Sex-positive

Una traduzione da “Sex-positive” feminism is doing the patriarchy’s work for it

Henri de Toulouse Lautrec

Il femminismo può essere terrificante per le donne cresciute sotto il patriarcato. Tu sei abituata ad una serie di regole molto rigide: essere passiva, sottomettersi agli altri, rispettare l’autorità maschile, temere la violenza maschile, mai trasgredire. E’ triste, ma almeno sai dove sei. Poi ecco che arriva il femminismo e tutte queste certezze svaniscono, o almeno così era una volta. Le cose ora sono diverse.

E’ passato del tempo da quando la stessa parola “femminista” era trasgressiva. Oggi la gente raramente vi si oppone apertamente. C’è una amara ironia nel fatto che “ma io sono una femminista” è diventata una di quelle frasi attraverso la quale il predominio maschile può essere rinforzato positivamente. “Ma io sono una femminista e non mi dispiace l’oggettivazione / lavorare senza restribuzione / le molestie sessuali / essere chiamata una fica!” Siamo tornate ​​al punto di partenza. Il femminismo ha lavorato su tutti questi problemi e si è reso conto che gli adulti avevano ragione, tutti. Tutta quella roba che abbiamo usato per denunciare l’oppressione? Ci sta bene adesso.

E così arriviamo al “femminismo sex-positive” – ​​un femminismo che, solo per il fatto di esistere, suggerisce che tutti gli altri tipi di femminismo sono per miserabili, rinsecchite puritane che avrebbero solo bisogno di una sana scopata (idealmente PIV). Sono certa che, inizialmente, le intenzioni erano buone; non è il sesso in sé, ma il contesto nel quale avviene l’interazione sessuale sotto il patriarcato, che deve essere messo in discussione, e la retorica femminista non ha sempre fatto questa distinzione.

Tuttavia, qualunque sia il fattore scatenante, abbiamo raggiunto un punto in cui il femminismo sex-positive sta facendo il lavoro del patriarcato. Tutte quelle brave ragazze che sono cresciute con la paura di rompere le regole? Hanno scoperto un modo per fare esattamente ciò che viene loro richiesto senza riconoscere l’impatto delle loro scelte sugli altri. Tutti i vecchi stereotipi sono vivi e vegeti, e vengono sostenuti da vergini ideologiche che affermano di essere puttane.

Dovrebbe essere possibile criticare il concetto di sex-work assumendo una prospettiva di genere, senza essere accusate di “puttanofobia”. Dovrebbe essere possibile mettere in discussione l’oggettivazione del corpo femminile senza essere accusate di fare slut-shaming. Dovrebbe essere possibile reagire alle molestie di strada senza che questo implichi che si è classiste, ingenue e sessualmente represse. Dovrebbe essere possibile avere opinioni diverse sullo status giuridico della prostituzione senza essere considerate peggiori dei clienti abusanti e stupratori. Ahimè, invece non è possibile fare nessuna di queste cose a causa di un fenomeno che non è né sex-positive, né femminista, ma che si considera tale. In realtà è una stronzata sessista, che ci rappresenta la relazione sessuale fra due individui in termini di offerta femminile e domanda maschile.

Il pensiero di fondo dietro il femminismo sex-positive è conservatore e privo di fantasia, ed è generato dal timore che insieme al patriarcato scomparirebbe anche il sesso. Eppure la verità è che, coloro che denunciano l’oggettivazione delle donne, non hanno paura del sesso. Non sono le svenevoli bacchettone col filo di perle al collo che si sognano i misogini e le femministe sex-positive. Sono solo persone che nel valutare la positività del sesso hanno fatto un ulteriore passo avanti, riconoscendo che le scelte di nessuno sono prese al di fuori di un contesto, e che ognuno deve essere rispettato come essere sessuale autonomo. La tua scelta riguarda te, ma riguarda anche me, e riguarda miliardi di altre persone. E’ qui che le cose si complicano. Non riguarda solo te. E non riguarda neanche solo me. Abbiamo bisogno di un mondo che ospiti il modo in cui ogni individuo è diverso dall’altro, ma per ottenerlo prima dobbiamo creare un cambiamento fondamentale in tutto il contesto delle scelte sessuali.

