L’oggettificazione del corpo femminile

nuddie_teesIn vendita su Amazon: un piccolo corpo femminile senza braccia e senza testa. Il giocatore di golf lo piazza sulla piazzola di partenza, ci sistema sopra la pallina – che diventa la testa del piccolo corpo già mutilato – e poi con la sua mazza lo decapita, dando il via al gioco.

Un pezzo di corpo di donna che si fa oggetto, un pezzo di corpo nudo, quindi un oggetto sessuale, un oggetto che si fa metafora di un atto estremamente violento come la decollazione: uno splendido esempio di oggettificazione del corpo femminile e del nesso fra oggettificazione e violenza di genere.

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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48 risposte a L’oggettificazione del corpo femminile

  1. IDA ha detto:

    Il golf è uno sport che ha molto a che fare con il sesso; (palle, mazza e buche) ed è uno sport molto maschio.. sai che soddisfazione al tee di partenza…

    • Da notare anche il sagace gioco di parole: Nuddie (da nude, nudo http://it.urbandictionary.com/define.php?term=nuddie) e tee. Quanta creatività!

      • IDA ha detto:

        Io non potevo resistere e sono andata su Amazon; la “divertente confezione” costa poco più di 7 euro, e ho letto le recensioni, quella favorevole dice:
        “Per uomini veri: Bisogna solo trovare l’amico a cui regalarlo. Se avrà il coraggio di usarle dimostrerà a tutti che ha una mentalità molto aperta.”
        Quella critica:
        “regalo originale: Le ho acquistate come regalo, sono interamente di plastica monocromatica e alcune nella scatola non particolarmente rifinite, risultano però molto originali e sono state apprezzate.”
        Oppure Villiam dice: Poca spesa per 2 risate;
        Appunto, per uomini veri, con la mentalità molto aperta che le sapranno apprezzare, infondo tutti gli uomini hanno una donna nella loro vita, madre, moglie, amante o una collega femminista.. basta scegliere la mazza giusta al tee di partenza.. che risate si faranno… questi uomini burloni… 😦

  2. Paolo ha detto:

    mi pare una roba di pessimo gusto

  3. marco v ha detto:

    questa è paranoia

    • IDA ha detto:

      Marco, l’esempio che porti è scorretto e inesatto.. perché quella specie di guantone da forno è una creazione maschile, ha un suo corrispettivo per il pubblico maschile, di colore marrone, e un concetto rivoluzionario “rosa” per le donne. Bisogna sempre distinguersi, soprattutto in certi ambienti.. Quindi si! Il “guantone da forno” è sessista ma per motivi diversi da quelli che pensi te. Potevi avere ragione, se c’era un tee, a forma fallica con il posto per due palle, per il divertimento delle signore golfiste. Fortunatamente questo non c’è.
      Il post si intitola oggettivazione del corpo femminile, quindi secondo te non lo è? Se è paranoia, non corrisponde alla realtà. Cos’è allora? In quel tee, cosa c’è di divertente? Forse è terapeutico? Si sfogano sul campo da golf, quando tornano a casa non ammazzano la moglie? Se tutto questo è normale e divertente, perché non c’è un corrispettivo maschile? Le donne non hanno diritto a farsi due risate? Temo che tu giustifichi il sessismo con il sessismo.

  4. marco v ha detto:

    A me non ricorda nessun atto violento. Tuttavia se dovessi ragionare da paranoico direi una cosa del genere: Un pezzo di corpo di uomo che si fa oggetto, un pezzo di corpo nudo, quindi un oggetto sessuale, un oggetto che si fa metafora di un atto estremamente violento come il taglio dei testicoli: uno splendido esempio di oggettificazione del corpo maschile e del nesso fra oggettificazione e violenza di genere.

  5. Pingback: L’oggettificazione del corpo femminile | Unite in Rete - Firenze

  6. Quando parlo di contesto, parlo anche di questo: http://www.livescience.com/21806-brain-male-female-objectification.html
    Il cervello umano percepisce visivamente il corpo femminile in modo diverso da come percepisce il corpo maschile. Una ricerca pubblicata sull’ European Journal of Social Psychology nel 2012 ci mostra come il corpo femminile venga percepito come un insieme di pezzi, mentre l’uomo è percepito come un tutt’uno.

