduti nel tempo mantenendo il nome, gestiti da due collettivi diversi. Già considerarli una unica entità, da quello che ci ha raccontato Jo, non mi sembra corretto. E distinguerli, visto che il contenitore è rimasto identico, è piuttosto difficile.
        Ogni collettivo, inoltre, è formato da diverse persone, e non avendo mai lavorato in un collettivo (io qui sono da sola) non so neanche se la responsabilità dei contenuti e della gestione dei commenti possa considerarsi diffusa, o se ogni membro è indipendente e responsabile solo del suo contenuto…

    • Licia ha detto:

      Ma cara Jo, ti ricordi quando mi rinfacciasti gongolando che non ero gradita a FaS, che avevano scritto un post espressamente rivolto a me? Fosti tu ad aprirmi gli occhi. Ti ricordi quando anche tu ti schierasti contro la manifestazione dell’11/2/11 di SNOQ alimentando il mito dell’organizzazione bigotta e della manifestazione “contro la prostituzione” e schierandoti con il gruppo degli Ombrelli Rossi?
      Quelle che leggevamo su FaS e tu condividevi erano critiche poco argomentate e per lo più anatemi categorici, con toni molto duri e talvolta anche dileggio, senza la minima intenzione di prendere in considerazione le idee altrui, un po’ come Abbatto I Muri continua a fare.
      “O con noi o contro di noi” era il messaggio trasmesso e chiunque avesse una posizione sfumata e prendesse troppo tempo per pensarci su, era contro.

      FaS era diventato una specie di mostro che fagocitava ogni contenuto femminista che carpiva in rete, lo sottoponeva a screening, lo promuoveva o smantellava, andando, per quanto m’è sembrato, per lo più a simpatie e antipatie e lo riproponeva come diktat.
      E già allora le abolizioniste erano dipinte come perbeniste bacchettone e, soprattutto, proibizioniste e stataliste. Che ti sembra? A me, personalmente, sembrano insulti e una disinformazione che da blog meno seguiti diventa impossibile da smontare.

      Oh sì, c’erano altre teste pensanti ed altre espressioni, meno dispotiche, ma l’impressione dall’esterno non era esattamente di pluralismo.
      C’era la figura dominante di FikaSicula da lei è partita la moda dell’assegnare patentini di femminismo dall’alto e spesso ha dato l’impressione di usare il blog per togliersi dei sassolini, quando per esempio è entrata in questioni che non le competevano, lavando i panni sporchi altrui in pubblico.

      Nonostante mi sia riconosciuta, e in maniera trasversale e disturbante, il bersaglio di alcuni di quegli anatemi ( e poi abbia anche più volte tentato chiarimenti in privato, talvolta ottenendo carezzine e talvolta ottenendo risposte sprezzanti e sofismi ), ho continuato a condividere articoli di FaS dalla mia pagina e dal mio blog, aiutandone l’indicizzazione e le visualizzazioni, perché certe volte umiliarsi (oppure chiedere scusa anche quando non si ha colpa) o superare i personalismi è qualcosa che fai da femminista per una causa superiore che trascende l’individualismo. Anche nel “femminismo” (ponendo che lo sia) vige il sopruso e la posizione privilegiata o svantaggiata di chi si fa martello e chi si fa incudine.

      La fase finale del declino ha visto picchi di delirio. Qualcosa mi è stata riassunta perché sono stata assente ed offline da inizio Settembre 2012 a metà Febbraio 2013 ma ricordo accuse strambe di tentativi di minare il collettivo di FaS dall’esterno. Accuse concomitanti allo sputtanamento in pubblico dell’esistenza di un misterioso gruppo segreto di cattivissime persone. Forse si trattava dello stesso gruppo di lavoro del quale facevano parte tre membri del collettivo di FaS che ha prodotto risultati collaborando con giornaliste e senatrici e che non si poneva nemmeno lontanamente l’idea di attaccare leaderships né collettivi “altrui”. Femminismo e leadership sono concetti antitetici.

      Oggi a quel blog è rimasta l’estrema suscettibilità per cui ogni discussione non entusiastica a riguardo si traduce sempre in un “attacco a FAS. Chi ci vuole delegittimare?”.

      Ma è normale che non ci si riferisca a te, che sei arrivata a FaS tardi e che tendi ad assumere posizioni terziste.

  10. Blossom ha detto:

    Ci tengo a fare un paio di precisazioni riguardo ai miei commenti precedenti. Quando nel mio primo commento utilizzo il termine dispregiativo donnette non lo faccio nei confronti di chiunque abbia fatto parte del collettivo fas o abbia scritto sul blog, la prima parte del mio messaggio riguarda il post ed un atteggiamento che ho visto adottare negli anni da piú donne che si dichiaravano o dichiarano femministe e che dal loro scranno però non fanno altro che vomitare odio e disprezzo o paiono rimangiarsi il loro passato riscoprendo il fascino del machismo – ciao naomi wolf.
    Riguardo la seconda parte – che in realtà non voleva spostare l’attenzione su fas né andare ot – faccio invece una generalizzazione a quanto pare incorretta, riguardo il gettar la maschera. Abbatto i muri risponde ad una singola persona e quindi nel caso sarebbe lei ad averla gettata; non volevo far di tutta un’erba un fascio ma la mia mancanza di stupore, di cui ho scritto, riguarda il fatto che personalmente fas non l’ho mai apprezzato granché e certi luoghi comuni che talvolta ci ho letto (commento 2) non mi son mai sembrati particolarmente femministi. Non so come funzionasse fas, non so ad esempio se riguardo le cose che leggevo e che non mi piacevano ci fossero discussioni interne al collettivo: precedenti alla pubblicazione, conseguenti; so che riguardo certe cose, sul blog, non vedevo contrapposizioni. La mia non voleva essere una descrizione di come fas fosse o funzionasse ma solo la mia personalissima opinione di come io lo vedevo e delle, pur poche, esperienze che ne avevo avuto.

  11. feminoska ha detto:

    A tutt@ coloro che chiedono “spiegazioni” su Fas, ascesa e declino ecc.ecc. Per parte mia nessuna spiegazione a chi nulla sa del collettivo è dovuta: sarebbero funzionali solo a inutili ulteriori polemiche nelle quali non sono assolutamente interessata a prendere parte. Solo una piccola nota a margine: non tutt@ ne sono uscit@ pien@ di livore, non tutt@, per il semplice fatto di non condividere più percorsi politici o esistenziali, si esercitano in pratiche demolitive, la maggior parte ha semplicemente preso nuove direzioni, come succede spesso nelle relazioni e negli esperimenti politici. Se vi piace immaginare persone distrutte da reciproci rancori, mi spiace deludervi. Da parte mia nessun rancore con colei che per prima ci ha accolt@ su Fas, sentimento di cui spesso le vs. pagine sono piene… Non penso che questa sia buona politica. Amen.

    • Massimo Lizzi ha detto:

      Naturalmente è così: nessuna spiegazione è dovuta.
      Ma, in assenza di spiegazioni, un inconveniente è inevitabile.
      Che la seconda fase di Fas (dal 2012), retroillumini la prima.

    • Blossom ha detto:

      Strano che tu scriva di non voler prender parte a polemiche perché dài l’impressione contraria. Rancori? Pratiche di demolizione? Quando ci si lascia o si hanno idee diverse vince il volemose bene? Da persone che facevano le liste nere suona almeno un tantinello ipocrita; come al solito voi potete criticare chiunque ma nessuno può criticare voi. Alla faccia della suscettibilità (risate).

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