Cerchiamo di essere chiari: il femminismo è nato per distruggere il patriarcato. Non è lì per fare delle moine. Non è lì per insegnare alle donne ad affrontare la vita come subordinate. Non è lì per fornire una cinguettante, ammiccante risposta ad una molestia, ad una mano sul culo, ad una lingua giù per la gola, ad una palpata indesiderata o uno stupro. E se stai pensando “tutto questo suona un po’ giudicante” io ti capisco. So che parole come “patriarcato” e “dominio maschile” fanno sentire le persone a disagio (la chiamerei “femminismofobia”, ma è giunto il momento di smetterla di patologicizzare il dissenso). So che alcune donne hanno una profonda paura del modo in cui il femminismo potrebbe cambiare la loro vita sessuale. Sostenere qualcosa che è in definitiva per tutti – ma non specificamente per se stessi – è difficile, ma il femminismo non può ridursi ad un uso improprio delle parole (empowerment, scelta, libertà) per coprire le cose che non vogliamo vedere. Siamo qui per abbattere l’intero edificio, non per ridipingerne le pareti.

Io non giudico me stessa per come ho condotto e conduco la mia vita sessuale. Io non giudico le altre donne per la loro. Ciò che giudico è il contesto in cui la nostra vita sessuale si colloca e trovo che questo contesto lascia a desiderare. Non mi aspetto che tu sia d’accordo, ma mi aspetto che tu consenta che simili giudizi siano espressi, poiché senza un simile processo non ci può essere alcun cambiamento. In Taming the Shrew? Choice feminism and the fear of politics, Michaele L. Ferguson racconta che la paura di un femminismo politicizzato significa che abbiamo dato un taglio all’analisi strutturale, e respingiamo ogni forma di giudizio come fosse un attacco personale:

[il choice feminism] erroneamente suggerisce che, poiché le scelte sono individuali, non hanno conseguenze per la società tutta; le donne sono quindi libere dalla responsabilità di considerare quelle conseguenze delle loro decisioni che vanno al di là di loro stesse. […] Di conseguenza, il choice feminism è radicalmente depoliticizzante: ci scoraggia dall’emettere qualsiasi giudizio sul valore di ogni singola scelta, ci scoraggia dal rendere conto pubblicamente delle scelte che facciamo, soffoca ogni discussione critica su quali scelte debbano essere prese in cosiderazione in quanto scelte, e quali invece sono mere illusioni, abbraccia in modo acritico il consumismo, e, mettendo a rischio il futuro del femminismo, scoraggia le donne ad essere attive in ​​politica […]

Se non siamo in grado di mettere in discussione nessuna scelta, non possiamo mettere in discussione il patriarcato o una qualsiasi delle altre gerarchie con cui si interseca. Senza contesto, siamo perduti. Abbiamo bisogno di spazio per esplorare tutte le altre possibilità che potrebbero offrirsi a noi.

Questa esplorazione non ci rende bigotte, puttanofobe o puritane. Né ci rende persone che non arrivano mai a conclusioni sbagliate. Ci rende persone che continuano a mettere in discussione ciò che è, sia in termini teorici che pratici, persone che sono disposte a cadere e sporcarsi. Ciò significa che, indipendentemente dalle nostre esperienze sessuali, dalle scelte, dalla nostra storia personale, non siamo noi le “pure”.

Io non voglio essere pura, e neanche voglio avere sempre ragione. Io non voglio che ogni scelta venga considerata isolatamente, ermeticamente sigillata e lasciata li a soffocare. Non voglio che il mio diritto di combattere implichi che altre vengano sconfitte. Ci deve essere un modo migliore di questo.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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43 risposte a Sex-positive

  1. Paolo ha detto:

    non ho mai sentito una femminista sex positive dire “ci sta bene il lavoro senza retribuzione, ci stanno bene le molestie sessuali” questo se lo è inventato l’articolista o ha frainteso, quanto alla “fica” credo che la contro-appropriazione dei termini offensivi di cui parla Butler (che non è la mia pensatrice di riferimento ma a volte c’ha ragione). sia cosa un po’ più co,plessa e degna di attenzione.
    E se passa l’idea che le mie scelte non sono solo mie e che possono essere giudicate allora è inutile dire che nessuno deve permettersi di giudicare la scelta dell’aborto, ad esempio..insomma è pericoloso. io sarò individualista ma un femminismo che giudica (spesso in base a gusti personali e legittime ossessioni) più o meno libere le scelte che le donne compiono sul loro corpo e sul loro aspetto estetico sovente senza ascoltare quelle donne o giudicandole “vittime del patriarcato” se rispondono in un modo che non piace, questo femminismo qui secondo il mio debole parere rende un pessimo servizio proprio alle donne che vuole difendere.
    Nessuno vuole ignorare il “contesto” ma all’interno di ogni contesto la soggettività di una persona va rispettata anche quando fa cose che ci turbano o che noi non facciamo. o che ci sembrano sbagliate.
    Per estremizzare: una donna che fa la pornostar non toglie diritti alle donne che legittimamente non lo farebbero mai, così come una donna che si sposa non toglie diritti a chi non crede nel matrimonio, eccetera.
    Faccio notare poi che un uomo può fare praticamente quello che vuole senza che giustamente nessuno metta in dubbio la sua libertà interiore..lo stesso deve valere anche per le donne. Io non cambio idea

