La mia vita privata

 

luce_irigaray

Lei però non ha mai voluto parlare di sé… Non crede che una qualche conoscenza della sua vita privata la renderebbe più “umana”, senza sminuirne il ruolo intellettuale?

“So che è di moda raccontarsi, cosa che si può spiegare nel solco di una tradizione che ha mirato a un’esistenza ideale piuttosto che alla nostra vita quotidiana. Non ritengo però che la mia vicenda personale possa realmente interessare gli altri. Cerco piuttosto di partire dalle mie esperienze e di tradurle a un livello condivisibile. Inoltre nella mia vita sono coinvolte altre persone e non mi sembra opportuno svelare qualcosa di loro. Altro punto importante: i sentimenti hanno bisogno di riservatezza, di segretezza, l’intimità esclude la dimensione pubblica. Potrei anche aggiungere che troppo spesso le donne sono state ridotte alla dimensione affettiva o erotica: un motivo in più per mantenere nascosta la mia vita privata”.

da Repubblica, 28/08/2012, un’intervista di Luciana Sica a Luce Irigaray

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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8 risposte a La mia vita privata

  1. IDA ha detto:

    È la cosa più difficile il non parlare di se stesse.. beata lei che ci riesce.. è una promessa che mi faccio tutte le volte che non l’ho mantenuta. So bene che le mie vicende personali non interessano agli altri, ma interessano a me, e questo mi basta. 🙂 Devo confessare che io devo molto a Irigaray, soprattutto nelle prime opere, tipo “Speculum”. O nell’individuare la radice patriarcale nel pensiero della Beauvoir. Solo l’ultimo periodo quel poco che conosco, lo condivido poco.. anche perché non penso che la donna sia migliore dell’uomo, anzi penso che la femminilità e la donna sia ancora tutta da scoprire…

  2. Mario ha detto:

    Se è un riferimento a te, ricciocorno, viste alcune provocazioni che ti sono state lanciate a riguardo, vorrei dire la mia.
    Ti seguo da un po’ di tempo ormai e trovo che un nome e cognome non aggiungerebbero nulla a ciò che scrivi e fai in rete sotto questo nome. Informi con cura e giusta punteggiatura, mostri un carattere online dal sapore definito, ti assumi responsabilità.
    Mi sembra ci si possa fare un’idea della persona e delle sue idee da come scrive ed agisce, è abbastanza evidente così, senza doverne conoscere il nome e cognome all’anagrafe, la sua situazione sentimentale, familiare e lavorativa. Se uno pseudonimo le permette maggiore spazio di manovra e meno attacchi personali, mezzi troppo usati e che trovo noiosi da leggere, non ho alcun problema a riguardo.
    In certi casi il nome serve più a chi non segue né conosce e vuole un veloce bersaglio.

      • Il rasoio di Occam ha detto:

        Senza contare che il nome e la storia personale si possono usare come alibi per respingere le critiche senza entrare nel merito. “Ma ti pare che io con la mia storia posso aver detto o fatto una cosa sessista/razzista?”. “Non posso odiare le donne, sono sposato!”. O il sempreverde “Lei non sa chi sono io!!!!” .

        E torniamo al solito discorso del gap di genere: l’esposizione per gran parte degli uomini funziona positivamente per far carriera, guadagnare prestigio e far valere la propria autorità. Anche quando è fortemente polemica con lo status quo. Per le donne non funziona proprio allo stesso modo…

        E che dire di altri gruppi marginalizzati: vittime di mobbing e stalking, persone LGBT che non hanno fatto coming out, gente con disabilità fisiche o mentali che non può fare attivismo “in presenza”, precari che rischiano di perdere il posto se esprimono pubblicamente certe idee. Sono proprio le persone che dovremmo ascoltare di più. Che facciamo, escludiamo le loro voci perché scrivono sotto pseudonimo o non sono in condizioni di sciorinare le loro credenziali?

        ll discorso anti-anonimato e anti-internet è troppo manicheo, rischiamo di dare spazio solo alle voci già tutelate e creare nuove diseguaglianze.

  3. paolam ha detto:

    “Cerco piuttosto di partire dalle mie esperienze e di tradurle a un livello condivisibile”. Concordo, e condivido, prima di tutto perché anch’io sarei così: tendente ad astrarre. E però, se è vero che “troppo spesso le donne sono state ridotte alla dimensione affettiva o erotica: un motivo in più per mantenere nascosta la mia vita privata”, allora no, allora mia aspetto il contrario: mi aspetto che, d’ora in poi, siano gli uomini a guardare e ad esporre la loro dimensione affettiva o erotica. Se invece l’argomentazione principale è: “nella mia vita sono coinvolte altre persone e non mi sembra opportuno svelare qualcosa di loro”, questa considerazione chiude il discorso con tutt’altro peso e su tutt’altro registro.

    • Il problema della “riduzione alla dimensione affettiva o erotica” io lo sento molto. Ogni volta che scrivo un post nel quale riporto i risultati di qualche ricerca scientifica, ad esempio, oppure commento qualche articolo di giornale, mi trovo dei commenti che replicano “lo scrivi perché odi gli uomini”, ad esempio. I commenti parlano del mio livore, del mio rancore, dei miei pregiudizi, ovvero dei miei sentimenti e dei tratti del mio carattere (che pretendono di inferire dai miei contenuti), ignorando completamente i contenuti. Come se la cosa più importante da fare di fronte alla teoria della relatività fosse immaginare che genere di uomo era Albert Einstein…

      • winola ha detto:

        Sono d’accordo. La tendenza a portare tutto sul piano personale, soprattutto in rete, è molto presente, perfino su argomenti molto più leggeri di quelli che tratti su questo blog, addirittura quando si parla di hobby.
        Soprattutto quando a scrivere è una donna e soprattutto quando critica qualcosa, la soddisfazione sessuale è il primo argomento che viene tirato in ballo (“come sei acida, non scopi abbastanza?” Quante volte mi è stato risposto così!), seguita da commenti sulla vita privata/affettiva, come se una donna non potesse avere un’opinione generale slegata dalla sua personale esperienza di vita.
        Chissà perché quando è un uomo ad esprimerla non gli chiedono mai se ha fatto abbastanza sesso… Beh, a meno che non lo scambino per una donna, ovviamente (già capitato a un paio di amici).

  4. Mira Furlani ha detto:

    winola ha detto: “… come se una donna non potesse avere un’opinione generale slegata dalla sua personale esperienza di vita”. Purtroppo la storia “oggettiva” è stata un’invenzione patriarcale che ha escluso la “soggettività femminile”, è stata un’invenzione “neutra” ancora dominante nel linguaggio corrente come in molti testi, non tutti per fortuna, le cose stanno cambiando. “Un’opinione generale” che tenga conto della soggettività femminile è possibile, è la politica portata avanti da tutte quelle donne che hanno il senso della differenza sessuale (in primis la rimpianta Carla Lonzi, poi Luce Irigaray e tante altre…), ma è difficile, specialmente oggi in cui va di moda la parità come omologazione di Stato al maschile. Da poco tempo ho cominciato a leggere il “ricciocorno schiattoso”, dal suo argomentare non ho avuto dubbi che si tratti di una donna, per chi sa udire si sente sempre dalle sue parole l’emergere di una soggettività differente dalla pretesa “oggettività maschile” che ingloba vigliaccamente il femminile, nascondendone il valore e così evitare il conflitto reale. Questo è ciò che mi induce a continuare a leggere il blog del ricciocorno.

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