La richiesta di un affido alternato non risponde all’interesse del minore

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Dal decreto 07.11.2013 – CORTE D’APPELLO di BOLOGNA

L’istituto dell’affidamento condiviso voluto dal legislatore non è certo interpretabile nel senso di una paritaria divisione tra i genitori del tempo da trascorrere con il figlio.

Tale paritaria divisione non è, infatti, per nulla funzionale all’armonico sviluppo psico-fisico di un bambino il quale notoriamente richiede una consistente quota di stabilità nella vita quotidiana e nelle relazioni via via instaurate in ambito extrafamigliare.

La richiesta di un affidamento c.d. “alternato” proveniente da XX, pur funzionale forse a necessità del genitore, non risponde all’interesse del minore perché pregiudizievole al suo inserimento in ambito scolastico e sociale e, perciò, destabilizzante.

Parimenti dicasi per le richieste avanzate dal XX in via subordinata in quanto anch’esse sono sostanzialmente indirizzate a realizzare soprattutto la parità del tempo che il minore dovrebbe trascorrere con ciascun genitore, parità che, invece — come si è detto —, non risponde all’interesse del minore ed allo spirito dell’istituto dell’affidamento condiviso.

Quanto alla richiesta avanzata da WW di integrare il reclamato decreto con indicazioni specifiche che escludano divergenti interpretazioni, non è fuori luogo premettere che insita all’istituto dell’affidamento condiviso è una genitorialità responsabile, la quale implica lo sforzo da parte dei genitori di trovare un’intesa sulle modalità con le quali dare attuazione a quanto disposto dal Tribunale per i Minorenni nell’interesse del minore.

E’ del resto ovvio che, laddove non si versi nell’ipotesi della frequentazione del minore da parte del padre, il provvedimento giudiziale comporti necessariamente la frequentazione ad ampio spettro del minore con il genitore collocatario, ivi compresa la possibilità della vacanza; parimenti ovvia è la possibilità per ciascun genitore di farsi coadiuvare dai propri genitori nello svolgimento dei compiti minuti che l’attuazione del provvedimento giudiziale implica, ma sui quali esso necessariamente non si sofferma.

Il provvedimento giudiziale non può, infatti, contenere i minuti dettagli nei quali si articola la quotidianità e non può contemplare tutte le variabili che si possono in concreto presentare.

Ove la sua necessaria genericità generi una conflittualità che supera determinate soglie, dovrà semmai valutarsi se tale conflittualità costituisca una ragione per derogare al regime dell’affido condiviso, posto che un livello elevato di conflitto pregiudica l’equilibrata crescita del minore.

L’elevata conflittualità che emerge dalle relazioni redatte sul caso dai Servizi Sociali territorialmente competenti ed il difetto di autorevolezza che gli stessi rivestono agli occhi dei genitori di JJ induce, quindi, la Corte a sollecitare questi ultimi a rivolgersi ad un professionista di propria fiducia che aiuti loro a superare tale conflittualità individuando il percorso da seguire per dare pacifica attuazione all’affidamento condiviso nell’esclusivo interesse della figlia.

La relazione di aggiornamento fatta pervenire a questa Corte dai competenti Servizi Sociali dà, infatti, contezza di un’elevata conflittualità tra i genitori (estrinsecantesi soprattutto nel prelievo e riaccompagnamento di JJ funzionale alla frequentazione paterna).

Quale estremo tentativo per sanare tale conflitto questa Corte reputa, quindi, necessario chiarire: a) che l’ammontare del contributo posto a carico del padre è stato determinato anche in considerazione del fatto che quest’ultimo è tenuto ad affrontare le spese necessarie ai trasferimenti funzionali alla frequentazione padre-figlia; b) che incombe sul padre sia l’onere economico di tali trasferimenti sia lo spostamento ad essi funzionale, cosicché è il padre tenuto a prelevare ed a riaccompagnare JJ presso la stazione di Bologna; c) che è facoltà della madre come del padre farsi coadiuvare dalle rispettive figure parentali negli incombenti connessi al prelievo e al riaccompagnamento della bambina; d) che laddove non si versi nel periodo destinato alla frequentazione del minore da parte del padre, il minore è collocato presso la madre con possibilità anche di periodi di vacanza.