    • Paolo ha detto:

      un conto è dire che ognuno è responsabile delle sue scelte, il che è doveroso..un altro è dire che ogni scelta personale (anche la più piccola), cioè che riguarda me e al massimo i miei cari può essere giudicata o etichettata tout court come “non libera” o dannosa per la società intera

      • Ma le scelte degli individui possono o non possono essere oggetto dell’analisi di altri? Perché è questa la domanda. Troppo spesso, oggi come oggi, si liquida una questione giustapponendo la frase jolly, valida per tutte le occasini: “è stata una sua scelta.”
        Se è piuttosto comune, nel femminismo, argomentare contro le madri, sostenendo che la loro è una scelta dettata da una imposizione culturale (http://eleonoracirant.wordpress.com/libri-2/) perché non si possono sottoporre alla medesima analisi tutte le scelte che riguardano la vita sessuale delle persone?

      • Paolo ha detto:

        si analizzare quello che si vuole. io non sono d’accordo nè con chi giudica hi vuole essere madre come “vittima del patriarcato” nè sono d’accordo con chi considera altre scelte in modo analogo

      • Allora il patriarcato non miete vittime! Teniamocelo… Se non fa nulla di male, a che serve il femminismo?

      • Paolo ha detto:

        non è esattamente ciò che ho detto ma vabbè, io più chiaro di così non so essere

    • “non ho mai sentito una femminista sex positive dire ci sta bene il lavoro senza retribuzione, ci stanno bene le molestie sessuali”
      Io ho sentito femministe, o presunte tali, dire alle vittime di violenza di stare zitte perché avevano rotto i coglioni. Le ho sentite dire che prostituirsi è bello e divertente, volutamente ignorando tutte quelle vittime della tratta che raccontano la loro versione dei fatti, versione nella quale non si sono sentite né soddisfatte, né emancipate. Le ho sentite dire che “il porno è liberatorio”, dimentiche delle storie di quelle donne che nel porno si sono sentite costrette, umiliate e fisicamente danneggiate. Le ho sentite dire “siamo tutte puttane”, un’espressione che sovradetermina tutte quelle donne che nel sesso non vedono un mero scambio sessuo-economico, né si riconoscono in uno stereotipo patriarcale (quello della puttana, appunto), ma vivono il sesso come una relazione fra individui consenzienti che traggono entrambi il medesimo piacere dall’atto sessuale.
      Quello che penso l’ho scritto qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/03/25/la-brutta-china/
      Viviamo in un mondo che immagina la donna come creatura che risponde soltanto: no (santa) oppure si (puttana)… o viceversa, sono i trucchi magici del patriarcato.
      Io immagino un mondo in cui la donna possa anche chiedere. O fare mille altre cose che neanche riesco ad immaginare.

    • IDA ha detto:

      Al contrario, Paolo, io questo articolo lo trovo splendido. Metto in evidenza alcuni passi essenziali:
      “In realtà è una stronzata sessista, che ci rappresenta la relazione sessuale fra due individui in termini di offerta femminile e domanda maschile.”
      “il femminismo è nato per distruggere il patriarcato. […]Siamo qui per abbattere l’intero edificio, non per ridipingerne le pareti.”
      “Se non siamo in grado di mettere in discussione nessuna scelta, non possiamo mettere in discussione il patriarcato o una qualsiasi delle altre gerarchie con cui si interseca.”
      “Non mi aspetto che tu sia d’accordo, ma mi aspetto che tu consenta che simili giudizi siano espressi.”
      Se non sono d’accordo, su qualcosa, argomentando le mie ragioni giuste o sbagliate, e vieni liquidata come “moralista”, senza argomentare la sua tesi, questo si chiama “patologicizzare il dissenso”. Se la realtà viene semplificata, banalizzata, trasformata in icone, sentimenti e parole d’ordine adatte solo alla manipolazione, questa non è discussione, non è dialettica, ma PRO-PA-GA-NDA. Criticare non vuol dire emettere sentenze, ma altri emettono solo sentenze.
      Io sono contraria al matrimonio, e per essere coerente non mi sono mai sposata. Perché considero il matrimonio l’elemento fondante dell’oppressione. La famiglia nucleare è la base di tutti i sistemi autoritari. Mio giudizio! Ma giudico e critico l’istituto matrimonio, non chi si sposa, ho fatto anche da testimone, al matrimonio di una mia amica. Ma al contrario, posso dire che io vengo giudicata per la mia scelta e le mie idee contrarie al matrimonio.. Giudicata dalla chiesa, dalla politica dalle istituzioni e dalla società, perché non hai fatto quella scelta ti devi sentire una persona sbagliata..
      Ciò contro cui lottano le femministe, è l’atteggiamento dispotico del maschio eterosessuale, verso il mondo esterno che consente unicamente relazioni soggetto/oggetto. Il femminismo, non significa potere delle donne nelle strutture gerarchiche, ma nessun potere. OK!

      • Paolo ha detto:

        Io ho solo detto che un conto è non condividere la scelta di una persona un altro è dire che con quella scelta personale quella persona ha causato o fomentato un danno per l’intera società e per te stesso o che non è libera. Io ho un po’ di bronchite in questi giorni e sto prendendo dei medicinali e antibiotici prescritti dal mio medico di base che segue la medicina standard perchè io mi fido della medicina ufficiale, chi per tante ragioni, anche comprensibili, non si fida della medicina ufficiale può non condividere la mia scelta ma se dice che io con la mia scelta contribuisco a rendere peggiore il mondo poichè arricchisco la corrotta industria farmaceutica capitalistica-borghese quando invece potrei affidarmi all’omeopatia o a chissà quale altra roba “alternativa” oppure che la medicina ufficiale offre una “falsa salute” (leggi “falsa libertà”)..bè ritengo mio diritto mandarlo a quel paese e non perchè creda che le industrie farmaceutiche siano enti di beneficienza ma perchè io mi curo come voglio . E così per tutto il resto: credi nel matrimonio? Ok ma chi decide di non sposarsi non sta danneggiando te. Non credi nel matrimonio? Ok ma chi si sposa non sta fomentando il patriarcato borghese, sei vegetariano o vegano? buon per te ma se io mangio la bistecca non sono un mostro.
        comunque è fin troppo ovvio dire che tutti noi nasciamo e cresciamo in un dato contesto socio-culturale, da cui non si può prescindere qualunque cosa si faccia o non si faccia ma questo non ci rende schiavi eterodiretti, le nostre scelte alla fine sono nostre e non vuol dire assolutamente negare che esista l’oppressione

      • Allora, cerchiamo di capirci: discutere non implica necessariamente il costringere le persone una scelta piuttosto che un’altra. Discutere dei diversi punti di vista, confrontarsi quando si hanno opinioni diverse, non equivale ad offendere la persona che scegliamo come interlocutore. Senza confronto non c’è crescita, non c’è cambiamento. C’è solo stasi.
        Se scelgo di mangiare un gelato al cioccolato piuttosto che al pistacchio, quella è una scelta che riguarda solo me, ed è difficile che possa danneggiare qualcuno. Ma se scrivo “siamo tutte puttane”, usando la prima persona plurale, coinvolgo nella mia personale “opinione”, un sacco di persone, e quelle persone hanno tutto il diritto di obiettare se non concordano.

      • Paolo ha detto:

        poi si potrebbe anche dire che i femminismi sono tanti, per il femminismo liberale i posti di potere per le donne sono piuttosto importanti, e non è meno femminismo degli altri

      • E chi ha mai detto che il femminismo è uno? Ma ha chi o cosa stai obiettando, scusa? Hai letto il post? Possiamo rimanere sul testo, invece di inventare cose che non stanno scritte da nessuna parte?

