Genio ribelle

Oggi sono lieta di annunciare che, dopo essermi a lungo consultata con me stessa e me, ho deciso di consegnare a Massimo Fini il premio Will Hunting per l’articolo “Quei delitti orribili nella società “per bene” delle villette a schiera“.

good-will-hunting-poster(un’immagine maschia maschia per celebrare il momento)

Il genio si nasconde nei luoghi più inaspettati, e oggi noi (come sopra: io, me stessa e me) siamo liete di assegnare questa fin troppo umile onorificenza alla mente eccelsa che ha partorito la soluzione a tutti i problemi di noi povere donne afflitte dalla violenza di genere.

fini

Ma come è possibile che nessuno non c’abbia pensato prima? Eppure è così semplice!

Per eliminare il problema dei femminicidi è sufficiente depenalizzare i maltrattamenti in famiglia. Magari facciamo sparire dal codice penale anche il reato di lesione personale, poi minacce, stalking, ingiurie… Mi sto facendo prendere dall’entusiasmo?

Una volta scomparsi reati, gli uomini potranno liberare il “Genny a carogna” che giace dentro di loro, e le donne se la caveranno con un paio di schiaffoni al giorno: la quadratura del cerchio, signore mie.

Basta coltellate, basta sangue! (che non va via dal divano, il sangue…)

Oltre tutto, questa teoria è condivisa da Bruno Bettelheim (lui parlava della mattanza del maiale nel mondo contadino di qualche tempo fa, ma fra la donna e il maiale, in fondo, qual è la differenza?)

Picchiamo i colleghi di lavoro! Un collega di lavoro col naso rotto oggi è un divano imbrattato in meno domani!

Vi lascio con questa perla di saggezza: se si vuole evitare il grande Male bisogna accettare i piccoli mali.

Che saranno mai due ceffoni!

 

Per approfondire: la saggezza di Massimo Fini

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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40 risposte a Genio ribelle

  1. Paolo ha detto:

    riguardo al fatto che non è possibile (nè auspicabile secondo me) abolire l’aggressività avrebbe anche ragione ma va gestita, incanalata, ma le botte alla moglie sono proprio il modo in cui non va incanalata!

    • Dare testate al muro potrebbe essere una soluzione?

      • Paolo ha detto:

        ognuno ha i suoi metodi

      • paolam ha detto:

        In certi casi sarebbe LA soluzione :3

      • enola78 ha detto:

        Anche scrivere articoli che inneggiano alla liberazione dell’aggressività potrebbe essere di per se’ catartico, no? Io lo spero vivamente perché con tutto ciò che quelle parole celano, altro che due ceffoni e un cazzotto al giorno ci vorrebbero per smaltire l’aggressività del soggetto…

    • winola ha detto:

      Sai cosa, io non credo che l’aggressività vada incanalata, ma proprio eliminata. Quella che dobbiamo imparare a gestire non è l’aggressività, ma la rabbia. La differenza può sembrare sottile, ma per me è enorme. Mi spiego: con rabbia intendo il sentimento che tutti proviamo, mentre con aggressività intendo lo sfogare quel sentimento su qualcun altro. Ecco, quello che per me si deve fare (ed un processo continuo, su cui io pure lavoro ogni santo giorno) è imparare a gestire la rabbia (e anche dolore, rancore, frustrazione etc.) senza diventare aggressivi.

      • Paolo ha detto:

        l’aggressività (come altre cose generalmente considerate “negative”) può essere utile in determinate situazioni come l’auto-difesa ad esempio ed è solo un esempio.

      • Con il termine aggressività ci si riferisce all’inclinazione a manifestare comportamenti che hanno lo scopo di causare danno o dolore ad altri da sé. E quindi non credo abbia a che fare con l’istinto di sopravvivenza, che è quello che porta a reagire quando aggrediti.

      • Paolo ha detto:

        ok, comunque l’aggressività nel bene e nel male esiste, fa parte dell’umano e bisogna farci i conti

      • Paolo, con tutto ciò che esiste dobbiamo fare i conti. Il problema è che l’articolo di Massimo Fini sostiene che le donne dovrebbero lasciarsi picchiare un pochino ogni giorno per evitare di finire ammazzate.