  7. migraciontotal ha detto:

    Che orrore! Anzi, finalmente me la sento di usare questa parola; che perversità!

  8. alex ha detto:

    anche gli uomini vengono oggettificati spesso e volentieri, non sempre sessualmente ma sempre di oggettificazione si tratta come ci ricorda l’eccellente Thunderfoot

  9. maura ha detto:

    ma poi non capisco: le donne vivono questo oggetto come orrore, violenza e incitamento alla violenza di genere spacciati per divertenti e si lamentano, ne vorrebbero la messa al bando. Se i marco vedono nell’oggetto da loro mostrato una cosa similare si lamentino e ne chiedano la messa al bando. Non è perché una cosa orribile che viene commessa contro le donne a volte viene commessa anche a danno degli uomini cessa di essere orribile quella commessa contro le donne!!!
    Non ho la foto ma nei negozi cinesi della mia città vengono venduti degli oggetti di gomma che servono da dare da rosicchiare ai cani: c’è un pollo e una donna, con la bocca aperta da cui esce un lamento. Se ci fosse anche un maschio, sarebbe per questo meno orribile?

  10. maura ha detto:

    Che poi, scusate ma voglio dire ancora una cosa. Siamo tutti perfettamente consapevoli che l’attuale sistema patriarcale non è solo sfruttamento dell’uomo sulla donna, dell’uomo sulla natura, ma anche dell’uomo sull’uomo. Possibile che sti maschi siano sempre così sempre SCEMI da non capire che se le separazioni comportano povertà per i partner, questo non è colpa delle donne, ma di una società priva di lavoro, di servizi sociali, di uguaglianza? Che l’oggettivazione del corpo delle donne, la pornografia, la prostituzione sono strumenti anche per lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Che picchiare la moglie, umiliare una prostituta, picchiare sulla palla testa di una bambola, strappare i figli alla mogli o non pagare gli alimenti (o dar la cacciata ai rom) non risolve il problema, anzi lo aggrava? Che avere la moglie con il chador è un potere del menga se non hai acqua potabile, lavoro, ospedali e ti bombardano col fosforo?
    Certo è più semplice venir qui a criticare le donne per lottano per avere una vita migliore, che occuparsi dei problemi veri che gli uomini maschi hanno. E che non dipendono che da loro stessi!

  11. luce ha detto:

    «La donna non è affatto un oggetto. Quello che facciamo è dovuto alla voglia di essere protagoniste. E per riuscirci usiamo i giornali. Ho avuto la copertina di Panorama e non è da tutti. Non sono loro che hanno usato me. È un uso reciproco. Sono egocentrica, chi fa spettacolo lo è, mi piace essere guardata. Se le donne sono oggetto, chiunque lo è, anche gli uomini» Melissa Satta (povera vittima inconsapevole del patriarcato)

    • E chi è che ha scritto “la donna è un oggetto”? Questo è uno straw man, una fallacia: si modifica una teoria al fine di confutarla. http://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_dell%27uomo_di_paglia
      Con oggettificazione (c’è il titolo bello chiaro in cima, eh!) si intende quel processo che trasforma l’individuo in oggetto; il corpo femminile è disumanizzato, e trasformato in merce da fruire. Questo non significa che le persone sono degli oggetti, ma esattamente il contrario. E’ proprio perché le persone non sono oggetti che sono necessari strumenti come questi per privarle della loro soggettività.

    • IDA ha detto:

      Non è una vittima, ma un’ingenua, se ha detto realmente quelle cose.. E poi queste sue grandi ricerche sociali dove le ha pubblicate? Chi è questa Melissa Setta, un’antropologa? Una sociologa? accendi un pò di luce che è meglio..

      • Blossom ha detto:

        Forse è ingenua o forse no, forse parla per convenienza. O forse non è nemmeno quella, non solo almeno, ci son cosí tanti fattori di cui tener conto, anche personali. Magari ha torto, magari ha ragione, però di certo è antipatico liquidarla con un: poverina, non capisce. Sentenza tranchant e poco femminista.