      • Paolo ha detto:

        rispondevo a Ida la quale ha scritto: “Il femminismo, non significa potere delle donne nelle strutture gerarchiche, ma nessun potere”..invece c’è una parte del femminismo a cui i posti di potere nelle strutture gerarchiche interessano eccome e non ci vedo nulla di strano: femminismo e anarchia non coincidono necessariamente così come il femminismo non coincide completamente con nessuna ideologia politica ma è trasversale ad esse, dai liberaldemocratici fino agli anarchici: le principali ideologie liberali e progressiste hanno avuto e hanno correnti femministe o comunque sensibili ai diritti delle donne ciascuna ovviamente in base alla propria ideologia politica di riferimento

    • IDA ha detto:

      Poi la “libera scelta”. Scelta vuol dire avere a disposizione più opzioni altrimenti non è scelta. Libertà è un concetto ancora molto più complicato, comunque per me, libertà vuol dire, essere liberi dal volere di altri e dai bisogni. Quindi si può dedurre che la libertà, non può essere un valore assoluto, ma un’aspirazione, la devi conquistare giorno dopo giorno, è una lotta costante. Pertanto quando si parla di libera scelta, in realtà si nasconde la condizione…Spesso chi giustifica con la libera scelta, lo fa per nascondere il dominio, se non c’è lo sfruttato, non c’è lo sfruttatore, se non c’è lo schiavo, non esiste nemmeno lo schiavista. È il pensiero dominante del neo liberismo. L’operaio in Vietnam, che lavora per 10 euro al giorno, lo fa per scelta o per condizione? Il giovane in Italia che fa il precario per 800 euro il mese, lo fa per scelta o per condizione? E se lo ha scelto, perché ha scelto di fare il precario? Poteva fare altre scelte? Il disoccupato ha scelto di fare il disoccupato?
      Se uno punta la pistola alla testa al cassiere della banca, il cassiere ti da tutti i soldi che ha a disposizione. Perché questa non deve essere considerata una libera scelta del cassiere? Perché si stigmatizza il rapinatore? Che differenza c’è tra il rapinatore e lo sfruttatore? La dignità e la libertà umana, ha un valore che la proprietà privata non ha. Nessun profitto, può mai giustificare la violazione della dignità e libertà umana.. Mia opinione.

    • IDA ha detto:

      Ultima questione, e poi vado a fare qualche ora di lavoro. (che non lo faccio per “libera scelta” ma per condizione.) Orwell che era un giornalista che non ha mai rinunciato a dire le sue idee, nemmeno quando entrò alla BBC, ed era ben pagato e dopo due anni fu licenziato, lui sosteneva, che se un giornalista si prostituisce una volta, si prostituisce per sempre, se stà zitto una volta, stà zitto per sempre.. il “siamo tutte puttane” della giornalista italiana, che ha scelto di ridursi in silenzio, è lei che lo ha accettato, che ha accettato di esprimere solo le idee del padrone e non le sue. Certo che io la giudico e la critico! E non è un fatto di moralismo o di sesso. La condizione non è una libera scelta, ma ti fa accettare alcune scelte non gradite, ma anche la possibilità di rifiutare altre…Quelle che fanno sesso per la carriera politica o professionale,bene, non esprimo giudizio sul sesso, sono libere di fare pompini a chi li pare, anche a vecchi pregiudicati e rincoglioniti, se poi come è successo e sucede, vanno in parlamento o ricoprono incarichi di governo, al quel punto decidono anche sulla mia vita.. E non le posso giudicare? Sarei io quella sbagliata, perché le critica e le giudica, e non chi le ha comprate e loro che si sono fatte comprare?

      • Paolo ha detto:

        ecco quando dici “esprime le idee del padrone e non le sue” già le togli soggettività..e perchè mai Annalisa Chirico non potrebbe davvero avere quelle idee e crederci? Non le condividi? Ok,ma che prove hai per negare al tuo “avversario” la stessa “buona fede” nelle cose che dice che hai tu?

      • La buona fede non basta. Che significa avere buona fede? Se vedessi una persona che cerca di aprire una porta spingendo, quando sulla porta c’è scritto “tirare”, le faresti notare il cartello o la lasceresti lì a spingere perché l’importante è che abbia una gran voglia di entrare?

      • Paolo ha detto:

        io parlo di riconoscere agli avversari (e anche ai nemici) la stessa nostra sincerità nell’affermare le proprie idee e nel vivere la loro vita (anche se non fosse così noi non lo sappiamo)..e questo non è affatto un cedimento all’avversario ma mi rendo conto che non è facile

      • E quando esattamente qualcuno qui ha negato la sincerità di qualcuno? Quello che ti si obietta è che la buona fede o la malafede di chi propone un argomento non è un qualcosa su cui ci si possa basare per valutare quell’argomento.