Per approfondire:

Il ping pong abitativo

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4 risposte a La richiesta di un affido alternato non risponde all’interesse del minore

  1. Lilli ha detto:

    Alla faccia di quelli che “Un minore ha assolutamente bisogno di passare metà tempo con mamma e metà con papà sennò non è felice” 🙂

    • Capitan Daddy ha detto:

      che brutta battuta che hai fatto lilli, voi volete solo annullare i padri.
      rispetto alla sentenza pubblicata l’unica cosa che può aver pesato su quanto deciso deve essere stata la distanza tra casa della madre e casa del padre che giustamente potrebbe creare delle complicazioni nella frequentazione della scuola da parte della figlia. tuttavia ci sono tante e tante situazioni in cui i due ex vivono nello stesso quartiere e l’alternato è assolutamente gestibile. e spesso è voluto dai figli stessi.

      • La battuta non è riferita ai padri, ma a quei progetti di legge che pretendono di imporre a tutte le famiglie la residenza alternata, a prescindere dalla distanza fra le abitazioni, a prescindere dall’etrà del minore, a prescindere da ogni valutazione del tenore dei rapporti fra i genitori.
        I padri, in tutta questa storia, c’entrano poco o niente.
        In Francia, dove è in corso il medesimo dibattito (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/02/07/la-verita-sulla-francia-il-dibattito-in-corso-intorno-alla-bigenitorialita/) è stato osservato che l’80% dei genitori separati decidono di comune accordo dove dovranno risiedere abitualmente i figli, il 10% non esprime preferenze e l’altro 10% è in disaccordo. Quando i genitori sono d’accordo, nel 71% dei casi chiedono che i figli risiedano con la madre, nel 10% con il padre e nel 19% con entrambi i genitori alternativamente. Le richieste dei padri sono esaudite dai giudici nel 93% dei casi.
        Ci sono tante e tante situazioni, come ho ripetuto in questo blog fino alla nausea, ed ogni situazione va valutata per quello che è: unica nel suo genere. Quello che invece propogongono alcune sparute associazioni è una soluzione standard da spalmare a tutte le situazioni, sempre identica a se stessa. E questo non potrà mai essere nell’interesse di nessun minore.
        (ma questo un lettore in buona fede lo avrebbe compreso solo scorrendo alcuni dei titoli sotto il post, come ad esempio “Le incoerenze della residenza alternata imposta INDISCRIMINATAMENTE”; indiscriminatamente, ovvero senza fare le doverose distinzioni)

  2. enola78 ha detto:

    La bimba JJ tra l’altro all’atto di questo decreto aveva al massimo 3 anni (nel documento linkato si legge solo che è nata nel 2010). Una situazione in cui una bimba di 3 anni deve stare 15 giorni dal genitore XX e 15 giorni dal genitore WW, su e giù da una casa all’altra, dovendo pure prendere un treno per questi spostamenti, non è accettabile. Io capisco perfettamente il dolore di un genitore che vuole davvero bene ad un figlio e non può passare con lui tutto il tempo che vorrebbe; mio figlio di 2 anni e mezzo mi manca se non lo vedo già solo per un giorno, figurarsi di più. Però non è colpa di un figlio se i suoi genitori non possono/vogliono/riescono a stare più insieme. E se tra questi tre soggetti c’è qualcuno che in qualche modo deve rimetterci e stare male, non può essere lui, che non ha alcuna responsabilità e ha solo diritto ad essere sereno il più possibile. Siamo tutti bravi a far nascere figli, ma fare i genitori può comportare il dover compiere scelte difficili per noi ma giuste per loro.

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