      • Blossom ha detto:

        Scusa Ida ma tu sei una sociologa? Antropologa? Il tuo parere è migliore di quello di Satta? E se sí, perché?

      • Che cosa c’è di tanto odioso in una donna che sostiene di avere ragione rispetto ad un’altra? Questo dovremmo chiederci. Perché discutiamo se non per far valere le nostre ragioni? Se non fossi convinta che ciò che dico o penso ha un qualche fondamento di verità, starei in silenzio. E questo non significa che delle solide argomentazioni non possano convincermi a rivedere le mia posizioni. Ma perché tutto fastidio nei confronti del dissenso? Non hanno forse il diritto, le donne come chiunque altro, di sostenere le loro idee?

      • IDA ha detto:

        Blossom.. forse ti sfugge il contesto.. il post oggettivazione del corpo femminile.. risposta paranoia delle solite femministe.. (Marco) Luce, andando anche fuori contesto, porta a sostegno della tesi, ( dell’esagerazione o paranoia) l’intervista della Satta..e commenta con del sarcasmo, “vittima del patriarcato”… oggettivazione del corpo femminile; non è una definizione che ho dato io o Riccio, c’è dietro tutto una letteratura, ora le scienze sociali sono tutte opinabili, ma non me le puoi liquidare con l’intervista di una che non c’entra nulla con il discorso…il contesto è totalmente sbagliato.. perché Luce, non porta una sua opinione, ma quella di un altro, dandoli una validità scientifica che non ha…. Io ho messo in discussione la validità scientifica di quell’intervista.. Con l’ opinione si avanza, una versione personale del fatto che si ritiene vero e, pur non escludendo che ci si possa ingannare. Galileo a sostegno della sua tesi, portò Copernico, non la vicina di casa o il salumiere. Quindi io non l’ho liquidata dicendo “poverina non capisce” questa è una tua arbitraria interpretazione.
        Poi tutti possono dire tutto sulle donne, farsi due risate, solo le femministe in un verso o in un altro devono stare zitte…. Ingenua si dice di “persona che non concepisce negli altri malizia o cattiveria e si dimostra quindi fiduciosa.” Pertanto io confermo il mio giudizio, se è vera quella affermazione, è un’ingenua.. ora spiegami perche non posso esprimere giudizi? La Satta in quell’intervista ha detto una marea di sciocchezze, perché non lo posso dire? Come femminista ho il dovere di individuare le contraddizioni e gli errori che sono in me e in tutte le altre donne.. Quante interviste ci sono delle Satta o delle Nappi, su cosa deve fare o non fare una donna, sul sesso o femminismo? Hanno da esprimere giudizi su tutto e su tutte… E ti rendi conto che non conoscono nemmeno il significato dei termini che usano. Ma loro passano come moderne, alternative e libere e te non puoi giudicare nemmeno le loro opinioni? Questo è odioso!

  12. paolam ha detto:

    ma quanto tempo ci perdete con queste teste di troll?

  13. IDA ha detto:

    “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.” (Bertold Brecht ).

  14. Blossom ha detto:

    @Ricciocorno: dove avrei scritto che è odioso che una donna dica d’aver ragione rispetto ad un’altra? E c’è una ragione accertata?
    A dire il vero penso si debba discutere prima del voler far valere le proprie ragioni per confrontarsi, soprattutto se si hanno idee differenti; certo che ciò che si scrive è convinzione di chi lo scrive, ma di per sé l’avere un pensiero – pure ben argomentato – non implica l’aver per forza ragione.
    Il fastidio per il dissenso non so dove l’avrai visto e non so se ti stai riferendo solo al mio commento o anche ad altri. Piuttosto pare esserci nel tuo un certo fastidio – che ti porta a prendere eccessivamente sul serio un commento leggerino ma che voleva essere anche scherzoso – c’è chi può dissentire o anche non essere interamente d’accordo e chi no? Ci sono argomenti sui quali sí e sui quali no?
    Fammi capire: per te leggo questo blog e commento e nello stesso tempo credo che le donne non abbiano diritto ad esprimere le loro idee? Eh? Scusa?