      • ladymismagius ha detto:

        Winola, se tu conosci un modo per eliminare l’aggressività, ti prego, spiegamelo. Perché io l’aggressività me la sento dentro, me la porto dentro anche se non voglio.
        Mi capita molto spesso di fare lo stesso sogno: mio padre, immobile, un sorriso beffardo sulla faccia, e io che continuo a prenderlo a pugni, finché non mi si arrossano le nocche e sento le braccia indolenzite. Lui non reagisce, resta fermo e continua a sorridere. E io vorrei cancellare quel sorriso dal suo volto, infliggergli quel dolore che lui ha causato a me e a mia madre e di cui non si rende nemmeno conto, o forse non vuole rendersene conto.
        Mi sveglio e mi sento un vago senso di disagio, come un grumo di qualcosa di sbagliato dentro di me, qualcosa che mi resta addosso per tutta la giornata e mi impedisce di essere serena. I’m sick and tired of this.
        Forse uno dei brillanti sostenitori di Gardner direbbe che ho la PAS.

      • winola ha detto:

        Ti capisco, davvero. Ho vissuto per anni con tanta tanta rabbia dentro e tanta aggressività nei confronti di tutto e tutti e, sinceramente, non sono sicura di averlo del tutto superato…
        Credo che sia un processo molto personale e che non esista un metodo universale, che vada bene per tutti, posso solo dirti come funziona per me, sperando possa esserti in qualche modo d’aiuto.
        Quando mi sono resa conto che tutta quell’aggressività mi stava letteralmente consumando e isolando, che mi perdevo le cose belle perché troppo concentrata sul mio rancore nei confronti di chi mi aveva ferito. Mi ci sono voluti anni anche solo per rendermene conto, davvero. Quando ho capito che non mi faceva bene essere così arrabbiata, beh, è cominciato un percorso di auto-consapevolezza, in cui ho affrontato a muso duro il dolore che mi avevano causato, ho finalmente capito che la colpa non era mia, ma dei bulli che mi hanno dato il tormento per anni e che qualunque cosa avessi fatto comunque il passato non sarebbe cambiato. A quel punto ho capito che la mia aggressività era inutile, anche perché la sfogavo su persone che non mi avevano ferito in alcun modo, semplicemente perché erano quelle che mi stavano più vicine.
        Ho imparato a non tenermi tutto dentro, a non macerarmi nella rabbia, a cercare il confonto e la comprensione di chi mi ama e a chiedere aiuto quando ne ho bisogno, tutte cose che non facevo, appunto per la paura di essere nuovamente ferita, isolata e allontanta.
        Ho imparato che infliggere dolore agli altri, anche a chi mi faceva del male, non alleviava in alcun modo il mio, di dolore e allora ho lasciato perdere. Non posso dire di essere arrivata a perdonare chi mi ha così profondamente ferito e non so se lo farò mai, ma la perfezione è cosa poco umana, quindi va bene così. Mi concentro sulle cose positive e vado avanti, anche se non sempre ci riesco…

      • winola ha detto:

        Avevo dimenticato la cosa più importante: stai soffrendo molto e vorrei avere una formula magica per aiutarti a tornare serena, perché tutti abbiamo diritto alla felicità, ma non sei sbagliata, davvero, non pensarlo nemmeno per un attimo… Sei umana, come tutti noi e quello che provi l’abbiamo provato in tanti, non c’è nulla di sbagliato nell’avere sentimenti, anche di rabbia e rancore e non puoi controllare i sogni e il tuo inconscio. Puoi solo farci i conti, lottando perché il dolore, la rabbia e l’aggressività non prendano il sopravvento su tutto il resto.

      • Paolo ha detto:

        il diritto alla felicità è un concetto che mi crea dei problemi. C’è il diritto a cercare la propia felicità, trovarla è un’altra cosa

      • winola ha detto:

        Certo trovarla è un’altra cosa, sono d’accordo. Tante volte quello che ci fa soffrire non dipende direttamente da noi, dalle nostre azioni, ma da quelle di altri o semplicemente dalla vita. Le difficoltà e il dolore sono parte di quello che siamo, in fondo.
        Però continuo a pensare che è la felicità quello a cui dobbiamo tendere. Forse dovrei parlare di equilibrio, più che di felicità… Insomma, trovare il nostro posto nel mondo.

      • ladymismagius ha detto:

        Io non voglio lasciare che la mia rabbia condizioni la mia vita: voglio essere felice, o almeno serena. Vorrei riuscire a lasciarla andare, ma non posso farlo: non è rancore per un’offesa passata, è una ferita che viene riaperta giorno dopo giorno dopo giorno. Per fortuna ho accanto persone meravigliose che conoscono la mia situazione e mi offrono il loro supporto e creano piccoli momenti-rifugio in cui possa dimenticare tutto ciò che mi fa star male.
        I tuoi commenti sono preziosi. Tante persone mi dicono che semplicemente “non dovrei” provare questa rabbia, il che è incredibilmente assurdo e poco costruttivo. Lasciare che la rabbia prenda il sopravvento, mai. Non voglio diventare una persona rancorosa come lo è mio padre, inquinare la mia vita con le scorie di dolori e frustrazioni passate: quando saranno passate, le mie, non sprecherò nemmeno un minuto a pensarci.