      • Paolo ha detto:

        nel momento in cui si dice che Annalisa Chirico non esprime le sue idee ma “quelle del padrone” si sta praticamente dicendo che non è sincera o non pensa con la sua testa ma “il padrone” pensa al posto suo..e anche se fosse vero noi non possiamo saperlo (e comunque se un uomo si mostra d’accordo con il tal uomo di potere nessuno dice che quell’uomo è incapace di ragionare con la sua testa, si prende atto che è d’accordo con il tal uomo di potere, si può pensare che sia un “venduto” ma nessuno negherà la sua libertà come succederebbe se fosse una donna). A sto punto sarebbe molto più rispettoso dire “secondo me Annalisa Chirico scrive stronzate”..ma almeno sono le “sue” stronzate uscite dalla sua testa

      • Io non ho dcritto da nessuna parte che la Chirico non pensa con la sua testa, ho scritto che il suo ragionamento è scorretto dal punto di vista di logico, visto che fra le sue premesse e le sue conclusioni non c’è nessun legame di causa ed effetto, e che si basa sulla dicotomia santa/puttana, che è una visione della donna tipicamente patriarcale.
        La mia è una argomentazione. Invece sostenere che chi non la pensa come lei è una bacchettona bigotta alla quale non piace scopare è sia una fallacia, cioè un argumentum ad hominem, sia un’offesa personale. Ed è di questo modo di discutere che tratta questo post.

      • Paolo ha detto:

        io rispondevo a ida

      • IDA ha detto:

        Paolo, allora non ci siamo capiti.. non sono io che nego la soggettività a lei, ma è lei che se la nega.. io faccio notare solo questo..vedi Orwell.. Esempio calzante quello fatto da Riccio.. io faccio notare solo che c’è un cartello con su scritto “tirare”, non voglio negare ne la soggettività, e neppure “sovradeterminare”, se vuole continuare a spingere libera di farlo..

      • Sandra ha detto:

        Immaginiamo per un momento che la società accetti come un opzione la prestazione sessuale per far carriera, che credibilità o prestigio potrebbe mai avere una donna in campo lavorativo o nella società? Chi avrebbe fiducia nelle donne delle istituzioni o più semplicemente nella dottoressa alla quale ti rivolgi per un consulto, ti sorgerebbe sempre un dubbio circa la sua reale capacità , già si è visto come alla prima occasione viene ricordato a tutte le donne in parlamento i “veri motivi” della loro partecipazione politica e poco importa se l’accusa e vera o falsa ( i profittatori di questi favori rimangono comunque dei grandi politici !), l’importante e che ci sono stati dei casi e quelli basteranno a gettare nel ridicolo o a zittire chissà quante donne. Merito impegno e serietà questo manca ovunque e non libere scelte fatte con i piedi che poi ricadono su altri che si trovano ovviamente con un ventaglio di scelte molto più ristretto e infelice.

      • Paolo ha detto:

        Sandra, se un razzista è convinto che gli zingari sono tutti ladri, non credo che si possa dare la colpa a quei rom che in effetti hanno commesso dei furti, la si da’ al razzismo, alla ristrettezza di vedute di quella persona.
        allo stesso modo: se uno è convinto che tutte le giovani donne che raggiungono posizioni di prestigio in politica le abbiano raggiunte facendo pompini al capo, la colpa di questo non è di quelle donne (poche,secondo me) che in effetti hanno ritenuto di agire così ma delle convinzioni sessiste di quella persona.
        poi il fatto che queste donne abbiano agito male in quanto hanno occupato posti che non meritavano, è altro discorso che non deve ricadere sull’intero genere femminile così come la presenza di raccomandati e corrotti non riguarda tutti i politici e nemmeno tutti i maschi.

      • Non si discute di quello che dovrebbe o non dovrebbe essere in un mondo perfetto, si discute di quello che avviene nel mondo reale. E nel mondo reale alcune scelte vanno a rinforzare determinati stereotipi, a prescindere dalla volontà del singolo di farlo.