    • No, volevo dire un’altra cosa. Ora cerco di spiegarmi. Una persona esprime un’opinione. E’ possibile un vero confronto – un confronto ben argomentato – se i commenti che seguono riguardano il tema trattato. Quello che invece leggo sempre più spesso in giro è una sorta di obiezione jolly, buona per tutte le stagioni, che suona più o meno così: ma chi ti dà il diritto di esprimere un giudizio? Come fai a sapere di avere ragione? Ecco le solite prediche dall’alto, perché pensi di poter alla gente cosa fare/pensare/come vivere la sua vita?
      In realtà questa obiezione è viziata da un erorre, secondo me: si prende mai in considerazione l’ipotesi che chi esprime un’opinione lo faccia non tanto per condizionare gli altri a vivere la propria vita in un certo modo, quanto per rendere testimonianza di come vive la propria? Ognuno di noi fa delle scelte, ogni giorno. E quelle scelte sono determinate (si spera) da tutta una serie di ragionamenti, basati sul proprio bagaglio di esprienze e conoscenze: faccio questo perché… faccio quest’altro perché…
      A volte ho come l’impressione che l’esprimere un giudizio sia diventata una attività deprecabile in sé e per sé, a prescindere dal contesto. E questo è sbagliato. Che cosa significa esprimere un giudizio? Significa comunicare la propria valutazione di sé e del mondo che ci circonda. Esprimere un giudizio non è di per sé una attività oppressiva, ma è in primo luogo una attività necessaria. Se non facessi nessun tipo di valutazione, in che modo vivrei la mia vita? Su cosa baserei le mie scelte?
      Come ogni individuo ha bisogno di esprimere – almeno a se stesso – dei giudizi, ha altrettanto bisogno di alcune verità, di alcune certezze, sulla base delle quali giustificare le proprie scelte: senza certezze saremmo travolti dall’angoscia, e nessuna decisione sarebbe più possibile.
      Questo non significa che esiste la Verità con la V maiuscola, intesa come una sorta di granitica idea del mondo valida nei secoli dei secoli, da imporre a tutti con l’esercizio dell’autorità. Significa che alla fine di ogni valutazione che facciamo nel corso della nostra vita dobbiamo giungere ad una conclusione – certo, nella consapevolezza che ogni conclusione è passibile di modifiche – comunicare agli altri le nostre conclusioni non può essere classificata come attività oppressiva, a meno che non sia accompagnata esplicitamente da ingiurie, offese, o dall’intenzione di imporre al prossimo la propria verità.
      Se ci fai caso, la frase “la verità non esiste” è un paradosso logico: se decido che la frase è vera, e allora la verità non esiste, significa che tutto, anche la frase stessa, è falsa, e quindi la verità esiste. Un cortocircuito, insomma…
      La nostra mente è imperfetta, e di sicuro non coglie la complessità dell’esistenza: ma questo non può condurci a rinunciare ad elaborare delle risposte, altrimenti che cosa ce ne facciamo della nostra capacità di ragionare?
      E comunque no, non mi riferivo a questo scmabio in particolare, ma esprimevo – forse in maniera pedestre – la mia insofferenza all’argomento-jolly.

      • Blossom ha detto:

        Cerco di risponderti velocemente ma cercherò di darti una risposta esaustiva in un secondo momento, ora sono un po’ di fretta.
        Condivido a grandi linee quanto scrivi ma la mia risposta a Ida non voleva essere a sua volta tranchant e qualunquista del tipo “nessuno può giudicare”. La domanda che facevo alla fine non era semplicemente retorica ed Ida in parte mi ha risposto riconfermando il suo giudizio, ma quando si parla di donne ed oggettivazione sessuale mi è sempre parso di notare una sorta di mancanza di considerazione per le donne che per un motivo o un altro si ritrovano ad essere dall’altra parte, che siano modelle, prostitute, spogliarelliste. Possibile che siano tutte inconsapevoli? Non volevo in realtà rispondere con un argomento-jolly ma dire che invece l’incosapevolezza (o l’ingenuità o il vattelapesca) a me è parso tante volte un argomento-jolly. E se ognuno ha i suoi punti fermi e non solo le sue opinioni o pregiudizi (io ne ho tantissimi) mi pare che proprio questo non aiuti per niente un discorso generale sull’oggettivazione. E mi sento di dirlo proprio perché anni addietro condividevo le idee di Ida, ma lo facevo senza tener conto di pareri come quello di Satta. Ora son tornata un po’ a bomba rispetto alla tua risposta però vabbè… abbi pazienza.