        Ma è il presente il problema. La rabbia che sento esiste, e fa male. L’aggressività, esiste anch’essa: non posso darle corpo, ma i miei sogni dicono in maniera fin troppo evidente che non posso sopprimerla o fingere che non esista.

      • Ero arrabbiato con il mio amico: Io glielo dissi, e la rabbia finì. Ero arrabbiato con il nemico: Non ne parlai, e la rabbia crebbe. (da A Poison Tree, in Songs of Experience, 1794)

      • ladymismagius ha detto:

        Sarebbe bello riuscire ad avere un dialogo: ma di fronte a un muro di indifferenza e disprezzo, è impossibile.
        Fidati, Ricciocorno, preferirei avere la possibilità di esprimere questo grumo di rabbia che coagula dentro di me, anche con urla, lacrime, insulti, accuse. Non è che non ci abbia provato, ma è impossibile.

      • Scriverlo qui è un modo per esprimerlo. Fallo pure tutte le volte che vuoi.

      • ladymismagius ha detto:

        Non voglio riempire il tuo spazio con i miei problemi, era solo uno sfogo partito dalla riflessione sull’aggressività che si stava articolando nei commenti. Però grazie, è molto gentile da parte tua ^^

      • Il tuo sfogo mi ha portato una serie di riflessioni molto interessanti da parte degli altri lettori 🙂

      • IDA ha detto:

        X Ladymismagius- La rabbia, va risolta, altrimenti ti distrugge.. ti distrugge dal di dentro, piano piano, giorno dopo giorno, e ti isola, perché logora le vecchie amicizie, e ti impedisce di farne nuove.. spesso bisogna chiedere aiuto.. Certo no a quelli che ti dicono “non dovresti” ma a persone qualificate, io ho fatto così.. ora per me è come i vecchi amori, di quelli che prima pensavi di non poter vivere senza , e poi ti rendi conto che senza vivi meglio.. Dimenticavo, bisogna evitare di affezionarsi alla propria rabbia, perché più ti distrugge, più ti affezioni lei e all’immagine di te stessa. Alla fine ti rimane solo la rabbia.

      • paolam ha detto:

        ladimysmagius qui per esprimersi è un luogo ideale, stiamo arrabbiate come te 🙂

  2. paolam ha detto:

    Ma ci suggerisce di picchiare anche i giornalisti imbecilli? Così, per sapere, poi ci regoliamo.

  3. paolam ha detto:

    A mo’ di documentazione per le fonti primarie del “pensiero” allego : http://it.wikisource.org/wiki/Manifesto_del_futurismo Ma rileggiamocela tutta, senza pregiudizi, questa bella merda.

    • paolam ha detto:

      Ah no, la definizione è un complimento: quella almeno concima i campi.

      • Paolo ha detto:

        comunque i futuristi erano contraddittori: dicevano di lottare contro il “femminismo” ma erano favorevoli al voto alle donne e alla parità nel lavoro.(Marinetti lo scrive nel suo volume Democrazia futurista poi mette nel suo “programma politico” anche cose oggettivamente inquietanti come figli allevati dallo Stato e istituzione di “scuole di patriottismo”

      • ladymismagius ha detto:

        Il Futurismo (parlo in generale) era caratterizzato da un’esasperazione della virilità (e quindi dell’aggressività, della violenza, del coraggio eroico, dell’audacia, della sfida, almeno secondo il Manifesto del Futurismo) contro la “femminilizzazione” degli uomini e della cultura provocata da movimenti culturali precedenti (per esempio la sensibilità languida e malata del Decadentismo, “l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno”, per citare Marinetti). In quest’ottica si inquadra il “disprezzo della donna”: è il disprezzo della donna per come era allora, la donna della cultura borghese, la donna di D’Annunzio.
        Il mio testo di letteratura italiana non si affanna a chiarire se quando parla di opporsi al “moralismo” e al “femminismo” Marinetti intende “femminismo” come movimento di emancipazione delle donne oppure lo usa come sinonimo di “femminilità”, ma propendo per la seconda ipotesi. In tal caso, la contraddizione di cui parla Paolo sarebbe solo apparente – promuovendo l’emancipazione femminile, i futuristi vorrebbero creare una “donna virile”, emancipata, diversa appunto dalla donna “debole” della cultura borghese e classica contro cui si ribellano.