      • Paolo ha detto:

        ok quindi invece di prendercela con i razzisti ce la prendiamo con quei migranti che, adottando certi comportamenti o commettendo reati, “rinforzano” i razzisti nelle loro (errate) convinzioni? oppure ce la prendiamo coi gay effeminati perchè alimentano la falsa convinzione che i maschi gay siano tutti effeminati? Non mi pare giusto.. Si può criticare ciò che si vuole ma la colpa del razzismo è dei razzisti, stesso discorso per il maschilismo.
        Io continuo a sostenere che una donna che si sposa con l’abito bianco, o fa l’infermiera o la maestra d’asilo eccetera non sta alimentando nessuno stereotipo dannoso per le donne e non è responsabile del sessismo.
        Dopodichè tutto si può criticare e credo che, almeno dalla seconda metà del novecento in poi (se non da prima) non c’è stata istituzione più criticata, sminuzzata, messa in discussione da mille punti di vista del matrimonio..anche da gente convinta che il matrimonio di oggi sia uguale a quello del medioevo.

      • IDA ha detto:

        Paolo, io non ho avversari, io combatto il dominio, il patriarcato, non le donne che non la pensano come me. Al contrario di altre. Combatto il capitalismo, non gli extracomunitari, Combatto i concetti non le persone.
        Dopo, la libertà va sempre coniugata con la responsabilità..le guerre esistono perché ci sono gli eserciti, ci sono persone che partono e chi diserta e la responsabilità sulla guerra non è la stessa..
        “il femminismo è nato per distruggere il patriarcato. […]Siamo qui per abbattere l’intero edificio, non per ridipingerne le pareti.”
        Per me il femminismo è questo, lo so che c’è chi si considera femminista ma in realtà si limita ad imbellettare il patriarcato, ma a me non interessa, non mi importa nulla che la donna possa fare il soldato come gli uomini, io voglio che non ci siano soldati. E ripeto per l’ultima volta, io non giudico le persone ma i concetti!!! Poi mi sembra che tu veda la realtà in maniera troppo semplicistica, perchè tra il credere al matrimonio o non crederci, non è la stessa cosa, te lo posso garantire.. Dopo, io non ho parlato di anarchia, ma visto che ne parli te, ti posso dire che si, femminismo e anarchia coincidono. Le femministe, lottano contro il patriarcato, anche se non è chiaro a tutte ciò che significa; lottare contro il patriarcato vuol dire lottare contro ogni gerarchia, ogni leadership, ogni governo e l’idea stessa di autorità. Questo non vuol dire che le femministe sono anarchiche, ma solo che gli anarchici sono femministi per definizione..

      • Paolo ha detto:

        Ida, se il mio credere nel matrimonio si risolve nel vietarlo ai gay o nel pensare che la moglie deve obbedire al marito sennò botte, certo che è sbagliato ma per fortuna chi si sposa non è sempre su queste posizioni

  2. alex ha detto:

    intanto un’attivista anti-tratta cambogiana è stata indagata e si è scoperto che mentiva sulla reale entità del fenomeno per attirare finanziamenti.
    https://www.jacobinmag.com/2014/06/somaly-mam-nick-kristof-cult-of-personality/
    storia simile a quella di Chong Kim, figura ispiratrice del film Eden poi scoperta essere una cialtrona.
    http://bebopper76.wordpress.com/2014/06/11/chong-kim-of-the-film-eden-is-a-sex-trafficking-fraud/

  3. Qui si parla dell’aumento del traffico di bambini http://www.presstv.ir/detail/2014/06/20/367786/un-warns-britain-over-child-trafficking/?utm_content=buffer57928&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer
    Qui si parla di come le bambine vengono ingannate e convinte a prostituirsi: http://vimeo.com/46468326
    Ma chi si interessa di queste cose, lo fa solo perché è sessualmente repressa…

  4. IDA ha detto:

    Ma cosa stai dicendo Paolo?
    Ti riporto quello che ho scritto sopra: “Perché considero il matrimonio l’elemento fondante dell’oppressione. La famiglia nucleare è la base di tutti i sistemi autoritari. Ma giudico e critico l’istituto matrimonio, non chi si sposa, ho fatto anche da testimone, al matrimonio di una mia amica. Ma al contrario, posso dire che io vengo giudicata per la mia scelta e le mie idee contrarie al matrimonio.. Giudicata dalla chiesa, dalla politica dalle istituzioni e dalla società, perché non hai fatto quella scelta ti devi sentire una persona sbagliata..”
    “anche da gente convinta che il matrimonio di oggi sia uguale a quello del medioevo.” Se con questa frase ti riferivi a me, non solo ragionare con gli sciocchi vieni raramente ricompensata, ma penso che tu abbia solo dei pregiudizi o difficoltà a capire un testo.. quindi questa discussione diventa sterile e inutile. Tempo perso!