      • Sono d’accordo con te sul fatto che l’inconsapevolezza non è una lettura che si adatta a tutte le situazioni. Io, ad esempio, spesso mi trovo più propensa a ricondurre determinate scelte al concetto di patriarchal bargain: http://geekfeminism.wikia.com/wiki/Patriarchal_bargain

  15. Blossom ha detto:

    @Ida: certo che sei libera di esprimere le tue opinioni, non te lo volevo impedire ed in ogni caso non potrei, ma il tuo giudizio mi è parso categorico come spesso mi paiono quando si trattano certi argomenti. L’ intervista tirata fuori da luca è provocatoria e tenta di spostare l’attenzione dall’oggetto di cui parla il post ma il fatto che Satta non sia né antropologa né sociologa non significa che la sua opinione non abbia alcuna validità, al contrario è interessante proprio perché lei sta su un altro “fronte” e soprattutto perché parla di sé. Per questo credo non andrebbe liquidata sbrigativamente ed in maniera categorica, fermo restando che sei liberissima di pensarla come vuoi e che avrai le tue ragioni, sviluppate nel tempo, di pensarla cosí e potresti anche averci preso. Ma certezze non direi ce ne siano.
    Chiunque ha da esprimere giudizi “su tutto e tutti” o non ci sarebbero i socialini: ci sentiamo tutti cosí importanti e non possiamo fare a meno di esprimere le nostre opinioni su qualsiasi cosa, spesso con una sicumera mal riposta.
    Ma poi nappi chi è?

    • IDA ha detto:

      Il discorso è su più livelli. 1- sull’oggettivazione dove Luce non porta una sua opinione, ma a sostegno della propria tesi l’intervista della Satta, che è fuori contesto, ma non è questo, la Satta può avere qualsiasi opinione, ma non ha validità.. Mi spiego meglio: problema sociale, “aumento dei suicidi”, io non prendo studi precedenti, o dati che sono in mio possesso o ricerca di nuovi dati.. ma porto l’intervista della cassiera del supermercato.. ecco questa intervista non ha valore, non perché voglio sminuire la cassiera, ma l’intervista non ha valore scientifico. (è in questo piano che richiamavo la sociologia o antropologia.) 2- L’intervista della Satta è un’altra cosa, è un piano diverso. Ho messo il condizionale, in più esprimo il giudizio su un pezzo estrapolato non so da dove, ma diamolo per buono: Cosa vuol dire opinione? È una convinzione su un fatto o persone, in assenza di precisi elementi di certezza assoluta per stabilirne la sicura verità. Quindi l’opinione richiede la critica o l’aggiunta di nuovi elementi. Sostenere che è ingenua vuol dire che è semplicistica e superficiale, ma non la Satta, non è un giudizio sulla persona, ma la sua convinzione. Capita, anche io ho espresso opinioni in alcuni casi in maniera ingenua e superficiale.. credo che capiti a tutti.. tra l’altro la frase presa in quel modo, non solo è ingenua, ma anche sessista.. certo oggi essere sessisti, razzisti o omofobi è un’opinione… ma per me no…
      Terzo elemento importante, io non ho nessuno dall’altra parte da combattere, o sull’altro fronte, soprattutto donne, la Satta non è la mia nemica.. Io combatto il dominio e la gerarchia.

    • IDA ha detto:

      Dimenticavo: Non si deve confondere il diritto di esprimere un’opinione con la validità di un’opinione.. ci sono opinioni basate su fantasie e pregiudizi, e opinioni basate su fatti concreti e reali, e non possono essere messe sullo stesso livello.. si può sostenere che la terra è piatta, ma non ha validità scientifica.. quindi non è importante chi sostiene l’opinione, non sono io che stabilisco quella che vale o che non vale, ma gli elementi che la supportano, se sono reali, fantasiosi o ideologici.. Un’opinione si valuta autentica fino a prova contraria… Un’opinione deve essere coerente con la realtà.

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