      • paolam ha detto:

        Rispondo ai commenti qui sotto: sì sappiamo tutte/i che il Futurismo non è stata la stessa cosa ovunque, e difatti in Italia era Marinetti, ma in Russi era Majakovskij. Io però ho linkat il Manifesto del Futurismo di Marinetti. E a quello atteniamoci. Senza arrampicarci sugli specchi. Ché si scivola.

      • ladymismagius ha detto:

        @paolam: a me sembra che sia io che Paolo abbiamo parlato solo di Marinetti, citandolo esplicitamente… :/

      • paolam ha detto:

        Bene, e allora dato che son stata io ad introdurre l’argomento e che in questa sede, continuando a parlarne, rischiamo di andare fuori tema, riprenderemo il discorso quando Il Ricciocorno dedicherà un post all’esegesi del Manifesto del Futurismo di Marinetti!

      • Sul serio? Ok, ci penserò 🙂

  4. IDA ha detto:

    C’è un luogo comune, quello che l’aggressività come un elemento fondamentale della natura umana. È solo un elemento non fondamentale, anche perché non appartiene a tutta la specie umana, ma solo ad una minoranza, che si fa notare, sono le gerarchie, il dominio che crea e le alimenta, in pratica ci sono le guerre perché ci sono gli eserciti.. ma questa è la mia opinione, che non coincide con quella di Massimo Fini, il quale da per scontato che l’uomo, (inteso come specie) e fondamentalmente violento, e pretendere una società non violenta, il rispetto della dignità umana, ecc..per Massimo Fini, vuol dire violare la natura biologica della specie umana, quindi fare violenza sulla natura umana… e si sa che la violenza genera violenza..Ma sono sicura che Massimo Fini, non abita in una “villetta a schiera” ma avrà la sua bella villa con il pino marittimo, e le sbarre alle finestre del pianterreno, per paura degli zingari e dei ladri.. ma forse non sa che quelle sbarre sono una violenza all’istinto naturale dell’uomo, che è predatore..
    Secondo me la responsabilità è delle femministe:
    Negli ultimi trent’anni le femministe hanno un po’ rovinato il gioco. Bei tempi, in cui i mariti avevano il diritto dovere di bastonare e correggere le mogli e la moglie si poteva anche uccidere, e nessuno stava li a menarti con discorsi tipo “femminicidio”, a puntare il dito su di te, a colpevolizzarti, al contrario, potevi uscire a testa alta, e tutti ti dicevano “Bravo!”. Se il capoufficio ti maltratta, ma quale mobbing, guanto di sfida, spada o pistola, domani mattina all’alba dietro il convento.

    • Pinzalberto ha detto:

      Adesso che lo so mi farò dare qualche “colpetto” tutti i giorni dal mio capo ufficio.: salvaguardo il mio posto, salvaguardo la salute di sua moglie e quella dei suoi bambini.

  5. IDA ha detto:

    Pharmakos, o capro espiatorio, io conoscevo questa storia; il fabbro di un paese violentò e uccise una ragazza, e venne condannato a morte, ma i giudici si resero conto che lui era l’unico fabbro del paese, e il fabbro era indispensabile per il lavoro agricolo e per la guerra.. allora fu deciso di uccidere un sarto al suo posto, perché nel paese ce ne erano già più di uno.. così, la “giustizia” è salva, con l’uccisione del sarto si vendica l’uccisone della ragazza, e l’utilità del fabbro continua ad essere garantita. Il male minore.. o capro espiatorio.. però la storia ci insegna, che spesso troppo spesso che il capro espiatorio, non è l male minore, ma il peggiore, perché non si limita ad un sarto, ma a popoli interi; armeni, zingari, ebrei…

  6. Il rasoio di Occam ha detto:

    Questo tizio mi piace*, è un furbone! Guardate come nasconde l’apologia della violenza domestica tra un cazzotto al collega e un insulto al capufficio. Stranamente, benché quasi tutti gli italiani odino colleghi e capi ufficio, per lo più riescono a controllarsi e a non ammazzarli. O forse è perché il capufficio è spesso maschio, e tirargli un ceffone aumenta le probabilità di finire all’ospedale del 200%**.

    Il Vangelo secondo Massimo Fini: Dio ha creato la donna perché ad Adamo serviva un pungiball.

    *come uno scarafaggio nel caffélatte.
    ** stime OSCE

  7. migraciontotal ha detto:

    Parafrasando Berti Vogts che disse:
    Hass gehört nicht ins Stadion. Solche Gefühle soll man gemeinsam mit seiner Frau daheim im Wohnzimmer ausleben.“

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