  5. IDA ha detto:

    Paolo.. per l’ultima volta; non lo dico io, “esprime le idee del padrone e non le sue.” ma lo sostiene lei.. dicendo che le sue idee son in vendita al miglior offerente.. prendo atto di quello che dice. Basta! Non aggiungo nulla di mio.. E non direi mai che sono stronzate quello che scrive ed IO NON HO AVVERSARI! Mi sorprende sempre di più, che questi signori/e che fanno continuamente riferimento ad un’ideologia basata sulla libertà, e dimostrano il massimo disprezzo per la libertà, sollevando seri dubbi, ( i dubbi sono miei) sul loro reale interesse per la libertà..

  6. IDA ha detto:

    Chiedo scusa, mi dispiace che un post così bello, con tanti spunti interessanti si sia perso in sterili discussioni anche per colpa mia.. Scusa Riccio!

  7. Viola ha detto:

    Buongiorno, è la prima volta che intervengo su questo blog.
    Preciso che non sono un'”attivista” e non faccio parte di alcun gruppo o associazione, cerco di seguire il femminismo ma sono sicuramente meno informata di voi.
    Questo articolo mi è piaciuto molto per due aspetti, accomunati dal fatto di mettere in dubbio il “sex positive”, ma vorrei soffermarmi su uno.
    Anzitutto io ritengo che l’azione di vendersi sessualmente per una posizione di lavoro sia profondamente immorale e non capisco perché questo mi renda “meno femminista”. Ovviamente capisco i casi in cui ciò avviene per enormi difficoltà (estrema povertà etc.) ma nel resto dei casi è deprecabile perché:
    1) fa ottenere un posto di lavoro/responsabilità non sulla base di competenze (che potrebbero anche esserci ma, appunto, non si può sapere)
    2) sottrae il posto a persone che lo meritavano
    3) genera il rischio di svolgere male il proprio lavoro, e dunque di dare un cattivo servizio, cosa ancor più grave quando si tratta di un servizio pubblico, che i cittadini pagano senza avere possibilità di intervenire sui malfunzionamenti
    4) contribuisce a rafforzare il malcostume per cui chi è in condizioni di potere può chiedere prestazioni sessuali di vario tipo in cambio del posto di lavoro.
    Se una persona trova conveniente vendersi per ottenere un posto pubblico, magari di responsabilità, per giunta pagato anche con le mie sudatissime tasse, potrò incavolarmi senza essere accusata di “slut shaming”?
    E se una persona mi passa davanti grazie ad atteggiamenti di disponibilità sessuale, potrò incazzarmi non solo con il potente di turno (datore di lavoro o altro) ma anche con chi accetta o propone queste scorciatoie? Cosa c’è di femminista nel vendersi? Perché ottenere un posto immeritato con raccomandazione o vendendo un voto è immorale ma non lo è se si offre sesso? Allora femminismo vuol dire “faccio quello che mi pare e nessuno mi può giudicare”? Esistono altre norme morali oltre alla libertà personale?
    Preciso che le stesse cose valgono per un MASCHIO che si prostituisce in cambio di un posto o di un ruolo, quindi vorrei capire: perché se si condannano certe persone si è meno femministe?
    Spero che qualcuno voglia chiarirmi i punti deboli dei miei ragionamenti, perché io non ci arrivo.

  8. Jennifer ha detto:

    Non so vorrei capire…..io mi sono sempre definita femminista. I posti di potere purtroppo esistono, e dubito che cesseranno di esistere.
    Ma a mio parere, volere che paritariamente agli uomini, le donne abbiano accesso a queste alte cariche mi sembra femminista.
    Anche nelle religioni esistono ruoli di spicco, e sinceramente io vorrei tanto che li ricoprissero anche le donne. Che la bibbia sia interpretata anche dalle donne, e che si arrivi alla fine a capire che certi passi di essa non possono essere applicati oggi, come il caso della sottomissione….perché siamo altro,abbiamo coscienza di noi stesse e dovremmo per questo cercare di creare una società in cui tutti si sentono comodi.
    Il valore morale, si può essere buono. Ma se si cerca nella donna “castità e purezza” io questo lo pretendo anche per gli uomini. Altrimenti non si può continuare a scendere a compromessi, assoggettamdosi al volere maschile.
    Perché molti concetti non appartengono alle donne, ma semplicemente le interiorizzano da millenni. Quanto vorrei che tutto questo smettesse di proseguire una volta per tutte!

  9. Jennifer ha detto:

    E comunque mi è piaciuto l’articolo 🙂

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